Macomer

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Macomer
comune
(IT) Macomèr
(SC) Macumère
Macomer – Stemma Macomer – Bandiera
Macomer – Veduta
Veduta di parte di Macomer dal quartiere Scalarba
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoAntonio Onorato Succu (lista civica) dal 27-5-2013 (2º mandato dall'11-6-2018)
Territorio
Coordinate40°16′N 8°47′E / 40.266667°N 8.783333°E40.266667; 8.783333Coordinate: 40°16′N 8°47′E / 40.266667°N 8.783333°E40.266667; 8.783333
Altitudine563 m s.l.m.
Superficie122,77 km²
Abitanti10 020[1] (30-11-2017)
Densità81,62 ab./km²
Comuni confinantiBirori, Bolotana, Bonorva (SS), Borore, Bortigali, Scano di Montiferro (OR), Semestene (SS), Sindia
Altre informazioni
Cod. postale08015
Prefisso0785
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091044
Cod. catastaleE788
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona D, 1 580 GG[2]
Nome abitanti(IT) macomeresi
(SC) macumeresos
Patronosan Pantaleo
Giorno festivo27 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Macomer
Macomer
Macomer – Mappa
Posizione del comune di Macomer
all'interno della provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Macomer (pron. /mako'mɛr/; Macumère /maku'mɛrɛ/ in sardo) è un comune italiano di 10 020 abitanti della provincia di Nuoro, situato a 563 metri sul livello del mare, alle pendici della catena del Marghine, di cui è il centro principale, arroccata sulle rive del rio S'Adde. Insignito del titolo di città, è inoltre il capoluogo dell'unione dei comuni del Marghine.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Macomer, arroccata sulle alte sponde basaltiche del rio S'Adde, ha una superficie di 122,5 chilometri quadrati, la casa comunale si trova a 563 m s.l.m. (altezza minima: 390 metri. Altezza massima: 808 metri. Escursione altimetrica: 418 metri).

Il territorio macomerese è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, da quello collinare e montuoso della Catena del Marghine e del Monte di Sant'Antonio, a quello steppico degli altopiani di Campeda e Abbasanta. La vegetazione presenta boschi misti a roverella e sughera. Nell'altopiano di Campeda sono presenti 9 entità endemiche e ben 23 specie di uccelli.

Panorama di Macomer.jpg
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Panorama di Macomer

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La conformazione geologica del suo territorio è contraddistinta da vulcaniti basiche plio-quaternarie costituite da basalti che fanno parte di diverse serie (trachiti, trachiti fonolitiche, fonoliti, trachibasalti e alcalibasalti, basalti alcalini e subalcalini, basaniti analcitiche).

Monte di Sant'Antonio[modifica | modifica wikitesto]

Il monte di Sant'Antonio, che misura fino a quota 808 m s.l.m., è ricoperto da varie specie arboree, tra cui diverse querce, alcune delle quali hanno più di 100 anni. Sulla sua sommità è presente una chiesa costruita dai fedeli in onore di Sant'Antonio, e un nuraghe quasi completamente avvolto dalla vegetazione dalla cui cima si gode di un bellissimo panorama, dalla folta foresta sottostante, al Montiferru e alla Planargia, fino all'altopiano di Abbasanta e ai monti del Gennargentu. Sulla vetta sono presenti due statue una della Madonna e l'altra di Sant'Antonio e un altare per celebrare la messa all'aperto. Dal parco attrezzato per i picnic si raggiunge la chiesetta percorrendo un sentiero lastricato che rappresenta la via crucis lungo la quale delle sculture raffigurano le tappe della passione di Cristo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

MACOMER
(1951-1980)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 9,310,012,415,019,824,228,328,324,619,113,710,59,915,726,919,117,9
T. min. mediaC) 3,73,75,17,010,413,816,617,014,610,97,55,14,27,515,811,09,6
Precipitazioni (mm) 7090604050200104070809025015030190620
Giorni di pioggia 896553015779261641965
Umidità relativa media (%) 8582767272605355657679828373,35673,371,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e periodo punico-romano[modifica | modifica wikitesto]

Il sito archeologico di Tamuli

In una grotta, situata in località Marras, in una gola del rio S'Adde, è stata rinvenuta, nel 1949, una statuetta, detta Venere di Macomer, oggi custodita nel Museo archeologico nazionale di Cagliari. Il manufatto, raffigurante una Dea Madre risalente stilisticamente al Paleolitico superiore, è alto circa 14 cm, ed è stato realizzato con pietra basaltica locale.

Abitato fin dalla più remota antichità, come testimonia la presenza del complesso nuragico di Santa Barbara (antecedente al 1100 a, C.), e di quello di Tamuli (un nuraghe, tre tombe di giganti e sei betili), le numerose tombe di giganti, le domus di Filigosa e una moltitudine di rovine nuragiche sparse per il territorio, Macomer, fu all'inizio un insediamento punico (l'antica Macopsissa, descritta dal geografo alessandrino Tolomeo). Nel 238 a.C. la Sardegna passò sotto il dominio romano e Macomer conservò la sua importanza strategica in qualità di luogo di passaggio obbligato tra il nord e il sud dell'isola. Sono scarse le testimonianze archeologiche lasciateci dai Romani, che per lo più si riducono a circa sei pietre miliari e a qualche lapide. Due di queste pietre miliari si trovavano di fronte alla chiesa di San Pantaleo e attualmente sono custodite nel museo archeologico Sanna di Sassari.

Bizantini, periodo giudicale e aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Pantaleo

Nella città rimangono alcune tracce della dominazione Bizantina, ravvisabili nelle chiese della Nostra Signora d'Itria e di Nostra Signora del Soccorso. Di origine bizantina era anche la chiesa di Santa Barbara arroccata sul Monte Manai, ora ridotta a un cumulo di pietre.

Nel 1259, Macomer, facente parte della curatoria del Marghine, passò dal Giudicato di Torres a quello d'Arborea. Nel 1478 vi si svolse la storica battaglia di Macomer tra i Sardi del marchesato di Oristano e le truppe Aragonesi del Regno di Sardegna. Il 19 maggio di quell'anno infatti, Leonardo Alagon, Marchese di Oristano, e Nicolò Carroz, Viceré di Sardegna, si affrontarono nei pressi del castello di Macomer, di cui ora possiamo osservare solo pochi resti. Il Viceré, forte dell'aiuto del Re di Napoli, del Viceré siciliano, e soprattutto del Governatore del Logudoro, sconfisse definitivamente il Marchese Leonardo Alagon, che venne incarcerato in Spagna, nel castello di Xàtiva. Nel centro storico della città si possono osservare antiche case che presentano chiari segni del dominio aragonese nello stile degli architravi delle finestre. Risale a quel periodo anche la costruzione della Chiesa di San Pantaleo, di fronte alle rovine del castello. La costruzione del campanile della chiesa fu affidata a Michele Puig nel 1573.

I Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1720 la Spagna perse definitivamente il controllo sull'Isola, che passò sotto il dominio dei Duchi di Savoia. Il 28 luglio del 1767 venne istituito dal Regno di Sardegna il Marchesato del Marghine con sede in Macomer. Il Marchesato comprendeva Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Mulargia, Noragugume e Silanus; venne abolito nel 1839. Nel 1795 Giovanni Maria Angioy giunse a Macomer con 500 cavalieri, alla ricerca del sostegno della popolazione locale. La città invece insorse contro di lui, e gli angioini penetrarono in città e saccheggiarono la chiesa di San Pantaleo.

Dall'unità d'Italia in poi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1935 ci fu la visita di Benito Mussolini. Fino al 1948, anno in cui divenne comune autonomo, Birori risultava una frazione di Macomer. Nel dopoguerra ci furono anche le visite dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Alcide De Gasperi e dei Presidenti della repubblica Giovanni Gronchi e Francesco Cossiga. La creazione dell'Unione dei comuni del Marghine portò Macomer a divenirne il capoluogo, essendo il comune stato designato come sede dell'ente.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Conferito a Macomer col D.P.R. 2063 del 7 agosto 1976[3]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Tra i principali edifici di interesse del centro storico, spicca la chiesa parrocchiale di San Pantaleo, patrono della città (1635), a tre navate, con una facciata contraddistinta da un portale a timpano, posta all'estremità sud-occidentale del centro abitato, in una posizione da cui si gode un eccezionale panorama, sino al Campidano.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nuraghe Santa Barbara
Betili di Tamuli

Nel territorio di Macomer sono situati numerosi nuraghi. Tra questi, i principali sono quello di Santa Barbara, che consta di un complesso con numerose torri e mura difensive, poco al di fuori del centro abitato, lungo la SS 131. Nei pressi del complesso ospedaliero si trova il nuraghe Ruju e alcune domus de janas (case delle fate), tombe ipogeiche scavate nella pietra calcarea.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

In piazza della Vittoria è sito il monumento ai Caduti di tutte le guerre;in piazza Caduti del lavoro è presente l'omonimo monumento, mentre in piazza Italia sorge il monumento ai Caduti del mare.

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole importanza storica e naturalistica è il monte di Sant'Antonio, dove il 13 giugno si svolgono i festeggiamenti del santo di Padova, che richiamano migliaia di fedeli e turisti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Macomer è il logudorese centrale o comune.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Costume tradizionale

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Vi ha sede lo storico Istituto tecnico commerciale e per geometri "Sebastiano Satta", fondato nel 1936, e un istituto professionale a questo recentemente accorpato. Ospita un liceo scientifico che offre i corsi tradizionale e tecnologico, e che ha annesso il liceo classico e quello delle scienze umane a opzione economico-sociale.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo etnografico "Le arti antiche", Abiti tradizionali

È presente un museo etnografico, denominato "Le arti antiche", che ospita utensili tradizionalmente utilizzati per l'agricoltura e l'allevamento, costumi folkloristici, fotografie.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Macomer è sede di una radio locale, Radio Macomer Centrale, diffusa in varie zone della Sardegna.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La posizione geografica, naturale crocevia tra le vie di comunicazione Nord-Sud della Sardegna sin dai tempi antichi, ha favorito lo sviluppo della cittadina.

Il commercio e l'allevamento costituiscono le attività principali. Ad esse si affianca l'industria tessile (tessuti in cotone e calze).[5] Essa era arrivata a occupare fin quasi un migliaio di operai, ma oggi affronta alcune difficoltà; stesso discorso vale per la produzione casearia, comunque importante. Nella zona industriale di Tossilo è situato un grande inceneritore adibito allo smaltimento di rifiuti urbani ed è operativo dal 1993.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione RFI di Macomer
Lo scalo ferroviario di Macomer dell'ARST
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Macomer e Stazione di Macomer (ARST).

Sono presenti due stazioni ferroviarie, una di RFI (lungo la ferrovia Cagliari-Golfo Aranci e servita da Trenitalia) e una dell'ARST (capolinea della ferrovia a scartamento ridotto per Nuoro e di quella turistica per Bosa Marina), situate una di fronte all'altra in piazza Due Stazioni, ed attigua una di autobus. Nel territorio comunale sono inoltre presenti la stazione di Campeda, utilizzata come scalo merci lungo la Cagliari-Golfo Aranci, e la fermata di Bara, posta lungo la linea per Bosa, attiva solo a uso turistico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 novembre 1994 29 novembre 1998 Giuseppe Ledda lista civica eterogenea Sindaco [6]
29 novembre 1998 25 maggio 2003 Giuseppe Ledda lista civica di centro-sinistra Sindaco [7]
25 maggio 2003 15 giugno 2008 Marco Mura lista civica di centro-sinistra Sindaco [8]
15 giugno 2008 26 maggio 2013 Riccardo Uda lista civica "Macomer Cambia" Sindaco [9]
26 maggio 2013 11 giugno 2018 Antonio Onorato Succu lista civica "Democrazia e Partecipazione" Sindaco [10]
11 giugno 2018 - Antonio Onorato Succu lista civica "Democrazia e Partecipazione" Sindaco [11]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti 3 società calcistiche principali: l'A.S.D. Macomer 1923 Calcio, la Polisportiva Macomerese e l'A.S.D. Pizzinnos.

L"A.S.D. Macomer 1923 Calcio", nata nel 1923, con colori sociali giallo-rossi (i colori di Macomer) milita nel girone E sardo di 1ª Categoria e vanta nel palmarès varie partecipazioni alla Serie D (campionato interregionale) ed all'Eccellenza sarda.

La "Polisportiva Macomerese" è nata nel 1974, con colori sociali bianco-celesti.

L "A.S.D. Pizzinnos", che si occupa di puro settore giovanile, fondata nel 2006, ha nelle sue file circa 150 ragazzi iscritti ed ha colori sociali giallo-blu. La città ospita nel quartiere Scalarba l'omonimo stadio comunale, dotato di piste di atletica e con una capienza di oltre 3500 posti.

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti anche società di pallavolo (Scuola Pallavolo e VolleyBall Club), pallacanestro (Le Pleiadi), atletica (Centro Sportivo Fiamma Macomer e Atletica Macomer), tennis (Tennis Club), judo (Judo Yano e Judo Club), karate (ASD Scuola Karate Shotokan, Karate Club Hiroshi Shirai e Asd Karate Club Macomer), ciclismo (Panif. Atzori), una scuola di danza (Asd Speriamo) e numerose associazioni amatoriali e di "vecchie glorie".

Presente in città anche una piscina comunale, inaugurata nel 2010, frequentata da numerosi iscritti[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statuto comunale Macomer[collegamento interrotto]
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 21.
  6. ^ Comunali 20/11/1994, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  7. ^ Comunali 29/11/1998, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  8. ^ Comunali 25/05/2003, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  9. ^ Comunali 15/06/2008, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  10. ^ Comunali 26/05/2013, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  11. ^ Comunali 10/06/2018, Ministero dell'interno. URL consultato il 13 giugno 2018.
  12. ^ Atleti da tutta l’isola nella piscina comunale di Sertinu, in La Nuova Sardegna, 25 novembre 2012. URL consultato il 22 luglio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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