Africa Orientale Italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Africa Orientale Italiana
Africa Orientale Italiana – Bandiera Africa Orientale Italiana - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: FERT
Africa Orientale Italiana - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Italiano
Lingue parlate Amarico, arabo, somalo, tigrino, italiano
Inno Marcia Reale d'Ordinanza
Capitale Addis Abeba
Dipendente da Italia Italia (Impero coloniale italiano)
Politica
Forma di governo Colonia
Imperatore d'Etiopia Vittorio Emanuele III
Viceré Pietro Badoglio (1936)
Rodolfo Graziani (1936-1937)
Amedeo, duca d'Aosta (1937-1941)
Pietro Gazzera (1941)
Guglielmo Nasi (1941)
Nascita 1936
Causa Guerra d'Etiopia
Fine 1941
Causa sconfitta italiana nella campagna dell'Africa Orientale Italiana
Territorio e popolazione
Bacino geografico Corno d'Africa
Territorio originale Eritrea
Massima estensione 1 725 347 k nel 1936-1941
Popolazione circa 10 000 000 abitanti nel 1939
Economia
Valuta lira dell'Africa Orientale Italiana
Religione e società
Religioni preminenti Chiesa copta ortodossa, Islam
Religione di Stato Cattolicesimo
Africa Orientale Italiana - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Italia Colonia Eritrea
Italia Somalia Italiana
Etiopia Impero etiope
Somalia britannica Somalia britannica (dal 1940)
Succeduto da Etiopia Impero etiope
Somalia britannica Somalia britannica
Italia Amministrazione fiduciaria della Somalia

L'Africa Orientale Italiana (sigla A.O.I.) era la denominazione ufficiale dei possedimenti coloniali italiani nel Corno d'Africa, proclamata da Benito Mussolini il 9 maggio 1936 dopo la conquista italiana dell'Etiopia.[1]

L'Africa Orientale Italiana univa all'annesso Impero etiope le colonie dell'Eritrea e della Somalia Italiana. Era a sua volta divisa in sei governatorati: Governatorato di Amara, Governatorato dell'Eritrea, Governatorato di Harar, Governatorato di Galla e Sidama, Governatorato dello Scioa e Governatorato della Somalia. Era delimitata a occidente da una serie di bassure, che partono a nord dalla foce del fiume Barca seguendo la valle di detto fiume, poi quella del suo affluente di sinistra proveniente dalla zona di Càssala, il bassopiano del Sudan, alcune paludi, parte del Lago Rodolfo e arrivano all'oceano Indiano nella regione dell'Oltregiuba, presso la foce del fiume Tana, poco a nord di Mombasa. L'A.O.I. confinava con il Sudan Anglo-Egiziano e la Colonia e protettorato del Kenya a occidente e con il mar Rosso, il golfo di Aden e l'oceano Indiano a oriente. Tra l'A.O.I. e il golfo di Aden si trovavano la Somalia francese e quella britannica, quest'ultima poi annessa alla Somalia Italiana dopo la sua conquista da parte delle truppe italiane durante la seconda guerra mondiale.

L'A.O.I. cessò di esistere alla fine del novembre 1941, dopo la sconfitta italiana subita nella campagna contro gli Alleati durante la seconda guerra mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: guerra di Abissinia, Guerra d'Etiopia, Arbegnuoc e Campagna dell'Africa Orientale Italiana.
Cartolina con lo slogan lanciato da Amedeo d'Aosta: Ritorneremo

Potenzialmente, i possedimenti italiani nel Corno d'Africa avrebbero potuto costituire una minaccia gravissima per le vie di collegamento e l'unità economico-militare dell'Impero britannico. Infatti le forze italiane potevano agilmente interrompere i collegamenti continentali tra Il Cairo a nord e Città del Capo a sud, in particolar modo se le forze italiane fossero riuscite ad occupare Khartum e a realizzare un collegamento con la Cirenaica: tutto ciò avrebbe di fatto accerchiato l'Egitto e la nevralgica zona del Canale di Suez. In realtà una situazione del genere era difficilmente attuabile, dato che nel 1940 l'Africa italiana era di fatto isolata in quanto impossibilitata a ricevere rifornimenti diretti dall'Italia e circondata completamente da colonie britanniche, la mobilità delle forze italiane era poi minacciata dalla persistenza della guerriglia etiope.

All'inizio del conflitto le forze italiane presenti ammontavano a circa 90 000 uomini tra Esercito, Marina, Aeronautica e Finanza, nonché a circa 200 000 soldati coloniali (àscari). Sebbene si trattasse di una forza ragguardevole, le truppe italiane erano distribuite su diversi e sterminati scacchieri operativi, da ciascuno dei quali era impossibile intervenire in aiuto di altri settori in difficoltà, a causa della assoluta inesistenza di collegamenti.

Il 27 marzo 1941, dopo la caduta della piazzaforte di Cheren, strenuamente difesa dal generale Orlando Lorenzini e i suoi uomini, e in seguito alla resa di Massaua l'8 aprile dello stesso anno, l'Italia di fatto perse i territori eritrei. Il 19 maggio, dopo un tentativo di resistenza sull'Amba Alagi, il viceré Amedeo d'Aosta si arrese con l'onore delle armi, anche se la guerra si sarebbe definitivamente conclusa soltanto il 28 novembre successivo, con la resa del generale Guglielmo Nasi al comando degli ultimi difensori di Gondar.

Continuarono però operazioni di guerriglia sotto il comando di Amedeo Guillet, perlopiù nella regione costiera. La guerriglia italiana in Etiopia fu appoggiata anche da civili italiani dell'Etiopia italiana, come la dottoressa Rosa Dainelli che compì un'azione di sabotaggio ad Addis Abeba nell'estate 1942. Questa guerriglia si esaurì solo nel 1943 nelle montagne del Tigrè, vicino all'Eritrea italiana.

Ordinamento[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Divisione amministrativa dell'Africa Orientale Italiana.
Mogadiscio, sede del Governatore.
Ras Sejum Mangascià, ras Ghetacciù Abaté e ras Kebbedé Guebret ricevuti a Roma da Benito Mussolini il 6 febbraio 1937

L'Africa Orientale Italiana era stata suddivisa in cinque governi con un regio decreto il 1º giugno 1936, al cui vertice vi era comunque la capitale Addis Abeba, sede del Viceré e del governatorato centrale (poi divenuto anch'esso governo con il regio decreto dell'11 novembre 1938, col nome di Scioa).

Le capitali dei governi italiani erano ad Asmara per l'Eritrea, a Gondar per l'Amara, a Gimma per la Galla e Sidama, ad Harar Jugol per l'Harar, a Mogadiscio per la Somalia. I territori di Amara, Galla-Sidama e Harar formavano all'epoca l'Impero d'Etiopia.

Presso le colonie orientali erano stati istituiti anche un servizio dell'Azienda Autonoma Statale della Strada (Regio decreto n. 1804 del 24 luglio 1936) e gli organi giudiziari italiani (Regio decreto n. 2010 del 21 agosto 1936).

Dopo il Regio decreto dell'11 novembre 1938 che creò il nuovo Governatorato dello Scioa al posto del Governatorato di Addis Abeba era così suddivisa:

Governo Capoluogo Popolazione[2] Italiani[2] Targa
Amara Gondar 2 000 000 abitanti 11.103 (0,56%) AM Coat of arms of Amhara governorate-2.svg
Eritrea Asmara 1 500 000 ab. 72.408 (4,83%) ER Coat of arms of Eritrea (1926-1941).svg
Harar Harar 1 600 000 ab. 10.035 (0,63%) HA Coat of arms of harar governorate.svg
Galla e Sidama Gimma 4.000.000 ab. 11.823 (0,3%) GS Coat of arms of Galla-Sidamo governorate.svg
Scioa Addis Abeba 1.850.000 ab. 40.698 (2,2%) SC Coat of arms of Scioa governorate.svg
Somalia Mogadiscio 1.150.000 ab. 19.200 (1,67%) SOM Coat of arms of Italian Somaliland governorate.svg
A.O.I. Addis Abeba 12.100.000 165.267 (1,37%)

Autorità[modifica | modifica wikitesto]

Amedeo di Savoia-Aosta, viceré d'Etiopia.
Maggio 1940. Il duca d'Aosta in visita in un villaggio etiopico.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governatori generali dell'Africa Orientale Italiana.

Precedentemente alla costituzione dell'Africa Orientale Italiana, l'area era sottoposta al controllo di un alto commissario nominato dal capo del governo italiano, secondo la legge n. 783 dell'11 aprile 1935.

Dal 15 gennaio 1935 venne nominato Emilio De Bono, che mantenne la carica fino al 27 novembre dello stesso anno: a lui viene sostituito Pietro Badoglio. Con la dichiarazione della nascita dell'Impero il 9 maggio del 1936, Badoglio diviene il primo Viceré d'Etiopia e Duca di Addis Abeba, fino a quando, nel giugno, viene designato Rodolfo Graziani. Il 21 dicembre 1937 gli succede Amedeo di Savoia, duca di Aosta, che siede sul trono dell'Etiopia fino alla definitiva perdita dei territori nel 1941. Lo seguono brevemente Pietro Gazzera (dal 23 maggio al 6 luglio) e Guglielmo Nasi (fino al 27 novembre 1941).

Per quanto riguarda il Partito Nazionale Fascista, i primi federali di Addis Abeba furono: dal 1936, Vezio Orazi che fondò il fascio di Addis Abeba sostituito da Guido Cortese; dal 1937, Marcello Bofondi, già segnalatosi in Italia per le sue qualità di organizzatore.

Presenza dei civili italiani[modifica | modifica wikitesto]

In Africa Orientale Italiana nel marzo 1940 c’erano circa 170.000 civili italiani (al 31 dicembre 1939 erano 165.267, ma il flusso continuò fino all'approssimarsi dell'entrata in guerra dell'Italia), un numero notevole rispetto ai 6.000 (4.188 in Eritrea, 1668 in Somalia e poco più di un centinaio in Etiopia) presenti prima dell’aggressione all’Etiopia del 1935 tenuto conto anche del breve periodo di appena quattro anni in cui si svolse l’emigrazione. Vivevano in gran parte nei capoluoghi dei sei governi che componevano l’impero e nei centri più importanti come Dessiè, Dire Daua, Decamerè, Massaua, Cheren salvo alcuni funzionari di governo delle residenze e i contadini degli insediamenti agricoli. Ad Addis Abeba, alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia, i connazionali residenti erano 38.486, preceduti solo dai 53.000 di Asmara. Appartenevano a ogni ceto sociale e categoria professionale: funzionari pubblici, imprenditori, artigiani, commercianti, impiegati, operai e contadini. [Fabrizio Di Lalla, L’impero Breve. Vita e opere degli italiani in Africa Orientale, Solfanelli, Chieti, 2010]

Presenza delle donne italiane[modifica | modifica wikitesto]

Presenza delle donne italiane.Nei primi due anni la presenza femminile fu modesta, limitata alla stretta parentela dei funzionari imperiali e dei militari. Poi a partire dalla metà del 1938 con la predisposizione in crescendo di alcune infrastrutture indispensabili come strade, abitazioni (molte delle quali costruite da enti pubblici tra cui l’Istituto Case Popolari, l’Incis, l’Inps, e la Banca d’Italia), acquedotti, centrali elettriche, scuole e strutture sanitarie, l’aumento fu notevole. L’emigrazione fu stimolata dal regime fascista anche per contrastare il fenomeno del madamismo diffuso in tutti gli strati sociali nonostante le pesanti sanzioni previste dalle leggi razziali. Così si recarono nell’impero anche molte donne celibi in cerca di un lavoro o di un’affermazione professionale nella sanità, nell’insegnamento e nell’impiego pubblico e privato. Nel marzo del 1940 il genere femminile contava circa 28.000 unità di cui 12.000 circa ad Asmara e 6.300 nella capitale. Nell’ultimo periodo l’emigrazione delle donne rappresentò il 37% del totale. La stratificazione sociale può essere paragonata a un triangolo con al vertice le rappresentanti dell’alta borghesia e dell’aristocrazia istituzionale, politica e militare costituita dalla stretta parentela (mogli, madri, figlie) dei vertici imperiali; al centro le donne del ceto contadino e operaio e alla base il gruppo più numeroso della media e piccola borghesia. [Fabrizio Di Lalla, Le italiane in Africa Orientale. Storie di donne in colonia. Solfanelli, Chieti, 2014, p. 39 - 47]

La colonizzazione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La colonizzazione demografica rappresentò l’elemento distintivo del colonialismo fascista. Nei piani originari doveva servire a eliminare quella parte d’eccedenza annua di nati, stimata in 400.000 unità, non assorbibile dal mercato nazionale né dalla tradizionale emigrazione verso altre nazioni aborrita dal fascismo, con l’invio di centinaia di migliaia di disoccupati e sottoccupati soprattutto del settore agricolo in Africa Orientale. Altri fondamentali obiettivi economici dovevano essere l’autosufficienza alimentare della colonia e il rifornimento della madrepatria. La colonizzazione contadina doveva costituire il grosso dell’emigrazione; accanto a essa in numero molto minore anche altre categorie necessarie per l’organizzazione e lo sviluppo dell’impero. Doveva basarsi per quanto possibile sulla presenza di nuclei familiari. L’emigrazione verso l’A.O.I. non fu affidata alla libera scelta ma controllata dai pubblici poteri e dal partito fascista attraverso una serie di rigide condizioni. Al tramonto dell’impero, tuttavia, la popolazione agricola costituiva un’esigua minoranza sul totale dei nostri connazionali presenti in colonia per una serie di cause tra cui le principali furono il limite temporale dell’occupazione, le scarse risorse disponibili, le poche terre fertili disponibili e l’opposizione armata dei patrioti etiopici. (Fabrizio Di Lalla, Un posto al sole. La colonizzazione demografica in A.O.I., Solfanelli, Chieti, 2012, p. 11 – 31). Nel settore agricolo operarono 200 grandi aziende, i piccoli agricoltori nel numero compreso tra i 2.000 e i 4.255 e gli enti pubblici che incanalarono la colonizzazione demografica. Quella che diede i migliori risultati fu l’agricoltura capitalistica, che utilizzò prevalentemente manodopera indigena, i cui prodotti (lana, cotone, caffè, allevamenti) furono destinati all’Italia o esportati all’estero. La colonizzazione demografica contadina fu affidata a enti pubblici che dovevano consegnare ai coloni i fondi già predisposti con le relative case coloniche da riscattare in un congruo numero di anni. Gestivano l’organizzazione e le attrezzature necessarie e a essi era affidata la vendita dei prodotti il cui ricavato andava versato sugli appositi libretti dei contadini. Tra gli enti pubblici il primo che operò in A.O.I. fu l’Opera Nazionale Combattenti sotto la presidenza di Araldo di Crollalanza attraverso l’Azienda Africa Orientale. Furono costituiti due comprensori nello Scioa non eccessivamente distanti da Addis Abeba; il primo quello di Olettà lungo la strada per Lechemti disponeva nel 1940 di un centro urbano con i servizi essenziali, 98 case coloniche raggruppate in modo utile per la difesa da eventuali attacchi dei resistenti etiopici su circa 7.000 ettari. Nel maggio del 1939 si erano insediate 93 famiglie per un totale di 354 unità. La costituzione dell’altro, quello di Biscioftù, nei pressi di Moggio e del lago omonimo incontrò notevoli ostacoli per le paludi esistenti. In A.O.I. operarono anche alcuni enti di colonizzazione regionali. Romagna d’Etiopia svolse la sua attività principalmente nel grande comprensorio di Uogherà nell’Amhara; successivamente a Villa Anna Maria nello Scioa e nell’alto Auasc con un totale di circa 600 tra contadini e operai senza le relative famiglie che per precauzione furono lasciate in Italia per la forte attività dei ribelli. Puglia d’Etiopia operò nel Harar con il comprensorio nella valle di Uacciò e il centro dei servizi chiamato Bari d’Etiopia. Al 31 dicembre 1939 c’erano 15 nuclei familiari nelle rispettive case coloniche con un totale tra contadini e operai di 161 unità. Ente di colonizzazione Gestione Thesauro De Rege nei pressi di Gimma, nel Galla e Sidamo. Il comprensorio al maggio del 1940 comprendeva 41 nuclei familiari sistemati nelle relative case coloniche e un totale di 259 unità. Operarono in Africa Orientale, inoltre, le strutture denominate Centurie Agricole di pre-colonizzazione (250 unità), Pattuglie del grano (14 unità) e Consorzio agricolo dell’Amara (34 unità). Era prevista, infine, la costituzione di Veneto d’Etiopia, Aosta d’Etiopia e l’Ente per gli italiani residenti all’estero. Il 30 maggio 1940 gli enti di colonizzazione contavano 1193 coloni e 169 nuclei familiari (Fabrizio Di Lalla, Un posto al sole. La colonizzazione demografica in A.O.I., Solfanelli, Chieti, 2012, p. 53 – 188).

Presenza militare[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo dell'Africa orientale del 7 febbraio 1938.

Il Regio Esercito poteva contare in questo periodo Africa Orientale su due divisioni, la 65ª Divisione fanteria "Granatieri di Savoia", con i reggimenti 10º[3] e 11º[4] e la Divisione fanteria "Cacciatori d'Africa", con i reggimenti di fanteria 210º "Bisagno" e 211º "Pescara". A questi si aggiunsero trentuno battaglioni di Camicie Nere, svariati gruppi di artiglieria autonoma sia nazionale che coloniale, 24 carri medi M11/39, 39 carri leggeri CV33, sei squadriglie autoblindo Lancia 1ZM e una di autoblindo Fiat 611 e ventinove Brigate coloniali inquadrate della Forze armate dell'Africa Orientale Italiana. In totale si trattava di quasi seimila ufficiali, 91000 uomini di truppa nazionale e 182 000 uomini di truppa locale.

La Regia Marina schierava, per i territori coloniali, la Flotta del Mar Rosso, costituita dalla III Squadriglia cacciatorpediniere (Battisti, Manin, Nullo, Sauro), dalla V Squadriglia cacciatorpediniere (Leone, Pantera, Tigre), da due incrociatori ausiliari tipo RAMB e da una nave ospedale (RAMB IV).

Infine l'Aeronautica dell'Africa Orientale si costituiva innanzitutto di alcuni gruppi da bombardamento terrestri, il 44º di Addis Abeba (S. 79), il 29º di Sciasciamanna (SM. 81), il 4º di Dire Daua (SM. 81) e il 27º di Dessiè (Ca. 133). Inoltre, vi erano anche alcune squadriglie di caccia, ossia la 410ª di Giggiga (CR. 32), la 211ª di Dire Daua (CR. 32), la 412ª di Gura (CR. 42) e la 413ª di Assab (CR. 42), per un totale di 223 aerei di diversa tipologia ma, tranne per gli S.M.79, tutti obsoleti al tempo della dichiarazione di guerra.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Banche[modifica | modifica wikitesto]

Il primo tentativo di stabilire un moderno sistema bancario nel Corno d'Africa era stato rappresentato dalla Banca per l'Africa Orientale, esistita dal 1917 al 1923, ovvero prima della nascita dell'A.O.I..

Banconota per uso esclusivo nell'Africa Orientale.

Nel 1940, prima della Guerra, l'organizzazione bancaria in A.O.I. era la seguente:

  • Banca d'Italia (12) ad Asmara, Massaua, Assab, Cheren, Gondar, Dessiè, Addis Abeba, Dire Daua, Gimma, Harar, Mogadiscio, Merca, Chisimaio.
  • Banco di Roma (19) ad Asmara, Massaua, Assab, Gondar, Dessiè, Debra Marcos, Addis Abeba, Lechemti, Gambela, Gimma, Gore, Dembi Dollo, Dire Daua, Harar, Mogadiscio, Combolcià, Otiè, Giggiga.
  • Banco di Napoli (4) ad Asmara, Decamerè, Massaua, Mogadiscio
  • Banca Nazionale del Lavoro (4) ad Asmara, Massaua, Addis Abeba, Decamerè.
  • Cassa di Credito Agrario e Minerario (1) ad Addis Abeba.
  • Società Nazionale d'Etiopia (1) ad Addis Abeba.

In totale 42 filiali così distribuite per regione: Amara (6), Eritrea (13); Galla e Sidama (6), Harar (5), Scioa (7), Somalia (5).

Valuta[modifica | modifica wikitesto]

Francobolli dell'Africa Orientale Italiana

Fino al 1º luglio 1925 in Somalia la valuta ufficiale era la rupia italiana d'argento, divisa in 100 bese di bronzo, che fino al 1º luglio 1927 poteva essere cambiata in 8 lire.

Nell'A.O.I. era anche in circolazione il Tallero di Maria Teresa.

La lira dell'Africa Orientale Italiana, abbreviata in £ AOI, era la valuta (legge n. 260 dell'11/01/1937) dell'area tra il 1936 e il 1941, ed era equivalente alla lira italiana e vi circolava assieme con lo stesso cambio. Le prime banconote furono stampate nel 1938, col valore di 50, 100, 500 e 1000 lire. Erano uguali alle banconote circolanti in Italia, ma riportavano la dicitura "Serie Speciale Africa Orientale Italiana".

In Etiopia la lira dell'Africa Orientale Italiana sostituì il birr e in Eritrea il tallero locale e anche brevemente lo scellino nella Somalia Britannica tra il 1940 e il 1941. Le valute precedenti vennero ristabilite dagli inglesi quando occuparono l'Africa Orientale Italiana, istituendo in alcuni casi lo scellino dell'Africa Orientale, con cambio pari a 24 lire dell'Africa Orientale Italiana. Come residuo dell'uso della lira italo-africana, fino alla fine degli anni sessanta in Somalia veniva usata l'affermazione "lix lira" (cioè "sei lire") per indicare i venticinque centesimi di scellino somalo.

Nel 1938 furono stampate anche le prime banconote.

Infrastrutture e grandi opere[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Strade statali dell'Africa Orientale Italiana.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni venti e trenta furono realizzate numerose opere stradali dando vita a una rete di circa 18 000 km di strade fra principali e secondarie, fra le quali la strada Asmara-Addis Abeba.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Le infrastrutture ferroviarie dell'Africa Orientale Italiana erano le seguenti:

Porti e aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

La funzione dei porti fu d’importanza vitale per la vita dell’impero, perché vi passava tutto l’occorrente all’organizzazione civile ed economica dei territori così come vi affluiva la quasi totalità delle merci destinate all’esportazione. Dei 12 miliardi stanziati nel 1937 per il piano sessennale di sviluppo dell'impero, ben 670 milioni furono riservati all’esecuzione delle strutture portuali. Il programma prevedeva lavori d'ammodernamento e potenziamento per quelle esistenti e la costruzione di nuovi impianti. Con la decisione di creare uno scalo nella baia d’Assab il retroterra etiopico fu ripartito in zone approssimative facenti capo ai diversi approdi, secondo il criterio della minor distanza, vale a dire di un’economia di tempo e di denaro nei trasporti. Furono intensificati gli studi per la costruzione del grande porto oceanico sulla costa somala e fu decisa la sistemazione di quelli minori per sopperire alle necessità manifestatesi in dipendenza di nuove attività economiche sorte in alcune regioni. Quando le opere iniziate, quelle progettate e ancora allo studio sarebbero state compiute, l’impero avrebbe avuto gli scali di Massaua, Assab, Mogadiscio, Merca e Chisimaio, oltre agli approdi adeguatamente sistemati di Bender Cassim, Dante, Brava. Il porto di Massaua era considerato a ragione il più vasto e sicuro del Mar Rosso e con le opere compiute nel periodo successivo al conflitto etiopico aveva assunto un ruolo di primaria importanza, riuscendo a smaltire un traffico che era inferiore solo a quello di Genova e Napoli. Con l’ampliamento effettuato fu possibile l’attracco e lo scarico contemporaneo di 15 piroscafi. Il 21 gennaio 1938 iniziarono i lavori per la costruzione del grande porto di Assab cui sarebbe stato riservato il movimento con l’Aussa, la Dancalia, lo Scioa e alcune sue zone limitrofe. L’entrata in funzione della strada dancala e dello scalo, sia pure in modo ancora limitato, ridusse il traffico commerciale di Gibuti e nel 1940 il Ministero dell’Africa Italiana aveva emanato delle disposizioni precise, in base alle quali fu avviata ad Assab tutta una serie di merci. Per quel che riguarda i trasporti marittimi il Lloyd Triestino esercitò il maggior numero di linee regolari sovvenzionate tra madrepatria e impero, affiancato da società minori, quali l’Achille Lauro di Napoli, la Ignazio Messina, la Cooperativa Garibaldi di Genova e la Regia Azienda Monopolio Banane. Vennero istituite numerose linee tra i porti italiani e quelli dell’impero tra cui i collegamenti Napoli-Gibuti, settimanali, Genova-Chisimaio, quindicinali, Genova-Gibuti, Genova-Mogadiscio, Trieste-Mogadiscio, mensili. Questi due ultimi proseguivano poi per l’India. A essi se ne aggiunsero molti altri come il servizio Italia-Sud Africa con gli scali di Massaua, Assab, Gibuti, Mogadiscio, Merca e Chisimaio e gli espressi da Genova e Trieste all’India e all’Estremo Oriente.

I servizi aerei erano utilizzati da una ristretta clientela formata da imprenditori, commercianti, alti funzionari militari e civili. Per tanti altri, inoltre, l’Ala Littoria rappresentò il mezzo rapido per il recapito postale. Le notizie che arrivavano con l’aereo, avevano sulle altre l’incalcolabile merito della rapidità: cinque giorni inizialmente, poi ridotti a meno di tre, rispetto alle tre o quattro settimane della posta ordinaria. Non solo viaggiatori, non solo notizie, ma anche medicinali e tutto ciò che aveva carattere d’urgenza. Il trasporto aereo pur in fase di grande espansione era riservato poiché ancora troppo costoso, solo a merci di grande valore, purché leggere e poco ingombranti. L’Ala Littoria nel suo tragitto per l’AOI faceva una delle sue soste a Bengasi. Da qui in 36 ore circa raggiungeva, attraverso il Cairo e Wadi Halfa, l’Asmara da dove con un ultimo balzo arrivava a Addis Abeba. Dai quattro giorni che impiegava nel 1938, su un itinerario di 5.634 km, si era passati, dal primo gennaio 1939, ai due giorni e mezzo soltanto, eliminando, dopo lo scalo di Kartum, ogni altra fermata e puntando direttamente sulla capitale dell’impero. Vennero sviluppati anche i servizi aerei interni e costruiti aeroporti oltre che nei capoluoghi di governo, anche a Dire Daua, Assab e nelle località prive di collegamenti terrestri. Dall’ottobre 1938, l’Ala Littoria fu affiancata dalla società Aviotrasporti (Fabrizio Di Lalla, L’impero breve. Vita e opere degli italiani in A.O.I. Solfanelli, Chieti, 2010, p. 87 – 91; 103).

Idraulica e minerarie[modifica | modifica wikitesto]

Anche le opere di colonizzazione furono diverse: fra esse si possono menzionare quelle di Tessenei in Eritrea e quelle, in Somalia, di Villabruzzi e di Genale sul fiume Uebi Scebeli, mentre nel campo minerario si possono ricordare le grandi saline di Dante in Migiurtinia, considerate all'epoca le più grandi del mondo.

Tutela del patrimonio artistico[modifica | modifica wikitesto]

L’attività archeologica iniziò nel 1938 con lo studio degli obelischi di Axum da parte di Ugo Monneret de Villard che successivamente volse la sua attenzione alle chiese scavate nella roccia tra cui quelle monolitiche di Roha nel Lasta attribuite al negus Lalibalà. Nel 1939 Gaspare Oliveiro condusse una campagna archeologica nella zona d’Adulis, mentre il prof- Ettore Rossi esplorò le isole Dahlac che nei secoli XII e XIII furono il centro di un florido regno mussulmano. Vanno, infine, ricordati i restauri dei palazzi imperiali di Gondar completati prima dell’occupazione inglese. Nel 1940 fu pubblicato uno speciale ordinamento archeologico che prevedeva l’istituzione di una sovrintendenza in Addis Abeba per la tutela del patrimonio artistico, bibliografico e numismatico.[5]

Unità di misura[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al sistema decimale erano utilizzate:[6]

Unità di misura di peso
Nome Note Equivalenza Nelle unità moderne
ochia o ochèt peso di un tallero 28,3 gr
rotolo o ratl 30 ochèt 849 gr
frasla o farasula 20 ratl 16,980 kg
netr o natr peso di 12 talleri 339,6 gr
guandò per miele e burro circa 15 kg
tonnellata inglese long ton 1016 kg
oncia per oro e zibetto 28,08 gr
aladà ½ oncia 14,04 gr
mutagàlla ¼ oncia 7,02 gr
casm 1/8 oncia 3,51 gr
Unità di misura di lunghezza
Nome Note Equivalenza Nelle unità moderne
chend lunghezza del braccio dal gomito alla punta del dito medio
sinzèr distanza tra la punta del pollice e quella del medio
gat larghezza delle quattro ultime dita della mano distesa
tat larghezza dell'indice
cubì braccio a pugno chiuso 0,32 m.
emmèt o deràh braccio 0,46 m.
top 4 yards 3,92 m.
Unità di misura di volume
Nome Note Equivalenza Nelle unità moderne
dergò per aridi 1,047 litri
cunnà 4 dergò 4,880 litri
ladàn 60,160 litri
Menelìc bicchiere di ferro smaltato, per liquidi circa 1 litro
massè 1,5 litri
cabahò 6 litri
ghebetà 24 litri
tánica latta da petrolio 18 litri
Unità di misura di area
Nome Nelle unità moderne
daràb 8000 m²
Unità di misura varie
Nome Equivalenza
córgia 20 pelli

Protezione dell'ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Milizia forestale.

Subito dopo la conquista dell'Etiopia e la creazione dell'AOI, le autorità coloniali iniziarono una imponente opera di incremento del patrimonio forestale. L'organizzazione di questa impresa era demandata alla 11ª Legione della Milizia forestale coloniale, su cinque nuclei di personale nazionale e ascari forestali. Inoltre nelle colonie operava fin dal 1904 l'Istituto agronomico per l'Africa italiana di Firenze. Vennero impiantati vivai su tutto il territorio e già primi due anni si ebbe un aumento esponenziale della produzione di legname da costruzione, legna da ardere e carbone. Nel 1937 vennero distribuite 2 400 000 piantine. Nel 1938 nel Corno d'Africa erano presenti 700 000 ettari di piante resinose, 2 500 000 ettari di latifoglie, oltre a boscaglia a densità normale per 25 milioni di ettari e a densità ridotta per 35 milioni di ettari[7].

Alla Milizia era anche demandato il controllo sulla regolamentazione della caccia. Già nel 1938[8] esisteva una protezione per certi animali, di cui era vietata la caccia in A.O.I.
Per cacciare occorreva avere una licenza (c'erano 6 tipi di licenze) e si potevano usare solo armi lunghe da fuoco a canna liscia o rigata o piccole carabine calibro 22. Erano invece vietate le armi da guerra in dotazione all'esercito, le carabine dello stesso calibro e le armi a ripetizione. Erano proibite pure le trappole di ogni genere, i veleni, l'uso di fari abbaglianti, la caccia da autoveicoli; la caccia da aerei a meno di 300 m di quota se si trattava di branchi o di mandrie. Non si potevano raccogliere o danneggiare uova o nidi. Non si poteva cacciare nei terreni privati.

Le specie protette (non potevano essere molestate in nessun modo) comprendevano elefanti con zanne di peso inferiore ai 15 kg, rinoceronti, asini selvatici, nyala di monte, stambecco del Semièn o ualià, stambecco nubiano, muflone africano, protele, dugongo, gelada, pangolino, garze bianche di ogni specie, marabù, bucorvo d'Abissinia o abbagumbà, avvoltoi di ogni specie, serpentario, becco a scarpa. Queste specie non potevano essere cacciate nemmeno dalle popolazioni locali. Divieti supplementari erano in vigore per le femmine di animali di diverse specie e per le giraffe.

Veniva inoltre prevista la costituzione di bandite naturali integrali, parchi nazionali, riserve assolute, riserve semplici, riserve parziali. Ogni tipo di riserva aveva le sue regole. In caso di uccisione di un animale protetto per difesa propria, il fatto doveva essere denunciato e le autorità provvedevano a ritirarne le spoglie.

Ulteriori regole o leggi rendevano la giurisdizione in merito abbastanza completa e piuttosto complessa. Alcune trattavano anche l'esportazione di trofei, avorio, oggetti in avorio, ecc. Le pene in caso di reato prevedevano ammende, ritiro della licenza, confisca delle armi, a seconda dei casi. Non risulta fossero previste pene detentive.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Istituto agronomico per l'oltremare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guida dell'Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano, 1938, pagina 33.
  2. ^ a b Istat, I censimenti nell'Italia unita I censimenti nell'Italia unita Le fonti di stato della popolazione tra il XIX e il XXI secolo ISTITUTO NAZIONALE DI STATISTICA SOCIETÀ ITALIANA DI DEMOGRAFIA STORICA Le fonti di stato della popolazione tra il XIX e il XXI secolo (PDF), in Annali di Statistica, XII, vol. 2, dicembre 2010, p. 263. URL consultato il 24 dicembre 2013.
  3. ^ Su due battaglioni Granatieri e il Battaglione alpini "Uork Amba".
  4. ^ Su due battaglioni Granatieri e un battaglione Bersaglieri.
  5. ^ Fabrizio Di Lalla, L'impero breve. Vita e opere degli italiani in A.O.I., Solfanelli, Chieti, 2010, p. 79.
  6. ^ Guida dell'Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano, 1938, pagina 28.
  7. ^ La milizia forestale in AOI.
  8. ^ Guida dell'Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano, 1938, pagina 24

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulio Barberis, Gian Luigi Zuretti, Terre e Mari. Volume IV: Continenti Extraeuropei, SEI, Torino 1946.
  • Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: Dall'Unità alla Marcia su Roma, Laterza, Roma-Bari 1985, ISBN 88-420-2638-7
  • Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La conquista dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1985, ISBN 88-420-2715-4
  • Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La caduta dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1986, ISBN 88-420-2810-X
  • Fabrizio Di Lalla, L’impero breve. Vita e opere degli italiani in A.O.I., Solfanelli, Chieti, 2010.
  • Fabrizio Di Lalla, Un posto al sole. La colonizzazione demografica in A.O.I., Solfanelli, Chieti, 2012
  • Fabrizio Di Lalla, Le italiane in Africa Orientale. Storie di donne in colonia, Solfanelli, Chieti, 2014.
  • Arnaldo Mauri, The First Monetary and Banking Experiences in Eritrea, in African Review of Money, Finance and Banking, 1998, pagg 67-84.
  • Arnaldo Mauri, Il mercato del credito in Etiopia, Giuffré, Milano 1967.
  • Goffredo Orlandi Contucci, A.O.I.- AFRICA ORIENTALE ITALIANA - La conquista dell'Impero nel ricordo del tenente Goffredo Orlandi Contucci - Edizioni MyLife, Monte Colombo/Coriano, 2009 ISBN 978-88-6285-100-8 - a cura di Antonio Orlandi Contucci
  • Guida dell'Africa Orientale Italiana, Consociazione Turistica Italiana, Milano 1938.
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Guida d'Italia : Possedimenti e colonie, Touring Club Italiano, Milano, 1929.
  • Ercole Tuccimei, La Banca d'Italia in Africa, Presentazione di Arnaldo Mauri, Collana storica della Banca d'Italia, Laterza, Bari, 1999, ISBN 88-420-5686-3.
  • Gian Paolo Calchi Novati, L'Africa d'Italia, Carrocci, Roma, 2011.
  • Vincenzo Meleca, Paolo Romeo, primo ed ultimo questore di Addis Abeba, in http://www.ilcornodafrica.it/st-melecaquestore.pdf
  • Luigi Visintin, L'Africa orientale italiana: cenni geografici generali, in A.A.V.V. L'impero coloniale fascista, IGDA, 1936, pp.131-150

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]