Inno-Hit

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Inno-Hit
Televisore CRT, in bianco e nero, 5 pollici, portatile, a transistor - Museo scienza tecnologia Milano 15016.jpg
Televisore CRT, in bianco e nero, 5 pollici, portatile, a transistor - Museo scienza tecnologia Milano
StatoGiappone Giappone
Fondazione1975
Sede principaleChiyoda (Tokyo)
Settoreelettronico, elettrotecnico
Prodotti
  • Videocamere
  • Computer
  • Televisori
  • Lettori VHS
  • Lettori audio digitali
  • Condizionatori

La Inno-Hit (oppure Inno Hit) è stata un'azienda di proprietà italo-giapponese, dedita alla progettazione, costruzione e commercializzazione di oggetti di elettronica di consumo. E' adesso un marchio di proprietà di terzi.

Il suo nome deriva dalla crasi fra i nomi delle due aziende fondatrici: la milanese Elektromarket Innovazione da una parte, e la giapponese Hitachi dall’altra. Il suo logo è la stilizzazione di un atomo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Con l'obiettivo, comune ad altre aziende asiatiche di elettronica, di penetrare - negli anni settanta - i mercati europei con prodotti adatti al pubblico occidentale, la Hitachi stabilì un accordo commerciale con quello che già era il proprio storico agente generale per l'Italia[1]: la società di Milano Elektromarket Innovazione, con sede in corso Italia al numero 13. L'accordo era finalizzato a vendere sul mercato italiano prodotti concepiti espressamente per la clientela di questo paese; in base a tale idea, la progettazione dei prodotti, appartenenti alla fascia economico-media, sarebbe stata effettuata congiuntamente dalle due realtà aziendali, mentre ad Hitachi sarebbe spettata la costruzione[2]. Della distribuzione nel mercato nazionale si sarebbe occupata Elektromarket Innovazione S.p.A. . Nella scelta del nome, per distinguersi dai prodotti Hitachi, vennero estratti nuovi termini dalle denominazioni delle due aziende; la parte di derivazione italiana (Inno da Elektromarket Innovazione) fu anteposta a quella giapponese (Hit di Hitachi) a significare la natura occidentale dei prodotti. Associando le due parole attraverso un trattino, fu quindi coniato il nome composto Inno-Hit, come vera e propria nuova realtà aziendale.

Numerosi i prodotti lanciati, fra cui le prime consolle da gioco (L’Inno-Hit Sportron e il chip AY-3-8500)[3], televisori, radio di diverse tipologie, piccoli elettrodomestici ed altri prodotti di elettronica di consumo. Vengono prodotti anche diversi CB (fra cui il CB1000[4]). Oggetti assemblati ad Hong Kong o in Taiwan per la distribuzione sul mercato italiano.

Gli anni ottanta e la chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni settanta, l'architettura aziendale muta; mentre la produzione resta orientale, in un tentativo di aprirsi anche ai primi personal computer e prodotti informatici. Per la progettazione Hitachi decide di riprendere il reparto, affidandosi, nel corso del 1979, alla Ditron S.p.A. di Milano[5], già importatrice di alcuni prodotti informatici. L'azienda milanese, che nei propri laboratori in centro città, viale Certosa 138, aprirà una "divisione Inno-Hit", si occuperà soprattutto della distribuzione dei prodotti, molti dei quali di piccola elettronica (ricetrasmittenti portatili quale l’ rt923, giradischi, mangiadischi per bambini - come il play/go disco, radio, radioline a doppia banda am/fm - fra cui la rm-044, orologi da polso e videogiochi portatili, etc.). Sarà questo il periodo di massima espansione dell'azienda; accompagnata da un battage pubblicitario insistente sulle riviste sia di settore che generaliste dell'epoca, con una politica di prezzi aggressiva, Inno-Hit riuscirà a mantenere posizioni nel mercato fino ai primi anni 90.

Coppia di walkie talkie prodotti dalla Inno-Hit

A causa della pressione del mercato, la Ditron S.p.A., (che nel 1995 incorporerà proprio Elektromarket Innovazione S.p.A., trasferitasi nel frattempo in via Nino Bixio, 45[6]), muterà prospettive aziendali, lasciando il marchio Inno-Hit che cesserà di esistere come realtà aziendale nella seconda metà degli anni novanta.

Il marchio Inno-Hit[modifica | modifica wikitesto]

In tale periodo, il marchio Inno-Hit fu rilevato dal gruppo Atig Service di Vicenza, apparendo nuovamente - fino al secondo decennio degli anni 2000 - su prodotti importati quali smartwatch , smartphone, fino al sistema operativo Android Kitkat[7] nonché televisori crt e, successivamente, lcd[8]. Nella prima metà degli anni 2000, il marchio viene utilizzato anche dal gruppo turco Vestel, che, attraverso la Vestel Italy, con sede a Grandate e - successivamente - a Montano Lucino ne fa un marchio di punta distribuendo oltre 2.000.000 di televisori. Dal 2016 al 2018 il marchio viene utilizzato dalla Cinese Skyworth per il mercato Italiano e Spagnolo. Dal 2013 il marchio Inno-Hit è di proprietà della società Maltese T. Manufacturing che ne promuove l'utilizzo in tutto il mondo.

Sponsorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Al pari di altre aziende di elettronica, negli anni ottanta anche Inno-Hit si legò ad alcuni team sportivi attraverso gli allora emergenti contratti di sponsorizzazione. Il più noto è quello con l'Inter per l'anno 1981-1982.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ CQ Elettronica, vol. 8, 1971.
  2. ^ Inno-Hit Produttore di I, Modelli di Italia, 49 radio, 219 i, su www.radiomuseum.org. URL consultato il 29 settembre 2019.
  3. ^ Marcello Bonomini, [RETRO] Console dimenticate – L’Inno-Hit Sportron e il chip AY-3-8500, su GameSource, 24 dicembre 2016. URL consultato il 29 settembre 2019.
  4. ^ Aa.Vv., Prova Inno Hit CB1000, in QSO - IL PRIMO MENSILE DI RADIANTISMO, vol. 73, 1976.
  5. ^ Vito Galasso, 1001 storie e curiosità sulla grande Inter che dovresti conoscere, Newton Compton Editori, 2014.
  6. ^ Gazzetta Ufficiale, su www.gazzettaufficiale.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  7. ^ Atig Service, Catalogo Rel.IT-Q3/15 - AO.
  8. ^ comune info | email@comune.info, Inno-hit, su Comune.Info. URL consultato il 1º ottobre 2019.
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