Bialetti Industrie

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Bialetti Industrie S.p.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valoriBorsa Italiana: BIA
Fondazione1998
Sede principaleCoccaglio (BS)
Persone chiaveFrancesco Ranzoni (presidente e amministratore delegato)
Prodotti
Fatturato126,3 milioni di [1] (2018)
Utile netto-48,5 milioni di [1] (2018)
Dipendenti1.361 (2018)
Slogan«Sì, sì, sì, sì, sembra facile...»
Sito web

Bialetti Industrie S.p.A è un'azienda italiana specializzata nella produzione di caffettiere, piccoli elettrodomestici e strumenti di cottura con i marchi Bialetti, Aeternum, Rondine e Cem (in Turchia).

È quotata alla Borsa di Milano dove è presente nell'índice FTSE Italia Small Cap.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Gruppo nasce nel 1998 in seguito alla fusione delle aziende Rondine Italia di Coccaglio (BS), produttrice di pentole in alluminio, e la Alfonso Bialetti & C. di Crusinallo (VB), produttrice di caffettiere, che era stata rilevata nel 1993 proprio dall'azienda bresciana della famiglia Ranzoni.

A partire dal 2000 il Gruppo si espande acquisendo diverse aziende e marchi dello stesso settore, come Pres-metal Casalinghi e Gb-Guido Bergna (2001).

Nel 2005, rileva la Girmi, nota azienda italiana produttrice di piccoli elettrodomestici, e la CEM, azienda leader in Turchia nella produzione e commercializzazione di strumenti per la cottura. L'anno successivo acquisisce Aeternum, marchio italiano della produzione in acciaio.

Nel 2007 la Bialetti Industrie fa il suo ingresso nella Borsa Italiana. Quell'anno l'azienda è leader nel mercato italiano delle caffettiere con una quota del 74% e in quello degli strumenti per la cottura con il 26%.[2], con una buona presenza anche nei mercati europeo e mondiale. Distribuisce i propri prodotti con i marchi Bialetti, Rondine, Girmi, Aeternum e CEM.

Fino al 2009 la produzione avviene in cinque stabilimenti: 2 in Italia (Coccaglio, Crusinallo) e 3 all'estero (India, Romania e Turchia). Nel 2010 l'azienda vende a gestori locali lo stabilimento indiano, tenendone però il controllo a livello commerciale, e, nello stesso anno, viene chiuso lo storico stabilimento Bialetti di Crusinallo per spostare la produzione nell'Europa orientale[3].

Nel 2015 cede il marchio Girmi a Trevidea.[4] L'azienda, che ha deciso di aprire negozi monomarca all'interno dei centri commerciali e di produrre anche caffè in capsule per far fronte alla concorrenza, entra in sofferenza e deve effettuare un aumento di capitale dopo avere siglato alla fine del 2014 un'intesa con le banche sull'indebitamento.

La strategia non sembra dare risultati positivi. Nel 2017, di fronte anche ad un calo delle vendite delle caffettiere del 5,3%, il bilancio del Gruppo Bialetti, che registra un indebitamento finanziario di 78,2 milioni di euro di fronte a un patrimonio netto di 8,8 milioni, mostra ricavi per 176,8 milioni (con un calo dell'1,8%) e una perdita di 5 milioni rispetto all'utile di 2,7 milioni ottenuto nel 2016.[5] Entro giugno 2018 la proprietà deve inoltre rinegoziare con le banche l'accordo sul debito scaduto a fine 2017. La società di revisione Kpmg ha sostenuto l'impossibilità di esprimere un giudizio sul bilancio per le incertezze legate alla continuità aziendale.[6] In Borsa il titolo della società è più volte rinviato al ribasso.[6] Dal 2007, anno della quotazione, ha perso circa l'80%.


Nell'ottobre 2018 la società annuncia che il fondo americano Och-Ziff Capital avrebbe investito nell'azienda una quarantina di milioni nell'ambito di una ristrutturazione del debito, partecipando ad un aumento del capitale e ottenendo il 25%.[7] E chiede al tribunale di Brescia di ottenere il decreto di ammissione anticipata ai benefici previsti dall'articolo della legge fallimentare in merito agli accordi di ristrutturazione del debito.[8] Nei primi mesi del 2019 entra a far parte dell'azienda il nuovo CFO Alessandro Matteini. Gli accordi di ristrutturazione sono omologati dal tribunale bresciano nell'aprile 2019 dopo che l'azienda aveva chiuso il 2018 con un drastico peggioramento della situazione finanziaria: ricavi in calo a 126,3 milioni, Ebidta negativo, perdita aumentata a 48,5 milioni.[1]

Stabilimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2018 gli stabilimenti produttivi sono tre: a Coccaglio (produzione di capsule in alluminio a partire dal 2012); a Plocisti in Romania (componenti di base e prodotti finiti per le caffettiere); a İzmit in Turchia (strumenti di cottura in alluminio antiaderente, ceramici e smaltati). Nello stabilimento turco è stato ridotto il numero dei dipendenti nei primi mesi del 2018.

Azionariato[modifica | modifica wikitesto]

L'azionariato comunicato alla Consob è il seguente[9]:

Fonte: Bialetti Group. Data: 27 aprile 2018

Consiglio di amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Presidente e Amministratore delegato: Francesco Ranzoni
  • Consigliere: Roberto Ranzoni
  • Consigliere: Elena Crespi
  • Consigliere: Ciro Timpani
  • Consigliere: Antonella Neri-Clementi

Data: 27 aprile 2018

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Il Cda Bialetti approva il bilancio al 31 dicembre 2018 [collegamento interrotto], su bialettigroup.it, 5 aprile 2019. URL consultato il 30 aprile 2019.
  2. ^ Gianluigi Torchiani, Dal 16 luglio Bialetti in Borsa e da ottobre via a dieci negozi monomarca, su ilsole24ore.com, luglio 2007.
  3. ^ Bialetti chiude la storica fabbrica della Moka, su ilsole24ore.com, 7 aprile 2010.
  4. ^ Caffé, Bialetti cede il marchio Girmi, su economia.ilmessaggero.it, 26 aprile 2016. URL consultato il 17 maggio 2018.
  5. ^ Relazione finanziaria 2017 (PDF), su bialettigroup.it, 27 aprile 2018. URL consultato il 17 maggio 2018.
  6. ^ a b Bialetti, i revisori non certificano il bilancio: crolla il titolo, su giornaledibrescia.it, 15 maggio 2018. URL consultato il 17 maggio 2018.
  7. ^ Bialetti, aiuto da un fondo Usa con 40 milioni di euro, su quibrescia.it, 12 ottobre 2018. URL consultato il 28 ottobre 2018.
  8. ^ Bialetti, la moka coi baffi a rischio. Il ruolo delle cialde in crisi, su corriere.it, 27 ottobre 2018. URL consultato il 28 ottobre 2018.
  9. ^ Le percentuali di azionariato derivano da quanto comunicato dagli azionisti, secondo quanto previsto dall'articolo 120 del TUF. Parti minori dell'azionariato possono essere indicate direttamente dalla società attraverso altre fonti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]