Brembo (azienda)

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Brembo S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: BRE
ISINIT0001050910
Fondazione1961 a Paladina
Fondata daEmilio Bombassei
Sede principaleStezzano
Persone chiave
SettoreMetalmeccanica
ProdottiImpianti frenanti per automobili, motocicli e veicoli commerciali
Fatturato2,46 miliardi di [1] (2017)
Utile netto263,4 milioni [1] (2017)
Dipendenti9.800 (2017)
NoteCompasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2004
Sito web

Brembo è un'azienda italiana specializzata nello sviluppo e nella produzione di impianti frenanti per veicoli.

È quotata dal 1995 alla Borsa di Milano nell'indice FTSE MIB.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso presso il Chilometro Rosso a Stezzano

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Brembo S.p.A. nasce l'11 gennaio 1961 a Sombreno, una frazione di Paladina, a pochi chilometri da Bergamo[2], come piccola officina a carattere familiare. Inizialmente il nome era OMdS (Officine Meccaniche di Sombreno) di Emilio Bombassei e Italo Breda. Per la sede iniziale venne scelto un cascinale ristrutturato da cui ricavare l'officina vera e propria; nei primi mesi però, durante la sistemazione del cascinale, le macchine utensili vennero sistemate nei vani di una stalla nel centro storico di Sombreno[3].

Inizialmente era (una società in nome collettivo) sotto il controllo di Breda e di Emilio Bombassei, padre di Alberto. Il nome Brembo compare una decina di anni dopo, è l'acronimo di Breda Emilio Bombassei, ma si rifà anche al fiume Brembo, che scorre a pochi chilometri dalla sede. Dopo una decina d'anni diventa società per azioni. Le esperienze maturate da Emilio nei settori della meccanica e della metallurgia vengono messe a frutto in lavorazioni per conto di clienti sempre più importanti, tra i quali Pirelli, Alfa Romeo e Philco.

Anno fondamentale per l'azienda è il 1964: Brembo inizia a produrre i primi dischi freno diretti al mercato del ricambio. Fino ad allora, in Italia, i dischi erano importati dalla Gran Bretagna. Alla produzione di dischi si affianca successivamente quella di altri componenti del sistema frenante. La qualità dei prodotti e dei servizi dell'azienda cominciano ad essere riconosciuti in campo internazionale, nel 1965 Brembo conta 28 dipendenti.

Laverda 1000 del 1974 con impianto frenante a doppio disco Brembo, montato su forcella teleidraulica Ceriani

Nel 1972, con una fornitura per Moto Guzzi e Laverda, iniziano a comparire le prime pinze di serie della Brembo.

Nel 1975 la Ferrari affida all'azienda bergamasca la fornitura di sistemi frenanti per la propria vettura di Formula 1. Da quel momento Brembo inizia una scalata che la porta ad avere tuttora una forte leadership nel settore delle competizioni motoristiche.

Lo sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni ottanta segnano per Brembo un periodo di sviluppo tecnologico dei prodotti e dei processi tecnologici. Alla gamma di prodotti si aggiunge nel 1980 una pinza freno per automobili in alluminio, adottata in seguito da vari produttori di veicoli ad elevate prestazioni.

Nel 1983 la società concorda l'ingresso nel capitale sociale della Kelsey-Hayes, multinazionale statunitense attiva nella produzione di impianti frenanti. La collaborazione tuttavia consente al gruppo dirigente italiano di continuare a definire autonomamente le strategie aziendali e si concluderà nel 1993. Nel 1984 Alberto Bombassei è nominato amministratore delegato. Nel 1985, a 24 anni dalla sua creazione, Brembo conta 335 dipendenti per un fatturato annuo di 51 miliardi di lire.

Negli anni successivi l'azienda continua a espandersi, e nel 1995 viene quotata alla Borsa valori di Milano.

Nel 2000 Brembo ha acquistato al 100% la società brasiliana Alfa Real Minas, per la lavorazione di dischi freno per auto e l'assemblaggio di volani. Brembo conclude inoltre l'acquisizione della società AP Racing Limited, con sede in Inghilterra, specializzata nella produzione di impianti frenanti e sistemi di frizione per vetture e motocicli; acquisisce inoltre il 70% della società Marchesini, produttrice di ruote per motocicli. Ultima, cronologicamente, la collaborazione in Cina con Yuejin Motor Group, per la costituzione di una società, la Nanjing Yuejin Automotice Brake System, per la produzione di sistemi frenanti per auto e veicoli commerciali. Nel 2003 nasce Brembo Ceramic Brake Systems SpA, joint venture tra Brembo e il gruppo motoristico Daimler per lo sviluppo di dischi freno in carbonio ceramico. Quest'ultima società a partire dal 1º giugno 2009, a seguito di una joint venture con SGL Brakes GmbH, cambia nome divenendo Brembo SGL Carbon Ceramic Brakes

L'attività del gruppo si è estesa anche alla produzione di sistemi di sicurezza passiva, grazie all'acquisizione, nei primi mesi del 2008, della Sabelt, azienda produttrice di cinture di sicurezza e sistemi di sicurezza per l'infanzia. Sette anni più tardi, nel 2015, la società viene riacquistata dalla precedente proprietà, la famiglia Marsiaj.[4]

La strategia di Bombassei è di essere vicini ai luoghi in cui si genera il maggiore fatturato. Così nel settembre 2015 Bombassei rileva per 86 milioni il controllo di Asimco Meilian Braking Systems, produttore cinese di freni a disco con sede nei pressi di Pechino.[5] Nel giugno 2018 inaugura un nuovo stabilimento in Cina, a Nanchino, con un investimento di 100 milioni di euro per produrre due milioni di pezzi. In precedenza l'azienda ha aperto un altro stabilimento in Messico, a Monterrey, a poche centinaia di chilometri dal confine con il Texas.

Brembo è presente in 15 Paesi con 46 entità legali.

Contratti, collaborazioni e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Freno a disco marcato Brembo

I freni di Brembo sono dispositivi standard per auto Aston Martin, Porsche, Ferrari, Pagani, Lamborghini e BMW M, e per altre auto ad alte prestazioni come Ford GT, Dodge Viper ed alcune versioni speciali della Jaguar XKR. La Brembo ha sottoscritto un contratto di fornitura con l'Alfa Romeo nel 1964, ed è diventato il fornitore ufficiale di componenti frenanti per Moto Guzzi nel 1972. Altre auto che utilizzano sistema frenante Brembo sono: Abarth Grande Punto, Maserati GranTurismo S, Infiniti G35, Acura TL, Nissan GTR, Nissan 350Z, Nissan Sentra, Subaru Impreza WRX, Mitsubishi Lancer Evolution e Alfa Romeo Giulia (2016).

Inoltre, le seguenti case motociclistiche utilizzano sistemi frenanti Brembo: Cagiva, Ducati, MV Agusta, Aprilia, Bimota, BMW, Harley-Davidson, Husqvarna, KTM, Moto Morini, IMZ-Ural, Triumph, TM Racing.

Gli impianti frenanti Brembo vengono montati anche sulle autovetture da Formula 1, come la Ferrari, e i team di MotoGP di Yamaha, Honda e Ducati.

L'azienda è certificata QS9000 e ISO 9001, ed oltre a produrre sistemi frenanti possiede anche le fabbriche per la lavorazione delle materie prime, è quindi seguito in azienda ogni passo del processo, dalla raffinazione della materia prima alla distribuzione del prodotto finito, compresa la prototipazione, il montaggio dei componenti e il collaudo.

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 la società ha realizzato un fatturato di 2,27 miliardi di euro.[6] Nel 2017 ha registrato ricavi per 2,46 miliardi (+1%), utile netto di 263,4 milioni (+9,5%). L'Ebidta è di 480 milioni (+2%), l'Ebit di 346 milioni (+5,7%).[1]

Organizzazione aziendale[modifica | modifica wikitesto]

La sede legale della società si trova a Stezzano; l'azienda conta oltre 9.000 dipendenti così distribuiti geograficamente: Italia (3.223), Polonia (1.672), Cina (1.235), Repubblica Ceca (891), Stati Uniti (666), Messico (500), India (262), Brasile (242), Regno Unito (134), Argentina (114), Spagna (75), Giappone (17), Resto del Mondo (10)[7]

Inoltre possiede i seguenti marchi: Brembo, AP, AP Racing, Marchesini, ByBre e Breco[8]

Azionariato[modifica | modifica wikitesto]

L'azionariato comunicato alla Consob è il seguente[9]:

  • Nuova Fourb srl (famiglia Bommbassei) 53,52%
  • Brembo s.p.a. 2.62%
  • Columbia Acorn International (Usa) 2.01%
  • Caceis Bank France 1.47%

Data: 31 dicembre 2017

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Brembo, risultati finanziari 2017, su brembo.com, 5 marzo 2018. URL consultato il 1º luglio 2018.
  2. ^ Brembo B-M8, pinza freno o scultura? Ha 8 pistoncini, colori sgargianti ed è progettata per fermare SUV e berline giganti, su omniauto.it. URL consultato il 5 novembre 2015.
  3. ^ Gianluigi Arrigoni, Cronache da Paladina, Bergamo, Edizioni Villadiseriane, 2014, p. 83.
  4. ^ Dopo il riacquisto Marsiaj punta allo shopping, su repubblica.it. URL consultato il 1º luglio 2018.
  5. ^ Brembo compra i freni cinesi Asimco, operazione da 86 milioni di euro, su corriere.it, 29 settembre 2015. URL consultato il 1º luglio 2018.
  6. ^ Risultati esercizio 2016 (PDF), su brembo.com. URL consultato il 22 maggio 2017.
  7. ^ Report finanziario 2016, su financialreport2016.brembo.com.
  8. ^ Marchi del gruppo, su brembo.com (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2012).
  9. ^ Le percentuali di azionariato derivano da quanto comunicato dagli azionisti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 del TUF. Parti minori dell'azionariato possono essere indicate direttamente dalla società attraverso altre fonti.

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