Formenti

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Formenti è stato un gruppo industriale italiano a conduzione familiare attivo nei settori dell'elettronica civile e professionale, e degli elettrodomestici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata a Desio (MB) da Carlo Formenti nel 1947, sotto la denominazione Carlo Formenti s.a.s., e iniziò la sua attività con la costruzione di radio, progettate dallo stesso fondatore, con marchio proprio e in conto terzi per altri marchi.

Nel 1953 l'attività si spostò in un nuovo stabilimento con 80 addetti[1] e venne avviata la produzione dei primi televisori in bianco e nero, soprattutto come terzista per importanti marchi come Telefunken, Singer e Siemens. Tre anni dopo iniziarono le esportazioni verso l'estero, e sempre come terzista produsse apparecchi con marchi commerciali destinati alle grandi catene di distribuzione europee.

Nel 1961 rilevò lo stabilimento italiano della statunitense Admiral di Concorezzo con i suoi 1.000 addetti e una capacità produttiva di 500 pezzi al giorno. Data la possibilità di sfruttare la licenza del marchio[1] costituì la società Admiral Formenti S.p.A. con sede a Milano, e l'azienda lombarda divenne nel giro di pochi anni una delle più note del settore a livello nazionale. Inoltre, estese la produzione al settore del "bianco", con l'avvio della produzione di lavatrici.

Nel corso degli anni settanta, la sede legale e amministrativa della società cambiò denominazione in Industrie Formenti Italia S.p.A. e gli uffici trasferiti a Lissone.

Nel 1972 venne inaugurato un nuovo stabilimento a Sessa Aurunca (CE) destinato alla produzione dei televisori a colori con i marchi Admiral, Phoenix, Philco, Televideon e Uranya. Formenti fu infatti tra i primissimi in Italia a produrre tali apparecchi, che però fino al 1976 furono commercializzati esclusivamente nei paesi centroeuropei, soprattutto in Francia e Germania[1], ad opera del dirigente ed amministratore Maraccani, dove da tempo erano già avviate le trasmissioni a colori.

Dal 1983 il gruppo Formenti si presentò sul mercato con un altro marchio, White-Westinghouse[1], che divenne il più utilizzato per vendere i televisori, i videoregistratori e gli elettrodomestici prodotti dalla stessa azienda brianzola. Negli anni successivi la società produsse apparecchi anche con i marchi DuMont e Schaub-Lorenz.

Parzialmente colpita dalla crisi generale dell'industria elettronica italiana, nel 1984 la finanziaria pubblica REL entrò nel capitale di Formenti rilevandone il 27,75% delle quote[2]. L'azienda, che all'epoca contava 580 addetti sparsi nei due stabilimenti[3] fu comunque una delle poche a entrare in orbita REL ed in grado di risanare i propri conti in breve tempo.

Nel 1989 venne avviato l'ammodernamento e l'ampliamento dello stabilimento di Sessa, con l'installazione di catene di montaggio automatizzate[4], che consentì all'azienda di subire un incremento della produttività da 300 a 2.200 pezzi al giorno[1]. Lo stabilimento di Concorezzo fu invece destinato ad una nuova produzione di monitor e display professionali per computer e bancomat.

Il periodo positivo dell'azienda proseguì nel corso degli anni novanta. Il suo fatturato passò dagli oltre 108 miliardi di lire del 1991[5] ai 310 realizzati nel 1999[6]. Nel frattempo, il gruppo brianzolo acquisì nel 1997 il marchio Imperial e la fallita Sèleco, rilevandone anche i marchi Brionvega, Phonola e Tandberg con lo stabilimento di Pordenone, riattivato nel 1998. Contestualmente, la famiglia Formenti costituì un nuovo gruppo denominato Sèleco-Formenti S.p.A., della quale Carlo, il fondatore, assunse la presidenza, mentre i figli Giovanni e Giulio ricoprirono le cariche rispettivamente di amministratore delegato e consigliere[7].

Ma a partire dal 2000, per Formenti ha inizio la fase del declino. Il bilancio dell'azienda registra un forte passivo dovuto al calo delle vendite, quest'ultimo causato dall'aggressiva concorrenza dei produttori asiatici turchi di tv color, immessi sul mercato a prezzi nettamente competitivi e senza un'adeguata legge anti-dumping da parte dell'Unione europea[1]. Sempre in conseguenza dei limitati margini di guadagno, l'azienda decide nel breve di chiudere i due stabilimenti di Concorezzo (2000) e Sessa Aurunca (2003), rispettivamente di 130 e 440 addetti, nonché di effettuare una riduzione del personale in quello friulano di Pordenone[8][9].

Chiusura e sorte dei marchi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004 la società viene posta in liquidazione, e successivamente ne viene deciso il commissariamento da parte del Tribunale di Monza[10], che nomina come curatore il prof. Francesco Fimmanò. Dopo un lungo periodo di cassa integrazione per i lavoratori, il capannone di Pordenone e i marchi Sèleco, Brionvega e Imperial, nel 2006 si dispone per l'assegnazione alla Super//Fluo, società con sede a Udine di proprietà dei fratelli Carlo e Marco Asquini. La nuova proprietà avrà solo il tempo di produrre qualche modello di TV a marchio Imperial, una radio a marchio Sèleco e un modello di TV LCD a marchio Brionvega, prima del fallimento della stessa a causa delle difficoltà incontrate a livello gestionale, nonché di mercato. Da questo, si salverà soltanto il marchio Super//Fluo, mentre gli altri marchi posseduti ed acquisiti dai Formenti (con l'esclusione di Brionvega che diverrà di proprietà di Sim2 Multimedia) passeranno alla Selek Technology, che sino ad oggi non ha concretizzato alcun seguito di natura commerciale, oltre a perdere a dicembre 2016 i diritti di licenza del marchio Sèleco, passati ora alla società Twenty S.p.A. (da maggio 2017 Sèleco S.p.A.), con l'intenzione di produrre in Italia e precisamente nella storica sede di Pordenone[11], una linea di TV LED d'alta gamma e dal design ricercato[12][13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f AA.VV., Trade Consumer Electronics, rivista edita da E2S, del Settembre 2006, pp. 31-32
  2. ^ "REL, IL COLORE DEI SOLDI" - Repubblica, 16 ottobre 1987
  3. ^ AA.VV., Marketing in Europe, Edizioni 284-289, Economist Intelligence Unit, 1986, p.53
  4. ^ AA.VV., Progettare n. 195, rivista edita dal Gruppo Editoriale Jackson, del novembre 1996
  5. ^ "video tv, oltre 108 miliardi il fatturato FORMENTI" - Corriere della Sera, 28 giugno 1992
  6. ^ "SELECO-FORMENTI: NEL '99 FATTURATO DI 310 MLD", Adnkronos, 7 giugno 2000
  7. ^ "A FORMENTI I MARCHI SELECO" - Repubblica, 21 dicembre 1997
  8. ^ "Formenti conferma la chiusura Appello dei sindacati al Comune" - Corriere della Sera, 18 marzo 2000
  9. ^ "Formenti Seleco: sospesa mobilità per 440 dipendenti" - Archivio Radiocor.ilsole 24.com, 14 febbraio 2003
  10. ^ "I PRIMI SEGNALI DI CRISI NEL 2000" - Messaggero Veneto, 4 marzo 2005
  11. ^ Rinasce la Seleco, previste 50 assunzioni, Messaggero Veneto, 5 aprile 2017
  12. ^ In pista due cordate per rilevare la Sèleco
  13. ^ Twenty acquisisce il marchio Sèleco, Editoriale Duesse-Cons. Electronics, 21 dicembre 2016