Vittorio Valletta

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Vittorio Valletta
Vittorio Valletta.jpg
Valletta nell'immediato secondo dopoguerra

Senatore della Repubblica Italiana
Senatore a vita
Durata mandato 28 novembre 1966 –
10 agosto 1967

Dati generali
Professione dirigente d'azienda

Vittorio Valletta (Sampierdarena, 28 luglio 1883Pietrasanta, 10 agosto 1967) è stato un dirigente d'azienda italiano, dal 1921 al 1966 dirigente della FIAT, della quale fu amministratore delegato e, successivamente, presidente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e prime attività[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Sampierdarena, borgo in seguito diventato quartiere di Genova, da padre di origine siciliana funzionario delle Ferrovie e caduto al fronte nel 1915 da ufficiale del Regio Esercito e dalla valtellinese Teresa Quadrio[1], ricevette la sua ferrea educazione da quest'ultima (data la supposta ludopatia di suo padre[1]) e divenne ragioniere tramite la frequenza di corsi serali all'I.T.C. Sommeiller di Torino. Successivamente, nel 1909, si diplomò presso l'Istituto Superiore di Commercio (oggi facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Torino) da studente-lavoratore. Dal 1906 era sposato ed ebbe una figlia unica, Fede. Insegnò ragioneria in un istituto superiore e collaborò a uno studio di commercialista.

Nel 1914, con il grado di tenente, fu reclutato dalla neonata DTAM (Direzione tecnica dell'Aviazione Militare) a Torino, che si prefiggeva il compito di coordinare l'attività delle industrie aeronautiche nell'assistenza all'aviazione militare, in previsione dell'imminente entrata in guerra dell'Italia. Fu in quel ruolo che conobbe Antonio Chiribiri. Alla fine del conflitto, Valletta divenne procuratore generale della azienda automobilistica Chiribiri, dimostrando grandi capacità organizzative e amministrative.

È assodata la sua adesione, avvenuta in quel periodo, alla massoneria[2].

L'ingresso in FIAT[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1921 Valletta, all'epoca insegnante e piccolo imprenditore, eseguì una perizia commerciale per conto di un avvocato liberale, Bruno Villabruna, che rappresentava gli interessi di una piccola azionista FIAT di Biella[3] la quale aveva promosso azione legale contro il senatore Giovanni Agnelli per una controversa operazione di aggiotaggio in borsa[3].

L'analisi era favorevole alla cliente di Villabruna, ma a seguito di un rinvio dell'udienza Villabruna scoprì che Valletta, nel frattempo assunto alla Fiat come dirigente, aveva presentato una nuova perizia questa volta favorevole alla Fiat e che il giudice accolse[4].

Narra l'aneddotica che più di trent'anni dopo tale episodio, quando Villabruna era ministro dell'Industria della giovane repubblica e Valletta nel frattempo presidente della Fiat, in un incontro pubblico il primo con un espediente (la frattura a un dito) evitò di stringere la mano al secondo[4].

Valletta entrò alla FIAT con il grado di direttore centrale, per divenire direttore generale nel 1928 e amministratore delegato nel 1939.

Il primo dopoguerra: l'estromissione dalla FIAT[modifica | modifica wikitesto]

Con l'esito noto della seconda guerra mondiale, dopo l'occupazione tedesca del Nord-Italia, nel novembre 1944 Valletta fu denunciato al CLN per collaborazionismo con l'occupante tedesco, il 23 marzo 1945 veniva epurato dalla Commissione provinciale di epurazione del CLN, deferito alla Commissione di Giustizia[5] ed estromesso dalla direzione della FIAT.

Tuttavia il Consiglio di Gestione dell'azienda, riformato dal CLNAI per guidare quest'ultima in sostituzione provvisoria della precedente dirigenza, si trovò di fronte a molte difficoltà. Già il principale azionista e fondatore della medesima, senatore Giovanni Agnelli, estromesso dalla direzione, era deceduto il 16 dicembre 1945.

Il rientro alla FIAT[modifica | modifica wikitesto]

Valletta fu quindi interpellato più volte per la soluzione di problemi dei quali solo lui aveva la cognizione precisa. Inoltre, sorsero gravi difficoltà nell'approvvigionamento della materie prime e le autorità alleate insistevano per un ritorno alla normalità anche nella gestione dell'azienda.

Dopo una serie di incontri tenutisi a Roma tra Valletta, in rappresentanza della proprietà, e le controparti rappresentate dai componenti in Comitato di Gestione nominato dal CNL e dai delegati della Camera del Lavoro di Torino, alla presenza dei ministri del Governo provvisorio Giovanni Gronchi e Gaetano Barbareschi, furono accantonati i provvedimenti di epurazione (contro cui Valletta aveva peraltro tempestivamente presentato ricorso) e si giunse ad un accordo, siglato il 18 febbraio 1946, in forza del quale si concludeva la gestione commissariale della FIAT.

Valletta fu reintegrato nel consiglio d'amministrazione dell'azienda e nominato amministratore delegato nell'aprile 1946, stante anche il parere favorevole del principale azionista della società, la famiglia Agnelli, rappresentata allora dal venticinquenne Gianni[6]. Notorio è l'aneddoto in cui, nel luglio 1946, Valletta mise il giovane padrone dell'azienda di fronte all'alternativa tra guidarla in prima persona oppure continuare a delegarne la gestione: «I casi sono due: o lei fa il Presidente o lo faccio io», e Agnelli rispose: «Professore, lo faccia lei»[7][8].

Lo sviluppo dell'azienda nel ventennio della sua presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946 ricevette quindi la nomina a presidente della società, carica che mantenne fino al 1966, e fu successivamente protagonista della ricostruzione dell'azienda e della sua grande espansione negli anni cinquanta. Nel 1966, convinto che Gianni Agnelli, all'età di ormai 45 anni compiuti senza essersi mai occupato dell'azienda se non per incarichi di rappresentanza, sarebbe stato ben lontano dal pensare di occuparsi direttamente dell'azienda ereditata dal nonno, pensò ad un suo successore nella persona del fedele ingegnere Gaudenzio Bono, già Direttore Generale della Fiat e poi anche Amministratore delegato. Ma Gianni Agnelli non la pensava allo stesso modo e così, nel 1966, gli fece sapere che intendeva sedersi lui stesso al timone dell'azienda: Valletta dovette rassegnarsi a vedere l'erede del fondatore prendere il suo posto di Presidente della società, lasciando a lui la carica onorifica di Presidente onorario (il suo prescelto, Bono, rimase ancora per cinque anni Amministratore delegato)[9].

Ultimi atti[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo atto di rilievo da lui compiuto prima di lasciare la carica di Presidente effettivo fu la conclusione del contratto con Autopromimport, l'ente sovietico per l'importazione di materiale automobilistico, per la realizzazione, da parte della FIAT, del progetto VAZ, la costruzione "chiavi in mano" di un grosso stabilimento di produzione di autovetture nella regione del Volga.[10]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 perse la figlia Fede, malata di tumore e a 77 anni si risposò con la sessantaquattrenne Felicita Dondo.

Nel 1966, lasciata la presidenza della FIAT, fu nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Morì solo un anno dopo aver lasciato la presidenza della FIAT, a causa di un'improvvisa emorragia cerebrale, mentre era in vacanza nella sua residenza estiva a Le Focette, frazione di Pietrasanta (Lucca).

Il 14 agosto 1967 l'ambasciatore russo Ryjov, ricevuto e accompagnato da Gianni Agnelli, depose sulla tomba di Valletta presso il Cimitero monumentale di Torino la corona d'alloro inviata dal Presidente del Consiglio dei ministri dell'URSS Aleksej Kosygin.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Laurea honoris causa in Ingegneria industriale - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa in Ingegneria industriale
— Politecnico di Torino, 1959[11]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 2 giugno 1962[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Galli, pagg. 75-76
  2. ^ Galli, pag 75
  3. ^ a b Biagi, pag. 26
  4. ^ a b Biagi, pag. 27
  5. ^ Castronovo, pagg. 511-13
  6. ^ Castronovo, pagg. 521-30
  7. ^ Mucchetti, pag. 50
  8. ^ Ori, pag. 197
  9. ^ Ori, pagg. 206-07
  10. ^ Si trattava dell'adattamento del modello Fiat 124, già circolante in Italia
  11. ^ Giacosa, pag. 237
  12. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]


Controllo di autorità VIAF: (EN33360715 · LCCN: (ENn82249214 · SBN: IT\ICCU\SBLV\079914 · BNF: (FRcb12061300r (data)
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