Banca Provinciale Lombarda

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Banca Provinciale Lombarda
StatoItalia Italia
Forma societariasocietà controllata
Fondazione1932 a Bergamo
Chiusura1993
Sede principaleBergamo
GruppoSan Paolo di Torino
SettoreBancario

La Banca Provinciale Lombarda è stata una banca italiana e operò principalmente nel settore agricolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Banca Provinciale Lombarda nacque il 19 aprile 1932, a seguito della fusione del Banco Sant'Alessandro con la Banca Piccolo Credito Sant'Alberto, il Piccolo Credito del Basso Lodigiano, il Banco San Siro e il Credito Pavese.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Questa operazione fu voluta dal senatore Stefano Cavazzoni che, ricevuto da Mussolini l'incarico di salvare le piccole banche di matrice cattolica coinvolte nella crisi degli anni '30, affidò la gestione della fusione a Giovanni Goisis, poi nominato direttore generale del nuovo Istituto.

Nei primi anni di attività la Provinciale Lombarda operò principalmente nel settore agricolo: fu infatti autorizzata all'esercizio del credito agrario nelle province di Bergamo, Cremona, Mantova, Pavia, Brescia e Milano. Nel 1933 i finanziamenti erogati a favore dell'agricoltura ammontarono a 140 milioni di lire ma, nel secondo dopoguerra, l'attività creditizia si rivolse maggiormente a favore dei comparti industriale e commerciale, sia per venire incontro alle mutate esigenze dell'economia locale, che per gli avvicendamenti che si verificarono ai vertici dell'Istituto con l'ingresso di nuovi azionisti, molti dei quali industriali.

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della seconda guerra mondiale, infatti, come la maggior parte delle banche italiane, anche la Provinciale Lombarda dovette affrontare il problema della mancanza di liquidità e dell'adeguamento del proprio capitale alle esigenze della ricostruzione post-bellica.

L'impossibilità dell'Istituto centrale di credito, detentore del pacchetto di maggioranza della Banca, di partecipare all'aumento di capitale, aprì la strada all'ingresso di nuovi azionisti, come l'industriale Carlo Pesenti che, dal 1947, sedette nel Consiglio di amministrazione della Banca, per poi aggiudicarsi il definitivo ingresso dell'Istituto nel gruppo Italmobiliare.

Ingresso nel gruppo Italmobiliare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952, da quando la maggioranza azionaria della Banca era passata nelle mani della “Italmobiliare” e dopo l'allontanamento del Direttore Generale Rag Goisis, l'ing Carlo Pesenti, principale esponente della Società stessa, si era orientato ad affidare la D.G. Della Banca a due Condirettori Generali: Rag Luigi Ciocca e Rag Aldo Gilberti.

I settori di attività,concordati tra i due Cond.Gen.prevedevano rispettivamente l'operatività di L.Ciocca sulle Sedi di Milano e Bergamo e di A.Gilberti sulle restanti Sedi e province lombarde.

Le nomine venivano deliberate dal Consiglio di Amministrazione della Banca nella seduta del 4 Giugno 1952 e la notizia riportata il giorno dopo dai quotidiani finanziari “Il Sole 24 Ore” nonché dall'Eco di Bergamo e dalla “Provincia “ di Cremona.

La gestione del Rag.Gilberti,profondo conoscitore del mondo economico-agricolo lombardo,procurò all'Istituto fin dall'inizio,una vertiginosa crescita della raccolta e degli impieghi.

Ciò soprattutto nel cremonese,suo luogo di nascita nel quale era ben conosciuto,nel lodigiano e nel pavese ,ove aveva in passato già svolto la propria attività,avendo collaborato con la Banca Nazionale Agricoltura, in qualità di Procuratore e Vice Direttore della Sede di Milano e quindi Direttore della Filiale di Pavia.

Grazie al suo operato ,in tutta la Lombardia si accrebbe notevolmente anche il numero delle Filiali incluse le Agenzie specie nelle valli bergamasche.

I lusinghieri risultati raggiunti e citati nelle note storiche,che qui si vogliono completare,quintuplo del patrimonio sociale,sestuplo della raccolta e degli impieghi in soli dieci anni,sono certamente da attribuire in massima parte all'attività del Rag Gilberti,in quanto conseguiti nelle aree di sua stretta competenza.

In data 31 Marzo 1965, il Rag.Gilberti,già colpito in precedenza da grave infermità, ritenendo di non essere più in grado di svolgere proficuamente il proprio incarico, presentava dimissioni per ragioni di salute,ponendo così fine,dopo oltre dodici anni alla propria collaborazione con la Banca Provinciale Lombarda.

Nel 1967 la Banca acquisì il Credito Legnanese, in seguito ceduto al Banco Lariano di Como, e nel 1983 la Banca di Alessandria (precedentemente, nel 1937, aveva assorbito il Banco San Sebastiano di Sabbioneta).

Nel 1977 la Provinciale Lombarda era la ventiduesima banca italiana per raccolta[1].

Cessione[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1984 la Provinciale Lombarda fu acquisita dal San Paolo di Torino[2] per circa 480 miliardi[3]; l'acquisizione portò in dote all'istituto torinese circa 400 000, una rete distributiva composta da 117 sportelli bancari e un patrimonio complessivo di circa 45 000 miliardi[3]. Il 20 dicembre 1993 la BPL cessò di esistere anche come marchio e fu completamente inglobata nel San Paolo[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M.N. Un anno che ha pagato bene su Lotta Comunista, luglio 1978
  2. ^ Massimo Fabbri, Provinciale Lombarda al S. Paolo di Torino, in la Repubblica, 9 maggio 1984. URL consultato il 24 marzo 2017.
  3. ^ a b Ugo Bertone, Il S. Paolo compra la Provinciale Lombarda (adesso è un impero da 45 000 miliardi, in La Stampa, 24 luglio 1984, p. 10. URL consultato il 24 marzo 2017.
  4. ^ S. Paolo più grande: assorbirà la BPL e il Banco Lariano, su Corriere della Sera - Archivio Storico, 25 maggio 1993. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Confederazione Fascista delle Aziende del Credito e della Assicurazione, Annuario delle Aziende di credito e finanziarie, 1939-1940, Roma, Confederazione Fascista delle Aziende del Credito e della Assicurazione, 1940 (pp. 182-183). ISBN non esistente.
  • Vera Zamagni; Storia Economica e Sociale di Bergamo, volume 6, Dalla Ricostruzione all'Euro, tomo II, Cultura, economia e welfare, Bergamo, Fondazione per la storia economica e sociale di Bergamo, Bergamo, Istituto di studi e ricerche, 2002. ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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