Sèleco

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Sèleco S.p.A.
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per Azioni
Fondazione1965 a Pordenone
Fondata daGiorgio Tranzocchi, Lino Zanussi
Chiusura9 maggio 2019
Sede principaleTrieste, Piazza Unità d'Italia, 3
FilialiComo
Persone chiaveMaurizio Pannella (CEO e presidente)
Settore
Prodotti
  • Televisori
  • Radio
  • Console
  • Set-top box
  • Videoproiettori
  • Videoregistratori
  • Slogan«Rewind the future»
    Sito web

    Sèleco S.p.A. è stato un marchio e successivamente un'impresa italiana produttrice di elettronica di consumo ed elettrodomestici. Attualmente è un marchio non utilizzato.

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    La creazione del marchio Sèleco[modifica | modifica wikitesto]

    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Zanussi.

    Sèleco fu fondata nel 1965 a Pordenone (località Vallenoncello) come marchio della Zanussi Elettronica S.p.A., divisione elettronica della Zanussi, creata qualche anno prima dall'ingegnere romano Giorgio Tranzocchi su incarico del cavalier Lino Zanussi. Stava esplodendo in quegli anni il mercato dei televisori in Italia e su tale onda il marchio Sèleco conquista grande notorietà e numerosi riconoscimenti nel mondo per qualità e profilo estetico. Nel corso degli anni Sèleco gode di momenti di successo uniti a periodi bui determinati dalle incessanti evoluzioni di un mercato dinamico come quello dell'elettronica di consumo, nel quale le continue innovazioni tecnologiche sono necessarie per evitarne l'estromissione a opera dei tanti concorrenti. Negli anni settanta uno dei progetti più originali che portò avanti la Zanussi, e che vide la luce nel 1974, fu il Ping-O-Tronic, una console per videogiochi di prima generazione rilasciata con il marchio Sèleco, la prima di produzione italiana.

    Il Ping-O-Tronic, prima console per videogiochi di produzione italiana a marchio Sèleco.

    La crisi degli anni ottanta e la nascita dell'azienda[modifica | modifica wikitesto]

    Negli anni ottanta la Zanussi viene travolta dalla crisi, e così - nel 1984 - viene ceduta alla multinazionale svedese Electrolux. Se a quel punto Sèleco diviene formalmente anche un'azienda autonoma di elettronica, specializzata nella produzione di televisori a colori, con la denominazione sociale Sèleco S.p.A., la nuova società non è svincolata dalla vecchia proprietà. Il suo capitale - misto - è infatti spartito fra la stessa Zanussi, la finanziaria pubblica REL e la Indesit, rispettivamente con il 45,26, il 49 e il 5,74%, e con un'iniezione di denaro pubblico pari a 102 miliardi di lire[1].

    Paradossalmente, mentre la gran parte delle aziende italiane produttrici di televisori in quel periodo è in crisi, Sèleco si trova nella posizione di primo produttore nazionale del settore, detenendo il 13% del mercato nazionale[2].

    Il modello di televisore CRT Sèleco 14 SX 201.

    Se i primi anni di attività dell'azienda non sono positivi e i bilanci registrano perdite, sono però caratterizzati da grandi investimenti economici sia in chiave marketing e comunicazione (tra cui l'accordo come sponsor della società calcistica della Lazio dal 1982 al 1984), che a livello produttivo, con la nascita dei primi televisori digitali. Inoltre, vi è pure un massiccio impegno aziendale nell'ambito dei decoder per la pay tv, divenendo fornitore per la nascente Telepiù.

    Nel 1988 l'azienda viene messa in vendita, ma verrà ceduta soltanto nel 1991, all'imprenditore piemontese Gian Mario Rossignolo, amministratore delegato della stessa Sèleco[3]. I conti della società e la sua capacità produttiva (900 000 televisori e 100 000 videoregistratori l'anno) migliorano, e nel 1992, Sèleco acquisisce il controllo di Elbe, prima industria spagnola produttrice di televisori con sede a Barcellona, e diviene così la quarta azienda del settore in Europa[4]. Nello stesso anno acquisisce dalla famiglia Brion il marchio Brionvega, conosciuto da tempo a livello nazionale per gli eleganti e originali modelli creati da celebri designer italiani, tra cui Franco Albini, Mario Bellini, Richard Sapper e Marco Zanuso. In quel periodo, Sèleco, conta cinque impianti produttivi, tre in Italia (Pordenone, Milano, Airasca (TO)), uno in Spagna e uno a Malta, in cui vi lavorano circa 3 000 addetti, indotto compreso.

    Una divisione di Sèleco è dedicata allo sviluppo di apprezzati videoproiettori a tubo catodico. Oltre alle applicazioni professionali legate all'intrattenimento, i videoproiettori raccolgono l'interesse del nascente pubblico home-theater ed è del 1993 la realizzazione di una joint venture per l'audio-video con la ESB di Aprilia (LT), allora tra i maggiori produttori italiani di sistemi di altoparlanti.

    Anni novanta: la nuova crisi e la chiusura[modifica | modifica wikitesto]

    Proprio nel 1993, Sèleco va incontro a una nuova crisi dovuta alla perdita di competitività sul mercato, e agli onerosi investimenti effettuati per acquisire i marchi Elbe e Brionvega. Viene chiuso lo stabilimento spagnolo per recuperare il deficit che si stava accumulando, e nel 1994 la società friulana rischia di venir messa in liquidazione. Sèleco viene salvata grazie a un piano di risanamento prima, e ad una susseguente ricapitalizzazione di 45 miliardi di lire[5], cui partecipano il patron Rossignolo con il 42,64%, la Friulia (finanziaria della Regione Friuli-Venezia Giulia) con il 28,89%, un gruppo di banche con il 23,33% e alcuni dipendenti con il 5,14%[6][7][8].

    Nella primavera del 1997 la Sèleco, malgrado il tentativo di ripresa che però non produce gli effetti sperati a causa del mercato che stava concretamente vivendo momenti di vera crisi, dopo una serie di contatti senza successo con potenziali buyer[9], giunge al fallimento, stabilito con il provvedimento del 17 aprile 1997[10] del Tribunale di Pordenone.

    Le vicissitudini del duemila[modifica | modifica wikitesto]

    Il gruppo industriale a conduzione familiare Formenti, fondato da Carlo Formenti, rileva dalla procedura fallimentare la Sèleco e, conseguentemente, i marchi a essa associati, quali Brionvega, Imperial, Kerion, Phonola, Stern, Televideon, Walkie e Webrik.

    Viene costituita così una nuova società denominata Sèleco-Formenti S.p.A..

    La proprietà a questo punto passa in mano a persone dotate di lunga esperienza nella produzione di televisori, tra cui Francesco Maraccani. La strategia aziendale punta sia sulla realizzazione di quelli a tubo catodico, che sull'utilizzo della Seleco anche per produrre e rilanciare i marchi più interessanti custoditi nel portafoglio della stessa; ecco come viene gradualmente ripresa la produzione di Doney, Algol e CuboGlass, fiori all'occhiello del brand Brionvega.

    Determinanti nei primi anni del 2000 sono le operazioni dei concorrenti turchi che provocano un crollo dei prezzi nel mercato a causa della loro schiacciante competitività. Si giunge all'ultima e inesorabile crisi della Sèleco, che decide di avviare la produzione dei primi LCD (Ego 15 pollici), mentre si cerca di dare continuità al marchio Brionvega attraverso la creazione di Doge a opera del noto designer Mario Bellini. La situazione critica in cui versa l'azienda diventa insostenibile a tal punto che nel 2004 Sèleco-Formenti viene posta in liquidazione.

    Nel febbraio del 2005 viene affidata per un anno l'amministrazione provvisoria all'ad Giovanni Formenti. Esattamente un anno dopo, nel febbraio 2006, la Sèleco-Formenti entra in amministrazione straordinaria. Si giunge a un punto di definitiva svolta per le sorti della Sèleco-Formenti nell'agosto dello stesso anno, quando l'imprenditore friulano Marco Asquini, affiancato dal fratello Carlo, decide di rilevare l'azienda cambiandone il nome in Super//Fluo S.p.A.: nel pacchetto acquisitivo sono compresi tre marchi storici della televisione made in Italy (Sèleco, Brionvega e Imperial) più una serie di brand di minore rilevanza.

    Da allora i due fratelli Asquini operano per il rilancio dell'azienda e dei suoi marchi, impegnandosi fin dall'inizio alla riassunzione di 75 dei 110 dipendenti provenienti dalla vecchia gestione di Sèleco. La nuova proprietà riprende la produzione nel mese di ottobre, iniziando poi una fase di rilancio del marchio Sèleco con varie iniziative commerciali, quali la collaborazione con Mediaset nel 2007 ed il ritorno sul mercato nell'inverno 2008, con il televisore LCD modello Bivio e la radio modello Aradio. Proprio alla fine di quell'anno, la Super//Fluo viene però investita da una grave crisi, che nel marzo 2009 porta alla sua liquidazione[11], forse per facilitare un accordo con un partner di Taiwan, ovvero la società produttrice di periferiche per computer A-Data[12]; ma nel mese di ottobre si arriva anche al fallimento di Smart Tv, nuova denominazione sociale che intanto aveva adottato in quel periodo la Super//Fluo[13].

    Con la chiusura aziendale, Sèleco torna ad essere un mero marchio acquistato, insieme ad Imperial e Phonola, da Selek Technology, società dell'imprenditore udinese Kelen Calligaro, che non riuscirà a realizzare il sospirato rilancio commerciale.

    L'acquisizione del marchio di "Twenty S.p.A." ed il fallimento[modifica | modifica wikitesto]

    Nel dicembre 2016, la società Twenty S.p.A., formata da una serie di investitori, e che aveva da poco rilevato la proprietà della Magnadyne, accanto, in quel periodo, all'esclusiva commerciale per il mercato italiano dei prodotti a marchio SABA e Nordmende, annunciò l'acquisizione del brand Sèleco, a quel punto posseduto dalla famiglia Asquini, con l'obiettivo di rilanciare l'immagine del prodotto già sin dalla primavera del 2017[14], con una linea di TV LED d'alta gamma e dal design ricercato, che sarebbero stati assemblati in prospettiva in Italia, inizialmente nella sede operativa Twenty di Como. Oltre a questo, era prevista la produzione di apparecchi con gli altri marchi di famiglia: Magnadyne, Nordmende e Saba[15].

    Per una tale soluzione, si punta - poco dopo - direttamente su un ambizioso progetto di ripresa delle attività nello storico stabilimento di produzione TV, nella sede di Vallenoncello, a Pordenone[16]. Così, in funzione della presentazione del piano industriale, a decorrere dal mese di maggio 2017, la Twenty S.p.A. cambiò ragione sociale in Sèleco S.p.A., dopo essersi aggiudicata in gennaio la distribuzione in esclusiva per il territorio nazionale dei piccoli elettrodomestici a marchio Necchi. Nel frattempo, venne avviata un'operazione di marketing con una serie di sponsorizzazioni nel mondo del calcio, fra cui quella della Lazio, il Napoli basket, la Nuoto Catania, la Salernitana, il Pordenone calcio e - nelle intenzioni - anche la Triestina[15], a cui si aggiunse l'acquisto dell’Associazione Sportiva Pro Piacenza 1919 srl, titolare del club sportivo Pro Piacenza.[17]

    Contestualmente, la neonata società annunciò l'espansione del brand Sèleco verso altri settori, segnatamente mediante le divisioni Sèleco Easy Life, dedicata a una fascia di prodotti tecnologici di largo consumo, e Sèleco Home, dedicata ai piccoli elettrodomestici per la casa[18]. La sede legale - già posta a Milano, in Corso Vittorio Emanuele II civico 30 - dal 2017 venne traslocata in Piazza Unità 3, a Trieste, con l'idea di riprendere l'attività produttiva nel porto franco "Freeste"[19] , sempre nella città di Trieste . Con ciò, venne inoltre mantenuto vivo il disegno di far riprendere, in prospettiva, le attività anche presso gli storici stabilimenti di Pordenone.[20]

    Nessuna produzione però prese il via, ed il 9 maggio 2019, dopo varie difficoltà dimostrate già nei mesi precedenti da parte della Sèleco, e dopo una procedura di concordato con riserva, richiesto al Tribunale di Trieste nell'ottobre del 2018[21] e concesso dal Tribunale di Milano (dove all'epoca era ancora la sede legale)[22], con il programma di presentare un piano industriale, il Tribunale Ordinario di Milano[23] - dopo un'analisi della situazione finanziaria dell'azienda - ne dichiara la definitiva liquidazione nel maggio[24] del 2019.[25][26].

    L'impegno nello sport[modifica | modifica wikitesto]

    Sèleco sponsor di maglia della Lazio nella stagione 1983-1984

    Dagli anni ottanta in poi Sèleco è stata particolarmente attiva nell'ambito delle sponsorizzazioni in campo sportivo. Il marchio è stato infatti main sponsor della squadra di pallacanestro del Napoli Basket, nonché della squadra di calcio della Lazio. Successivamente fu sponsor ufficiale del Palermo per la Serie B 1991-1992.

    Il 30 aprile 2017, in occasione del Derby di Roma valido per la Serie A 2016-2017, il marchio Sèleco riappare sulle maglie laziali[27]; due giorni dopo viene ufficializzato il ritorno di Sèleco quale main sponsor stabile della Lazio per il biennio 2017-2018, con opzione di prolungamento per le stagioni successive[28].

    Nel maggio 2017 Sèleco si reimpegna anche nella pallacanestro affiancando il Cuore Napoli Basket,[29]; nel luglio seguente diviene poi title sponsor della Nuoto Catania.[30] Nel mese di agosto viene invece chiuso l'accordo di sponsorizzazione con la squadra di calcio del Pontedera.[31]

    La brand extension Sèleco Easy Life diventa invece co-sponsor di maglia del Pordenone, apparendo poi anche sul retro delle già citate casacche laziali[32]; al plotone di squadre sponsorizzate si aggiunge poi anche la Salernitana, mediante il marchio Sèleco Home.[33]

    Il 29 giugno 2018 Sèleco diventa per la prima volta titolare di un club sportivo: in tale data rileva infatti dall'imprenditore Alberto Burzoni la proprietà del Pro Piacenza, seconda squadra di calcio della città emiliana, militante in Serie C.[34]

    Nel settembre dello stesso anno, con la brand extension Sèleco Unet, Sèleco diventa uno degli sponsor della squadra di pallavolo femminile dell'UYBA Volley.[35]

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ "Grazie a finanziamenti agevolati arrivano alla Sèleco 102 miliardi", articolo di Repubblica del 28 dicembre 1984
    2. ^ "L'Electrolux minaccia la vendita della Sèleco", articolo di Repubblica del 13 novembre 1987
    3. ^ "La Sèleco a Rossignolo e la REL va in pensione", articolo di Repubblica del 1º marzo 1991
    4. ^ "A Sèleco il controllo della spagnola Elbe", articolo del Corriere della Sera del 18 marzo 1992
    5. ^ "Terminato l'aumento di capitale della Sèleco", articolo del Corriere della Sera del 6 agosto 1994
    6. ^ SELECO: COMPLETATO AUMENTO DI CAPITALE, Adnkronos, 3 agosto 1994. URL consultato il 30 giugno 2018 (archiviato il 30 giugno 2018).
    7. ^ "Sèleco, al via il rilancio anche i dipendenti soci", articolo del Corriere della Sera dell'8 settembre 1994
    8. ^ SELECO RICAPITALIZZATA CHIAMA ALLA PRESIDENZA MARIO BORTOLUSSI, la Repubblica, 8 settembre 1994. URL consultato il 30 giugno 2018.
    9. ^ Sèleco in crisi, la turca Beko è pronta ad acquistare le tv - MilanoFinanza.it, su www.milanofinanza.it. URL consultato l'8 agosto 2019.
    10. ^ 2000/536/CE: Decisione della Commissione, del 2 giugno 1999, relativa all'aiuto di Stato concesso dall'Italia all'impresa Seleco SpA, EUR-Lex - 32000D0536 - EN. URL consultato il 21 gennaio 2018 (archiviato il 21 gennaio 2018).
      «[...] il fallimento di Seleco era stato dichiarato in data 17 aprile 1997 [...]».
    11. ^ "Super//Fluo in liquidazione. In ansia i 96 lavoratori", articolo del Messaggero Veneto del 4 marzo 2009
    12. ^ "È A-Data uno dei partner dell'ex Sèleco", articolo del Messaggero Veneto del 28 marzo 2009
    13. ^ "Terzo fallimento Sèleco, a casa in 97", articolo de Il Giornale del Friuli del 17 ottobre 2009, su ilgiornaledelfriuli.net. URL consultato il 17 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2009).
    14. ^ Twenty acquisisce il marchio Sèleco, Editoriale Duesse-Cons. Electronics, 21 dicembre 2016
    15. ^ a b Una romana di 78 anni è la proprietaria della nuova Sèleco, su Messaggero Veneto, 28 settembre 2017. URL consultato l'8 agosto 2019.
    16. ^ Rinasce la Sèleco, previste 50 assunzioni, Messaggero Veneto, 5 aprile 2017
    17. ^ Pubblicato da: bebeez, Seleco ottiene il concordato in bianco. C’è tempo sino a fine dicembre per presentare un piano, su BeBeez.it, 6 novembre 2018. URL consultato l'8 agosto 2019.
    18. ^ Sèleco torna sul mercato e cerca investitori, su Sèleco, 16 gennaio 2018. URL consultato l'8 agosto 2019.
    19. ^ I televisori Sèleco in Punto franco non sono ancora stati accesi - TGR Friuli Venezia Giulia, su TGR. URL consultato l'8 agosto 2019.
    20. ^ Trieste, Sèleco sbarca in Porto vecchio del 26 settembre 2017
    21. ^ Zucchetti Software Giuridico srl, 5/2018 Seleco Spa - Concordato con riserva - Portale dei creditori - Fallco, su Portale dei Creditori. URL consultato l'8 agosto 2019.
    22. ^ La Seleco in crisi dà l’addio all’antico scalo e attende un maxi carico di tv in Molo IV, su Il Piccolo, 6 gennaio 2019. URL consultato l'8 agosto 2019.
    23. ^ Zucchetti Software Giuridico srl, 352/2019 Seleco spa - Fallimento - Portale dei creditori - Fallco, su Portale dei Creditori. URL consultato l'8 agosto 2019.
    24. ^ Il Tribunale di Milano sancisce il fallimento della Seleco Spa, la società che aveva rilevato il Pro Piacenza, su SportPiacenza. URL consultato l'8 agosto 2019.
    25. ^ Sèleco, il tribunale di Milano dichiara il fallimento del 16 maggio 2019
    26. ^ La beffa di Seleco, pomposi annunci e poi il fallimento - TGR Friuli Venezia Giulia, su TGR. URL consultato l'8 agosto 2019.
    27. ^ Domani in campo con SELECO, articolo di sslazio.it del 29 aprile 2017
    28. ^ Sèleco sponsor ufficiale, articolo di sslazio.it del 2 maggio 2017
    29. ^ Cuore Napoli Basket, è ufficiale la partnership con Sèleco, articolo di iamnaples.it dell'11 maggio 2017
    30. ^ Sèleco è il nuovo title sponsor della Nuoto Catania, articolo di seleco.it del 27 luglio 2017
    31. ^ Presentati gli sponsor della maglia ufficiale 2017/2018, articolo di uspontedera.it del 26 agosto 2017
    32. ^ Sèleco rafforza il legame con la S.S. Lazio posizionando il marchio Easy Life sul retro maglia, articolo di sslazio.it dell'11 agosto 2017
    33. ^ Sèleco Home è Main sponsor dell’Unione Sportiva Salernitana 1919, articolo di seleco.it del 25 agosto 2017
    34. ^ COMUNICATO STAMPA Archiviato il 29 giugno 2018 in Internet Archive. - propiacenza.it, 29 giu 2018
    35. ^ Sèleco nuovo sponsor di UYBA Volley! - legavolleyfemminile.it, 1 sett 2018

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    • Massimo Boni, Alberto Terasso - Seleco. Storia di miliardi, bugie e illusioni - San Vito al Tagliamento, Ellerani, 1999, ISBN 88-85339-04-2.
    • Massimo Boni, - "Selecochoc - la scarica mortale a un comparto in agonia" - Pordenone, Omino Rosso, 2010
    • Donovan Tristan, - Replay, The History Of Video Games - Lewes, Regno Unito, Yellow Ant, 2010, ISBN 978-0-9565072-2-8

    Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

    Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]