Candy (azienda)

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Candy Hoover Group srl
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione1945 a Monza
Fondata daEden Fumagalli
Sede principaleBrugherio
GruppoHaier (Cina)
Persone chiave
SettoreElettrodomestici
Prodotti
  • Lavatrici
  • Lavastoviglie
  • Asciugatrici
  • Frigoriferi
  • Congelatori
  • Forni a microonde
Fatturato1,148 miliardi di [1] (2017)
Utile netto2,2 milioni di [1] (2017)
Dipendenti4100 (2017)
Slogan«Candy sa come si fa[2]»
NoteCompasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1970
Sito web

Candy Hoover Group S.r.l. è un'impresa italiana produttrice di elettrodomestici fondata nel 1945 a Monza e con sede a Brugherio in Italia.

Al 2016 il gruppo societario possedeva 47 filiali sparse in tutto il mondo; tuttavia la sede della ricerca e dello sviluppo rimane in Italia, a Brugherio.[3] Candy Group opera con i marchi internazionali Candy e Hoover e con i marchi nazionali Iberna, Jinling, Otsein Hoover, Rosières, Süsler, Vyatka, Zerowatt, Gasfire e Baumatic.[4] Il 28 settembre 2018 ne è stata annunciata la cessione alla Haier.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la prima produzione[modifica | modifica wikitesto]

La società nacque a Monza nel 1945 con il nome di Officine Meccaniche Eden Fumagalli ad opera dell'imprenditore Eden Fumagalli, a cui si aggiunsero successivamente i figli Niso, responsabile della progettazione, Enzo del commerciale, Oreste Gagetti, marito di Alma responsabile dei rapporti con l'estero e Peppino responsabile della parte amministrativa.[6] La produzione inizia con la costruzione della prima lavatrice che viene presentata al pubblico alla Fiera di Milano del 1946. Nello stesso anno l'azienda cambia denominazione in Candy.[2] Nel 1955 Candy allarga i propri orizzonti aprendo la sua prima filiale estera in Francia e nel 1958 in Germania.[2] Nel 1957 l'azienda produce la sua prima lavatrice semi-automatica e, nell'anno seguente, la prima lavabiancheria completamente automatica.[2]

Nel 1966 inizia la produzione della prima lavastoviglie e nel 1970-1971, con l'acquisizione della Kelvinator, vengono prodotte le prime cucine e i primi frigoriferi.[2] L'estetica dei nuovi prodotti viene firmata da designer di fama nazionale ed internazionale quali Joe Colombo, Marco Zanuso, Mario Bellini, Rodolfo Bonetto e Giorgetto Giugiaro.[2] Nel 1970 la società venne premiata con il Premio Compasso d'oro per il CANDYzionatore C23, disegnato da Joe Colombo.[2] Candy è stata la prima azienda ad utilizzare la tecnologia No Frost per i suoi frigoriferi.[2]

L'espansione[modifica | modifica wikitesto]

Qualche anno più tardi, nel 1985, vengono acquisiti due marchi italiani, Zerowatt e Gasfire.[2] Nello stesso anno inizia la produzione dei primi forni a microonde. Nel 1995 la società acquisisce Hoover European Appliances Group cambiando denominazione in Candy Hoover Group e nel 2002 arriva ad esportare in 111 paesi.[2] A metà del 2006 è acquisito in Cina, insieme agli stabilimenti industriali e alla rete di vendita, il marchio Jinling, terzo produttore del paese di lavatrici su piattaforme di tipo asiatico (asse verticale). All'inizio del 2007 rileva in Turchia la società Doruk con il marchio Süsler (cucine, piani cottura, forni da incasso e da appoggio). Nel settembre 2007 è raggiunto un accordo con la società finlandese Helkama Forste per l'acquisizione dei diritti esclusivi sui propri marchi Helkama e Grepa, commercializzati nella regione nordica, fino alla fine del 2015.

A metà del 2009 viene prodotto il 100 milionesimo apparecchio dal 1945, quando la prima lavatrice Candy fu fabbricata nell'officina Fumagalli: si tratta della lavatrice Candy Grand 9 kg. Nello stesso anno è aperta a Dubai una nuova filiale per gestire lo sviluppo del mercato nell'area del Golfo. Nel 2013 Candy Group acquisisce il marchio Baumatic nel Regno Unito, fondato nel 1992 e specializzato in prodotti da incasso, elettrodomestici da cucina indipendenti e refrigeratori per vino.

Il riassetto proprietario[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver toccato nel 2015 i 952 milioni di euro di ricavi,[7] nel 2016 ha superato il miliardo di euro con una crescita del 10%.[8] Nel marzo 2017 la società firma una partnership con il gruppo cinese Meiling, quotato alla Borsa di Shenzen: prevede che lo stabilimento di Jinling, nei pressi di Canton e di proprietà Candy, diventi fornitore esclusivo di tutte le lavatrici a carica frontale per conto della nuova società Meiling Candy Corp. (60% cinese, 40% italiano). Previsioni: vendita in Cina nei prossimi tre anni di 4 milioni di lavatrici.[9] Per finanziare la crescita anche nell'innovazione tecnologica (dopo la gamma Simply-Fi con elettrodomestici connessi al Wi-Fi, è la volta del forno Watch and Touch con web cam interna e lo schermo per le video ricette) viene lanciato un aumento di capitale di 70 milioni. Nel giugno 2017 nuovo assetto societario della Candy Group: i fratelli Aldo e Beppe (entrambi figli di Peppino Fumagalli, scomparso nel 2015) rilevano le quote dei cugini Maurizio e Silvano e di altri eredi Fumagalli pari complessivamente al 40% del capitale. Grazie a questa iniziativa dalla metà del 2017 Aldo e Beppe controllano il 90% della società in parti uguali.[10]

La cessione ad Haier[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Haier.

Il 28 settembre 2018 viene annunciato l'acquisto per 475 milioni di euro del 100% di Candy da parte del gruppo cinese Haier,[11] il maggior produttore mondiale di elettrodomestici con un fatturato nel 2017 di 30 miliardi di euro. La sede di Brugherio diventerà il quartier generale di Haier Europa (fino a quel momento a Parigi), Aldo e Beppe Fumagalli siederanno nel cda di Haier Europa.

Candy nello sport[modifica | modifica wikitesto]

Formula Uno[modifica | modifica wikitesto]

Come parte dell'espansione internazionale, l'azienda decise di sponsorizzare un team di Formula Uno: a metà della stagione 1979 Candy divenne lo sponsor principale della squadra di Tyrrell con i piloti Jean-Pierre Jarier e Didier Pironi. Tyrrell ha avuto un discreto successo nel 1979, finendo al 4º posto nel Constructor's Championship, e Candy è rimasto lo sponsor della squadra per la stagione 1980. Nel 1981 Candy sponsorizzò la squadra di Toleman e fu anche successivamente coinvolto con Ligier, ma alla fine si ritirò dalla F1.[12]

Liverpool FC[modifica | modifica wikitesto]

Candy è stato sponsor della maglia del Liverpool FC tra il 1988 e il 1992, debuttando nel Charity Shield, il trofeo che corrisponde a una sorta di supercoppa inglese, e vincendo 2-1 contro Wimbledon.[12]

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 i ricavi del gruppo hanno superato per la prima volta il miliardo di euro.[8] Nel 2017 il fatturato ha raggiunto 1,148 miliardi con un aumento del 14%, l'Ebit è stato di 44 milioni pari al 3,8%, l'utile netto di 2,2 milioni di euro.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Candy Group in crescita del 2017, su eimag.it, 25 maggio 2018. URL consultato il 4 ottobre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j La storia, su candy.it, Candy. URL consultato il 23 agosto 2016.
  3. ^ Fabio Lombardi, Brugherio - Mr. Candy: «L’industria degli elettrodomestici non ha futuro in Italia», su infonodo.org, Infonodo.org. URL consultato il 23 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2016).
  4. ^ I marchi internazionali e nazionali, su candy-group.com, Candy Group. URL consultato il 23 agosto 2016.
  5. ^ Candy diventa cinese, il marchio ceduto per 475 milioni di euro, su m.ilgiornale.it, 28 settembre 2018. URL consultato il 4 ottobre 2018.
  6. ^ Eden Fumagalli, su imprese.san.beniculturali.it. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  7. ^ Candy vuole superare il miliardo di fatturato, in Corriere della Sera, 29 giugno 2016. URL consultato il 23 agosto 2016.
  8. ^ a b Candy, fatturato record ma gli operai di Brugherio non sorridono, su ilgiorno.it, 19 maggio 2017. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  9. ^ Superato il miliardo, Candy punta alla casa intelligente, su lastampa.it. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  10. ^ Candy, a Beppe e Aldo Fumagalli il 90% del capitale, su lastampa.it. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  11. ^ Candy diventa cinese: Haier compra lo storico marchio italiano, su repubblica.it. URL consultato il 28 settembre 2018.
  12. ^ a b Addio a Peppino Fumagalli, con la sua Candy fu sponsor della Tyrrell e del grande Liverpool degli anni novanta, su calcioefinanza.it. URL consultato il 7 febbraio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]