Sèleco

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Sèleco S.p.A.
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1965 a Pordenone
Fondata da Lino Zanussi
Sede principale Milano, Corso Vittorio Emanuele, 30
Filiali Pordenone
Persone chiave
  • Maurizio Pannella (CEO e presidente)
  • Fabio Cuppitelli (direttore generale)
Settore Elettronica di consumo
Prodotti
Fatturato Green Arrow Up.svg 3,5 milioni (2017)
Slogan «Rewind the future»
Sito web

Sèleco S.p.A. è una nota azienda italiana che ha segnato la storia nel campo dell'elettronica di consumo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Sèleco fu fondata nel 1965 a Pordenone (località Vallenoncello) come marchio della Zanussi Elettronica S.p.A., divisione elettronica della Zanussi, creata qualche anno prima dall'ingegner Giorgio Tranzocchi su incarico del cavalier Lino Zanussi. Stava esplodendo in quegli anni il mercato dei televisori in Italia e su tale onda il marchio Sèleco conquista grande notorietà e numerosi riconoscimenti nel mondo per qualità e profilo estetico. Nel corso degli anni Sèleco gode di momenti di successo uniti a periodi bui determinati dalle incessanti evoluzioni di un mercato dinamico come quello dell'elettronica di consumo, nel quale le continue innovazioni tecnologiche sono necessarie per evitarne l'estromissione a opera dei tanti concorrenti. Negli anni settanta uno dei progetti più originali che portò avanti la Zanussi, e che vide la luce nel 1974, fu il Ping-O-Tronic, una console per videogiochi di prima generazione rilasciata con il marchio Sèleco, la prima di produzione italiana.

La crisi degli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta la Zanussi viene travolta dalla crisi, e così nel 1984 viene ceduta alla multinazionale svedese Electrolux, con Sèleco che diviene un'azienda autonoma di elettronica, specializzata nella produzione di televisori a colori, con la denominazione sociale Sèleco S.p.A.. La nuova società viene creata come società a capitale misto, in cui vi fanno parte la stessa Zanussi, la finanziaria pubblica REL e la Indesit, rispettivamente con il 45,26, il 49 e il 5,74%, e con un'iniezione di denaro pubblico pari a 102 miliardi di lire[1]. Poiché la gran parte delle aziende italiane produttrici di televisori in quel periodo è in crisi, Sèleco diventa il primo produttore nazionale del settore e detiene il 13% del mercato nazionale[2].

I primi anni di attività dell'azienda non sono positivi e i bilanci registrano perdite, ma sono caratterizzati da grandi investimenti economici in chiave marketing e comunicazione (tra cui l'accordo come sponsor della società calcistica della Lazio dal 1982 al 1984), mentre a livello produttivo nascono i primi televisori digitali. Inoltre vi è pure un massiccio impegno aziendale nell'ambito dei decoder per la pay tv, divenendo fornitore per la nascente Telepiù.

Nel 1988 l'azienda viene messa in vendita, ma verrà ceduta soltanto nel 1991, all'imprenditore piemontese Gian Mario Rossignolo, amministratore delegato della stessa Sèleco[3]. I conti della società e la sua capacità produttiva (900.000 televisori e 100.000 videoregistratori l'anno) migliorano, e nel 1992, Sèleco acquisisce il controllo di Elbe, prima industria spagnola produttrice di televisori con sede a Barcellona, e diviene così la quarta azienda del settore in Europa[4]. Nello stesso anno acquisisce dalla famiglia Brion il marchio Brionvega, conosciuto da tempo a livello nazionale per gli eleganti e originali modelli creati da celebri designer italiani, tra cui Franco Albini, Mario Bellini, Richard Sapper e Marco Zanuso. In quel periodo, Sèleco, conta cinque impianti produttivi, tre in Italia (Pordenone, Milano, Airasca (TO)), uno in Spagna e uno a Malta, in cui vi lavorano circa 3.000 addetti, indotto compreso.

Una divisione di Sèleco è dedicata allo sviluppo di apprezzati videoproiettori a tubo catodico. Oltre alle applicazioni professionali legate all'intrattenimento, i videoproiettori raccolgono l'interesse del nascente pubblico home-theater ed è del 1993 la realizzazione di una joint venture per l'audio-video con la ESB di Aprilia (RM), allora tra i maggiori produttori italiani di sistemi di altoparlanti.

La nuova crisi[modifica | modifica wikitesto]

Proprio nel 1993, Sèleco va incontro a una nuova crisi dovuta alla perdita di competitività sul mercato, e agli onerosi investimenti effettuati per acquisire i marchi Elbe e Brionvega. Viene chiuso lo stabilimento spagnolo per recuperare il deficit che si stava accumulando, e nel 1994 la società friulana rischiava di venir messa in liquidazione. Sèleco viene salvata grazie a un piano di risanamento e poi con una ricapitalizzazione di 45 miliardi di lire[5], a cui partecipano il patron Rossignolo con il 42,64%, la Friulia (finanziaria della Regione Friuli-Venezia Giulia) con il 28,89%, un gruppo di banche con il 23,33% e alcuni dipendenti con il 5,14%[6].

La chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1997 la Sèleco, malgrado il tentativo di ripresa che però non produce gli effetti sperati a causa del mercato che stava concretamente vivendo momenti di vera crisi, giunge all'inevitabile fallimento, stabilito con il provvedimento del 17 aprile 1997 del Tribunale di Pordenone.

I tentativi di rilancio[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo industriale a conduzione familiare Formenti, fondato da Carlo Formenti, rileva dalla procedura fallimentare la Sèleco e, conseguentemente, i marchi a essa associati, quali Brionvega, Imperial, Kerion, Phonola, Stern, Televideon, Walkie e Webrik. Viene costituita così una nuova società denominata Sèleco-Formenti S.p.A..

La proprietà a questo punto passa in mano a persone dotate di lunga esperienza nella produzione di televisori, tra gli altri Francesco Maraccani, motivo per cui si predilige la realizzazione di quelli a tubo catodico, mentre viene gradualmente ripresa la produzione di Doney, Algol e CuboGlass, fiori all'occhiello del brand Brionvega.

Determinanti nei primi anni del 2000 sono le operazioni dei concorrenti turchi che provocano un crollo dei prezzi nel mercato a causa della loro schiacciante competitività. Si giunge all'ultima e inesorabile crisi della Sèleco, che decide di avviare la produzione dei primi LCD (Ego 15 pollici), mentre si cerca di dare continuità al marchio Brionvega attraverso la creazione di Doge a opera del noto designer Mario Bellini. La situazione critica in cui versa l'azienda diventa insostenibile a tal punto che nel 2004 Sèleco-Formenti viene posta in liquidazione.

Nel febbraio del 2005 viene affidata per un anno l'amministrazione provvisoria all'ad Giovanni Formenti. Esattamente un anno dopo, nel febbraio 2006, la Sèleco-Formenti entra in amministrazione straordinaria. Si giunge a un punto di definitiva svolta per le sorti della Sèleco-Formenti nell'agosto dello stesso anno, quando l'imprenditore friulano Marco Asquini, affiancato dal fratello Carlo, decide di rilevare l'azienda cambiandone il nome in Super//Fluo S.p.A.: nel pacchetto acquisitivo sono compresi tre marchi storici della televisione made in Italy (Sèleco, Brionvega e Imperial) più una serie di brand di minore rilevanza.

Da allora i due fratelli Asquini operano per il rilancio dell'azienda e dei suoi marchi, impegnandosi fin dall'inizio alla riassunzione di 75 dei 110 dipendenti provenienti dalla vecchia gestione di Sèleco. La nuova proprietà riprende la produzione nel mese di ottobre, iniziando poi una fase di rilancio del marchio Sèleco con varie iniziative commerciali, quali la collaborazione con Mediaset nel 2007 ed il ritorno sul mercato nell'inverno 2008, con il televisore LCD modello Bivio e la radio modello Aradio. Proprio alla fine di quell'anno, la Super//Fluo viene però investita da una grave crisi, che nel marzo 2009 porta alla sua liquidazione[7], forse per facilitare un accordo con un partner di Taiwan, ovvero la società produttrice di periferiche per computer A-Data[8]; ma nel mese di ottobre si arriva anche al fallimento di Smart Tv, nuova denominazione sociale che intanto aveva adottato in quel periodo la Super//Fluo[9], e il marchio Sèleco, insieme ad Imperial e Phonola, passa a Selek Technology, società dell'imprenditore udinese Kelen Calligaro, che non riuscirà a realizzare il sospirato rilancio commerciale.

Dalla gestione "Twenty S.p.A." alla nuova "Sèleco S.p.A."[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 2016, la società Twenty S.p.A., già proprietaria della Magnadyne, annuncia l'acquisizione del marchio Sèleco, con l'obiettivo di rilanciare l'immagine del brand a partire dalla primavera 2017[10], con una linea di TV LED d'alta gamma che consentirà la ripresa delle attività di produzione TV nello storico stabilimento di Pordenone[11]. In funzione del nuovo piano industriale, dal mese di maggio 2017, la Twenty S.p.A., che intanto si è anche assicurata la distribuzione in esclusiva su territorio nazionale dei piccoli elettrodomestici a marchio Necchi, ha cambiato ragione sociale in Sèleco S.p.A..

Sponsorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta Sèleco è stata particolarmente attiva nell'ambito delle sponsorizzazioni in campo sportivo, infatti è stata main sponsor della squadra di pallacanestro del Napoli Basket, nonché della squadra di calcio della Lazio. Il 30 aprile 2017, la stessa formazione biancoceleste, in occasione del Derby di Roma, scende in campo con la maglia abbinata allo storico brand[12], e appena due giorni dopo, a distanza di 33 anni, viene ufficializzato il ritorno di Sèleco quale main sponsor della Lazio fino al 2018, con possibilità di un'ulteriore opzione per le stagioni successive[13]. Nel maggio 2017, Sèleco annuncia poi un accordo di partnership con la squadra di pallacanestro del Cuore Napoli Basket.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Boni, Alberto Terasso - Seleco. Storia di miliardi, bugie e illusioni - San Vito al Tagliamento, Ellerani, 1999, ISBN 88-85339-04-2.
  • Massimo Boni, - "Selecochoc - la scarica mortale a un comparto in agonia" - Pordenone, Omino Rosso, 2010
  • Donovan Tristan, - Replay, The History Of Video Games - Lewes, Regno Unito, Yellow Ant, 2010, ISBN 978-0-9565072-2-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]