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Sessa Aurunca

Coordinate: 41°14′N 13°56′E
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Sessa Aurunca
comune
Sessa Aurunca – Stemma
Sessa Aurunca – Bandiera
Sessa Aurunca – Veduta
Sessa Aurunca – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Campania
Provincia Caserta
Amministrazione
SindacoLorenzo Di Iorio (PD) dal 4-10-2021
Territorio
Coordinate41°14′N 13°56′E
Altitudine203 m s.l.m.
Superficie162,18 km²
Abitanti20 035[1] (31-12-2025)
Densità123,54 ab./km²
FrazioniAulpi, Avezzano, Baia Azzurra-Levagnole, Baia Domizia, Carano, Casamare, Cascano, Castellone, Cescheto, Corbara, Corigliano, Cupa, Fasani, Fontanaradina, Gusti, Lauro, Levagnole, Li Paoli, Maiano, Marzuli, Piedimonte Massicano, Ponte, Rongolise, San Carlo, San Castrese, San Limato, San Martino, Santa Maria a Valogno, Sorbello, Tuoro, Valogno, Vigne, Zelloni
Comuni confinantiCarinola, Castelforte (LT), Cellole, Falciano del Massico, Galluccio, Minturno (LT), Mondragone, Rocca d'Evandro, Roccamonfina, Santi Cosma e Damiano (LT), Teano
Altre informazioni
Cod. postale81037
Prefisso0823
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT061088
Cod. catastaleI676
TargaCE
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona C, 1 355 GG[3]
Nome abitantisessani
Patronosan Leone IX Papa
Giorno festivo8 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sessa Aurunca
Sessa Aurunca
Sessa Aurunca – Mappa
Sessa Aurunca – Mappa
Posizione del comune di Sessa Aurunca nella provincia di Caserta
Sito istituzionale

Sessa Aurunca è un comune italiano di 20 035 abitanti[1] della provincia di Caserta in Campania.

Geografia fisica

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Sessa Aurunca è il primo comune della provincia di Caserta per estensione territoriale, il secondo in Campania dopo Ariano Irpino.[4]

La sua collocazione all'estremo nord-ovest della Campania ne fa il comune più occidentale della regione. Dispone di una fascia costiera sul litorale domizio lungo il golfo di Gaeta. È separata dal Lazio (provincia di Latina) dal fiume Garigliano. Il centro cittadino che dà il nome alla municipalità è collocato sul pendio di tufo vulcanico a sud-ovest del vulcano spento di Roccamonfina, su di un piccolo affluente del Garigliano, il Rio Travata. Il centro storico della città fa parte del parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano.

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Sessa Aurunca.

Origini del nome

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Il toponimo deriva da Colonia Iulia Felix Classica Suessa (o in breve Suessa), colonia romana rifondata sulla città appartenente alla Pentapoli Aurunca, nucleo storico del centro.

Nel 314 a.C. infatti, sconfitti gli Aurunci, i Romani fecero di Suessa Aurunca una loro colonia[5] di diritto latino, da cui il motto S.P.Q.S. presente sullo stemma municipale.

Si presume che il nome possa derivare dalla felice posizione (sessio, cioè sedile, dolce collina dal clima mite del territorio denominato dai Romani Campania felix).[6]

Le origini: Suessa

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Veduta di Sessa Aurunca nel XVIII secolo (1703).

Sessa Aurunca è di antichissima origine come confermano tracce di insediamenti preistorici e le necropoli dell'VIII secolo a.C., epoca in cui qui risiedevano gli Aurunci, talvolta detti Ausoni,[9] popolazione di origine indoeuropea che si stabilì nel basso Lazio probabilmente intorno al I millennio a.C. Il loro territorio, a sud di quello dei Volsci, era compreso nell'area di Roccamonfina, tra il Liri e il Volturno, i monti Aurunci e il monte Massico. Una delle loro città principali fu Terracina. Socialmente non erano particolarmente evoluti – o almeno così li descrissero i Romani – e costruivano le loro città sempre in cima a un colle a scopo difensivo, con alcune caratteristiche in comune con gli Osco-umbri.

Il territorio degli Aurunci si estendeva dal Circeo al monte Massico, tra i monti Aurunci, i monti Ausoni e il mar Tirreno, organizzato in una Pentapoli con a capo le città di Ausona, Minturnae (il cui nome si fa talvolta risalire al Minotauro cretese), Sinuessa, Suessa e Vescia.[10]

Intorno al IV sec. a.C. il popolo degli Aurunci – forse discendenti dei Tirreni, quindi di stirpe italica – entrò a contatto coi Romani, schierandosi contro di essi e alleandosi coi Sanniti. Le conseguenze furono disastrose: la Pentapoli venne annientata nel 314 a.C.,[11] tanto che di Ausona e di Vescia non è rimasto che il nome e poche notizie. Nel 312 a.C. la costruzione della via Appia, che collegava Roma con Capua, interessò anche il sito di Minturnae diventandone il Decumano Massimo, e la città divenne colonia di diritto romano nel 295 a.C. Iniziò così un nuovo periodo di prosperità, che raggiunse l'apice fra I e II secolo d.C., anche per Suessa, non lontana dall'arteria consolare cui venne collegata tramite il ponte Ronaco.

La Sessa preromana fu fortificata con mura ciclopiche che abbracciano una superficie di circa 1 ettaro: probabilmente questo era l'originario nucleo della città benché la superficie troppo esigua per un centro abitato faccia ipotizzare che le mura proteggessero solo un forte militare a difesa della popolazione aurunca. Nel 337 a.C. la postazione fu abbandonata, sotto la pressione dei Sidicini, in favore della zona dell'attuale centro storico.

La Sessa romana fu una colonia di diritto latino e batté moneta dal 270 a.C. circa alla seconda guerra punica (219-202 a.C.), durante la quale si rifiutò di fornire armi, soldati e denari a Roma. Nel II sec. a.C. vi nacque Gaio Lucilio, considerato l'inventore della satira.[12] In seguito divenne un ragguardevole centro militare, commerciale e agricolo e venne elevata a municipium nel 90 a.C.; durante la guerra civile fra optimates e populares si schierò al fianco di Silla, e successivamente con Pompeo. È di questo periodo la cinta muraria, di cui restano le tracce: lunga due chilometri e mezzo con cinque-sei porte, fu realizzata in opus quadratum. Al tempo di Augusto Sessa ospitò una colonia di veterani classarii ed estese i suoi confini.[13]

La posizione vantaggiosa tra la via Appia e la via Latina ne fece un centro di produzione agricola, i cui prodotti poterono essere trasportati verso Roma o verso Capua. Cicerone menzionò Suessa identificandola come un'importante città. Cesare distribuì le terre di Sessa fra i suoi veterani, per cui la città assunse in alcuni testi il nome di Colonia Iulia Felix Classica Suessa.

Il teatro romano di Suessa.

In età imperiale Suessa conobbe la sua massima espansione urbana: il centro abitato si estendeva su un'area quasi doppia rispetto a quella attuale e contava numerosi e importanti monumenti. Nel 2001 gli scavi hanno riportato alla luce il teatro romano, struttura che poteva contenere più di 10 000 spettatori[14] con una scena di circa 30 metri di fronte e 15 di profondità; il teatro ha come cornice naturale la campagna con il golfo di Gaeta all'orizzonte. Presso la città sorse una villa, proprietà di Matidia minore, sorella della moglie dell'imperatore Adriano.

Al declinare dell'Impero romano, Sessa – diocesi almeno dal V secolo – visse un periodo di decadenza demografica.

Sede di un gastaldato durante la dominazione dei Longobardi, nel suo castello ducale fu redatto il Placito di Sessa Aurunca, contenente una fra le prime testimonianze di volgare italiano. Dopo essere stata interessata dalle vicende storiche dei principati di Capua, Salerno e Benevento e del ducato di Gaeta, vide nascervi l'insigne giurista d'epoca sveva Taddeo da Sessa. Tra il XIV e il XV secolo i Marzano, signori di buona parte della Terra di Lavoro e una delle più potenti famiglie del Regno di Napoli, fecero di Sessa la capitale dei loro feudi.

La signoria dei Marzano ebbe termine nel 1464 e Sessa per breve tempo venne eretta in arciducato. Nel 1507 fu concessa in feudo a Consalvo Ernandes de Córdoba, che aveva portato a termine la definitiva conquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando il Cattolico con la battaglia del Garigliano e ne aveva ottenuto il titolo di viceré. Apparteneva ad una delle più illustri famiglie di Spagna.

Nel periodo del suo successore, Consalvo II de Córdoba, fu vescovo di Sessa Galeazzo Florimonte (†1565) che ispirò e diede il nome al celebre Galateo scritto da monsignor Della Casa.[15]

La provincia campana di Terra di Lavoro con i confini dei suoi cinque distretti (dal 1860 circondari).

Il ducato di Sessa

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Lo stesso argomento in dettaglio: Ducato di Sessa.

Vi è stato un primo ducato di Sessa, dal 1360 al 1466, un arciducato, dal 1495 al 1507, e un secondo ducato di Sessa dal 1507 in poi, il cui titolo nobiliare esiste ancora oggi. Le radici dell'antichissima famiglia Marzano, che per prima acquisì il ducato sessano, si perdono nella notte dei tempi; probabilmente prese il nome da un'omonima terra che possedevano in Principato Citra sin dal 1230; ai tempi di re Federico II di Svevia infatti, subito dopo la sua vittoria in Lombardia, sono attestati Riccardo e Giovanni di Marzano.

I Marzano hanno posseduto numerosi feudi tra i quali: Baia, Caggiano, Calvi, Carinola, la rocca di Mondragone, Formicola, Gioia, Laconia, Latino, Maida, Marzano, Monteleone, Monterotario, Rocca d'Aspro, Roccamonfina, Salvitella, Sant'Angelo di Ripacanina, Sant'Angelo le Fratte, Sasso, Sessa, Teano, Tufara, Vallo di Novi.

Dal XIX secolo a oggi

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Agli inizi del XIX secolo in seguito agli avvenimenti che andavano scuotendo il Regno napoletano, Sessa si trovò priva di due pilastri della sua importanza: la nobiltà e gli ordini religiosi che sin dal XIII secolo, avevano formato uno dei cardini della vita cittadina. Conservò però la diocesi e mantenne un suo ruolo come centro importante della provincia di Terra di Lavoro nel Distretto di Gaeta.

Durante la Seconda guerra mondiale il suo territorio venne interessato dai combattimenti avvenuti lungo la linea Gustav fra tedeschi e alleati.[16] La sua popolazione fu vittima di violenze[17][18] e parte del suo patrimonio culturale venne depredato dalle forze militari di entrambi gli schieramenti.[19][20]

Nel 1975 venne scorporata la frazione Cellole che divenne comune autonomo.

Stemma della città di Sessa Aurunca
Stemma della città di Sessa Aurunca

Lo stemma del Comune di Sessa Aurunca è stato riconosciuto con decreto del Capo del governo del 18 maggio 1936.[21]

Nello stemma è raffigurato Eracle, nume tutelare del luogo in antichità, nell'atto di strangolare il Leone di Nemea.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Il Duomo.
  • Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo (1183).
  • Chiesa di Santo Stefano (XIII-XIV secolo).
  • Chiesa di San Giovanni a Piazza (XIV-XVIII secolo).
  • Chiesa e convento di San Germano (XIII-XVIII secolo), con interessante interno settecentesco, decorato con stucchi e marmi policromi.
  • Chiesa di Sant'Agostino (XV secolo), oggi di forme barocche, conserva all'interno la tomba di Agostino Nifo. Adiacente ad essa è l'ex convento, di forme vanvitelliane.
  • Chiesa di San Giovanni a Villa (XIII-XVIII secolo): all'interno, all'altare maggiore, è presente un Crocifisso su tavola dei primi del Quattrocento, mentre agli altari del transetto vi sono due tele di un pittore vicino a Francesco Solimena.
La chiesa di San Giovanni a Villa.
  • Chiesa dell'Annunziata (XVIII secolo): di epoca angioina, fu ricostruita dopo il terremoto del 1688 in grandiose e classicheggianti forme rococò tra l'inizio degli anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta del Settecento, completata dall'architetto Giuseppe Astarita, tra i migliori allievi di Domenico Antonio Vaccaro. L'interno a croce greca ospita nell'abside dietro l'altare maggiore una pala con l'Annunciazione di Sebastiano Conca, firmata e datata 1758 e restaurata nel 2021.[22]
  • Chiesa di San Benedetto.
  • Chiesa di San Michele.
  • Chiesa di Santa Lucia.
  • Chiesa del Santissimo Rifugio.
  • Chiesa di San Carlo Borromeo.
  • Chiesa rupestre di Santa Maria in Grotta, presso la frazione Rongolise.
  • Chiesa rupestre di San Michele in Gualana, presso la frazione Fasani.

Architetture civili

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Il Castello Ducale.

Aree naturali

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Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[35]

Etnie e minoranze straniere

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Al 1 gennaio 2023 vi sono presenti 777 residenti stranieri, pari al 3,84% della popolazione.[36]

Tradizione e folclore

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Geografia antropica

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Il territorio comunale attualmente conta 30 frazioni o località, fra cui:

  • Avezzano-Sorbello, piccola frazione, conta circa 600 abitanti.
  • Baia Domizia, località turistica balneare nata nei primi anni Sessanta nel mezzo della "pineta" o "pantano di Sessa". Il comune di Sessa Aurunca vendette l'area dopo deliberazione del consiglio comunale del 29/9/1962 alla società Aurunca Litora, a condizione che rimanesse aperta a tutti e che fosse sviluppata e valorizzata per scopi "turistici-balneari-residenziali" come citato nell'atto di compravendita. Vi è situata la chiesa parrocchiale di san Francesco d'Assisi.
  • Carano, borgo agricolo, il cui toponimo risale all'età romana, noto per il Santuario di Maria SS. della Libera, meta di pellegrinaggi. La chiesa, a navata unica con cappelle laterali e cupola maiolicata, conserva all'altare maggiore un affresco campano-bizantino attardato (XIV secolo) e una statua in legno policromo della Vergine, di Giacomo Colombo. La festa patronale in onore della Madonna della Libera si svolge la prima domenica di maggio.[43]
  • Cascano, borgo d'origine romana come evidenzia il toponimo, è un centro noto soprattutto per l'artigianato della ceramica, la cui lavorazione è documentata nel sito almeno dal IV secolo d.C.[44]
  • Corbara, piccola frazione, conta circa 200 abitanti, anch'essa nota per la lavorazione della terracotta. Vi è situata la parrocchia di San Clemente.[45]
  • Fasani. In località Gualana è situata la grotta di San Michele, dove si conservano ancora le strutture architettoniche di tre absidiole sulle cui superfici sono visibili alcune figure di santi, e affreschi di pregevole fattura, risalenti al VIII secolo dell'era cristiana.[46]
  • Fontanaradina, frazione di circa 110 abitanti. Il villaggio, secondo quanto narra la leggenda, è stato fondato agli inizi dell'XI secolo; prima di questa data si narra che in tale luogo ci fossero soltanto delle sorgenti (da qui il nome Fontanaradina, ossia "fontana gradita", per il fatto che i viandanti che passavano in quella zona, potevano trovare refrigerio e ristoro nell'acqua della sorgente). Costruito sulle pendici del vulcano di Roccamonfina, in prossimità di una sua bocca laterale, è situato a 400 m s.l.m. Il villaggio gode di un clima mite e di un panorama che va dal promontorio di Mondragone al golfo di Gaeta. Il paese è sede di una delle più antiche chiese del comune sessano e anche una delle più grandi, costruita nei primi anni del 1400 unica sulle "Toraglie" con le sue tre navate. I santi patroni di Fontanaradina sono i santi Martiri Nazario e Celso che si festeggiano il 28 luglio.
  • Lauro, frazione di circa 2 000 abitanti situata a circa 100 m s.l.m. La festa patronale principale ricorre la seconda domenica di maggio, in onore di Maria SS. delle Grazie sotto il titolo dei Pozzi; particolarmente suggestivo è il luogo ove sorge il Santuario della Madonna. Altri santi patroni venerati a Lauro sono Sant'Antonio abate (17 gennaio), San Michele Arcangelo (29 settembre) e Santa Lucia (13 dicembre). Presente una sempre crescente attività culturale nell'ambito della musica con diverse scuole e formazioni bandistiche. Il centro storico è pavimentato da tipiche basaltine.
La chiesa di Santa Lucia nella frazione Lauro.
  • Piedimonte Massicano, frazione situata a 47 m s.l.m. La festa patronale ricorre il 2 giugno, in onore di sant'Erasmo. È una località agricola posta tra il monte Massico e il mare.
  • Ponte, piccola frazione di Sessa Aurunca con circa 450 abitanti, uno dei più suggestivi e antichi paesini di montagna del Casertano, al centro di un'ampia zona per le escursioni a piedi e in mountain bike. Il suo nome deriva da un ponte aurunco che attraversava il rivo ivi presso. La via di cui il ponte era parte, era a lastre di basalto e veniva da Sessa. Questa strada era la via Fistula, che fu attraversata dal console Marcello con le sue truppe per raggiungere il campo trincerato di Suessa durante la guerra contro Annibale.
  • Rongolise. Presso la frazione è presente la Chiesa di S. Maria in Grotta, ricavata nel tufo, che conserva all'interno notevoli affreschi del XII secolo. Alla parete destra, di particolare interesse, è Il transito della Vergine; segue l'Arcangelo Michele che pesa le anime, S. Tommaso Apostolo e la Madonna in trono con Bambino. Alla parete sinistra, in un riquadro, S. Esdra, S. Margherita e S. Onofrio. Altri affreschi sono di epoche successive.
  • San Carlo, frazione di circa 1 000 abitanti e parte delle "Toraglie".
  • San Castrese, frazione il cui nome deriva dal santo vescovo Castrese che, espulso dall'Africa settentrionale durante la persecuzione vandalica, verso la metà del V secolo, probabilmente si rifugiò in questi luoghi, dove continuò la sua missione apostolica. Il nucleo urbano sorge su una collina, a ridosso della piana del Garigliano, ad un'altitudine di 46 metri s.l.m. Il clima mite e la fertilità del suolo favoriscono le colture e le piantagioni. Il paese è collegato attraverso la strada provinciale con il centro di Sessa Aurunca, distante 9 km, e con la SS. 430 a 100 metri.
  • San Limato, frazione agricola situata nei pressi del Villaggio Turistico di Baia Felice, nota per i resti della Villa Romana di Punta San Limato.
  • Valogno, frazione situata a 400 m s.l.m., conosciuta come "borgo d'arte" per i suoi murales.[47]

La particolare dislocazione geografica del centro e delle 30 frazioni fra un'ampia zona collinare e la fertilissima piana del Garigliano, rende importante il territorio comunale per una produzione agricola differenziata e apprezzata soprattutto per quanto riguarda olio e vini (come l'antico Falerno) noti già nell'epoca romana (numerose sono sul territorio le tracce di grossi insediamenti produttivi di età imperiale).

Da queste zone, e fino alle pendici del Massico, provengono il vino Falerno odierno e l'olio d'oliva Terre Aurunche, entrambi DOP.

Non mancano l'allevamento del bestiame (in modo particolare delle bufale in pianura e degli ovini in collina), recenti impianti ittici e insediamenti industriali.

Centrale nucleare del Garigliano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Centrale nucleare del Garigliano.

Nelle campagne di Sessa Aurunca sorge la centrale nucleare dismessa "del Garigliano",[48] chiusa nel 1982.

Infrastrutture e trasporti

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Il territorio comunale di Sessa Aurunca è attraversato dalla strada statale 7 Via Appia e dalla Strada statale 7 quater Via Domitiana.

La stazione di Sessa Aurunca-Roccamonfina-Cellole.

Il comune dispone della stazione ferroviaria di Sessa Aurunca-Roccamonfina-Cellole sulla ferrovia Roma-Formia-Napoli. La stazione dista circa 8 km dal centro cittadino ed è collegata ad esso da un servizio di bus locali.

Fino al 1957 il comune era servito anche dalla stazione di Sessa Aurunca Superiore sulla ferrovia Sparanise-Gaeta. Sulla medesima linea erano presenti anche le stazioni di Cellole-Fasani, di Santa Fè e di Cascano.

Nei giorni feriali sono previsti collegamenti quotidiani in autobus per Caserta e Napoli.[49] Il servizio, precedentemente offerto da CLP, è ora in capo ad AIR Campania, che garantisce anche il trasporto verso alcune frazioni (particolarmente le "Toraglie") e verso i comuni, tra gli altri, di Roccamonfina, Galluccio, Mondragone, Carinola, Francolise, Sparanise, Pastorano, Capua e Santa Maria Capua Vetere.[50]

Altre linee locali collegano Sessa Aurunca con le rimanenti frazioni (tra cui Baia Domizia) e con i comuni limitrofi di Cellole,[51] Falciano del Massico, Teano,[52] Minturno (frazione Scauri) e Formia.

Amministrazione

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Lo stesso argomento in dettaglio: Sindaci di Sessa Aurunca.

Nel comune hanno sede le seguenti società di calcio:

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. Comuni della Campania per superficie territoriale, su tuttitalia.it.
  5. (LA) Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 25-28.
  6. Daniela Galliano, L'aerarium-tabularium di Sessa Aurunca. Il tesoro e l'archivio dei romani, su vesuviolive.it, 28 febbraio 2016. URL consultato il 14 giugno 2016.
  7. SUESSA - SESSA AURUNCA (Campania), su romanoimpero.com.
  8. La voce è presente anche in altre lingue di wiki. Elemento wikidata: d:Q119240047
  9. «Gli Arcadi, primi tra gli Elleni, attraversato l'Adriatico si stanziarono in Italia, condotti da Enotro.. nato 17 generazioni prima della guerra di Troia... giunse all'altro mare, quello che bagna le regioni occidentali d'Italia. Questo si chiamava Ausonio dagli Ausoni che abitavano le sue rive;... e fondò sulle alture piccoli centri abitati... E la regione occupata, che era vasta, fu chiamata Enotria ed enotrie tutte le genti su cui regnò.»
  10. Giuseppe Tommasino, Aurunci patres, Gubbio, Tipografia Eugubina, 1942.
  11. (LA) Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 25.
  12. Giovanni Fighera, Lucilio: la satira è totalmente latina, su lanuovabq.it. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  13. Claudia della Corte, Caserta e la sua Provincia, Ente Provinciale per il Turismo di Caserta, 2001, p. 25.
  14. Teatro romano di Sessa Aurunca, su cultura.gov.it.
  15. Roberto Guttoriello, Galeazzo Florimonte: umanista, vescovo e riformatore (1484-1565). Un'analisi storica a partire dal suo epistolario, Todi (PG), Tau Editrice, 2014.
  16. Sessa Aurunca: il percorso storico verso il 25 Aprile 1945, su generazioneaurunca.com. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  17. 2ª Guerra Mondiale: quando Lauro salvò la vita al carabiniere Lioi che aveva protetto i suoi giovani dalla deportazione, su generazioneaurunca.com. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  18. Nei paesi delle «marocchinate», su centrostudifederici.org. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  19. Il Museo Civico di Sessa Aurunca e il saccheggio del 1944: non furono i tedeschi, su journalchc.com. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  20. Restituiti a Sessa Aurunca circa 200 reperti trafugati dai tedeschi in guerra, su rainews.it. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  21. Sessa Aurunca, DCG 1936-05-18, riconoscimento di stemma, su dati.acs.beniculturali.it, Archivio centrale dello Stato, Ufficio araldica, Fascicoli comunali, busta 154, fascicolo 11568. URL consultato il 5 aprile 2021 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2016).
  22. Paola Coniglio, Sebastiano Conca, Annunciazione, in La Fragilità e la Forza. Antonello da Messina, Bellini, Carpaccio, Giulio Romano, Boccioni, Manet, 200 capolavori restaurati, XIX edizione di Restituzioni. Tesori d'arte restaurati, Catalogo di mostra, Milano, Skira, 2022, pp. 836-845, ISBN 978-88-572-4737-3.
  23. Sessa Aurunca - Istituto Italiano dei Castelli, su castcampania.it. URL consultato il 20 dicembre 2024.
  24. Apre al pubblico il Museo archeologico di Sessa Aurunca, su musei.beniculturali.it. URL consultato il 20 dicembre 2024.
  25. Vedasi energia nucleare in Italia.
  26. Paolo Virtuani, Nucleare: demolito il camino della centrale del Garigliano, Corriere della Sera, 14 novembre 2017. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  27. Mario Messina, Alla scoperta di una delle basi militari più segrete del mondo, su TVS tvsvizzera.it, 22 maggio 2022. URL consultato il 12 febbraio 2026.
  28. Catacombe dei Ss. Casto e Secondino, su fotografia.cultura.gov.it. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  29. Museo archeologico nazionale di Sessa Aurunca, su comune.sessaaurunca.ce.it.
  30. MuDiSe Museo Diocesano Diffuso Diamare Sessa Aurunca, su mudise.it.
  31. Ecomuseo del territorio aurunco, su ecomuseosessa.it.
  32. Mostra permanente del Capitolo, su museionline.info.
  33. Sedile di San Matteo, su catalogo.beniculturali.it.
  34. Sedile di San Matteo, su tripadvisor.it.
  35. Dati tratti da:
  36. Popolazione straniera residente, su demo.istat.it.
  37. Perrotta.
  38. Stanziale.
  39. La Settimana Santa a Sessa Aurunca, su settimanasanta.com, 1998. URL consultato il 1º giugno 2025.
  40. Sanvitale.
  41. Il "Gran Torneo", su grantorneodeiquartieri.it. URL consultato il 1º giugno 2025.
  42. Alberto Verrengia, La grande tradizione del Buco-Buco nel Territorio Aurunco, in Generazione Aurunca, 26 dicembre 2024. URL consultato il 1º giugno 2025.
  43. Conoscere il territorio aurunco: Il Santuario di Maria SS. Della Libera e l'Episcopio di Ventaroli, su ilpuntoquotidiano.it. URL consultato il 14 marzo 2020.
  44. Salvatore Bertolino, Monte Massico ed il territorio tra i fiumi Garigliano e Volturno. Hand made: nel laboratorio di un ceramista a Cascano di Sessa Aurunca, su lebellezzedelmassico.blogspot.com, sabato 23 settembre 2017. URL consultato il 14 marzo 2020.
  45. La frazione di Corbara nel comune di Sessa Aurunca (CE) Campania, su italia.indettaglio.it. URL consultato il 14 marzo 2020.
  46. Tesi di laurea (PDF), su rilievoarcheologico.it.
  47. Antonella Maffei, Valogno, la nuova vita del piccolo borgo casertano che rinasce attraverso i colori dei murales, su rainews.it, 20 giugno 2025. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  48. Archivio Istituto Luce - La nascita della Centrale del Garigliano (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2015).
  49. Linea 09-CE (PDF), su AIR Campania, 18 novembre 2024. URL consultato il 9 gennaio 2025.
  50. Linee e Orari – Bacino di Caserta, su AIR Campania. URL consultato il 9 gennaio 2025.
  51. Autoservizi Petteruti, Orari bus Linea Sessa Aurunca - Stazione F.S. - Cellole - Baia Domizia - Formia e ritorno, su Facebook, 26 agosto 2023. URL consultato il 10 gennaio 2025.
  52. Autolinea 03 (PDF), su Autoservizi Riccitelli, 17 ottobre 2022. URL consultato il 10 gennaio 2025.
  • AA. VV., Cronache di santità e di ragù: dieci anni di satira a Sessa Aurunca, Sessa Aurunca, Editore Cooperatrice La Comune, 1985.
  • AA. VV., Lungo le tracce dell'Appia: Sessa Aurunca e Capua due città di cultura, Marina di Minturno (LT), Caramanica Editore, 1993.
  • AA. VV., Il «Miserere» di Sessa Aurunca. Canto polifonico di tradizione orale, a tre voci pari, Marina di Minturno (LT), Caramanica Editore, 2018.
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