Masullas

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Masullas
comune
(IT) Masullas
(SC) Masuddas
Masullas – Stemma
Masullas – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Amministrazione
Sindaco Mansueto Siuni (lista civica) dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate 39°42′N 8°47′E / 39.7°N 8.783333°E39.7; 8.783333Coordinate: 39°42′N 8°47′E / 39.7°N 8.783333°E39.7; 8.783333
Altitudine 129 m s.l.m.
Superficie 18,68 km²
Abitanti 1 111[1] (30-11-2014)
Densità 59,48 ab./km²
Comuni confinanti Gonnoscodina, Gonnostramatza, Mogoro, Morgongiori, Pompu, Simala, Siris, Uras
Altre informazioni
Cod. postale 09090
Prefisso 0783
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095026
Cod. catastale F050
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 121 GG[2]
Nome abitanti masullesi
Patrono Madonna delle Grazie
Giorno festivo 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Masullas
Masullas
Posizione del comune di Masullas all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di Masullas all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Masullas (Masùddas in sardo) è un comune italiano di 1.111 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella antica regione della Marmilla.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale si estende per 18,88 km2, è di forma trapezoidale ed è limitato a nord dai comuni di Siris e Pompu, a est da quelli di Simala, Gonnoscodina e Gonnostramatza, a sud da Mogoro e a ovest da Uras e Siris. Il paesaggio è quello tipico della Marmilla, verde e collinare e perlopiù incolto. Al suo interno scorre il rio Mannu, fiume a carattere torrentizio che va a sfociare nel lago artificiale di Mogoro, realizzato nel periodo fascista per attuare la bonifica di Arborea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione di Masullas risale presumibilmente al periodo romano. Durante il periodo giudicale Masullas faceva parte del Giudicato di Arborea. In seguito entrò a far parte del Regnum Sardiniae, e fu occupato dalle truppe del feudatario di Quirra Berengario Bertran Carroz, che sposando Eleonora Manriquez ne ottenne ufficialmente dal re il controllo.

Dopo l'estinzione dei Bertran Carroz nel 1511, Masullas passò prima alla famiglia dei Centelles che governarono sino al 1670, poi ai Català e infine agli Osorio (dal 1766. Il villaggio in questo periodo faceva sempre parte del feudo di Quirra, e dovette subire l'aumento della pressione fiscale, anche se la distanza dal feudatario consentiva una diffusa evasione che permise all'economia del villaggio una maggiore prosperità.

Nel 1821 Masullas fu annesso alla provincia di Oristano, da cui poi si distaccò nel 1848 quando vennero abolite le provincie, entrando a far parte della divisione amministrativa di Cagliari.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa della Beata Vergine delle Grazie "Sa Gloriosa" parrocchia di Masullas.
  • Ruderi delle chiese campestri di Santa Maria di Fraus e Santo Stefano
  • Resti della chiesetta di San Vito martire all'interno della chiesa di San Leonardo
  • Ruderi del monastero di San Michele di Thamis

Chiesa di Santa Lucia[3][modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Lucia, facciata

L'edificio sorge nel secondo nucleo storico di Masullas.

Il paramento murario laterale rivela le due fasi planimetriche della chiesa: al primitivo nucleo, di età imprecisata ma di caratteri ispirati all' architettura romanica, seguì l'ampliamento con l'eliminazione dell'abside. Oggi, l'area presbiteriale è interna al corpo principale del monumento.

Realizzate in opera mista di ciottoli d'arenaria, le murature laterali sono rinforzate, verso settentrione, da contrafforti. Sullo stesso fronte, si aprono due porte; sul lato opposto una. Il prospetto principale è caratterizzato dalla curiosa mole del campanile a vela, sproporzionato rispetto alle dimensioni del registro sottostante, e dal portale semicircolare. La tessitura muraria inferiore è costituita da blocchi squadrati; per le porzioni superiori fu adottata la tecnica mista dei muri laterali.

Chiesa di San Leonardo, facciata

Chiesa di San Leonardo[modifica | modifica wikitesto]

E' un interessante episodio dell'architettura romanica in Sardegna, forse risalente al '200, collegato ad uno dei primi nuclei storici di Masullas.

I progettisti adottarono il consueto modello a navata singola, con abside semicircolare, coperta con capriate lignee. Il programma decorativo e il cromatismo della pietra arenaria, un tempo parzialmente mascherato dagli strati di intonaco, sono gli elementi qualificanti all'occhio dell'osservatore.

Il fronte principale, a doppio spiovente, è sormontato da un campanile a vela. Nonostante l'altezza contenuta, la chiesa è, idealmente, suddivisa in registri decorativi sovrapposti: il primo livello ospita il portale con lunetta semicircolare; al secondo ordine, corrisponde una successione di archetti pensili a doppia ghiera, sostenuti da peducci; il terzo livello è segnato da una bifora centrale. L'armonia compositiva della facciata è dovuta a sottili algoritmi proporzionali, ben evidenziati dalla scelta di non celare il paramento murario dietro spessi strati di intonaco, un tempo stesi sul corpo della chiesa. Scavi archeologici hanno evidenziato un precedente e più antico impianto, forse del tipo binavato. Secondo la tradizione all'interno della chiesa sarebbero sepolti i martiri Callisto papa[4](ufficialmente sepolto a Santa Maria in Trastevere) e Calica.

Ex Convento dei Frati Minori Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della chiesa di San Francesco nel convento dei Cappuccini.

Oggi sede del Geomuseo Monte Arci "Stefano Incani", l'antico convento di san Francesco fu costruito nel 1646, per iniziativa del

cavaliere Francesco Simoni. Nel XIX secolo i frati Cappuccini abbandonarono l'edificio che cadde in stato di abbandono, nel

dopoguerra era ormai in stato di rovina. Dopo la cessione dell'edificio al comune, nel 1994 la chiesa annessa al convento fu riaperta

al culto. Dopo i lavori di ristrutturazione, nel 2004 l'intero edificio fu riaperto al pubblico, mentre nel 2010 alcuni locali del convento furono utilizzati per la realizzazione del Geomuseo Monte Arci.

L'insediamento adottò la forma ricorrente nei monasteri cappuccini della Sardegna secentesca: la singola navata, culminante in un'abside quadrata, coperta con volta a crociera, è affiancata da una singola sequenza di cappelle, sul lato destro per chi entra; sul fronte opposto, si innesta il chiostro comunicante con la chiesa e con i locali legati alla vita conventuale. I muri laterali della chiesa sono rinforzati da contrafforti, tra i quali sono incastrate le campate del chiostro.Il prospetto principale, a spioventi, reca, in posizione mediana, le uniche aperture: il portale architravato e l'oculo circolare destinato ad illuminare la navata.

All'interno della chiesa è presente una ricca collezione di sculture lignee databili tra il secolo XV e il secolo XIX ,durante gli anni dell'abbandono della struttura la maggior parte delle opere erano conservate nella chiesa parrocchiale, diversamente dalle altre, il busto in legno raffigurante un San Felice rimase invece all'interno dell'omonima cappella divenendo soggetto ad atti di vandalismo sino ad essere bruciata e in seguito buttata all'interno della grande cisterna insieme ai detriti che ormai la riempivano quasi interamente.[5] Di particolare importanza sono una serie di sculture appartenenti a due importanti ordini religiosi: i Cappuccini e i Gesuiti. Ai primi appartengono le sculture di Sant'Antonio da Padova, San Pasquale Baylon e la Vergine Immacolata, patrona dell'ordine. Alla Compagnia di Gesù appartengono le due sculture di San Luigi Gonzaga e quella di San Giovanni Nepomuceno. Per il punto di vista artistico ,è importante la scultura raffigurante un Santo Diacono riconoscibile come San Bardilio Martire, grazie alla preziosa tecnica di decorazione della veste, una tipologia della tecnica dell' estofado de oro chiamata pressbrokat.[6]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Masullas sono presenti numerosi resti di nuraghi e altri segni di civiltà preistoriche e storiche:

  • Nuraghe Bia Mogoru
  • Nuraghe Corongiu Arrubiu
  • Nuraghe de Preidis
  • Nuraghe Monti Miana
  • Nuraghe Murranca o Tramesu e Bruncu
  • Nuraghe Mustazzori o Enna Pruna
  • Nuraghe Onigu o Nuraccioni
  • Nuraghe Santu Stevi
  • Nuraghe su Para
  • Nuraghe Tanca Tamis
  • Necropoli romane nella località di Mitza Salida (I/III secolo a.C.) e di Sa roia de sa lua.
Fonte battesimale poco distante dalla tomba a camera

Area archeologica paleocristiana nella chiesa della B.V delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

Durante i lavori di rifacimento nel retro della chiesa della B.V delle Grazie (in cui era presente l'ex cimitero) sono stati effettuati due importanti rinvenimenti[7].

Il primo in ordine di tempo è stato una tomba a camera, al cui interno i resti ossei di un individuo maschile di età compresa tra i 30/40 risalenti al 1089 d.C.

Il secondo è un fonte battesimale di epoca paleocristiana (VI/VII secolo d.C.) a pianta cruciforme e ricoperta di uno strato di intonaco idraulico.

Giacimento di ossidiana di Conca e' Cannas[modifica | modifica wikitesto]

Giacimento di Ossidiana di Conca e' Cannas a Masullas

Situato nelle basse pendici del Monte Arci, presso la località Campuanni, il giacimento Conca e' Cannas è considerato il più grande e importante giacimento di ossidiana del Mediterraneo[8]. Il luogo è stato inserito nella zona 1 del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, compreso nella rete dei Geoparchi dell'Unesco, nonché nel Parco Naturale del Monte Arci.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

A Masullas è legato un famoso testo di poesia popolare campidanese, Sa scomuniga de predi Antiogu arrettori de Masuddas, databile intorno a metà dell'Ottocento

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Geomuseo Monte Arci "Stefano Incani"

Museo " I Cavalieri delle Colline"

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ [chiesedisardegna.weebly.com/masullas Masullas, chiesa di Santa Lucia] .
  4. ^ San Callisto Papa (PDF), comune.masullas.or.it.
  5. ^ Adriano Siuni, Storia dei Frati Cappuccini e del convento di Masullas, Masullas, 2015.
  6. ^ Rossella Atzori, Masullas: i santi della memoria, Masullas, Arti Grafiche Pisano, 2011, p. 32.
  7. ^ Adriano Siuni, Prefazione del sindaco di Masullas Mansueto Siuni, in Storia dei frati cappuccini e del convento di Masullas, Ortacesus, Nuove Grafiche Puddu, 2014, pp. 5,6.
  8. ^ Gianni Paba, Monte Arci: La montagna dell'oro nero, Mogoro, PTM Editrice, 2010.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci collerate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN245449812
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