FATME

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Fabbrica Apparecchiature Telefoniche e Materiale Elettrico
StatoItalia Italia
Fondazione1918 a Roma
Chiusura1994
Sede principaleRoma
SettoreElettronica
Telecomunicazioni
Prodotti

La FATME (Fabbrica Apparecchiature Telefoniche e Materiale Elettrico) è stata un'azienda italiana attiva dal 1918 al 1994 nei settori dell'elettronica e delle telecomunicazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nata a Roma nell'ottobre 1918, ha avuto sede fino alla metà degli anni 1960 in via Appia Nuova, n. 572.

Nel 1925, in seguito all'annuncio dato da Benito Mussolini sulla volontà del governo di investire nel potenziamento della rete telefonica nazionale, l'azienda svedese Ericsson ha iniziato a manifestare interesse nella FATME[1] inserendo nel consiglio di amministrazione Gottlieb Piltz, il quale era stato presidente della Ericsson fino al 1922[2].

Durante la seconda guerra mondiale la fabbrica è stata convertita per la produzione di materiali bellici.

L'azienda, che ha visto una consistente crescita dal secondo dopoguerra fino agli anni 1980, per il crescente intervento dei succitati capitali svedesi, nei primi anni 1970 ha trasferito la sua sede nello stabilimento di nuova costruzione di via Anagnina, n. 203, dove a regime operavano circa 4000 dipendenti tra operai impegnati nella produzione e impiegati in uffici e laboratori.

Fino al novembre 1970, direttore generale della FATME fu Umberto Levèque, cui successe il 15 novembre dello stesso anno Luciano Marrubini,[3] seguìto poi da Sergio Mercuri. Dal 1982 fino alla scomparsa del marchio, cioè alla fine del 1993, la posizione di direttore generale fu ricoperta da Giovanni De Guzzis.

Nei primi anni 1990 la proprietà Ericsson ha aumentato le sue quote fino ad assorbire completamente l'azienda, mutandone il nome dapprima in Ericsson FATME e successivamente, dopo la sopravvenuta fusione con Sielte nel gennaio 1994, in Ericsson Telecomunicazioni S.p.A.[4]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda ha prodotto materiale telefonico di vario tipo: apparecchi telefonici domestici e per uso aziendale, centralini telefonici aziendali, centrali telefoniche nazionali di commutazione e di transito, ponti radio, apparati di trasmissione. Gran parte della produzione è stata fatta su licenza della stessa compagnia svedese Ericsson.

Negli anni 1970, visto il numero crescente di persone impiegate nella produzione, l'azienda ha aperto delle nuove sedi produttive a Pagani (1974), Avezzano e Sulmona (1978).

Antonio Esposito Ferraioli[modifica | modifica wikitesto]

Il cuoco della fabbrica di Pagani era sindacalista e fu ucciso a 27 anni dalla camorra per le sue indagini sull'uso di carne di provenienza sospetta all'interno della mensa il 30 agosto 1978.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ericsson Hystory in Italy, su ericsson.com. URL consultato il 26 aprile 2018.
  2. ^ Gottlieb Piltz, su ericsson.com. URL consultato il 26 aprile 2018.
  3. ^ ERICSSON Review, 1-1970, p. 40
  4. ^ TLC: nasce Ericsson Telecomunicazioni s.p.a., su www1.adnkronos.com. URL consultato il 26 aprile 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]