Imperial (azienda)

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Imperial è stata un'azienda italiana produttrice di elettronica di consumo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1941 la Compagnia Generale di Elettricità costituì la FIAR, acronimo di Fabbrica Italiana Apparecchi Radio, e creò due stabilimenti, uno dei quali a Baranzate, all'epoca frazione di Bollate (MI), destinato alla produzione di apparecchi radiofonici per uso domestico.

Nell'immediato dopoguerra la ditta mutò ragione sociale in Fabbrica Italiana Radio Televisori S.p.A., proseguì le produzioni a marchio CGE e vi si installò anche la produzione della tedesca Telefunken.

L'azienda inoltre si specializzò nella produzione dei televisori in bianco e nero, e dal 1967 produsse anche quelli a colori. Nello stabilimento baranzatese fu infatti costruito il primo televisore a colori di produzione italiana, che però era destinato al mercato estero[1].

Nel 1970 la FIRT divenne anche filiale commerciale dell'Imperial Radio Fernsehen Phono (già Kuba-Imperial), importante azienda tedesca produttrice di elettronica di consumo controllata dalla AEG-Telefunken, divenendo Imperial Radio Televisori - FIRT, che divenne più nota come IRT-FIRT S.p.A..

La crisi finanziaria della multinazionale tedesca AEG-Telefunken scoppiata negli anni ottanta, portò alla cessione nel 1982 dello stabilimento IRT-FIRT con i suoi 1.300 dipendenti alla Ecufin, holding finanziaria lussemburghese con capitale a maggioranza iraniano.

Nel 1984 la Ecufin assieme a IRT-FIRT, Philco Italiana (altra azienda controllata dalla stessa holding) e la finanziaria pubblica REL, diedero vita alla Imperial Electronics S.p.A., con presidente Maximilian Schindele. La compagine azionaria era così costituita: Ecufin 39,24%, REL 30,34%, IRT-FIRT 23,52% e Philco 6,81%[2]. Nella nuova società confluirono il settore tv color della Philco e lo stabilimento di Baranzate, destinato alla produzione dei televisori e dei videoregistratori.

I primi anni di attività dell'azienda milanese registrarono alcune difficoltà, ma a partire dal 1987 vi furono dei miglioramenti. In quello stesso anno infatti, Imperial realizzò un fatturato di 105 miliardi di lire (seconda del settore a livello nazionale dopo Sèleco) ed una produzione di circa 250.000 pezzi (194.000 dei quali tv color)[3]. Nel 1988 Schindele cedette il 75% della quote della società all'azienda britannica Polly Peck del magnate turco-cipriota Asil Nadir[3]. Nel 1989 fu aperta anche una filiale distributiva in Germania, la Imperial Electronics Deutschland GmbH[4].

Nel 1993 a seguito del crac finanziario della Polly Peck, l'azienda lombarda fu ceduta alla multinazionale dell'elettronica Grande Holdings di Hong Kong. Sotto la nuova proprietà la situazione dell'Imperial continuò a peggiorare, infatti la gestione amministrativa degli asiatici generò una grave crisi aziendale, dovuta ad una pesante situazione debitoria di circa 45 miliardi di lire (25 dei quali contratti nei confronti della REL), che nel 1996 portò alla liquidazione della società, poi alla chiusura della fabbrica di Baranzate con il conseguente licenziamento di 502 lavoratori[5][6].

Negli anni successivi alla chiusura dello stabilimento baranzatese, il marchio Imperial è passato ad altre aziende e società di elettronica di consumo, dal gruppo Formenti (1997) a Super//Fluo (2006), che l'ha utilizzato per la vendita di alcuni modelli di TV LCD, sino a Selek Technology (2010), con la quale non ha avuto più alcun seguito di natura commerciale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]