Face (azienda)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
FACE Standard
StatoItalia Italia
Fondazione1935
Chiusura2012
SettoreTelecomunicazioni
Prodottitelefonia

La FACE Standard (Fabbrica Apparecchiature per Comunicazioni Elettriche) è stata un'azienda italiana creata nel 1935 come scorporo della Standard Electric Italiana.

Nel 2003 cambia nome in Industrie Dial Face (IDF), per poi chiudere nel 2012.

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Etichetta di Istruzioni di un telefono

Nel 1930, la Western Electric Italiana, presente in Italia dal 1909 con la realizzazione di impianti e apparecchi telefonici, diviene una Divisione della FACE (Fabbrica Apparecchiature per Comunicazioni Elettriche) con sede a Milano. Negli anni ’50 la FACE STANDARD diventa parte della ITT (International Telegraph & Telephone) Corporation. La ricostruzione postbellica, e la conseguente espansione economica industriale, ha portato nel 1972 all’apertura del nuovo insediamento industriale di Bari.

Numerosi i prodotti degni di nota, anche distribuiti all'utenza SIP come telefoni sia in comodato d'uso sia disponibili per la vendita all'utente, particolarmente apprezzati per il design.

Il "Bigrigio" di Lino Saltini (Siemens S62) assemblato anche da FACE STANDARD con il nome di F62; L'F62 era disponibile oltre che nella versione grigia, in versione nera e nell'esclusiva versione bianco neve.

Il telefono compatto a disco "Lillo";

Il telefono a disco "Jewel", con la caratteristica forma a cofanetto portagioie;

Il telefono compatto a disco "Fava";

Il telefono unificato "Pulsar" che affiancò il bigrigio nei primi anni '80, dapprima in versione elettromeccanica (suoneria a campanella) e poi completamente elettronico nella seconda edizione.

L'attentato del 6 ottobre 1974[modifica | modifica wikitesto]

La notte del 6 ottobre 1974 un commando armato di dieci uomini fece irruzione all'interno dello stabilimento della Face di Fizzonasco, alle porte di Milano. Gli attentatori appiccarono un incendio all'interno del magazzino dove venivano stoccate le apparecchiature telefoniche già finite e pronte per essere spedite in tutta Italia[1].

L'azione fu organizzata e portata a termine dalle prime realtà milanesi dell'Autonomia Operaia, che facevano riferimento alla rivista clandestina "Rosso". La Face Standard era stata presa di mira in quanto direttamente riconducibile alla già citata multinazionale americana ITT. Unico testimone oculare dell'accaduto fu il guardiano notturno dello stabilimento, il quale però venne subito immobilizzato e imbavagliato dagli uomini del commando.

L'incendio provocò danni stimati in circa cinque miliardi di lire, e un volantino di rivendicazione venne fatto recapitare il giorno dopo alla redazione del Corriere della Sera.

Nel volantino vi era scritto che gli attentatori desideravano:

"Che la ITT nel suo bilancio registri che il deposito di Fizzonasco è bruciato perché i militanti italiani non hanno dimenticato i compagni trucidati da Augusto Pinochet, servo delle multinazionali. Il deposito di Fizzonasco è bruciato perché anche noi comunisti dobbiamo provare nuove tecnologie su sempre nuovi obiettivi. Mai più senza fucile, dunque: senza tregua per il Comunismo''[2].

Tale volantino fu poi nei giorni seguenti inviato anche alla redazione torinese de La Stampa, e circolò anche per diverse settimane all'interno delle fabbriche milanesi.

Va tenuto presente che l'attentato alla Face Standard fu il primo attentato industriale degno di nota nella provincia di Milano e riscosse una discreta approvazione nel mondo della sinistra extra parlamentare di allora, in quanto era stata colpita una multinazionale americana senza però ferire o uccidere nessuno e senza arrecar danno al salario dei lavoratori dell'azienda[2].

Anni recenti e chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 avviene la trasformazione industriale da azienda elettromeccanica ad azienda elettronica. Nel 1989, a seguito della fusione della ITT e ALCATEL, le attività di “Terminali e Sistemi per Telecomunicazioni “ delle due Corporation si consolidano nella ALCATEL DIAL FACE. Nel 1998, esce dal Gruppo ALCATEL e assume la denominazione IDF (Industrie Dial Face) portando con sé il patrimonio tecnologico di ITT e ALCATEL, e focalizzando le proprie attività sulla progettazione e produzione di Terminali telefonici analogici e digitali, e sui Sistemi per applicazioni Business e di Rete. Nel 2001 avvia l’ottimizzazione delle risorse industriali, proseguendo il cammino tecnologico e d’innovazione verso le telecomunicazioni digitali, con la realizzazione di terminali ergonomici innovativi. Dal 2003 concentra le risorse tecnico-produttive sui terminali e apparati di accesso per rete IP, e nel 2007 aumenta il proprio coinvolgimento nei sistemi per la New Generation Network con interfacce xDSL e ottiche. Direzione Generale Via Canzo 4 - 20068 PESCHIERA BORROMEO (MI); Sede di BARI Viale Zippitelli 2/C - 70123 BARI (Bibliografia: sito Industrie Dial Face – Milano).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ RADIO ONDA D’URTO: STORIA DI CLASSE, su Radio Onda d`Urto, 4 ottobre 2018. URL consultato il 22 aprile 2020.
  2. ^ a b www.infoaut.org, https://www.infoaut.org/storia-di-classe/6-ottobre-1974-azione-alla-face-standard. URL consultato il 22 aprile 2020.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN161010985 · WorldCat Identities (ENviaf-161010985