Portoscuso

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Portoscuso
comune
(IT) Portoscuso
(SC) Portescùsi
Portoscuso – Stemma Portoscuso – Bandiera
Portoscuso – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaSud Sardegna
Amministrazione
SindacoIgnazio Salvatore Atzori (lista civica) dal 13-6-2022
Territorio
Coordinate39°12′17.49″N 8°22′49.83″E / 39.204857°N 8.380508°E39.204857; 8.380508 (Portoscuso)
Altitudinem s.l.m.
Superficie38,09 km²
Abitanti4 864[2] (31-3-2022)
Densità127,7 ab./km²
FrazioniBruncuteula (condivisa con il comune di San Giovanni Suergiu), Paringianu, Portovesme[1]
Comuni confinantiCarbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu
Altre informazioni
Cod. postale09010
Prefisso0781
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT111057
Cod. catastaleG922
TargaSU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[3]
Cl. climaticazona B, 794 GG[4]
Nome abitanti(IT) portoscusesi
(SC) portescusesus
PatronoSanta Maria d'Itria
Giorno festivo51 giorni dopo Pasqua (sempre di martedì)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Portoscuso
Portoscuso
Portoscuso – Mappa
Posizione del comune di Portoscuso
nella provincia del Sud Sardegna
Sito istituzionale

Portoscuso (Portescùsi in sardo) è un comune italiano di 4 864 abitanti[2] della provincia del Sud Sardegna.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista morfologico il territorio è pianeggiante. I pochi modesti rilievi che si riscontrano nel territorio comunale si trovano a nord dell'abitato e sono Monte Cirfini (158 m s.l.m.) e Punta Maiorchina (163 m s.l.m.)[5].

Il bacino idrografico principale è quello del Rio Paringianu.

La vegetazione autoctona è la tipica macchia mediterranea.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome attuale viene da Puerto Escús[6]; escos o escus in catalano è il participio passato arcaico di escondir ossia "nascondere"; Portoscuso significa quindi letteralmente "porto nascosto"[7].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e storia antica[modifica | modifica wikitesto]

La presenza dell'uomo nel territorio di Portoscuso risale al neolitico con l'insediamento all'aperto di Su Stangioni e i ripari sotto roccia in località Crobettana. All'età del rame appartengono invece le grotte sepolcrali, scoperte nella medesima località, e i circoli megalitici in località Piccinu Mortu e Su Medadeddu nonché il villaggio in località Sa Grutta de Is Abis[5].

Ceramiche dalla tomba di Punta Niedda, Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Dell'età del bronzo si conoscono i siti, di cultura di Bonnanaro, di Su Stangioni e Punta Niedda e alcuni nuraghi e villaggi di capanne mentre poco oltre il confine comunale con Gonnesa si trova l'importante complesso nuragico di Seruci. La zona fu poi frequentata dai fenici, seguiti dai punici e dai romani del cui passaggio rimangono alcune testimonianze, in particolare per quanto riguarda l'aspetto funebre, con le necropoli in zona San Giorgio e Piccinu Mortu.

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

In epoca medievale il territorio fece parte del giudicato di Cagliari, inserito nella curatoria di Sulcis. Dopo la scomparsa di quest'ultimo nel 1258 divenne parte dei domini dei della Gherardesca, conti di Donoratico. Esisteva all'epoca un modesto scalo, poi scomparso, denominato Canelles o Canneddas (toponimo che fa riferimento alla presenza di canneti)[8], di cui rimangono i ruderi di una chiesa intitolata a San Giorgio.

Nell'ottobre del 1323 nelle acque di Canyelles (Portovesme) si svolse un evento bellico di un certo rilievo tra gli aragonesi, che stavano assediando Villa di Chiesa, e la flotta pisana, capitanata dal viceammiraglio Francesco Zaccio, composta da 33 galee[9].

«Ricorderò poi che fu in questa spiaggia, come la più vicina a Iglesias, che l’infante D. Alfonso fece sbarcare le macchine per la oppugnazione di quella città, e in queste acque che la squadra pisana prese nella stessa epoca alcune navi aragonesi, bruciò gli altri bastimenti raccoltivi dal suddetto conquistatore, e tutta la munizione ammucchiatavi.»

(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))

Storia moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La tonnara

L'odierno abitato di Portoscuso nasce nel XVI secolo, in periodo spagnolo, come insediamento di tonnarotti e pescatori sardi, ma anche siciliani e ponzesi, e corallai marsigliesi e maiorchini[10][11][12]. Portoscuso era inoltre un importante scalo commerciale per lo sbarco di merci destinate a Iglesias. Sul finire del secolo venne edificata la torre costiera, oggi nota come Torre Spagnola, posta sotto il comando di un alcalde; la torre, data l'esiguità della guarnigione formata da soli due soldati, aveva principalmente una funzione di avvistamento piuttosto che di difesa[10].

A seguito della costruzione di alcune tonnare nella zona, il piccolo borgo originario, composto da baracche abitate durante le stagioni di pesca, iniziò a evolvere in paese.

«Lo stabilimento della Tonnara in questo sito fece che vi soggiornasse in principio un certo numero d’uomini, i quali difendessero gli edificii dello stabilimento e il corredo costoso della pesca dalle aggressioni degli africani [barbareschi]. Per questo vi fu edificata e armata una torre. [...] Alcuni fidati nella difesa della torre vi si stabilirono con la famiglia, e vi si formò così una piccola popolazione.»

(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))
La croce commemorativa dell'eccidio di Su Campu Dolorosu

Nel XVII secolo il paese venne ripetutamente assalito dai pirati barbareschi[10]; in una di queste incursioni la torre fu semidistruta e alcuni dei suoi abitanti, che avevano trovato rifugio presso la zona dove oggi sorge il campo sportivo comunale, furono ivi trucidati o schiavizzati. Tale località oggi è nota col nome di "Su Campu Dolorosu" cioè "il campo del dolore". A ricordo di tale storico evento sono poste sul luogo, da anni, una croce e una lapide in memoria di quegli sventurati.

«Nel 1660 in maggio sei galere moresche essendo approdate in questo seno invasero la tonnara, bruciarono tutte le barche del servigio della pesca, e le capanne degli scabeccieri e salatori, presero i pesci della mattanza, e del salato che era in terra non lasciandovi più che 400 barili. La peschiera non fu risparmiata perché si tolsero la massima parte delle ancore, che ritengono le gomene dalle quali sono sostenute le reti. Fortunatamente la gente di servigio poté sottrarsi con la fuga, e pochissimi furono sorpresi e condotti in servitù.»

(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))

Nel 1738, ormai in epoca sabauda, nella tonnara di Su Pranu (il "pianoro"), furono ospitate le numerose famiglie di profughi liguri provenienti da Tabarka, appena giunte in terra sarda in attesa che venisse completata la nuova cittadina di Carloforte, sull'isola di San Pietro, dove si sarebbero potute trasferire.

Costumi di Porto Scuso (xilografia, 1901)

Furono i Genovès gli ultimi baroni del feudo e nel 1853 divenne comune autonomo[7]; anche se nel 1863, fu proposto che il comune fosse annesso a quello di Gonnesa[13]. Nel 1940, durante il fascismo, venne accorpato a Carbonia, per poi riconquistare l'autonomia nel 1945.

Dopo la seconda guerra mondiale, testimoniata a Portoscuso da numerose fortificazioni, tra gli anni sessanta e settanta si sviluppò il polo industriale di Portovesme.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La Torre Spagnola

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre Spagnola: la torre costiera venne fatta erigere dagli spagnoli nella seconda metà del XVI secolo (nel 1577 secondo la Carta di Rocco Cappellino[14]) come difesa dai corsari barbareschi. È realizzata in tufo e trachite della zona e sorge sulla cima di un piccolo promontorio. Ha un unico portale d'ingresso a 3,5 metri dal suolo, raggiungibile da una scala dalla cui cima si può vedere la chiesa di Santa Maria d'Itria e la tonnara Su Pranu. Alla fine degli anni cinquanta, durante alcuni scavi, alla sua base furono trovati resti umani e cannoni di epoca tardo-medievale, attualmente custoditi a Cagliari. Nel 2017 è stato rinvenuto un'ulteriore cannone di epoca spagnola ai piedi della torre.
  • Batteria antinave e antiaerea "Capo Altano".
Tonnara di Su Pranu
La mattanza – Pesca di tonni (xilografia, 1901)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Tonnara di Su Pranu: la tonnara di Su Pranu risale alla metà del XVI secolo, quando il governo spagnolo autorizzò il mercante cagliaritano Pietro Porta a costruire una tonnara per la pesca del tonno rosso. Nel corso dei secoli furono costruite attorno allo spazio della tonnara numerose strutture, tra cui abitazioni, magazzini, locali per la lavorazione e una chiesa, che circondano una grande piazza. Dopo anni d'abbandono, l'intero complesso è stato acquisito dal comune nel 2006. A seguito dei lavori di restauro, nel 2010 sono stati aperti gli spazi espositivi in occasione della manifestazione "Fiera del Sud-Ovest", mentre nel 2011 sono stati riaperti al pubblico ulteriori nuovi spazi restaurati.
  • Su Marchesu: in paese trovasi anche la villa "Su Marchesu" o Poggio Maureddu, che fu del nobile sardo Pes di Villamarina conte di Vallermosa, marchese di Villamar e barone dell'isola Piana. Nel 1912 questo nobile aveva fatto edificare tale villa, tuttora esistente all'ingresso del paese, per trascorrervi momenti di riposo.
  • Fontana de Is Piccas: unica fonte superstite delle tre fonti d'acqua che approvigionavano il paese nel XIX secolo[15].

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nuraghe presso punta Maiorchina
Tombe romane presso punta Maiorchina
  • Crobettana: sepolcri in grotta dell'età del rame
  • Bacu Ollasta nuraghe complesso e capanne
  • Su Medadeddu: circoli megalitici
  • Su Piccinu Mortu: circoli megalitici, resti di nuraghe e tombe romane
  • Su Stangioni/San Giorgio: villaggio del neolitico antico, capanna della cultura di Bonnanaro, necropoli fenicio-punica e romana
  • Punta Maiorchina[16]: villaggio nuragico e tombe romane
  • Nuraghe Atzori: nuraghe complesso
  • Paringianeddu: resti di epoca nuragica e romana
  • Nuraghe Crixionis: nuraghe indefinito
  • Nuraghe Paringianu: nuraghe indefinito
  • Nuraghe Sa domu de Pedru: nuraghe indefinito

Cale, coste e spiagge del Comune[modifica | modifica wikitesto]

Il faro dello scoglio della Ghinghetta

Nel litorale del Comune di Portoscuso, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute[17]:

Portopaglietto
Spiaggia di Punta S'Aliga, località dove è praticato il kitesurfing
  • Costa Guroneddu (cioè: foruncoletto o tubercolo)
  • Costa Buca de Flùmini (cioè: bocca del fiume) con alte falesie (oltre 40 m.)
  • Costa Crobetana (cioè: copertura) con alte falesie (fino a 107 m.)
  • Costa Capo Altano già Giordano: nel poggio (alto 64 m.) i ruderi delle batterie militari
  • Costa Punta Su Lacu de S'Aqua (cioè: punta vasca o vascone dell'Acqua)
  • Spiaggetta isola dei Meli o Su Scogliu Mannu (cioè: scoglio grande)
  • Costa Crobetanedda (cioè: piccola copertura) con alte falesie (oltre 40 m.)
  • Costa Punta Niedda (cioè: punta nera)
  • Costa Rocce Piatte
  • Costa La Cala o la Spiaggia dei Tedeschi
  • Costa Sa Cala de Su Zùrfuru (cioè: la Cala dello zolfo)
  • Costa Punta Portupaleddu o Punta di Portopaglietto (cioè: della paglia marina o dell'alga)
  • Spiaggia di Portopaglietto o Portupaleddu
  • Costa Paleturri o Pal'e Turri (cioè: dietro la torre)
  • Costa Punta Su Scoglieddu (cioè: punta dello scoglietto)
  • Isolotto o scoglio della Ghinghetta con fanale
  • Spiaggetta Sa Caletta o Cala della Ghinghetta
  • Spiaggetta Tonnara Su Pranu (cioè: tonnara del piano)
  • Spiaggia di Portoscuso: zona alterata dall'ampliamento del porticciolo turistico e per i pescatori
  • Costa Punta de Sa Furrungonara (cioè: punta dell'angolo o del cantone)
  • Spiaggia Is Canneddas o Is Canelles (cioè: canne di palude): alterata dall'ampliamento del porto industriale
  • Portovesme: porto commerciale e industriale del Sulcis
  • Spiaggia di Portovesme: zona alterata dall'ampliamento del porto industriale di Portovesme
  • Portu de Sa Linna (cioè: porto della legna): zona alterata dall'ampliamento del porto industriale di Portovesme
  • Spiaggia Punta Tabarchina: zona alterata dal bacino dei fanghi rossi
  • Spiaggia Punta de Sa Femina (cioè: punta della donna): zona alterata dal bacino dei fanghi rossi
  • Costa Punta de Sa Femina: zona alterata dal bacino dei fanghi rossi
  • Spiaggia Punta S'Aliga (cioè: punta delle alghe o punta dell'immondizia)
  • Costa Punta S'Aliga
  • Costa Boi Cerbus (cioè: bue cervo)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Vista del paese dal mare

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[18]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2019 era di 72 persone, pari all'1,5% della popolazione totale. Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Portoscuso è il campidanese comune.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria d'Itria durante le celebrazioni della festa patronale

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

È presente una biblioteca comunale[19].

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio comunale sono presenti[20]:

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al centro cittadino, il comune di Portoscuso comprende varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano. Tra di esse, le più popolose sono: Bruncuteula, Paringianu e Portovesme

Porto turistico

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di Portoscuso si base principalmente sul settore secondario (dove spicca il polo industriale di Portovesme) e terziario. Il tonno pescato dalla tonnara di Su Pranu viene esportato in massima parte in Giappone[21].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Portoscuso 1964 Calcio che militava fino alla scorsa stagione (2021/22) nel girone unico di Cagliari di terza Categoria. È nata nel 1964. Attualmente il paese ha una squadra di calcetto denominata South West Sport che milita nel campionato regionale di calcio a 5 nella serie C1.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comunas - Comune di Portoscuso
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2022.
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ a b Piano Urbanistico Comunale di Portoscuso, 2016
  6. ^ Gianluca Pisanu, Osservazioni sull'elemento catalano nella toponomastica della Sardegna
  7. ^ a b SIUSA, Comune di Portoscuso
  8. ^ Touring Club Italiano 1984. p.209
  9. ^ Francesco Cesare Casùla, Il Regno di Sardegna-Vol.01
  10. ^ a b c Relazione Illustrativa - Comune di Portoscuso (PDF), su comune.portoscuso.ci.it. URL consultato il 27 gennaio 2017..
  11. ^ Comunas-Comune di Portoscuso, Storia
  12. ^ Portoscuso-SulcisIglesiente.eu, su sulcisiglesiente.eu. URL consultato l'8 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 3 ottobre 2013).
  13. ^ Archivio storico della camera dei deputati, Petizioni (1848-1938), su archivio.camera.it. URL consultato il 28 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017).
  14. ^ SardegnaCultura, Portoscuso, torre spagnola
  15. ^ Monumenti Aperti, La fontana de Is Piccas
  16. ^ Sardegna Mappe, su sardegnageoportale.it, Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato l'8 luglio 2015.
  17. ^ Salvatore Colomo, Sardegna - Guida alle Coste, Cagliari, Società Editrice L'Unione Sarda, 2010.
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ Comune di Portoscuso, Biblioteca comunale
  20. ^ Istituto Comprensivo "V.Angius" Portoscuso
  21. ^ Informati Sardegna, Il tonno è solo per i giapponesi, ma in Sardegna rappresenta l’ultima attività economica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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