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Sloveni in Italia

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Aree di insediamento di comunità slovene
in Friuli-Venezia Giulia

     Sloveni

     Sloveni assieme a Friulani

     Sloveni assieme a Friulani e Tedeschi

Luogo d'origineFriuli-Venezia Giulia
Popolazionecirca 46 000
Lingualingua slovena
Distribuzione
Italia (bandiera) Italiacirca 46 000

La minoranza slovena in Italia è una minoranza nazionale riconosciuta in Italia. La comunità slovena in Italia è formata da circa 46 000 autoctoni residenti in Friuli-Venezia Giulia[1], ed inoltre da circa 2 500 alcuni espatriati (secondo l'ISTAT, erano 2 506 i cittadini della Repubblica di Slovenia in Italia al 31 dicembre 2016)[2].

Lo stesso argomento in dettaglio: Vectari e Placito del Risano.

La diffusione dell'uso dello sloveno in alcune zone nel Nord-est dell'Italia trova la sua origine nell'Alto Medioevo; risalgono infatti già al VII secolo i primi documenti storici che attestano l'arrivo, dall'area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro insediamento nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico che, dopo molteplici vicende storiche, diventarono parte dello Stato italiano.

I primi territori abitati dagli slavi ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono quelli della Benecia, ovvero la Val Resia (Rezija), le Valli del Torre (Terska dolina) e le Valli del Natisone (Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra d'indipendenza italiana. La partecipazione al plebiscito del 21-22 ottobre 1866 della minoranza friulana di lingua slovena,[3] fu particolarmente significativa.[4] L'Impero austriaco, infatti, dopo il trattato di Campoformio aveva annullato l'autonomia giuridica,[5] linguistica e fiscale un tempo riconosciuta dalla Serenissima Repubblica di Venezia alla comunità slovena, la quale anche per questo motivo aderì alle idee risorgimentali,[6] che andarono ampliandosi sempre di più dopo la breve parentesi del 1848. Il voto antiaustriaco degli sloveni fu unanime: su 3 688 votanti vi fu una sola scheda contraria al Regno d'Italia.[7] Il passaggio al Regno d'Italia comportò molti cambiamenti economici, sociali e culturali per tale territorio,[8] ma iniziò anche una politica di italianizzazione delle Valli del Natisone e del Torre,[9] che nei decenni successivi al plebiscito alimentò un progressivo sentimento di delusione delle speranze di riconoscimento dell'identità slovena.

Dopo la prima guerra mondiale, in base al trattato di Rapallo (1920), il Regno d'Italia ottenne ulteriori territori etnicamente misti abitati da italiani e sloveni: la Val Canale e i bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Idria, Piuca, Timavo, Risano e Dragogna. I nuovi territori ottenuti dall’Italia comprendevano le città di Tarvisio, Gorizia, Trieste, Capodistria, e i centri abitati di Plezzo, Caporetto, Tolmino, Idria, Postumia, Bisterza.[10]
Secondo il Censimento del 1921 i nuovi territori assegnati al Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale erano abitati complessivamente da circa 258 900 sloveni,[11] di cui solo 40 000 era in grado di parlare in lingua italiana. Considerando anche i circa 34 000[12] sloveni della Benecia il numero totale degli sloveni nel Regno d’Italia, era di circa 292 900 unità. Ciononostante, con l'avvento del fascismo nel 1922, nei territori etnicamente misti annessi all'Italia venne applicata l'assimilazione culturale attraverso l'italianizzazione forzata:

  • con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), furono abolite le scuole con lingua di insegnamento slovena [N 4];
  • col Regio Decreto n. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d'ufficio nomi italiani a centinaia di località, assegnate all'Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana [N 5];
  • in base al Regio Decreto N. 494 del 7 aprile 1927[13] furono italianizzati i cognomi di origine slovena [N 6].
«... nella Venezia Giulia vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni nazionali slovene e croate rinnovate dopo la prima guerra mondiale. Le scuole furono tutte italianizzate, gli insegnanti in gran parte pensionati, trasferiti all'interno del regno, licenziati o costretti a emigrare, posti limiti all'accesso degli sloveni al pubblico impiego, soppresse centinaia di associazioni culturali, sportive, giovanili, sociali, professionali, decine di cooperative economiche e istituzioni finanziarie, case popolari, biblioteche, ecc. Partiti politici e stampa periodica vennero posti fuori legge, eliminata fu la possibilità di qualsiasi rappresentanza delle minoranze nazionali, proibito l'uso pubblico della lingua. Le minoranze slovena e croata cessarono così di esistere come forza politica.»

Durante la seconda guerra mondiale, il 1º ottobre 1943, la regione fu invasa dalle truppe naziste e inglobata nella Zona d'operazioni del Litorale adriatico sotto il diretto controllo del Terzo Reich. Contemporaneamente il movimento di liberazione sloveno e il movimento di liberazione croato, che fino ad allora svolgevano la propria attività prevalentemente sul territorio del Regno di Jugoslavia (invaso nell’aprile 1941 dagli eserciti del Regno d’Italia e da altre potenze dell'Asse), estesero le proprie azioni di guerriglia anche ai territori dell’ex Litorale Austriaco (assegnati al Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale), ed alla Benecia. L’estensione dell’area delle operazioni venne annunciata con proclami di annessione di detti territori alla Jugoslavia, emanati dai rispettivi organi di governo partigiano,[15][16] in considerazione del fatto che tali territori risultavano abitati da circa 290.000 sloveni e circa 100.000[N 7] croati.

La vittoria sugli occupatori nazisti e dei loro alleati fascisti, ottenuta congiuntamente dalle formazioni del IX. Corpus partigiano sloveno, dalla IV. Armata jugoslava e dalle avanguardie della seconda divisione neozelandese, veniva salutata da parte degli oltre 390 000 abitanti di lingua slovena e di lingua croata come una liberazione, non solo dall’occupazione tedesca, ma anche dal fascismo e dall'invisa sovranità del Regno d’Italia.[11][12][17][18][19]

In seguito ai successivi trattati di pace gran parte della Venezia-Giulia venne assegnata alla Jugoslavia. Nella parte della Venezia Giulia assegnata all’Italia dopo la guerra risultarono risiedere ancora circa 100 000[N 8] sloveni.

L'Italia repubblicana, in base alla Costituzione del 1947, riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche:

«La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.»


Tra i fondamentali diritti linguistici concessi agli sloveni in Italia, dopo la seconda guerra mondiale, rientra anche l'istituzione di scuole statali con lingua d'insegnamento slovena, inizialmente solo nelle provincie di Trieste e Gorizia e dal 2001 anche nella provincia di Udine.

Con la legge n. 38 del 23 febbraio 2001 è stato costituito il "Comitato istituzionale paritetico per i problemi della minoranza slovena" con sede a Trieste; si è provveduto a tracciare un elenco dei comuni abitati dalla minoranza, estendendo alle Valli del Natisone le norme di tutela, riconoscendo come scuole statali gli istituti bilingui privati. Nel 2007 è stato aperto nel centro di Trieste lo Sportello unico statale per gli Sloveni, al fine di consentire alla comunità di utilizzare la propria lingua materna nei rapporti con le istituzioni pubbliche.

Diffusione geografica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Sloveni.

Provincia di Udine

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Padre nostro in dialetto resiano
Segnaletica stradale bilingue nel comune di San Pietro al Natisone

I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.

In Val Canale gli abitanti di lingua slovena vivono nei comuni di Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana), Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza) e Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l'unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena. L'insegnamento in lingua slovena in alcune scuole pubbliche è stato interrotto durante il ventennio fascista e reintrodotto in alcune scuole elementari pubbliche dopo quasi cento anni[22][23].

In Val Resia è diffuso un dialetto sloveno (il resiano) con caratteristiche proprie,[24] che viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma autocnono a sé stante; conseguentemente essi rifiutano la qualifica di "sloveni".[25][26] A prescindere da tali considerazioni localistiche, gli slavisti considerano il resiano un dialetto sloveno.[27] In merito all'appartenenza o meno del dialetto resiano nell'ambito dei dialetti della lingua slovena, nel 2019 l'Istituto per la lingua slovena presso il Centro di Ricerca Scientifica dell'Accademia Slovena della Scienza e dell'Arte di Lubiana ha ribadito che “i dialetti delle Valli del Natisone, delle Valli del Torre e della Val Resia si possono oggettivamente classificare tra i dialetti della lingua slovena”[28][29]. Anche l'Associazione italiana degli slavisti ha ribadito, in varie occasioni, che gli sloveni della provincia di Udine (Val di Resia, Valli del Natisone, e Valle del Torre e del Cornappo) parlano tre diversi dialetti sloveni, appartenenti, come i dialetti sloveni delle province di Gorizia e Trieste, al gruppo dei dialetti comunemente definiti "del Litorale".[30]

Nella Slavia friulana si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di Lusevera, Taipana, Pulfero, Savogna, Grimacco, Drenchia, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Stregna e le frazioni montane dei comuni di Nimis, Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. La più antica testimonianza della presenza degli slavi nelle Valli del Natisone è rappresentata dalla descrizione dello scontro tra le tribù slave e il duca del Friuli Vectari, avvenuto presso Cividale nella seconda metà del VII secolo e narrato dallo storico longobardo Paolo Diacono nel suo libro Historia Langobardorum[31]. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni e ad imporre il confine orientale tra popolazione romanza e slava, quasi coincidente al limite naturale esistente tra la pianura (romanza) e il territorio montuoso delle prealpi (slavo).

In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.[32]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Udine nel 1971[33]
madrelingua italiana (499.975)
96,7%
madrelingua slovena (16.935)
3,3%

Secondo stime recenti, il numero degli slavofoni in provincia di Udine ammonta a circa 10.000.[34]

Comuni della provincia di Udine a maggioranza slavofona: Resia/Rezija, Taipana/Tipana, Lusevera/Bardo, Pulfero/Podbonesec, Drenchia/Dreka, Grimacco/Garmak, Savogna/Sovodnje, San Leonardo/Svet Lienart o Podutana, Stregna/Srednje.

Altri comuni della provincia di Udine in cui la legge 38/2001 riconosce la presenza della minoranza slovena: Tarvisio/Trbiž, Malborghetto-Valbruna/Naborjet-Ovčja vas, Nimis/Neme, Attimis/Ahten, Faedis/(Fojda), Torreano/Tavorjana, San Pietro al Natisone/(Špeter Slovenov), Cividale del Friuli/Čedad, Prepotto/Praprotno.

Si deve menzionare l'uso del termine friulano (talvolta, usato in modo spregiativo) "sclaf", per indicare l'individuo di madrelingua slava.[35]

Provincia di Gorizia

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Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001 in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum) a Giovanni, patriarca di Aquileia, ed a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza).

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area corrispondente all'attuale provincia di Gorizia risultavano circa 22 000 Sloveni, di cui circa 11 000 nella città di Gorizia, che in quel tempo contava circa 31 000 abitanti.[32][37][38]

In base ai dati del censimento del 1921, nell'area corrispondente all'attuale provincia di Gorizia risultavano circa 15 000 Sloveni.[37]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Gorizia nel 1971[33]
madrelingua italiana (131 879)
92,6%
madrelingua slovena (10 533)
7,4%

Secondo stime più recenti, il numero degli slavofoni in provincia di Gorizia ammonta a circa 10 000.[34]

Lo sloveno standard è parlato da parte della minoranza di lingua slovena della città di Gorizia e di alcune zone dei comuni di Cormons, Sagrado, Ronchi dei Legionari e Monfalcone, mentre nei comuni di San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, Doberdò del Lago e nelle frazioni di Oslavia, Piuma, Groina e Sant'Andrea lo sloveno è la lingua parlata dalla maggior parte della popolazione. Comunità di lingua slovena sono presenti anche nei centri industriali della Bisiacaria.
Nel comune di San Floriano del Collio e in alcune frazioni di Cormons, Dolegna del Collio e Gorizia (Podgora/Piedimonte) è diffusa la variante detta dialetto del Collio (briško narečje), mentre nei comuni del Carso goriziano e nei sobborghi meridionali di Gorizia si parla il dialetto carsico (kraško narečje).

Provincia di Trieste

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Scena tratta dall'Amleto rappresentato nel 1962 dalla compagnia teatrale del Teatro Stabile Sloveno di Trieste

Gli antenati slavi degli attuali appartenenti alla minoranza slovena iniziarono a stabilirsi nelle aree disabitate nei dintorni della città di Trieste già all'epoca di Carlo Magno[39][40], come risulta documentato dal Placito del Risano[41] formulato nell'804 presso il fiume Risano a soli 12 km a sud di Trieste.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area corrispondente all'attuale provincia di Trieste, che in quel tempo contava circa 230 000 abitanti, risiedevano circa 72 000 sloveni.[N 10][42][43][44]

In base ai dati del censimento del 1921, nell'area corrispondente all'attuale provincia di Trieste risultavano circa 29.000 sloveni.[37]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Trieste nel 1971[33]
madrelingua italiana (275.597)
91,8%
madrelingua slovena (24.706)
8,2%

Secondo stime più recenti, il numero degli slavofoni in provincia di Trieste ammonta a circa 30 000.[34]

Ufficio del comune di Trieste riservato ai residenti di madrelingua slovena.
Indicazione della sede del distretto sanitario ad Aurisina

In provincia di Trieste, dove risiede la comunità di lingua slovena più numerosa[45] della regione, lo sloveno è parlato, dagli appartenenti della minoranza, su quasi tutto il territorio della provincia, tranne che nella città di Muggia. La comunità di lingua slovena è minoritaria nella città di Trieste, mentre è maggioritaria nei comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e in alcuni sobborghi periferici del comune di Trieste.

Nelle zone rurali del comune di Muggia, nella maggior parte delle frazioni del comune di Dolina-San Dorligo della Valle e in alcuni rioni periferici di Trieste è diffuso il dialetto istriano-variante di Risano. Nei comuni di Monrupino, Sgonico e in alcune frazioni di Dolina-San Dorligo della Valle è diffuso il dialetto carniolino centrale (notranjsko narečje). Lo sloveno è diffuso come dialetto carsico (kraško narečje) anche su tutto il territorio del comune di Duino-Aurisina (ad esclusione della frazione Villaggio del Pescatore), dove però è minoritario rispetto all'italiano.

La legge di tutela della minoranza slovena (Legge 38/2001) ha consentito nel 2001 l'istituzione a San Pietro al Natisone dell'Istituto comprensivo statale con insegnamento bilingue sloveno-italiano, frequentato, nell'anno scolastico 2021/2022, da circa 240 bambini ed alunni della scuola elementare e media inferiore[47][48]

Fino al 1999 la minoranza di lingua slovena godeva di una tutela linguistica derivante da clausole di trattati internazionali firmati dall'Italia. Tale tutela riguardava principalmente la comunità di lingua slovena in provincia di Trieste [49] e, con diritti linguistici più limitati, in provincia di Gorizia, mentre per le comunità di lingua slovena in provincia di Udine non era prevista alcuna tutela linguistica. Solo con la Legge 15 dicembre 1999, n. 482[50] e la Legge 23 febbraio 2001, n. 38[51] la tutela della lingua minoritaria slovena venne estesa a tutti i comuni della regione Friuli-Venezia Giulia, elencati nella tabella dei comuni del Friuli-Venezia Giulia nei quali si applicano le misure di tutela della minoranza slovena.[52] La popolazione slovena in Italia e i cittadini italiani di lingua slovena, appartenenti ad essa, sono destinatari di disposizioni legislative emanate per consentire la fruizione di tutele e l'esercizio di diritti, che altrimenti risulterebbero riconosciuti solamente ai loro concittadini di lingua italiana:

  • Il diritto di accedere all'istruzione obbligatoria nella propria lingua materna;
  • Il diritto di avere il proprio nome e cognome scritto in tutti gli atti pubblici secondo l'ortografia della propria lingua materna;
  • Il diritto di ottenere documenti di carattere personale quali la carta di identità e i certificati anagrafici, redatti nella propria lingua materna;
  • Il diritto di usare la propria lingua materna anche nei rapporti con le autorità amministrative e giudiziali, nonché con i concessionari dei servizi di pubblico interesse (almeno nel territorio caratterizzato storicamente dalla presenza della popolazione slovena).

Istruzione pubblica

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Dopo la seconda guerra mondiale la comunità di lingua slovena residente nel Friuli-Venezia Giulia riottenne il diritto di istruzione pubblica nella propria lingua madre[53], diritto che era stato negato nel 1923 con la Riforma scolastica Gentile[54].

Istituti comprensivi con lingua d'insegnamento slovena
Istituto comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di San Giacomo / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom pri Svetem Jakobu - Trieste
Istituto comprensivo con lingua d'insegnamento slovena Vladimir Bartol di San Giovanni / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom Vladimir Bartol – Trieste
Istituto comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di Opicina / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom na Opčinah – Trieste e Monrupino
Istituto comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di Aurisina / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom v NabrežiniDuino-Aurisina e Sgonico
Istituto comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di San Dorligo della Valle / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom v DoliniSan Dorligo della Valle
Istituto Comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di Gorizia / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom v Gorici – Gorizia e San Floriano del Collio
Istituto Comprensivo con lingua d'insegnamento slovena di Doberdò del Lago / Večstopenjska šola s slovenskim učnim jezikom v DoberdobuDoberdò del Lago, Ronchi dei Legionari e Savogna d'Isonzo
Insegna dell'Istituto tecnico statale "Žiga Zois" di Trieste
Istituti Statali d'Istruzione Superiore con lingua d'insegnamento slovena
Liceo scientifico statale France Prešeren / Državni znanstveni licej France Prešeren - Trieste
Liceo socio-economico e umanistico Anton Martin Slomšek / Licej družbeno-ekonomska in humanistična srednja šola Anton Martin Slomšek - Trieste
Istituto tecnico statale Žiga Zois / Državni tehnični zavod Žiga Zois - Trieste
Istituto statale d'istruzione Superiore Jožef Stefan / Državni izobraževalni zavod Jožef Stefan - Trieste
I.S.I.S. Simon Gregorčič Primož Trubar / Državni izobraževalni zavod Simon Gregorčič Primož Trubar - Gorizia
I.S.I.S. Ivan Cankar / Državni izobraževalni zavod Ivan Cankar - Gorizia

Uso della lingua slovena nella Chiesa

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La Chiesa cattolica si impegna a consentire ai suoi fedeli di lingua slovena l'uso della loro lingua madre in tutte le funzioni religiose. Nelle chiese delle parrocchie in cui è presente un numero significativo di fedeli sloveni, le funzioni religiose vengono svolte in lingua slovena. Nelle diocesi di Trieste e di Gorizia vi sono anche due vicari episcopali per i fedeli di lingua slovena.[55]

Istituzioni ed associazioni

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La minoranza slovena in Italia è rappresentata da due strutture organizzative che complessivamente coordinano la quasi totalità delle attività comunitarie slovene: la Slovenska kulturno gospodarska zveza (SKGZ - Unione Culturale Economica Slovena) e lo Svet slovenskih organizacij (SSO - Confederazione delle Organizzazioni Slovene). Le istituzioni culturali cardinali invece sono il Teatro Stabile Sloveno, la Glasbena Matica (Centro musicale sloveno), la biblioteca (Narodna in Studijška Knjižnica) e lo SLORI (Istituto sloveno di ricerche).

Produzione letteraria

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Tra gli sloveni in Italia ci sono stati, e ci sono tuttora, anche diversi scrittori, tra cui alcuni anche di fama internazionale. Il più conosciuto tra essi è Boris Pahor, le cui opere, scritte in sloveno, sono state tradotte in italiano e in numerose altre lingue; per le sue opere letterarie è stato insignito di numerosi premi ed onorificenze, tra cui l'Ordine al merito della Repubblica italiana conferitogli nel 2020 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Degni di nota anche gli scrittori Alojz Rebula, Dušan Jelinčič e Marij Čuk [56].

Mezzi di informazione

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A Trieste viene stampato il quotidiano Primorski dnevnik, a Cividale del Friuli il settimanale Novi Matajur e il quindicinale DOM kulturno verski list, a Gorizia il settimanale cattolico Novi glas. Inoltre c'è Rai Radio Trst A che è un'emittente radiofonica italiana a diffusione regionale, edita dalla Rai, in lingua slovena.

Note di approfondimento

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  1. dai dati statistici estratti dal censimento austriaco del 1910, risulta che l’area, che si estendeva da Gorizia e Trieste verso est fino al confine di Rapallo, contava 182 474 sloveni e 222 italiani - Cfr. (SL) AA.VV., Slovenski zgodovinski atlas, Ljubljana, Nova revija d.o.o., 2011, p. 195, ISBN 978-961-6580-89-2.
  2. alla fine della seconda guerra mondiale l’area contava circa 20 000 sloveni e 30 000 italiani. - Cfr. Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, Bandecchi & Vivaldi editori – Pontedera, 2007, p. 303.
  3. alla fine della seconda guerra mondiale l’area contava circa 100 000 sloveni e 300 000 italiani. - Cfr. AA.VV., Slovenski zgodovinski atlas, Ljubljana, Nova revija d.o.o., 2011, p. 195, ISBN 978-961-6580-89-2.
  4. Nel 1922 sul territorio, assegnato all'Italia con il trattato di Rapallo, esistevano 397 scuole con lingua d'insegnamento slovena, che contavano 51 877 iscritti. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni, furono sostituiti con insegnanti italiani e fu introdotto l'insegnamento esclusivamente in lingua italiana. - Cfr. (SL) AA.VV., Slovenski zgodovinski atlas, Ljubljana, Nova revija d.o.o., 2011, p. 195, ISBN 978-961-6580-89-2. ― Cfr. Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1992. ― Cfr. Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.).
  5. Il nome del villaggio Boljunec venne trasformato in Bagnoli, [...] Dolina in San Dorligo della Valle, [...] Dekani in Villa Decani, [...] Jelšane in Elsane, [...] Moščenice in Moschenizza, [...] Tinjan in Antignana, [...] Veprinac in Apriano, ... ― Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 27 aprile 1923.
  6. Il cognome Adamich venne trasformato in Adami, [...] Dimnik (in sloveno: camino) in Dominici, [...] Klun (in sloveno: becco) in Coloni; [...] Polh (in sloveno: ghiro) in Poli,... ― Cfr. Paolo Parovel, L'identità cancellata, Trieste, Eugenio Parovel Editore, 1985.
  7. Il numero degli abitanti di lingua croata è stata ottenuta considerando la Relazione sommaria al censimento del 1921 (cfr. Relazione generale del Censimento della popolazione eseguito il 1º Dicembre 1921, pagina 268 ― op.cit. in bibliografia) e la stima della popolazione di lingua croata residente a Fiume ― città che nel 1921 non faceva ancora parte del Regno d’Italia ― , riportata da Boris Gombač (cfr. Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, pagina 292 ― op. cit. in bibliografia)
  8. Tale dato è stato ricavato considerando la stima eseguita da Carlo Schiffrer, incaricato dagli Alleati nel 1945 ad analizzare la composizione etnica dei territori contesi dall’Italia e dalla Jugoslavia, riportata a pagina 195 del libro “Slovenski zgodovinski atlas” (op. cit. in bibliografia), nonché considerando la stima sulla popolazione di lingua slovena in Benecia indicata a pagina 6 della “Relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena istituita nell'ottobre 1993” (op. cit. in bibliografia).
  9. “... in base alla tregua di Bruxelles del 1517 ed ai capitoli di Worms del 3 maggio 1521, i villaggi posti sul lato destro dell’Isonzo segnarono il confine tra il territorio veneto e quello asburgico, facendo entrare in uso l’appellativo di Schiavonia veneta (Beneška Slovenija) per indicare la sua doppia entità culturale e territoriale... Con la ducale del 12 ottobre 1658 di Giovanni Pesaro, fu sancita la separazione del territorio da Cividale e dalla stessa Patria del Friuli, ponendo la Benecia sotto il diretto controllo veneziano... “ ― Passo estratto da La Benecia veneta (1420-1797) di Michela Giorgiutti (Op. cit.)
  10. Il numero 72.000, riportato dal libro “Slovenski zgodovinski atlas (op. cit. / pagina 195)”, tiene conto, oltre ai circa 57.000 sloveni del territorio di Trieste (che nel 1910 non comprendeva i comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e Muggia), anche degli sloveni residenti nei comuni Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, San Dorligo della Valle e Muggia.

Riferimenti bibliografici

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  1. Tra conservazione e rischio di estinzione, in Bollettino della Società geografica italiana, 2018. URL consultato il 23 luglio 2025.
  2. ISTAT 2016, su demo.istat.it.
  3. Così gli sloveni nel 1866 entrarono nel Regno d'Italia, in Il Piccolo, 21 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  4. Le Valli fra Italia, Austria e il rimpianto di Venezia, in Messaggero Veneto, 19 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  5. In particolare, l'Austria abolì la comunione della terra, che venne divisa ed affittata a privati.
  6. Si veda a tal fine la poesia Predraga Italija, preljubi moj dom (Carissima Italia, amatissima mia casa) di don Pietro Podrecca e l'esperienza garibaldina di Carlo Podrecca.
  7. Michela Iussa, Le Valli del Natisone dal risorgimento all'avvento del fascismo, in Lintver (archiviato il 25 ottobre 2016).
  8. (SL, IT) Posledice plebiscita na posvetu / Il post plebiscito in un convegno, in Dom, 20 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  9. (SL, IT) Benečija in Rezija 150 let v Italiji / Benecia e Resia da 150 anni in Italia, in Dom, 14 ottobre 2016 (archiviato il 25 ottobre 2016).
  10. France M. Dolinar ed altri, “Slovenski zgodovinski atlas”, pagina 195, Nova revija, Ljubljana, 2011, ISBN 978-961-6580-89-2
  11. 1 2 Censimento 1921, Risultati, p. 11
  12. 1 2 Relazione Commissione, 2001, p. 6
  13. REGIO DECRETO 7 aprile 1927, n. 494 - Normattiva, su normattiva.it.
  14. Relazione Commissione, 2001
  15. Regione Storia FVG, su regionestoriafvg.eu.
  16. Movimento popolare di liberazione (MPL) - Istrapedia, su istrapedia.hr.
  17. A. J. P. Taylor, 1947, p. 269
  18. AA.VV., Slovenski zgodovinski atlas, Ljubljana, Nova revija d.o.o., 2011, ISBN 978-961-6580-89-2.
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  24. Nell'Enciclopedia Treccani troverai tutto quello che devi sapere su slovena, comunità. Entra subito su Treccani.it, il portale del sapere., su treccani.it.
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  30. Roberti incontra Chinese e promette un nuovo studio "linguistico-culturale" sul Resiano. Che resta un dialetto sloveno, su novimatajur.it, 21 marzo 2019. URL consultato l'8 aprile 2026.
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  32. 1 2 Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, op. cit.
  33. 1 2 3 Pavel Stranj, La comunità sommersa, Založba tržaškega tiska, Trst 1992
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  36. "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
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  38. Paolo Parovel, L'identità cancellata, op. cit.
  39. Janko Jež - Monumenta Frisingensia: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari sloveni di Frisinga del X-XI secolo...: con traduzione dei testi, cenni di storia del popolo sloveno e dati sugli Sloveni in Italia – Trieste: Mladika; Firenze: Vallecchi Editore, 1994 - ISBN 88-8252-024-2
  40. Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi &Vivaldi, Pontedera, 2007 - ISBN 978-88-86413-27-5
  41. Storia Liceo F. Petrarca (Trieste) a.s. 2001/2002: Il Carso tra natura e Cultura
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  44. Slovenski zgodovinski atlas (oo. cit.)
  45. Raoul Pupo, Il Lungo esodo, pag.304, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 304 ISBN 88-17-00562-2
  46. sentenza N. 62/1992 della Corte Costituzionale, su cortecostituzionale.it.
  47. Gruden, Živa: Dvajset korakov. Zavod za slovensko izobraževanje LithoStampa, Špeter 2005
  48. (SL) Po desetih letih v špetrski šoli spet manj kot 250 otrok, su primorski.eu, 17 febbraio 2022. URL consultato l'8 aprile 2026.
  49. IL MEMORANDUM DI LONDRA (PDF), su slovenskaskupnost.org. URL consultato l'8 aprile 2026.
  50. Legge 15 dicembre 1999, n. 482 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche)
  51. Legge 23 febbraio 2001, n. 38 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia)
  52. Tabella dei comuni del Friuli-Venezia Giulia nei quali si applicano le misure di tutela della minoranza slovena, su gazzettaufficiale.it.
  53. Legge n. 1012 del 19 luglio 1961: Disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel Territorio di Trieste
  54. Legge n. 2185 del 1/10/1923
  55. Bojan Brezigar, Tra le Alpi e l'Adriatico - Gli Sloveni nell'Unione Europea, pg.21, Centro d'Informazione di Bruxelles - Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse, 1996, ISBN 90-74851-30-4.
  56. Assegnato il sedicesimo premio letterario Nabokov. Premi a Giuliana Sgrena, Piera Carlomagno, Francesca Romana Mormile, Annarita Briganti, su ilgiornaleletterario.it, 6 febbraio 2022. URL consultato l'8 aprile 2026.

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