Moto Laverda

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Moto Laverda
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Stato Italia Italia
Tipo Società per Azioni
Fondazione 1949 a Breganze
Fondata da Francesco Laverda
Chiusura 2006
Sede principale Breganze
Gruppo Piaggio
Settore Casa motociclistica
Prodotti Motociclette
Sito web www.laverda.com

La Moto Laverda (Làverda /ˈlaverda/[1]) è una casa motociclistica italiana fondata a Breganze nel 1949.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi modelli Laverda

L'idea di costruire motocicli venne a Francesco Laverda, dottore in fisica e direttore tecnico della già importante azienda di famiglia.

Vista la grande richiesta di veicoli per il trasporto personale, creatasi nel secondo dopoguerra, nel 1947 decise di realizzare un motociclo adatto alle esigenze dell'epoca. Il lavoro di progettazione e sviluppo venne effettuato, nei ritagli di tempo libero, in coppia con il tecnico Luciano Zen, riuscendo costruire il prototipo funzionante. Si trattava di una motoleggera con telaio in lamiera stampata e motore a 4 tempi che rispondeva pienamente alle qualità di economia costruttiva e di gestione, prefigurate dall'ideatore.

Francesco Laverda dovette superare l'iniziale ostilità dei fratelli, i quali guardavano con diffidenza alla possibilità di impegnare l'azienda in un campo produttivo tanto diverso dalle macchine agricole, per fondare la "S.A.S Dottor Francesco Laverda & Fratelli", il 13 ottobre 1949.

Il primo modello fu la Laverda 75, presentata nel 1950 ne furono prodotte 11 esemplari nello stesso anno.

La 75 partecipò a numerose gare su svariati circuiti cittadini, nel 1951 con 4 moto di serie in versione sport partecipò ufficialmente alla Milano Taranto ottenendo il 4° 5° 6º e 10º posto della categoria 75.

Nel 1952 alla Milano Taranto (1.410 km) si classificarono nei primi 5 posti 5 Laverda 75. Al giro D'Italia del 1953 (3.049 km) la Laverda 75 guidata dal pilota Guido Mariani vinse nella sua categoria alla media di 81,372 km/h seguirono altre 3 moto entro i primi 5 vincendo così la Coppa d'Oro Dragoni. Alla Milano Taranto dello stesso anno altri strepitosi successi confermarono il dominio della Moto Laverda vincendo con il pilota E.Fontanili alla media di 82.288 km/h.

Nel 1954 al Motogiro conquista i primi 10 posti della 75cc compare anche la 100cc vincendo i primi due posti. Nell'arco degli anni le piccole laverda 75 e 100cc riescono a monopolizzare le categorie delle piccole cilindrate, il modello 100cc riuscì in molte gare a superare le medie delle più grosse 125.

Nel 1957 furono abolite rispettivamente: la Milano Taranto il Motogiro D'Italia e progressivamente tutte le altre corse su strada causa il grave incidente avvenuto durante la mille Miglia dello stesso anno.

Nel 1958 la moto Laverda presenta 4 modelli: due ciclomotori (Turismo 94.000 lire e Sport 102.000 lire) e due moto 100cc (Gran Turismo 176.000 lire e la Sport Lusso 176.000 lire)

Nel 1961 viene presentata la 200 Twin, moto con motore di 200 cc bicilindrico frontemarcia 4 tempi. Ebbe un buon successo e fu esportata anche in America. Ne verranno prodotti circa 4500 esemplari.

Nel 1964 fu presentato uno scooter 49cc tre marce 4 tempi poi una versione 60cc destinata al mercato Inglese. Sempre nel 1964 presenta un piccolo ciclomotore (Laverdino 49cc 2 tempi monomarcia) economico prezzo 50.000 lire.

Nel 1965 al Motosalone di Milano viene presentata una moto 125cc 4 tempi monocilindrica orizzontale da questa moto nasceranno 4 versioni: Sport, Trail, America e Regolarità Corsa.

Nel 1964 Massimo Laverda, figlio del fondatore Francesco, imprime una svolta importante alla gamma del marchio di Breganze, spingendo la produzione dell'azienda verso moto di cilindrata più alta. decide di sviluppare moto di grossa cilindrata e presenta due anni dopo la Laverda 650 cc, cui seguirà l'anno successivo la 750 cc che otterrà un notevole successo commerciale.

Una Laverda 750SF
La Laverda GT 750

È del 1970 la Laverda SF 750 che verrà prodotta fino al 1975 insieme alla versione Competizione denominata 750 SFC, plurivittoriosa nelle gare riservate alle moto di serie e nelle gare di durata. Potenza 72cv velocità 220 km/h. Tra il 1971 ed il 1976 furono prodotte 600 unità in tre versioni.

Palmares Laverda 750 sfc:

1968 Motogiro d'Italia 1°

1970 24 ore di Oss 1° 2° e 3°, 6 ore di Zandvoort 1°, 500 km di Monza 1°

1971 Imola 1° 2°, Zeltweg 1° e 2°, 24 ore di Oss 1°, 24 ore Bol d'Or 2°, 500 km Modena 1° e 2°, 500 km di Vallelunga 1°, 24 ore di Barcellona 1° e 2°.

1972 Zeltweg 1°e 2°, 500 km di Modena 1°, 500 km di Vallelunga 1°, Monza 1°.

1973 6 ore di Zandwoort 1°, Imola 2° e 3°.

1975 24 ore di Barcellona 6°, 1000 km Mugello 3°, Francorchamp 2° e 3°.

1976 Campionato Austriaco 1°, Avon production championship 1°.

All'inizio degli anni 70 nasce anche una serie di maximoto di cilindrata 1000 cm³ o 1200 cm³ che giungerà fino alla fine degli anni ottanta. Da segnalare le serie Jota (soprattutto nelle raffinate versioni bicolore) e 3CL a tre cilindri.

Nel 1978 fu costruita la 500 formula 52cv 152 kg, fu organizzato un trofeo monomarca di 6 prove su varie piste, molto apprezzato; si disputò con moltissimi partecipanti per 4 anni fino al 1981.

Indimenticabile la Laverda 6 cilindri: due soli esemplari prodotti, ma che in gara ha dimostrato prestazioni eccezionali, con soluzioni d'avanguardia derivate dalle vetture di formula uno: Motore 6 cilindri a V di 90° longitudinale 995,45 centimetri cubi, distribuzione comandata a catena con doppio albero a camme in testa quattro valvole per cilindro, lubrificazione a carter secco con doppia pompa e serbatoio dell'olio separato. Alimentazione per mezzo di sei carburatori monocorpo invertiti, raffreddamento a liquido, cambio a 5 marce trasmissione ad albero cardanico. progetto realizzato da Giulio Alfieri, e portato in gara sperimentalmente da Nico Cereghini nel 1978. Telaio in traliccio al cromo molibdeno Potenza 140cv interasse 1470 peso 216 kg velocità oltre 270 km/h. Nel 1979 fu cambiato il regolamento e le moto con più di 4 cilindri non poterono più correre quindi non partecipò ad altre gare.

Il modello RGS1000 (1981) mostrava un'estetica avveniristica per il periodo, con soluzioni originali come le pedane regolabili (dispositivi brevettato, ed il tappo del serbatoio nel cupolino). In seguito sono state derivate le versioni RGA e Jota. (qui in versione con fasatura a 120 gradi)

Le versioni sportive delle moto Laverda sono state sempre contraddistinte dal colore arancio, divenuto nel tempo un marchio di fabbrica.

Le cilindrate inferiori di 350 cm³ e 500 cm³ non vengono comunque abbandonate ed affiancano i modelli di più elevata cilindrata. Vengono addirittura prodotte due ruote di piccole cilindrate che ottengono un lusinghiero successo di vendite come la serie delle Laverda LZ.

Negli anni Novanta l'azienda registra una fase di profonda crisi finanziaria e di mercato, causata anche da una politica di diversificazione produttiva che non ottiene i risultati sperati.

Un motociclo Laverda

Nell'ottobre 1993 nasce la I.Mo.La. SpA (International Moto Laverda), che vede impegnate, in tempi diversi, tre famiglie imprenditoriali venete in tre settori diversi: Paolo e Valentino Brazzale, settore alimentare; Nadir e Roberto Spezzapria titolari della Forgital, settore meccanico, e Francesco Tognon, promotore dell'iniziativa, settore abbigliamento. Abbandonata la sede storica, la produzione viene riavviata in un piccolo opificio di 5.000 m², sito nel comune di Zanè, mantenendo a Breganze solo la sezione ricambi. Nei primi due anni le nuove moto vennero vendute esclusivamente sui mercati esteri, tornando alla distribuzione sul mercato italiano nel 1995. Il primo bilancio mostrava un fatturato di 200 milioni di lire, ma nel '95 salì a 9 miliardi, nel '96 a 18 miliardi e nel 1997 32 miliardi, con 1500 moto vendute all'estero[2]. Il 1998 è l'anno del ritorno nel mercato italiano, con modelli come la Ghost e la Ghost Strike, equipaggiati di motore bicilindrico frontemarcia raffreddato a liquido con una cilindrata 668cm³, e dotate di telaio a traliccio.in tubi di acciaio

La Strike 750 e il modello 750 S erano equipaggiati di motore bicilindrico frontemarcia raffreddato a liquido , accensione elettronica con cilindrata di 750 cm³ , dotate di telaio scatolato, e a queste si aggiungevano delle versioni ancor più esclusive come la "Legend" la "Cafè racer" e la "Black strike", oltre al modello più stradale "Formula", il più sportivo in tutta la gamma che partecipò anche a qualche gara in Inghilterra nella Superstock con il team Alto Performance Racing.

Nonostante la componentistica di altissimo livello: freni Brembo, cerchi forgiati Marchesini, sospensioni Paioli, non riusciranno però a fare breccia nei cuori degli appassionati portando ad una nuova chiusura della produzione, schiacciata da quella nipponica e da quella sempre più emergente della Ducati.

Acquisita nel 2000 dall'Aprilia, è stata travolta dalle difficoltà finanziarie di quest'ultima; come tutto il gruppo Aprilia che comprende anche Moto Guzzi, è di proprietà del Gruppo Piaggio.

Per porter trovare i capitali necessari a risanare la Piaggio stessa, la Moto Guzzi e l'Aprilia hanno costretto la proprietà a sacrificare questo storico Marchio, che quindi nel 2006 ha dovuto sospendere ogni attività.

Nel 2000 è stata presentata la Lynx 650, una naked con telaio misto tubi a traliccio in acciaio e piastre in alluminio (telaio ripreso e sviluppato successivamente per la Aprilia Shiver 750), con motore di derivazione Suzuki SV 650[3]; questo modello non è mai entrato in produzione, ma può essere considerato l'antenato dell'Aprilia Shiver 750.

Al Motorshow 2002 è stata presentata la SFC1000 (dotata del motore bicilindrico a V di Aprilia)[4], per poi essere ripresentata in versione definitiva al Salone di Milano nel settembre del 2003. Era pronta per entrare in produzione in una prestigiosa serie limitata di 549 veicoli (come la prima serie SFC) e successivamente in una seconda serie più economica[5], ma poi il gruppo Aprilia nel 2004 è stato ceduto al gruppo Piaggio che ne ha bloccato la messa in produzione. Negli ultimi anni Laverda commercializzava una serie di scooter e quad di importazione.

Massimo Laverda, uomo fondamentale per il marchio e per i suoi successi, è morto il 26 ottobre 2005 per arresto cardiaco.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Modelli storici dalla Moto Laverda:

Ciclomotori
  • 4T Turismo (1958-1961)
  • 4T Sport (1958-1961)
  • LZ 50 (1981-1984)
  • Gaucho 50 (1990-1993)
Motoleggere
  • 75 S (1950-1954)
  • 100 (1955-1960)
  • 125 (1966-1969)
  • LZ 125 (1978-1983)
  • LB 125 (1984-1985)
  • Lesmo 125 (1985-1986)
  • CU Ride 125 (1986-1990)
  • Toledo 125 (19??-19??)
  • LZ 175 (1978-19??)
  • Laverda 150 American Eagle Renegade (1969-1970)
  • 200 (1962-1967)
Motopesanti
  • 350 (1977-1981)
  • 500 (1977-1983)
  • 650 (1968-1969)
  • 668 (1995-2001)
  • 750 GT (1969-1976)
  • 750 S (1969-1970)
  • 750 SF (1970-1978)
  • 750 SFC (1971-1976)
  • 750 (1997-2001)
  • 1000 3C (1972-1977)
  • 1000 Jota (1976-1983)
  • 1000 RGS (1982-1986)
  • 1000 RGA (1984-1986)
  • 1000 SFC (1985-1986)
  • 1200 T (1978-1981)
  • 1200 TS (1979-1982)
Fuoristrada
  • Atlas 50 (1986-1990)
  • 125 Trail (1966-1969)
  • 125 LH (1975-1979)
  • 125 Regolarità (1977-1980)
  • 250 Chott (1974-1976)
  • 250 2TR (1975-1979)
  • Atlas 600 (1986-1990)
Scooter
  • 50 Mini (1959-1962)
  • 60 Mini (1962-1965)
  • Phoenix 125 (19??-19??)
  • Phoenix 150 (19??-19??)
  • Phoenix 200 (19??-19??)
Competizione
  • 1000 V6
Prototipi
  • 350 GS Lesmo (1985)
  • CR 600 Cruiser (1987)
  • El Cid 700 (1989)
  • Hidalgo 668 (1989)
  • TTS 800 (2001)
  • Motore 750 4 cilindri 16 valvole (1985)
  • Motore 900 3 cilindri 12 valvole (2001)

L'ultima gamma[modifica | modifica wikitesto]

Motociclette

  • Lynx 650 (presentato prototipo ma mai entrata in produzione)
  • SFC1000 (presentato prototipo ma mai entrata in produzione)

Quad

  • Quasar
  • Quasar 4x4
  • MiniQuasar

Scooter

  • Phoenix

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Laverda", in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Laverda si rimette in moto
  3. ^ Presentazione prototipo della Lynx 650 su Motocorse
  4. ^ Presentazione su Motorsport del prototipo della SFC1000, dicembre 2002
  5. ^ Presentazione su Motocorse della versione definitiva della SFC1000, settembre 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia di una passione. Moto Laverda 1947-1997 di Tamiello Bruno - Palma Paolo - ISBN 88-86650-07-8

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]