Orgosolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Orgosolo
comune
(ITSC) Orgòsolo
Orgosolo – Stemma
Orgosolo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoDionigi Deledda (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate40°12′16.94″N 9°21′09.46″E / 40.204706°N 9.352627°E40.204706; 9.352627 (Orgosolo)Coordinate: 40°12′16.94″N 9°21′09.46″E / 40.204706°N 9.352627°E40.204706; 9.352627 (Orgosolo)
Altitudine620 m s.l.m.
Superficie222,6 km²
Abitanti4 176[1] (31-12-2017)
Densità18,76 ab./km²
Comuni confinantiDorgali, Fonni, Mamoiada, Nuoro, Oliena, Talana, Urzulei, Villagrande Strisaili
Altre informazioni
Cod. postale08027
Prefisso0784
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091062
Cod. catastaleG097
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) orgolesi
(SC) orgolesos
Patronosan Pietro
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Orgosolo
Orgosolo
Orgosolo – Mappa
Posizione del comune di Orgosolo
all'interno della provincia di Nuoro
Sito istituzionale
Il nuraghe Duvilinò, nell'altopiano di Pradu

Orgosolo (Orgòsolo in sardo) è un comune italiano di 4 176 abitanti, che si trova a 620 metri sul livello del mare in provincia di Nuoro, nella regione della Barbagia di Nuoro.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è prevalentemente collinare e montuoso, l'unica area pianeggiante è la vallata di Locoe, lungo il corso del fiume Cedrino. L'altitudine varia dai 350–400 m di quest'ultima fino ai 1400 m delle prime propaggini della catena del Gennargentu. Tra i rilievi principali sono da segnalare Monte Novo San Giovanni (1316 m), Monte Fumai (1316 m), Punta Sa Pruna (1416 m) e il Monte Armario (1433 m), la cima più alta del comune. Il paese e i suoi dintorni sono caratterizzati da spettacolari paesaggi naturali, da tradizioni e costumi di gran fascino. Il territorio comunale è molto vasto e ha un'estensione di 223,66 km², comprendente una piccola frazione, in località Galanoli, a sei km dal centro principale lungo la strada provinciale per Mamoiada.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome potrebbe derivare, secondo gli studiosi, dal toponimo protosardo orgosa che significa "territorio umido, ricco d'acqua"[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria ed età nuragica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Orgosolo è stato frequentato dall'uomo già in epoca preistorica, le prime attestazioni risalgono infatti all'età neolitica. Viene datato a questo periodo un piattino in clorite proveniente da Locoe, oggi esposto al Museo archeologico nazionale di Nuoro. La presenza neolitica è testimoniata anche da numerosi resti ceramici, microliti geometrici e punte di freccia in ossidiana. È da segnalare inoltre la presenza di numerosi monumenti megalitici, sono stati infatti censiti 17 Menhir, nelle zone denominate Gorthene, Locoe, Galanoli, Sa Lhopasa e un Dolmen in località Oleìli. Nel territorio orgolese sono presenti anche una sessantina di domus de janas e tra queste sono particolarmente significative la necropoli di Oreharva con 15 tombe e quella di Sirilò con 9 grotticelle funerarie.

Del periodo nuragico vi sono tantissime testimonianze. Il numero dei nuraghi si aggira intorno alle 30 unità, di cui solo alcuni appaiono ben conservati. La zona dell'altipiano di Pradu sembra essere quella con una maggiore densità archeologica relativa a questo periodo, si contano in quest'area ben 15 nuraghi, 8 tombe dei giganti, una fonte sacra, un recinto megalitico e una decina di insediamenti. Il più conosciuto e visitato è il nuraghe Mereu, nel cuore del Supramonte, ma sono da segnalare per la loro importanza anche il nuraghe Duvilinò e il nuraghe Ruiu.

Sirilò, domus de janas

Età punica e romana[modifica | modifica wikitesto]

Ceramiche puniche sono state rinvenute in due vani di tipo abitativo nel sito di Sirilò, datate tra VI e IV secolo a.C. Uno di questi ambienti ha restituito anche frammenti di un vaso attico a figure rosse, rappresentante scene di palestra, visibile oggi al Museo archeologico di Nuoro. Testimonianze di età punica sono presenti anche nel sito di Urulu, già frequentato in età nuragica, dove sono state rinvenute 9 monete in bronzo.

Dell'epoca romana non sono visibili tracce rilevanti, ma sono comunque diversi i reperti relativi a quest'epoca rinvenuti nel territorio. In località Urulu sono stati ritrovati numerosi materiali di età imperiale, tra cui contenitori in bronzo e una ventina di monete. Monete romane sono state rinvenute anche nella zona di Locoe, nei pressi del nuraghe Ghirghinnari. Sono da segnalare poi una brocca in lamina bronzea da Monte Novo San Giovanni e grandi contenitori fittili per derrate da Monte Fumai. È stato documentato inoltre il riutilizzo di una tomba dei giganti in età imperiale a Sa Senepida, nel Supramonte. Sempre nel Supramonte, a Campu Donianicaru, in un villaggio di precedente impianto nuragico vi sono diverse tracce di affioramenti murari pertinenti a fasi romane[3].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In relazione al periodo alto-medievale, sono da segnalare nel territorio di Orgosolo numerosi ritrovamenti ceramici, spesso in siti già frequentati in età nuragica e romana. Frammenti ceramici di quest'epoca sono emersi a Monte Novo San Giovanni, e nelle località Locoe, Urulu, Lucuriai[4], Sirilò[5]. Un altro indizio che fa supporre una presenza bizantina è il gran numero di chiese destinate a santi del menologio orientale. Tra quelle ancora aperte al culto si segnalano le chiese di Sant'Antonio Abate, San Nicola di Mira, Sant'Anania, San Michele Arcangelo. Di tante altre ne rimangono le rovine o ne è stato tramandato il ricordo come ad esempio Sant'Elia, Sant'Elena, Santa Caterina di Alessandria, Sant'Andrea, Sant'Antioco, la cappella di San Giovanni Battista.

Nonostante questi elementi, le prime attestazioni riguardanti il villaggio di Orgosolo si trovano nelle fonti soltanto verso la metà del Trecento. Nelle Rationes Decimarum, i registri su cui si annotavano le decime da versare alla Santa Sede, è citata relativamente agli anni 1341 e 1348, la villa di Orgosolo, appartenente alla Diocesi di Suelli, nelle forme arcaiche Orgusula e Orgosuli[6]. In un altro documento di tipo ecclesiastico, la Taxationis benefficiorum regni Sardiniae, datato tra 1345 e 1352, viene menzionata l'ecclesia Santi Petri de Orgoseli[7]. Nel 1388, i rappresentanti di Orgosolo compaiono fra i firmatari dei trattati di pace fra Eleonora d'Arborea e il re Giovanni I di Aragona[8] .

Data l'esiguità delle fonti a disposizione, appare piuttosto complesso capire a quale giudicato appartenesse il villaggio di Orgosolo. La sua posizione geografica era infatti di confine, in un punto in cui andavano ad incontrarsi i regni di Torres, Gallura e Cagliari. Solo con il trattato di pace del 1388 abbiamo un dato certo, la villa era in quegli anni nel Giudicato d'Arborea, nella curatoria di Dore. Per i secoli precedenti, la carenza di documenti rappresenta un evidente limite per la ricerca. C'è però da dire che i confini diocesani, per un accordo tra autorità civile e religiosa, coincidevano solitamente con il territorio politico del giudicato[9]. Dato questo elemento e data l'appartenenza di Orgosolo alla Diocesi di Suelli, si potrebbe ipotizzare che il villaggio abbia fatto storicamente parte del Giudicato di Cagliari, per poi passare a quello di Arborea al dissolvimento del regno cagliaritano.

Dominazioni Aragonese, Spagnola e Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1420 Orgosolo passò al Regno di Sardegna per essere ceduto di volta in volta alle varie famiglie nobiliari sarde come gli Alagon, i Cubello, i Carroz e i Silva. In questo periodo si iniziano ad avere i primi dati sulla popolazione del villaggio, ricavati dai censimenti fiscali. Nel censimento del 1497, Orgosolo contava 203 uomini[10]. Per tutto il 1500 il paese conobbe un forte incremento demografico, fino ad arrivare nel 1589 a contare 906 fuochi, un numero che faceva di Orgosolo il settimo centro della Sardegna per popolazione[11]. Nel corso del 1600 si invertì la tendenza e per quasi tutto il secolo il villaggio perse abitanti. Nel 1678 si toccò il punto più basso, dal censimento venivano infatti segnalati solamente 332 fuochi. Vent'anni dopo, nel 1698, si ebbe un netto miglioramento: i dati indicano una popolazione di 750 uomini e 778 donne, divisi in 487 fuochi. In questi numeri bisognava probabilmente comprendere una parte degli abitanti di Locoe, villa a pochi km a nord del paese spopolata in quegli anni[12], i cui abitanti superstiti si divisero tra Oliena e Orgosolo. Nel 1724 Orgosolo ottenne dal marchesato di Orani la cessione perpetua dei terreni appartenuti al villaggio disabitato di Locoe. Gli importanti avvenimenti che investirono la Sardegna fra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento, come i moti anti-feudali e lo stesso Editto delle Chiudende non ebbero particolare rilevanza nella società orgolese, che continuava a basarsi su un'economia prevalentemente di sussistenza, legata alla pastorizia transumante, che sfruttava da sempre le terre pubbliche comunitarie[13].

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Antonia Mesina[modifica | modifica wikitesto]

Una delle figure più rappresentative di Orgosolo è quella della giovane martire Antonia Mesina, proclamata beata da Papa Giovanni Paolo II il 4 ottobre 1987. Antonia nacque a Orgosolo il 21 giugno 1919 e fin da giovanissima entrò a far parte della Gioventù Femminile dell'Azione Cattolica. La giovane orgolese subì il martirio, lottando fino alla morte per opporsi a un tentativo di violenza sessuale da parte di un compaesano, e morì lapidata il 17 maggio 1935. In questa data viene celebrata la festività liturgica che prevede varie iniziative civili e religiose. Le spoglie della ragazza sono custodite in una cripta presso la chiesa parrocchiale del SS. Salvatore a Orgosolo, sito che è visitato da numerosi pellegrini.

Rivolta di Pratobello[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivolta di Pratobello.

Il 27 maggio del 1969 sui muri del paese viene affisso dalle autorità un avviso in cui si invitano i pastori che operano nella zona di Pratobello di trasferire il bestiame altrove perché, per due mesi, quell'area sarà adibita a poligono di tiro e di addestramento dell'Esercito Italiano. Il 19 giugno 3.500 cittadini di Orgosolo iniziano l'occupazione dei campi nella località di Pratobello[14]. Dopo alcuni giorni di occupazione, nei quali non si verificò alcun episodio di violenza, l'esercito si ritirò.[15]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Leonardo, connessa un tempo al villaggio di Locoe

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Orgosolo conta un gran numero di chiese, sia all'interno del centro abitato che nelle sue immediate vicinanze. La maggior parte degli edifici sono stati realizzati a cavallo dei secoli XIV-XVI. In ambito urbano sono presenti otto chiese, quasi tutte aperte al culto:

  • Santu Perdu (San Pietro Apostolo), dedicata al patrono e chiesa parrocchiale (XIV sec.)
  • Sant'Antoni ‘e Su Ohu (Sant'Antonio Abate), la più antica, risalente al XIV secolo circa[13]
  • Sant'Antoni ‘e Padua (Sant'Antonio da Padova) (XVI sec.)
  • Santa Gruhe (Santa Croce)
  • Santu Nihola (San Nicola di Mira), del secolo XV
  • Nostra Sennora (L'Assunta), 1634
  • Sa Lhesia Nova (SS. Salvatore), realizzata nel sec. XX
  • Chiesa dello Spirito Santo, presso la frazione di Galanoli (sec. XX)

Nel nucleo urbano o nei suoi pressi risultavano presenti altre chiese ormai scomparse, dedicate a S. Elia, San Sebastiano, e San Giovanni Battista.

Numerose anche le chiese campestri:

  • Sant'Antiolhu (Sant'Antioco)
  • Santu Micheli (San Michele Arcangelo), sul monte Lisorgoni, che domina l'abitato (XV sec.)
  • Santu Nanìu (SS. Anania ed Egidio)
  • Santu Malhu (San Marco), a poca distanza dall'abitato, sulla periferia sud
  • Santu Lenardu (San Leonardo), era la chiesa parrocchiale del villaggio di Locoe, abbandonato tra XVII e XVIII secolo
  • Santu Paule (San Paolo), anch'essa in territorio di Locoe
  • Sant'Elene (Sant'Elena)

Siti e località di interesse archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Domus de janas
  • Domus de janas di Oreharva
  • Domus de janas di Sirilò
  • Domus de janas di Sa Lhopasa
  • Domus de janas di Tettene
  • Domus de janas di Istovuzzi
  • Domus de janas di Pandelai
Nuraghi
  • Nuraghe Bidunì
  • Nuraghe Burdu
  • Nuraghe Carchinarzu
  • Nuraghe Chirisunie
  • Nuraghe de Lacana
  • Nuraghe Donori
  • Nuraghe Duvilinò
  • Nuraghe Filigai
  • Nuraghe Funtana Bona
  • Nuraghe Funtana Fritta
  • Nuraghe Ghirghinnari
  • Nuraghe Giuanne Puddu
  • Nuraghe Gorroppu
  • Nuraghe Ilole
  • Nuraghe Lartiò
  • Nuraghe Lollovè
  • Nuraghe Luilìe
  • Nuraghe Maninturtiò
  • Nuraghe Manurrìe
  • Nuraghe Mereu
  • Nuraghe Olai
  • Nuraghe Orghe
  • Nuraghe Oroldi
  • Nuraghe Ortotidda
  • Nuraghe Urulu
  • Nuraghe Ospo
  • Nuraghe Pighisone
  • Nuraghe Ruju
  • Nuraghe Sa Senepida
  • Nuraghe Sirilò
  • Nuraghe Talasuniai
  • Nuraghe Sa Lhopasa

Il Supramonte[modifica | modifica wikitesto]

Monte Novo San Giovanni (a sinistra) e monte Fumai
Punta Sa Pruna

L'area orgolese del Supramonte ha una estensione di quasi 3500 ettari. Si tratta di un altopiano montuoso, profondamente interessato da fenomeni carsici che vedono la presenza di numerose grotte, doline (imponente è quella di “Su Suercone” o “Sielhone” in orgolese, con un diametro di circa 500 metri) e gole, fra le quali la spettacolare gola di Gorropu, una profonda depressione creata dal Rio Flumineddu con pareti verticali di 400 metri. A causa della mancanza di sorgenti o di portata rilevante, la presenza di acqua in questo territorio è assai scarsa, mentre le precipitazioni tendono a raccogliersi in piccole pozze rocciose naturali chiamate “Presethos”. Il paesaggio del Supramonte è caratterizzato dal colore bianco delle rocce calcaree che contraddistingue ampie distese pietrose che si alterna al verde del sottobosco e delle foreste di lecci. Si ritiene che nella zona denominata “Sas Baddes” sia ancora presente uno degli ultimi tratti di foresta primaria presenti in Europa. Oltre al leccio alcune fra le specie arboree tipiche del Supramonte sono il ginepro (Juniperus) e il tasso (Taxus baccata). Molto ricca anche la flora erbacea con rare specie spontanee alcune delle quali possono essere considerate endemiche. La fauna è molto varia ed è composta principalmente da cinghiali, volpi e mufloni, anche se non mancano specie meno comuni come martore, ghiri e gatti selvatici. Nel Supramonte trovano inoltre l'habitat numerose specie di volatili, principalmente rapaci come l'aquila reale, l'aquila del Bonelli, la poiana, il falco pellegrino, il gheppio e l'astore. In passato le pareti rocciose della zona vedevano la nidificazione del grifone (Gyps fulvus) e del gipeto (Gypaetus barbatus), detto anche “avvoltoio degli agnelli”. Da un punto di vista archeologico sono presenti rilevanti tracce umane risalenti al periodo nuragico e pre-nuragico, in particolare nei complessi nuragici del citato nuraghe “Mereu” e del nuraghe “Presethu Torthu”, caratterizzati dal colore bianco della pietra calcarea con cui sono stati realizzati. Pur essendo un territorio da sempre scarsamente popolato alcune zone del Supramonte orgolese sono state, storicamente, adibite all'allevamento dei suini e al pascolo degli ovini e dei caprini. A causa delle distanze e della mancanza di strade vere e proprie i pastori erano costretti a lunghe permanenze fuori del paese, servendosi unicamente dei tipici ovili in pietra e legno (“Huviles”), alcuni dei quali ancora presenti. Attualmente le attività legate alla pastorizia si sono notevolmente ridotte sul territorio, che per contro risulta molto frequentato da escursionisti, appassionati di trekking, di archeologia e speleologia.

Murales[modifica | modifica wikitesto]

Murale in via Gramsci
Roccia dipinta all'ingresso del paese
Murale lungo il Corso Repubblica

Il primo murale di Orgosolo fu realizzato nel 1969 dal gruppo Dioniso, un collettivo di anarchici milanesi. Qualche anno dopo, nel 1975, in occasione del trentennale della Liberazione dal nazifascismo, l'insegnante toscano Francesco Del Casino ed i suoi alunni della scuola media di Orgosolo realizzarono una dozzina di murales lungo il Corso Repubblica. Successivamente si iniziò a produrre murales di diversi contenuti anche in gruppi esterni alla scuola: il tema da trattare e l'esecuzione del lavoro veniva concordato con la popolazione, favorevolmente colpita dall'iniziativa. In seguito si aggiunse il contributo di molti altri artisti, fra i quali il pittore orgolese Pasquale Buesca e il gruppo culturale locale Le Api. I dipinti affrontano in genere problematiche legate alla popolazione locale e alla Sardegna, ma raccontano anche i principali avvenimenti storici e sociali italiani ed internazionali. Sono poi presenti numerosi omaggi a personaggi e intellettuali del '900. Al momento si contano ad Orgosolo più di 200 murales che ormai fanno parte integrante dell'immagine del paese, attirando ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo[16][17].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[18]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Orgosolo è il nuorese barbaricino.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

I tetti di Orgosolo

Festività religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il patrono sia San Pietro (con novena, messa e processione), la festa più sentita in paese è quella di Nostra Sennora de Mesaustu, la Madonna dell'Assunta, che si svolge il 15 agosto. In tale occasione sfila una bellissima e solenne processione, con cavalli e abiti tradizionali per portare nelle vie del paese la statua della Madonna dormiente, molto pesante e per questo sorretta da 4 uomini a spalla. La festa continua poi con sa vardia, corsa equestre con i cavalli che vengono lanciati a coppie o a gruppi di tre e su cui i cavalieri si esibiscono in acrobazie spesso rischiose, soprattutto perché la corsa si svolge sull'asfalto cittadino. La festa religiosa prevede due distinte novene nella chiesa dell'Assunta, mentre i festeggiamenti civili si sviluppano nell'arco di circa dieci giorni, dal 13 al 23 agosto. Il 23, giorno de S'ottada, il paese partecipa nuovamente alla processione, stavolta notturna, in cui comunque non mancano i cavalli e i colori degli abiti tradizionali. Altre ricorrenze religiose molto importanti per la comunità sono la festa di Sant'Antoni de su ohu (S. Antonio Abate) il 17 gennaio, con l'accensione dei tradizionali fuochi in onore del santo, la festa di Santu Malhu (S. Marco) il 25 aprile, dove dopo la messa viene offerta ai fedeli sa ita, che consiste nel dono di un pane tradizionale e di un pezzo di carne. Dopo anni di oblio è stata recentemente ripresa la festa di Santu Sidore (Sant'Isidoro), protettore de sos massaios (i contadini), con la suggestiva processione dei carri trainati dai buoi.

Particolarmente sentita è la festività religiosa e civile dedicata a Santu Nanìu e S. Ziliu (SS. Anania ed Egidio), che cade la prima domenica di giugno. La tradizione vuole che i due santi, Egidio (vescovo) e Anania ( un soldato o un conte), siano stati martirizzati nel 300 d.C., mentre tentavano di convertire le popolazioni dell'interno ancora pagane. In località Berghìe, 2 km a sud del paese sorge la chiesa a loro dedicata, nel luogo dove avrebbero ricevuto la morte. Non sono menzionati in nessun documento storico, né nel Martirologio Geronimiano né nelle Passiones[19]. Il martirio dei due santi è attestato da un'iscrizione rinvenuta nella chiesa, insieme a due urne di pietra contenenti le reliquie. Il rinvenimento avvenne a seguito di una disposizione dell’arcivescovo di Cagliari Ambrogio Machin, che il 15 settembre del 1632, ordinò al vicario di Galtellì Agostino Pischedda di procedere alla ricerca di corpi santi nella chiesa orgolese. Il risultato degli scavi si troverebbe in un registro dell’archivio arcivescovile di Cagliari[20]. Diversi studiosi hanno dimostrato che l'epigrafe sia falsa e che non possa riferirsi all'età paleocristiana[21]. Anche Dionigi Bonfant già nel 1635 parlava di "invencion de los sagrados cuerpos"[22]. L’origine dell’iscrizione sembrerebbe perciò da inserire nell’ambito dello scontro tra le diocesi di Cagliari e di Sassari per contendersi il primato ecclesiastico dell’isola. Lotta che divenne particolarmente serrata nel XVII secolo, quando gli arcivescovi delle due città si impegnarono in una assurda gara alla ricerca delle spoglie di presunti martiri. Si riteneva infatti che un numero maggiore di ritrovamenti in un capo piuttosto che nell’altro sarebbe stato sufficiente a riconoscere la supremazia di una sede su quella rivale[23]. Un'ulteriore prova sul coinvolgimento di Orgosolo nella contesa tra le due diocesi, viene dalla partecipazione di una rappresentanza orgolese alla cerimonia di traslazione delle reliquie dei martiri dalla necropoli di S. Saturnino alla cattedrale di Cagliari[24]. La presenza dei fedeli orgolesi non era casuale, infatti fra le 179 nicchie del santuario dei martiri della chiesa cagliaritana, due sono dedicate a S. Anania e S. Egidio.

Eventi culturali[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006 si svolge a Orgosolo il Festival della Scienza[25], che si propone di utilizzare la cultura popolare come chiave verso il sapere scientifico. Orgosolo partecipa inoltre al circuito delle sagre autunnali denominato "Autunno in Barbagia", curato dall'A.S.P.E.N. (Azienda Speciale Promozione Economica Nuorese).[26] La tappa orgolese è chiamata Gustos e Nuscos (aromi e sapori) e si tiene solitamente nel mese di ottobre.

L'abito tradizionale[modifica | modifica wikitesto]

Cavalieri di Orgosolo in abito tradizionale

L'abito tradizionale (su hustumene) è custodito gelosamente da quasi tutte le famiglie orgolesi e viene indossato in occasione di alcune cerimonie e festività. Fino agli inizi del secolo XX ha rappresentato l'unico abito usato da tutta la popolazione. Si tratta di un abito piuttosto austero, soprattutto quello femminile, anche se ricchissimo dal punto di vista dei ricami e dei colori. L'abito maschile comprende sa Berritta, il copricapo, su tzipone (la giacca), sa hamisa (camicia), sa vraha (una specie di gonnellino in orbace) sos cartzones (pantaloni in tela) e sas harthas (una sorta di soprascarpe). I principali elementi dell'abito da donna sono su lionzu, un fazzoletto o benda in seta gialla che funge da copricapo, il giubbetto (su tzipone), una camicia bianca ricamata, su sahittu e sa veste, una serie di tre gonne (non sempre indossate assieme), e s'antalena, uno splendido grembiule adornato di broccati e ricami di tipo floreale. Questi abiti vengono cuciti ancora oggi da ricamatrici locali e hanno un elevato costo di realizzazione.

Abito tradizionale femminile

L'allevamento del baco da seta[modifica | modifica wikitesto]

A Orgosolo si tramanda da tempo immemore una tradizione antichissima, la bachicoltura, un'attività scomparsa quasi ovunque ma che nel paese barbaricino ancora resiste e si tramanda. Già nel 1837, Vittorio Angius descriveva questa attività, affermando che "È ignoto quando questa specie fu introdotta, e le donne orgolesi abbiano imparato a far quanto fanno per ridurre i bozzoli in fazzoletti e in veli o bende, come esse dicono."[27] Il baco da seta, chiamato in dialetto orgolese “Su Ermeddu”, viene allevato al fine di ricavare la seta usata per la realizzazione del citato copricapo femminile del costume (“Su Lionzu”). Da alcuni anni, nel corso della rassegna “Autunno in Barbagia” è aperto un laboratorio in cui vengono illustrate ai visitatori le varie fasi dell'allevamento dei bachi e le operazioni di tessitura e colorazione della seta.

Canto a tenore[modifica | modifica wikitesto]

A Orgosolo la tradizione del canto a tenore è molto viva. Le quattro voci che compongono il coro sono la voce solista ("Sa Vohe"), la contra ("Sa Hontra"), una voce di tipo baritonale, il basso ("Su Bassu") e la mezza-voce ("Sa Mesu Vohe").[28]. A certificare l'importanza di questa espressione artistica, presso la casa Mesina nel centro storico del paese, è presente un centro di documentazione dedicato al patrimonio culturale del canto a tenore[29].

Cori a Tenore[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 16 aprile 2000 Mariantonia Podda lista civica di centro-sinistra Sindaco [30]
16 aprile 2000 8 maggio 2005 Pasquale Mereu centro Sindaco [31]
8 maggio 2005 30 maggio 2010 Francesco Giuseppe Meloni lista civica Sindaco [32]
30 maggio 2010 31 maggio 2015 Dionigi Deledda lista civica "Pro Orgosolo" Sindaco [33]
31 maggio 2015 5 giugno 2016 Dionigi Deledda lista civica "Per Orgosolo" Sindaco [34]
6 giugno 2016 - Dionigi Deledda lista civica "Orgolesi" Sindaco [35]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Lo sport a Orgosolo trova la sua massima diffusione nel calcio, nella pallavolo e nel softball. Le squadre locali fanno parte della Polisportiva Supramonte, una società nata nel 1969, che annovera circa 300 iscritti. Le strutture sportive comprendono un campo di calcio, alcuni campi da tennis, una palestra polivalente coperta e un campo da softball, che nel 1996 ospitò alcuni incontri del Campionato Europeo di Softball, categoria giovanile. La squadra di softball femminile rappresenta il paese nel Campionato Italiano di Softball e milita nella Serie A2, girone A con il Cagliari Baseball Softball e i Tigers Cagliari Softball.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2017.
  2. ^ M.L. WAGNER, Dizionario etimologico sardo, Heidelberg 1960, p. 574.
  3. ^ [1] URL consultato il 09.09.2018
  4. ^ G. Lilliu, Ceramiche stampigliate altomedievali in Sardegna, in Nuovo bullettino archeologico sardo, Volume IV-1987-92, Sassari 1994
  5. ^ . Congiu, Ricerche archeologiche a Orgosolo (Nu), località Sirilò. Le campagne di scavo 2002-2003, in AA. VV., Una comunità montana per la valorizzazione del patrimonio archeologico del Nuorese, Nuoro 2009, pp. 55-60
  6. ^ P. Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sardinia, Città del Vaticano 1945.
  7. ^ A. Forci, Le decime papali nella diocesi di Suelli da una fonte inedita del secolo XIV, in Studi Ogliastrini, n. 12 dicembre 2015
  8. ^ P. Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino 1861, pp.836-37
  9. ^ D. Panedda, Il giudicato di Gallura. Curatorie e centri abitati, Sassari 1978
  10. ^ J. DAY, Villaggi abbandonati in Sardegna dal trecento al settecento: inventario, Parigi 1973..
  11. ^ B. Anatra, G. Puggioni, G. Serri, Storia della popolazione in Sardegna nell’epoca moderna, Cagliari 1997..
  12. ^ F. CORRIDORE, Storia documentata della popolazione di Sardegna (1479-1901), Torino 1902..
  13. ^ a b G.B. Salis, Orgosolo tra mito e storia, Gasperini, 1990
  14. ^ La lotta di Pratobello URL consultato il 02.05.2014
  15. ^ G. Pintore, Sardegna, Regione o colonia?, Mazzotta editore, Milano, 1974
  16. ^ Orgosolo e il muralismo
  17. ^ Foto Archiviato il 28 dicembre 2007 in Internet Archive.
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ G.B. Salis, Orgosolo tra mito e storia, Gasperini, 1990.
  20. ^ Alberto Ferrero La Marmora, Itinerario dell’isola di Sardegna, volume II, Cagliari 1868.
  21. ^ Si vedano: - V. ANGIUS, G. CASALIS, s.v. Orgosolo, in Dizionario Geografico Storico Statistico Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, Volume XIII, Torino 1845; - D. BONFANT, Triumpho de los santos del Reyno de Cerdeña, dirizido a la Majestad cathol. D. Phelipe IIII, Cagliari 1635; - A.F. LA MARMORA, Itinerario dell’isola di Sardegna, volume II, Cagliari 1868; - A. MASTINO, La Sardegna cristiana in età tardo-antica, in A. MASTINO, G. SOTGIU, N. SPACCAPELO (a cura di), La Sardegna paleocristiana tra Eusebio e Gregorio Magno: atti del convegno nazionale di studi, Cagliari 10-12 ottobre 1996, Cagliari 1999, pp. 263-307..
  22. ^ D. BONFANT, Triumpho de los santos del Reyno de Cerdeña, dirizido a la Majestad cathol. D. Phelipe IIII, Cagliari 1635..
  23. ^ L. ORTU, Storia della Sardegna dal Medioevo all’Età contemporanea, Cagliari 2011.
  24. ^ D. FILIA, La Sardegna Cristiana. Vol. II, Dal periodo giudicale al 1720, Sassari 1995 (ristampa prima edizione del 1913).
  25. ^ Energie Rinnovabili
  26. ^ A.S.P.E.N. (Azienda Speciale Promozione Economica Nuorese) è l'Azienda Speciale della Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Nuoro. L'azienda è operativa dal 1995 e ha finalità di interesse pubblico.
  27. ^ V. Angius, G. Casalis, Dizionario geografico storico statistico commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino, Maspero, 1833-1856
  28. ^ Sardegna Cultura - Argomenti - Musica - Canto
  29. ^ Tre musei per un solo Centro Orgosolo scommette sulla cultura - La Nuova Sardegna, in Archivio - La Nuova Sardegna. URL consultato il 27 settembre 2018.
  30. ^ Comunali 23/04/1995, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  31. ^ Comunali 16/04/2000, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  32. ^ Comunali 08/05/2005, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  33. ^ Comunali 30/05/2010, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  34. ^ Comunali 31/05/2015, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  35. ^ Comunali 05/06/2016, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M.L. Wagner, Dizionario etimologico sardo, Heidelberg 1960
  • P. Marica, Orgosolo (Il crepuscolo degli dei armati), Puglielli, 1954
  • G. Pintore, Sardegna, regione o colonia?, Mazzotta, 1974
  • F. Cagnetta, Banditi a Orgosolo, Guaraldi, 1975
  • R. Branca, Medioevo a Orgosolo, Fossataro, 1966
  • E. Vincent, La passione di Orgosolo, Fossataro, 1970
  • M. Massaiu, Mesina perché?, Fossataro, 1976
  • L. Podda, Dall'ergastolo, La Pietra, 1976
  • L. Tidore Cherchi, Natale a Orgosolo, Fossataro, 1976
  • R. Marchi, Lettere dalla Barbagia, EDES, 1982
  • E. Vincent, Il paese, taccuino di Orgosolo 1964-1984, EDES, 1985
  • D. Haensch, Sa Lotta de Pratobello, 1986
  • E. Tognotti, Una santa a Orgosolo, storia di Antonia Mesina, EDES, 1987
  • M. Massaiu, Una ragazza di Orgosolo, Istituto Propaganda Libraria, 1988
  • S. Cambosu, Il Supramonte di Orgosolo, Vallecchi, 1988
  • E. Corda, Storia di Orgosolo, Rusconi, 1989
  • G.B. Salis, Orgosolo tra mito e storia, Gasperini, 1990
  • P.S. Dore, Orgosolo, santi e briganti, Il Torchietto, 1993
  • G. Mesina, Io, Mesina, dal Supramonte ad Asti, Periferia, 1993
  • A.M. Manca, Gente di Orgosolo, Stef, 1994
  • P. Marotto, Su pianeta 'e Supramonte, cantadas in sardu, Condaghes, 1996
  • G. Sanna, Martirio a Orgosolo, L'Ortobene, 1996
  • G. Sanna, Orgosolo, diario di un parroco, 1955-1978, L'Ortobene, 1997
  • P. Rubanu, G. Fistrale, Murales politici della Sardegna, Massari, Dattena, 1998
  • P. Muggianu, Orgosolo '68-'70, il triennio rivoluzionario, 1998
  • Kikinu, Murales di Orgosolo, guida ai Murales, Ed. Balzano, 1980
  • Kikinu, Muralismo a Orgosolo, guida completa e aggiornata ai murales, Ed. Kikinu, 1994-2011 (lingua ITA-FRA-TED-ING-SPA)
  • Kikinu, Orgosolo e il Supramonte, Guida su Orgosolo e il Supramonte, Ed. Kikinu, 1990
  • Kikinu, Orgosolo e i suoi Murales, Guida completa ai murales di Orgosolo, Ed. Kikinu, 2012 (lingua ITA -FRA-TED)
  • P.S. Dore, Canti di Orgosolo, poesie in sardo e in italiano, Il torchietto, 1999
  • S. Papa, Orgosolo, Fahrenheit 451, 2000
  • C. Collu, Orgosolo, l'abbigliamento della sposa, Golosti, 2004
  • S. De Franceschi, Orgosolo 1905-1917 la grande "disamistade", La Biblioteca della Nuova Sardegna, 2009
  • G. Satta, Turisti a Orgosolo, la Sardegna pastorale come attrazione turistica, Liguori, 2001
  • P. Romero Noguera, De la hospitalidad en Orgosolo, 2005
  • T. Heatherington, Wild Sardinia, indigeneity and the global dreamtimes of environmentalism, University of Washington Press, 2010
  • A. Nieddu, Orgosolo, la montagna segreta, Poliedro, 2011
  • T. Mele, Addio a Orgosolo, memorie di una barbaricina, Cisu, 2011
  • P. Cicalò, P. Dettori, N. Piras, S. Muravera, Pitzinnos, pastores, partigianos, ANPI, 2012
  • S. Pilosu, Associazione tenore Supramonte (a cura di), Il canto a tenore di Orgosolo : le registrazioni del CNSMP (1955-1961), Squilibri, 2017
  • M.A. Fadda, Il museo speleo-archeologico di Nuoro, Delfino, 1991
  • S. Merella, I Menhir della Sardegna, Il punto grafico, 2009
  • G.A. Piredda, Contributo per lo studio e la ricerca sulla preistoria del territorio del comune di Orgosolo,1986
  • M. A. Fadda, Greci e Romani a Orgosolo, Archeologia Viva n.151 gennaio-febbraio, 2012
  • M.A. Fadda, Sirilò-Orgosolo (Nu). Una lunga storia dal Neolitico ai Greci, in AA. VV. Una comunità montana per la valorizzazione del patrimonio archeologico del Nuorese, Nuoro 2009
  • A. Taramelli, Orgosolo (Nuoro): rinvenimento fortuito di un deposito votivo in località Orulu, in Notizie degli scavi di antichità, v.8, ser.6, fasc. 10-12, Roma 1933
  • G. Lilliu, Ceramiche stampigliate altomedievali in Sardegna, in Nuovo bullettino archeologico sardo, Volume IV-1987-92, Sassari 1994
  • A. Forci, Le decime papali nella diocesi di Suelli da una fonte inedita del secolo XIV, in Studi Ogliastrini, n. 12 dicembre 2015
  • P. Sella (a cura di), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Sardinia, Città del Vaticano 1945.
  • D. Panedda, Il giudicato di Gallura. Curatorie e centri abitati, Sassari 1978
  • P. Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae, Torino 1861.
  • G. Congiu, Ricerche archeologiche a Orgosolo (Nu), località Sirilò. Le campagne di scavo 2002-2003, in AA. VV., Una comunità montana per la valorizzazione del patrimonio archeologico del Nuorese, Nuoro 2009, pp. 55-60.
  • J. Day, Villaggi abbandonati in Sardegna dal trecento al settecento: inventario, Parigi 1973.
  • B. Anatra, G. Puggioni, G. Serri, Storia della popolazione in Sardegna nell’epoca moderna, Cagliari 1997.
  • F. Corridore, Storia documentata della popolazione di Sardegna (1479-1901), Torino 1902.
  • A.F. La Marmora, Itinerario dell’isola di Sardegna, volume II, Cagliari 1868.
  • D. Bonfant, Triumpho de los santos del Reyno de Cerdeña, dirizido a la Majestad cathol. D. Phelipe IIII, Cagliari 1635.
  • L. Ortu, Storia della Sardegna dal Medioevo all’Età contemporanea, Cagliari 2011.
  • D. FILIA, La Sardegna Cristiana. Vol. II, Dal periodo giudicale al 1720, Sassari 1995 (ristampa prima edizione del 1913).
  • A. Mastino,  G.  Sotgiu,  N.  Spaccapelo  (a  cura  di),  La  Sardegna paleocristiana  tra  Eusebio  e  Gregorio  Magno:  atti  del  convegno  nazionale  di  studi, Cagliari  10-12  ottobre  1996,  Cagliari  1999,  pp.  263-307.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN125601077 · BNF (FRcb11936546m (data)
Sardegna Portale Sardegna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sardegna