Smeg

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Smeg
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1948
Sede principaleGuastalla
Persone chiave
SettoreElettrodomestici
Fatturato720 milioni di (2020)
Dipendenti2.600 (2020)
Slogan«Tecnologia che arreda»
Sito webwww.smeg.com

Smeg (acronimo di Smalterie Metallurgiche Emiliane Guastalla) è un’azienda italiana produttrice di elettrodomestici con sede a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una cucina Smeg

La società fu fondata nel 1948 da Vittorio Bertazzoni come azienda di smalteria e lavorazione metalli.

Negli anni cinquanta alla lavorazione dei metalli si affianca la produzione dei primi elettrodomestici per la cottura, con la produzione, nel 1956 di “Elisabeth”, una delle prime cucine a gas dotate di accensione automatica, valvola di sicurezza nel forno e programmatore di cottura[1].

Negli anni sessanta le lavabiancheria aprono la produzione della gamma lavaggio, che sfocerà nel 1970 nella produzione della Niagara, prima lavastoviglie al mondo con una capienza di 14 coperti[senza fonte]. Nel 1971 l'azienda inizia la produzione di piani cottura e forni da incasso. Il logo di Smeg viene creato nel 1977 da Franco Maria Ricci interpretando alcuni degli elementi distintivi dei primi prodotti in una sintesi che richiama la forma dell'infinito matematico.

Negli anni novanta inizia la produzione di lavelli, cappe d'arredo (attraverso l'acquisizione di Apell) e dei frigoriferi FAB colorati stile anni ‘50.

Nel 2016 Smeg e Dolce&Gabbana presentano il progetto "Frigoriferi d'arte" realizzando cento frigoriferi unici dipinti a mano da artisti siciliani. Nel corso del 2019 Smeg assume il controllo de "La Pavoni", storica azienda produttrice di macchine da caffè, con sede a San Giuliano Milanese.

Al 2020 l'azienda conta 19 filiali in Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna, Germania, Olanda, Paesi scandinavi, Portogallo, USA, Russia, Sud Africa, Ucraina; Australia, Kazakistan, Polonia, Messico, Hong Kong, Singapore e Cina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ci vediamo a cena, in La Cucina Italiana, novembre 2009.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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