Giovanni Alberto Agnelli

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«La funzione dell'industria non è solo e neanche principalmente quella del profitto. Lo scopo è migliorare la qualità della vita mettendo a disposizione prodotti e servizi.»

(Giovanni Alberto Agnelli in occasione del cinquantenario della Vespa, Roma, 19 settembre 1996)
Giovannino Agnelli nel 1994

Giovanni Alberto Agnelli, colloquialmente noto come Giovannino Agnelli (Milano, 19 aprile 1964Venaria Reale, 13 dicembre 1997[1]), è stato un imprenditore e dirigente d'azienda italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente ad una delle famiglie più importanti d'Italia già al momento della sua nascita,[2] Giovanni Alberto Agnelli era figlio di Umberto Agnelli e della sua prima moglie, Antonella Bechi Piaggio,[3] erede dell'omonima azienda di motocicli, poi acquisita dagli Agnelli. Risposatisi entrambi i genitori, ebbe diversi fratellastri: da parte del padre ebbe Andrea (1975) e Anna (1977), mentre da parte della madre ebbe una sorella, Chiara Visconti di Modrone. Nel 1969 frequentò le scuole elementari al Collegio San Giuseppe di Torino, dove studiarono tutti gli Agnelli. La madre Antonella si separò dal marito Umberto nel 1974 e portò il figlio con sé ad Atlanta, in Georgia, dove possedeva un allevamento di cani. I genitori si risposarono lo stesso anno: Umberto con la principessa Allegra Caracciolo, cugina di Marella (moglie di Gianni Agnelli), e Antonella con il duca Uberto Visconti di Modrone (parente a sua volta di Marella e Allegra Caracciolo).

Giovannino e il padre Umberto

Negli Stati Uniti studiò alla McCallie School di Chattanooga, nel Tennessee, iscrivendosi poi alla Brown University di Providence, nel Rhode Island, per studiare relazioni internazionali, laureandosi con una tesi sul Medio Oriente.[4]

Nel 1982 tornò in Italia, iniziando a lavorare in FIAT, più precisamente alla Comau di Grugliasco, sotto il falso nome di Giovannino Rossi:[5] proprio lo pseudonimo "Giovannino" resterà a lui legato per sempre, soprattutto a Torino dove veniva così identificato e riconosciuto dai vari omonimi in famiglia. Fu soprannominato anche il Delfino di casa Agnelli, titolo che si riferisce all'usanza dei re di Francia di soprannominare Delfino il primogenito del casato reale ed erede al trono, proprio per rimarcare il fatto che Giovannino era stato riconosciuto pubblicamente come erede dell'azienda di famiglia dall'Avvocato Agnelli.[6] Dopo l'università iniziò il servizio militare come carabiniere-paracadutista. Il 21 aprile 1986 entrò nel battaglione Tuscania dell'Arma dei Carabinieri; rimase militare di truppa, non potendo fare il corso per ufficiale di complemento poiché lo Stato italiano non riconosceva il suo titolo di studio statunitense. Lo stesso anno comparve nella campagna pubblicitaria dell'Arma volta a rilanciare il Tuscania col nome di "carabiniere Giovanni".[5]

Destinato dallo stesso zio Gianni a succedergli alla guida della FIAT,[7] il 25 febbraio 1993 venne nominato presidente della controllata Piaggio,[4] e il 15 novembre dello stesso anno entrò nel consiglio di amministrazione della casa madre.[5] In Piaggio risollevò le sorti del marchio di motocicli e, tra le altre cose, volle fortemente l'allestimento di un museo aziendale all'interno degli ex stabilimenti; questo, a lui intitolato, aprirà i battenti quattro anni dopo la sua morte. L'obiettivo era di creare un luogo in cui celebrare non tanto il brand ma il lavoro delle persone e l'evoluzione della comunità locale intorno all'azienda, per sostenere l'idea che le persone fossero il cuore pulsante della crescita di ogni realtà.[8]

«Le persone sono all’origine della nostra forza. Sono la risorsa e l’intelligenza dell’organizzazione... Il coinvolgimento a ogni livello, il lavoro in squadra, la condivisione degli obiettivi sono necessari per la realizzazione della nostra missione»

Nell'azienda di motocicli Agnelli portò diverse innovazioni e si concentrò su una nuova politica di investimenti in materia di nuove tecnologie e formazione. A lui si deve il laboratorio della Scuola Sant’Anna e il primo approccio a un'attività di incubazione d’impresa.[9]

Il 16 novembre 1996 aveva sposato l'anglo-americana Frances Avery Howe,[10][11] architetto, conosciuta quand'erano entrambi studenti alla Brown, dalla quale aveva avuto la sola figlia Virginia Asya, nata il 16 settembre 1997.

A inizio anni novanta Giovannino Agnelli era attivo anche nella produzione di vino, si deve a lui la riconversione della Syrah a vitigno di eccellenza.[12]

Nel 1997 lui stesso convocò una conferenza stampa durante la quale dichiarò di avere un tumore e di essere impegnato in una lotta per sconfiggerlo, rassicurando i giornalisti e affermando che sarebbe riuscito a guarire entro l'estate.[9] Giovannino Agnelli scomparve prematuramente il 13 dicembre 1997, a soli trentatré anni, per una rara forma di cancro all'intestino molto grave ed incurabile,[13] nonostante le cure in centri specializzati negli Stati Uniti.[14]

Politica imprenditoriale[modifica | modifica wikitesto]

Agnelli è sempre stato interessato alla politica ed interlocutore d'eccezione di molti politici, tra cui Walter Veltroni, grazie alle sue idee innovative e alla sua attenzione per l'etica e il benessere delle persone.[15] Viene ricordato come un imprenditore illuminato e impegnato nella vita pubblica, convinto che fare impresa non volesse dire solo creare guadagno ma anche migliorare la vita della comunità. Spesso si è espresso su questioni di materia finanziaria, come ad esempio il divario tra il netto salariale e il lordo, e la legge fiscale italiana. Nella sua attività imprenditoriale è stato tra i primi a lasciare ampio spazio ai valori dell'azienda, a tutelarli e a metterli al primo posto, anticipando i tempi e proiettando l'azienda di famiglia verso uno sviluppo socialmente sostenibile.[16] Fu uno dei primi imprenditori a sostenere che un'azienda per continuare a crescere deve promuovere lo sviluppo del contesto in cui è inserita, quindi del territorio e della comunità locale, con una serie di investimenti mirati e relazioni con le realtà circostanti.[9] Uno degli episodi per cui è ricordato è che appena arrivato in Piaggio Giovannino aveva fatto redigere un manifesto dei valori[8] dell'azienda in cui tra i primi punti figurava:

«La nostra azienda ha tra i propri punti di riferimento fondamentali la responsabilità sociale. In tale ambito ritiene prioritarie le problematiche della sicurezza e dell’impatto ambientale, dei prodotti come dei processi produttivi»

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni Agnelli Edoardo Agnelli  
 
Aniceta Frisetti  
Edoardo Agnelli  
Clara Boselli Leopoldo Francesco Primo Boselli  
 
Maddalena Lampugnani  
Umberto Agnelli  
Carlo Bourbon del Monte, IV principe di San Faustino Ranieri Bourbon del Monte, III principe di San Faustino  
 
Maria Francesca Massimo  
Virginia Bourbon del Monte  
Jane Allen Campbell George Washington Campbell Jr.  
 
Virginia Watson  
Giovanni Alberto Agnelli  
Giulio Bechi Giovanni Bechi  
 
Giulia Cortini  
Alberto Bechi Luserna  
Albertina Luserna Alberto Luserna  
 
Ventura Estrázulas y Carvalho  
Antonella Bechi Piaggio  
Giacomo Antonelli  
 
 
Paola dei conti Antonelli  
 
 
 
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Stampa, domenica 14 dicembre 1997
  2. ^ Agnelli: identikit di una famiglia diventata leggenda, su Donna Glamour, 11 luglio 2019. URL consultato il 14 giugno 2021.
  3. ^ https://www.ilsussidiario.net/autori/emanuele-ambrosio, Antonella Bechi Piaggio, figlia adottiva Enrico Piaggio/ Matrimonio con Umberto Agnelli e un triste destino, su IlSussidiario.net, 12 novembre 2019. URL consultato il 14 giugno 2021.
  4. ^ a b Corriere 26 febbraio 1993
  5. ^ a b c Corriere, 13 novembre 1993
  6. ^ AGNELLI JR: 'HO UN TUMORE MI CURANO E CE LA FARO' - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 14 giugno 2021.
  7. ^ 23 anni fa scompariva Giovannino Agnelli, su Mole24. URL consultato il 14 giugno 2021.
  8. ^ a b Walter Veltroni, Veltroni: «Il mio amico Giovannino Agnelli che voleva l’impresa fatta di valori», su Corriere della Sera, 13 dicembre 2017. URL consultato il 14 giugno 2021.
  9. ^ a b c https://www.ilsussidiario.net/autori/emanuele-ambrosio, GIOVANNI ALBERTO AGNELLI/ Morto a causa di un tumore: lasciò la moglie Avery Howe e la figlia Virginia Asia, su IlSussidiario.net, 11 luglio 2019. URL consultato il 14 giugno 2021.
  10. ^ Archivio Corriere della Sera - 17 novembre 1995
  11. ^ AVERY, UNA MAMMA AMERICANA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 14 giugno 2021.
  12. ^ Il Syrah che volle Giovannino Agnelli fa il giro del mondo e colleziona premi - Il Tirreno
  13. ^ Giovannino Agnelli, un addio in silenzio
  14. ^ Corriere, 14 dicembre 1997
  15. ^ Giovannino Agnelli, che non diventò mai presidente della Fiat, su Il Post, 13 dicembre 2017. URL consultato il 14 giugno 2021.
  16. ^ Giovannino Agnelli, tragico prediletto, su FormulaPassion.it, 13 dicembre 2020. URL consultato il 14 giugno 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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