Bimota

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Bimota
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1966 a Rimini
Fondata daValerio Bianchi
Giuseppe Morri
Massimo Tamburini
Sede principaleRimini
GruppoItalian Motorcycle Investment
Persone chiaveFederico Martini
Pier Luigi Marconi, Andrea Acquaviva
SettoreMotociclette
Sito webwww.bimota.it

La Bimota è una casa motociclistica italiana con sede a Rimini.

Dopo alterne vicende societarie, dal 2013 l'azienda diviene di proprietà elvetica, mantenendo la produzione in Italia.[1] Nel 2019 Kawasaki Heavy Industries acquisisce il 49,9% della società.[2]

Il nome è l'acronimo delle prime due lettere dei tre cognomi dei soci fondatori Bianchi, Morri e Tamburini.

Storia e produzione stradale[modifica | modifica wikitesto]

Bimota Tesi 1D

La Bimota nacque nel 1966 come azienda operante nel settore degli impianti di riscaldamento[3] e condizionamento, ma negli anni successivi la forte passione motociclistica di Massimo Tamburini, che costruì nel 1971 la sua prima "special" sulla base di una MV Agusta 600 Turismo 4C 6 comprata di seconda mano[4], indirizzò la società verso la produzione di componenti destinate a dare un'impronta più sportiva alle caratteristiche di guida delle motociclette di serie e da corsa. La tappa successiva fu la produzione e la commercializzazione di modelli stradali a proprio nome, iniziata nel 1975 con la vendita di alcune repliche della "special" ideata da Tamburini su base Honda CB 750 Four nel 1973[5]. Questo primo modello stradale Bimota è la HB1, prodotta in sole 10 unità. Più precisamente si trattava di un kit (dotato di regolare certificato di omologazione) costituito da telaio, forcella, forcellone e altre componenti da applicare sulla moto nipponica.

Bimota SB4

Nei primi anni di vita dell'azienda, le moto Bimota erano offerte sia come kit sia come motociclette già interamente assemblate. Soltanto all'inizio degli anni novanta verranno abbandonate le forniture in kit e la produzione si baserà esclusivamente su moto complete. Fino al 1984 i modelli Bimota monteranno propulsori Honda, Kawasaki e Suzuki (HB2, HB3, KB1, KB2, KB3, SB2, SB2 80, SB3, SB4). Nel 1985 giunge la DB1, primo abbinamento con propulsore Ducati. A partire dalla metà degli anni ottanta saranno abbandonate le motorizzazioni Honda e Kawasaki in favore di Ducati, Suzuki e Yamaha. Nascono le DB1 S, DB1 SR, SB5, YB4 EI (anche in variante SP), YB5, YB6 (anche nelle versioni Exup e Tuatara).

Bimota è sempre stata un'azienda di nicchia, poiché ha sempre puntato ad affiancare a motori di serie di affermati produttori europei e giapponesi, spesso sottoposti ad elaborazione, una parte ciclistica all'avanguardia con l'impiego di materiali particolarmente pregiati per le componenti. In funzione di questa ricercatezza tesa ad esaltare le qualità sportive, i modelli Bimota sono sempre stati prodotti in quantità limitate (in genere poche centinaia, ma a volte anche solo alcune decine) e con prezzi di listino sensibilmente più elevati della concorrenza.

La guida della casa riminese ha subito nel corso degli anni importanti avvicendamenti, a seguito di divergenze tra i proprietari sulle scelte aziendali: infatti Valerio Bianchi avrebbe poi lasciato l'azienda da lui stesso co-fondata ancor prima dell'inizio dell'attività motociclistica mentre, nel 1983, Federico Martini prese il posto di Massimo Tamburini, che se ne andò alla Ducati in seguito a contrasti con Morri. Nel luglio 1984 Bimota finì addirittura in amministrazione controllata in seguito all'inaspettato crollo delle vendite generato dalle aspettative dei clienti dopo la presentazione all'EICMA del 1983 del prototipo della rivoluzionaria Tesi: ai loro occhi sembrò che gli altri modelli già in produzione fossero tecnicamente obsoleti al confronto della futuristica Tesi, che però non era ancora pronta per il mercato[6], ma Martini progettò nel 1985 la DB1, costruita intorno al motore della Ducati 750 F1, le cui vendite risollevarono le sorti dell'azienda, che uscì dall'amministrazione controllata entro i 24 mesi concessi dalla legge[6]. Lo stesso progettista introdusse il successivo utilizzo di telai in alluminio scatolato (sua anche la YB4 R vincitrice del Mondiale TT F1 con Virginio Ferrari) e l'iniezione elettronica sui motori 750 cm³, sia in gara sia nella produzione di serie. A Federico Martini successe Pierluigi Marconi sul finire degli anni ottanta. Nel 1993 Giuseppe Morri, ultimo rimasto tra i fondatori, lasciò l'azienda.

Il decennio conclusivo del secondo millennio vede nella sua prima parte l'utilizzo dei motori Ducati per DB2, DB2 SR, DB2 EF, DB3 Mantra (primo modello "naked" della casa riminese, dalla vocazione vagamente turistica). I quattro cilindri Yamaha danno origine a YB8 (pure nelle varianti Furano ed E), YB9 Bellaria, YB9 SR, YB Dieci (anche biposto). Nel 1994 ritorna l'abbinamento ai propulsori Suzuki con le SB6 e SB7. L'anno successivo si adopera per la prima volta un motore BMW e nasce la Supermono (in seguito disponibile anche in configurazione biposto). Poi giungeranno le SB6 R, YB9 SRi, YB11 (anche in edizione speciale), SB8 R (con telaio in alluminio e carbonio e di cui sarà realizzata anche la variante Special disponibile solo su specifico ordine) e DB4, quest'ultima dapprima con alimentazione a carburatori e poi ad iniezione elettronica.

Un discorso a parte merita il modello Tesi. Frutto di lunghe sperimentazioni, esso deve il suo nome alla tesi di laurea presentata dall'ingegner Pier Luigi Marconi (successivamente assunto in Bimota) che proponeva una motocicletta dalla sospensione anteriore anticonvenzionale: al posto della classica forcella telescopica era presente un forcellone a due bracci che prevedeva un azionamento indiretto dello sterzo. I vantaggi in termini di stabilità in frenata e bassa collocazione del baricentro erano lampanti. Parallelamente a una serie di prototipi da competizione culminati con la Tesi V-due del 1993 (il cui motore avrebbe poi spinto la 500 V-due con telaio convenzionale)[7] il progetto viene industrializzato e la prima versione commercializzata della Tesi è la 1D del 1990 dotata di motore Ducati a quattro valvole per cilindro e cubatura di 851 cm³. Nel 1991 la cilindrata sarà elevata a 904 cm³ mentre l'anno successivo sarà presentata la Tesi 1D SR. Il 1993 è l'appuntamento per la Tesi con una veste completamente ridisegnata: è la Tesi 1D ES che concluderà la sua vita commerciale nella versione EF (Edizione Finale).

Altra Bimota altamente innovativa e simbolicamente importante è la 500-V due; si tratta infatti dell'unica moto con motore progettato internamente al reparto di ricerca e sviluppo aziendale. Il propulsore era un bicilindrico a V di 90° a 2 tempi di 500 cm³ di cilindrata con alimentazione ad iniezione elettronica diretta nella camera di combustione (la prima per un motore a due tempi). La difficoltà di messa a punto dell'alimentazione ad iniezione convinse la Casa a commercializzare successivamente una variante allestita a carburatori.

Alla fine degli anni novanta arriva il declino, dovuto a problemi finanziari, culminato con il fallimento dell'azienda Bimota originale nel 2001.[8]

La rinascita dopo il fallimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 il nuovo proprietario, il milanese Roberto Comini, riavvia l'attività effettuando investimenti.[1] La prima moto del nuovo corso è la DB5 con motore Ducati di un litro di cilindrata. La sportiva, disegnata da Sergio Robbiano, sarà insignita del “2004 Motorcycle Design Award”, premio rilasciato dalla “Motorcycle Design Association”.[9]. Fra i vezzi stilistici della DB5 vanno considerati il forcellone con struttura a traliccio e la carenatura che, pur essendo integrale, lascia in vista il propulsore bicilindrico.

Bimota DB6 Delirio

Nel 2005 il Salone di Milano è la vetrina per la presentazione della naked DB6 Delirio, ricavata sulla base della DB5 e anch'essa opera di Robbiano. L'anno successivo la DB5 eleva la cubatura del suo motore a 1100 cm³ e si sdoppia nelle versioni S (biposto) e R, quest'ultima dalle caratteristiche sportive esaltate. Viene anche presentata la Tesi 3D, terza generazione della Tesi dopo la 2D realizzata in collaborazione con la Vyrus e giunta senza troppa convinzione nel momento di transizione dell'azienda. Nel 2007, al Salone di Milano, Bimota presenta la DB7, disegnata da Enrico Borghesan, moto che presenta diverse innovazioni tecniche come il sistema della sospensione posteriore infulcrato sul motore (soluzione impiegata in MotoGP) e il telaietto posteriore interamente in fibra di carbonio autoportante, come il telaietto anteriore. Il telaio è una struttura mista: traliccio in tubi a sezione ovale e piastre in alluminio ricavate dal pieno. La DB7 vanta una dotazione ciclistica di prim'ordine, mentre la motorizzazione è affidata all'unità Ducati da 1099 cm³ che equipaggia la 1098.

Il 30 agosto 2013 Bimota S.p.A. è stata ceduta agli imprenditori svizzeri Marco Chiancianesi e Daniele Longoni e la sede legale è stata spostata a Lugano, lasciando a Rimini la sede amministrativa e quella produttiva.[1][10]

Nel Settembre del 2019 voci credibili parlano di una acquisizione della Bimota da parte di Kawasaki Heavy Industries, la conferma arriva ad EICMA 2019, quando nello stand Kawasaki viene presentata la Bimota-Kawasaki Tesi H2, basata sul motore sovralimentato della Kawasaki H2, su cui è stato costruito un telaio con forcellone oscillante anteriore, tipo "Tesi". Viene anche chiarito che le quote societarie sono ripartite al 49,9% per Kawasaki ed al 50,1% per Chiancianesi e Longoni, che restano gli azionisti di maggioranza del'azienda.[2]

Il nome dei modelli[modifica | modifica wikitesto]

Bimota KB1

Ad eccezione di pochi casi, la denominazione dei modelli Bimota ha sempre seguito lo schema costituito da due lettere ed un numero:

Posizione Descrizione
La prima lettera è l'iniziale del produttore del motore: H per Honda, K per Kawasaki, S per Suzuki, Y per Yamaha, D per Ducati, B per BMW, G per Gilera, (unicamente per moto da corsa).
La seconda lettera è la B di Bimota.
Al terzo posto si trova il numero in progressione di modello con motore fornito dal medesimo costruttore: ad esempio SB3 indica la terza Bimota equipaggiata con propulsore Suzuki; YB11 sarà invece l'undicesima Bimota dotata di motore Yamaha.

Casi particolari:

Descrizione
Per i modelli da corsa equipaggiati di motore Harley Davidson, la B di Bimota è stata preceduta dalla sigla HD.
Alcuni modelli hanno avuto un nome esteso nella denominazione, come ad esempio la YB6 Tuatara, la YB8 Furano, la YB9 Bellaria, la YB10 Dieci[11] e la DB3 Mantra.
L'unica Bimota con denominazione svincolata dall'abbinamento fra lettere e fornitori del propulsore, è stata la "500-V due".

L'attività agonistica[modifica | modifica wikitesto]

Motomondiale[modifica | modifica wikitesto]

Bimota Racing
Motociclismo IlmorX3-003.png
PaeseItalia Italia
Nome completoBimota Racing
CategorieClasse 250
Classe 350
Thunderbike Trophy
Moto2
SedeRimini
Piloti nel 2012
Moto2Spagna Ángel Rodríguez
Moto nel 2012Bimota HB4
Pneumatici nel 2012Dunlop
Campioni del Mondo
Classe 3501980 - Sudafrica Jon Ekerold

Classe 250[modifica | modifica wikitesto]

Bimota esordisce in questa categoria nel 1976, dopo aver già disputato un paio di stagioni nella 350. Viene messa in pista una motocicletta motorizzata Morbidelli che ottiene un secondo posto al Gran Premio del Belgio con Paolo Pileri. Nel 1977 i piloti italiani Franco Uncini e Walter Villa iniziano la stagione con un telaio Bimota abbinato al motore Harley-Davidson ottenendo qualche vittoria prima di passare ai telai Bakker con cui concludono la stagione rispettivamente al secondo e terzo posto in classifica. Torna in questa categoria nel 1980 quando il pilota francese Thierry Espié chiude quarto in classifica mondiale con tre piazzamenti a podio. Nel 1981 conquista qualche altro podio con Patrick Fernandez. Nel 1982 vengono messe in pista motociclette motorizzate Yamaha e Bartol ottnendo qualche punto iridato.

Classe 350[modifica | modifica wikitesto]

L'esordio nel mondiale per prototipi avviene nella stagione 1974 nella Classe 350 con una motocicletta motorizzata Yamaha. Ottiene i primi punti iridati in occasione del Gran Premio delle Nazioni con il settimo posto del pilota italiano Giuseppe Elementi. Nella satgione successiva ottiene la prima vittoria, Otello Buscherini taglia per primo il traguardo nel Gran Premio della Cecoslovacchia. Nel 1979 il pilota francese Michel Rougerie ottiene un paio di piazzamenti a punti chiudendo 17º in classifica. La partecipazione alle competizioni viene premiata nel 1980 quando il sudafricano Jon Ekerold, in sella alla YB3 vince il Campionato del Mondo ottenendo tre vittorie nei singoli Gran Premi. In questo contesto Bimota ottiene anche il titolo costruttori di categoria e piazza altri tre piloti nelle prime dieci posizioni: i francesi Eric Saul e Patrick Fernandez nonché l'italiano Massimo Matteoni, che ottengono diversi piazzamenti a podio in stagione. Nel 1981 pur non vincendo nuovamente il titolo, la casa Riminese ottiene altre tre vittorie nei singoli Gran Premi con diversi piloti a punti e nelle posizioni alte della classifica. Nel 1982, ultima stagione di questa categoria, vengono messe in pista motociclette motorizzate Yamaha e Bartol ottenendo qualche piazzamento a podio.

Thunderbike Trophy[modifica | modifica wikitesto]

Nelle stagioni 1995 e 1996 si disputa, in concomitanza con le gare in territorio europeo del motomondiale la Thunderbike Trophy, categoria riservata a motociclette da 600 cm³ con motori a quattro tempi con quattro cilindri.[12] Bimota, unica casa costruttrice non giapponese, partecipa ad entrambe le edizioni ottenendo i risultati migliori con Mario Innamorati a partire dal Gran Premio di Germania del secondo anno.

Moto2[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della stagione 2009, nell'ottica della riduzione delle emissioni inquinati e per creare una classe propedeutica alla MotoGP, l'organizzatore sceglie di optare per un cambio radicale. La nuova classe di mezzo prevede infatti, oltre al regime di monogomma, l'utilizzo di un motore unico per tutte le case costruttriciː il quattro cilindri in linea a quattro tempi derivato da quello di serie della Honda CBR600RR.[13] Bimota assembla una motocicletta per partecipare a questa nuova classe: la HB4 che viene affidata a tre differenti squadre.[14] Il pilota thailandese Ratthapark Wilairot in forza al team Thai Honda PTT SAG, ottiene le migliori prestazioni collezionando trenta punti e sfiorando il podio nel Gran Premio d'Olanda.[15] Non vengono schierate moto per la stagione 2011. L'ultima apparizione in Moto2 risale alla stagione 2012, con il team SAG, senza ottenere punti.

Superbike[modifica | modifica wikitesto]

Bimota Alstare
Motociclismo IlmorX3-003.png
Nome completoBimota Alstare
CategorieSuperbike
Supersport
Piloti nel 2014
SuperbikeRegno Unito 2 Christian Iddon
Italia 86 Ayrton Badovini
Moto nel 2014Bimota BB3
Pneumatici nel 2014Pirelli

1988-1991 e la YB4[modifica | modifica wikitesto]

Il 1988 sancisce la nascita del mondiale Superbike. Bimota partecipa al nuovo campionato con la YB4 E.I..[16] Vince la prima gara della storia a Donington con Davide Tardozzi che rimane in corsa per il titolo fino al termine della stagione. Durante l'anno conquista altri sei Gran Premi per un totale di sette andando a sfiorare anche la conquista del titolo costruttori.[17][18] Nel 1989 la casa riminese è quarta tra i costruttori ed ottiene tre vittorie nei singoli Gran Premi con l'italiano Giancarlo Falappa. Nel 1990 le YB4 vengono schierate solo in alcune gare racimolando quattro punti. Il 1991 vede ancora Bimota a mezzo servizio e con qualche punto conquistato prima del temporaneo ritiro.

1997-1999 mondiale Supersport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 si disputa la prima edizione della Supersport World Series, categoria propedeutica al mondiale Superbike e disputatasi in concomitanza con lo stesso. Bimota mette a disposizione le sue motociclette a diversi piloti chiudendo al sesto posto tra i costruttori e ottenendo come miglior risultato il sesto posto al Gran Premio di Hockenheim con Roberto Panichi.[19] Nel 1998 e nel 1999 replica il sesto posto ottenendo piazzamenti di minor rilievo.

2000 e la SB8R[modifica | modifica wikitesto]

Chiusasi la parentesi nel mondiale Supersport, Bimota torna in Superbike nel 2000 mettendo in pista una motocicletta a motore Suzuki: la SB8 K affidata al team italiano MVR Bimota Exp. con il pilota australiano Anthony Gobert.[20] Il team disputa solo dieci gare relegando Bimota all'ultimo posto tra i costruttori ma, in occasione del Gran Premio d'Australia conquista una vittoria prestigiosa rifilando quasi mezzo minuto al più prossimo degli inseguitori.[21]

2014 e la BB3[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 2014 Bimota fa il suo ritorno in Superbike mettendo in pista la BB3 motorizzata col quattro cilindri BMW, già in uso sulle moto ufficiali della casa tedesca nello stesso campionato, portando così a quattro il numero delle motociclette italiane partecipanti visto il contemporaneo impegno di Ducati, Aprilia e MV Agusta. Bimota si avvale della collaborazione del Team Alstare che schiera il confermato Ayrton Badovini e l'inglese Christian Iddon proveniente dalla Supersport. Sfortunatamente la casa motociclistica Italiana non riesce a produrre entro il tempo limite concesso dall'organizzatore il numero di motociclette di serie sufficienti per poter prendere punti nel mondiale. Per questo motivo pur avendo preso parte a otto gran premi, per un totale di sedici gare, i risultati non vengono omologati. Questo nonostante la bontà del mezzo, che permetteva ad entrambi i piloti di passare quasi sempre sotto la bandiera a scacchi nei primi quindici posti.[22]

Altre competizioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 l'italiano Virginio Ferrari vince il Campionato del Mondo TT F1 pilotando la YB4 R. La 725 cm³ Supermono, prototipo della "Supermono" con motore derivato BMW e reso competitivo dal Bimota Experience Department, condotta da Gianluca Galasso contende alla Ducati "batacchio" pilotata da Pierfrancesco Chili la vittoria nella gara del Campionato Europeo di categoria al Mugello. nel Settembre 1994. Con il rilancio dell'azienda, parecchie sono le Bimota impegnate in gara nei trofei nazionali ed internazionali da piloti privati: Tesi 3D, DB5, DB6 ed anche DB7. Una DB7 in configurazione standard ha partecipato alla gara del Mugello del Desmo Challenge 2008 con Danilo Marrancone, centrando un importante risultato: la vittoria all'esordio. Nel 2015 partecipa, con la BB3, alle quattro principali competizioni su strada: Tourist Trophy, Northwest 200, Ulster GP, Macao GP.[23]

Modelli in produzione[modifica | modifica wikitesto]

  • BB3
  • BB3 TTrofeo
  • Tesi 3D Naked
  • DBX
  • Tesi 40º Anniversario
  • DB10 b-motard (su richiesta)
  • Tesi H2 (dall'estate 2020)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Redazione Sito, Bimota: la nuova proprietà è svizzera, su insella.it, Unibeta S.r.l., 16 settembre 2013. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  2. ^ a b Emanuele Colombo, EICMA 2019: Bimota presenta (insieme a Kawasaki) la nuova Tesi H2, su motorbox.com, Boxer S.r.l., 6 novembre 2019. URL consultato il 23 dicembre 2019.
  3. ^ Duccio Rasoini, Mercato: Kawasaki acquista Bimota, su omnimoto.it, Edimotive S.r.l., 24 settembre 2019. URL consultato il 26 dicembre 2019.
  4. ^ Saverio Livolsi, Opera prima, in Motociclismo d'Epoca, nº 6/2009, giugno 2009, pp. 98-105.
  5. ^ Redazione Sito, Bimota, su cesenabikers.blogspot.com, 4 febbraio 2009. URL consultato il 21 aprile 2011.
  6. ^ a b (EN) Mick Walker, Chapter 5: Bimota, in Italian Racing Motorcycles, Redline Books, 1998, p. 59. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  7. ^ (CS) storia della Bimota 500 V-due, su dvouval.com. URL consultato il 10 gennaio 2011.
  8. ^ Redazione Sito, Addio Bimota Fallisce il sogno, su repubblica.it, GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., 21 aprile 2001. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  9. ^ Paolo Sperati, Sergio Robbiano morto: l’erede di Tamburini scompare sulla moto che aveva progettato, su motori.leonardo.it, Triboo Media S.r.l., 1º luglio 2014. URL consultato il 26 dicembre 2019.
  10. ^ Redazione Sito, Bimota venduta a una società svizzera, su moto.it, CRM S.r.l., 24 settembre 2013. URL consultato il 24 ottobre 2015.
  11. ^ (EN) Rowland Brown, The YB10 Dieci, su motorcyclespecs.co.za, Bike Magazine, aprile 1991. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  12. ^ (FR) Francis Dubois, Guy Booner e AFP, La FIM reconnaît la «Thunderbike», su lesoir.be, Rossel & Cie, 19 gennaio 1995.
  13. ^ Cristiano Parolacci, Moto2 2010: motori da 140 CV per le "medie" del Mondiale, su it.motorsport.com, Motorsport Network, 3 marzo 2010. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  14. ^ Redazione Sito, Bimota HB4 Moto2, su infomotori.com, Caval Service S.r.l., 22 gennaio 2010. URL consultato il 23 dicembre 2019.
  15. ^ (EN) Redazione MotoGP, Moto2 2010 Assen - Race Classification (PDF), su motogp.com, Dorna Sports S.L., 26 giugno 2010. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  16. ^ Duccio Rasoini, 5 Bimota che hanno lasciato il segno, su omnimoto.it, Edimotive S.r.l., 1º ottobre 2019. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  17. ^ (EN) Redazione Sito, Database risultati, sul sito ufficiale del Campionato mondiale Superbike, su perugiatiming.com, Perugia Timing A.S.D.. URL consultato il 9 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 19 giugno 2008).
  18. ^ (EN) Redazione Sito, Risultati della Bimota, sul sito ufficiale del Campionato mondiale Superbike, su perugiatiming.com, Perugia Timing A.S.D.. URL consultato il 9 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2008).
  19. ^ (FR) Vincent Glon, Classements complets Supersports World Serie - 1997, su racingmemo.free.fr, Racingmemo, 23 aprile 2011. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  20. ^ Paolo Gozzi, Bimota ritorna alle corse con l' imprevedibile Gobert, su gazzetta.it, RCS MediaGroup S.p.A., 8 gennaio 2000. URL consultato il 23 dicembre 2019.
  21. ^ (EN) Redazione Worldsbk, SBK 2000 Phillip Island - Race Results 1 (PDF), su worldsbk.com, Dorna Sports S.L., 23 aprile 2000. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  22. ^ Redazione Corsedimoto, Superbike: Bimota ufficialmente fuori dal Mondiale 2014, su corsedimoto.com, CdM Editore, 27 agosto 2014. URL consultato il 25 dicembre 2019.
  23. ^ Giuseppe Cucco, Bimota al Tourist Trophy 2015 e arriva la nuova BB3 TTrofeo, su motociclismo.it, Edisport Editoriale S.r.l., 4 aprile 2015. URL consultato il 24 ottobre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Sarti, Bimota. 25 anni di eccellenza, Giorgio Nada Editore, 1998, ISBN 978-88-7911-197-3.
  • Claudio Porrozzi, Dieci anni di Bimota, Rivista La Moto, 1984. URL consultato il 28 gennaio 2011.
  • (EN) Mick Walker, Chapter 5: Bimota, in Italian Racing Motorcycles, Redline Books, 1998. URL consultato l'8 marzo 2011.
  • Giuseppe Morri, L'era d'oro di Bimota , Giorgio Nada Editore, 2017, EAN: 978-88-7911-687-9

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]