Senegal

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Senegal
Senegal – Bandiera Senegal - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Un Peuple, Un But, Une Foi
(Traduzione: Un Popolo, uno Scopo, un Credo)
Senegal - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica del Senegal
Nome ufficiale République du Sénégal
Lingue ufficiali francese[1]
Capitale Dakar  (1 030 594 ab. / 2005)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale
Capo di Stato Macky Sall
Capo di Governo Aminata Touré
Indipendenza Dalla Francia, 4 aprile 1960
Ingresso nell'ONU 28 settembre 1960
Superficie
Totale 196 722 km² (85º)
 % delle acque 2,1 %
Popolazione
Totale 12 433 728 ab. (2012) (72º)
Densità 66 ab./km²
Tasso di crescita 2,532% (2012)[2]
Geografia
Continente Africa
Confini Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania
Fuso orario UTC
Economia
Valuta Franco CFA
PIL (nominale) 14 082[3] milioni di $ (2012) (120º)
PIL pro capite (nominale) 1 074 $ (2012) (153º)
PIL (PPA) 26 288 milioni di $ (2012) (114º)
PIL pro capite (PPA) 2 005 $ (2012) (154º)
ISU (2011) 0,459 (basso) (155º)
Fecondità 4,7 (2011)[4]
Varie
Codici ISO 3166 SN, SEN, 686
TLD .sn
Prefisso tel. +221
Sigla autom. SN
Inno nazionale Pincez Tous vos Koras, Frappez les Balafons
Festa nazionale 4 aprile
Senegal - Mappa
Sistema TV = SÉCAM K
 

Coordinate: 14°22′N 14°17′W / 14.366667°N 14.283333°W14.366667; -14.283333

Il Senegal (seneˈɡal/), ufficialmente Repubblica del Senegal (in francese République du Sénégal, ʁepyblik dy seneɡal, in wolof: Réewum Senegaal) è uno Stato dell'Africa occidentale, con capitale Dakar.

Il suo territorio si estende per circa 200 000 k nell'estrema parte occidentale dell'Africa sudanese, sulla sinistra idrografica del fiume omonimo e sui bacini idrografici di alcuni fiumi minori; ad ovest si affaccia sull'oceano Atlantico. Il territorio senegalese si estende nel cosiddetto Sahel, la zona di transizione fra le regioni aride sahariane e quelle umide dell'Africa guineana. Il clima è tropicale, con una lunga stagione secca invernale e una stagione umida estiva la cui lunghezza aumenta procedendo da nord (circa 3 mesi) verso sud (6-7 mesi); il manto vegetale prevalente nel paese è quindi quello della savana, in alcune aree alterata a causa della fitta presenza umana. Circonda quasi interamente lo Stato anglofono del Gambia, che si estende lungo l'omonimo fiume.

Secondo una stima del 2011 la popolazione del Senegal ammonta a 12,6 milioni di abitanti,[5] e la densità di popolazione è intorno a 64 abitanti/km². La popolazione si addensa dove sono migliori le condizioni ambientali, vale a dire lungo la fascia costiera e nell'immediato entroterra; l'interno, in buona parte arido o semi-arido, vede un popolamento più rado, addensamenti sono solo lungo il corso dei fiumi, dove maggiori sono le disponibilità idriche. La maggiore città del paese è la capitale Dakar, che conta circa 2,6 milioni di abitanti[6] e concentra una buona parte della popolazione urbana del paese, dal momento che gli altri centri urbani di rilievo nazionale hanno dimensioni demografiche molto minori (100 000-200 000 abitanti). La popolazione senegalese è costituita da diversi gruppi etnici, predominante è quello dei wolof, che costituisce circa il 43% della popolazione[5]. La lingua costituisce una sorta di lingua franca nazionale insieme al francese.

Il popolamento del territorio senegalese è antico, con tracce risalenti al Paleolitico;[7] in epoche successive, il Senegal vide l'incontro di popolazioni nere provenienti da sud-est o da est con popolazioni bianche provenienti dalle regioni nordafricane. Islamizzato a partire dall'XI secolo, il territorio senegalese venne interessato dal prolungato dominio coloniale europeo (francese, olandese inglese e portoghese), iniziato nel XV secolo e accentuatosi nel XIX quando cominciò ad interessare anche le zone interne del Paese. La Repubblica del Senegal si rese indipendente dalla Francia nel 1960, dapprima in unione con il Mali, successivamente come Stato indipendente.

Dal punto di vista economico, il Senegal appare come una delle nazioni africane meno fragili, con un discreto livello di sviluppo del settore industriale (industria manifatturiera ed estrattiva) e dei servizi (nel Senegal hanno la sede numerose istituzioni finanziarie africane). L'agricoltura, che occupa la maggior parte della popolazione attiva, è abbastanza diversificata ed efficiente anche se si osserva ancora un'eccessiva dipendenza dalla coltura dell'arachide, retaggio del passato coloniale.

Dal punto di vista dell'ordinamento dello Stato, il Senegal è una repubblica semipresidenziale; il capo dello Stato è Macky Sall, eletto nel 2012.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronologia del Senegal.

Origine e antichità[modifica | modifica sorgente]

Tracce di attività neolitica sono presenti su quasi tutto il suo territorio, ci sono molti ritrovamenti che lo dimostrano.

L'epoca protostorica segna la comparsa dei metalli nella vallata del Senegal, con depositi contenenti antichi forni da fusione con i loro camini, e tombe a tumulo.

Nel centro del paese e nel Gambia, in una zona di 15 000 km si trova un insieme di circoli megalitici, simili agli allineamenti che si trovano nel nordest della Repubblica Centrafricana. La formazione dei primi regni conosciuti si registra a partire dal VII secolo, in particolare il Jolof, che avrebbe avuto lontane parentele con l'Impero del Ghana, suo vicino orientale.

La colonizzazione e l'indipendenza[modifica | modifica sorgente]

L'Islam, religione oggi dominante nel Senegal, praticata da più del 90% della popolazione, arrivò nell'XI secolo, ma si impose solo tra i peul (fulani) a est e i toucouleur (tukrè) a nord, lungo il fiume Senegal. Il resto del Senegal rimase animista sino al 1800.

Il primo insediamento stabile di europei, in specie portoghesi, fu sull'isola di Gorée di fronte a Dakar, nel 1500: qui i portoghesi potevano comprare dal popolo dei Wolof, l'etnia attualmente dominante in Senegal, gli schiavi che gli stessi Wolof avevano rapito o comprato più all'interno. Gorée divenne quindi olandese, continuando pacificamente i suoi commerci coi Wolof, sinché non fu acquistata dai francesi. Nel 1659 divenne francese e questi fondarono la città di Saint-Louis che diventò la prima capitale del Senegal e successivamente capitale dell'Africa Occidentale Francese (AOF). Nel 1677 i francesi occuparono anche l'isola di Gorée e fecero del Senegal uno dei principali centri africani della tratta degli schiavi. I francesi trovarono estremamente affidabili i Wolof, tanto da assegnare loro compiti rilevanti all'interno della gestione delle colonie africane, nella pubblica amministrazione.

Nel 1904 la capitale dell'Africa Occidentale Francese, eretta colonia autonoma, divenne Dakar. Nel 1914 gli africani residenti nelle città di Dakar, Gorée, Rufisque e Saint-Louis ricevettero la cittadinanza francese ed elessero i loro deputati alla camera francese. Nel 1946 il Senegal entrò a far parte del territorio francese e la cittadinanza fu estesa a tutti i senegalesi. Nel 1958 il Senegal ottiene lo statuto di repubblica autonoma e nel 1960, dopo aver ottenuto l'indipendenza piena, il Senegal ed il Sudan francese (attuale Mali) si fusero a formare la Federazione del Mali che divenne completamente indipendente il 4 aprile 1960. La federazione tuttavia non resse alla decolonizzazione e, già il 20 agosto 1960, Senegal e Sudan francese dichiararono la propria indipendenza.

Léopold Sédar Senghor venne eletto primo presidente del Senegal, nel settembre 1960, restando al potere per i successivi 20 anni. Nel 1981 Senghor si ritirò dalla vita politica del paese e la presidenza passò al suo successore Abdou Diouf. Un nuovo tentativo di federazione, stavolta con il Gambia (da cui il nome Senegambia), ebbe luogo nel 1982 senza entrare mai veramente in vigore; la federazione stessa si dissolse nel 1989. Negli anni novanta Diouf si impegnò per riportare il paese ad una vita democratica: nelle elezioni presidenziali del 2000 il leader dell'opposizione Abdoulaye Wade riuscì a sconfiggere Diouf; nel 2007 Wade fu riconfermato alla presidenza dal popolo senegalese.

Il 29 giugno 2011 Abdoulaye Wade tentò di far approvare all'Assemblea Nazionale un pacchetto di riforme che andava a modificare due articoli della costituzione, proponendo la possibilità di poter essere eletti alla carica di presidente al primo turno con una soglia del 25% dei voti anziché del 50% e di eleggere a suffragio universale allo stesso tempo il presidente e il vicepresidente. La proposta fece scoppiare forti proteste a Dakar tra la popolazione, la società civile (da quel giorno riunitasi nella piattaforma Movimento 23 giugno – M23) e il movimento di contestazione di rapper Y'en a Marre. Wade fu dunque costretto a ritirare il provvedimento. Ormai 86enne, si candidò poi dopo qualche mese alle elezioni presidenziali previste per il febbraio 2012, generando di nuovo scontesto e proteste. Oggetto principale delle contestazioni era la discussa legittimità della sua ricandidatura: secondo l'opposizione, la maggior parte della società civile, della stampa e dei giuristi, sarebbe stata infatti la terza consecutiva e dunque anticostituzionale. Per Wade e per chi sosteneva la teoria dell'ammissibilità, invece, la sua candidatura era ufficialmente la seconda consecutiva e dunque legittima coerentemente al dibattuto principio della non retroattività, secondo cui non andava applicata la legge del 2001 che modificò la costituzione riducendo la durata del mandato presidenziale a 5 anni. Così ragionando, non bisognava dunque calcolare il primo mandato del 2000. Il caso passò sotto l'esame del Consiglio Costituzionale, che il 27 gennaio approvò la candidatura di Wade rifiutandone altre, tra cui quella del cantante Youssou N’Dour. La notizia gettò il Paese nel caos e le proteste ripresero, a Dakar come in tutto il Paese, causando morti e feriti. La tensione scese tuttavia qualche giorno prima del voto che si svolse nella calma e regolarità il 26 febbraio e che decise il ballottaggio tra Abdoulaye Wade (34% dei suffragi) e Macky Sall (26%). Al secondo turno, tenutosi il 25 marzo, grazie anche all'appoggio degli altri dodici candidati, di Youssou N'Dour e della società civile, Macky Sall sconfisse il presidente uscente e divenne il quarto presidente del Senegal.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia del Senegal.
Il fiume Senegal segna il confine settentrionale della nazione

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è in gran parte pianeggiante, in piccola parte presenta rilievi montuosi di origine vulcanica che formano le isole di Capo Verde. I fiumi più importanti sono il Senegal, che segna il confine settentrionale, il Gambia e il Casamance; gli altri hanno carattere torrentizio. A nord le coste sono basse, a sud sono costellate di lagune.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è caldo e tropicale, con una stagione secca e una umida; la zona nord-orientale confina con il Sahel e rischia di seguire il suo destino di siccità: il Senegal è, infatti, uno degli stati più minacciati dalla desertificazione.

Flora[modifica | modifica sorgente]

In tutta la parte centrale e settentrionale del Senegal, caratterizzata da scarse precipitazioni, la flora è povera e stentata. Nel Nord prevalgono le aree desertiche e le steppe proprie del sahel, mentre più a sud si estende la savana; nella sezione meridionale invece compare la foresta tropicale sempreverde. Si hanno cioè nel territorio tutti gli ambienti vegetali che nell'Africa settentrionale segnano il trapasso dal deserto alla foresta.

L'albero nazionale è il baobab, diffuso a sud e nelle savane intorno a Thiès e del Sine Saloum e nella stessa zona di Capo Verde. Tra le altre piante del Senegal sono da ricordare l'Acacia, il gonakié, che fornisce una resina preziosa, il bambù, le palme di varie specie e grandezze ed esemplari propri della flora locale come il bentamaré e il neb-neb. Come in tutta l'Africa anche nel Senegal il paesaggio vegetale appare degradato per effetto degli incendi provocati dagli indigeni secondo le regole dell'agricoltura tradizionale; nelle zone meridionali infine larghe aree sono state diboscate per far posto alle coltivazioni dell'arachide, turbando l'equilibrio naturale della regione.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

La fauna senegalese è impoverita rispetto alle altre regioni africane. Nelle zone interne tuttavia si trovano ancora leoni, leopardi, antilopi e così pure iene e sciacalli; del tutto scomparsi gli elefanti un tempo numerosi; il bufalo selvatico vive ancora nel Casamance ma è anch'esso in fase di estinzione. In questa regione vivono anche numerose varietà di scimmie che trovano nella foresta l'habitat adatto. Nei fiumi maggiori abbondano i coccodrilli, che possono raggiungere anche i quattro metri di lunghezza. Tipici animali del Senegal sono una tartaruga carnivora e un «pesce saltatore» che vive nelle acque dei fiumi.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Il Senegal ha una popolazione di 13 711 597 abitanti (luglio 2009) e una densità di 69,7 abitanti per km².

Presenta un tasso d'incremento pari al 2,7% (2009) per via d'un tasso di natalità elevato (36,8‰ nel 2009) e d'un tasso di mortalità relativamente contenuto (9,8‰ nel 2009). La mortalità infantile, pari al 58,9‰ nel 2009, è piuttosto diffusa, ma inferiore a quella di molti altri stati africani.

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo etnico dominante è quello dei Wolof (43% della popolazione), insediati soprattutto al centro del paese, a Nord-Est di Dakar e sulla costa. Altre due etnie dominanti sono i Sérèr (15%) e i Fula (23%). Questi popoli e varie minoranze non sono in guerra tra loro, anche grazie al rapporto di cousinage (cioè “cugini per scherzo”) che esiste tra loro, che consente di tenere conversazioni confidenziali e scherzose anche fra estranei.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Secondo le statistiche ufficiali, la popolazione senegalese è composta da musulmani sunniti per il 92%, da cristiani per il 6% e da animisti per il restante 2%. Sono presenti anche 1155 testimoni di Geova.[8] Molti senegalesi si dichiarano musulmani o cristiani ma sono in realtà legati anche a forme di religione tradizionale. Un profondo processo di sincretismo ha reso possibile la coesistenza delle religioni tradizionali con quelle rivelate.

La moschea di Touba, citta santa del Senegal centrale

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Come sancito dalla nuova Costituzione (1971)[1]

« La langue officielle de la République du Sénégal est le Français. Les langues nationales sont le Diola, le Malinké, le Pular, le Sérère, le Soninké, le Wolof et toute autre langue nationale qui sera codifiée »

la lingua ufficiale del Senegal è il francese, a cui si affiancano 6 lingue nazionali:

Il wolof è collegato alla lingua fula (Pulaar), che è anch'essa parlata da una gran parte della popolazione.

Oltre alle lingue succitate sono presenti diversi dialetti.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Il Senegal è una repubblica.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni del Senegal

Il Senegal è composto, sul piano amministrativo, da 12 regioni che prendono nome dai rispettivi capoluoghi, che figurano inoltre tra le maggiori città dello Stato: Dakar, Diourbel, Fatick, Kaolack, Kolda, Louga, Matam, Saint Louis, Tambacounda, Thiès, Ziguinchor. La capitale Dakar, una città di 550 km quadrati che costituisce una penisola e si protende sull'Oceano Atlantico, è situata, inoltre, nel punto più occidentale del paese e di tutto il continente africano. Un Governatore e un'Assemblea regionale guidano ogni regione; ciascuna è suddivisa in dipartimenti divisi ulteriormente in comunità rurali, come indicato di seguito:

Regioni Capoluogo
Regione di Dakar Dakar
Regione di Diourbel Diourbel
Regione di Fatick Fatick
Regione di Kaffrine Kaffrine
Regione di Kaolack Kaolack
Regione di Kédougou Kedougou
Regione di Kolda Kolda
Regione di Louga Louga
Regione di Matam Matam
Regione di Saint-Louis Saint-Louis
Regione di Sédhiou Sédhiou
Regione di Tambacounda Tambacounda
Regione di Thiès Thiès
Regione di Ziguinchor Ziguinchor

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Le città principali del Senegal sono Dakar (capitale), Kolda, Touba, Kaolack, Tambacounda, Matam, Thies, Nayè, Kèdougou, Saint-Louis.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Il Senegal è ordinato come Repubblica democratica semipresidenziale, laica e sociale, multipartitica. La sua costituzione tutela l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione d'origine, di razza, di sesso, di religione. La sovranità nazionale appartiene al popolo senegalese che la esercita attraverso i suoi rappresentanti o per via referendaria. La Costituzione senegalese dichiara l'adesione alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino del 1789, alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, alla Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne del 1979, alla Convenzione relativa ai diritti dei bambini del 1989 e alla Carta Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli del 1981. La nuova costituzione è stata approvata mediante referendum popolare il 7 gennaio 2001 e sostituisce la precedente del 1963.

Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente della Repubblica; egli viene eletto a suffragio diretto per un mandato di cinque anni. Il mandato è rinnovabile una sola volta. Il Presidente nomina il Primo Ministro e approva il Consiglio dei ministri.

Il potere legislativo è esercitato da un'Assemblea Nazionale unicamerale che comprende 120 membri eletti dal popolo ogni cinque anni. L'elezione avviene per il 50% tramite collegi elettorali uninominali e, per il restante 50%, mediante sistema di rappresentanza proporzionale.

Il Governo coordina la politica dello Stato sotto la guida del Primo Ministro che è responsabile nei confronti del Presidente della Repubblica e dell'Assemblea nazionale secondo quanto espresso nella Costituzione.

Il potere giudiziario è indipendente dal potere legislativo e dal potere esecutivo.

Elenco cronologico dei presidenti del Senegal (Repubblica semipresidenziale):

# Presidente Dal Al Note
Léopold Sédar Senghor 6 settembre 1960 31 dicembre 1980
Abdou Diouf 1º gennaio 1981 1º aprile 2000
Abdoulaye Wade 1º aprile 2000 1º aprile 2012
Macky Sall 1º aprile 2012

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il Senegal è un paese in via di sviluppo, ma data anche la maggior stabilità politica e sociale, la sua economia è più sviluppata rispetto a quella dei paesi vicini. Numerosi sono gli investimenti di capitali stranieri, soprattutto francesi. In passato, fino a una ventina d'anni fa, la coltura principale era quella delle arachidi; adesso si sono sviluppate altre coltivazioni alimentari e la pesca, che hanno dato impulso allo sviluppo recente dell'industria: oleifici, impianti per la lavorazione del pesce, dello zucchero e della birra. Particolarmente importanti sono le piantagioni di cotone e di canna da zucchero. L'agricoltura di sussistenza fornisce miglio, mais e manioca ma non è sufficiente a sfamare una popolazione in rapida crescita. Consistente è l'allevamento di bovini, caprini e ovini. Il sottosuolo fornisce fosfati minerali di titanio e recentemente sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi. Le industrie principali sono quelle alimentari e tessili; in crescita l'industria chimica, meccanica e delle calzature. Discrete sono le reti stradale e ferroviaria. In progressivo sviluppo è anche il turismo, soprattutto balneare. Dal 2000 un cavo a fibra ottica collega il Senegal con il Sudamerica e l'Europa.

Barche dei pescatori a Saint Louis

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte senegalese.

Con l'indipendenza, il primo presidente del Senegal Léopold Sédar Senghor ha avuto un ruolo centrale nel definire la politica culturale senegalese, caratterizzata tra il 1960 e il 1980 dalla creazione di molte istituzioni culturali, da una forte ingerenza politica e dal sostegno diretto del presidente alla Scuola di Dakar (École de Dakar)[9]. Il pensiero del presidente Senghor - strettamente connesso alla Négritude e al panafricanismo - è anche il punto di partenza del primo Festival Mondial des Arts Nègres organizzato a Dakar nel 1966; il festival è una manifestazione di arte, musica, danza e teatro e coinvolge nazioni dell'Africa subsahariana. Negli anni settanta la creazione senegalese viene presentata a livello internazionale all'interno di mostre itineranti. Con la presidenza di Abdou Diouf la cultura - che con Léopold Sédar Senghor era menzionata continuamente nei discorsi politici - perde centralità anche se, alla fine degli anni ottanta, è proprio il presidente Abdou Diouf[10] a sostenere l'iniziativa di artisti, scrittori e intellettuali senegalesi e la nascita della Biennale di Dakar, che è oggi la più importante biennale internazionale di arte contemporanea africana che accoglie artisti, critici d'arte, curatori e galleristi provenienti da quasi tutte le nazioni dell'Africa e dal mondo. La produzione artistica senegalese è una produzione ampiamente studiata sia a livello locale che internazionale, caratterizzata da protagonisti e da un sistema fortemente influenzato dalla politica culturale governativa; ricoprono un ruolo molto importante, sia storico che contemporaneo, i centri e le residenze d'arte (Village des Arts, Kër Thiossane), le istituzioni indipendenti (Associazione GAW) e i collettivi di artisti (Laboratorio Agit Art, Huit Facettes Interaction).

Tra i protagonisti della scena musicale senegalese è fondamentale ricordare Youssou N'Dour, Akon, Baaba Maal.

Sport[modifica | modifica sorgente]

LO sport più praticato dopo la lotta senegalese è il calcio. La nazionale di calcio senegalese ottenne il suo miglior risultato nel Campionato mondiale arrivando nei quarti di finale nei mondiali del 2002. Alcuni calciatori noti sono: Demba Ba, Papiss Demba Cissè, Moussa Sow.

Lotta senegalese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lotta senegalese.

La lotta con i pugni è una disciplina sportiva tipicamente senegalese, praticata soprattutto dai giovani dei villaggi, sia nelle regioni del sud (la Casamance), che del centro (la Petite Côte) e del nord (il Walo); anche la città di Dakar rappresenta un buon serbatoio di lottatori. Appartengono per lo più all'etnia lebou, che fu la prima a installarsi nella capitale.

La lotta senegalese è una lotta tradizionale africana tra le più antiche e strutturate. È un misto tra rito, spettacolo e competizione. Nel suo paese d'origine viene vissuta alla pari di un rito sacro e seguita come un vero sport agonistico. La lotta è oggi lo sport più seguito in Senegal, al punto da subissare persino il calcio. I lottatori sono giovanissimi e su di loro si favoleggia: per i presunti poteri mistici e, molto di più, per i loro cachet miliardari.

La lotta in sé è molto tecnica, è immediatamente comprensibile da tutti, ma occorre un occhio esperto per apprezzarne le sfumature. Fondamentalmente si tratta di una sorta di lotta libera, si combatte a mani nude, all'interno di un cerchio molto ampio disegnato sulla sabbia.

La stagione dei combattimenti inizia a ottobre e finisce a maggio. Gli incontri durano 3 tempi da 15 minuti l'uno intervallati da pause di 5 minuti. Per vincere bisogna portare la testa, la schiena o i glutei dell'avversario a terra.

L'incontro è preceduto da una cerimonia folcloristica. I lottatori sono accompagnati da griot (poeti e cantanti) che suonano i tamburi, dal marabout che li benedice e da donne che cantano per incoraggiamento. Si sussurra che la lotta sia praticata da persone dotate di particolari poteri mistici; in effetti i lottatori si cingono il corpo con numerosi amuleti e, al momento di entrare in campo, si spalmano spesso con liquidi dai colori simbolici. Tale festa rituale ha una durata media di sei ore, riguarda diversi incontri di lotta ed è accompagnata dalla musica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Constitution du Sénégal - Titre premier - De l’Etat et de la souveraineté. URL consultato l'11-12-2012.
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28-2-2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ a b (EN) CIA World Factbook.
  6. ^ (EN) World Gazetteer.
  7. ^ Istituto Geografico De Agostini. Enciclopedia geografica, edizione speciale per il Corriere della Sera, vol. 11, pagg. 348-349. RCS Quotidiani s.p.a., Milano, 2005. ISSN: 1824-9280.
  8. ^ Annuario dei Testimoni di Geova 2013, pagina 186 (ISBN non esistente)
  9. ^ Elizabeth Harney, In Senghor's Shadow: Art, Politics, and the Avant-Garde in Senegal, 1960–1995, Durham & London, Duke University Press, 5 novembre 2004. ISBN 0-8223-3395-3. .
  10. ^ Tracy Snipe, Arts and Politics in Senegal 1960-1996, Asmara-Trenton, Africa World Press, 1998. .

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]