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Lingua sarda

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Sardo
Sardu
Parlato in Flag of Italy.svg Italia
Regioni Flag of the Italian region Sardinia.svg Sardegna
Locutori
Totale Fra 1.000.000[1] e 1.350.000[2] parlanti. Secondo Ethnologue, 1.050.000 circa[3]
Altre informazioni
Tipo SOV (anche VOS[4] e SVO) sillabica
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Romanze
   Romanze insulari
    Sardo
     (Logudorese, campidanese)
Statuto ufficiale
Minoritaria
riconosciuta in
Italia Italia dalla l.n. 482/1999 (in Sardegna Sardegna dalla l.r. n.26/1997)
Codici di classificazione
ISO 639-1 sc
ISO 639-2 srd
ISO 639-3 srd (EN)
Glottolog sard1257 (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Totus sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade.[5]
Idioma sardo.pngSardinia Language Map.png
Distribuzione geografica della lingua sarda e di quelle alloglotte in Sardegna

Il sardo (nome nativo sardu, lingua sarda in campidanese, limba sarda in logudorese e in LSC) è una lingua[6] appartenente al gruppo romanzo delle lingue indoeuropee che, per differenziazione evidente sia ai parlanti nativi, sia ai non sardi, sia agli studiosi di ogni tempo, deve essere considerata autonoma dai sistemi dialettali di area italica, gallica e ispanica e pertanto classificata come idioma a sé stante nel panorama neolatino[7][8]. È parlata nell'isola e Regione Autonoma della Sardegna.

È classificata come lingua romanza occidentale e viene considerata da molti studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino[9][10][11]; a titolo di esempio, lo storico Manlio Brigaglia rileva che la frase in latino pronunciata da un romano di stanza a Forum Traiani Pone mihi tres panes in bertula ("mettimi tre pani nella bisaccia") corrisponderebbe alla sua traduzione in sardo corrente Ponemi tres panes in bertula[12]. Sebbene la base lessicale sia quindi in massima misura di origine latina, il sardo conserva tuttavia qualche testimonianza del substrato delle lingue parlate prima della conquista romana, tanto che si evidenziano etimi sardiani e fenici in diversi vocaboli, soprattutto toponimi.

Dal 1997 la lingua sarda è co-ufficiale in Sardegna[13]. Dal 1999 è anche riconosciuta come minoranza linguistica storica da parte della Repubblica Italiana ed è tutelata in quanto tale dalla legge 482/99[14].

Indice

Gruppi della lingua sarda e varianti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sardo logudorese e Sardo campidanese.
« Sorge ora la questione se il sardo si deve considerare come un dialetto o come una lingua. È evidente che esso è, politicamente[15], uno dei tanti dialetti dell'Italia, come lo è anche, p. es., il serbo-croato o l'albanese parlato in vari paesi della Calabria e della Sicilia. Ma dal punto di vista linguistico la questione assume un altro aspetto. Non si può dire che il sardo abbia una stretta parentela con alcun dialetto dell'italiano continentale; è un parlare romanzo arcaico e con proprie spiccate caratteristiche, che si rivelano in un vocabolario molto originale e in una morfologia e sintassi assai differenti da quelle dei dialetti italiani »
(Max Leopold Wagner, La lingua sarda - Ilisso, pp.90-91)
Classificazione delle lingue neolatine (Koryakov Y.B., 2001)[16]. La lingua sarda è ascritta nel gruppo distinto del Romanzo Insulare (Island Romance), assieme al còrso antico.

Il sardo propriamente detto viene comunemente distinto in due gruppi (diasistemi o varietà), l'uno riferente ai dialetti centro-settentrionali, l'altro a quelli centro-meridionali[senza fonte]: il logudorese, che include anche la variante nuorese e barbaricina, e il campidanese. Dal punto di vista dialettale, le due definizioni sarebbero in sé errate, poiché fanno riferimento a precise e ristrette aree geografiche, ma, dal punto di vista socio-linguistico e letterario, il campidanese cagliaritano e il logudorese della nobiltà sassarese[senza fonte] hanno costituito per secoli i due modelli linguistici di prestigio per le due grandi aree dialettali, le quali dovrebbero essere chiamate più correttamente Sardo Meridionale e Sardo Settentrionale[senza fonte].

Pur accomunate da una morfologia e da una sintassi fondamentalmente omogenee, le due varietà presentano rilevanti differenze fonetiche e talvolta anche lessicali; purtuttavia, queste non ne ostacolano una sufficiente mutuale comprensibilità.

Esistono inoltre numerosi dialetti (es. arborense, barbaricino meridionale, ogliastrino etc.) che presentano delle caratteristiche appartenenti ora all'una, ora all'altra macro-varietà e risulta difficile tracciare un confine netto tra logudorese e campidanese, problematica comune nella distinzione dei dialetti delle lingue romanze. Le caratteristiche che vengono considerate dirimente sono l'articolo determinativo plurale (is ambigenere in campidanese, sos / sas in logudorese) e il trattamento delle vocali etimologiche latine E e O che rimangono tali in logudorese e sono mutate in I e U in campidanese.

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Viene tuttora parlata in quasi tutta l'isola di Sardegna da un numero di locutori variabile tra 1.000.000 e 1.350.000 unità, generalmente bilingue (sardo/italiano) in situazione di diglossia (la lingua sarda è utilizzata prevalentemente nell'ambito familiare e locale mentre quella italiana viene usata nelle occasioni pubbliche e per la quasi totalità della scrittura). Più precisamente, da uno studio commissionato dalla Regione Sardegna nel 2006[17] risulta che ci siano 1.495.000 persone circa che capiscono la lingua sarda ed 1.000.000 di persone circa in grado di parlarla. In modo approssimativo i locutori attivi del campidanese sarebbero 670.000 circa (il 68,9% dei residenti a fronte di 942.000 persone in grado di capirlo), mentre i parlanti delle varietà logudoresi-nuoresi sarebbero 330.000 circa (compresi i locutori residenti ad Alghero, nel Turritano ed in Gallura) e 553.000 circa i sardi in grado di capirlo. Nel complesso solo meno del 3% dei residenti delle zone sardofone non avrebbe alcuna competenza della lingua sarda. Il sardo è la lingua tradizionale nella maggior parte delle comunità sarde nelle quali complessivamente vive l'82% dei sardi (il 58% in comunità tradizionalmente campidanesi, il 23% in quelle logudoresi). In virtù delle emigrazioni dai centri sardofoni, principalmente logudoresi e nuoresi, verso le zone costiere e le città del nord Sardegna il sardo è, peraltro, parlato anche nelle aree storicamente non sardofone:

  • Nella città di Alghero, dove la lingua più diffusa, assieme all'italiano, è un dialetto del catalano (lingua che, oltre all'algherese, comprende tra le altre anche le parlate delle province di Barcellona, di Girona, delle Isole Baleari e di Valencia), il sardo è capito dal 49,8% degli abitanti e parlato dal 23,2%. Il mantenimento plurisecolare del catalano orientale in questa zona è dato da un particolare episodio storico: le rivolte anticatalane da parte degli algheresi, con particolar riferimento a quella del 1353[18], furono infruttuose poiché la città fu alfine ceduta nel 1354 a Pietro IV il Cerimonioso. Questi, memore delle sollevazioni popolari, espulse tutti gli abitanti originari della città, ripopolandola dapprima con soli catalani di Tarragona, Valencia e delle Isole Baleari e, successivamente, con indigeni sardi che avessero però dato prova di piena fedeltà alla Corona di Aragona.
  • A Isili il romaniska è invece in via d'estinzione, parlato solo da un sempre più ristretto numero di individui. Tale idioma fu importato anch'esso in Sardegna nel corso della dominazione iberico-spagnola, a seguito di un massiccio afflusso di immigrati rom albanesi che, insediatisi nel suddetto paese, diedero origine ad una piccola colonia di ramai ambulanti.
  • Nell'isola di San Pietro e parte di quella di Sant'Antioco, dove persiste il tabarchino, dialetto arcaizzante del ligure. Il tarbarchino fu importato dai discendenti di quei liguri che, nel Cinquecento, si erano trasferiti nell'isolotto tunisino di Tabarka e che, per via dell'esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe, ebbero da Carlo Emanuele III di Savoia il permesso di colonizzare le due piccole e inabitate isole sarde nel 1738: il nome del comune appena fondato, Carloforte, sarebbe stato scelto dai coloni in onore del sovrano piemontese. La permanenza compatta in una sola locazione, unita ai processi proiettivi di auto-identificazione dati dalla percezione che i tabarchini avrebbero avuto di sé stessi in rapporto agli indigeni sardi[19], hanno comportato nella popolazione locale un alto tasso di lealtà linguistica a tale dialetto ligure, ritenuto un fattore necessario per l'integrazione sociale: difatti, la lingua sarda è compresa da solo il 15,6% della popolazione e parlata da un ancor più esiguo 12,2%.
  • Nel centro di Arborea (Campidano di Oristano) il veneto, trapiantato negli anni trenta del novecento dagli immigrati veneti giunti a colonizzare il territorio ivi concesso dalle politiche fasciste, è oggigiorno in forte regresso, soppiantato sia dal sardo che dall'italiano. Anche nella frazione algherese di Fertilia sono predominanti, accanto all'italiano standard, dialetti di tale famiglia (anch'essi in netto regresso) introdotti nell'immediato dopoguerra da gruppi di profughi istriani su un preesistente substrato ferrarese.

Un discorso a parte va fatto per gli idiomi parlati nell'estremo nord dell'isola, in quanto la maggior parte degli studiosi li considera parlate solo geograficamente sarde ma, linguisticamente, facenti parte del sistema linguistico italiano di tipo còrso/toscano per sintassi, grammatica ed in buona parte lessico. Secoli di contiguità hanno fatto sì che, tra il sardo ed i dialetti sardo-corsi afferenti all'area italiana, vi fossero reciproche influenze sia fonetico-sintattiche che lessicali, senza però che ciò comportasse l'annullamento delle differenze fondamentali tra i due sistemi linguistici. I cosiddetti idiomi sardo-corsi sono:

  • il gallurese, parlato nella parte nord-orientale dell'isola, è di fatto una variante del còrso meridionale, conosciuto dai linguisti col nome di còrso-gallurese. L'idioma sorse verosimilmente a cavallo tra il XV e il XVII secolo a seguito di notevoli flussi migratori nella regione di genti còrse; vi è però da considerare che Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia, segnala la storica presenza di una tribù nuragica nel nord della Sardegna chiamata Corsi. La lingua sarda è capita da ben il 73,6% della popolazione ivi presente, ma parlata da una comunità di locutori concentrata nei comuni di fascia costiera e in piccole enclavi linguistiche, quali Luras, che rappresentano il 15,1% dei galluresi.
  • il turritano o sassarese, parlato a Sassari, Porto Torres, Sorso, Castelsardo e nei loro dintorni, nato nel XII-XIII secolo. Esso conserva grammatica e struttura di base corso-toscana a riprova della sua origine comunale e mercantile, ma presenta profonde influenze del sardo logudorese in lessico e fonetica, oltre a quelle minori del ligure, del catalano e dello spagnolo. Tenendo anche conto della presenza di numerose enclavi in cui i due idiomi convivono, nel Turritano la lingua sarda è capita dal 67,8% della popolazione e parlata dal 40,5%.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Il sardo (nelle due varianti logudorese e campidanese) durante il periodo medioevale ha costituito la lingua ufficiale e nazionale dei Giudicati isolani, anticipando in emancipazione le altre lingue neolatine. Presentava ovviamente un maggior numero di arcaismi e latinismi rispetto alla lingua attuale, l'utilizzo di caratteri oggi entrati in disuso nonché in diversi documenti una grafia della lingua scritta che risentiva degli influssi degli scrivani, spesso toscani, genovesi o catalani.

Dante Alighieri nel suo De vulgari eloquentia (1303-1305) ne riferisce ed espelle criticamente i sardi, a rigore non italiani (Latii)[20], in quanto essi soli appaiono privi di un volgare loro proprio e imitano la "gramatica" come le scimmie imitano gli uomini: dicono infatti "domus nova" e "dominus meus", in quanto a parer suo non avrebbero volgare preferendo invece scimmiottare il latino[21][22]

Tale controversa asserzione sulla rappresentazione del sardo, a parere di Dante latino schietto, è stata confutata non solo dalla ricerca scientifica moderna, ma anche dal fatto che il sardo, ormai evolutosi autonomamente dal latino, fosse divenuto già in quell'epoca una lingua pressoché incomprensibile a tutti fuorché gli isolani. Famosi sono due versi del XII secolo attribuiti al trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras, che paragona il sardo al tedesco ed al berbero: «No t'intend plui d'un Toesco / o Sardo o Barbarì» (lett. "non ti capisco più di un tedesco / o sardo o berbero")[23][24] e quelli di Fazio degli Uberti (XIV secolo) il quale nel Dittamondo scrive dei sardi: «una gente che niuno non la intende / né essi sanno quel ch'altri pispiglia "» (lett. "una gente che nessuno capisce / ne essi capiscono quel che gli altri bisibiglano")[25].

Il primo documento scritto in cui compaiono elementi della lingua sarda risale al 1063 e si tratta dell'atto di donazione da parte di Barisone I di Torres indirizzato all'abate Desiderio a favore dell'abbazia di Montecassino.[26]

Prima pagina della Carta de Logu arborense

Altri documenti di grande rilevanza sono i Condaghi, la Carta Volgare (1070/1080), il Privilegio logudorese (1080-1085) conservato presso l'Archivio di Stato di Pisa[27], la Donazione di Torchitorio (1089 o 1103) proveniente dalla chiesa di San Saturnino nella diocesi di Cagliari e, assieme alla seconda Carta Marsigliese[28], attualmente conservata negli Archivi Dipartimentali delle Bouches-du Rhone a Marsiglia[29], oltre ad un particolare atto (1173) tra il Vescovo di Civita Bernardo e Benedetto, allor amministratore del'Opera del Duomo di Pisa[30].

Gli Statuti Sassaresi, scritti in logudorese (1316), sono un altro importante esempio di documentazione linguistica[31]; è infine d'uopo menzionare la Carta de Logu[32][33] del Regno di Arborea (1355-1376), che sarebbe rimasta in vigore fino al 1827.

Periodo pisano-genovese[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla scomparsa del giudicato di Cagliari di quello Gallura nella seconda metà del XIII secolo, negli ex-territori giudicali caduti sotto il dominio dei della Gherardesca e della Repubblica di Pisa si ebbe un considerevole processo di toscanizzazione della lingua locale che, secondo il linguista Eduardo Blasco Ferrer, causò una prima frammentazione del sardo, prima di allora fortemente omogeneo[34]. Un'importante documento in volgare toscano è il Breve di Villa di Chiesa, codice di leggi della città mineraria di Villa di Chiesa (attuale Iglesias). Il giudicato di Torres finì invece sotto l'influenza genovese, in particolare dei Doria.

Periodo catalano[modifica | modifica wikitesto]

L'infeudamento della Sardegna da parte di papa Bonifacio VIII nel 1297, senza che questi avesse tenuto conto delle realtà statuali già presenti al suo interno, portò alla fondazione nominale del Regno di Sardegna. Una lunga fase di guerre tra Arborea e Aragonesi, conclusesi con la definitiva vittoria catalana a Sanluri nel 1409 e la rinuncia dei diritti di successione arborensi da parte di Guglielmo III di Narbona, segnò la fine dell'indipendenza sarda; ogni focolaio di ribellione anticatalana, quali la rivolta ad Alghero nel 1353 ed a Macomer nel 1478, venne sistematicamente neutralizzato. L'assimilazione conseguente alla conquista dell'isola fu pressoché totale ed investì ogni aspetto della società; il catalano assunse infatti lo status di lingua egemone, in una condizione diglossica in cui il sardo venne relegato, nella vita pubblica ed intellettuale, ad una posizione secondaria: valutazione valida in particolar modo nel capo di sotto, la cui macrovariante subì un'ingente e larga serie di prestiti dall'idioma dominante tanto da figurarvi espressioni idiomatiche quali "No scit su catalanu" (trad. Non sa il catalano) per indicare una persona che non sapeva esprimersi correttamente. È assodato che il catalano fosse la lingua di prestigio scelta dalla classe piccoloborghese e dal clero, essendo parlato nelle città, come riferisce l'avvocato Sigismondo Arquer (autore della Sardiniae brevis historia et descriptio), ed il sardo nelle campagne, prevalendo quest'ultimo in più parti del Regno. I Gesuiti, che fondarono dei collegi a Sassari (1559), Cagliari (1564), Iglesias (1578) ed Alghero (1588), inizialmente promossero una politica linguistica a favore del sardo, salvo poi mutarla rapidamente a favore dello spagnolo. Contribuirono alla diffusione popolare del catalano le laude religiose in onore di Maria e dei santi, i goigs (donde il campidanese gocius).

In questo periodo del sardo, pur essendo la lingua parlata dalla popolazione, abbiamo una deficitaria documentazione scritta, che però ben esplica le contaminazioni apportate dagli idiomi iberici. Ad esempio:

Antonio Cano (1400-1476) - Sa Vitta et sa Morte, et Passione de sanctu Gavinu, Brothu et Ianuariu (XV secolo, pubbl. 1557):

« Tando su rey barbaru su cane renegadu / de custa resposta multu restayt iradu / & issu martiriu fetit apparigiare / itu su quale fesit fortemente ligare / sos sanctos martires cum bonas catenas / qui li segaant sos ossos cum sas veinas / & totu sas carnes cum petenes de linu »

L'opera Rimas Spirituales di Gerolamo Araolla si prefigge il compito di "magnificare et arrichire sa limba nostra sarda", allo stesso modo in cui i poeti spagnoli, francesi ed italiani lo avevano fatto per la loro rispettiva lingua[35], seguendo schemi già collaudati (es. la Deffense et illustration de la langue françoyse, il Dialogo delle lingue): per la prima volta è così posta la cosiddetta questione della lingua sarda, poi approfondita da vari altri autori.

Antonio Lo Frasso, poeta nato ad Alghero (città che ricorda con affetto in vari versi[36]) e vissuto a Barcellona, è probabilmente il primo intellettuale di cui abbiamo testimonianza a comporre in sardo liriche amorose, benché abbia scritto maggiormente in un castigliano pregno di catalanismi; si tratta in particolare di due sonetti (Cando si det finire custu ardente fogu e Supremu gloriosu exelsadu) e di un poema in ottave reali, facenti parte della sua opera principale Los diez libros de fortuna d'Amor (1573):

« ...Non podende sufrire su tormentu / de su fogu ardente innamorosu. / Videndemi foras de sentimentu / et sensa una hora de riposu, / pensende istare liberu e contentu / m'agato pius aflitu e congoixosu, / in essermi de te senora apartadu, / mudende ateru quelu, ateru istadu... »

Periodo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1624, con la riorganizzazione della monarchia da parte del Conte-Duca di Olivares, la Sardegna entra pienamente nell'orbita spagnola. Lo spagnolo (anche conosciuto come castigliano) sarebbe rimasto una lingua elitaria pertinente ai campi della letteratura e dell'istruzione, a differenza del catalano, la cui forza di propagazione fu tale da entrare in tutte le contrade sarde (con più o meno prepotenza) e resistere tenacemente negli atti pubblici e nei libri di battesimo. Nonostante ciò, gran parte degli studiosi sardi dell'epoca conosceva bene lo spagnolo, tanto che Vicente Bacallar Sanna è stato un fondatore della Real Academia Española[37], e avrebbe scritto tanto in spagnolo quanto in sardo fino al XIX° secolo. Il sardo resta comunque l'unico e spontaneo codice della stragrande maggioranza della popolazione, rispettato e anche appreso dai conquistatori[38]. La situazione sociolinguistica è data da una competenza, sia attiva che passiva, nelle città delle due lingue coloniali e del sardo nei vari paesi, come riportano vari autori fra cui figurano l'ambasciatore Martin Carillo (autore dell'ironico giudizio sui sardi: pocos, locos y mal unidos)[38], l'anonimo del Llibre dels feyts d'armes de Catalunya (un cui passaggio recita: "parlen la llengua catalana molt polidament, axì com fos a Catalunya"), il rettore del collegio gesuita sassarese Baldassarre Pinyes che a Roma scriveva: "per ciò che concerne la lingua sarda, sappia vostra paternità che essa non è parlata in questa città, né in Alghero, né a Cagliari: la parlano solo nelle ville". La consistente presenza, nel capo di sopra, di feudatari valenzani e aragonesi, oltre che di soldati mercenari lì stanziati di guardia, fa sì che il logudorese risulti la macrovariante avente più influenze dal castigliano; inoltre, altri vettori di ingresso furono, per quanto concerne i prestiti linguistici, la poesia orale, le opere teatrali ed i gosos/gozos (vocabolo derivante da gozos); a tal proposito, si annoti che testimonianze scritte del sardo permangono negli atti notarili, che pur subiscono crudi castiglianismi ed italianismi nel lessico e nella forma, e nell'allestimento di opere religiose a scopo di catechesi, quali Sa Dottrina et Declarassione pius abundante e Sa Breve Suma de sa Doctrina in duas maneras.

Un atto del 1620, tuttora presente nell'archivio di Bosa, è un importante documento che attesta della lingua anche il suddetto impiego[39].

Frattanto il parroco orgolese Ioan Mattheu Garipa, nella composizione dell'opera Legendariu de Santas Virgines, et Martires de Iesu Christu, pone in evidenza la nobiltà del sardo, in quanto lingua popolare che più ha conservato e tenuto stretti i rapporti con il latino classico:

« Las apo voltadas in sardu menjus qui non in atera limba pro amore de su vulgu [...] qui non tenjan bisonju de interprete pro bi-las decrarare, et tambene pro esser sa limba sarda tantu bona, quanta participat de sa latina, qui nexuna de quantas limbas si plàtican est tantu parente assa latina formale quantu sa sarda. »

Periodo sabaudo e Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

(SC)

« A sos tempos de sa pizzinnia, in bidda, totus chistionaiamus in limba sarda. In domos nostras no si faeddaiat atera limba. E deo, in sa limba nadìa, cominzei a connoscher totu sas cosas de su mundu. A sos ses annos, intrei in prima elementare e su mastru de iscola proibeit, a mie e a sos fedales mios, de faeddare in s'unica limba chi connoschiamus: depiamus chistionare in limba italiana, «la lingua della Patria», nos nareit, seriu seriu, su mastru de iscola. Gai, totus sos pizzinnos de 'idda, intraian in iscola abbistos e allirgos e nde bessian tontos e cari-tristos. »

(IT)

« Quando ero bambino in paese parlavamo tutti in lingua sarda. Nelle nostre case non si parlava nessun'altra lingua. E io iniziai a conoscere tutte le cose del mondo nella lingua nativa. A sei anni andai in prima elementare e il maestro di scuola proibì, a me e ai miei coetanei, di parlare nell'unica lingua che conoscevamo: dovevamo parlare in lingua italiana, "la lingua della Patria", ci diceva serio. Fu così che tutti i bambini del paese entravano a scuola svegli e allegri e ne uscivano intontiti e tristi. »

(Francesco Masala, Sa limba est s'istoria de su mundu, Condaghes, pp.4)

L'esito della guerra di successione spagnola determinò la sovranità austriaca dell'isola, confermata poi dai trattati di Utrecht e Rastadt (1713-1714); purtuttavia durò appena quattro anni giacché, nel 1717, una flotta spagnola rioccupò Cagliari e nell'anno successivo, per mezzo di un trattato poi ratificato all'Aia nel 1720, la Sardegna venne assegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia in cambio della Sicilia. L'isola entrò così nell'orbita italiana dopo quella iberica.

Nel periodo sabaudo, opere di intellettuali quali il canonico, professore e senatore Giovanni Spano posero in maniera esplicita la questione della lingua sarda, elevando una variante unanimemente accettata a letteraria per via dei suoi stretti rapporti con il latino, esattamente come il dialetto fiorentino si sarebbe imposto in Italia quale "italiano illustre"[40]; degna di nota è anche l'opera, considerata come il primo studio sistematico sulla lingua sarda, del filologo Matteo Madau, Il ripulimento della lingua sarda lavorato sopra la sua antologia colle due matrici lingue, la greca e la latina, nella quale non nasconde un qual certo spirito patriottico nei confronti della Sardegna[41]: l'intenzione che lo anima è, difatti, quella di tracciare il percorso ideale attraverso il quale il sardo assurga allo status ufficiale di lingua nazionale dell'isola[42][43]. Purtuttavia, la politica del governo savoiardo (in particolare, del ministro Bogino) di espansione verso la penisola italiana portò verso l'unione linguistica dei territori sabaudi con l'imposizione, nell'isola, dell'italiano per legge nel 1760[44][45][46][47] (benché la stessa dinastia regnante fosse invece francofona, rimanendo tale per lungo tempo[48]); l'italiano era, fino ad allora, una lingua pressoché sconosciuta alla popolazione[49]. La diffusione, all'inizio lenta, del toscano ha dunque innescato un processo di erosione ed estinzione linguistica che potrebbe portare il sardo alla sua scomparsa definitiva in seno all'isola stessa.

A detta di Carlo Baudi di Vesme (Cuneo 1809Torino 1877), la proscrizione e lo sradicamento della lingua sarda da ogni profilo privato e sociale dell'isola sarebbe stato auspicabile nonché necessario, quale opera di "incivilimento" dei sardi, perché fossero così integrati nell'orbita ormai spiccatamente italiana del Regno[50], ma in realtà ineriva ad un progetto di rafforzamento politico del dominio savoiardo sulla classe colta isolana ancora molto legata alla penisola iberica, attraverso la neutralizzazione di qualsivoglia elemento recasse traccia iberica nell'isola e, conseguentemente, del cosiddetto "Partito Spagnolo". Nello stesso periodo di tempo, vari cartografi piemontesi italianizzarono i toponimi dell'isola: benché qualcuno fosse rimasto inalterato, la maggior parte subì un processo di adattamento alla pronuncia italiana che perdura tutt'oggi, spesso artificioso e figlio di un'erronea interpretazione del significato nell'idioma locale.

Nonostante queste politiche di acculturazione, l'inno del Regno di Sardegna sabaudo e del Regno d'Italia, composto da Vittorio Angius e musicato da Giovanni Gonella nel 1843, sarebbe stato S'hymnu sardu nationale finché, una volta unificata la penisola italiana, non venne sostituito dalla Marcia Reale.

In un crescendo di multe e divieti all'insegna dell'assimilazione culturale, nel corso del ventennio fascista il regime era inoltre riuscito a bandire, dal 1932 al 1937, anche le gare poetiche tenute nella suddetta lingua[51][52]: paradigmatico è il caso di Salvatore Poddighe, uccisosi per disperazione in seguito al sequestro del suo magnum opus (Sa Mundana Cummedia)[53].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Politiche di stampo assimilatore sarebbero state applicate anche nel secondo dopoguerra, con una italianizzazione progressiva di siti storici e oggetti appartenenti alla vita quotidiana e un'istruzione obbligatoria che ha insegnato l'uso della lingua italiana, non prevedendo un parallelo insegnamento di quella sarda e, anzi, attivamente scoraggiandolo attraverso divieti e sorveglianza diffusa di chi lo promuovesse[54]: i maestri disprezzavano infatti la lingua, ritenendola un rude dialetto e contribuendo a un ulteriore abbassamento del suo prestigio presso la comunità sardofona stessa.

Alcune personalità, specialmente d'ambito autonomista e indipendentista, ritengono che l'innescamento del processo di assimilazione possa portare anche alla morte del concetto di nazione sarda[55] diversamente da quanto avvenuto, per esempio, in Irlanda. Purtuttavia, benché l'italiano fosse stato reso lingua ufficiale fin dalla metà del Settecento, il vero processo di sostituzione della lingua sarda con quella italiana si è avuto solo dopo gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso[56], che hanno visto la diffusione, sia sul territorio isolano che nel resto del territorio italiano, dei mezzi di comunicazione di massa[57]. Soprattutto la televisione ha diffuso l'uso dell'italiano e ne ha facilitato la comprensione e l'utilizzo anche tra le persone che, fino a quel momento, si esprimevano esclusivamente in sardo.

Si è osservato, nel periodo contemporaneo, a livello istituzionale un forte osteggiamento della lingua[58][59] e nel circuito accademico-intellettuale italiano, concezione poi interiorizzata nell'immaginario comune, essa era (ancora a detta di certuni è[60][61], il più delle volte per ragioni ideologiche o come residuo, adottato per inerzia, di vecchie consuetudini date dalle prime) spesso etichettata come un dialetto italiano (laddove, all'estero, la maggior parte degli studiosi[62] riteneva che si dovesse considerare un gruppo autonomo nell'ambito delle lingue romanze), subendo tutte le discriminazioni e i pregiudizi legati ad una tale associazione, soprattutto l'esser ritenuta una forma "bassa" di espressione[63][64] e l'esser ricondotta ad un certo "tradizionalismo".[65][66]

Chiesa del Pater Noster, Gerusalemme. Iscrizione del Padre Nostro (Babbu Nostru) in sardo.

Benché siano state avviate numerose campagne a favore di un bilinguismo effettivamente paritario, e vi risultino al riguardo profondi fermenti di matrice identitaria[56], ciò che si riscontra attraverso analisi pare sia una lenta ma costante regressione nella competenza sia attiva che passiva di tale lingua, per motivi di natura principalmente politica e socioeconomica (l'uso dell'italiano presentato come una chiave di avanzamento e promozione sociale[67][68], stigma associato all'impiego del sardo, il progressivo spopolamento delle zone interne verso quelle costiere, l'afflusso di genti dalla penisola e i potenziali problemi di mutua comprensibilità fra le varie lingue parlate[69], etc.): appena il 13% dei bambini parlerebbe in sardo abitualmente, peraltro solo in zone interne[70] quali il Goceano, l'alta Barbagia e le Baronie[71][72]. Prendendo in esame la situazione di taluni centri logudoresi (come Laerru, Chiaramonti e Ploaghe) in cui il tasso di sardofonia dei bambini è pari allo 0%, vi è chi parla in merito di un autentico suicidio linguistico in capo a ormai poche decine di anni[73].

Purtuttavia, secondo le suddette analisi sociolinguistiche, tale processo non risulta affatto omogeneo[74][75], presentandosi in maniera ben più evidente nelle città che non nei paesi. Al giorno d'oggi, il sardo è una lingua la cui vitalità è riconoscibile in un'instabile[56] condizione di diglossia (ormai dilalia) e code switching, e che non entra (o non vi ha ampia diffusione) nell'amministrazione, nel commercio, nella chiesa[76], nella scuola[73], nelle università locali di Sassari[77][78] e di Cagliari e nei mass media[79][80][81][82]; per tali ragioni, l'UNESCO classifica la lingua e ogni sua variante a serio rischio di estinzione (definitely endangered)[83][84].

Vi è una sostanziale divisione tra chi crede che la legge in tutela della lingua sia giunta troppo tardi, ritenendo che il suo impiego sia stato oramai sostituito da quello dell'italiano, e chi invece asserisce che sia fondamentale per rafforzare l'uso corrente di questa lingua. Le considerazioni sulla frammentazione dialettale della lingua sono portate come argomento contrario ad un intervento istituzionale per il suo mantenimento e valorizzazione: altri rilevano che questo problema sia già stato affrontato in altre zone europee, come ad esempio la Catalogna, dove la lingua sviluppatasi non è che frutto di un processo di standardizzazione dei suoi eterogenei dialetti. In generale, la standardizzazione della lingua è controversa, essendo soggetta a polemiche o, nelle città, indifferenza[85][86].

La revisione della spesa pubblica del governo Monti avrebbe abbassato ulteriormente il livello di tutela della lingua, già di per sé piuttosto basso se non nullo[87], attuando una distinzione fra le lingue soggette a tutela in base ad accordi internazionali e considerate minoranze nazionali (tedesco, sloveno e francese[88]) e quelle afferenti a comunità che non hanno una struttura statale straniera alle spalle, riconosciute semplicemente come minoranze linguistiche. Tale disegno di legge, alla fine mai approvato[89][90] (lo stato italiano ad oggi non ha ancora ratificato la Carta Europea della lingue minoritarie[91][92]), ha destato comunque una certa reazione da più parti del mondo politico e intellettuale isolano[93][94][95][96][97][98][99].

Gli anni '90 hanno conosciuto un rinnovamento delle forme espressive nel panorama musicale sardo: molti artisti, spaziando dai generi più tradizionali (cantu a tenore, cantu a chiterra, gozos etc.) al rock (Kenze Neke, Askra, Tzoku, Tazenda etc.) e addirittura rap e hip hop (Dr. Drer e CRC Posse, Quilo, Sa Razza, Malam, Menhir, Stranos Elementos, Randagiu Sardu, Futta etc.) utilizzano infatti la lingua per promuovere l'isola e riconoscere i suoi vecchi problemi e le nuove sfide[100][101][102][103]. Vi sono anche dei film (come Su Re, Bellas Mariposas, Treulababbu, Sonetaula etc.) realizzati in sardo coi sottotitoli in italiano[104], e altri ancora (come Metropolis) coi sottotitoli in sardo[105].

Grazie ad un'intesa fra la Regione e la Direzione scolastica regionale, sarebbe risultato che dall'anno scolastico 2013/2014 in poi le famiglie potessero scegliere se far insegnare il sardo a scuola ai loro figli per mezzo dei moduli di pre-iscrizione[106][107][108]: purtuttavia, giacché pochissime scuole hanno rispettato questo diritto e legge (molte non hanno nemmeno informato su questa possibilità le famiglie[109]), è stata lanciata una petizione[110] nonché un'attività di sensibilizzazione, tuttora promossa in diverse forme. A partire dalle sessioni d'esame tenute nel 2013, hanno recentemente suscitato sorpresa, data la non istituzionalizzazione (de facto) della lingua di cui si è già parlato, dei tentativi da parte di alcuni allievi di presentare l'esame o parte di esso in lingua sarda[111][112][113][114][115][116][117][118][119]. Sono inoltre sempre più frequenti anche le dichiarazioni di matrimonio in tale lingua su richiesta dei coniugi[120][121][122][123].

Ha suscitato particolare scalpore l'iniziativa virtuale di alcuni sardi su Google Maps, in risposta a un'ordinanza del Ministero delle Infrastrutture che ordinava a tutti i sindaci della regione di eliminare i cartelli in sardo piazzati all'ingresso dei centri abitati: tutti i comuni avevano infatti ripreso il loro nome originario per circa un mese, finché lo staff di Google non decise di riportare la toponomastica nel solo italiano[124][125][126].

Di rilevanza è l'impiego, da parte di alcune società sportive quali la Dinamo Basket Sassari[127] e il Cagliari Calcio, della lingua nelle sue campagne promozionali[128][129]. In seguito a una campagna di adesioni[130], è stata resa possibile l'inclusione del sardo fra le lingue selezionabili su Facebook. L'opzione di scelta è ora a tutti gli effetti attiva ed è possibile avere la pagina in lingua sarda.[131][132]

In conclusione, la comunità sardofona costituisce ancora, con circa 1.7 milioni di parlanti nativi (di cui 1.291.000 presenti in Sardegna), la più consistente minoranza linguistica riconosciuta in Italia[133] benché sia paradossalmente, allo stesso tempo, quella cui lo stato garantisce meno tutela. Al di fuori dell'Italia, in cui al momento non è prevista alcuna possibilità di insegnamento strutturato della suddetta lingua minoritaria, si tengono corsi specifici in paesi quali Germania (università di Stoccarda, Monaco e Tubinga), Spagna (università di Girona)[134] e Repubblica Ceca (università di Brno)[135][136]; per un qual certo periodo di tempo, il prof. Sugeta ne teneva alcuni anche in Giappone all'università di Waseda (Tokyo)[137][138][139]. Nel mentre, si osserva che l'italiano sta erodendo, nel tempo, sempre più spazi associati al sardo, ormai in stato di generale deperimento con la già menzionata eccezione di alcune "sacche linguistiche". Laddove la pratica linguistica del sardo è ora per tutta l'isola in declino, è invece in notevole aumento nelle nuove generazioni quella dell'italiano di Sardegna (spesso chiamato dai sardofoni, in segno di ironico spregio, italiànu porcheddìnu[140], da tradursi in "italiano maialesco"): si tratta di una parlata dialettale dell'italiano che, dal punto di vista lessicale e sintattico, risente grandemente degli influssi del sardo anche in quei parlanti che non hanno ormai alcuna conoscenza di tale lingua. Si può quindi asserire che il sardo lascerà in ogni caso le sue tracce nell'italiano locale sotto forma di substrato. Non essendosi ancora realizzata alcuna forma di bilinguismo paritario, la lingua sarda continua la sua agonia, seppur con minore velocità rispetto a qualche tempo fa, soprattutto grazie all'impegno di varie associazioni culturali che ne promuovono l'uso. Ad oggi, si ritiene improbabile il rinvenimento in tempi brevi di una soluzione legislativa e politica alla questione linguistica sarda[56].

Il sardo tra le comunità linguistiche di minoranza riconosciute ufficialmente in Italia[141]

Riconoscimento istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Toponimi della Sardegna.
Segnaletica locale bilingue italiano/sardo
Segnale di inizio centro abitato in sardo a Siniscola/Thiniscole

La lingua sarda è stata riconosciuta con Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 "Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna" come lingua co-ufficiale della Regione autonoma della Sardegna dopo l'italiano (la Legge regionale prevede la tutela e valorizzazione della lingua e della cultura, pari dignità rispetto alla lingua italiana con riferimento anche al catalano di Alghero, al tabarchino dell'isola di San Pietro, al sassarese e gallurese, la conservazione del patrimonio culturale/bibliotecario/museale, la creazione di Consulte Locali sulla lingua e la cultura, la catalogazione e il censimento del patrimonio culturale, concessione di contributi regionali ad attività culturali, programmazioni radiotelevisive e testate giornalistiche in lingua, uso della lingua sarda in fase di discussione negli organi degli enti locali e regionali con verbalizzazione degli interventi accompagnata dalla traduzione in italiano, uso nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali, ripristino dei toponimi in lingua sarda e installazione di cartelli segnaletici stradali e urbani con la denominazione bilingue). La legge regionale applica e regolamenta alcune norme dello Stato a tutela delle minoranze linguistiche.

Nessun riconoscimento è invece attribuito alla lingua sarda dallo Statuto della Regione Autonoma (a differenza degli Statuti della Valle d'Aosta e del Trentino-Alto Adige), che è legge costituzionale.

Si applicano invece al sardo (come al catalano di Alghero) l'art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) e la Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche"[142] che prevede misure di tutela e valorizzazione (uso della lingua minoritaria nelle scuole materne, primarie e secondarie accanto alla lingua italiana, uso da parte degli organi di Comuni, Comunità Montane, Province e Regione, pubblicazione di atti nella lingua minoritaria fermo restando l'esclusivo valore legale della versione italiana, uso orale e scritto nelle pubbliche amministrazioni escluse forze armate e di polizia, adozione di toponimi aggiuntivi nella lingua minoritaria, ripristino su richiesta di nomi e cognomi nella forma originaria, convenzioni per il servizio pubblico radiotelevisivo) in ambiti definiti dai Consigli Provinciali su richiesta del 15% dei cittadini dei comuni interessati o di 1/3 dei consiglieri comunali. Ai fini applicativi tale riconoscimento, che si applica alle "...popolazioni...parlanti...sardo", il che escluderebbe a rigore gallurese e sassarese in quanto geograficamente sardi ma linguisticamente di tipo còrso, e sicuramente il ligure-tabarchino dell'isola di San Pietro.

Il relativo Regolamento attuativo DPR n. 345 del 2 maggio 2001 (Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche) detta regole sulla delimitazione degli ambiti territoriali delle minoranze linguistiche, sull'uso nelle scuole e nelle università, sull'uso nella pubblica amministrazione (da parte della Regione, delle Province, delle Comunità Montane e dei membri dei Consigli Comunali, sulla pubblicazione di atti ufficiali dello Stato, sull'uso orale e scritto delle lingue minoritarie negli uffici delle pubbliche amministrazioni con istituzione di uno sportello apposito e sull'utilizzo di indicazioni scritte bilingue ...con pari dignità grafica, e sulla facoltà di pubblicazione bilingue degli atti previsti dalle leggi, ferma restando l'efficacia giuridica del solo testo in lingua italiana), sul ripristino dei nomi e dei cognomi originari, sulla toponomastica (...disciplinata dagli statuti e dai regolamenti degli enti locali interessati) e la segnaletica stradale (nel caso siano previsti segnali indicatori di località anche nella lingua ammessa a tutela, si applicano le normative del Codice della Strada, con pari dignità grafica delle due lingue), nonché sul servizio radiotelevisivo.

La bozza di atto di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d'Europa del 5 novembre 1992 (già sottoscritta, ma mai ratificata, dalla Repubblica Italiana il 27 giugno 2000) attualmente all'esame del Senato prevede, senza escludere l'uso della lingua italiana, misure aggiuntive per la tutela della lingua sarda e per il catalano (istruzione prescolare in sardo, educazione primaria e secondaria agli allievi che lo richiedano, insegnamento della storia e della cultura, formazione degli insegnanti, diritto di esprimersi in lingua nelle procedure penali e civili senza spese aggiuntive, consentire l'esibizione di documenti e prove in lingua nelle procedure civili, uso negli uffici statali da parte dei funzionari in contatto con il pubblico e possibilità di presentare domande in lingua, uso nell'amministrazione locale e regionale con possibilità di presentare domande orali e scritte in lingua, pubblicazione di documenti ufficiali in lingua, formazione dei funzionari pubblici, uso congiunto della toponomastica nella lingua minoritaria e adozione dei cognomi in lingua, programmazioni radiotelevisive regolari nella lingua minoritaria, segnalazioni di sicurezza anche in lingua, promozione della cooperazione transfrontaliera tra amministrazioni in cui si parli la stessa lingua).

Le forme di tutela previste per la lingua sarda sono pressoché assimilabili a quelle riconosciute per il friulano e in generale quasi tutte le altre minoranze etnico-linguistiche d'Italia (albanesi, catalane, greche, croate, franco-provenzali e occitane, etc.), ma di gran lunga inferiori a quelle assicurate per le comunità francofone in Valle d'Aosta, a quelle slovene in Friuli-Venezia Giulia e, infine, a quelle ladine e germanofone in Alto-Adige.

Il sardo è riconosciuto come lingua dalla norma ISO 639 che le attribuisce i codici sc (ISO 639-1: Alpha-2 code) e srd (ISO 639-2: Alpha-3 code). I codici previsti per la norma ISO 639-3 ricalcano quelli utilizzati dal SIL per il progetto Ethnologue e sono:

  • sardo campidanese: "sro"
  • sardo logudorese: "src"
  • gallurese: "sdn"
  • sassarese: "sdc"

Per l'elenco dei comuni riconosciuti ufficialmente minoritari ai sensi dell'art. 3 della legge 482/1999 e per i relativi toponimi ufficiali in lingua sarda ai sensi dell'art. 10 vedi Toponimi della Sardegna.

La delibera della Giunta regionale del 26 giugno 2012[143] ha introdotto l'uso delle diciture ufficiali bilingui nello stemma della Regione Autonoma della Sardegna e in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le sue attività di comunicazione istituzionale. Quindi, con la stessa evidenza grafica dell'italiano, viene riportata l'iscrizione equivalente a Regione Autonoma della Sardegna in sardo ovvero «Regione Autònoma de Sardigna»[144].

Il giorno 5 agosto 2015, la Commissione Paritetica Stato-Regione ha approvato la proposta, inoltrata dall'Assessorato della Pubblica Istruzione, che trasferirebbe alla Regione Sarda le funzioni in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, quali sardo e catalano algherese[145].

Fonetica, morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Fonetica[modifica | modifica wikitesto]

Vocali: /ĭ/ e /ŭ/ (brevi) latine hanno conservato i loro timbri originali [i] e [u]; ad es. il latino siccus diventa siccu (e non come italiano secco, francese sec). Un'altra caratteristica è l'assenza della dittongazione delle vocali medie (/e/ e /o/). Ad es. il latino potest diventa podet (pron. [ˈpoðete]), senza dittongo a differenza dell'italiano può, spagnolo puede, francese peut.

Esclusivi — per l'area romanza attuale — dei dialetti centro-settentrionali del sardo sono inoltre il mantenimento della [k] e della [g] velari davanti alle vocali palatali /e/ ed /i/ (es.: chentu per l'italiano cento e il francese cent).

Una delle caratteristiche del sardo è l'evoluzione di [ll] nel fonema cacuminale [ɖ] (es. cuaddu o caddu per cavallo, anche se questo non avviene nel caso dei prestiti successivi alla latinizzazione dell'isola - cfr. bellu per bello - ). Questo fenomeno è presente anche nella Corsica del sud, in Sicilia, nella penisola Salentina e in alcune zone delle Alpi Apuane.

I dialetti meridionali si contraddistinguono fra l'altro per il sistema fonologico estremamente ricco e innovativo che porta in alcuni casi a ben 10 diverse pronunce del fonema /i/ in posizione finale di parola.(citazione necessaria)

Fonosintassi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sardo logudorese § Alcune regole di fonosintassi e Sardo campidanese § Alcune regole di fonosintassi.

Una delle principali complicanze, sia per chi si approcci alla lingua sia per chi, pur sapendola parlare, non la sa scrivere, è la differenza fra scritto (qualora si voglia seguire un'unica forma grafica) e parlato data da specifiche regole, fra le quali è importante menzionare almeno qualcuna nei due diasistemi ed in questa voce nella generalità dei casi.

Sistema vocalico[modifica | modifica wikitesto]

Vocale paragogica[modifica | modifica wikitesto]

Nel parlato generalmente non è tollerata la consonante finale di un vocabolo, quando però lasciata isolata in pausa o in chiusura di frase, altrimenti sì può essere presente anche nella pronuncia. La lingua sarda si caratterizza pertanto per la cosiddetta vocale paragogica o epitetica, cui si appoggia la suddetta consonante; questa vocale è generalmente la stessa che precede la consonante finale, ma in campidanese non mancano esempi discostanti da questa norma, dove la vocale paragogica è la "i" pur non essendo quella che precede l'ultima consonante, come il caso di cras (crasi, domani), tres (tresi, tre), etc. In questi casi, la vocale finale può anche essere riportata nella lingua scritta, essendo appunto diversa dall'ultima della parola. Quando invece è uguale a quella precedente di norma non va mai scritta; eccezioni possono essere rappresentate da alcuni termini di origine latina rimasti inalterati rispetto all'originale, eccettuando appunto la vocale paragogica, che però si sono diffusi nell'uso popolare anche nella loro variante sardizzata (sèmper o sèmpere, lùmen o lùmene) e, nel diasistema logudorese, dalle terminazioni dell'infinito presente della 2ª coniugazione (tènner o tènnere, pònner o pònnere). Per quanto riguarda i latinismi, nell'uso attuale si preferisce non scrivere la vocale paragogica, quindi sèmper, mentre nei verbi della seconda coniugazione è forse maggioritaria la grafia con la "e", seppur molto diffusa anche quella senza, perciò iscrìere piuttosto che iscrìer (scrivere), che peraltro è altresì corretto. I termini campidanesi vengono generalmente scritti con la "i" dai parlanti di questa variante, dunque crasi, mentre in logudorese avremo sempre e comunque cras, anche qualora nella pronuncia dovesse risultare crasa.

Così, ad esempio:

  • Si scrive sèmper ma si pronuncia generalmente sempere (log./nuo., in italiano "sempre")
  • Si scrive lùmen ma si pronuncia generalmente lumene (log./nuo., in italiano "nome")
  • Si scrive però e si pronuncia generalmente però o peroe (log./nug., in italiano "però")
  • Si scrive istèrrere o istèrrer e si pronuncia generalmente isterrere (log., in italiano "stendere")
  • Si scrive funt ma si pronuncia generalmente funti (camp., in italiano "essi sono")
  • Si scrive andant ma si pronuncia generalmente andanta (camp. e log. meridionale, in italiano "vanno")
Vocale pretonica[modifica | modifica wikitesto]

Le vocali e ed o stanti in posizione pretonica rispetto alla vocale i, diventano mobili potendosi trasformare in quest'ultima.

Così, ad esempio, sarà corretto scrivere e dire:

  • erìttu o irìttu (log., in italiano "riccio"; log. meridionale e camp. eritzu)
  • essìre o issìre (log., in italiano "uscire"; log. meridionale bessire, camp. bessiri)
  • drumìre o dromìre (log., in italiano "dormire"; camp. dromìri)
  • godìre o gudìre (log., in italiano "godere"; in log. anche gosare, camp. gosai)

Vi sono delle rare eccezioni a questa regola, come dimostra l'esempio seguente: buddìre vuol dire "bollire", mentre boddìre vuol dire "raccogliere (frutti e fiori)".

Sistema consonantico[modifica | modifica wikitesto]

Posizione mediana intervocalica[modifica | modifica wikitesto]

Quando si trovano in posizione mediana intervocalica, o per effetto di particolari combinazioni sintattiche, le consonanti b, d, g diventano fricative; sono tali anche se si presenta, fra vocale e consonante, un'interposizione della r. In questo caso, la pronuncia della b è perfettamente uguale a quella della b/v spagnola e quella della g alla g spagnola in el gato.

Così, ad esempio:

  • baba si pronuncia babha (in italiano "bava")
  • sa baba si pronuncia sa bhabha (in italiano "la bava")
  • lardu si pronuncia lardhu (in italiano "lardo")
  • gatu: in singolare la g cade (su gatu diventa su 'atu), mentre in plurale si mantiene (sos gatos = so'/sor/sol ghàtoso)
Lenizione[modifica | modifica wikitesto]

Comune ai due diasistemi, cui fa eccezione la sottovariante nuorese, è il fenomeno di sonorizzazione delle consonanti sorde c, p, t, f, qualora precedute da vocale o seguite da r; le prime tre diventano anche fricative.

  • C → GH
  • P → BH
  • T → DH
  • F → V

Così, ad esempio:

  • Si scrive su cane/-i ma si pronuncia su ghane/-i (log./camp., in italiano "il cane")
  • Si scrive su frade/-i ma si pronuncia su vrade/-i (log./camp., in italiano "il fratello")
  • Si scrive sa terra, ma si pronuncia sa dherra (log./camp., in italiano "la terra")
  • Si scrive su pane/-i, ma si pronuncia su bhane/-i (log./camp., in italiano "il pane")
Incontro di consonanti fra due parole[modifica | modifica wikitesto]

Reindirizziamo alle voci cui pertengono i due diasistemi.

Pronuncia rafforzata di consonanti iniziali[modifica | modifica wikitesto]

Sette particelle, aventi vario valore, provocano un rafforzamento della consonante che ad esse segue: ciò accade per effetto di una sparizione, solamente virtuale, delle consonanti che tali monosillabi avevano per finale nel latino (una di esse è italianismo di recente acquisizione).

  • NE ← (lat.) NEC = né (congiunzione)
  • CHE ← (lat.) QUO+ET = come (comparativo)
  • TRA ← (it.) TRA = tra (preposizione)
  • A ← (lat.) AC = (comparativo)
  • A ← (lat.) AD = a (preposizione)
  • A ← (lat.) AUT = (interrogativo)
  • E ← (lat.) ET = e (congiunzione)

Perciò, ad esempio:

  • No' ch'andamus (nos che andamus) a Nugoro / nosi ch'andaus a Nùoro (pron." noch'andammus a Nnugoro / nosi ch'andaus a Nnuoro") = ce ne andiamo a Nuoro
  • Che maccu (pron. "che mmaccu") = come un matto
  • Tra Nugoro e S'Alighera (pron. "tra Nnugoro e Ss'Alighera") = fra Nuoro ed Alghero
  • A ti nde pesas? (pron. "a tti nde pesasa?") = ti alzi? (esortativo)

Morfologia e sintassi[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo insieme la morfosintassi del sardo si discosta dal sistema sintetico del latino classico e mostra un uso maggiore delle costruzioni analitiche rispetto ad altre lingue neolatine[146].

  1. L'articolo determinativo caratteristico della lingua sarda è derivato dal latino ipse/ipsu(m) (mentre nelle altre lingue neolatine l'articolo è originato da ille/illu(m)) e si presenta nella forma su/sa al singolare e sos/sas al plurale (is nel campidanese). Forme di articolo con la medesima etimologia si ritrovano nel balearico (dialetto catalano delle Isole Baleari) e nel dialetto provenzale dell' occitano delle Alpi Marittime francesi (eccettuando il dialetto di Nizza): es/so/sa e es/sos/ses.
  2. Il plurale è caratterizzato dal finale in -s, come in tutta la Romània occidentale ((FROCCAESPT) ). Es.: sardu{sing.}-sardos/sardus{pl.}(sardo-sardi), puddu{sing.}/puddos/puddus{pl.}, pudda{sing.}/puddas{pl.} (pollo/polli, gallina/galline).
  3. Il futuro viene costruito con la forma latina habeo ad. Es: apo a istàre, apu a abarrai o apu a atturai (io resterò). Il condizionale si forma in modo analogo: nei dialetti centro-meridionali usando il passato del verbo avere (ai) o una forma alternativa sempre di tale verbo (apia); nei dialetti centro-settentrionali usando il passato del verbo dovere (dia).
  4. Il "perché" interrogativo è diverso dal "perché" responsivo: poita? o proite/poite? ca..., così come avviene in altre lingue romanze (francese: pourquoi? parce que..., portoghese: por que? porque...; spagnolo ¿por qué? porque...; catalano per què? perquè...).
  5. Il pronome personale tonico di prima e seconda persona singolare, se preceduto dalla preposizione cun/chin (con), assume le forme cunmegus/chinmecus e cuntegus/chintecus (cfr. lo spagnolo conmigo e contigo e anche il portoghese comigo e contigo ed il napoletano cu mmico e cu ttico), e questi dal latino cum e mecum/tecum.

Ortografia e pronuncia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Limba Sarda Unificada e Limba Sarda Comuna.

Fino al 2001 non si disponeva di una standardizzazione né scritta, né orale (quest'ultima non esiste ancor oggi).

Ai fini di consentire una effettiva applicazione di quanto previsto dalla Legge Regionale n. 26/1997 e dalla Legge n. 482/1999, nel quadro dell'attuale situazione in cui nella lingua persistono due gruppi dialettali distinti (logudorese-nuorese e campidanese), la Regione Sardegna ha incaricato una commissione di esperti di elaborare una ipotesi di Norma di unificazione linguistica sovradialettale (la LSU: Limba Sarda Unificada, pubblicata nel 28 di febbraio del 2001), che identificasse una lingua-modello di riferimento (basata sulla analisi delle varianti locali del sardo e sulla selezione dei modelli più rappresentativi e compatibili) al fine di garantire all'uso ufficiale del sardo le necessarie caratteristiche di certezza, coerenza, univocità, e diffusione sovralocale. Questo studio, pur scientificamente valido, non è mai stato adottato a livello istituzionale per vari contrasti locali (accusata di essere una lingua "imposta" e "artificiale" e di non aver risolto il problema del rapporto tra le varianti trattandosi di una mediazione tra le varianti scritte logudoresi comuni, pertanto privilegiate, e non avendo proposto una valida grafia per la variante campidanese) ma ha comunque a distanza di anni costituito la base di partenza per la redazione della proposta della LSC: Limba Sarda Comuna, pubblicata nel 2006, che pur mantenendo un impianto di base logudorese, accoglie elementi propri delle parlate (e quindi "naturali" e non "artificiali") di mediazione, nell'area grigia di transizione tra il Logudorese e il Campidanese della Sardegna centrale al fine di assicurare alla lingua "comune" il carattere di sovradialettalità e sovramunicipalità, pur lasciando la possibilità di rappresentare le particolarità di pronuncia delle varianti locali. Purtuttavia, anche a questo standard non sono mancate critiche[147].

La Regione Sardegna, con Delibera di Giunta Regionale n. 16/14 del 18 aprile 2006 Limba Sarda Comuna. Adozione delle norme di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta in uscita dell'Amministrazione regionale ha adottato sperimentalmente la LSC come lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione Sardegna (fermo restando che ai sensi dell'art. 8 della Legge 482/99 ha valore legale il solo testo redatto il lingua italiana), dando facoltà ai cittadini di scrivere all'Ente nella propria varietà e istituendo lo sportello linguistico regionale Ufitziu de sa limba sarda.

Si indicano di seguito alcune delle differenze più rilevanti per la lingua scritta rispetto all'italiano:

  • [a], [ɛ/e], [i], [ɔ/o], [u], come -a-, -e-, -i-, -o-, -u-, come in italiano e spagnolo, senza segnare la differenza tra vocali aperte e chiuse; le vocali paragogiche o epitetica (che in pausa chiudono un vocabolo terminante in consonante e corrispondono alla vocale che precede la consonante finale) non si scrivono mai (feminasa>feminas, animasa>animas, bolede>bolet, cantanta>cantant, vrorese>frores).
  • [j] semiconsonante come -j- all'interno di parola (maju, raju, ruju) o di un nome geografico (Jugoslavia); nella sola variante nuorese come -j- (corju, frearju) corrispondente al logudorese/LSU -z- (corzu, frearzu) e all'LSC -gi- (corgiu, freargiu); nelle varianti logudorese e nuorese in posizione iniziale (jughere, jana, janna) che nella LSC viene sostituita dal gruppo [ʤ] (giughere, giana, gianna);
  • [p], come -p- (apo, troppu, pane, petza);
  • [β], come -b- in posizione iniziale (bentu, binu, boe) e intervocalica (abile); quando p>b si trascrive come p- a inizio parola (pane, petza) e -b- all'interno (abe, cabu, saba);
  • [b], come -bb- in posizione intervocalica (abba, ebba);
  • [t], come -t- (gattu, fattu, narat, tempus); quando th>t nella sola variante logudorese come -t- o -tt- (tiu, petta, puttu); Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
  • [d], come -d- in posizione iniziale (dente, die, domo) e intervocalica (ladu, meda, seda); quando t>d si trascrive come t- a inizio parola (tempus) e -d- all'interno (roda, bidru, pedra, pradu); la finale t della flessione del verbo può, a seconda della varietà, essere pronunciata d ma si trascrive t (narada>narat).
  • [ɖɖ] cacuminale, come -dd- (sedda); La d può avere suono cacuminale anche nel gruppo [nɖ] (cando).
  • [f], come -f- (femina, unfrare);
  • [v], come -f- in posizione iniziale (femina) e come -v- intervocalica (avvisu) e nei cultismi (violentzia, violinu);
  • [k] velare, come -ca- (cane), -co- (coa), -cu- (coddu, cuadru), -che- (chessa), -chi- (chida), -c- (cresia); non si usa mai la -q-, sostituita dalla -c- (cuadru, camp.acua)
  • [g] velare, come -ga- (gana), -go- (gosu), -gu- (agu, largu, longu, angulu, argumentu), -ghe- (lughe, aghedu, arghentu, pranghende), -ghi- (àghina, inghiriare), -g- (gloria, ingresu);
  • [ʧ], nella sola varietà campidanese come -ce- (celu, centu), -ci- (becciu, aici);
  • [ʤ], come -gia-, -gio-, -giu-. Nella LSC sostituisce il gruppo logudorese-nuorese [ʣ] della LSU e il [ɣ] del nuorese (fizu>figiu, azu>agiu, zogu/jogu>giogu, zaganu/jaganu>giaganu, binza>bingia, anzone>angione, còrzu/còrju>còrgiu, frearzu/frearju>freargiu). Il suono [ʤ] come in bingia è proprio delle varietà centrali e campidanesi.
  • [ʦ] sorda o aspra (ital. pezzo), come -tz- (tziu, petza, putzu). Nella LSC e nella LSU sostituisce il gruppo nuorese [θ] e il corrispondente logudorese [t] (thiu/tiu>tziu, petha/petta>petza, puthu/puttu>putzu); nella scrittura tradizionale il digramma tz- non compariva mai a inizio parola. Compare inoltre nei termini di influenza e derivazione italiana (ad es. tzitade da cittade) di cui sostituisce la c /ʧ/ sonora (suono non presente nel sardo originario, ma già da tempo proprio di alcune varietà centrali e campidanesi) al posto del suono velare nativo /k/ ormai scomparso (ant.kitade). Anche il suono tz è proprio delle varietà centrali e campidanesi.
  • [ʣ], come -z- (zeru, organizzare). Nella variante logudorese/nuorese e nella LSU come -z- (fizu, azu, zogu, binza, frearzu); nella LSC viene sostituita dal gruppo [ʤ] (figiu, agiu, giogu, bingia, freargiu), come nelle varietà centro-meridionali.
  • [s] e [ss], come -s- e -ss- (essire);
  • [z], come -s- (rosa, pesare);
  • [θ], nella sola variante nuorese come -th- (thiu, petha, puthu). Nella LSC e nella LSU viene sostituita dal gruppo [ʦ] (tziu, petza, putzu);
  • [ʒ] (franc. jour), nella sola variante campidanese, sempre come c- a inizio parola (celu, centu, cidru) e come -x- all'interno (luxi, nuraxi, Biddexidru);
  • [r], come -r- (caru, carru).

Grammatica[modifica | modifica wikitesto]

La grammatica della lingua sarda si differenzia notevolmente da quella italiana e delle altre lingue neolatine, particolarmente nelle forme verbali.

Plurale[modifica | modifica wikitesto]

ll plurale viene ottenuto, come nelle lingue romanze occidentali, aggiungendo -s alla forma singolare.

Ad es.: [log.]òmine/òmines, [camp.]òmini/òminis (uomo/uomini).

Nel caso di parole terminanti in -u, il plurale viene formato nel logudorese in -os e nel camp. in -us.

Ad es.: [log.]caddu/caddos, [camp.]cuaddu/cuaddus (cavallo/cavalli).

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

Determinativi[modifica | modifica wikitesto]

Log. Camp.
Sing. su / sa su / sa
Plur. sos / sas is

Gli articoli determinativi presentano la forma "salata" derivata dal latino IPSE/IPSUM/IPSA attraverso la fase intermedia issu (isse)/issa, issos/issas (per il log./nuor.) e issu/issa, issus/issas (per il camp.). Sono anche usati col pronome relativo chi (che) nelle espressioni sos chi / is chi... (quelli che...), su chi... (quello che...) similmente alle lingue romanze occidentali (cfr. lo spagnolo los que..., las que... etc.), ma anche come in sassarese e gallurese; un altro uso li vede in combinazione con la preposizione de (di) in espressioni quali sos de Nugoro (quelli di Nuoro) / is de Casteddu (quelli di Cagliari) ecc.

Indeterminativi[modifica | modifica wikitesto]

Masch. Femm.
sing. unu una
pl. unos unas

Pronomi[modifica | modifica wikitesto]

Pronomi personali soggetto (nominativo)[modifica | modifica wikitesto]

Singolare Plurale
(d)eo/jeo/deu/nuor. (d)ego = io nois/nos/nosu = noi
tue/tui = tu
vosté/fostei o fusteti (uso formale, richiede la 3° persona sing., derivato dal vosté catalano,

cfr. usted spagnolo, da vuestra merced) = lei

bois/bosàteros/bosatrus - bosàteras/bosatras = voi

(nelle varianti centrali e meridionali si hanno in sardo due forme, maschile e

femminile, per il voi plurale, come nello spagnolo peninsulare vosotros / vosotras)

bos (uso formale, persona grammaticale singolare ma da coniugare

con un verbo nella 2° persona plurale, come il vous francese; cfr. antico vos spagnolo,

ancora in uso in Sudamerica per ) = voi (come tuttora in uso nell'italiano meridionale)

issu (isse) - issa = lui/lei issos/issus - issas = loro (essi/esse)

Nel complemento diretto riferito a persona, esiste il cosiddetto accusativo personale con l'uso della preposizione a: ad es. apu biu a Juanni (ho visto Giovanni) analogamente allo spagnolo (he visto a Juan).

Pronomi atoni indiretti e diretti (dativo e accusativo)[modifica | modifica wikitesto]

I pronomi atoni indiretti (in dativo) e diretti (in accusativo) si distinguono in sardo, come nelle altre lingue romanze, solo nella terza persona singolare e plurale. Nelle tabelle compare sempre prima la variante logudorese e poi quella campidanese. Per quanto riguarda la prima e la seconda persona plurale, le varianti nos e bos sono usate in logudorese, mentre quelle nosi e bosi nei dialetti centrali di transizione (Ghilarza, Seneghe, Paulilatino, Busachi, Sorgono, Milis, Samugheo, etc.) e la forma si nel campidanese classico.

I pronomi atoni diretti e indiretti possono essere combinati tra loro in frasi dove è presente sia un complemento oggetto che un complemento di termine dando origine ai pronomi doppi. In questo caso, il sardo segue la regola generale delle lingue romanze, dove il complemento di termine precede quello oggetto.

pronomi atoni indiretti pronomi atoni diretti pronomi atoni doppi

(indiretti + diretti)

mi mi mi lu/ddu, mi la/dda,

mi los/ddos, mi las/ddas

ti ti ti lu/ddu, ti la/dda,

ti los/ddos, ti las/ddas

li/ddi lu/ddu (m.) - la/dda (f.) bi lu (la, los, las) / si ddu (dda, ddos, ddas) /

nuor. liu (lia,lios, lias)

nos/nosi/si nos/nosi/si nos lu (la, los, las) / nosi ddu (dda, ddos, ddas)
bos/bosi/si bos/bosi/si bos lu (la, los, las) / bosi ddu (dda, ddos, ddas)
lis/ddis los/ddos (m.) - las/ddas (f.) bi lu (la, los, las) / si ddu (dda, ddos, ddas) /

nuor. liu (lia, lios, lias)

Se i pronomi doppi precedono il verbo (come è il caso con tutti i modi fatta eccezione per il gerundio e per la seconda persona sing. e plur. dell'imperativo, dove lo seguono sempre) in sardo vengono scritti sempre separatamente, come in spagnolo, in catalano e in italiano (fatta eccezione in questo caso per la terza persona sing. e plur. "glielo"):

  • nella prima e seconda persona singolare, a differenza dell'italiano, in sardo il pronome dativo non muta: mi lu das / mi ddu jas/donas = me lo dai; ti lu dao / ti ddu jao/donu = te lo do;
  • nella terza persona sing. il dativo li/ddi viene invece sostituito dalla forma bi in logudorese o da quella si in campidanese, similmente a quanto avviene in spagnolo con se: bi lu dao / si ddu jao/donu (a issu / a issa) = glielo do (a lui / a lei). A differenza dell'italiano, in sardo i due pronomi non possono essere uniti in un'unica parola, eccetto in nuorese, dove invece si usano le forme specifiche liu/lia/lios/lias[148];
  • per ciò che riguarda la prima e seconda persona plurale abbiamo: nos lu das / nosi/si ddu jas/donas = ce lo dai; bos lu dao / bosi/si ddu jao/donu = ve lo do. Nella pronuncia la "s" di nos e bos normalmente cade (nolu, bolu, etc.)
  • la terza persona plur. è uguale alla terza sing., come in spagnolo, italiano, portoghese e catalano: bi lu dao / bosi/si ddu jao/donu (a issos / a issas) = glielo do ( a loro).

Se seguono il verbo, quindi dopo un gerundio o alla seconda persona sing. e plur. dell'imperativo, i pronomi doppi possono essere scritti in sardo in tre modi:

  1. direttamente uniti al verbo, come in spagnolo e in italiano: dandemilu / jandemiddu/donendimiddu (dandomelo / dándomelo), damilu / jamiddu/donamiddu (dammelo / dámelo);
  2. separati mediante un trattino: dande-mi-lu / jande-mi-ddu, da-mi-lu / ja-mi-ddu. La forma con il trattino viene usata in catalano, portoghese e francese, ed è per questa ragione di facile apprendimento anche per molte persone non di madrelingua italiana che volessero studiare il sardo;
  3. nella LSC è stato invece proposto di separarli mediante un puntino intermedio collocato alla stessa altezza del trattino. Questo sistema non riscontra paralleli in nessun'altra lingua ed è di difficile realizzazione per il semplice motivo che in una tastiera comune tale puntino non è presente. In altre lingue troviamo il puntino intermedio unicamente in catalano, per separare le due l della ela geminada (elle doppia). Ciò vuol dire che chi desidera scrivere al computer i pronomi doppi in sardo usando il puntino intermedio deve quantomeno scaricarsi la tastiera catalana, data l'assenza di una tastiera sarda.

Si noti che in sardo i pronomi personali atoni indiretti e diretti precedono anche l'infinito; tra le lingue romanze ritroviamo quesa costruzione in francese e nel portoghese brasiliano: seo bènniu po ti bìere (sono venuto per vederti; franc. je suis venu pour te voir; port. bras. vim para te ver (o para ver a você), t'apo tzerriau po ti nàrrer una cosa (ti ho chiamato per dirti una cosa; franc. j'ai appelé pour te dire quelque chose; port. bras. liguei para te dizer uma coisa).

Il pronome atono dativo in sardo viene usato anche per costruire la frase relativa.[149] Nella lingua parlata la costruzione più frequente è infatti sa pitzoca chi ddi cherzo fàer s'arregalu est una cumpanza de Frantziscu (la ragazza a cui/alla quale (lett. che gli) voglio fare il regalo è una compagna di Francesco). Ci sono comunque altre due opzioni, meno frequenti ma altrettanto valide: sa pitzoca a chie/a sa cale (a chi/alla quale) cherzo fàer s'arregalu est un'amiga mea.

In sardo, come in spagnolo, portoghese, catalano e anche in italiano (in alcuni esempi anche nella lingua scritta, in altri in quella parlata), è possibile raddoppiare sia il dativo che l'accusativo; in questo modo otteniamo una costruzione con un pronome e un sostantivo oppure con due pronomi, uno atono e l'altro tonico. La particolarità nel sardo è che il raddoppiamento è sempre possibile, anche in frasi relative e, per quanto riguarda il doppio accusativo, anche se il sostantivo viene posposto. Per via dell'influsso del sardo, questo uso è particolarmente frequente nell'italiano regionale della Sardegna. Esempi di doppio dativo sono dd'apo iau su libru a Mario (a Mario gli ho dato il libro), a mie mi praghet su licore 'e murta (a me mi piace il liquore di mirto), sa pitzoca chi dd'apo presentau a Juanni est un'istranza (la ragazza che gli ho presentato a Giovanni è straniera); il doppio accusativo lo troviamo in frasi come su libru dd'apo giai leau (il libro l'ho già comprato), non d'apo 'idu a Bustianu (non l'ho visto a Sebastiano; quest'ultimo uso, con il sostantivo posposto, oltre al sardo è riscontrabile anche nello spagnolo d'Argentina, no lo vi a Sebastián; in altre lingue e nello spagnolo di Spagna si preferisce l'anteposizione del sostantivo, costruzione questa possibile anche in sardo: a Bustianu non d'apo 'idu, Sebastiano non l'ho visto, a Sebastián no lo he visto, etc.).

Pronomi tonici[modifica | modifica wikitesto]

I pronomi tonici in sardo nella prima e seconda persona singolare hanno una forma speciale se preceduti dalla preposizione a, caso singolare tra le lingue romanze, e cun/chin (con), caratteristica che il sardo condivide con lo spagnolo, il portoghese e il napoletano. Anche in queste tabelle viene riportata per prima la forma logudorese e poi quella campidanese. Le forme della terza persona singolare e delle tre persone del plurale coincidono e non vengono per questo ripetute. Inoltre, tali forme sono anche uguali a quelle dei corrispondenti pronomi soggetto, come succede anche in spagnolo, catalano, portoghese, italiano e, con l'eccezione di lui al posto di il, anche in francese.

dopo le preposizioni pro/po, dae/de, intra/tra, segundu, etc. dopo la preposizione a dopo la preposizione con/chin

(la variante chin è propria del nuorese)

mene (a mie)/mei mie/mimi (nuor. mime) cunmegus (nuor. chinmecus)
tene (a tie)/tei tie/tui (nuor. tibe) cuntegus (nuor. chintecus)
issu (isse) - issa
nois/nos/nosu
bois/bosàteros/bosatrus - bosàteras/bosatras
issos/issus - issas

La preposizione segundu può essere apostrofata se seguita da vocale: segund'issu o segundu issu.

Avverbi pronominali[modifica | modifica wikitesto]

Il sardo fa un uso molto abbondante di particelle pronominali in numerosi contesti: in alcuni casi questo uso è condiviso con il catalano, l'italiano e il francese, in altri casi è proprio del sardo, non ritrovandosi in queste lingue né, ovviamente, nello spagnolo o nel portoghese, visto che entambe non fanno uso di avverbi pronominali. Come succede specularmente in italiano, francese e catalano, la particella nde (in campidanese ndi) viene usata con verbi che, pur non essendo in sé riflessivi bensì transitivi, ammettono l'uso dei pronomi riflessivi in presenza di un complemento oggetto, come nell'esempio mi compro un paio di pantaloni. Se l'oggetto non viene menzionato esplicitamente ecco che vengono usati gli avverbi pronominali. Tipici esempi di questo uso sono "prendere" e appunto "comprare", ma anche "vedere", "guardare", "leggere", "mangiare", "bere" e tanti altri: mi nde pigo/mi nde leo, me ne prendo, je m'en prend, me n'agafo. Abbiamo quindi questa costruzione con tutti i pronomi riflessivi: mi nde pigo/leo, ti nde pigas/leas, si nde pigat/leat, nos nde pigamus/leamus, bos nde pigàis/leàis, si nde pigant/leant. Il verbo pigare viene usato in gran parte della Sardegna con il significato di "prendere", però in Logudoro si preferisce leare, verosimilmente dallo spagnolo llevar, verbo che viceversa in altre parti significa "comprare". Ecco che quindi mi nde leo può essere "me ne prendo" o "me ne compro", ti nde leas "te ne prendi/compri", etc. La combinazione pronome-avverbio pronominale va sempre scritta separata (eccetto se segue il verbo, caso possibile solo con gerundio e imperativo), anche nella prima e seconda persona plurale, nonostante in queste persone nella maggior parte delle varianti centro-settentrionali la "s" non si pronunci e risulti perciò "no'nde", "bo'nde". Nei dialetti centrali si pronuncia, e si può anche scrivere, nosi nde, bosi nde, mentre in quelli meridionali la differenza tra prima e seconda persona plurale può venire a cadere, risultando di conseguenza entrambi uguali alla terza singolare e plurale: si nde.

Anche l'uso degli avverbi pronominali con verbi intransitivi che denotano separazione da un luogo e che ammettono i pronomi riflessivi, come andare, partire, etc, viene dal sardo condiviso con catalano, francese e italiano: mi nde ando, apostrofato in mi nd'ando (m'en vaig, je m'en vais, me ne vado), ti nd'andas, si nd'andat, nos nd'andamus, bos nd'andàis, si nd'andant. In questo caso, oltre a nde/ndi, in logudorese possiamo avere anche che (di cui è diffusa anche la grafia ke): mi k'ando (mi ke ando), ti k'andas, etc.

Altrettanto frequente in queste quattro lingue è l'uso di queste particelle con verbi intransitivi che reggono il complemento di termine. Qui i pronomi con cui vengono combinati gli avverbi pronominali sono quelli atoni indiretti, in dativo, e in sardo alla terza persona singolare e plurale viene invertito il loro ordine, perciò l'avverbio pronominale precede il pronome dativo: nde ddi jao/nde li jao (gliene do). Le forme possibili sono: mi nde jas (me ne dai), ti nde jao, nde ddi/nde li jao, nos nde jas, bos nde jao, nde ddis/nde lis jao.

Il sardo usa però gli avverbi pronominali anche in altre due situazioni dove essi nelle maggiori lingue romanze non sono presenti:

  1. con verbi riflessivi veri e propri. In questo caso i verbi che indicano separazione o distacco da un luogo usano nde: mi nde peso (me ne alzo = mi alzo), ti nde pesas, si nde pesat, etc. La forma con ne è inoltre frequente nell'italiano regionale della Sardegna. I verbi che invece indicano avvicinamento a un certo luogo usano che (o ke): mi ke corco (me ne = mi corico), ti ke corcas, si ke corcat, etc.
  2. con verbi transitivi, che reggono il complemento oggetto. In questo caso i pronomi di accompagnamento agli avverbi pronominali sono quelli atoni diretti, cioè in accusativo. Il verbo pigare può essere usato anche qui: mi nde pigas (me ne = mi prendi), ti nde pigo. Nella terza persona sing. e plur. l'ordine viene invertito esattamente come per i verbi intransitivi, e l'avverbio pronominale va prima del pronome: nde ddu o nde lu pigo, nde dda o nde la pigo; questa forma è particolarmente difficile da usare per persone che non abbiano una buona conoscenza della lingua ed è anche difficile da tradurre letteralmente in altre lingue, volendo significare "lo prendo da lì (dove si trova)". Le forme del plurale sono nos nde (nosi nde) pigas (ce ne = ci prendi), bos nde (bosi nde) pigo e, esattamente come nella terza sing., nde ddos (nde los) pigo, nde ddas (nde las) pigo.

In tutte queste combinazioni, sia con la particella nde/ndi che con quella che, gli avverbi pronominali appaiono sempre prima del nome, eccezion fatta quando sono con il gerundio e l'imperativo, dove appaiono dopo. In quest'ultimo caso, come per i pronomi indiretti e diretti, possiamo scrivere la combinazione verbo-pronome dativo-avverbio pronominale in tre modi: separati da un trattino, jande-nde-ddi (dandogliene), da un puntino, oppure uniti, jandendeddi.

Altri avverbi pronominali usati in sardo sono quelli che sostituiscono l'indicazione di un determinato luogo, come in italiano ci per "qui" o "lì", in francese y e in catalano hi con gli stessi usi. Nelle varianti logudoresi e campidanesi classiche viene usata la stessa particella sia che il luogo in questione sia distante, sia che sia vicino, rispettivamente bi e ci, dove bi può essere apostrofata, mentre ci no: b'ando/ci andu (ci vado), b''enis (bi benis)/ci 'enis (ci vieni). Nelle varianti centrali o di mesania si usano però due forme, ddue per indicare un luogo lontano da chi parla, che (o ke) per indicarne uno vicino, ed entrambe possono essere apostrofate: ddu'ando, k''enis (ke benis). Ddue non deve essere essere confusa con il pronome atono diretto ddu (lo).

Relativi[modifica | modifica wikitesto]

chi (che)
chie/chini (chi, colui che)

Interrogativi[modifica | modifica wikitesto]

cale?/cali? (quale?)
cantu? (quanto?)
ite?/ita? (che?, che cosa?)
chie?/chini? (chi?)

Pronomi e aggettivi possessivi[modifica | modifica wikitesto]

meu/miu - mea o mia/mia
tuo o tou/tuu - tua
suo o sou/suu - sua; de vosté/fostei; bostru/bostu (de bos)
nostru/nostu
bostru (nuor. brostu)/de bosàteros/bosatrus - de bosàteras/bosatras,
issoro/insoru
I pronomi possessivi vengono collocati sempre dopo il sostantivo di riferimento, caso questo piuttosto singolare nel panorama delle lingue romanze, slave o germaniche: sa màchina mia, sa busça tua, su traballu nostu (la mia macchina, la tua borsa, il nostro lavoro).
I nomi di parentela e altri sono usati senza l'articolo: babu tuo (tuo babbo/papà), tziu sou (suo zio), troga mea (mia suocera), ghermanu nostu (nostro cugino di secondo grado), ghermanitu 'e 'osàteros (vosto cugino in terzo grado), ma anche domo sua (casa sua), bidda nosta (il nostro paese), etc. In sardo questo succede anche se tali sostantivi sono al plurale, uso che, in particolare se al femminile, è stato trasferito anche all'italiano regionale della Sardegna, fatta eccezione per il pronome loro, visto che questo è l'unico che in italiano va sempre con l'articolo: sorres tuas ( (le) tue sorelle), fradiles meos ( (i) miei cugini), tzias issoro (le loro zie).
In sardo, dopo alcune preposizioni, vengono normalmente usati i pronomi possessivi: denanti meu, de fatu meu, innantis meu, apustis meu (davanti a me, dietro a me, prima di me, dopo di me; cfr. lo spagnolo delante mío, detrás mío). Le forme denanti de mene/a mie/mei, etc., sono pure comuni, benché possano anche essere dovute a un calco dall'italiano.

Pronomi e aggettivi dimostrativi[modifica | modifica wikitesto]

custu,custos/ccustus - custa,custas (questo,questi - questa,queste)
cussu,cussos/cussus - cussa,cussas (codesto,codesti - codesta,codeste)
cuddu,cuddos/cuddus - cudda,cuddas (quello,quelli - quella,quelle)

Avverbi interrogativi[modifica | modifica wikitesto]

cando/candu? (quando?)
comente/comenti? (come?)
ue? o ube? in ue? o in ube?; a in ue o a in ube? (direzione)/aundi?,innui? (dove?; la forma sarda varia se si tratta di una direzione, cfr. lo spagnolo ¿adónde?)

Preposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Semplici[modifica | modifica wikitesto]

a (a,in; direzione)
cun o chin (con)
dae/de (da)
de (di)
in (in,a; situazione)
pro/po (per)
intra o tra (tra)
segundu (secondo)
denanti (de) (davanti (a))
dae segus/de fatu (de) (dietro (a))
innantis (de) (prima (di))
apustis (de), a coa (dopo (di))
Il sardo, come lo spagnolo e il portoghese, distingue tra moto a luogo e stato in luogo: so'andande a Casteddu / a Ispagna; soe in Bartzelona / in Sardigna

Articolate[modifica | modifica wikitesto]

Sing. Plur.
a su (al) - a sa (alla) a sos/a is (ai) - a sas/a is (alle)
cun o chin su (con il) - cun o chin sa (con la) cun o chin sos/cun is (con i) - cun o chin sas/cun is (con le)
de su (del) - de sa (della) de sos/de is (dei) - de sas/de is (delle)
in su (nel) - in sa (nella) in sos/in is (nei) - in sas/in is (nelle)
pro/po su (per il) - pro/po sa (per la) pro sos/po is (per i) - pro sas/po is (per le)

Nel parlato, quando in o cun si legano all'articolo indeterminativo unu / -a, si aggiunge per eufonia una -d epentetica. Così, ad esempio:

cantende ind unu tzilleri.

Verbi[modifica | modifica wikitesto]

I verbi hanno tre coniugazioni in logudorese (-are, -ere, -ire) e in campidanese (-ai, -i(ri), -ì(ri)). La morfologia verbale differisce notevolmente da quella italiana e conserva caratteristiche del tardo latino o delle lingue neolatine occidentali. I verbi sardi nel presente indicativo hanno le seguenti peculiarità: la prima persona singolare termina in -o nel logudorese (terminazione comune nell'italiano, nello spagnolo e nel portoghese; entrambe queste ultime due lingue hanno ciascuna quattro soli verbi con un'altra terminazione alla 1a persona sing.) e in -u nel campidanese; la seconda persona sing. termina sempre in -s, come in spagnolo, catalano e portoghese, terminazione derivata dal latino; la terza persona singolare e plurale ha le caratteristiche terminazioni in -t, proprie del sardo tra le lingue romanze e provenienti direttamente dal latino; la prima persona plurale ha nel logudorese le terminazioni -amus, -imus, -imus, simili a quelle dello spagnolo e del portoghese -amos, -emos, -imos, che a loro volta sono uguali a quelle del latino; per quanto riguarda la seconda persona plurale, la variante logudorese ha nella seconda e terza declinazione la terminazione -ides (latino -itis), mentre le varianti centrali e meridionali hanno nelle tre declinazioni rispettivamente -àis, -èis, -is, terminazioni del tutto uguali a quelle spagnole -áis, -éis, -ís e a quelle portoghesi, lingua in cui la 2a persona pl. è però ormai in disuso.

L'interrogativa si forma generalmente in due modi:

  1. con l'inversione dell'ausiliare: Juanni tuccau est? (è partito Giovanni?), papau as? (hai mangiato?)
  2. con l'inversione del verbo: un'aranzu lu cheres/un'arangiu ddu 'ollis? oppure con la particella interrogativa a: ad es. a lu cheres un'aranzu? (un arancio, lo vuoi?). La forma con la particella interrogativa è tipica dei dialetti centro-settentrionali.

Prendendo in considerazione i diversi tempi e modi, l'indicativo passato remoto è quasi del tutto scomparso dall'uso comune (come nelle lingue romanze settentrionali della Gallia e del Nord Italia) sostituito dal passato prossimo, ma risulta attestato nei documenti medioevali e ancor'oggi nelle forme colte e letterarie in alternanza con l'imperfetto; la sua evoluzione storica nel tempo dal Medioevo alle forme colte attuali è stata rispettivamente per la terza persona singolare e plurale: ipsu cant-avit>-ait/-ayt>-isit/-esit>issu cant-esi/-eit; ipsos cant-arunt/-erunt>-aynt>-isin/-esin>issos cant-esi/-ein. In campidanese è stato completamente sostituito dal passato prossimo. Un uso ancora attuale del passato remoto si ha però nei dialetti centrali di transizione o mesania, dove viene usato per il verbo èssere.

L'indicativo futuro semplice si forma mediante il verbo àere/ai (avere) al presente più la preposizione a e l'infinito del verbo in questione: es. jeo apo a nàrrere/deu apu a nai (io dirò), tui as a nai (tu dirai) (cfr. tardo latino habere ad + infinito). Nei dialetti centro-settentrionali, nella lingua parlata, la prima persona apo può essere apostrofata: "ap'a nàrrere".

Il condizionale presente si forma utilizzando in logudorese una forma modificata del verbo dèvere/dèpere (dovere) più l'infinito: ad es. deo dia nàrrere (io direi), tue dias nàrrere (tu diresti), etc. Nei dialetti centrali si usa una forma modificata del verbo àere più la preposizione a e l'infinito: jeo apia a nàrrere, tue apias a nàrrere, etc. Nel campidanese si usa invece la forma dell'imperfetto del verbo ai più la preposizione a e l'infinito: deu emu a nai, tui ìast a nai, ecc.

L'imperativo negativo si forma usando la negazione no/non e il congiuntivo: ad es. no andis (non andare), non compores (non comprare), analogamente alle lingue romanze iberiche.

Il gerundio ha in sardo numerose funzioni e diverse sfumature non presenti in italiano né in alcune atre lingue romanze; alcuni usi li ritroviamo in spagnolo, catalano o portoghese, altri in inglese, altri ancora sono propri del sardo, che li ha trasferiti all'italiano regionale della Sardegna. Le sue funzioni principali sono:[150]

  • condizionale: fininde oe, ando deretu a igue (lett. finendo oggi, vado diretto lì = se finisco oggi vado lì direttamente);
  • temporale: ghirande a Nùgoro apo bidu su fogu (tornando a Nuoro ho visto il fuoco = ho visto il fuoco mentre stavo tornando a Nuoro; cf. spagnolo regresando a Nuoro vi el fuego, inglese i saw the fire (as I was) coming back to Nuoro); quest'uso è possibile anche nel passato, seppure nella lingua parlata molto raro: essende essia dae 'omo, Maria est andada a bidda (essendo uscita da casa, Maria è andata in paese = dopo essere uscita da casa Maria è andata in paese);
  • concessiva: fintzas traballande meda non mi bastat (anche lavorando molto non mi basta = se pure lavoro tanto (i soldi) non mi bastano);
  • causale: sende tardu, non b'est chèrfiu andare (essendo tardi, non ci è voluto andare);
  • modale: at fatu tantu dinare traballande meda (ha fatto tanti soldi lavorando molto)
  • gerundio usato dopo i verbi di percezione sensoriale: apo bidu sa zente ballande (ho visto la gente ballare; lo stesso succede in inglese, I saw the people dancing, in spagnolo e in portoghese, vi la gente bailando/vi a gente dançando);
  • poiché il sardo non usa il participio presente, il gerundio può svolgere le sue funzioni. Ad esempio abba buddinde può significare sia "acqua bollendo" che "acqua bollente", come in spagnolo: dd'apo 'etau a s'abba 'uddinde (l'ho gettato nell'acqua bollente; spagn. lo eché al agua hirviendo).

La forma progressiva si forma con l'ausilare èssere più il gerundio: ad es. so'andande/seu andendi (sto andando), fipo faghende/fui faende/femu faendi (stavo facendo), caratteristica comune alla lingua inglese, nonché al sassarese e al gallurese.

Il sardo ha però in aggiunta un uso del tutto particolare di questa forma, infatti la estende anche ad azioni che non sono state ancora cominciate, ma che (si suppone che) verranno portate a termine in breve. Questo uso è del tutto normale e corretto anche nell'italiano regionale della Sardegna, dove è molto diffuso in tutti gli strati sociali della popolazione. In questo caso l'ausiliare che regge il gerundio, èssere in sardo, stare in italiano, può anche essere omesso: ma tando, andas a mi fàere su cumandu o nono? (seo) andande (ma allora, vai a farmi la commissione oppure no? (sto) andando (italiano regionale della Sardegna)/ ora vado (italiano standard) ). Nell'italiano regionale sardo è anche possibile usare giai (già) con funzione di futuro: già sto andando/già vado, calco del sardo giai seo andande; questo uso esiste anche in spagnolo e portoghese (ya voy/já vou). L'uso del gerundio riferito a un'azione futura trova corrispondenza nell'inglese, ma non in altre lingue romanze né nel tedesco (ingl. I'm going now/I'm gonna go now; spagn. ya voy/ahora voy/voy a ir ahora (mismo); port. já vou/vou mesmo/vou ir agora; cat. ara vaig; fran. je vais maintenant; ted. ich gehe jetzt). Anche in sardo è possibile aggiungere un avverbio che rafforzi l'idea dell'immediatezza dell'azione, come in spagn. mismo o in port. mesmo (stesso), per esempio e totu o matessi, lasciandosi forse nell'uso comune preferire il primo giacché in sardo è specificamente "stesso" come avverbio, mentre il secondo lo è anche come aggettivo La frase risultante è difficilmente traducibile in italiano, quanto meno alla lettera: seo andande como e totu ("sto andando adesso stesso").

Verbo èssere/èssi(ri) (essere)[modifica | modifica wikitesto]

  • Indicativo presente: deo so/soe - jeo seo - deu seu; tue ses - tui sesi; issu/isse est; nois semus - nos/nosu seus; bois sezis - bosàteros/bosatrus seis; issos sunt(is) - issus funt(is);
  • Indicativo imperfetto: deo fipo - jeo fia - deu femu; tue fis/fìas - tui fìasta; issu/isse fìat/fit; nois fimus/fìamus/fiàus - nosu femus; bois fizis/fiazis/fiàis - bosatrus festi; issos/issus fint/fìant;
  • Indicativo passato prossimo: deo/jeo so'/soe/seo ista(d)u - deu seu stètiu; tue ses/sesi ista(d)u; issu/isse est ista(d)u; nois/nos semus/seus ista(d)os, bois/bosàteros sezis/seis ista(d)os; issos sunt ista(d)os;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo fipo/fìa ista(d)u - deu femu stètiu; tue fis/fìas ista(d)u; issu/isse fìat/fit ista(d)u; nois/nos fimus/fìamus ista(d)os; bois/bosàteros fizis/fiazis/fiàis ista(d)os; issos fint/fìant ista(d)os;
  • Indicativo passato remoto: il passato remoto, escludendo gli usi colti, è generalmente in disuo in sardo; ciò nonostante, le forme del verbo essere sono usate normalmente, al posto di quelle dell'imperfetto, nel Montiferru, nel Guilcier, nel Barigadu, in alcune zone del campidanese rustico (Trexenta) e dell'Ogliastra: jeo/deu fui; tue/tui fusti; issu fuit/fut; nos/nosu fimis/fustiaus; bosàteros/bosatrus fustiais/fustis; issos/issus fuint/funtiant;
  • Indicativo futuro: deo/jeo/deu apo/apu a èssere/essi; tue as a èssere; issu/isse at a èssere; nois/nos amus/aus a èssere; bois/bosàteros azis/ais a èssere; issos ant a èssere;
  • Indicativo futuro anteriore: deo/jeo apo a èssere ista(d)u - deu apu a essi stètiu; tue as a èssere ista(d)u; issu/isse at a èssere ista(d)u; nois/nos amus/aus a èssere ista(d)os; bois/bosàteros azis/ais a èssere ista(d)os; issos ant a èssere ista(d)os;
  • Congiuntivo presente: chi deo/jeo/deu sia; chi tue sias; chi issu/isse siat; chi nois/nos siamus/siàus; chi bois/bosàteros siazis/siàis; chi issos sìant;
  • Congiuntivo passato: chi deo/jeo sia ista(d)u - chi deu sia stètiu; chi tue sias ista(d)u; chi issu/isse siat ista(d)u; chi nois/nos siamus/siàus ista(d)os; chi bois/bosàteros siazis/siàis ista(d)os; chi issos siant ista(d)os;
  • Condizionale presente: deo/jeo dia/apia a èssere - deu emu a essi; tue dias/apias a èssere; issu/isse diat/apiat a èssere; nois/nos diamus/apiàus a èssere; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a èssere; issos diant/apiant èssere;
  • Condizionale passato: deo/jeo dia/apia a èssere ista(d)u - deu emu a essi stètiu; tue dias/apias a èssere ista(d)u; issu/isse diat/apiat a èssere ista(d)u; nois/nos diamus/apiàus a èssere ista(d)os; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a èssere ista(d)os; issos diant/apiant a èssere ista(d)os;
  • Gerundio presente: essende/sende/sendi;
  • Gerundio passato: essende/sende ista(d)u - sendi stètiu.

Verbo àere/ài(ri) (avere).[modifica | modifica wikitesto]

Il verbo àere/ai viene usato da solo unicamente nelle varianti settentrionali; nelle varianti centro-meridionali è usato esclusivamente come ausiliare per formare i tempi composti, mentre con il significato dell'italiano avere viene sempre sostituito dal verbo tènnere/tènniri, esattamente come accade in spagnolo, catalano, portoghese (dove il verbo haver è quasi del tutto scomparso) e napoletano. Per questo motivo in questo schema vengono indicate unicamente le forme del presente e dell'imperfetto dei dialetti centro-meridionali, che sono le sole dove nei tempi composti appare il verbo àere/ai.

  • Indicativo presente: deo/jeo apo - deu apu; tue/tui as; issu/isse at; nois amus - nos/nosu aus; bois azis - bosàteros/bosatrus ais; issos/issus ant;
  • Indicativo imperfetto: deo/jeo aìa - deu emu; tue aìas; issu/isse aìat; nois aiamus/abamus - nos/nosu aiàus; bois aiazis/abazes - bosàteros/bosatrus aiàis; issos/issus aiant;
  • Indicativo passato prossimo: deo apo apidu; tue as apidu; issu/isse at apidu; nois amus apidu; bois azis/ais apidu; issos ant apidu;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo aìa apidu; tue aìas apidu; issu/isse aìat apidu; nois aiamus apidu; bois aiazis/aiàis apidu; issos aiant apidu;
  • Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte logudoresi): deo apesi; tue apesti; issu/isse apesit; nois apemus; bois apezis; issos apesint;
  • Indicativo futuro: deo apo a àere; tue as a àere; issu/isse at a àere; nois amus a àere; bois azis/ais a àere; issos ant a àere;
  • Indicativo futuro anteriore: deo apo a àere àpidu; tue as a àere àpidu; issu/isse at a àere àpidu; nois amus a àere àpidu; bois azis/ais a àere àpidu; issos ant a àere àpidu;
  • Congiuntivo presente: chi deo apa; chi tue apas; chi issu/isse apat; chi nois apamus; chi bois apazis/apàis; chi issos apant;
  • Congiuntivo passato: chi deo apa àpidu; chi tue apas àpidu; chi issu/isse apat àpidu; chi nois apamus àpidu; chi bois apazis/apàis àpidu; chi issos apant àpidu;
  • Condizionale presente: deo dia àere; tue dias àere; issu/isse diat àere; nois diamus àere; bois diazis/diàis àere; issos diant àere;
  • Condizionale passato: deo dia àere àpidu; tue dias àere àpidu; issu/isse diat àere àpidu; nois diamus àere àpidu; bois diazis/diàis aère àpidu; issos diant àere àpidu;
  • Gerundio presente: aende;
  • Gerundio passato: aende àpidu.

Coniugazione in -are/-ai - Verbo cantare/cantai (cantare)[modifica | modifica wikitesto]

  • Indicativo presente: deo/jeo canto - deu cantu; tue/tui cantas; issu/isse cantat; nois cantamus - nos/nosu cantàus; bois cantazis - bosàteros/bosatrus cantàis; issos/issus cantant;
  • Indicativo imperfetto: deo/jeo cantaìa - deu cantamu; tue/tui cantaias; issu/isse cantaiat; nois cantaìamus - nos/nosu cantaiàus; bois cantaiazis - bosàteros/bosatrus cantaiàis; issos/issus cantaiant;
  • Indicativo passato prossimo: deo/jeo/deu apo/apu canta(d)u; tue as canta(d)u; issu/isse at canta(d)u; nois/nos amus/aus canta(d)u; bois/bosàteros azis/ais canta(d)u; issos/issus ant canta(d)u;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo/jeo/deu aia canta(d)u; tue aias canta(d)u; issu/isse aiat canta(d)u; nois/nos aìamus/aiàus canta(d)u; bois/bosàteros aìazis/aiàis canta(d)u; issos/issus aiant canta(d)u;
  • Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo cantesi/ant.cantèi; tue cantesti; issu/isse cantesit/ant.cantèit; nois cantèsimus/cantemus; bois cantezis; issos cantesint/ant.canterunt;
  • Indicativo futuro: deo/jeo/deu apo/apu a cantare/cantai; tue as a cantare; issu/isse at a cantare; nois/nos amus/aus a cantare; bois/bosàteros azis/ais a cantare; issos ant a cantare;
  • Indicativo futuro anteriore: deo/jeo/deu apo/apu a àere/ai canta(d)u; tue as a àere canta(d)u; issu/isse at a àere canta(d)u; nois/nos amus/aus a àere canta(d)u; bois/bosàteros azis/ais a àere canta(d)u; issos ant a àere canta(d)u;
  • Congiuntivo presente: chi deo/jeo/deu cante/canti; chi tue cantes; chi issu/isse cantet; chi nois/nos cantemus/cantèus; chi bois/bosàteros cantezis/cantèis; chi issos cantent;
  • Congiuntivo passato: chi deo/jeo/deu apa canta(d)u; chi tue apas canta(d)u; chi issu/isse apat canta(d)u; chi nois/nos apamus/apàus canta(d)u; chi bois/bosàteros apazis/apàis canta(d)u; chi issos apant canta(d)u;
  • Condizionale presente: deo/jeo dia/apia a cantare - deu emu a cantai; tue dias/apias a cantare; issu/isse diat/apiat a cantare; nois/nos diamus/apiàus a cantare; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a cantare; issos diant/apiant a cantare;
  • Condizionale passato: deo/jeo dia/apia a àere canta(d)u - deu emu a ai cantau; tue dias/apias a àere canta(d)u; issu/isse diat/apiat a àere canta(d)u; nois/nos diamus/apiàus a àere canta(d)u; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a àere canta(d)u; issos diant/apiant a àere canta(d)u;
  • Gerundio presente: cantande/cantende/cantendi;
  • Gerundio passato: aende/tenende/tenendi canta(d)u.

Coniugazione in -ere/-i(ri) - Verbo tìmere/tìmi(ri) (temere)[modifica | modifica wikitesto]

  • Indicativo presente: deo/jeo timo - deu timu; tue times - tui timis; issu/isse timet - issu timit; nois timimus - nos/nosu timèus; bois timides - bosàteros/bosatrus timèis, issos timent - issus timint;
  • Indicativo imperfetto: deo/jeo/deu timia; tue/tui timias; issu/isse timiat; nois timìamus - nos/nosu timiàus; bois timìazis- bosàteros/bosatrus timiàis; issos/issus timiant;
  • Indicativo passato prossimo: deo/jeo/deu apo/apu tìmi(d)u; tue/tui as tìmi(d)u; issu/isse at tìmi(d)u; nois/nos amus/aus tìmi(d)u; bois/bosàteros azis/ais tìmi(d)u; issos/issus ant tìmi(d)u;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo/jeo/deu aia tìmi(d)u; tue/tui aias tìmi(d)u; issu/isse aiat tìmi(d)u; nois/nos aìamus/aiàus tìmi(d)u; bois/bosàteros aìazis/aiàis tìmi(d)u; issos/issus aiant tìmi(d)u;
  • Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo timesi/ant.timèi; tue timesti; issu/isse timesit/ant.timèit; nois timèsimus/timemus; bois timezis; issos timèsint/ant.timèrunt;
  • Indicativo futuro: deo/jeo/deu apo/apu a tìmere/tìmi(ri); tue/tui as a tìmere; issu/isse at a tìmere; nois/nos amus/aus a tìmere; bois/bosàteros azis/ais a tìmere; issos ant a tìmere;
  • Indicativo futuro anteriore: deo/jeo/deu apo/apu a àere/ai tìmi(d)u; tue as a àere tìmi(d)u; issu/isse at a àere tìmi(d)u; nois/nos amus/aus a àere tìmi(d)u; bois/bosàteros azis/ais a àere tìmi(d)u; issos ant a àere tìmi(d)u;
  • Congiuntivo presente: chi deo/jeo/deu tima; chi tue timas; chi issu/isse timat; chi nois/nos timamus/timàus; chi bois/bosàteros timazis/timàis; chi issos timant;
  • Congiuntivo passato: chi deo/jeo/deu apa tìmi(d)u; chi tue apas tìmi(d)u; chi issu/isse apat tìmi(d)u; chi nois/nos apamus/apàus tìmi(d)u; chi bois/bosàteros apazis/apàis tìmi(d)u; chi issos apant tìmi(d)u;
  • Condizionale presente: deo/jeo dia/apia a tìmere - deu emu a tìmi(ri); tue dias/apias a tìmere; issu/isse diat/apiat a tìmere; nois/nos diamus/apiàus a tìmere; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a tìmere; issos diant/apiant a tìmere;
  • Condizionale passato: deo/jeo dia/apia a àere timi(d)u - deu emu a ai tìmiu; tue dias/apias a àere timi(d)u; issu/isse diat/apiat a àere timi(d)u; nois/nos diamus/apiàus a àere timi(d)u; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a àere timi(d)u; issos diant/apiant a àere timi(d)u;
  • Gerundio presente: timende/timendi;
  • Gerundio passato: aende/tenende/tenendi tìmi(d)u;

Coniugazione in -ire/-ì(ri) Verbo finire/finì(ri) (finire)[modifica | modifica wikitesto]

  • Indicativo presente: deo/jeo fino/fìnio - deu finu; tue/tui finis; issu/isse finit; nois finimus - nos/nosu finius; bois finides - bosàteros/bosatrus finìs; issos/issus finint;
  • Indicativo imperfetto: deo/jeo/deu finia; tue/tui finias, issu/isse finiat; nois finìamus - nos/nosu finiàus; bois finìazis- bosàteros/bosatrus finiàis; issos/issus finiant;
  • Indicativo passato prossimo: deo/jeo/deu apo/apu fini(d)u; tue as fini(d)u; issu/isse at fini(d)u; nois/nos amus/aus fini(d)u; bois/bosàteros azis/ais fini(d)u; issos ant fini(d)u;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo/jeo/deu aia fini(d)u; tue aias fini(d)u; issu/isse aiat fini(d)u; nois/nos aìamus/aiàus fini(d)u; bois/bosàteros aìazis/aiàis fini(d)u; issos aiant fini(d)u;
  • Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo finesi/ant.finèi; tue finesti; issu/isse finesit/ant.finèit; nois finèsimus/finemus; bois finezis; issos finesint/ant.finerunt;
  • Indicativo futuro: deo/jeo/deu apo/apu a finire/finì(ri); tue as a finire; issu/isse at a finire; nois/nos amus/aus a finire; bois/bosàteros azis/ais a finire; issos ant a finire;
  • Indicativo futuro anteriore: deo/jeo/deu apo/apu a àere/ai fini(d)u; tue as a àere fini(d)u; issu/isse at a àere fini(d)u; nois/nos amus/aus a àere fini(d)u; bois/bosàteros azis/ais a àere fini(d)u; issos ant a àere fini(d)u;
  • Congiuntivo presente: chi deo/jeo/deu fina/fìnia; chi tue finas/fìnias; chi issu/isse finat/fìniat; chi nois/nos finamus/finiàus; chi bois/bosàteros finazis/finiàis, chi issos finant/fìniant;
  • Congiuntivo passato: chi deo/jeo/deu apa fini(d)u; chi tue apas fini(d)u; chi issu/isse apat fini(d)u; chi nois/nos apamus/apàus fini(d)u; chi bois/bosàteros apazis/apàis fini(d)u; chi issos apant fini(d)u;
  • Condizionale presente: deo/jeo dia/apia a finire - deu emu a finì(ri); tue dias/apias a finire; issu/isse diat/apiat a finire; nois/nos diamus/apiàus a finire; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a finire; issos diant/apiant a finire;
  • Condizionale passato: deo/jeo/deu dia/apia a àere fini(d)u - deu emu a ai finiu; tue dias/apias a àere fini(d)u; issu/isse diat/apiat a àere fini(d)u; nois/nos diamus/apiàus a àere fini(d)u; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a àere fini(d)u; issos diant/apiant a àere fini(d)u;
  • Gerundio presente: fininde/finende/finendi;
  • Gerundio passato: aende/tenende/tenendi fini(d)u;

Verbi irregolari - Verbo fà(gh)ere/fai (fare)[modifica | modifica wikitesto]

  • Indicativo presente: deo fago/fatho - jeo fatzo - deu fatzu; tue faghes/faes - tui fais; issu/isse faghet/faet - issu fait; nois faghimus - nos/nosu faeus/feus; bois faghides - bosàteros/bosatrus faèis/feis; issos faghent/faent - issus faint;
  • Indicativo imperfetto: deo/jeo/deu fa(gh)ia; tue/tui fa(gh)ias; issu/isse fa(gh)iat; nois faghìamus - nos/nosu faiàus; bois faghìazis- bosàteros/bosatrus faiàis; issos/issus fa(gh)iant;
  • Indicativo passato prossimo: deo/jeo/deu apo/apu fatu; tue/tui as fatu; issu/isse at fatu; nois/nos amus/aus fatu; bois/bosàteros azis/ais fatu; issos ant fatu;
  • Indicativo trapassato prossimo imperfetto: deo/jeo/deu aia fatu; tue aias fatu; issu/isse aiat fatu; nois/nos aìamus/aiàus fatu; bois/bosàteros aìazis/aiàis fatu; issos aiant fatu;
  • Indicativo passato remoto (in disuso nella lingua parlata, presente solo nelle forme arcaiche e colte): deo faghesi/ant.faghèi; tue faghèsti; issu/isse faghesit/ant.faghèit; nois faghèsimus/faghemus; bois faghezis; issos faghesint/ant.fagherunt;
  • Indicativo futuro: deo/jeo/deu apo/apu a fà(gh)ere/faxi; tue as a fà(gh)ere; issu/isse at a fà(gh)ere; nois/nos amus/aus a fà(gh)ere; bois/bosàteros azis/ais a fà(gh)ere; issos ant a fà(gh)ere;
  • Indicativo futuro anteriore: deo/jeo/deu apo/aou a àere/ai fatu; tue as a àere fatu; issu/isse at a àere fatu; nois/nos amus/aus a àere fatu; bois/bosàteros azis/ais a àere fatu; issos ant a àere fatu;
  • Congiuntivo presente: chi deo/jeo/deu faga/fatha/fatza; chi tue fagas/fathas/fatzas; chi issu/isse fagat/fathat/fatzat; chi nois/nos fagamus/fathamus/fatzamus/fatzàus; chi bois/bosàteros fagazis/fathais/fatzàis; chi issos fagant/fathant/fatzant;
  • Congiuntivo passato: chi deo/jeo/deu apa fatu; chi tue apas fatu; chi issu/isse apat fatu; chi nois/nos apamus/apàus fatu; chi bois/bosàteros apazis/apàis fatu; chi issos apant fatu;
  • Condizionale presente: deo/jeo dia/apia a fà(gh)ere - deu emu a fai; tue dias/apias a fà(gh)ere; issu/isse diat/apiat a fà(gh)ere; nois/nos diamus/apiàus a fà(gh)ere; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a fà(gh)ere; issos diant/apiant a fà(gh)ere;
  • Condizionale passato: deo/jeo dia/apia a àere fatu - deu emu a ai fatu; tue dias/apias a àere fatu; issu/isse diat/apiat a àere fatu; nois/nos diamus/apiàus a àere fatu; bois/bosàteros diazis/diàis/apiàis a àere fatu; issos diant/apiant a àere fatu;
  • Gerundio presente: faghende/fathende/faende/fendi;
  • Gerundio passato: aende/tenende/tenendi fatu;
Particolarità[modifica | modifica wikitesto]

È presente una categoria particolare di verbi che in logudorese e nuorese hanno l'infinito proprio della seconda coniugazione in -ere, e che però secondo la loro origine appartengono alla terza, di cui hanno conservato alcune terminazioni nel presente indicativo. Appartiene a tale gruppo ad esempio bènnere (venire), la cui coniugazione in presente è: benzo/bengio, benis, benit, benimus/benius, benies/benìs, benint; oppure apèrrere (aprire): aperjo/aperzo/apegio, aperis, aperit, aperimus/aperius, aperies/aperìs, aperint. Vengono coniugati allo stesso modo cumbènnere (convenire; 1a persona cumbenzo/cumbengio), cobèrrere/nuor. copèrrere (coprire un oggetto, montare un animale a un altro, volg. fornicare; coberjo/coberzo/crobegio), fèrrere (colpire; ferire; ferjo/ferzo/fegio), mòrrere (morire; morjo/morzo/mogio), iscobèrrere/iscrobèrrere/nuor. iscopèrrere (scroprire; iscoberjo/iscoberzo/iscrobegio).

Verbi irregolari alla prima persona singolare del presente[modifica | modifica wikitesto]

Numerosi verbi hanno una coniugazione generalmente regolare, mantenendo però irregolare la prima persona sing. del presente: bàlere (valere; bazo/bagio), chèrrere (volere; cherjo/cherzo/chegio), dòlere (fare male, dolere; dozo/dogio), pàrrere (sembrare, parere; parjo/parzo/pagio), cumpàrrere (comparire; cumparjo/cumparzo/cumpagio), pòdere (potere; potho/potzo), pònnere (mettere; ponzo/pongio), tènnere (avere; tenzo/tengio), mantènnere (mantenere; mantenzo/mantengio).[151]

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

Tabella di comparazione delle lingue neolatine[modifica | modifica wikitesto]

Latino Francese Italiano Spagnolo Occitano Catalano Aragonese Portoghese Romeno Sardo Còrso Friulano
clave(m) clé chiave llave clau clau clau chave cheie crae/-i chjave/chjavi clâf
nocte(m) nuit notte noche nuèit/nuèch nit nueit noite noapte note/-i notte/notti gnot
cantare chanter cantare cantar cantar cantar cantar cantar cânta cantare/-ai cantà cjantâ
capra(m) chèvre capra cabra cabra cabra craba cabra capra craba capra cjavre
lingua(m) langue lingua lengua lenga llengua luenga língua limbă limba/lìngua lingua lenghe
platea(m) place piazza plaza plaça plaça plaza praça piață pratza piazza place
ponte(m) pont ponte puente pònt pont puent ponte pod' ponte/-i ponte/ponti puint
ecclesia(m) église chiesa iglesia glèisa església ilesia igreja biserică cheja/crèsia ghjesgia glesie
hospitale(m) hôpital ospedale hospital espital hospital hespital hospital spital ispidale/spidali spedale/uspidali ospedâl
caseu(m)
lat.volg.formaticu(m)
fromage formaggio/cacio queso formatge formatge formache/queso queijo brânză/caș casu casgiu formadi

Alcuni vocaboli nella lingua sarda ed in quelle alloglotte della Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Sardo logudorese Sardo campidanese Gallurese Sassarese Algherese Tabarchino
la terra sa terra sa terra la tarra la terra la terra a têra
il cielo su chelu su celu/xelu lu celu lu tzeru lo cel u sé
l'acqua s'abba s'àcua/s'abba l'ea l'eba l'algua l'aegua
il fuoco su fogu su fogu lu focu lu foggu lo foc u fogu
l'uomo s'òmine s'òmini l'omu l'ommu l'home l'omu
la donna sa fèmina sa fèmina la fèmina la fémmina la dona a dona
mangiare mandigare/papare papai manghjà magnà menjar mangiâ
bere buffare/bíbere buffai beure beive
grande mannu mannu mannu/grendi/grandi mannu gran grande
piccolo minore/piticu piticu/cinu minori/picculu minori petit piccin
il burro su bùtidu su butirru lu butirru lu butirru la mantega buru
il mare su mare su mari lu mari lu mari lo mar u mô
il giorno sa die sa dii la dì la dì lo dia u giurnu
la notte su/sa note su/sa notti la notti la notti la nit a néùtte
la scimmia sa muninca/martinica

s'issìmmia

sa martinica/mantenica la municca la muninca la muninca a scimia
il cavallo su caddu su cuaddu lu cabaddu lu cabaddu lo cavall u cavallu
la pecora sa berbeghe/s'arveghe/sa perbeche sa brebei la pècura la pégura l'ovella a pëgua
il fiore su frore/flore/fiore su frori lu fiori lu fiori la flor a sciùa
la macchia sa màcula/mantza sa mancia/maguglia/ la tacca la mancia/maccia la taca a maccia
la testa sa conca sa conca lu capu lu cabbu lo cap a tésta
la finestra sa bentana sa ventana lu balconi lu balchoni la finestra u barcùn
la porta sa janna sa genna/ghenna la ghjanna/gianna la janna la porta a porta
il tavolo sa mesa sa mesa la banca la banca/mesa la mesa/taula a tòa
il piatto su prattu su prattu lu piattu lu piattu lo plat u tundu
lo stagno s'istànniu su stangiu/staini lu stagnu l'isthagnu l'estany u stagnu
il lago su lagu su lagu lu lagu lu lagu lo llac u lagu/lògu
un arancio un'aranzu un'arangiu un aranciu un aranzu, cast. aranciu una taronja un çetrùn
la scarpa sa botta/su botinu sa crapitta/sabata/su sapatu la botta la botta la bota a scarpa/scòrpa
la zanzara sa tìntula/tzìntzula su sèntzulu/sìntzulu la zinzula la zinzura la tíntula a sinsòa
la mosca sa musca sa musca la musca la moscha, cast. muscha la mosca a musca
la luce sa lughe sa luxi/lughi la luci la luzi, cast. lugi la llumera a lüxe
il buio s'iscuridade/su buju/s'iscurigore s'iscuridadi/su buju/su scuriu lu bughju lu buggiu, cast. lu bughju la obscuritat scuur
un'unghia un'unja/ungra un'unga un'ugna un'ugna una ungla un'ùngia
la lepre su lèpere/su lèpore su lèpiri/lèpuri/lèpori lu lèparu lu lèpparu la llebre a léve
la volpe su matzone/su mariane su margiani lu maccioni lu mazzoni, cast. maccioni lo guineot/matxoni a vurpe
il ghiaccio s'astragu/s'itia su ghiaciu lu ghjacciu lu ghiacciu lo gel u ghiacciu
il cioccolato su tziculate su ciculati lu cioccolatu lu ciucculaddu la xocolata a ciculata
la valle sa badde sa baddi la vaddi la baddi la vall a valle
il monte su monte su monti lu monti lu monti lo mont u munte
il fiume su riu/frùmene su frùmini/riu lu riu lu riu lo riu u riu
il bambino/ragazzo su pitzinnu/piseddu/pitzoccu su pippiu/picioccu lu steddu la criaddura/lu pizzinnu lo minyó u figgeu
il neonato sa criadura su nennu/ddeddu la criatura/stiducciu la criaddura/lu piccinneddu la criatura u piccin
il sindaco su mere/su sìndigu su meri/su sìndigu lu sindacu lu sindagu lo síndic u scindegu
l'auto sa màchina/sa vetura sa màchina/sa vetura la vittura/la macchina la macchina/la vettura la màquina/l'automòbil a vétüa/a machina
la nave sa nae/su vapore sa navi la nai lu vappori/la nabi la nau a nòve/vapùre
la casa sa domo sa domu la casa la casa la casa a câ
palazzo palatu palàtzu palazzu parazzu palau palàssiu
spavento assustu/assùconu atzìchidu assustu/scalmentu assusthu/assucconu/ippasimu, cast. assucunadda assusto resôtu
lamento mèmula/irtzoddiu chesça, scramiu lamentu/tunchju lamentu/mimmura, cast. mimula llamenta lamentu
ragionare arresonare/arrejonare arrexonai rasghjunà rasgiunà arraonar rajiunò
parlare faeddare/foeddare/nuor. faveddare fueddai faiddà fabiddà parlàr parlà
correre cùrrere curri currì currì corrir caminò a gambe
cinghiale porcabru/sirbone sirboni polcarvu purchabru porc-crabo cinghiole
serpente terpe/terpente/colora/coloru tzerpenti/colovru salpi saipenti serpent serpente
adesso/ora como immoi abà abà ara aùa
io (d)eo/jeo/zeo/nuor. (d)ego deu/ceo eu eu/eiu jo
camminare ambulare/caminare caminai caminà caminà camminà caminar camminò
nostalgia nostalghia nostalgia/saudadi nostalghja nostalgia nostàlgia nustalgia

I numeri - Sos nùmeros - Is nùmerus[modifica | modifica wikitesto]

Tra i numeri sardi troviamo due forme, maschile e femminile, per tutti i numeri che terminano con il numero uno, escludendo l'undici, il centoundici e così via, per il numero due e per tutte le centinaia escludendo i numeri cento, millecento, etc. Questa caratteristica è presente tale quale sia nello spagnolo che nel portoghese. Abbiamo quindi in sardo ad esempio (gli esempi sono nel sardo centrale o di mesania) unu pipiu / una pipia (un bambino/una bambina), duos pitzinnos / duas pitzinnas (due bambini, ragazzini/due bambine, ragazzine), bintunu cuaddos (ventuno cavalli) / bintuna crabas (ventuno capre), barantunu libros (quarantuno libri) / barantuna cadiras (quanrantuno sedie), chent'e unu rios (centouno fiumi), chent'e una biddas (centouno paesi), dughentos òmines (duecento uomini) / dughentas domos (duecento case).

In sardo abbiamo, come in italiano, due diverse forme per mille, milli, e duemila, duamiza/duamìgia/duamilla.

Tabella dei numeri basata sulle varianti logudoresi del Marghine e del Guilcer e del nuorese[152], su quelle di transizione del Barigadu e su quelle campidanesi della Marmilla[modifica | modifica wikitesto]

I numeri duecento, trecento e, unicamente in campidanese, seicento hanno una forma propria, dughentos e treghentos in logudorese, duxentus, trexentus e sexentus in campidanese, dove il due, il tre e il numero cento sono modificati; questo fenomeno è presente anche in portoghese (duzentos, trezentos); le altre centinaia invece vengono scritte senza modificare né il numero di base né chentu/centu, perciò bator(o)chentos/cuatrucentus, otochentos/otucentus, etc. Il fonema "ch" di chentos in logudorese viene comunque sempre pronunciato g, ad eccezione del numero seschentos, e la "c" del campidanese centus sempre come x (j francese di journal). In nuorese "ch" viene invece pronunciato sempre k, perciò tutti i numeri sono scritti con "ch" in questa variante.

I numeri 101, 102, così come 1001, 1002 etc., vanno scritti separatamente chentu e unu, chentu e duos, milli e unu, milli e duos, etc. Anche in questo caso, questa caratteristica è condivisa con il portoghese. Chentu viene normalmente apostrofato, chent'e unu, chent'e duos, più raramente anche milli, mill'e unu, mill'e duos, etc.

I numeri che terminano con uno, ad eccezione di undici, centoundici, etc., vanno sempre apostrofati, sia nella loro forma maschile che in quella femminile, se la parola seguente inizia per vocale o per h: bintun'òmines (ventuno uomini), bintun'amigas (ventuno amiche), etc.

Sardo logudorese Sardo campidanese
1 unu, -a unu, -a
2 duos/duas duus/duas
3 tres tres
4 bàtor(o) cuatru
5 chimbe cincu
6 ses ses
7 sete seti
8 oto otu
9 noe/nuor. nobe noi
10 deghe/nuor. deche dexi
11 ùndighi/nuor.ùndichi ùndixi
12 doighi/nuor. doichi doxi
13 treighi/nuor. treichi trexi
14 batòrdighi/nuor. batòrdichi catòdixi
15 bìndighi/nuor. bìndichi cuìndixi
16 seighi/nuor. seichi sexi
17 deghessete/nuor. dechessete dexasseti
18 degheoto/nuor. decheoto dexotu
19 deghenoe/nuor. dechenobe dexanoi
20 binti/vinti binti
21 bintunu, -a bintunu, -a
30 trinta trinta
40 baranta coranta
50 chimbanta cincuanta
60 sessanta sessanta
70 setanta setanta
80 otanta otanta
90 noranta/nuor. nobanta noranta
100 chentu centu
101 chentu e unu, -a centu e unu, -a
200 dughentos, -as/nuor. duchentos, -as duxentus, -as
300 treghentos, -as/nuor. trechentos, -as trexentus, -as
400 bator(o)chentos, -as/nuor. batochentos, -as cuatrucentus, -as
500 chimbichentos, -as, chimbechentos, -as/ cincucentus, -as
600 seschentos, -as sexentus, -as
700 setichentos, -as, setechentos, -as seticentus, -as
800 otichentos, -as, otochentos, -as otucentus, -as
900 noichentos, -as, noechentos, -as/nuor. nobichentos, -as noicentus, -as
1000 milli milli
1001 milli e unu, -a milli e unu, -a
2000 duamiza duamilla
3000 tremiza tremilla
4000 bator(o)miza/nuor. batomiza cuatrumilla
5000 chimbemiza cincumilla
6000 semiza semilla
7000 setemiza setemilla
8000 otomiza otumilla
9000 noemiza/nuor. nobemiza noimilla
10000 deghemiza/nuor. dechemiza deximilla
100000 chentumiza centumilla
1000000 unu milione unu milioni

Le stagioni - Sas istazones - Is istajonis[modifica | modifica wikitesto]

Sardo logudorese Sardo campidanese
la primavera su beranu su beranu
l'estate s'istiu/nuor.s'estiu, s'istadiale (s.m.) s'istadiali (s.m.), s'istadi (s.f.)
l'autunno s'atunzu/s'atonzu s'atonju
l'inverno s'ierru/nuor. s'iberru s'ierru

I mesi - Sos meses - Is mesis[modifica | modifica wikitesto]

Italiano Sardo logudorese Sardo campidanese Gallurese Sassarese Algherese Tabarchino
Gennaio Bennarzu/Bennalzu/Jennarju/nuor.Jannarzu/

Ghennarzu/Ghennargiu

Gennaxu/Gennargiu Ghjnnagghju Ginnaggiu Gener ("giané") Zenò
Febbraio Frearzu/Frealzu/Frearju Friaxu/Friarju Friagghju Fribaggiu Febrer ("frabé") Frevò
Marzo Marthu/Maltu/Martzu/Matzu Martzu/Mratzu Malzu Mazzu Març ("malts") Mòrsu/Marsu
Aprile Abrile/nuor. Aprile Abrili Abrili Abriri Abril Arvì
Maggio Màju Màju Magghju Maggiu Maig ("mač") Mazu
Giugno Làmpadas Làmpadas Làmpata/Ghjugnu Lampada Juny ("jun") Zugnu
Luglio Trìulas/nuor. Trìbulas Arjolas Agliola/Trìula/Luddu Triura Julil ("juriòl") Luggiu
Agosto Austu/nuor. Agustu Austu Austu Aosthu Agost Austu
Settembre Cabidanni/Cabidanne/nuor. Capidanne Cabudanni Capidannu/Sittembri Cabidannu Cavidani ("cavirani)/

Setembre ("setembra")

Settembre
Ottobre Santu Aìne/Santu Gabine/nuor. Santu Gabinu Ledàmini Santu Aìni/Uttobri Santu Aìni Santuaìni/

Octubre ("utobra")

Ottobri
Novembre Sant'Andria Donniasantu Sant'Andrìa/Nùembri Sant'Andrìa Santandria/

Novembre ("nuvembra")

Nuvembre
Dicembre Nadale (Mes'e) Idas/Paschixedda Natali/Dicembri Naddari Nadal ("naràl")/

Desembre ("desémbra")

Dejèmbre

I giorni - Sas dies - Is diis - Li dì[modifica | modifica wikitesto]

Sardo logudorese Sardo campidanese Sassarese Gallurese
lunedì lunis lunis luni luni
martedì martis martis marthi malti
mercoledì mércuris/mérculis mércuris/mrécuris marchuri malculi
giovedì jòbia/zòbia jòbia giobi ghjovi
venerdì chenàbara/nuor. chenàpura cenàbara/cenàbura vennari vennari
sabato sàbadu/nuor. sàppadu sàbudu sabaddu sabatu
domenica dumìniga/domìniga/nuor. domìnica domìniga/domìnigu dumenigga dumenica

I colori - Sos colores - Is coloris[modifica | modifica wikitesto]

biancu/ant.arbu [bianco], nieddu [nero], ruju/arrùbiu [rosso], grogu [giallo], biaitu/asulu [blu], birde/birdi [verde], aranzu/colori de aranju [arancione], biola [Viola], marrone/castanzu/marroni [marrone].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel presente paragrafo si elenca, senza alcuna pretesa di esaustività in merito, parte di quella mèsse lessicale facente parte sia del substrato, che dei vari superstrati. Nei nomi con due o più varianti viene prima riportato il logudorese, quindi il campidanese.

Substrato paleosardo o nuragico[modifica | modifica wikitesto]

CUC → cùcuru, cucurinu (cima di un monte, cocuzzolo; punta sporgente, come Cùcuru 'e Portu a Oristano; cfr. basco kukurr, cresta del gallo)[153]
GON- → Gonone, Gologone, Goni, Gonnesa, Gonnosnò (altura, collina, montagna, cfr. greco eolico gonnos, colle)
NUR-/'UR- → ant. nurake → nuraghe/nuraxi, Nurra, Nora (mucchio cavo, ammasso), Noragugume
NUG: Nug-or; Nug-ulvi (cfr. slavo noga, piede o gamba; sia Nuoro che Nulvi sono località ai piedi di un monte)
ASU-, BON-,

GAL → Gallura ant. Gallula, Garteddì (Galtellì), Galilenses, Galile

GEN-, GES- → Gesturi
GOL-/'OL → Gollei, Ollollai, Parti Olla (Parteolla), golostri/golostru/golóstiche/ golóstise/golóstiu/golosti/'olosti (agrifoglio, si confronti lo slavo ostrь, "spinoso"; il basco gorosti, a cui si associa, è d'origine oscura e probabilmente paleoeuropea, cfr. infatti greco kélastros, agrifoglio)
EKA-, KI-, KUR-,

KAL/KAR- → Karalis → ant. Calaris (Cagliari), Carale, Calallai

ENI → ogl. eni (albero del tasso, cfr. albanese enjë, albero del tasso);
MAS-, TUR-, MERRE (luogo sacro) → Macumere (Macomer);
GUS → Gusana (cfr. serbo guša, gola)

giara (altopiano), muvara/muvrone (muflone), toneri (tacco, torrione), garroppu (canyon), chessa (lentischio)

THA-/THE-/THI-/TZI (articolo) → thilipirche (cavalletta), thilicugu (geco), thiligherta (lucertola), tzinibiri (ginepro), thinniga/tzinniga [1](stipa tenacissima), thirulia (nibbio);

Origine punica[modifica | modifica wikitesto]

ZIBBIR → camp. tzìpiri (rosmarino)
SIKKIRIÁ → camp. tzikiria (aneto)
MS' → mitza/mintza (fonte)
MAQOM-HADAS → Magomadas (luogo nuovo)
MAQOM-EL? ("luogo di dio")/MERRE? → Macumere (Macomer)
TAM-EL → Tumoele, Tamuli (luogo sacro);

Origine latina[modifica | modifica wikitesto]

ACCITUS → ant.kita → chida/cida (settimana, derivata dai turni settimanali delle guardie giudicali)
ACETU(M) → ant. aketu>aghedu/achetu/axedu (aceto)
ACIARIU(M) → atharzu/atzarzu/atzargiu/atzarju (acciaio)
ACINA → ant. àkina, àghina/àxina (uva)
ACRU(M) → agru, argu (aspro, acido)
ACUS → agu (ago)
AERA → aèra/àiri
AGNONE → anzone/angioni (agnello)
AGRESTIS → areste/aresti (selvatico)
ALBU(M) → ant. albu>arbu (bianco)
ALGA → arga/àliga (spazzatura; alga)
ALTU(M) → artu (alto)
AMICU(M) → ant.amicu → amigu (amico)
ANGELU(M) → anghelu/ànjulu (angelo)
AQUA(M) → abba/àcua (acqua)
AQUILA(M) → ave/àbbile/àchili (aquila)
ARBORE(M) → arbore/arvore/àrburi (albero)
ASINUS → àinu (asino)
ASPARAGUS → camp. sparau (asparago)
AUGUSTUS → austu (agosto)
BABBUS → babbu (padre, babbo)
BASIUM → basu, bàsidu (bacio)
BERBECE → berbeke/berbeghe/prebeghe/brebei (pecora)
BONUS → bonu (buono)
BOVE(M) → boe/boi (bue)
BUCCA → buca (bocca)
BURRICUS → burricu (asino)
CABALLUS → ant. cavallu/caballu → caddu/cuaddu/nuor. cabaddu (cavallo)
CANE(M) → cane/cani (cane)
CAPPELLUS → cappeddu, capeddu (cappello)
CAPRA(M) → cabra/craba (capra)
CARNE → carre/carri (carne umana, viva)
CARNEM SECARE → carrasegare/ nuor. carrasecare (carnevale; "tagliare la carne" nel senso di buttarla via, in quanto ormai prossimo l'inizio della Quaresima; l'etimologia del termie italiano carnevale ha lo stesso significato di origine, seppur una forma differente (da carnem levare); la forma latina è a sua volta un calco del greco apokreos)[154][155]
CARRU(M) → carru (carro)
CASEUS → casu (formaggio)
CASTANEA → castanza/castanja (castagna)
CATTU(M) → gatu (gatto)
CENA PURA → chenàbura/chenàbara/cenàbara/nuor. chenàpura (venerdì; questo nome era originariamente una definizione diffusa tra gli ebrei dell'Africa settentrionale per indicare il venerdì sera, momento in cui veniva preparato il cibo per il sabato. Numerosi giudei nordafricani si insediarono in Sardegna dopo essere stati espulsi dalle loro terre da parte dei Romani. A loro si deve probabilmente la parola sarda per venerdì)[156]
CENTUM → chentu/centu (cento)
CIBARIUS → civràxiu, civraxu (tipico pane sardo)
CINQUE → chimbe/cincu (cinque)
CIPULLA → chibudda/cibudda (cipolla)
CIRCARE → chircare/circai (cercare)
CLARU(M) → craru (chiaro)
COCINA → ant.cokina → coghina/coxina (cucina)
COELU(M) → chelu/celu (cielo)
COLUBER → colovra/colora/coloru (biscia)
CONCHA → conca (testa)
CONIUGARE → cojuare/coyai (sposare)
CONSILIU(M) → ant.consiliu → cunsizzucunsigiu/cunsillu (consiglio)
COOPERCULU(M) → cropettore/cobercu (coperchio)
CORIU(M) → corzu/corju/corgiu (cuoio)
CORTEX → ant. gortike/borticlu → ortighe/ortiju/ortigu (corteccia del sughero)
COXA(M) → cossa/cosça (coscia)
CRAS → cras/crasi (domani)
CREATIONE(M) → criatura/criathone/criadura (creatura)
CRUCE(M) → ant. cruke/ruke → rughe/(g)ruxi (croce)
CULPA(M) → curpa (colpa)
DECE → ant.deke → deghe/dexi (dieci)
DEORSUM → josso/jossu (giù)
DIANA → jana (fata)
DIE → die/dii (giorno)
DOMO/DOMUS → domo/domu (casa)
ECCLESIA → ant. clesia → cheja/crèsia (chiesa)
ECCU MODO/QUOMO(DO) → còmo/imoi (adesso)
ECCU MENTE/QUOMO(DO) MENTE → comente/comenti (come)
EGO → ant.ego → deo/eo/jeo/deu (io)
EPISCOPUS → ant. piscopu → pìscamu (vescovo)
EQUA(M) → ebba/ègua (giumenta)
ERICIUS → eritu (riccio)
ETIAM → eja ()
EX-CITARE → ischidare/scidai (svegliare)
FABA(M) → ava/faa (fava)
FABULARI → faeddare/foeddare/fueddai (parlare)
FACERE → ant. fakere → fàghere/fai (fare)
FALCE(M) → ant.falke → farche/farci (falce)
FEBRUARIU(M) → ant. frearju → frearzu/frearju/friarju (febbraio)
FEMINA → fèmina (donna)
FILIU(M) → ant. filiu/fiju/figiu → fizu/figiu/fillu (figlio)
FLORE(M) → frore/frori (fiore)
FLUMEN → ant.flume → frùmene/frùmini (fiume)
FOCU(M) → ant. focu → fogu (fuoco)
FOENICULU(M) → ant.fenuclu → fenugru/fenugu (finocchio)
FOLIA → fozza/folla (foglia)
FRATER → frade/fradi (fratello)
FUNE(M) → fune/funi
GELICIDIU(M) → ghilighia/chilighia/cilixia (gelo, brina)
GENERU(M)→ ghèneru/ènneru/gèneru (genero)
GENUCULUM → inucru/benugu/genugu (ginocchio)
GLAREA → giarra (ghiaia)
GRAVIS → grae/grai (pesante)
GUADU → ant.badu/vadu → badu/bau (guado)
HABERE → àere/ai (avere)
HOC ANNO → ocannu (quest'anno)
HODIE → oe/oje/oi (oggi)
HOMINE(M) → òmine/òmini (uomo)
HORTU(M) → ortu (orto)
IANUARIUS, IENARIU(M) → ant. jannarju> bennarzu/ghennarzu/jennarju/ghennargiu/gennarju (gennaio)
IANUA → janna/genna (porta)
ILEX → ant.elike → elighe/ìlixi (leccio)
IMMO → emmo ()
IN HOC → ant. inòke → inoghe/innoi (qui)
INFERNU(M) → inferru/ifferru (inferno)
I(N)SULA → ìsula/iscra (isola)
INIBI → inie/innia ()
IOHANNES → Juanne/Zuanne/Juanni (Giovanni)
IOVIA → jòvia/jòbia (giovedì)
IPSU(M) → su (il)
IUDICE(M) → ant. iudike → juighe/zuighe (giudice)
IUNCU(M) → ant. juncu → zuncu/juncu (giunco)
IUNIPERUS → ghinìperu/inìbaru/tzinnìbiri (ginepro)
IUSTITIA → ant. justithia/justizia → justìtzia/zustìssia (giustizia)
LABRA → lavra/lara (labbra)
LACERTA → thiligherta/calixerta/caluxèrtula (lucertola)
LARGU(M) → largu (largo)
LATER → camp. làdiri (mattone crudo)
LIGNA → linna (legna)
LINGERE → lìnghere/lingi (leccare)
LINGUA(M) → limba/lìngua (lingua)
LOCU(M) → ant. locu → logu (luogo)
LUTU(M) → ludu (fango)
LUX → lughe/luxi (luce)
MACCUS → macu (matto)
MAGISTRU(M) → maìstu (maestro)
MAGNUS → mannu (grande)
MALUS → malu (cattivo)
MANUS → manu (mano)
MARTELLUS → martheddu/mateddu/martzeddu (martello)
MERIDIES → merie/merì (pomeriggio)
META → meda (molto)
MULIER → muzere/cmulleri (moglie)
NARRARE → nàrrere/nai (dire)
NEMO → nemos (nessuno)
NIX → nie/nii/nuor. nibe (neve)
NUBE(M) → nue/nui (nuvola)
NUCE → ant. nuke → nughe/nuxi (noce)
OCCIDERE → ochidere, bochire/bociri (uccidere)
OC(U)LU(M) → ogru/oju/ogu/nuor. ocru (occhio)
OLEASTER → ozzastru/ogiastru/ollastu (olivastro)
OLEUM → oliu → ozu/ogiu/ollu (olio)
OLIVA → olia (oliva)
ORIC(U)LA(M) → ant.oricla → origra/orija/origa/nuor. oricra (orecchio)
OVU(M) → ou(uovo)
PACE → ant.pake →paghe/paxi/nuor. pake (pace)
PALATIUM → palathu/palàtziu/palatzu (palazzo)
PALEA → paza/pagia/palla (paglia)
PANE(M) → pane/pani
PAPPARE → camp. papai (mangiare)
PARABOLA → paraula (parola)
PAUCUS → pagu (poco)
PECUS → pegus (capo di bestiame)
PEDIS → pe/pei/nuor. pede (piede)
PEIUS → pejus/peus (peggio)
PELLE(M) → pedde/peddi (pelle)
PERSICUS → pèrsighe/pèssighe (pesca)
PETRA(M) → pedra/perda/nuor. preda (pietra)
PETTIA(M) → petha/petza (carne)
PILUS → pilu (pelo), pilos/pius (capelli)
PIPER → pìbere/pìbiri (pepe)
PISCARE → piscare/piscai (pescare)
PISCE(M) → pischpisci (pesce)
PISINNUS → pitzinnu (bambino, giovane, ragazzo)
PISUS → pisu (seme)
PLATEA → pratha/pratza (piazza)
PLACERE → piàghere/pràghere/praxi (piacere)
PLANGERE → prànghere/prangi (piangere)
PLENU(M) → prenu (pieno)
PLUS → prus (più)
POLYPUS → purpu/prupu (polpo)
POPULUS → pòpulu/pòbulu (popolo)
PORCU(M) → porcu/procu (maiale)
POST → pustis (dopo)
PULLUS → puddu (pollo)
PUPILLA → pobidda/pubidda (moglie)
PUTEUS → puthu/putzu (pozzo)
QUANDO → cando/candu (quando)
QUATTUOR → battor(o)/cuatru (quattro)
QUERCUS → chercu (quercia)
QUID DEUS? → ite/ita? (che/che cosa?)
RADIUS → raju (raggio)
RAMU(M) → ramu/arramu (ramo)
REGNU → rennu/urrennu (regno)
RIVUS → ant. ribu → riu/erriu/arriu (fiume)
ROSMARINUS → ramasinu/arromasinu (rosmarino)
RUBEU(M) → ant. rubiu → ruju/arrùbiu (rosso)
SALIX → salighe/sàlixi (salice)
SANGUEN → sàmbene/sànguni (sangue)
SAPA(M) → saba (sapa, vino cotto)
SCALA → iscala/scala (scala)
SCHOLA(M) → iscola/scola (scuola)
SCIRE → ischire/sciri (sapere)
SCRIBERE → iscrìere/scriri (scrivere)
SECARE → segare/segai (tagliare)
SECUS → dae segus/a-i segus (dopo)
SERO → sero/ant.camp. seru (sera)
SINE CUM → kene/kena/kentza/sena/setza (senza)
SOLE(M) → sole/soli (sole)
SOROR → sorre/sorri (sorella)
SPICA(M) → ispiga/spiga (spiga)
STARE → istare/stai (stare)
STRINCTU(M) → strintu (stretto)
SUBERU → suerzu/suerju (quercia da sughero)
SULPHUR → tùrfuru/tzùrfuru/tzrùfuru (zolfo)
SURDU(M) → surdu (sordo)
TEGULA → teula (tegola)
TEMPUS → tempus (tempo)
THIUS → thiu/tziu (zio)
TRITICUM → trigu/nuor. trìdicu (grano)
UMBRA → umbra (ombra)
UNDA → unda (onda)
UNG(U)LA(M) → unja/ungra/unga (unghia)
VACCA → baca (vacca)
VALLIS → badde/baddi (valle)
VENTU(M) → bentu (vento)
VERBU(M) → berbu (verbo, parola)
VESPA(M) → ghespe/bespe/ghespu/espi (vespa)
VECLUS(AGG.) → betzu/becciu (vecchio)
VECLUS(S) → ant. veclu → begru/begu (legno vecchio)
VIA → bia (via)
VICINUS → ant. ikinu → bighinu/bixinu (vicino)
VIDERE → bìdere/bìere/biri (vedere)
VILLA → ant. villa → billa → bidda (paese)
VINEA(M) → binza/bingia (vigna)
VINU(M) → binu (vino)
VOCE → ant. voke/boke → boghe/boxi (voce)
ZINZALA → thìnthula/tzìntzula/sìntzulu (zanzara);

Origine bizantina/greca[modifica | modifica wikitesto]

KONTAKION → ant. condakecondaghe/cundaxi (raccolta di atti)
Λουχὶα → ant. Lukìa → Lughìa/Luxia (Lucia)
NAKE → annaccare (cullare)
σαραχηνός → theraccu/tzeracu (servo)
Στέφανε → Istevane/Stèvini (Stefano)
FLASTIMAO → frastimare/frastimai (bestemmiare)
KAVURAS (granchio) → camp. kavuru
KASKO → cascare (sbadigliare)

Origine catalana[modifica | modifica wikitesto]

ACABAR → acabare/acabai (finire, smettere; cf. spa. acabar)[157]
AIXÌ → camp.aici (così)
AIXETA → log. isceta (cannella della botte; rubinetto)[158]
ALÈ → alenu (alito)[159]
ARRACADA → arrecada (orecchino)
ARREU → arreu (di continuo)
AVAL.LOT → avollotu (trambusto; cf. spa. alboroto (ant. alborote))[160]
BANDA → banda (lato)[161]
BANDOLER → banduleri (vagabondo; originariamente bandito; cf. spa. bandolero)
BARBER → barberi (barbiere; cf. spa. barbero)
BARRA → barra (mandibola; insolenza, testardaggine)
BARRAR → abbarrare (nell'odierno catalano significa però sbarrare, in sardo camp. rimanere)
BELLESA → bellesa (bellezza)
BERCOC → luog. barracoca (albicocca; da una termine balearico passato poi anche all'algherese barracoc)[162]
BLAU → camp.brau (blu)
BRUT, -A → brutu, -a (sporco)
BURRO → burricu (asino; cf, spa. burro e borrico)[163]
BURUMBALLA → burrumballa (segatura, truciolame, per est. cianfrusaglia)
BUTXACA → busciaca/buciaca (tasca, borsa)[164]
CADIRA / CARÍA (vocabolo ancor presente in algherese) → camp. cadira (sedia); Caría (cognome sardo)
CALAIX → camp. calaxu/calasciu (cassetto)
CALENT → caente/callenti (caldo; cf. spa. caliente)[165]
CARRER → carrera/carrela (via)[166]
CULLERA → cullera (cucchiaio)
CUITAR → coitare/coitai (sbrigarsi)[167]
DESCLAVAMENT → iscravamentu (deposizione di Cristo dalla croce)
DESITJAR → disigiare/disigiai (desiderare)[168]
ESTIU → istiu (estate; cf. spa. estío, lat. aestivum (tempus))
FALDILLA → faldeta (gonna)[169]
FERRER → ferreri (fabbro)
GARRÓ → garrone, -i (garretto)[170]
GOIGS → camp. gocius (composizioni poetiche sacre; cf. gosos)
GRIFÓ → grifone, -i (rubinetto)[171]
GROC → grogo, -u (giallo)[172]
ENHORABONA! → innorabona! (in buon'ora!; cf. spa. enhorabuena)
ENHORAMALA! → innoramala! (in mal'ora!)
ESMORÇAR → ismurzare/ismurgiare/irmugiare/imrugiare (fare colazione)[173]
ESTIMAR → istimare/stimai (amare, stimare)
FAINA → faina (lavoro, occupazione, daffare; già da una forma catalana medievale, da cui si è poi anche originato lo spagnolo faena)[174]
FLASSADA → frassada (coperta; cf. spa. frazada)[175]
GÍNJOL → gínjalu (giuggiola, giuggiolo)
IAIO, -A → jaju, -a (nonno, -a; cf. spa. yayo, -a)
JUTGE → camp. jugi/log. zuzze (giudice)
LLEIG → camp. léggiu/log. lezzu (brutto)
MANDRÓ → mandrone, -i (nullafacente)[176]
MATEIX → matessi (stesso)
MITJA → mìgia, log. miza (calza)
MOCADOR → mucadore, -i (fazzoletto)
ORELLETA → orilletas (dolci fritti)
PAPER → paperi (carta)[177]
PARAULA → paraula (parola)
PLANXA → prància (ferro da stiro; prestito di origine francese, anteriore allo spagnolo plancha)[178]
PREMSA → prentza (torchio)[179]
PRESÓ → presone, -i (prigione)
PRESSA → presse, -i (fretta)[180]
PRÉSSEC → prèssiu (pesca)[181]
PUNXA → camp. punça/log. puntza (chiodo)
QUIN, -A → camp. chini (in catalano significa "quale", in sardo "chi")
QUEIXAL → sardo centrale e camp. caxale/casciale, -i (dente molare)
RATAPINYADA → camp. ratapignata (pipistrello)
RETAULE → arretàulu (retablo, tavola dipinta)
ROMÀS → nuor. arrumasu (magro; originariamente in catalano "rimasto" → rimasto a letto → indebolito→ dimagrito, magro)[182]
SABATA → camp.sabata (scarpa)
SABATER → sabateri (calzolaio)
SAFATA → safata (vassoio)[183]
SEU → camp. seu (cattedrale, "sede del vescovo")
SÍNDIC → sìndigu (sindaco)[184]
SINDRIA → sìndria (anguria)
TANCAR → tancare/tancai (chiudere)
TINTER → tinteri (calamaio)
ULLERES → camp. ulleras (occhiali)
VOSTÈ → log. bostè/camp .fostei o fustei (lei, pronome di cortesia; da vostra merced, vostra mercede; cf. spa. usted)[185]

Origine spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Le voci di cui non viene indicata l'etimologia sono voci di origine latina di cui lo spagnolo ha modificato il significato originario che avevano in latino e il sardo ha preso il loro significato spagnolo; per le voci che lo spagnolo ha preso da altre lingue viene indicata la loro etimologia come riportata dalla Real Academia Española.

ADIÓS → adiosu (addio)[186]
ANCHOA → ancioa (alice)[187]
APOSENTO → aposentu (camera da letto)
APRETAR, APRIETO → apretare, apretu (mettere in difficoltà, costringere, opprimere; difficoltà, problema)
ARENA → arena (sabbia)[188]
ARRIENDO → arrendu (affitto)[189]
ASCO → ascu (schifo)[190]
ASUSTAR → assustare/assustai (spaventare; in camp. è più diffuso atziccai, che a sua volta viene dallo spagnolo ACHICAR)[191]
ATOLONDRADO, TOLONDRO → istolondrau (stordito, confuso, sconcertato)
AZUL → camp. asulu (azzurro; parola arrivata allo spagnolo dall'arabo)[192]
BARATO → baratu (economico)
BARRACHEL → barratzellu/barracellu (guardia campestre; parola questa che anche passata all'italiano regionale della Sardegna, dove la parola barracello indica appunto una guardia campestre facente parte della compagnia barracellare)
BÓVEDA → bòveda, bòvida (volta (nell'ambito della costruzione) )[193]
BRAGUETA → bragheta (cerniera dei pantaloni; il termine "braghetta" o "brachetta" è presente anche in italiano, ma con altri significati; con questo significato è diffuso anche nell' italiano regionale della Sardegna)
BRINCAR, BRINCO → brincare, brincu (saltare, salto; termine arrivato in spagnolo dal latino vinculum,[194] legame, parola che è poi stata modificata e ha assunto un significato completamente differente in castigliano e che poi con questo è passata al sardo, fenomeno condiviso da molti altri spagnolismi)
BUSCAR → buscare/buscai (cercare, prendere; cf. cat. buscar)
CACHORRO → caciorru (cucciolo)[195]
CALENTURA → calentura, callentura (febbre)
CALLAR → cagliare/chelare (tacere; cf. cat. callar)[196]
CARA → cara (faccia; cf. cat. cara)[197]
CARIÑO → carignu (manifestazione di affetto, carezza; affetto)[198]
CERRAR → serrare/serrai (chiudere)
CHASCO → ciascu (burla)[199]
CHE (esclamazione di sorpresa di origine onomatopeica usata in Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e in Spagna nella zona di Valencia)[200] → cé (esclamazione di sorpresa usata in tutta la Sardegna)
CONTAR → contare/contai (raccontare)[201]
CUCHARA → log. cocciari (cucchiaio) / camp. coccerinu (cucchiaino), cocciaroni (cucchiaio grande)[202]
DE BALDE → de badas (inutilmente)
DÉBIL → dèbile, -i (debole)[203]
DENGOSO, -A, DENGUE → dengosu, -a, dengu (persona che si lamenta eccessivamente senza necessità, lamento esagerato e fittizio; voce di origine onomatopeica)[204]
DESCANSAR, DESCANSO → discansare/discantzare, discansu/discantzu (riposare, riposo)[205]
DESDICHA → disdìcia (sfortuna)[206]
DESPEDIR → dispidire/dispidì (accomiatare, congedare)[207]
DICHOSO, -A → diciosu, -a (felice, beato)[208]
HERMOSO, -A → ermosu, -a / elmosu, -a (bello)[209]
EMPLEO → impleu (carica, impiego)[210]
ENFADAR, ENFADO → infadare/irfadare/iffadare, infadu/irfadu/iffadu (molestia, fastidio, rabbia)[211]
ENTERRAR, ENTIERRO → interrare, interru (seppellire, seppellimento)[212]
ESCARMENTAR → iscalmentare/iscrammentare/scramentai (apprendere dall'esperienza propria o altrui per evitare di commettere gli stessi errori; parola di etimologia originaria sconosciuta)[213]
ESPANTAR → ispantare/spantai (spaventare; in campidanese, e in algherese, significa meravigliare; cf. cat. espantar)
FEO → log. feu (brutto)[214]
GANA → gana (voglia; cf. cat. gana; parola di etimologia originaria incerta)[215]
GARAPIÑA → carapigna (bibita rinfrescante)[216]
GASTO → gastu (spesa, consumo)[217]
GOZOS → log. gosos/gotzos (composizioni poetiche sacre; cf. gocius)
GREMIO → grèmiu (corporazione di diversi mestieri; anche questa parola fa parte dell'italiano parlato in Sardegna, dove i gremi sono per esempio le corporazioni di mestieri dei Candelieri di Sassari o della Sartiglia di Oristano; oltre che in Sardegna e in spagnolo, la parola si usa anche in portoghese, gremio, catalano, gremi, tedesco, Gremium, e nell'italiano parlato in Svizzera, nel Canton Ticino)
GUISAR → ghisare (cucinare)[218]
HACIENDA → sienda (proprietà)[154]
HÓRREO → òrreu (granaio)
JÍCARA → cìchera, cìcara (tazza; parola originariamente proveniente dal náhuatl)[219]
LÁSTIMA → làstima (peccato, danno, pena; qué lástima → ite làstima (che peccato), me da lástima → mi iat/faet làstima (mi fa pena) )[220]
LUEGO → luegus (subito, fra poco)
MANCHA → log. e camp. mància, nuor. mantza (macchia)
MANTA → manta (coperta; cf. cat. manta)
MARIPOSA → mariposa (farfalla)[221]
MIENTRAS → camp. mentras
MONTÓN → muntone (mucchio; cf. cat. munt)[222]
OLVIDAR → olvidare (dimenticare)[223]
PEDIR → pedire (chiedere, richiedere)
PELEA → pelea (lite)[224]
PLATA → prata (argento)
PORFÍA → porfia (ostinazione, caparbietà, insistenza)[225]
POSADA → posada (locanda, luogo di ristoro)
PREGUNTAR, PREGUNTA → preguntare/pregontare, pregunta/pregonta (domandare, domanda; cf. cat. preguntar, pregunta)
PUNTAPIÉ (s.m.) → puntepé/puntepei (s.f.) (calcio, colpo dato con la punta del piede)
PUNTERA → puntera (parte della calza o della scarpa che copre la punta del piede; colpo dato con la punta del piede)
QUERER → chèrrer(e) (volere)
RECREO → recreu (pausa, ricreazione; divertimento)[226]
RESFRIARSE, RESFRÍO → s'arrefriare, arrefriu (raffreddarsi, raffreddore)[227]
SEGUIR → sighire (continuare; seguire; cf. cat. seguir)[154]
TAJA → tacca (pezzo)
TIRRIA, TIRRIOSO → tirria, tirriosu (cattivo sentimento)[228]
TOMATE (s.m.) → nuor. e centrale tamata/camp. e gall. tumata (s.f.) (pomodoro; parola originariamente proveniente dal náhuatl)[229]
TOPAR → atopare/atopai (incontrare, anche per caso, qualcuno; imbattersi in qualcosa; voce onomatopeica)[230]
VENTANA → log. e camp. ventana/log. bentana (finestra)

Origine toscana/italiana[modifica | modifica wikitesto]

ARANCIO → aranzu/arangiu
AUTUNNO → atonzu/atongiu
BELLO/-A → bellu/-a
BIANCO → biancu
CERTO/-A → tzertu/-a
CINTA → tzinta
CITTADE → ant. kittade → tzitade/citade/tzitadi/citadi (città)
GENTE → zente/genti
INVECE → imbètzes/imbecis
MILLE → milli
OCCHIALI → otzales
SBAGLIO → irballu/isbàlliu/sbàlliu
VERUNO/-A → perunu/-a (alcuno/-a)
ZUCCHERO → thùccaru/tzùccaru/tzùcuru

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sito della Provincia di Udine
  2. ^ AA. VV. Calendario Atlante De Agostini 2008, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2007, p. 214
  3. ^ Cfr. il Sito ufficiale di ethnologue
  4. ^ Maurizio Virdis Plasticità costruttiva della frase sarda (e la posizione del soggetto)", Rivista de filologia romanica, 2000
  5. ^ United Nations Human Rights. Universal Declaration of Human Rights in Sardinian language.
  6. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  7. ^ Leopold Wagner, Max. La lingua sarda, a cura di Giulio Paulis - Ilisso
  8. ^ Perché il sardo è una lingua - Alexandra Porcu
  9. ^ Contini & Tuttle, 1982: 171; Blasco Ferrer, 1989: 14
  10. ^ Pei; Mario. Story of Language - 1949
  11. ^ Romance Languages: A Historical Introduction - Cambridge University Press
  12. ^ Sardegna, isola del silenzio, Manlio Brigaglia
  13. ^ Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26-Regione Autonoma della Sardegna, su www.regione.sardegna.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  14. ^ Legge 482, su www.camera.it. URL consultato il 25 novembre 2015.
  15. ^ Occorre notare che Wagner scrisse questo libro nel 1951: il sardo avrebbe dovuto aspettare almeno altri quarant'anni perché fosse riconosciuto anche a livello politico in Italia, almeno formalmente, come una delle sue dodici minoranze etnico-linguistiche storiche.
  16. ^ Koryakov Y.B. Atlas of Romance languages. Mosca, 2001
  17. ^ Stima su un campione di 2715 interviste: Anna Oppo, Le lingue dei sardi
  18. ^ Perché si parla catalano ad Alghero? - Corpus Oral de l'Alguerès
  19. ^ La minoranza negata: i Tabarchini, Fiorenzo Toso - Treccani
  20. ^ De Vulgari Eloquentia, parafrasi e note a cura di Sergio Cecchin. Edizione di riferimento: Opere minori di Dante Alighieri, vol. II, UTET, Torino 1986: «...Eliminiamo anche i Sardi (che non sono Italiani, ma sembrano accomunabili agli Italiani) perché essi soli appaiono privi di un volgare loro proprio e imitano la "gramatica" come le scimmie imitano gli uomini: dicono infatti "domus nova" e "dominus meus".»
  21. ^ Dantis Alagherii De Vulgari Eloquentia Liber Primus, The Latin Library: Sardos etiam, qui non Latii sunt sed Latiis associandi videntur, eiciamus, quoniam soli sine proprio vulgari esse videntur, gramaticam tanquam simie homines imitantes: nam domus nova et dominus meus locuntur. (Lib. I, XI, 7)»
  22. ^ Marinella Lőrinczi, La casa del signore. La lingua sarda nel De vulgari eloquentia
  23. ^ Leopold Wagner, Max. La lingua sarda, a cura di Giulio Paulis - Ilisso, pp.78
  24. ^ Le sarde, una langue normale - Jean-Pierre Cavaillé
  25. ^ Marinella Lőrinczi, La lingua sarda nel De vulgari eloquentia
  26. ^ Archivio Cassinense Perg. Caps. XI, n. 11 " e "TOLA P., Codice Diplomatico della Sardegna, I, Sassari, 1984, p. 153
  27. ^ In nomine Domini amen. Ego iudice Mariano de Lacon fazo ista carta ad onore de omnes homines de Pisas pro xu toloneu ci mi pecterunt: e ego donolislu pro ca lis so ego amicu caru e itsos a mimi; ci nullu imperatore ci lu aet potestare istu locu de non (n)apat comiatu de leuarelis toloneu in placitu: de non occidere pisanu ingratis: e ccausa ipsoro ci lis aem leuare ingratis, de facerlis iustitia inperatore ci nce aet exere intu locu...
  28. ^ In nomine de Pater et Filiu et Sanctu Ispiritu. Ego iudigi Salusi de Lacunu cun muiere mea donna (Ad)elasia, uoluntate de Donnu Deu potestando parte de KKaralis, assolbu llu Arresmundu, priori de sanctu Saturru, a fagiri si carta in co bolit. Et ego Arresmundu, l(eba)nd(u) ass(o)ltura daba (su) donnu miu iudegi Salusi de Lacunu, ki mi illu castigit Donnu Deu balaus (a)nnus rt bonus et a issi et a (muiere) sua, fazzu mi carta pro kertu ki fegi cun isus de Maara pro su saltu ubi si (.... ....)ari zizimi (..) Maara, ki est de sanctu Saturru. Intrei in kertu cun isus de Maara ca mi machelaa(nt) in issu saltu miu (et canpa)niarunt si megu, c'auea cun istimonius bonus ki furunt armadus a iurari, pro cantu kertàà cun, ca fuit totu de sanctu Sat(ur)ru su saltu. Et derunt mi in issu canpaniu daa petra de mama et filia derectu a ssu runcu terra de Gosantini de Baniu et derectu a bruncu d'argillas e derectu a piskina d'arenas e leuat cabizali derectu a sa bia de carru de su mudeglu et clonpit a su cabizali de uentu dextru de ssa doméstia de donnigellu Cumitayet leuet tuduy su cabizali et essit a ssas zinnigas de moori de silba, lassandu a manca serriu et clonpit deretu a ssu pizariu de sellas, ubi posirus sa dìì su tremini et leuat sa bia maiori de genna (de sa) terra al(ba et) lebat su moori (...) a sa terra de sanctu Saturru, lassandu lla issa a manca et lebat su moori lassandu a (manca) sas cortis d'oriinas de(....)si. Et apirus cummentu in su campaniu, ki fegir(us), d'arari issus sas terras ipsoru ki sunt in su saltu miu et (ll)u castiari s(u) saltu et issus hominis mius de Sinnay arari sas terras mias et issas terras issoru ki sunt in saltu de ssus et issus castiari su saltu(u i)ssoru. Custu fegirus plagendu mi a mimi et a issus homi(nis) mius de Sinnay et de totu billa de Maara. Istimonius ki furunt a ssegari su saltu de pari (et) a poniri sus treminis, donnu Cumita de Lacun, ki fut curatori de Canpitanu, Cumita d'Orrù (.......)du, A. Sufreri et Iohanni de Serra, filiu de su curatori, Petru Soriga et Gosantini Toccu Mullina, M(........)gi Calcaniu de Pirri, C. de Solanas, C. Pullu de Dergei, Iorgi Cabra de Kerarius, Iorgi Sartoris, Laurenz(.....)ius, G. Toccu de Kerarius et P. Marzu de Quartu iossu et prebiteru Albuki de Kibullas et P. de zZippari et M. Gregu, M. de Sogus de Palma et G. Corsu de sancta Ilia et A. Carena, G. Artea de Palma et Oliueri de Kkarda (....) pisanu et issu gonpanioni. Et sunt istimonius de logu Arzzoccu de Maroniu et Gonnari de Laco(n) mancosu et Trogotori Dezzori de Dolia. Et est facta custa carta abendu si lla iudegi a manu sua sa curatoria de Canpitanu pro logu salbadori (et) ki ll'(aet) deuertere, apat anathema (daba) Pater et Filiu et Sanctu Ispiritu, daba XII Appostolos et IIII Euangelistas, XVI Prophetas, XXIV Seniores, CCC(XVIII) Sanctus Patris et sorti apat cun Iuda in ifernum inferiori. Siat et F. I. A. T.
  29. ^ E inper(a)tor(e) ki l ati kastikari ista delegantzia e fagere kantu narat ista carta siat benedittu...
  30. ^ Ego Benedictus operaius de Santa Maria de Pisas Ki la fatho custa carta cum voluntate di Domino e de Santa Maria e de Santa Simplichi e de indice Barusone de Gallul e de sa muliere donna Elene de Laccu Reina appit kertu piscupu Bernardu de Kivita, cum Iovanne operariu e mecum e cum Previtero Monte Magno Kercate nocus pro Santa Maria de vignolas... et pro sa doma de VillaAlba e de Gisalle cum omnia pertinentia is soro.... essende facta custa campania cun sii Piscupu a boluntate de pare torraremus su Piscupu sa domo de Gisalle pro omnia sua e de sos clericos suos, e issa domo de Villa Alba, pro precu Kindoli mandarun sos consolos, e nois demus illi duas ankillas, ki farmi cojuvatas, suna cun servo suo in loco de rnola, e sattera in templo cun servii de malu sennu: a suna naran Maria Trivillo, a sattera jorgia Furchille, suna fuit de sa domo de Villa Alba, e sattera fuit de Santu Petru de Surake ....... Testes Judike Barusone, Episcopu Jovanni de Galtellì, e Prite Petru I upu e Gosantine Troppis e prite Marchu e prite Natale e prite Gosantino Gulpio e prite Gomita Gatta e prite Comita Prias e Gerardu de Conettu ........ e atteros rneta testes. Anno dom.milles.centes.septuag.tertio
  31. ^ Vois messer N. electu potestate assu regimentu dessa terra de Sassari daue su altu Cumone de Janna azes jurare a sancta dei evangelia, qui fina assu termen a bois ordinatu bene et lejalmente azes facher su offitiu potestaria in sa dicta terra de Sassari...
  32. ^ Qui, ad esempio, è riportato un passaggio sulla pena assegnata al reato di stupro: XXI CAPIDULU - De chi levarit per forza mygeri coyada. - Volemus ed ordinamus chi si alcun homini levarit per forza mugeri coyada, over alcun'attera femina, chi esserit jurada, o isponxellarit alcuna virgini per forza, e dessas dittas causas esserit legittimamenti binchidu, siat iuygadu chi paghit pro sa coyada liras chimbicentas; e si non pagat infra dies bindighi, de chi hat a esser juygadu, siat illi segad'uno pee pro moda ch'illu perdat. E pro sa bagadìa siat juygadu chi paghit liras ducentas, e siat ancu tenudu pro leva­rilla pro mugeri, si est senza maridu, e placchiat assa femina; e si nolla levat pro mugeri, siat ancu tentu pro coyarilla secundu sa condicioni dessa femina, ed issa qualidadi dess'homini. E si cussas caussas issu non podit fagheri a dies bindighi de chi hat a esser juygadu, seghintilli unu pee per modu ch'illu perdat. E pro sa virgini paghit sa simili pena; e si non hadi dae hui pagari, seghintilli unu pee, ut supra. (trad. di Francesco Cesare Casula ne La Carta de Logu del Regno di Arborea: XXI - CAPITOLO VENTUNESIMO. Di chi violentasse una donna sposata. Vogliamo ed ordiniamo che se un uomo violenta una donna maritata, o una qualsiasi sposa promessa, o una vergine, ed è dichiarato legittimamen­te colpevole, sia condannato a pagare per la donna sposata lire cinquecen­to; e se non paga entro quindici giorni dal giudizio gli sia amputato un piede. Per la nubile, sia condannato a pagare duecento lire e sia tenuto a sposarla, se è senza marito (=promesso sposo) e se piace alla donna. Se non la sposa (perché lei non è consenziente), sia tenuto a farla accasare (munendola di dote) secondo la condizione (sociale) della donna e la qua­lità (= il rango) dell'uomo. E se non è in grado di assolvere ai suddetti òneri entro quindici giorni dal giudizio, gli sia amputato un piede. Per la vergine, sia condannato a pagare la stessa cifra sennò gli sia amputato un piede come detto sopra.)
  33. ^ Testo completo
  34. ^ Eduardo Blasco Ferrer, Storia linguistica della Sardegna, Walter de Gruyter, 1º gennaio 1984, ISBN 978-3-11-132911-6. URL consultato il 6 marzo 2016.
  35. ^ Incipit di Lettera al Maestro in "La Sardegna e la Corsica", a cura di Ines Loi Corvetto, Torino, UTET Libreria, 1993: Semper happisi desiggiu, Illustrissimu Segnore, de magnificare, & arrichire sa limba nostra Sarda; dessa matessi manera qui sa naturale insoro tottu sas naciones dessu mundu hant magnificadu & arrichidu; comente est de vider per isos curiosos de cuddas.
  36. ^ ...L'Alguer castillo fuerte bien murado / con frutales por tierra muy divinos / y por la mar coral fino eltremado / es ciudad de mas de mil vezinos...
  37. ^ Vicenç Bacallar, el sard botifler als orígens de la Real Academia Española - VilaWeb
  38. ^ a b Storia della lingua sarda, vol. 3, a cura di Giorgia Ingrassia e Eduardo Blasco Ferrer
  39. ^ Jn Dei nomine Amen, noverint comente sende personalmente constituidos in presensia mia notariu et de sos testimongios infrascrittos sa viuda Caterina Casada et Coco mugere fuit de su Nigola Casada jàganu, Franziscu Casada et Joanne Casada Frades, filios de su dittu Nigola et Caterina Casada de sa presente cittade faguinde custas cosas gratis e de certa sciensia insoro, non per forza fraudu, malìssia nen ingannu nen pro nexuna attera sinistra macchinassione cun tottu su megius modu chi de derettu poden et deven, attesu et cunsideradu chi su dittu Nigola Casada esseret siguida dae algunos corpos chi li dein de notte, pro sa quale morte fettin querella et reclamo contra sa persona de Pedru Najtana, pro paura de sa justissia, si ausentait, in sa quale aussensia est dae unu annu pattinde multos dannos, dispesas, traballos e disusios.
  40. ^ [...]Ciononostante le due opere dello Spano sono di straordinaria importanza, in quanto aprirono in Sardegna la discussione sul "problema della lingua sarda", quella che sarebbe dovuta essere la lingua unificata ed unificante, che si sarebbe dovuta imporre in tutta l'isola sulle particolarità dei singoli dialetti e suddialetti, la lingua della nazione sarda, con la quale la Sardegna intendeva inserirsi tra le altre nazioni europee, quelle che nell'Ottocento avevano già raggiunto o stavano per raggiungere la loro attuazione politica e culturale, compresa la nazione italiana. E proprio sulla falsariga di quanto era stato teorizzato ed anche attuato a favore della nazione italiana, che nell'Ottocento stava per portare a termine il processo di unificazione linguistica, elevando il dialetto fiorentino e toscano al ruolo di "lingua nazionale", chiamandolo "italiano illustre", anche in Sardegna l'auspicata "lingua nazionale sarda" fu denominata "sardo illustre". Massimo Pittau, Grammatica del sardo illustre, Nuoro, pp. 11-12
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  48. ^ È noto che ancora nel 1943, all'allora principe Umberto che chiedeva di tornare a Roma invece di partecipare alla fuga verso Brindisi, la regina rispose in francese «Non, Beppo, tu n'iras pas, on va te tuer»: Luciano Regolo, Il re Signore, Simonelli, p. 432, mentre il re gli parlò in piemontese.
  49. ^ [...]È tanto nativa per me la lingua italiana, come la latina, francese o altre forestiere che solo s'imparano in parte colla grammatica, uso e frequente lezione de' libri, ma non si possiede appieno[...] diceva infatti tale Andrea Manca Dell'Arca, agronomo sassarese della fine del Settecento (Ricordi di Santu Lussurgiu di Francesco Maria Porcu In Santu Lussurgiu dalle Origini alla "Grande Guerra" - Grafiche editoriali Solinas - Nuoro, 2005)
  50. ^ Una innovazione in materia di incivilimento della Sardegna e d'istruzione pubblica, che sotto vari aspetti sarebbe importantissima, si è quella di proibire severamente in ogni atto pubblico civile non meno che nelle funzioni ecclesiastiche, tranne le prediche, l'uso dei dialetti sardi, prescrivendo l'esclusivo impiego della lingua italiana… È necessario inoltre scemare l'uso del dialetto sardo ed introdurre quello della lingua italiana anche per altri non men forti motivi; ossia per incivilire alquanto quella nazione, sì affinché vi siano più universalmente comprese le istruzioni e gli ordini del Governo… (Considerazioni politiche ed economiche sulla Sardegna, 1848 - Carlo Baudi di Vesme)
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  67. ^ A riprova di questa tendenza discriminatoria che tuttora persiste a livello politico e sociale, il popolino soleva chiamare il sardo sa limba de su famine (la lingua della fame), impedendo, in molti casi, l'opera della sua trasmissione intergenerazionale.
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  69. ^ È interessante notare come nella questione linguistica sarda possa, per certi versi, sussistere un parallelismo con l'Irlanda, in cui un similare fenomeno ha assunto il nome di circolo vizioso dell'Irish Gaeltacht (Cfr. Edwards 1985). Difatti in Irlanda, all'abbassamento di prestigio del gaelico verificatosi quando esso risultò parlato in aree socialmente ed economicamente depresse, si aggiunse l'emigrazione da tali aree verso quelle urbane e ritenute economicamente più avanzate, nelle quali l'idioma maggioritario (l'inglese) sarebbe stato destinato a sopraffare e prevalere su quello minoritario degli emigranti.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Testi essenziali[modifica | modifica wikitesto]

  • Porru, Vincenzo. Nou Dizionariu Universali Sardu-Italianu. Casteddu: 1832
  • Spano, Giovanni. Ortografia Sarda Nazionale. Cagliari, Reale Stamperia, 1840.
  • Spano, Giovanni. Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo. Cagliari: 1851-1852.
  • Wagner, Max Leopold. Fonetica storica del sardo. A cura di Giulio Paulis. Cagliari: 1984. (Traduzione di: Historische Lautlehre des Sardinischen, 1941).
  • Wagner, Max Leopold. La lingua sarda. Storia, spirito e forma. Berna: 1950; ora a cura di Giulio Paulis. Nuoro: 1997.
  • Wagner, Max Leopold. Dizionario Etimologico Sardo (DES). Heidelberg: Carl Winter, 1962 e Cagliari: Trois, 1989.

Testi di approfondimento[modifica | modifica wikitesto]

  • Angioni, Giulio, Pane e formaggio e altre cose di Sardegna, Zonza, Cagliari, 2002.
  • Angioni, Giulio, Tutti dicono Sardegna, EDeS, Cagliari, 1990.
  • Maxia, Mauro, Lingua Limba Linga. Indagine sull'uso dei codici linguistici in tre comuni della Sardegna settentrionale, Cagliari, Condaghes 2006
  • Maxia, Mauro, La situazione sociolinguistica della Sardegna settentrionale, in Sa Diversidade de sas Limbas in Europa, Itàlia e Sardigna, Regione Autònoma de Sardigna, Bilartzi 2010
  • Areddu, Alberto G., Le origini "albanesi" della civiltà in Sardegna, Napoli, 2007.
  • B. S. Kamps e Antonio Lepori, Sardisch fur Mollis & Muslis, Steinhauser, Wuppertal, 1985.
  • Blasco Ferrer, Eduardo, Linguistica sarda. Storia, metodi, problemi, Condaghes, Cagliari, 2003.
  • Bolognesi, Roberto e Wilbert Heeringa, Sardegna tra tante lingue: il contatto linguistico in Sardegna dal Medioevo a oggi, Condaghes, Cagliari, 2005.
  • Bolognesi, Roberto, Le identità linguistiche dei sardi, Condaghes
  • Bolognesi, Roberto The phonology of Campidanian Sardinian : a unitary account of a self-organizing structure, The Hague : Holland Academic Graphics
  • Cardia, Amos, S'italianu in Sardìnnia, Iskra, 2006.
  • Cardia, Amos, Apedala dimòniu, I sardi, Cagliari, 2002.
  • Casula, Francesco, La Lingua sarda e l'insegnamento a scuola, Alfa, Quartu Sant'Elena, 2010.
  • Sugeta, Shigeaki, Su bocabolariu sinotticu nugoresu - giapponesu - italianu: sas 1500 paragulas fundamentales de sa limba sarda, Della Torre, Cagliari, 2000.
  • Sugeta, Shigeaki, Cento tratti distintivi del sardo tra le lingue romanze: una proposta, 2010.
  • Colomo, Salvatore (a cura di), Vocabularieddu Sardu-Italianu / Italianu-Sardu.
  • Farina, Luigi, Vocabolario Nuorese-Italiano e Bocabolariu Sardu Nugoresu-Italianu.
  • Jones, Michael Allan, Sintassi della lingua sarda (Sardinian Syntax), Condaghes, Cagliari, 2003.
  • Lepori, Antonio, Vocabolario moderno sardo-italiano: 8400 vocaboli, CUEC, Cagliari, 1980.
  • Lepori, Antonio, Zibaldone campidanese, Castello, Cagliari, 1983.
  • Lepori, Antonio, Fueddàriu campidanesu de sinònimus e contràrius, Castello, Cagliari, 1987.
  • Lepori, Antonio, Dizionario Italiano-Sardo Campidanese, Castello, Cagliari, 1988.
  • Lepori, Antonio, Gramàtiga sarda po is campidanesus, C.R., Quartu S. Elena, 2001.
  • Lepori, Antonio, Stòria lestra de sa literadura sarda. De su Nascimentu a su segundu Otuxentus, C.R., Quartu S. Elena, 2005.
  • Mameli, Francesco, Il logudorese e il gallurese, Soter, Villanova Monteleone, 1998.
  • Mensching, Guido, Einführung in die sardische Sprache, Romanistischer Verlag Bonn, 1992.
  • Mercurio,Giuseppe, S'allega baroniesa. La parlata del sardo-baroniese – fonetica, morfologia, sintassi, Ghedini, Milano, 1997.
  • Pili, Marcello, Novelle lanuseine: poesie, storia, lingua, economia della Sardegna, La sfinge, Ariccia, 2004.
  • Pira, Michelangelo, Sardegna tra due lingue, Della Torre, Cagliari, 1984.
  • Pittau, Massimo, Grammatica del sardo-nuorese, Patron, Bologna, 1972.
  • Pittau, Massimo, Grammatica della lingua sarda, Delfino, Sassari, 1991.
  • Pittau, Massimo, Dizionario della lingua sarda: fraseologico ed etimologico, Gasperini, Cagliari, 2000/2003.
  • Rubattu, Antonino, Dizionario universale della lingua di Sardegna, Edes, Sassari, 2003.
  • Rubattu, Antonino, Sardo, italiano, sassarese, gallurese, Edes, Sassari, 2003.
  • Grimaldi, Lucia, Code switching nel sardo – un segno di disintegrazione o di ristrutturazione socio-linguistica?, 2010.
  • Tola, Salvatore, La letteratura in Lingua Sarda. Testi, autori, vicende, CUEC.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Varianti della lingua sarda[modifica | modifica wikitesto]

Lingue alloglotte della Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Bilinguismo[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Dizionari[modifica | modifica wikitesto]

Normative[modifica | modifica wikitesto]

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