Industrie Merloni

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Merloni
StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Fondazione1930 a Fabriano
Fondata daAristide Merloni
Chiusura1975 per scorporo delle attività confluite in altre società
Sede principaleFabriano
Settoremanifatturiero
Prodotti
  • apparecchi termoidraulici
  • elettrodomestici
Fatturato£ 30 miliardi (1970)
Dipendenti2.000 (1970)

Merloni S.p.A., comunemente nota come Industrie Merloni, è stata un'azienda italiana a conduzione familiare di Fabriano, in provincia di Ancona, produttrice di apparecchi termoidraulici e di elettrodomestici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le Industrie Merloni vennero fondate il 15 luglio 1930 ad Albacina, frazione di Fabriano, in provincia di Ancona, su iniziativa di Aristide Merloni e con il contributo economico del parroco del paese don Battista Rinaldi, come opificio artigianale specializzato nella costruzione di bilance e di altri strumenti per la pesatura per uso professionale.[1][2][3] La ditta inizialmente impiegò appena 6 dipendenti, e il 3 dicembre 1933 venne ufficialmente costiuita la Società Anonima Merloni Aristide (SAMA), i cui soci fondatori, nell'atto costitutivo rogato dal notaio Alfredo Fossa di Fabriano, risultavano essere Aristide Merloni e il padre Antonio.[2][4] Nel 1936, sede e attività della SAMA furono spostate in un capannone a Fabriano, dove il numero di dipendenti crebbe a circa 40 unità, così come pure il fatturato annuo, passato dagli 80.000 lire registrato dal 1931, a 500.000 nel 1938.[2]

Le attività della fabbrica di Merloni, devastata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, furono interrotte nel 1945, e dopo la Liberazione fu requisita dagli Alleati, e adibita a vari usi successivi: stazione radio, autorimessa e deposito di grano.[2] SAMA fu sciolta e l'attività di Merloni tornò alla forma giuridica di ditta individuale, che poté riprendersi grazie ad una commessa pervenutagli dalle Ferrovie dello Stato per sessanta pese a ponte.[2][5] Agli inizi degli anni cinquanta, la ditta di Merloni divenne la principale produttrice italiana di strumenti per la pesatura ad uso professionale, e copriva il 60% del mercato nazionale delle bascule.[2] In seguito, Merloni abbandonò la produzione di bilance, e diversificò le sue attività passando a quella di bombole per il gas liquido e di scaldabagni, avviata nel 1954 con l'inaugurazione di un nuovo stabilimento di produzione a Matelica, in provincia di Macerata, e nel 1957 avviò anche la produzione di cucine e fornelli a gas da applicare alle bombole, in nuovo stabilimento ad Albacina.[6]

Nel 1957, Merloni nel pieno della sua espansione produttiva e commerciale, divenne società per azioni ed assunse la denominazione A. Merloni Officine Meccaniche S.p.A., con capitale sociale di 500 milioni di lire.[2][5][7] Due anni più tardi, nel 1959, fu inaugurato un nuovo stabilimento a Cerreto d'Esi, per la produzione di mobili metallici da cucina.[8] Nel 1960, venne lanciato il marchio Ariston, per commercializzare i prodotti che vendeva direttamente e differenziarli da quelli realizzati come terzista per altri marchi. Nel 1962, fu proposto il modello Unibloc, che includeva cucina, frigorifero e lavastoviglie, disegnato per l'azienda marchigiana dal designer giapponese Makio Hasuike, creato con l'obiettivo di adattare dei mobili da cucina in ambienti diversi.[9] Al 1963, le Industrie Merloni avevano poco meno di 600 dipendenti in cinque stabilimenti, ciascuno specializzato in singole produzioni, e tutti situati nelle Marche.[10] Nel 1966, fu rilevata l'ALIA di Milano, azienda produttrice di frigoriferi per conto terzi, che pochi anni dopo divenne sede logistica.[11]

Negli anni sessanta-settanta, furono aperti altri insediamenti produttivi, a Pianello di Genga (bombole, 1964), Sassoferrato (scaldabagni, 1965), Santa Maria di Fabriano (lavastoviglie, 1965), Melano-Marischio (frigoriferi, 1970), Cittaducale, in provincia di Rieti (cucine componibili, 1971) e Comunanza, in provincia di Ascoli Piceno (lavatrici, 1973).[12] L'azienda marchigiana, divenuta nel frattempo Merloni S.p.A., era stata strutturata in più divisioni, quella dei prodotti igienico-sanitari, quella degli elettrodomestici, quella meccanica e dell'arredamento.[13] Nel 1968, la divisione meccanica amministrata da uno dei figli di Aristide, Antonio Merloni, si staccò e divenne azienda separata con la denominazione ARDO.[14] Nel 1970, alla morte del fondatore, la guida delle Industrie Merloni venne assunta dai figli Francesco e Vittorio Merloni, presenti in azienda dagli anni cinquanta, che ricoprivano rispettivamente le cariche di direttore tecnico e di direttore commerciale.[2] Presente sia nel mercato nazionale che in quello estero, nel 1973 fu costituita la Ariston France S.A., filiale per la vendita e distribuzione dei prodotti in Francia e nei paesi del Nord Europa.[13]

Merloni cessò di esistere nel 1975, quando le varie divisioni si costituirono in aziende separate, in cui confluirono le varie attività dell'azienda.[13]

Informazioni e dati[modifica | modifica wikitesto]

Merloni S.p.A., azienda a conduzione familiare di Fabriano, in provincia di Ancona, produceva apparecchi termoidraulici ed elettrodomestici.

Nel 1970, l'azienda marchigiana contava 2.000 dipendenti in 8 stabilimenti, realizzava un fatturato di 30 miliardi di lire, ed era leader in particolare nella produzione di bombole per gas liquefatto, che a quell'anno copriva il 60% del mercato nazionale.[11][15] Gli scaldabagni costituivano il 33% della sua produzione, seguiti dalle cucine (10%), frigoriferi (5%) e lavastoviglie (3%).[11] 170.000 furono le cucine vendute in quell'anno, di cui 51.000 all'estero, e dei 176.000 frigoriferi, quelli venduti all'estero furono 106.000.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Barberis, p. 31.
  2. ^ a b c d e f g h Sori, Capitolo 1: Le origini e "il modello".
  3. ^ A. Galdo, Fabbriche. Storie, personaggi e luoghi di una passione italiana, Einaudi, 2007, pp. 84-85.
  4. ^ Barberis, p. 32.
  5. ^ a b R. Giulianelli, L'innovazione tecnologica nelle Marche. I brevetti industriali dagli inizi del Novecento al "miracolo economico", Affinità elettive, 2006, p. 43.
  6. ^ P. Giovannini, B. Montesi, M. Papini, Le Marche dalla ricostruzione alla transizione. 1944-1960, Il lavoro editoriale, 1999, pp. 244-246.
  7. ^ Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana - Foglio delle inserzioni, n. 132 del 5 giugno 1959, p. 2266
  8. ^ Giovannini, Montesi, Papini, p. 248.
  9. ^ S. Canepa, M. Vaudetti, Architettura degli Interni e progetto dell'abitazione. Nuove tendenze dell'abitare, Wolters Kluver, 2015, p. 106.
  10. ^ G. Crainz, Storia del miracolo italiano. Culture, identità, trasformazioni fra anni cinquanta e sessanta, Donzelli, 2005, p. 121.
  11. ^ a b c d Sori, Capitolo 3: La prima crescita (1964-1970).
  12. ^ Giovannini, Montesi, Papini, p. 250.
  13. ^ a b c Sori, Capitolo 4: I difficili anni Settanta (1970-1976).
  14. ^ Aiuti al salvataggio a favore di Antonio Merloni S.p.A. in amministrazione straordinaria. (PDF), su ec.europa.eu. URL consultato il 15 febbraio 2021.
  15. ^ M. Doria, L'imprenditoria industriale in Italia dall'Unità al "miracolo economico". Capitani d'industria, padroni, innovatori, Giappichelli, 1998, p. 192.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Bartocci, 1930/1980 Cinquant'anni di Industrie Merloni, Milano, Edizione privata, 1982.
  • C. Barberis, Aristide Merloni. Storia di un uomo e di un'industria in montagna, Bologna, Il Mulino, 1987, ISBN 8815015000.
  • E. Sori, Merloni. Da Fabriano al mondo, Milano, Egea, 2005, ISBN 8823871794.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Industrie Merloni, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 14 febbraio 2021.