Candy (azienda)

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Candy Hoover Group srl
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione1946 a Monza
Fondata daEden Fumagalli
Sede principaleBrugherio
GruppoHaier (Cina)
Persone chiave
SettoreElettrodomestici
Prodotti
  • Lavatrici
  • Lavastoviglie
  • Asciugatrici
  • Frigoriferi
  • Congelatori
  • Forni a microonde
Fatturato1,148 miliardi di [1] (2017)
Utile netto2,2 milioni di [1] (2017)
Dipendenti4100 (2017)
Slogan«Candy sa come si fa[2]»
NoteCompasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1970
Sito webwww.candy-group.com

Candy Hoover Group S.r.l. è un'azienda italiana produttrice di elettrodomestici per la casa fondata nel 1946 a Monza e oggi con sede a Brugherio (MB).

Al 2016 possedeva 47 filiali sparse in tutto il mondo e nel 2018 è stata acquisitata dalla multinazionale Haier[3]; tuttavia la sede della ricerca e dello sviluppo del prodotto restano concentrate in Italia, a Brugherio.[4]

Candy Hoover Group opera con i marchi internazionali Candy e Hoover e con i marchi nazionali Iberna, Jinling, Otsein Hoover, Rosières, Süsler, Vyatka, Zerowatt, Gasfire e Baumatic.[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la prima produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, l'imprenditore Eden Fumagalli fondò a Monza la società Officine Meccaniche Eden Fumagalli, specializzata nella produzione di meccanica strumentale, macchine utensili e, successivamente, di un particolare modello di lavabiancheria ad uso industriale, denominato EFM 504, in grado di poter lavare e asciugare contemporaneamente qualsiasi tipo di tessuto. Ben presto, alla conduzione dell'attività si aggiunsero i figli Niso, responsabile della progettazione, Enzo del commerciale, Oreste Gagetti, marito di Alma responsabile dei rapporti con l'estero e Peppino, responsabile della parte amministrativa.[6] Terminato il secondo conflitto mondiale si avviarono gli studi per la costruzione della prima lavatrice per uso domestico, la Modello 50, che venne presentata al pubblico alla Fiera di Milano del 1946; e nello stesso anno l'azienda cambiò denominazione in Candy.[2] Dopo aver ottenuto buoni risultati di vendita a livello nazionale, nel 1955 la società allargò i propri orizzonti in ambito internazionale, aprendo la sua prima filiale estera in Francia e nel 1958 in Germania.[2] Nel 1957, Candy produsse la sua prima lavatrice semi-automatica e, nell'anno seguente, la prima lavabiancheria completamente automatica.[2]

Nel 1961 inaugurò la sede industriale di Brugherio, destinata ad ospitare le produzioni su vasta scala;[7] mentre nel 1966, oramai in forte espansione, iniziò la commercializzazione delle lavastoviglie, cui fece seguito nel biennio 1970-1971 quella delle cucine, dei condizionatori e dei frigoriferi, grazie pure all'acquisizione della Kelvinator Italia.[2] L'estetica dei nuovi prodotti venne firmata da designer di fama nazionale ed internazionale, quali: Joe Colombo, Marco Zanuso, Mario Bellini, Rodolfo Bonetto e Giorgetto Giugiaro.[2]

In base all'apprezzata qualità dei prodotti, nel 1970 la società venne premiata con il Premio Compasso d'oro, assegnandolo in particolare al modello CANDYzionatore C23 disegnato da Joe Colombo[2], risultando inoltre la prima azienda a fare uso della tecnologia No Frost per i suoi frigoriferi.[2]

L'espansione internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Qualche anno più tardi, nel 1980, rilevò in Inghilterra la gestione e lo stabilimento della Kelvinator UK, per poi aggiudicarsi nel 1985 la proprietà dei marchi italiani di elettrodomestici Zerowatt e Gasfire[2]; estendendo al contempo la produzione al mercato dei forni a microonde e allargando i propri orizzonti di vendita nell'ottica dei prodotti da incasso, attraverso l'assorbimento della francese Rosières, 1987. Nel corso del 1995 Candy acquisì la Hoover European Appliances Group, cambiando denominazione in Candy Hoover Group; mentre nel 2002 il gruppo arrivò ad esportare in 111 paesi nel mondo.[2]

A metà del 2006 rilevò in Cina, insieme agli stabilimenti industriali e alla rete di vendita, il marchio Jinling, terzo produttore del paese di lavatrici su piattaforme di tipo asiatico (asse verticale). All'inizio del 2007 si aggiudicò in Turchia la società Doruk, con il marchio Süsler (cucine, piani cottura, forni da incasso e da appoggio), avviando parallelamente alla chiusura la fabbrica Gasfire di Erba (CO).[8] Contestualmente, nel settembre 2007, stipulò un accordo con la società finlandese Helkama Forste, per l'acquisizione dei diritti esclusivi sui propri marchi Helkama e Grepa, commercializzati nella regione nordica fino alla fine del 2015.

A metà del 2009 viene prodotto il 100 milionesimo apparecchio dal 1946, quando la prima lavatrice Candy fu fabbricata nell'officina Fumagalli: si tratta della lavatrice Candy Grand 9 kg. Nello stesso anno è aperta a Dubai una nuova filiale per gestire lo sviluppo del mercato nell'area del Golfo.

Nel 2013, Candy Hoover Group acquisisce il marchio Baumatic nel Regno Unito, fondato nel 1992 e specializzato in prodotti da incasso, elettrodomestici da cucina indipendenti e refrigeratori per vino.

La riorganizzazione delle attività e il riassetto proprietario[modifica | modifica wikitesto]

A seguito di una ristrutturazione aziendale, connessa alla riduzione dei costi di produzione ma anche alla forte contrazione delle vendite di elettrodomestici nel mercato europeo, nel 2011 viene decisa la chiusura dello stabilimento di Santa Maria Hoè (LC), trasferendo la produzione di lavatrici e lavastoviglie Aquamatic nel sito Bessel in Cina;[9] e dopo aver toccato nel 2015 i 952 milioni di euro di ricavi,[10] nel 2016 il gruppo ha superato il miliardo di euro con una crescita del 10%.[11]

Nel marzo 2017 la società firma una importante partnership con il gruppo cinese Meiling, quotato alla Borsa di Shenzen, prevedendo che lo stabilimento di Jinling, nei pressi di Canton e di proprietà Candy diventi fornitore esclusivo di tutte le lavatrici a carica frontale per conto della nuova società Meiling Candy Corp (60% cinese, 40% italiano).[12] Per finanziarne la crescita nell'innovazione tecnologica della fabbrica (dopo la gamma Simply-Fi con elettrodomestici connessi al Wi-Fi è la volta del forno Watch and Touch con web cam interna e lo schermo per le video ricette) viene lanciato un aumento di capitale di 70 milioni. Parallelamente, nel giugno 2017, si raggiunge un nuovo assetto societario della Candy Hoover Group: i fratelli Aldo e Beppe (entrambi figli di Peppino Fumagalli, scomparso nel 2015) rilevano le quote dei cugini Maurizio e Silvano e di altri eredi Fumagalli, pari complessivamente al 40% del capitale; in base di tale iniziativa dalla metà del 2017 Aldo e Beppe controllano il 90% della società in parti uguali.[13]

La cessione ad Haier[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Haier.

Il 28 settembre 2018 viene annunciato l'acquisto per 475 milioni di euro del 100% di Candy da parte del gruppo cinese Haier,[14] il maggior produttore mondiale di elettrodomestici con un fatturato nel 2017 di 30 miliardi di euro. La sede di Brugherio è diventata il quartier generale di Haier Europa (in precedenza aveva sede a Parigi) ed al contempo, Aldo e Beppe Fumagalli continuano ad avere rappresentanza nel cda di Haier Europa.

Nel 2019, Haier conferma importanti investimenti anche in ambito industriale per la sede di Brugherio, che tornerà ad essere nei prossimi anni un grande centro produttivo di lavatrici a incasso, proprio come lo era in passato, prima della delocalizzazione della gran parte delle attività.[15]

Candy nello sport[modifica | modifica wikitesto]

Formula Uno[modifica | modifica wikitesto]

Come parte dell'espansione internazionale, l'azienda decise di sponsorizzare un team di Formula Uno: a metà della stagione 1979 Candy divenne lo sponsor principale della squadra di Tyrrell con i piloti Jean-Pierre Jarier e Didier Pironi. Tyrrell ha avuto un discreto successo nel 1979, finendo al 4º posto nel Constructor's Championship, e Candy è rimasto lo sponsor della squadra per la stagione 1980. Nel 1981 Candy sponsorizzò la squadra di Toleman e fu anche successivamente coinvolto con Ligier, ma alla fine si ritirò dalla F1.[16]

Liverpool FC[modifica | modifica wikitesto]

Candy è stato sponsor della maglia del Liverpool FC tra il 1988 e il 1992, debuttando nel Charity Shield, il trofeo che corrisponde a una sorta di supercoppa inglese, e vincendo 2-1 contro Wimbledon.[16]

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2016 i ricavi del gruppo hanno superato per la prima volta il miliardo di euro.[11] Nel 2017 il fatturato ha raggiunto 1,148 miliardi con un aumento del 14%, l'Ebit è stato di 44 milioni pari al 3,8%, l'utile netto di 2,2 milioni di euro.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Candy Group in crescita del 2017, su eimag.it, 25 maggio 2018. URL consultato il 4 ottobre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j La storia, su candy.it, Candy. URL consultato il 23 agosto 2016.
  3. ^ Candy diventa cinese, il marchio ceduto per 475 milioni di euro, su m.ilgiornale.it, 28 settembre 2018. URL consultato il 4 ottobre 2018.
  4. ^ Fabio Lombardi, Brugherio - Mr. Candy: «L’industria degli elettrodomestici non ha futuro in Italia», su infonodo.org, Infonodo.org. URL consultato il 23 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2016).
  5. ^ I marchi internazionali e nazionali, su candy-group.com, Candy Group. URL consultato il 23 agosto 2016.
  6. ^ Eden Fumagalli, su imprese.san.beniculturali.it. URL consultato il 30 gennaio 2019.
  7. ^ Candy, l’ultima lavatrice italiana "Nati ascoltando Nat King Cole", La Repubblica "Economia e Finanza", 3 aprile 2017.
  8. ^ Candy: chiusura di Gasfire entro il 2007, E-duesse.it, 28 marzo 2007.
  9. ^ Candy: "la chiusura di Bessel è stata una decisione dolorosa", E-duesse, 1º agosto 2011.
  10. ^ Candy vuole superare il miliardo di fatturato, in Corriere della Sera, 29 giugno 2016. URL consultato il 23 agosto 2016.
  11. ^ a b Candy, fatturato record ma gli operai di Brugherio non sorridono, su ilgiorno.it, 19 maggio 2017. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  12. ^ Superato il miliardo, Candy punta alla casa intelligente, su lastampa.it. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  13. ^ Candy, a Beppe e Aldo Fumagalli il 90% del capitale, su lastampa.it. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  14. ^ Candy diventa cinese: Haier compra lo storico marchio italiano, su repubblica.it. URL consultato il 28 settembre 2018.
  15. ^ Haier riporta le lavatrici Candy in Italia «per essere più vicini ai clienti», Il Sole 24 ore, 21 dicembre 2019.
  16. ^ a b Addio a Peppino Fumagalli, con la sua Candy fu sponsor della Tyrrell e del grande Liverpool degli anni novanta, su calcioefinanza.it. URL consultato il 7 febbraio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]