Alberto Bechi Luserna
| Alberto Bechi Luserna | |
|---|---|
| Nascita | Spoleto, 21 dicembre 1904[1] |
| Morte | Macomer, 10 settembre 1943 |
| Cause della morte | Caduto in servizio |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Arma | Cavalleria |
| Specialità | paracadutisti |
| Anni di servizio | circa 1919 - 1943 |
| Grado | Tenente colonnello |
| Comandanti | Guido Visconti di Modrone, Costantino Ruspoli di Poggio Suasa |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Campagne | Campagna di Libia, Campagna di Etiopia |
| Battaglie | battaglia di El Alamein |
| Comandante di | IV Battaglione Paracadutisti della 185ª Divisione paracadutisti "Folgore", Capo di Stato Maggiore della 184ª Divisione paracadutisti "Nembo" |
| Decorazioni | Medaglia d'oro al Valor Militare, Medaglia di bronzo al valor militare (4 assegnazioni), Croce al valor militare |
| Studi militari | Scuola Militare Nunziatella, Accademia Militare |
| Pubblicazioni | Noi e loro. Cronache di un soldato vagabondo; Britannia in armi: cronache di pace e di guerra; La falsa democrazia della Gran Bretagna, 1941; I ragazzi della Folgore. |
| Frase celebre | Fra le sabbie non più deserte sono qui di presidio per l'eternità i ragazzi della Folgore, fior fiore di un popolo e di un esercito in armi. Caduti per un'idea, senza rimpianti, onorati dal ricordo dello stesso nemico. Essi additano agli italiani nella buona e nell'avversa fortuna il cammino dell'onore e della gloria. Viandante arrestati e riverisci, Dio degli eserciti accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell'angolo del cielo che riserbi ai martiri ed agli eroi[2]. |
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Giovanni Alberto Bechi Luserna (Spoleto, 21 dicembre 1904 – Macomer, 10 settembre 1943) è stato un ufficiale e scrittore italiano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini familiari
[modifica | modifica wikitesto]Alberto Bechi Luserna nacque a Spoleto il 27 settembre 1896 da Giulio Bechi, ufficiale del Regio Esercito e scrittore, autore del diario di guerra In Abissinia[3], e da Albertina Luserna dei conti di Campiglione e Luserna.
Apparteneva a una famiglia di tradizione militare che univa radici toscane e piemontesi. Tra i suoi antenati vi furono Alessio Bechi, ufficiale napoleonico e maggiore dell'artiglieria granducale, morto in Toscana nel 1850, e suo figlio Stanislao Bechi, garibaldino fucilato a Vilnius nel 1863 dai russi per avere partecipato all'insurrezione polacca[4]. Questo retroterra patriottico influenzò la formazione del giovane Alberto.
Formazione e prime campagne coloniali
[modifica | modifica wikitesto]Dopo aver frequentato la Scuola Militare Nunziatella a Napoli, Bechi proseguì gli studi all'Accademia Militare di Modena, da cui uscì con il grado di sottotenente di cavalleria. Inquadrato nell'Arma di Cavalleria, partecipò alle campagne coloniali in Libia e in Etiopia, distinguendosi per iniziativa e capacità di comando.
In Cirenaica ebbe il comando di uno squadrone di Savari, reparti indigeni a cavallo inquadrati nel Regio Esercito. Per le azioni compiute ricevette due medaglie di bronzo al valor militare nel 1929 e nel 1930. Una terza decorazione gli fu conferita nel 1935, durante la campagna d'Africa Orientale, al comando di una banda irregolare di cavalleria leggera[5].
Considerato tra gli ufficiali più promettenti del Regio Esercito, attirò l'attenzione del ministro degli esteri Galeazzo Ciano, con cui entrò in contatto anche grazie ai legami familiari della moglie, Paola dei conti Antonelli, imparentata con i Colonna. In questo periodo gli fu concesso di aggiungere al proprio cognome quello materno, Luserna.
Attività diplomatica e nei servizi
[modifica | modifica wikitesto]Alla fine degli anni Trenta fu nominato addetto militare a Londra, incarico che gli permise di acquisire esperienza in campo internazionale. Nel 1940, durante la guerra d'inverno tra Finlandia e URSS, assunse la direzione dell'Ufficio Finlandia presso il ministero degli esteri, coordinando il sostegno che l'Italia fascista garantì in modo riservato a Helsinki[6].
Nello stesso periodo operò anche per il Servizio informazioni militare (SIM). In una missione segreta del 1940 esplorò il settore alpino della Linea Maginot, documentando con mappe e fotografie le posizioni francesi, materiale di grande valore informativo per lo Stato Maggiore[7].
La "Folgore" ed El Alamein
[modifica | modifica wikitesto]Dopo l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale chiese di essere trasferito ai Paracadutisti. Con il grado di Maggiore, costituì e addestrò il IV Battaglione della Divisione "Folgore", che annoverava tra i suoi Ufficiali Guido Visconti di Modrone e Costantino Ruspoli di Poggio Suasa.
Il 15 luglio 1942 giunse con la Divisione in Africa settentrionale. Nell'ottobre dello stesso anno, come comandante interinale del 187º Reggimento Paracadutisti "Folgore", guidò la difesa del settore settentrionale della Divisione durante la Seconda battaglia di El Alamein, tra la cosiddetta "Sacca minata" e le alture di Deir el Munassib. La resistenza dei Paracadutisti italiani, cui prese parte anche Bechi, fu riconosciuta dallo stesso nemico come esempio di Valore Mitare. Per tali azioni ricevette una quarta Medaglia di Bronzo al Valor Militare[8].
L'epigrafe all'ingresso del Sacrario Militare Italiano di El Alamein riporta un suo scritto, I ragazzi della Folgore, in cui ricordava il sacrificio dei paracadutisti caduti:
- Fra le sabbie non più deserte
son qui di presidio per l'eternità i ragazzi della Folgore
fior fiore di un popolo e di un Esercito in armi.
Caduti per un'idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dello stesso nemico,
essi additano agli italiani, nella buona e nell'avversa fortuna,
il cammino dell'onore e della gloria.
Viandante, arrestati e riverisci.
Dio degli Eserciti,
accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell'angolo di cielo
che riserbi ai martiri ed agli Eroi.
La "Nembo" e l'8 settembre 1943
[modifica | modifica wikitesto]Promosso Tenente Colonnello, il 4 novembre 1942, dopo la ritirata della Folgore, fu richiamato in Italia e nominato Capo di Stato Maggiore della Divisione "Nembo".
All'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, la divisione era di stanza in Campidano, a circa quaranta chilometri da Cagliari. Il XII Battaglione guidato dal Maggiore Mario Rizzatti, insieme a una Batteria di Artiglieria, decise di unirsi ai tedeschi della 90ª Divisione Panzergrenadier, che si stavano ritirando verso la Corsica.
Il generale Ercole Ronco, Comandante della Nembo, cercò di richiamare all'ordine i Reparti ribelli. Bechi Luserna si recò personalmente, con una Scorta di Carabinieri, a tentare di convincerli a rientrare sotto la disciplina italiana. Giunto nei pressi di Macomer, fu fermato a un Posto di Blocco a Borore, dove durante un alterco con il Capitano Corrado Alvino fu colpito a morte da una raffica di mitragliatrice esplosa dal paracadutista Benedetto Cosimo. Nell'episodio cadde anche un Carabiniere della scorta[9].

Il corpo venne inizialmente trasportato su un camion e successivamente gettato in mare al largo di Santa Teresa Gallura, nelle Bocche di Bonifacio, il 10 settembre 1943[10]. Nel luogo, oggi noto come Punta Bechi, fu poi eretta una croce in granito a ricordo.
Alberto Bechi Luserna è commemorato con un cippo sul luogo della morte lungo la SS 131, con un busto a Macomer presso la caserma del 5º Reggimento genio guastatori, e con una lapide presso il monumento ai caduti d'Africa di Siracusa, inaugurata dall'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia nel 1999.
Lo scrittore
[modifica | modifica wikitesto]Come già il padre, Bechi svolse anche una notevole attività letteraria, con una nutrita serie di scritti giornalistici apparsi poi in tre successivi volumi: Noi e loro, Britannia in armi e infine I ragazzi della Folgore, nel quale narrò le vicende della divisione nella battaglia di El Alamein.
Quest'ultimo libro, composto dal diario e da una serie di articoli raccolti in volume nel dopoguerra a cura di Paolo Caccia Dominioni, a cui è allegato il diario di guerra del XXXI battaglione guastatori che al comando del maggiore Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo si batté al fianco dei paracadutisti fino ad el Alamein, costituisce la principale fonte della leggenda della Folgore a El Alamein.
Bechi fu l'ideatore, nel 1943, del "Foglio di campo dei Paracadutisti d'Italia", testata che visse, sotto la direzione della M.O.V.M. Ten. Col. Giuseppe Izzo che già gli era subentrato come Capo di S. M. della Nembo, fino al 1946 e che recentemente è stata ripresa dalla rivista dell'ANPDI[11] "Folgore", la quale si considera sua continuazione e dichiara Bechi suo fondatore[12].
Bechi disegnò anche un fregio per la Folgore destinato al calendario 1942 del IV battaglione[13].
Come il padre usava firmarsi Miles[14], così il figlio si firmava talvolta Eques.
Onori e genealogie
[modifica | modifica wikitesto]Ad Alberto Bechi Luserna è intitolata la caserma di Macomer che ha ospitato il 45º Reggimento Fanteria "Reggio" ed attualmente il 5º Reggimento Genio Guastatori. Un'altra caserma porta il suo nome a Pisa (sede del Reggimento Logistico Folgore).
Dalla moglie Paola, sposata nel 1937, ebbe una figlia, Antonella, poi adottata dal secondo marito della madre, l'industriale Enrico Piaggio, e conosciuta da allora come Antonella Bechi Piaggio. Dal matrimonio con Umberto Agnelli Antonella ebbe un figlio, Giovanni Alberto Agnelli, carabiniere paracadutista nel Battaglione Tuscania, morto a 33 anni nel 1997, mentre si accingeva ad assumere la direzione del gruppo Fiat. Dal secondo matrimonio con il duca Uberto Visconti di Modrone Antonella ha avuto una figlia, Chiara Visconti di Modrone, ora Pervanas.
Opere
[modifica | modifica wikitesto]- Noi e loro. Cronache di un soldato vagabondo, 1941
- Britannia in armi: cronache di pace e di guerra, Edizioni Luigi Alfieri, 1941
- La falsa democrazia della Gran Bretagna, 1941
- I ragazzi della Folgore (a cura di Paolo Caccia Dominioni), Edizioni Luigi Alfieri, 1943 - L'opera era stampata e pronta per la distribuzione nel 1943, ma una bomba nemica distrusse i locali dell'editore; l'opera fu ricostruita postuma, ma nuovamente tutto andò distrutto a causa di un bombardamento.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— Sardegna, 10 settembre 1943
— Gasr Rseim (Cirenaica), 28 gennaio 1930
— Regione Auesà, 2-9 dicembre 1936
— Sciogali (AOI)
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Valore e Sentimento Archiviato il 21 aprile 2014 in Internet Archive., Comune di Santa Teresa di Gallura
- ↑ Parole destinate al cimitero della Folgore, scritte da Alberto Bechi Luserna
- ↑ Giulio Bechi, In Abissinia, Firenze, Bemporad, 1896.
- ↑ Alberto Mario Banti, La nazione del Risorgimento. Parentela, santità e onore alle origini dell'Italia unita, Torino, Einaudi, 2000, p. 226.
- ↑ Ministero della Guerra, Bollettino ufficiale delle decorazioni al valor militare, Roma, 1930-1935.
- ↑ Gustavo Ottolenghi, La politica estera dell'Italia fascista, Bologna, Il Mulino, 1990, p. 312.
- ↑ Gabriele Bagnoli, Cesare Amé e i suoi agenti. L'intelligence italiana nella Seconda guerra mondiale, Roma, Idrovolante Edizioni, 2019, pp. 46-47.
- ↑ Gualtiero Alberghini, Tragico destino, in Patria Indipendente, 29 settembre 2002; ripubblicato in Tradizione militare, n. 8, ottobre 2002.
- ↑ Carlo De Risio, La Nembo e l'armistizio: settembre 1943 in Sardegna, Roma, Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, 1994, pp. 188-190.
- ↑ Ibidem.
- ↑ Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia
- ↑ La rivista "Folgore" (PDF), su assopar.it (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2010).
- ↑ Il fregio (GIF), su congedatifolgore.com.
- ↑ Fonte, su sardegnaturismo.it.
- ↑ Medaglia d'oro al valor militare BECHI LUSERNA Alberto, su quirinale.it, Quirinale. URL consultato il 30 settembre 2007.
- ↑ Regio Decreto dell'11 aprile 1932 "Ricompense al valor militare per operazioni guerresche compiute nelle Colonie italiana", pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Personale del Ministero delle Colonie, Anno XX, n° 5 del maggio 1932
- ↑ Regio Decreto del 19 ottobre 1938 "Concessione di ricompense al valor militare per operazioni guerresche in Africa Orientale", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n° 107 del 5 maggio 1939
- ↑ Fonte, su edizionilibreriamilitare.com.
- ↑ Udienza di Sua Maestà il Re Imperatore del 21 febbraio 1938, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n° 83 dell'11 aprile 1938
- ↑ Regio Decreto dell'11 gennaio 1940, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n° 219 del 18 settembre 1940
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Alberto Bechi Luserna, in Donne e Uomini della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
- Estratto del libro I ragazzi della Folgore, su uomofolgore.it.
- Ricerca sul Ten. Colonnello Giovanni Alberto Bechi Luserna - Archivio Storico Santa Teresa Gallura Archiviato il 2 febbraio 2017 in Internet Archive.
- Scheda sul battaglione Folgore, su digilander.libero.it.
- Bechi Luserna
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 29063439 · ISNI (EN) 0000 0000 0532 1576 · SBN SBLV081753 · LCCN (EN) nb2008002926 |
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