Voxson

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Voxson
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StatoItalia Italia
Forma societariasocietà per azioni
Fondazione1951 a Roma
Fondata daArmando Boccia, Aldo Marcucci
Chiusura1987 per cessazione delle attività e successiva liquidazione
Sede principaleRoma
SettoreElettronica
Prodotti
  • televisori
  • radio
  • autoradio
Fatturato£ 56,6 miliardi (1979)
Utile netto-£ 5,9 miliardi (1979)
Dipendenti1.818 (1979)
Note[1]

Voxson S.p.A. è stata un'azienda italiana produttrice di elettronica di consumo con sede e stabilimento a Roma, nel quartiere Tor Cervara. Fondata nel 1951, fino alla seconda metà degli anni settanta è stata fra le principali aziende a livello nazionale ed europeo del settore. Andata in declino nel periodo successivo, cessò di esistere nel 1987.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni di attività e la gestione Piccinini (1951-1971)[modifica | modifica wikitesto]

Radioricevitore a transistor Voxson Zephyr

La Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione s.r.l., indicata con l'acronimo FART, con capitale sociale di lire 500.000, fu fondata a Roma il 10 dicembre 1951 da due soci, Armando Boccia e Aldo Marcucci, rispettivamente, amministratore unico e azionista di maggioranza con l'80% delle quote, e socio di minoranza.[2] L'impresa, specializzata nella costruzione di apparecchi elettronici, svolgeva le proprie attività in un laboratorio artigianale situato in via Crescenzio 48, nel quartiere Prati.[2] Nel novembre 1952, l'ingegner Arnaldo Piccinini, già capo progettista all'Autovox, diventò socio della FART, di cui rilevò il 20% delle quote[3], e successivamente, nel 1954, socio di maggioranza, amministratore unico e progettista.[4] Una parte consistente del pacchetto di minoranza era detenuto dalla famiglia del politico democristiano Giulio Pastore.[5]

Nel 1954, FART lanciò sul mercato i primi apparecchi radiofonici a valvole con il marchio Voxson, i modelli 603 Dinghy e 504 Starlet. L'anno successivo, nel 1955, avviò la produzione dei primi televisori.[6] L'attività produttiva della FART, in costante aumento, in quel periodo veniva spostata nel costruendo stabilimento di Tor Cervara, che verrà completato nel 1963.[7] Nel 1957, fu lanciato il modello 725 Zephir, prima radio a transistor di produzione italiana.[8] Nel 1958, FART divenne società per azioni e cambiò ragione sociale in FARET S.p.A., con capitale sociale di lire 300 milioni.[4] In quello stesso anno, venne messo in commercio la radio modello Sportsman 727, con tecnologia mista a transistor e diodi.[8], e lanciato il primo televisore portatile di 17 pollici con cinescopio corto 110 gradi, il T173.[9] Nel 1959, furono lanciati il primo modello di autoradio, il Vanguard, con la caratteristica antenna nello specchietto retrovisore, e il giradischi portatile a batteria Voxsonnette 744R, a forma di valigia.[9][10] La realizzazione estetica dei modelli Voxson si avvalse della collaborazione dei più importanti designer italiani, fra i quali spiccava Rodolfo Bonetto.

Negli anni del boom economico, e cioè in quel periodo compreso tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio dei sessanta, Voxson divenne uno dei più noti marchi dell'elettronica di consumo, conquistando importanti quote di mercato in Italia, e successivamente anche all'estero. Tra il 1956 e il 1959, la manodopera impiegata crebbe da 149 unità, tra operai e impiegati, a 536.[11] Vennero anche aperte filiali commerciali in altre città d'Italia: a Napoli nel 1957, a Milano e Padova nel 1960, scelta dovuta alla presenza di numerosi fornitori, tanto nel capoluogo lombardo che nella città veneta.[11] Fu creata anche una cospicua rete di agenzie di vendita, che copriva tutto il territorio nazionale, e anche alcuni paesi europei.[11] Nel 1965, nell'azionariato dell'azienda romana vi fecero ingresso due holding straniere, la svizzera Finelen e la Servo-Radar del Liechtenstein, che acquisirono il 5% delle quote ciascuna.[5] Nel 1967, al Salone dell'automobile di Parigi, Voxson presentò l'autoradio Sonar, la prima ad essere prodotta in Europa con lettore Stereo8.[12]

Il 26 ottobre 1969, a seguito di un'assemblea straordinaria dei soci della FARET, venne cambiata la denominazione sociale in Voxson-Fabbrica Apparecchi Radio e Televisione S.p.A..[13] Nello stesso periodo, venne costituita anche una filiale estera, a Parigi con il nome di Voxson France S.A., per potenziare la distribuzione dei prodotti nei paesi dell'Europa centrale e settentrionale.[14]

La cessione all'EMI e la crisi (1971-1974)[modifica | modifica wikitesto]

L'8 marzo 1971, nel capitale della Voxson fece ingresso la multinazionale britannica EMI, che rilevò il 50% delle azioni, ed effettuò un'iniezione di liquidità, con il capitale sociale passato da 2 a 3 miliardi di lire.[15][16] Alla morte di Piccinini, avvenuta nel 1972, la EMI rilevò un ulteriore 30% di quote dell'azienda romana, di cui divenne perciò socio di maggioranza.[15]

Voxson, anche dopo il passaggio sotto il controllo di EMI, proseguì nella produzione di televisori e autoradio, mentre cessò di quella delle radio portatili, sostituendola alla nuova produzione di amplificatori, diffusori e impianti stereofonici ad alta fedeltà. Furono gli anni più prolifici in termini di design e innovazione: in linea con le richieste del pubblico dell'epoca, l'azienda sfornò oggetti quali l'autoradio Tanga ed il televisore T 1228 Oyster. Ciò nonostante, particolarmente gravoso fu il calo delle vendite[17], causato principalmente da due fattori: il primo fu la concorrenza dei prodotti d'importazione, oramai sempre più affidabili ed economici, soprattutto nella fascia di mercato occupata dall'azienda; il secondo, fu il mancato avvio della produzione dei televisori a colori - che la rendeva tecnologicamente arretrata rispetto ai concorrenti stranieri - dovuto al fatto che in Italia, diversamente dagli altri paesi europei, non era stata ancora introdotta la televisione a colori, a causa degli scontri a livello politico tra governo e parlamento sulla questione, e sulla scelta della tecnologia di trasmissione tra quello tedesco PAL e quello francese SÉCAM.[18]

I bilanci negativi dell'azienda, e la decisione assunta dai vertici della multinazionale britannica di dismettere l'intero settore industriale per puntare unicamente su quello commerciale, indussero la EMI ad annunciare nel novembre 1974, lo smantellamento degli impianti di produzione e la cessazione di ogni attività.[5]

L'era Ortolani: Voxson e la Loggia P2 (1975-1979)[modifica | modifica wikitesto]

La decisione assunta dalla EMI a voler chiudere lo stabilimento di Tor Cervara, mobilitò i numerosi lavoratori della Voxson, e venne scongiurata dall'intervento del Ministero dell'Industria che decise di mediare affinché la società fosse ceduta.[19][5] Il 25 marzo 1975, dopo un lungo periodo di trattative, Voxson fu ceduta alla Electric General Company S.A., società con sede nel Lichtenstein, il cui rappresentante era l'imprenditore italiano Amedeo Ortolani.[20]

Ortolani, insediatosi alla guida dell'azienda, avviò un piano di ristrutturazione che prevedeva importanti investimenti sulla divisione ricerca e sviluppo, nonché sulla diversificazione produttiva con l'ingresso nel settore delle telecomunicazioni e delle trasmissioni ad alta tecnologia.[21] Questo piano di ristrutturazione fu attuato solo parzialmente, e nel 1977, Voxson lanciò sul mercato il Mostro, la prima autoradio estraibile della storia.[22] L'azienda fu trasformata in una holding che controllava sette società, tra cui l'emittente televisiva Tvr Voxson.[23] Fu automatizzata la linea di produzione, che comprendeva i primi televisori a colori, con conseguente delocalizzazione in Serbia della produzione dei vecchi televisori in bianco e nero.[23]

Il passaggio di proprietà della Voxson ad Amedeo Ortolani, figlio del finanziere Umberto, sancì il suo ingresso nella lista di quelle società che facevano riferimento alla loggia P2. La situazione finanziaria dell'azienda si aggravò ulteriormente, ed ingenti furono i debiti contratti, molti dei quali con le banche: fin dal 1976, Voxson era esposta in particolare nei confronti del Banco Ambrosiano (altra società legata alla P2), e dopo appena quattro anni aveva accumulato con l'istituto di credito milanese un debito di 16,6 miliardi di lire.[24] Ciò nonostante, Voxson aveva ottenuto concessione di altri fidi bancari per 27,5 miliardi.[24]

La gestione commissariale e la fine di Voxson (1980-1987)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980, furono sospese le attività dell'azienda, e i suoi 1.300 dipendenti furono messi in cassa integrazione.[25] La proprietà chiese ed ottenne dal Tribunale di Roma la messa in amministrazione straordinaria della società.[25] Poiché Voxson non aveva ripreso le sue attività, nel 1981, il Tribunale di Roma, considerata l'impossibilità di procedere utilmente l'amministrazione straordinaria, dichiarò lo stato di insolvenza dell'azienda e la relativa chiusura della procedura, e in base alla legge Prodi si passò all'amministrazione controllata, affidata all'ingegner Emanuele Morici, nominato commissario governativo.[24][26]

L'azienda tornò operativa solo nel 1984, dopo l'erogazione da parte del CIPI di 13 miliardi di lire, destinati a Voxson in quanto azienda commissariata con la legge Prodi.[27] Le sue attività erano ormai limitate al solo assemblaggio dei televisori a colori, e per questo il numero di dipendenti attivi nella fabbrica era ridotto ad appena un centinaio, mentre la restante gran parte di essi rimaneva in cassa integrazione.[28] Voxson fu esclusa dall'intervento pubblico di cui beneficiarono all'epoca altre aziende italiane di elettronica in crisi, con l'istituzione della REL da parte del Ministero dell'Industria nel 1982, fatto che ne causò inevitabilmente la fine: le sue attività cessarono in maniera definitiva, e nel novembre 1987 furono licenziati tutti i 1.353 dipendenti, per i quali il Comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale aveva deciso, tre mesi prima, la presa in carico da parte della GEPI.[29][30]

Il marchio Voxson dopo la chiusura[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo in cui Voxson cessava le proprie attività produttive, si tentò di salvaguardare il marchio attraverso la costituzione della Nuova Voxson S.p.A., decisa nell'ottobre 1987 dal Ministero dell'Industria.[31] La nuova società, a capitale misto e partecipata dall'azienda informatica statunitense Toreson Industries (51%) e dalla REL (49%), finanziaria pubblica del Ministero dell'Industria, era stata creata con l'obbiettivo di assumere 300 ex lavoratori della Voxson, per produrre unità periferiche per computer nello stabilmento di Tor Cervara.[31][32] La Nuova Voxson non fu mai operativa poiché gli venne revocato il finanziamento di 29 miliardi di lire, ma nel 1993 il finanziamento da erogare tornò d'attualità.[33][34] A seguito di un accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali, si decise di far alloggiare la produzione dell'azienda nell'ex stabilimento Maserati di Lambrate, alla periferia di Milano, e di assumere un centinaio di ex lavoratori della casa automobilistica.[35][36] Il piano non fu mai applicato e questa società cessò di esistere poco tempo dopo.

Alla fine degli anni novanta, la dismessa fabbrica di Tor Cervara viene acquistata dalla società Fincentro Uno S.r.l. dell'imprenditore Francesco Di Stefano, e trasformata in un centro di produzioni televisive. La medesima società rileva anche il marchio Voxson, e nel 2004 viene creata la Voxson Europa S.p.A., sua controllata, che opera nella commercializzazione di televisori LCD e CRT, i lettori DVD e i condizionatori, prodotti in Cina.[37][38] L'attività di questa società cessa cinque anni più tardi, nel 2009, quando viene ceduta ad una società britannica, la Halal Sweets Limited, e incorporata tramite fusione in quest'ultima.[39]

Informazioni e dati[modifica | modifica wikitesto]

Voxson S.p.A., con sede legale e stabilimento di produzione a Roma, era attiva nella produzione di televisori, radio e autoradio.

Nel periodo di massima espansione produttiva e commerciale, gli anni sessanta, l'azienda arrivò a contare 2.400 dipendenti.[40] Nel 1969, realizzò un fatturato di 11 miliardi di lire, ed era il dodicesimo produttore europeo di televisori.[41] La commercializzazione dei prodotti Voxson avvenne in oltre 30 paesi, affermandosi in modo particolare in Spagna, Gran Bretagna e Germania.[16][42]

Gli ultimi dati economico-finanziari dell'azienda romana sono del 1979, in cui registrava un fatturato di 56,6 miliardi di lire ed una perdita di esercizio di 5,9 miliardi.[1] In quello stesso anno, il numero di dipendenti era di 1.818 unità.[1]

Alla fine degli anni sessanta e per pochi anni, alcuni modelli di televisori Voxson furono prodotti in Israele dalla Tadiran.[43]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Le principali società italiane (1980), R&S-Mediobanca, 1980, pp. 90-91.
  2. ^ a b Pietrangeli, p. 21.
  3. ^ Pietrangeli, p. 23.
  4. ^ a b Pietrangeli, p. 29.
  5. ^ a b c d G. Dell'Aquila, Alla Voxson non bastano le sovvenzioni, in L'Unità, 30 agosto 1977, p. 6.
  6. ^ Pietrangeli, pp. 29-30.
  7. ^ Pietrangeli, p. 38.
  8. ^ a b Pietrangeli, p. 31.
  9. ^ a b Pietrangeli, p. 32.
  10. ^ Giradischi Voxson, su romasparita.eu. URL consultato il 27-01-2021.
  11. ^ a b c Pietrangeli, p. 33.
  12. ^ (EN) Sonar Combo Shown At Paris Motor Show, in Billboard, Eldridge Industries, 11 novembre 1967, p. 58.
  13. ^ Pietrangeli, p. 45.
  14. ^ A. Castagnoli, E. Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani, Einaudi, 2003, p. 334.
  15. ^ a b Pietrangeli, pp. 45-51.
  16. ^ a b (EN) EMI buys 50 P.C. of Voxson, TV Maker, in Billboard, Eldridge Industries, 24 aprile 1971, pp. 49, 51.
  17. ^ Pietrangeli, pp. 66-67.
  18. ^ LA “GUERRA DELLA TV A COLORI”, su firenzemedia.com. URL consultato il 27-01-2021.
  19. ^ Atti Parlamentari - Camera dei Deputati, SEDUTA DI GIOVEDÌ 29 SETTEMBRE 1977 (PDF), su Legislature.Camera.it, 29 settembre 1977. URL consultato il 22 gennaio 2019.
  20. ^ Pietrangeli, pp. 73-74.
  21. ^ Pietrangeli, pp. 98-99.
  22. ^ Pietrangeli, p. 103.
  23. ^ a b Pietrangeli, pp. 100-106.
  24. ^ a b c COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SULLA LOGGIA MASSONICA P2, Doc. XXIII n. 2-quater/8/IX, volume VIII - Il mondo degli affari e dell'editoria, tomo IX, Roma, 1987, pp. 580-581
  25. ^ a b Pietrangeli, pp. 112-114.
  26. ^ D. Pertica, Come la P2 «mangia» una fabbrica, in L'Unità, 25 novembre 1981, p. 12.
  27. ^ R. Pergolini, Con tredici miliardi la Voxson riprende a trasmettere, ma..., in L'Unità, 21 gennaio 1984, p. 14.
  28. ^ P. Sacchi, Voxson, salta l'intesa? In perìcolo 1500 posti, in L'Unità, 17 ottobre 1985, p. 17.
  29. ^ Redazione, ALLA GEPI I DIPENDENTI DELLA VOXSON E DUCATI SUD, in La Repubblica, 4 agosto 1987. URL consultato il 27-01-2021.
  30. ^ Redazione, VA A FONDO LA VOXSON COSTRETTA A LICENZIARE, in La Repubblica, 9 novembre 1987. URL consultato il 27-10-2021.
  31. ^ a b Redazione, LA REL ENTRA NELLA VOXSON PER SALVARE 300 OCCUPATI, in La Repubblica, 9 ottobre 1987. URL consultato il 28-10-2021.
  32. ^ Voxson. Salvataggio Made in USA, in L'Espresso, n. 38, 25 settembre 1988, p. 119.
  33. ^ A. Bonafede, SOMMERSI E SALVATI CON I SOLDI REL, in La Repubblica, 19 ottobre 1990. URL consultato il 28-01-2021.
  34. ^ INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/13537 presentata da TORCHIO GIUSEPPE (DEMOCRATICO CRISTIANO) in data 19930427, su dati.camera.it. URL consultato il 28-01-2021.
  35. ^ Redazione, MASERATI: DOMANI CHIUDE LAMBRATE - SALVA L'OCCUPAZIONE (2), in ADN Kronos, 29 marzo 1993. URL consultato il 28-01-2021.
  36. ^ la Maserati suona l'ultima sirena, in Corriere della Sera, 30 marzo 1993.
  37. ^ Voxson Europa SpA, su bloomberg.com. URL consultato il 28-01-2021.
  38. ^ A. Calitri, Aspettando Rete4 Di Stefano fa trading, in Corriere della Sera, 25 febbraio 2008, p. 9.
  39. ^ Annuncio commerciale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Foglio delle inserzioni n. 149 del 29 dicembre 2009, p. 4
  40. ^ F. Saulino, QUESTO IL FALLIMENTO REL 377 MILIARDI SPESI PER NULLA, in La Repubblica, 2 ottobre 1987. URL consultato il 28-01-2021.
  41. ^ F. Ferrarotti, La città come fenomeno di classe, Franco Angeli, 1975, p. 69.
  42. ^ Castagnoli, Scarpellini, p. 333.
  43. ^ (EN) Electronic Design, vol. 1, n. 20, Hayden Publishing Company, 1972, p. 62.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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