Indesit

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Indesit
Indesit.jpg
Stato Italia Italia
Fondazione 1953 a Torino
Fondata da Armando Campioni, Adelchi Candellero, Filippo Gatta
Gruppo Indesit Company
Settore Elettrodomestici
Prodotti Congelatori, Cucine, Frigoriferi, Lavabiancheria, Lavasciuga, Lavastoviglie, Registratori di cassa, Televisori
Slogan «Do it together»
Sito web

Indesit è un'azienda italiana produttrice di elettrodomestici e di elettronica. Dal 1987 è un marchio della Merloni Elettrodomestici (oggi Indesit Company).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata nel 1953 a Torino con la denominazione Spirea, da tre soci: Armando Campioni, Adelchi Candellero e Filippo Gatta. La società si trasferì qualche anno dopo a Rivalta di Torino, e cambiò denominazione altre tre volte fino al 1961, quando assunse la ragione sociale definitiva e nacque il marchio Indesit (INDustria Elettrodomestci Spirea ITalia).

Indesit produceva sia elettrodomestici "bianchi" che televisori e registratori di cassa. L'azienda conobbe un rapido sviluppo produttivo e commerciale nel periodo del boom economico, divenendo la terza del settore a livello nazionale[1]. Conquistò ampie quote sia nel mercato nazionale che estero degli elettrodomestici.

Negli anni sessanta e settanta, Indesit contava ben sette impianti produttivi, di cui cinque al Nord (sparsi tra Rivalta, None e Orbassano) e due al Sud (Teverola e Carinaro (CE)), dove furono impiegati circa 12.000 addetti.

Nello stesso periodo all'Indesit fu sperimentato un sistema di trasmissione televisiva a colori denominato ISA, che l'azienda torinese propose nel 1972 alla RAI, ma che non fu accettato dal Governo italiano, perché non conforme agli altri sistemi europei.

Venne acquisito anche il marchio Hirundo, con cui fu proposta una linea nel settore bianco (frigoriferi, lavatrici e altri elettrodomestici), oltre che apparecchi nel settore bruno, come radio a transistor marchiate Indesit-Hirundo. Tale marchio oggi non viene più usato.

Indesit partecipò per il 6% nella Sèleco di Pordenone, all'epoca in cui il controllo era detenuto da Giovanni Mario Rossignolo, cedendo impianti in disuso per la fabbricazione di televisori. Zanussi e REL erano i maggiori azionisti in Sèleco a quell'epoca.

Nel 1980, la Indesit andò in crisi e venne posta in amministrazione controllata, da cui uscì nel 1984, quando fu ricapitalizzata per 74 miliardi di lire e vi entrarono nuovi soci[2]. Tuttavia per l'azienda torinese la crisi continuò e la ripresa non avveniva; a seguito di ciò nel 1985 cedette la sua divisione elettronica alla Olivetti[3].

Molte furono le trattative per trovare un partner industriale e finanziario, ma la situazione era talmente grave da portare, nello stesso anno, l'azienda all'amministrazione straordinaria, in base alla legge Prodi, e il Tribunale di Torino nominò commissario il dott. Giacomo Zunino[4]. Da tempo i posti di lavoro erano drasticamente diminuiti, ed erano ridotti a poco più di 7.000 addetti, la maggior parte dei quali in cassa integrazione.

Indesit alla Merloni Elettrodomestici[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante fosse commissariata, l'azienda migliorò gradualmente i conti, e nel 1987 fu acquistata all'asta dalla Merloni Elettrodomestici già conosciuta per il marchio Ariston e fino ad allora principale concorrente in Italia della Indesit stessa. Nell'operazione il gruppo marchigiano investì ben 50 miliardi di lire nell'acquisizione della società, e altri 100 miliardi ne furono previsti per la ristrutturazione e il risanamento[5]. Indesit divenne il primo marchio dell'azienda, e furono mantenuti soltanto gli stabilimenti di None, Carinaro e Teverola.

Sotto la gestione Merloni, il marchio Indesit ritornò protagonista nel mercato degli elettrodomestici, tanto da permettergli, nel corso degli anni novanta, di divenire il secondo in Europa[6].

Nel febbraio 2005 la Merloni Elettrodomestici venne rinominata Indesit Company. Successivamente la Indesit Company ha usato i marchi: Ariston abbinato ad Hotpoint, quest'ultimo acquisito nel 2001, Scholtès, società francese assorbita già alla fine degli anni '80, ed Indesit. Esistono inoltre controllate e joint venture in Russia e Cina con marchi anche locali, avendo effettuato nuove acquisizioni che hanno portato l'azienda ad essere tra i leader nei vari mercati. Nel 2014 Indesit Company ormai incapace di attuare strategie di lungo termine da quando Vittorio Merloni non è più al comando, passa totalmente in mano alla Whirlpool Corporation. La società viene de-listata dalla Borsa di Milano e molti manager allontanati iniziando un processo di completa integrazione che porterà Indesit ad essere solo un marchio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Ciravegna - Indesit: Storia di una fabbrica e di una lotta per il lavoro - Torino, RTP, 1986.
  • N. Crepax - Storia dell'industria in Italia: uomini, imprese e prodotti - Bologna, Mulino, 2002, ISBN 88-15-08408-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]