Mivar

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Mivar di Carlo Vichi & C. s.a.s.
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Stato Italia Italia
Tipo Società in accomandita semplice
Fondazione 1945 a Milano
Fondata da Carlo Vichi
Sede principale Abbiategrasso (MI), Via Dante 45
Settore Arredamento e elettronica di consumo
Prodotti Tavoli e sedie
Sito web

La Mivar di Carlo Vichi & C. s.a.s. è un'azienda italiana di elettronica di consumo e arredamento, fondata a Milano nel 1945 da Carlo Vichi e oggi con sede ad Abbiategrasso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Vichi, classe 1923, da sempre appassionato di elettronica, all'inizio degli anni quaranta inizia la sua esperienza lavorativa riparando radio in camera da letto. Nel contempo lavora per due importanti realtà produttive del settore, la CGE e la Minerva, presso la quale svolge anche attività di terzista, dopo aver fondato, nel 1945, la VAR (Vichi Apparecchi Radio).

Con la nascita della VAR, l'attività era concentrata inizialmente all'interno di un monolocale nel quartiere milanese di Calvairate dove viveva lo stesso Vichi[1], prende avvio la produzione di piccoli apparecchi radio a valvole. E di li a poco, nel 1950, la ditta si specializza, passando alla costruzione diretta dei più importanti componenti radio.

Nel 1955, la VAR assume una nuova denominazione, MIVAR (MIlano Vichi Apparecchi Radio); e l'anno successivo commercializza la sua prima radio con sistema di modulazione di frequenza (F.M.).

In virtù del successo registrato in Italia con questo nuovo standard di trasmissione, l'azienda si amplia, e nel 1958 avvia in via Giordani 30 a Milano il suo primo stabilimento con 400 dipendenti. In tale sede nascono, accanto ai normali apparecchi radiofonici da tavolo, dei modelli portatili o dotati anche di giradischi incorporato, con piatti e meccanica quasi sempre di fabbricazione Lesa. Tra i modelli più rappresentativi del periodo vi sono le radio: Capri, Cipro, Delo, Samar, Egadi, Rodi, ancor oggi apprezzate dai collezionisti espressamente per il loro design.

Nel frattempo, la televisione divenne ben presto una realtà, e alle industrie del settore si impose il raddoppio della produzione. Anche la Mivar incominciò a produrre televisori, e nel 1963 inaugurò ad Abbiategrasso in via Dante 45 il suo secondo stabilimento, dove nel 1968 trasferì l'intera attività con circa 800 dipendenti.

Limitando al minimo le spese pubblicitarie, pur considerando alcune immagini promozionali (ad esempio quelle che avevano come testimonial l'attore e cantante Domenico Modugno), la Mivar riuscì in questo periodo ad avere prezzi concorrenziali, tanto da divenire in breve uno dei principali produttori dell'elettronica italiana. Garantendosi altresì, una buona reputazione nell'affidabilità del prodotto e nel rapporto di assistenza tecnica al cliente, data la diffusione capillare di numerosi centri riparazione, con disponibilità del servizio esteso anche all'interno della fabbrica.

Gli anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Tuttavia, dagli anni settanta, con il progressivo crollo della domanda di apparecchi radiofonici, unita all'ingresso nel mercato italiano della sempre più spietata concorrenza straniera, la Mivar cercò di concentrare l'attività quasi totalmente nel settore dei televisori. Nonostante la vendita di alcuni particolari modelli di radio, tra cui la cubo R57 da contrapporre a Brionvega o decisamente tascabili come la R37 simile a una piccola macchina fotografica. Ma la costruzione di apparecchi radiofonici fu destinata a interrompersi entro la prima metà degli anni ottanta, pur considerando un timido excursus aziendale nell'ottica Hi-Fi.

La vendita di televisori crebbe invece notevolmente, grazie anche all'avvento della TV a colori. E la Mivar riuscì bene ad adeguarsi ai vari passaggi tecnologici imposti da questa innovazione: introduzione della funzione televideo, dell'audio stereofonico, della possibilità di ascolto delle trasmissioni bi lingua, senza mai avvertire crisi economiche e senza chiedere aiuti finanziari allo Stato, come accadde al contrario a diverse aziende italiane in quel periodo[2]. Tanto che la fabbrica di Abbiategrasso riuscì a produrre nel 1988, 300.000 televisori a colori e 60.000 in bianco e nero, con un fatturato di 176 miliardi di lire e con una quota di mercato nazionale pari al 12%, seconda soltanto alla più blasonata Philips[3].

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta il fatturato della Mivar superò abbondantemente i 200 miliardi di lire[4]. E nel 1990 avviò in Abbiategrasso "Alzaia Naviglio Grande" la costruzione di un moderno stabilimento per la sola produzione di televisori a colori.

In questo periodo la Mivar iniziò anche, la vendita di apparecchi televisivi dotati della modalità PIP “immagine nell'immagine”, disponibile a richiesta su televisori di maggior formato, come il celebre modello 28 S1 Stereo PIP TVD. Oltre a fornire grossi quantitativi di televisori a numerose emittenti o aziende del servizio radiotelevisivo italiano, tra cui gli operatori Rai e Mediaset. Corredando l'intera gamma TV di ideali carrelli porta televisore in plastica a scomparti, progettati internamente e da acquistare a parte ed a discrezione del cliente. Es. per alloggiarvi il videoregistratore ed in seguito lettori DVD.

Il nuovo stabilimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000, nonostante le numerose battaglie e difficoltà burocratiche, il nuovo stabilimento è terminato; ma a causa dell'avvento dai paesi asiatici delle tecnologie al plasma, LCD e poi LED, è destinato a rimanere ancora inutilizzato.

Immerso nel verde del Parco del Ticino, con una superficie pari a 120.000 , è costato alla Mivar oltre 100 miliardi di lire, definendo al contempo un notevole esempio di efficienza e funzionalità. La razionalità costruttiva è stata uno dei punti cardine nel progetto e l'impianto ha una capacità produttiva a pieno regime di circa 2 milioni di televisori.

Questo stabilimento è stato interamente curato in tutte le sue fasi di costruzione da Carlo Vichi, che l'ha voluto come luogo di lavoro confortevole ed accogliente. Uno dei pochi esempi industriali in Italia a godere dell'aria condizionata in tutti i suoi reparti, oltre che ad avere stanze completamente insonorizzate. Con una struttura composta da 30.000  coperti, 30.000 per la viabilità (prevalentemente a parcheggio) e 60.000 a parco alberato.

Gli anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2000 la Mivar poteva ancora vantare nel mercato italiano una quota pari al 35% (superando in alcuni casi delle multinazionali dell'elettronica[5]), ma si ritrovò ben presto a dover fronteggiare una pesante crisi nelle vendite; da una parte a causa di produttori turchi e asiatici (cinesi) che potevano vantare costi di produzione molto più bassi; dall'altra per la comparsa sui mercati delle prime TV definite di nuova generazione, che di fatto, decretarono nel giro di pochi anni la fine dei televisori a tubo catodico.

Per questo, nel 2001, l'azienda abbiatense fu costretta a cassintegrare 400 dei suoi dipendenti[6].

Intanto, nel 2004 entra in listino accanto ai tradizionali televisori CRT (disponibili dal 2002 pure con il processore 100 Hz) il primo LCD della Mivar, il modello 20 LCD1 che, di li a poco, verrà seguito da altri tre modelli a cristalli liquidi con circuiteria proprietaria, salvo il pannello LCD, fornito da aziende concorrenti come per altro sarà per tutti i TV successivi (tra i nomi dei fornitori dei display sino al 2013 si ricordano: AUO, LG e Samsung).

Ma la crisi per la Mivar prosegue inesorabile: nel maggio 2005, nonostante si producano ancora circa 700 000 apparecchi all'anno[7], si ricorre nuovamente alla cassa integrazione a zero ore; e nel medesimo periodo si registra altresì la messa in commercio del primo LCD HD ready, che segna anche l'inizio dell'acquisto di buona parte delle componenti elettroniche conto terzi (poco prima del 2005 la Mivar registrava un fatturato di 40 milioni di euro e controllava una quota di mercato dell'8%, nettamente inferiore rispetto a una decina di anni prima)[8].

Nel 2008, ormai con una forza lavoro di molto ridotta, cessa definitivamente la produzione di televisori CRT a favore di quelli a tecnologia LCD, con sintonizzatore per il digitale terrestre (la gamma si rinnova a partire da un 19 pollici sino a un 32 pollici, nelle colorazioni del mobile: nero lucido, bianco lucido e grigio chiaro). Dall'inizio 2009, con l'abbattimento dei costi dei pannelli LCD all'ingrosso, si mette anche in vendita una linea di televisori Full HD, dal 32 al 42 pollici[9].

Ad aprile 2011 nello stabilimento di Abbiategrasso si incomincia la produzione del primo TV LED. Si tratta del modello 32 LED1 con tecnologia 100 Hz e pannello LCD Edge LED.[10] Nei mesi successivi vengono introdotti in gamma i modelli da 22, 26 e 19 pollici, mentre a metà 2012 escono di listino gli ultimi modelli LCD. A dicembre 2012 fa la sua comparsa il nuovo 40 LED1 anch'esso con tecnologia 100 Hz e pannello LCD Edge LED, affiancato a fine marzo 2013 dalla versione Smart, il primo Smart TV di Mivar.

Lo stop alla produzione TV[modifica | modifica wikitesto]

Considerati i bassi volumi nelle vendite, dal dicembre 2013 la proprietà Mivar ha deciso di sospendere la produzione di televisori, già da alcuni anni ridotta all'assemblaggio di componenti quasi esclusivamente esterni. Il fermo della produzione ha comportato il licenziamento di buona parte del personale attivo nello storico stabilimento di Abbiategrasso, dove sono rimasti in forza soltanto una ventina di dipendenti, con attività legate al servizio vendita[11], all'assistenza tecnica e alla costruzione di tavoli e sedie[11], in base al nuovo acronimo MIlano Vichi Arredi Razionali.

La produzione di televisori potrebbe riprendere in futuro, qualora il mercato e la situazione economica lo rendessero nuovamente possibile. Contestualmente; la proprietà si è detta disponibile a concedere l'usufrutto gratuito del suo nuovo stabilimento (salvo spese di ordinaria gestione) a chiunque vi voglia produrre televisori, prodotti high tech, elettrodomestici o apparecchiature elettroniche[12].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]