Lingua catalana

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Català" rimanda qui. Se stai cercando la pianta tropicale nota anche come "catala", vedi Artocarpus heterophyllus.
Catalano
Català
Parlato inSpagna Spagna
Andorra Andorra
Francia Francia
Italia Italia
RegioniCatalogna Catalogna
Comunità Valenciana Comunità Valenciana
Isole Baleari Isole Baleari
Aragona Aragona (Frangia d'Aragona)
Murcia Murcia (El Carche)
Blank.gifEscut de la Catalunya del Nord.svgBlank.gif Rossiglione
Sardegna Sardegna (Alghero)
Locutori
Totale~9.200.000[1]
Classifica75
Altre informazioni
ScritturaAlfabeto latino
TipoSVO flessiva
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingue romanze
   Lingue romanze occidentali
    Lingue gallo-iberiche
     Lingue gallo-romanze
      Lingue occitano-romanze
       Lingua catalana
Statuto ufficiale
Ufficiale inAndorra Andorra (lingua ufficiale)
Spagna Spagna (lingua co-ufficiale in Catalogna, Isole Baleari e Comunità Valenzana)
Francia Francia (lingua regionale nel Rossiglione)
Italia Italia (lingua regionale in Sardegna)
Regolato daInstitut d'Estudis Catalans
Acadèmia Valenciana de la Llengua
Codici di classificazione
ISO 639-1ca
ISO 639-2cat
ISO 639-3cat (EN)
Glottologstan1289 (EN)
Linguasphere51-AAA-e
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tots els éssers humans neixen lliures i iguals en dignitat i en drets. Són dotats de raó i de consciència, i han de comportar-se fraternalment els uns amb els altres.
Catalan language in Europe.png
Distribuzione geografica della lingua catalana nel Mediterraneo occidentale

La lingua catalana è una lingua romanza occidentale parlata da oltre 9 milioni di persone in Spagna (Catalogna, Isole Baleari, Comunità Valenzana, Murcia e Frangia d'Aragona), Francia (Rossiglione), Andorra e Italia (Alghero); a questi vanno aggiunti circa 350.000 parlanti residenti nelle zone in cui il catalano non è considerato idioma autoctono (per la maggior parte concentrati in Europa e America Latina).

Nella Comunità Valenzana è parlata una variante del catalano che prende il nome di valenciano (valencià), con numerose subvarianti (castellonenc, apitxat, ecc.), nelle Isole Baleari è diffusa un'altra variante comunemente nota come maiorchino (mallorquí), cui si ricollegano le due subvarianti del minorchino (menorquí) e dell'ibizenco (eivissenc), mentre nella città sarda di Alghero si è conservata un'antica variante orientale (alguerès) che ha subito marcate influenze sia da parte del sardo sia dell'italiano.

Il catalano e le sue varianti presentano pertanto tra loro differenze dialettali dovute allo sviluppo autonomo che hanno avuto nel corso degli ultimi secoli. Il catalano ha influenzato parecchi dialetti e lingue regionali italiane, specialmente in alcune regioni in passato governate dalla corona aragonese, e, a sua volta, è stato influenzato dall'italiano, sia in età rinascimentale che in epoche successive[2][3]. Il catalano è molto diverso dal resto delle lingue ibero-romanze per via della sua grammatica e delle sue parole di origine gallo-romanze, quindi è strettamente collegato con l'occitano, il francese e le lingue del nord Italia, sebbene abbia ricevuto influenza da queste ultime lingue.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Linguistic map Southwestern Europe-en.gif

In età medievale il catalano antico (a volte impropriamente indicato come limosino, confondendolo con un dialetto dell'occitano) era la lingua ufficiale della cancelleria d'Aragona e lingua di cultura della corte, prima da sola, poi, con l'avvento della dinastia castigliana dei Trastámara, insieme allo spagnolo. Con l'arrivo dei Borgia alla Sede Romana (Callisto III e il nipote Alessandro VI), anche lì il catalano diventò lingua di uso cortigiano.

Anche i primi iberici che arrivarono in Sardegna erano di madrelingua catalana; dagli inizi del Quattrocento fino a tutta la prima metà del XVII secolo, insieme al latino, il catalano si impose in tutta l'isola come lingua dell'amministrazione e del diritto, e ad Alghero, colonia genovese fondata dai Doria, una volta svuotata dai suoi abitanti e ripopolata da famiglie catalane,[5] si iniziò a parlare fin dalla seconda metà del XIV secolo. Ebbe grande influenza sul sardo (che continuò ad essere la principale lingua d'uso in Sardegna), soprattutto sulla variante campidanese, afferente all'area meridionale dell'isola.

Il catalano conobbe, in epoca medievale, un grande splendore letterario, testimoniato fin dal Duecento dal celebre trattato filosofico-religioso di Ramon Llull. Con l'avvento della dinastia asburgica al trono di Spagna, nella prima metà del Cinquecento, iniziò per il catalano un periodo di decadenza che si protrasse per circa tre secoli. In tale periodo acquisì maggior prestigio il castigliano o semplicemente "spagnolo". Con i decreti di Nueva Planta (1707-1716) Filippo V introdusse il castigliano come unica lingua dell'amministrazione, dell'insegnamento e dei tribunali nei paesi di lingua catalana, relegando così quest'ultima al solo uso vernacolare.

Nei primi anni del 1800 vi furono vari tentativi di recuperare e promuovere l'uso del catalano, di cui il più importante fu la Renaixença, movimento letterario che diede avvio alla rinascita della letteratura catalana. Nei primi del '900 Pompeu Fabra portò a termine l'unificazione della grafia (normalizzazione) in modo da rappresentare le diverse varianti con un'ortografia unica. Questo diede un forte impulso alla produzione libraria, teatrale, di giornali e quindi al riconoscimento del catalano come lingua. Durante la dittatura franchista il suo uso tornò ad essere proibito al di fuori di àmbiti strettamente privati e si propagandò la visione del catalano come dialetto (cioè variante) dello spagnolo.

Dal 1979, esso è riconosciuto come lingua all'interno della comunità autonoma della Catalogna e ne viene promosso l'uso ufficiale e l'insegnamento presso le scuole. Il catalano è lingua ufficiale, insieme al castigliano, anche nella Comunità Valenciana, e nelle isole Baleari. Nell'Aragona orientale, pur non essendo equiparato allo spagnolo, ha ottenuto un limitato riconoscimento nelle sue zone di diffusione (conosciute come Frangia d'Aragona).

Approssimativamente si può dire che la normalizzazione ha portato ad una scrittura basata sulle varianti occidentali parlate nella Comunità Valenciana, nella Frangia d'Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d'Aragó, in aragonese Francha de Lebán, in spagnolo Franja de Aragón) in Aragona, nelle comarche di Tarragona e Lleida in Catalogna, nel Principato di Andorra e pronunciata secondo le varianti centrali-orientali (comarche di Barcellona, Girona in Catalogna, Baleari in Spagna, Rossiglione in Francia, Alghero in Italia).

Diffusione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Estensione della lingua catalana. Attualmente, il catalano è parlato nel principato di Andorra; in Spagna (in Catalogna, Comunità Valenciana, Isole Baleari e Frangia d'Aragona); in Italia (ad Alghero); e in Francia (nella regione di Rossiglione).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Paesi catalani.

Attualmente, il catalano è lingua ufficiale:

Il catalano in Andorra[modifica | modifica wikitesto]

Il principato di Andorra è il solo stato del mondo in cui il catalano è l'unica lingua ufficiale. Molto parlati dai molti immigrati presenti e dagli stessi andorrani sono anche lo spagnolo e il francese.

Il catalano in Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Il catalano è parlato in Sardegna, come lingua autoctona, solo all'interno del comune di Alghero e ha molte similitudini con la lingua sviluppatasi in Catalogna fra la metà del XIV e la fine del XVII secolo. In tale periodo Alghero fece parte prima della Corona d'Aragona, poi subì la dominazione spagnola, cessata la quale il catalano ha continuato a sopravvivere in città senza sostanziali evoluzioni, a differenza di quello usato attualmente in Catalogna, ed è pertanto una varietà linguistica con numerose forme ed espressioni considerabili come antiche.[5] Il catalano è oggi parlato ad Alghero da un numero non ben precisato di persone (20% della popolazione urbana secondo il Comune[6]) e ha sofferto e soffre sia della concorrenza dell'italiano, sia, in misura minore, di quella del sardo, lingua mai scomparsa da Alghero. I giovani, in particolare, parlano il catalano/algherese e lo comprendono tuttavia sempre meno, nonostante le iniziative che la Regione Sardegna e il Comune di Alghero stanno conducendo a tutela di tale espressione linguistica.[6]

Il catalano in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Interdiction officielle de la langue catalana 2 avril 1700.jpg

Il catalano è parlato in Francia solo nella regione del Rossiglione dove, secondo gli ultimi dati socio linguistici di cui dispone la Generalitat de Catalunya[7] (2004), il francese è però la lingua maggioritaria e il catalano espressione linguistica minoritaria. Il catalano infatti, pur essendo compreso dal 65,3% della popolazione, viene parlato solo dal 37,1% di essa (e scritto dal 10,6%). Le percentuali diminuiscono ulteriormente se si considera che viene parlato come prima lingua dal 3,5% dei residenti (mentre il 92% ha il francese come prima lingua, l'1% entrambe le lingue e il 3,5% altri idiomi non identificati).

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione generale[modifica | modifica wikitesto]

Le principali caratteristiche fonetiche o ortografiche sono:

  • la pronuncia di a ed e atone come vocale neutra [ə] (ma nell'ortografia vengono scritte a oppure e, secondo la pronuncia delle varianti occidentali)
  • la pronuncia di o atona come [u] (ma viene comunque scritta "o", secondo la pronuncia delle varianti occidentali)
  • la presenza di [z] (s sonora) intervocalica, assente in castigliano: casa [ˈkazə]
  • perdita della n finale dei nomi e aggettivi singolari, con aggiunta dell'accento sulla vocale finale: capità (=capitan[o]), llatí (=latin[o]), violí (=violin[o]) (ma al plurale la "n" compare: capitans, llatins, etc.).
  • la r finale non viene pronunciata (ma viene comunque scritta, secondo l'uso occidentale): clar (=chiaro) [ˈkɫa], flor (=fiore) [ˈfɫɔ], primer (=primo) [pɾiˈme]; anar (=andare) [əˈna], fer (=fare) [ˈfe], sortir (=uscire) [surˈti].
  • il suono [ʃ] (come "sc" nell'italiano fascia) viene rappresentato con le grafie «ix» e «x»: caixa (=cassa) [ˈkaʃə], xarxa (=rete) [ˈʃarʃə]
  • vengono usati numerosi digrammi «tg, tj, tx, ig»: llenguatge (=linguaggio) [ʎəŋˈgwadʒə], viatjar (=viaggiare) [biəˈdʒa], despatx (=ufficio) [dəsˈpatʃ], puig (=collina) [ˈputʃ]
  • il digramma «ll» pronunciato [ʎ] (come «gli» nell'italiano meglio): lluna (=luna) [ˈʎunə], ballar (=danzare, ballare) [bəˈʎa], perill (=pericolo) [pəˈɾiʎ]
  • il digramma «ny» pronunciato [ɲ] (come «gn» nell'italiano gnomo): any (=anno) [ˈaɲ], muntanya (=montagna) [munˈtaɲə], puny (=pugno) [ˈpuɲ]
  • il digramma «l·l» che in alcuni casi rappresenta [ɫː] (doppia L): col·legi (=collegio) [kuˈɫːɛʒi]. La pronunzia della "l" catalana è fortemente velarizzata, come la l scura inglese [ɫ].
  • plurali femminili in -es: les bones amigues (le buone amiche)
  • plurali maschili in -s: els bons amics (i buoni amici)
  • passato remoto composto: (jo) vaig cantar (=(io) cantai); mentre il passato remoto semplice continua invece a València: (jo) cantí
  • l'uso di tre forme (base, debole, rinforzata) per ogni pronome personale oggetto:
    • parlar-me (=parlarmi); parla'm (=parlami) / m'has parlat (=mi hai parlato); em parles (=mi parli)
    • veient-lo (=vedendolo); l'he vist (=l'ho visto); el veig (=lo vedo)
  • pronome personale neutro ho:
    • veient-lo (=vedendolo, lui) ma veient-ho (=vedendolo, ciò); No ho sé (=non lo so)

Altre caratteristiche sono la mancanza di molti vocaboli arabi (presenti in spagnolo) e la sopravvivenza invece di molte parole collegate col francese, con l'occitano (notevoli in questo caso i verbi in -c alla prima persona del presente: crec "credo", dec "devo", dic "dico", puc "posso", vinc "vengo", entenc "intendo"...) e, in minor misura, con l'italiano (dati gli stretti rapporti esistenti, in età basso-medievale, con gli stati italiani dell'epoca). La lingua più prossima al catalano è l'occitano, seguono l'italiano e il francese antico (lingua d'Oil).

Alcune varianti (più dialetti in catalano antico), quali il balearico o il dialetto locale di Cadaqués, usano gli articoli es/so/sa derivati dal latino "ipsu(m)"/"ipsa(m)", proprio come avviene per il sardo: es cotxe (=il veicolo / l'auto), amb so cotxe (=col veicolo / l'auto), sa muntanya (=la montagna). Il resto usa "lo" o "el".

Pronuncia puntuale del catalano base[modifica | modifica wikitesto]

La tabella indicante la pronuncia puntuale e completa del catalano si basa sulla varietà più prestigiosa, quella di Valencia, che non ha riduzioni di vocali non accentate. A questo si aggiunge che esistono più varietà di catalano, con differenze abbastanza marginali perlopiù in pronuncia e vocabolario (catalano valenciano, balearico, barcellonese/di Catalogna, andorrano, rossellonese/francese e algherese. Il catalano si parla infatti pure nel Principato di Andorra, a Rossiglione in Francia, Alghero in Sardegna e nella Franja, cioè una striscia/frangia di territorio di Aragona che confina con la Catalogna). Gran parte delle zone geografiche in cui si parla catalano sono perlopiù zone costiere o vicine alla costa del Mar Mediterraneo o isole. Ogni macro-varietà di catalano ha poi le sue sotto-varietà. Nella tabella sono indicate alcune caratteristiche del catalagno di Catalogna, cioè parlato a Barcellona, Girona e zone simili. La sua caratteristica può evidente è la riduzione vocalica nelle vocali non aventi l'accento tonico e ortografico.

Lettera o

digrafo

Trascrizione

IPA

Spiegazione e accenni alle varietà
a, à /a/ (/ə/) È come una "a" di albero. Se "à" con l'accento grave, semplicemente indica che ha l'accento tonico (cioè l'accentuazione in pronuncia). In Catalogna (Barcellona, Girona e zone simili), quando non ha né accento fonetico né ortografico, si riduce in una vocale neutra, la schwa /ə/, che si ottiene immaginando di declamare le lettere dell'alfabeto ("a, bi, ci, di, e, effe, gi...") ma senza la vocale nel nome di ogni consonante (a, b, c, d, e, f, g...). Quanto all'accento, si disambigua da subito che quello grave/orientato verso il basso in catalano ha la prima e fondamentale funzione di indicare una vocale aperta e solo secondariamente quello di segnalare l'accento tonico.
è /ɛ/ È una "é" di perché, quindi con la bocca leggermente più spalancata rispetto alla "e" (è una vocale aperta) e sempre con l'accento tonico.
e, é /e/ (/ə/) È una "e" di elmetto, vocale chiusa. Se "é" con l'accento acuto, semplicemente indica che ha l'accento tonico. In Catalogna, la "e" senza accento e diacritici si riduce nella vocale neutra, la schwa /ə/.
i, í, ï /i/ È una "i" di piccolo. In "ï", la dieresi/umlaut sulla vocale /i/ semplicemente disambigua che non forma un dittongo e che dunque fa parte di un'altra sillaba, in più ha sempre l'accento tonico, e.g. raïm /ra'im/ uva (si paragoni con il siciliano "racìna"). In "í", l'accento acuto disambigua semplicemente che ha l'accento tonico.
ò /ɔ/ È una "o" di occhio, una vocale arrotondata/procheila (cioè si pronuncia tenendo le labbra arrotondate in un cerchiolino) ma più aperta e sempre con l'accento tonico.
o, ó /o/ È una "o" di occhio, vocale arrotondata chiusa. Se "ó" con l'accento acuto, semplicemente indica che ha l'accento tonico.
u, ú /u/ È una "u" di ultimo, vocale arrotondata chiusa. In "ú", l'accento acuto semplicemente indica che ha l'accento tonico.
-ü- -/w/- È una semivocale chiusa arrotondata che, grazie alla dieresi/umlaut, disambigua la presenza (e non la caduta) di un dittongo in due paia di combinazioni particolari (vedi avanti).
b /b/ È una "b" di balena, consonante bilabiale sonora (una consonante si dice sonora se il palmo della mano intorno alla gola sente delle vibrazioni mentre si pronuncia. Si immagini di pronunciare "fffff" e "ssss" in contrasto con "mmmm" e "vvvvv").
ca, co, cu /k/- È una "c" di cane, consonante sorda.
ce, ci /s/ È una "s" di senza, consonante sorda. Modifica la sua pronuncia a causa di una palatalizzazione riscontrabile pure in spagnolo, portoghese, francese, italiano e rumeno. Se appare come -cce- e -cci-, si pronuncia /kse/ e /ksi/, come in clacson sempre per effetto della palatalizzazione (la pronuncia è identica pure in spagnolo). Di contro, le combinazioni -cca-, -cco- e -ccu- (/kk/ come in tacca, tacco, ecco) sono rare e in prestiti.
d /d/ È una "d" di dente, consonante sonora.
f /f/ È una "f" di fila, consonante sorda
ga, go, gu /g/- È una "g" di galera, consonante sonora.
ge, gi /dʒ/-~/ʒ/- È una "gi" di gelato, consonante sonora. In Catalogna in più si pronuncia senza più contatto tra organi, facendola assomigliare a un suono presente anche in francese e arabo moderno colloquiale. Nella combinazione -gge- e -ggi-, tutta la consonante si raddoppia/gemina/tensifica e il suono è unico, a differenza di -cce- e -cci-.
gue, gui /g/- È una "ghe" di maghe e "ghi" di laghi: la /w/ salta via, senza dare origine a un dittongo.
güe, güi /gw/- È una "gue" di guercio e "gui" di pinguino: la "u" con la dieresi si scrive apposta per disambiguare che si pronuncia il dittongo.
h muta È muta, come in francese, portoghese e italiano.
j /dʒ/~/ʒ/ È una "gi" di gelato, consonante sonora. Anche in questo caso in Catalogna si pronuncia senza contatto tra organi.
k /k/ È una "k" di koala, consonante sorda. Si usa solo in prestiti.
l /l/~/ɫ/ È una "l" di leva, consonante sonora. In base al parlante, la consonante si può sentire pronunciata enfatica e quasi strozzata come in talune parole inglesi (e.g. milk, Jill), cioè come Dark L, contrapposta alla Light L. La Dark L si sente pure nel nome di Dio in arabo, "Allah", e in alcuni parlanti di portoghese.
ll /ʎ/ È una "gli" di aglio, consonante sonora. Una pronuncia analoga si ritrova pure in spagnolo castigliano e in portoghese, in cui però si scrive "lh".
ŀl /ll/ È una "ll" di palla: è cioè una /l/ tensificata, riconoscibile per un punto in mezzo alle due lettere. Questo suono in catalano si chiama "ele geminada" e il puntino, già usato in catalano medievale per indicare alcune elisioni in poesia, è stato riciclato per disambiguare questo suono nel Novecento.
m /m/ È una "m" di mano, consonante sonora. Non ci sono nasalizzazioni in catalano e spagnolo, a differenza con il portoghese e francese.
n /n/ È, di base, una "n" di nave, consonante sonora. In più, a livello fonetico, si assimila alla consonante successiva: davanti al suono /k/ e /g/ diventa /ŋ/, come nell'italiano panca e fango e nell'inglese "king"; davanti alla /f/ diventa un suono labiodentale /ɱ/, come nell'italiano anfora: la "m" cioè si pronuncia con gli incisivi dell'arcata superiore a contatto con il labbro inferiore. Non ci sono nasalizzazioni in catalano e spagnolo, a differenza con il portoghese e francese.

Il cluster -cn-, a causa di una sonorizzazione data da /n/, si pronuncia /ŋn/. -nm- invece si tensifica in /mm/.

ny /ɲ/ È una "gn" di gnomo, consonante sonora. Le combinazioni sono "nya, nye, nyi, nyo. nyu". Lo stesso suono si ritrova in portoghese scritto come "nh" e in spagnolo scritto come "ñ", cioè con un tildo sopra (storicamente, il tildo deriva da una piccola "n", siccome il suono storicamente deriva da */nn/).
p /p/ È una "p" di palla, consonante sorda. Le combinazioni -pm- e -pn- per la presenza della consonante sonora si sonorizzano in /bm/ e /bn/.
qua, quo /kw/- È una "qua" di quaglia e "quo" di quorum. La combinazione -dqu- si desonorizza in /tkw/-.
que, qui /k/- È una "che" di chela e "chi" di chilo: la semivocale chiusa arrotondata /w/ cade, dunque non si forma il dittongo, fenomeno che si vede pure in portoghese, spagnolo e francese.
qüe, qüi /kw/- È una "que" di quercia e "qui" di aquila: è il secondo e ultimo caso in cui si usa l'umlaut sopra la "u" per indicare che si pronuncia il dittongo.
r, rr; -r /r/-, -/ɾ/-; muta È una "r" di rana, consontante sonora. Il suo comportamento e pronuncia è uguale all'italiano e spagnolo: a inizio parola e quando raddoppiata come "rr" (e.g. carro) è polivibrante, mentre se intervocalica diventa una /ɾ/ monovibrante (come nell'italiano arare, spagnolo toro e inglese americano city, better). Tuttavia, a fine parola (tipicamente negli infiniti dei verbi: -ar, -er, -ir) in catalano cade.
s /s/ È una "s" di senza, consonante sorda. Se raddoppiata, è "ss" di cassa (/ss/).
ç /s/ È una "s" di senza, consonante sorda. La C con la cedilla (il nome viene dall'antico nome della lettera Z, "ceda") si trova pure in portoghese e francese, dove si pronuncia /s/ derivata da un'antica */t͡s/. Era presente pure in spagnolo antico, ma oggi si sostituisce con la "z", avente la pronuncia /s/ in America Latina. In catalano, questa lettera ha un nome tutto suo ed è "Ce trencada"
sh /ʃ/ È una "sci" di scienza, consonante sorda.
t /t/ È una "t" di tavolo, consonante sorda. Le combinazioni -tm- e -tn-, entrambe seguite da una nasale sonora, si sonorizzano in /dm/ e /dn/. Anche -tl- e -tb- si sonorizzano in /dl/ e /db/ per effetto della consonante sonora.
tj, dj /dʒ/ È una "gi" di gelato, consonante sonora.
tge, tgi /dʒ/- È una "gi" di gelato, consonante sonora. A causa della pronuncia, si può rischiare una confusione tra "ge, gi, je, ji, tge, tgi, tj, dj" a meno che le prime quattro si pronunciano come a Barcellona e Girona, cioè senza contatto tra organi. Quelle con contatto dunque sarebbero scritte come un cluster o digrafo a 2 membri con una consonante dentale al primo membro, se si dovesse esporre una rudimentale mnemotecnica.
tx /tʃ/ È una "ci" di ciao, consonante sorda.
ts, ds /t͡s/ È una "z" di zero, consonante sorda (nel Norditalia è solitamente sonorizzata). Questa pronuncia in -ds- deriva da una desonorizzazione.
tz /d͡z/ È una "z" di zero, in questo caso sonora (altrimenti si prende /t͡s/ e si immagina di pronunciarla sonorizzata).
v /v/~/β/ È una "v" di vela, consonante sonora. In Catalogna, si può sentire come una "b" di balena, sonora e senza contatto tra le labbra.
w /w/ È una semivocale arrotondata /w/ o una /v/. Si usa solo in prestiti e la pronuncia dipende dall'origine del prestito (e.g. se è tedesco, sarà una /v/).
-x- -/ʃ/-, -/ks/- Mettendo da parte i cluster consonantici in cui compare, si prendono in esame la posizione intervocalica: è una -/ks/- come clacson tranne se preceduta da due vocali, di cui la seconda è "i": nelle combinazioni eix, aix, oix, uix è una "sci" di scienza. Questa pronuncia appare pure se conclude la parola (e.g. "baix")
x-; -x /ʃ/-; -/ks/ A inizio parola, è una "sci" di scienza. A fine parola o prima di consonanti (e.g. nella parola "extra" presa a prestito), è una "cs" di clacson eccetto con le combinazioni indicate sopra. La pronuncia a inizio e fine parola corrisponde con quella in portoghese.
y /j/ È una "i" di iena, semivocale non arrotondata usata per produrre i dittonghi. Le combinazioni sono "ya, ye, yi, yo, yu". Si ricorda che "ny-" è invece una consonante.
z /z/ È una "s" di sera con sonorizzazione annessa. In alternativa, si può pensare come una "tz" senza contatto tra organi. Il suono è presente pure in portoghese, francese, arabo e dialetto shanghainese. Il cluster -cz-, per effetto di una sonorizzazione data da /z/, si pronuncia /gz/.

Varianti del catalano[modifica | modifica wikitesto]

Mappa dialettale della lingua catalana

Catalano occidentale (Català occidental)

  • Catalano nord-occidentale (Català nord-occidental)
    • Ribagorçà
    • Pallarès
    • Fragatí
  • Valenciano di transizione o tortosì (Valencià de transició o Tortosí) (si può classificare come valenciano o nord-occidentale)
    • Matarranya
    • Maestrat
    • Ebrenc
  • Valenciano (Valencià)
    • Valenciano casteglionenc (Valencià castellonenc)
    • Valenciano apiciat o Valenciano centrale (Valencià apitxat o Valencià central)[8]
    • Valenciano meridionale (Valencià meridional)
    • Valenciano d'Alicante (Valencià alacantí)
    • Maiorchino di Tàrbena e della Vall de Gallinera (Mallorquí de Tàrbena i la Vall de Gallinera)

Catalano orientale (Català oriental)

  • Catalano settentrionale o Rossiglionese (Català septentrional o Rossellonès)
    • Capcinès (Capcinès)
    • Catalano settentrionale di transizione (Català septentrional de transició)
  • Catalano centrale (Català central)
    • Salat (Salat)
    • Barcellonese (Barceloní)
    • Tarragonese (Tarragoní)
    • Xipella (Xipella)
  • Catalano delle Baleari (Balear)
    • Maiorchino (Mallorquí)
    • Minorchino (Menorquí)
    • Ibizenco (Eivissenc)
  • Algherese (Alguerès)

Numero di parlanti il catalano nel mondo (2004)[senza fonte][modifica | modifica wikitesto]

Territori dove è lingua ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Territorio capiscono il catalano parlano catalano
Catalogna 7.502.880 5.933.661
Comunità Valenzana 3.448.368 2.407.951
Baleari 852.780 706.065
Andorra 72.013 57.395
TOTALE 11.810.302 9.092.882

Territori dove il catalano non è lingua ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

Territorio capiscono il catalano parlano catalano
Rossiglione - Francia 256.583 145.777
Frangia d'Aragona - Aragona 50.406 49.398
Alghero 34.525 26.000
Carxe (Murcia) dato sconosciuto dato sconosciuto
Resto del mondo 350.000 350.000
TOTALE 691.514 571.175

Totale[modifica | modifica wikitesto]

Territorio capiscono il catalano parlano catalano
Paesi catalani 11.207.555 9.090.986
Resto del mondo 350.000 350.000
TOTALE 11.557.555 9.440.986

Conoscenza del catalano (cens. 2003-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Territorio Parla Capisce Legge Scrive
Catalogna 84,7 97,4 90,5 62,3
Comunità Valenciana 57,5 78,1 54,9 32,5
Isole Baleari 74,6 93,1 79,6 46,9
Rossiglione (Catalogna del Nord) 37,1 65,3 31,4 10,6
Andorra 78,9 96,0 89,7 61,1
Frangia d'Aragona (o Franja de Ponent) 88,8 98,5 72,9 30,3
Alghero 61,3 90,1 46,5 13,6

(% popolazione sopra i 15 anni).

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Catalano Pronuncia orientale
(e.g. barcellonese)
Pronuncia occidentale
(e.g. ebrenc)
terra terra [ˈtɛrə] [ˈtɛra]
cielo cel [ˈsɛɫ] [ˈsɛɫ]
acqua aigua [ˈajɣwə] [ˈajɣwa]
fuoco foc [ˈfɔk] [ˈfɔk]
uomo home [ˈɔmə] [ˈɔme]
donna dona [ˈdɔnə] [ˈdɔna]
mangiare menjar [məɲˈʒa] [meɲˈdʒa(r)]
bere beure [ˈbɛwrə] [ˈbewre]
grande gran [ˈgɾan] [ˈgɾan]
piccolo petit / xicotet [pəˈtit] / [ʃikuˈtɛt] [peˈtit] / [tʃikoˈtet]
comprare comprar [kumˈpɾa] [komˈpɾa(r)]
notte nit [ˈnit] [ˈnit]
giorno dia / jorn [ˈdiə] / [ˈʒorn] [ˈdia] / [ˈdʒorn]
inglese anglès [əŋˈglɛs] [aŋˈgles]
perché per què [pərˈkɛ] [perˈke]
vita vida [ˈbiðə] (Catalogna orientale) / [ˈviðə] (Isole Baleari) [ˈviða] (Comunità Valenzana) / [ˈbiða] (Catalogna occidentale)

Frasi esempio[modifica | modifica wikitesto]

I numeri[modifica | modifica wikitesto]

  • 1: u / un (masc.) - una (fem.)
  • 2: dos (masc.) - dues (fem.)
  • 3: tres
  • 4: quatre
  • 5: cinc
  • 6: sis
  • 7: set
  • 8: vuit
  • 9: nou
  • 10: deu

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per l'esattezza 9.229.420 secondo Ethnologue (4.079.420 come lingua materna; 5.150.000 come seconda lingua) Cfr. il sito: https://www.ethnologue.com/language/cat
  2. ^ Presenza della lingua italiana nella cultura catalana - Francesc Feliu, Università di Girona
  3. ^ A questo proposito confr. Annamaria Gallina, Grammatica della lingua catalana Barcellona, Editorial Barcino, 1969, pag.10, ISBN 84-7226-151-4
  4. ^ Pierre Bec, La langue occitane, éditions PUF, Paris, 1963. p. 49–50.
  5. ^ a b Sardegna Cultura - L'algherese
  6. ^ a b Città di Alghero/Senzibilizzazione della lingua catalana Archiviato il 29 luglio 2012 in Internet Archive.
  7. ^ Copia archiviata (PDF), su www6.gencat.net. URL consultato il 9 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2012).
  8. ^ L'apitxat si differenzia dal valenciano standard soprattutto nella parte fonetica, in cui le influenze dello spagnolo sono evidenti. Tale dialetto è infatti parlato nelle zone della Comunità Valenciana dove la pressione e la concorrenza del castigliano, sono state, storicamente, più forti che altrove

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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