Italmobiliare

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Italmobiliare
Stato Italia Italia
Forma societaria Società per azioni
Borse valori Borsa Italiana: ITM
Fondazione 1946
Sede principale Via Borgonuovo, 20 - 20121 Milano
Persone chiave
Settore Holding
Prodotti materiali edilizi, banche, finanza, editoria, immobiliare
Fatturato 451 milioni di (2016)
Utile netto 57 milioni di (2016)
Dipendenti 67 (2016)
Sito web

Italmobiliare è una holding di partecipazioni quotata dal 1955 alla borsa valori di Milano nell'índice FTSE Italia Mid Cap, ora segmento Star. Il suo controllo fa capo alla famiglia Pesenti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Italmobiliare è stata fondata nel 1946, come holding di partecipazioni di Italcementi, controllata dal 1979 al 2016, quando è stata ceduta al gruppo tedesco HeidelbergCement con una plusvalenza di 824 milioni di euro.[2] Da quel momento le aree di interesse della società non sono più il mondo dell'editoria e delle banche.[3] Per Italmobiliare inizia una "terza vita".[4]

La prima vita è con Carlo Pesenti, il fondatore. Considera la società come "uno scrigno chiuso", talmente chiuso da annunciarne pubblicamente la nascita con sette anni di ritardo, nell'ottobre 1953.[5] Negli anni sessanta e settanta lo riempie di banche (il Credito Commerciale, l'Ibi, la Provinciale Lombarda), di assicurazioni (la Ras), di giornali (La Notte e Il Tempo). La seconda vita è con Giampiero Pesenti, il figlio, il quale negli anni ottanta e novanta circoscrive l'impegno della famiglia nel cemento (con l'acquisizione nel 1992 della Ciment Francais triplica il fatturato dell'Italcementi) ed entra nei cosiddetti "salotti buoni" con una partecipazione in Mediobanca e nella casa editrice Rcs in cui Giampiero guida a lungo il patto di sindacato dei grandi soci. La terza vita è con Carlo Pesenti, figlio di Giampiero e omonimo del nonno, il quale, dopo la vendita di Italcementi, avvia una nuova diversificazione del portafoglio. Già nel 2016 effettua un forte alleggerimento nel settore bancario con il completo disinvestimento da Unicredit e la cessione della banca svizzera Finter ed entra nel mondo del private equity acquisendo per 18,8 milioni di euro il fondo italiano Clessidra.

La diversificazione del portafoglio prosegue nel 2017 quando, in giugno, la società firma una lettera di intenti per l'acquisto del Gruppo Tecnica, leader italiano nelle calzature outdoor e nell'attrezzatura per sci. Previsto un investimento di 60 milioni di euro per il 40% del capitale.[6]

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

Industriale[modifica | modifica wikitesto]

  • 100% di Sirap Gema, imballaggio alimentare (acquisita nel 2016 da Italcementi)
  • 11,68% di Cartiere Burgo
  • 100% di Italgen, produzione e distribuzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (acquisita da Italcementi nel giugno 2016)
  • 2,89% di HeidelbergCement (partecipazione acquisita in occasione della cessione dell'Italcementi al gruppo tedesco)
  • 82,7% di Bravo Solution, leader internazionale in soluzioni per il Supply Management

Private equity[modifica | modifica wikitesto]

  • 99% di Clessidra Sgr, gestore di fondi esclusivamente dedicati al mercato italiano (acquisito nel settembre 2016)
  • partecipazioni di minoranza in altre società di private equity: Aksiagroup, l'americana BDT Capital Partners (con focus sugli Usa), Ambienta (con l'1%)

Finanza[modifica | modifica wikitesto]

  • 16,67% di Compagnia Fiduciaria Nazionale S.p.A.
  • 14,28% di Fin. Priv. S.r.l.
  • 100% di Fincomind A.G. (Zurigo)
  • 100% di Franco Tosi S.r.l. (fusa per incorporazione con Italmobiliare nel settembre 2017)
  • 100% di Société de Participation Financière Italmobiliare S.A. (Lussemburgo)
  • 100% di Italmobiliare International B.V. (Olanda)
  • 100% di Italmobiliare International Finance Ltd. (Irlanda)

Banche[modifica | modifica wikitesto]

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

Immobiliare[modifica | modifica wikitesto]

  • 100% di Punta Ala Promozione e Sviluppo Immobiliare S.r.l.
  • 36,5% di Immobiliare Golf Punta Ala S.p.A.
  • 18% di Immobiliare Lido di Classe

Fonte:Relazione finanziaria anno 2016

Azionariato[modifica | modifica wikitesto]

  • 44,02% Efiparind B.V., la finanziaria olandese della famiglia Pesenti, tramite:
    • Prevital spa
    • Cemital spa
    • Finanziaria Aureliana spa
    • Efiparind BV & C.IE SCPA
  • 9,61% Serfis S.p.A.
  • 8,85% Mediobanca
  • 8,08% 3,928% First Eagle Investment Management

Fonte:Relazione finanziaria anno 2016

Consiglio d'amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Giampiero Pesenti, presidente
  • Italo Lucchini, vicepresidente
  • Carlo Pesenti, amministratore delegato e direttore generale
  • Anna Maria Artoni
  • Giorgio Bonomi
  • Carolyn Dittmeier
  • Sebastiano Mazzoleni
  • Luca Minoli
  • Gianemilio Osculati
  • Clemente Rebecchini
  • Paolo Domenico Sfameni
  • Livio Strazzera
  • Massimo Tonini
  • Laura Zanetti
  • Afra Casiraghi
  • Elsa Fornero

(in carica per il triennio 2017-2019)

Fonte:Relazione finanziaria 2016 della società reperibile sul sito aziendale

Controversie familiari[modifica | modifica wikitesto]

  • Grazie alla vendita di Italcementi, Carlo Pesenti ha incassato nel 2016 uno stipendio di 14,7 milioni di euro, qualcosa in più rispetto ai 10,4 milioni del 2015. Il padre Giampiero ha invece intascato 2,3 milioni. Cifre molto alte per cui due sorelle di Giampiero hanno impugnato all'inizio del 2017 il vecchio testamento della madre (che aveva dato una lieve maggioranza all'unico figlio maschio nell'accomandita di famiglia) pretendendo che la società rimborsi a tutti i soci, con un maxi-dividendo da 300 milioni, la liquidità - poco meno di un miliardo - ottenuta dalla cessione dell'Italcementi. La controproposta è stata di una cedola di 22 milioni e di un'Opa parziale da 100 milioni sul capitale. Tentativo fallito per cui la vicenda è in mano a giudici e avvocati.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Consiglio di amministrazione, italmobiliaregroup.com. URL consultato il 26 aprile 2017.
  2. ^ Relazione finanziaria anno 2016.
  3. ^ Dichiarazione di Carlo Pesenti in Repubblica.it, 18 aprile 2016.
  4. ^ La Stampa, 28 aprile 2016
  5. ^ Alberto Mazzuca, I potenti del denaro, Milano, Editoriale Nuova, 1983, p. 144.
  6. ^ Relazione finanziaria primo semestre 2017.
  7. ^ Bergamonews.it, 21 aprile 2016
  8. ^ Repubblica.it, 27 marzo 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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