Arcidiocesi di Cagliari
| Arcidiocesi di Cagliari Archidioecesis Calaritana Chiesa latina | |||
|---|---|---|---|
| Regione ecclesiastica | Sardegna | ||
| |||
| |||
| Diocesi suffraganee | |||
| Iglesias, Lanusei, Nuoro | |||
| Arcivescovo metropolita e primate | Giuseppe Baturi | ||
| Vicario generale | Ferdinando Caschili | ||
| Arcivescovi emeriti | Giuseppe Mani, cardinale Arrigo Miglio | ||
| Presbiteri | 309, di cui 174 secolari e 135 regolari 1.822 battezzati per presbitero | ||
| Religiosi | 144 uomini, 86 donne | ||
| Diaconi | 41 permanenti | ||
| Abitanti | 576.000 | ||
| Battezzati | 563.000 (97,7% del totale) | ||
| Stato | Italia | ||
| Superficie | 4.041 km² | ||
| Parrocchie | 130 | ||
| Erezione | documentata dal 314 | ||
| Rito | romano | ||
| Cattedrale | Santa Maria e Santa Cecilia | ||
| Santi patroni | Sant'Efisio | ||
| Indirizzo | Via Mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari, Italia | ||
| Sito web | www.chiesadicagliari.it | ||
| Dati dall'Annuario pontificio 2024 (ch · gc) | |||
| Chiesa cattolica in Italia | |||

L'arcidiocesi di Cagliari (in latino Archidioecesis Calaritana) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Sardegna. Nel 2023 contava 563.000 battezzati su 576.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giuseppe Baturi.
Territorio
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L'arcidiocesi si trova nella parte sud-orientale della Sardegna e comprende 69 comuni:[1]
- 62 comuni della città metropolitana di Cagliari: Armungia, Assemini, Ballao, Barrali, Burcei, Cagliari, Capoterra, Castiadas, Decimomannu, Decimoputzu, Dolianova, Domus de Maria, Donori, Elmas, Escolca, Gergei, Gesico, Goni, Guamaggiore, Guasila, Mandas, Maracalagonis, Monastir, Monserrato, Muravera, Nuraminis, Nurri, Orroli, Ortacesus, Pimentel, Pula, Quartucciu, Quartu Sant'Elena, Samatzai, San Basilio, San Nicolò Gerrei, San Sperate, Sant'Andrea Frius, San Vito, Sarroch, Selargius, Selegas, Senorbì, Serdiana, Sestu, Serri, Settimo San Pietro, Siliqua, Silius, Sinnai, Siurgus Donigala, Soleminis, Suelli, Ussana, Uta, Vallermosa, Villa San Pietro, Villanova Tulo, Villasalto, Villasimius, Villasor e Villaspeciosa.
- 7 comuni della provincia del Medio Campidano: Furtei, Samassi, Sanluri, Segariu, Serramanna, Serrenti, Villamar.
Sede arcivescovile è la città di Cagliari, dove si trova la cattedrale di Santa Maria e Santa Cecilia.
Cattedrale e chiese principali
[modifica | modifica wikitesto]La chiesa di Santa Maria, costruita nel corso del Duecento, venne elevata al rango di cattedrale nel 1258. Originariamente in stile romanico pisano, ha subito vari rifacimenti nel corso dei secoli.
Sempre a Cagliari sorgono due importanti chiese, la basilica di San Saturnino e la basilica di Santa Croce. Con il titolo di basilica minore, sono comprese nell'arcidiocesi due chiese: la basilica e santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari e la basilica di Sant'Elena Imperatrice a Quartu Sant'Elena.[2]
Nel territorio sorgono anche due ex cattedrali: la chiesa di San Pietro, ex cattedrale della diocesi di Suelli, e la chiesa di San Pantaleo, che fu cattedrale della diocesi di Dolia.[2]
Parrocchie
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio si estende su 4.041 km² ed è suddiviso in 130 parrocchie, raggruppate in 14 foranie:[3] Campidano, Capoterra, Cattedrale, Decimomannu, Dolianova, Mandas, Nuraminis, Pirri, Quartu Sant'Elena, San Lucifero, San Nicolò Gerrei, San Vito, Senorbì, Santi Pietro e Paolo.
Provincia ecclesiastica
[modifica | modifica wikitesto]La provincia ecclesiastica comprende le seguenti suffraganee:
Nel territorio della provincia ecclesiastica cagliaritana sono comprese cinque sedi titolari:
- Sede titolare di Dolia (oggi in arcidiocesi di Cagliari)
- Sede titolare di Galtellì (oggi diocesi di Nuoro)
- Sede titolare di Ottana (oggi in diocesi di Nuoro)
- Sede titolare di Suelli (oggi in arcidiocesi di Cagliari)
- Sede titolare di Sulci (oggi in diocesi di Iglesias)
Storia
[modifica | modifica wikitesto]La presenza del cristianesimo nell'isola sarda deve essere molto antica. Come scrive Lanzoni, «Cagliari costituiva il porto romano principale dell'isola... È risaputo che il cristianesimo, giunto in Occidente per le vie del mare, reclutò i primi adepti nei principali porti e negli empori del commercio, è quindi ovvio conchiudere che il cristianesimo, giunto in Sardegna dall'Oriente o da Roma, abbia posto le prime radici in Cagliari, e in Cagliari si sia organizzata la prima comunità cristiana dell'isola».[4]
La tradizione ha posto in epoca apostolica la fondazione della diocesi cagliaritana, attraverso una serie di vescovi non documentati storicamente, Clemente, Avendrace, Bonifacio, Giusto, Lino, Eutimio, a cui furono aggiunti, nel XVII secolo, nomi di altri vescovi attestati da presunte epigrafi ritenute per lo più dei falsi,[5] ossia i vescovi Floro, Restituto, Bono, Viviano, Severino, Rudio, Gregorio, Devorino, Felice, Lucio, Amato, Bertorio, Tiberio, Verissimo.[6]
Il primo vescovo di Cagliari storicamente documentato fu Quintasio, che fu presente al concilio di Arles nel 314, seguito da san Lucifero, che visse a metà del IV secolo.
Se si esclude uno scarno accenno a uno o più anonimi vescovi sardi in una lettera di papa Giulio I della metà del IV secolo, solo con la seconda metà del V secolo è documentata una organizzazione diocesana dell'isola sarda. Tra i vescovi convocati a Cartagine dal re vandalo Unerico nel 484, erano presenti Lucifero II di Cagliari e i vescovi Martiniano di Forum Traiani, Bonifacio di Sanafer, Vitale di Sulci e Felice di Turris. Si evince che il vescovo di Cagliari svolgeva il ruolo di metropolita di una provincia ecclesiastica delle isole del Mediterraneo, che comprendeva anche i vescovi di Maiorca, Minorca e Ibiza.[7][8]
In epoca medioevale la giurisdizione della Chiesa cagliaritana si estendeva sui territori delle curatorie del Campidano, Colostrai, Decimomannu, Gippi, Nora e Nuraminis.
Nella seconda metà dell'XI secolo, in seguito alla riorganizzazione ecclesiastica dell'isola, furono istituite due nuove province ecclesiastiche sarde, Sassari e Oristano.
Il titolo primaziale di Sardegna compare per la prima volta nella falsa corrispondenza di papa Vittore III con l'arcivescovo Giacomo (1075-1089).[9] Nel 1138 papa Innocenzo II elevò a suo legato l'arcivescovo di Pisa che dal momento prese il titolo di Primate di Sardegna e Corsica.[10]
Tra XV e XVI secolo il territorio dell'arcidiocesi si ingrandì per la soppressione di alcune diocesi contigue a quella cagliaritana: la diocesi di Suelli nel 1420, la diocesi di Galtellì nel 1495, la diocesi di Dolia nel 1503. Inoltre, nel 1514 papa Leone X stabilì l'unione dell'arcidiocesi cagliaritana con la diocesi di Sulci, che fu confermata come unione aeque principaliter nel 1654.
Nei secoli successivi alcune diocesi ottennero nuovamente l'autonomia: la diocesi di Sulci, con sede trasferita a Iglesias, ebbe nuovamente un proprio vescovo nel 1763; la diocesi di Galtellì fu ristabilita nel 1779 con sede a Nuoro; nel 1824 una parte della diocesi di Suelli costituì la diocesi di Ogliastra, divenuta poi diocesi di Lanusei.
L'arcidiocesi di Cagliari è stata visitata da papa Paolo VI il 24 aprile 1970 e il 19 e 20 ottobre 1985 da papa Giovanni Paolo II. Il 7 settembre 2008 ha fatto visita alla città di Cagliari papa Benedetto XVI, nel centesimo anno in cui papa Pio X ha proclamato la Madonna di Bonaria patrona principale della Sardegna. Il 22 settembre 2013 è stata meta di un pellegrinaggio di papa Francesco.
Cronotassi dei vescovi
[modifica | modifica wikitesto]Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.
La presente lista riporta, fino al termine del X secolo, solo i vescovi storicamente documentati.
- Quintasio † (menzionato nel 314)[11]
- Protogene di Cagliari ? † (325)[12]
- San Lucifero I † (prima del 354 - 370 deceduto)[13]
- Lucifero II † (menzionato nel 484)[14]
- Bonifacio † (V/VI secolo)[15][16][17]
- Primasio † (menzionato nel 518/519)[18]
- Tommaso I ? † (prima del 591)[19]
- Gennaro † (prima di giugno 591 - dopo settembre 603 deceduto)[20]
- Anonimo † (menzionato nel 626/627)[21]
- Diodato † (? - 649 deceduto)[22]
- Giustino † (649 - ?)
- Citonato I † (prima del 680 - dopo il 685/686)[23]
- Anonimo † (menzionato nel 692)[24]
- Tommaso II † (menzionato nel 787)[25]
- Arsenio I † (prima dell'843)[26]
- Giovanni I † (menzionato tra il 847 e il 855)
- Arsenio II † (seconda metà del IX secolo)
- Citonato II † (menzionato nel 964)[27]
- Umberto † (1017 - 1040 deceduto) (?)
- Alfredo o Gualfredo † (prima del 1073)[28]
- Giacomo † (circa 1073/1074 - dopo agosto 1081)[29]
- Lamberto † (menzionato nel 1089)[30]
- Ugo † (menzionato nel 1089/1095)[31]
- Benedetto † (1090 - 1100) (?)
- Gualfredo † (menzionato nel 1112)
- Guglielmo I † (prima del 1118[32] - dopo il 1119[31])
- Pietro † (menzionato nel 1126)[31]
- Costantino † (menzionato nel 1141)
- Bonato † (menzionato nel 1163)[33]
- Ricco † (prima del 1183[34] - 1217)
- Mariano da Sulci † (27 marzo 1218 - 1226)
- Anonimo (Sutrino ?) † (menzionato nel 1233)
- Anonimo † (menzionato nel 1235)
- Leonardo da Roma † (1237 - 1250)
- Domenico † (1250 - 1255) (?)
- Anonimo † (menzionato nel 1257)
- Ugone † (1260 - 1276 deceduto)
- Pecci Ranieri † (1276 dimesso)
- Gallo † (27 novembre 1276 - 1281)
- Biagio † (1281 - 1287) (?)
- Percivalle de Comitibus † (21 gennaio 1290 - 1295)
- Giacomo dell'Abate † (20 settembre 1295 - 1298 deceduto)
- Ranuccio, O.Min. † (8 novembre 1299 - 1322)
- Gioannello † (1322 - 1331)
- Gondisalvo Bonihominis † (9 agosto 1331 - 1341)
- Guglielmo II di Poblet, O.Cist. † (10 febbraio 1341 - 1342)
- Sebastiano † (11 dicembre 1342 - 1344)
- Guglielmo III, O.S.A. † (20 ottobre 1344 - 1348)
- Pietro Cescomes, O.Cist. † (5 novembre 1348 - 1352)
- Giovanni Graziani † (18 maggio 1352 - 1354 deceduto)
- Giovanni d'Aragona, O.Min. † (12 febbraio 1354 - 1369)
- Bernardo, O.Min. † (8 agosto 1369 - 1398 deceduto)
- Diego † (1386 - prima del 1400)
- Giovanni † (1400 - prima del 1403 deceduto)
- Antonio Dexart, O. de M. † (21 febbraio 1403 - 1413)
- Giacomo Massaguer † (1414)
- Pietro Spinola, O.S.B. † (8 ottobre 1414 - 1422 deceduto)
- Giovanni Fabri, O.Carm. † (10 maggio 1423 - 1440 dimesso)
- Matteo Jofre † (29 gennaio 1440 - 1460)[35]
- Francesco de Ferrer † (27 dicembre 1460 - 13 febbraio 1467 nominato vescovo di Maiorca)
- Ludovico Fenollet † (13 febbraio 1467 - 27 gennaio 1468 nominato vescovo di Anglona)
- Antonio Baragues, O.P. † (1469 o 1471 - 1472 deceduto)
- Gabriele Serra, O.Cist. † (13 gennaio 1472 - 1484 deceduto)
- Pietro Pilares, O.P. † (13 luglio 1484 - 1513 dimesso)
- Giovanni Pilares † (9 gennaio 1514 - 1521 deceduto)
- Jerónimo Vilanova † (25 ottobre 1521 - 1534 deceduto)
- Domenico Pastorello, O.F.M.Conv. † (13 novembre 1534 - ottobre 1547 deceduto)
- Baltasar de Heredia, O.P. † (31 agosto 1548 - 21 aprile 1558 dimesso)
- Antonio Parragués de Castillejo, O.S.B. † (4 novembre 1558 - 23 febbraio 1573 deceduto)
- Angelo da Padova, O.S.A. † (1573 - 1573 deceduto)
- Francisco Pérez † (29 marzo 1574 - 28 ottobre 1577 deceduto)
- Gaspar Vicente Novella † (6 ottobre 1578 - 24 agosto 1586 deceduto)
- Francesco de Val † (27 aprile 1587 - 1595 deceduto)
- Alfonso Lasso Sedeño † (7 febbraio 1596 - 1º dicembre 1604 nominato arcivescovo di Maiorca)
- Francisco de Esquivel † (20 giugno 1605 - 21 dicembre 1624 deceduto[36])
- Lorenzo Nieto, O.S.B. † (1625 - 1626 deceduto)[37]
- Ambrogio Machin, O. de M. † (20 settembre 1627 - 23 ottobre 1640 deceduto)
- Bernardo de La Cabra † (13 gennaio 1643 - 23 dicembre 1655 deceduto)
- Pietro Vico † (27 agosto 1657 - prima del 19 ottobre 1676 deceduto)
- Diego Ventura Fernández de Angulo, O.F.M. † (19 ottobre 1676 - 11 gennaio 1683 nominato vescovo di Avila)
- Antonio di Vergara, O.P. † (13 novembre 1683 - 1º ottobre 1685 nominato vescovo di Zamora)
- Antonio Diaz de Aux, O. de M. † (18 marzo 1686 - 28 luglio 1689 deceduto)
- Francesco di Sobre Casas, O.P. † (12 dicembre 1689 - 4 gennaio 1698 deceduto)
- Bernardo di Cariñena, O. de M. † (5 ottobre 1699 - 25 dicembre 1722 deceduto)
- Raulo Costanzo Falletti † (16 dicembre 1726 - 1º gennaio 1748 deceduto)
- Giulio Cesare Gandolfi † (1º aprile 1748 - giugno 1758 deceduto)
- Tommaso Ignazio Natta, O.P. † (4 aprile 1759 - 27 giugno 1763 ritirato)
- Giuseppe Agostino Delbecchi, Sch.P. † (18 luglio 1763 - 1º aprile 1777 deceduto)
- Vittorio Filippo Melano, O.P. † (1º giugno 1778 - 24 luglio 1797 nominato arcivescovo, titolo personale, di Novara)
- Diego Gregorio Cadello † (29 gennaio 1798 - 5 luglio 1807 deceduto)
- Sede vacante (1807-1819)
- Nicolò Navoni † (29 marzo 1819 - 22 luglio 1836 deceduto)
- Antonio Raimondo Tore † (2 ottobre 1837 - marzo 1840 deceduto)
- Emanuele Marongiu Nurra † (23 maggio 1842 - 12 settembre 1866 deceduto)
- Giovanni Antonio Balma, O.M.V. † (27 ottobre 1871 - 5 aprile 1881 deceduto)
- Vincenzo Gregorio Berchialla, O.M.V. † (4 agosto 1881 - 13 ottobre 1892 deceduto)
- Paolo Giuseppe Maria Serci Serra † (16 gennaio 1893 - 18 settembre 1900 deceduto)
- Pietro Balestra, O.F.M.Conv. † (17 dicembre 1900 - 1º maggio 1912 deceduto)
- Francesco Rossi † (9 aprile 1913 - 15 dicembre 1919 nominato arcivescovo di Ferrara)
- Ernesto Maria Piovella, O.SS.C.A. † (8 marzo 1920 - 18 febbraio 1949 deceduto)
- Paolo Botto † (1º agosto 1949 - 2 maggio 1969 dimesso[38])
- Sebastiano Baggio † (23 giugno 1969 - 26 febbraio 1973 nominato prefetto della Congregazione per i vescovi)
- Giuseppe Bonfiglioli † (17 aprile 1973 - 11 febbraio 1984 dimesso)
- Giovanni Canestri † (22 marzo 1984 - 6 luglio 1987 nominato arcivescovo di Genova-Bobbio)
- Ottorino Pietro Alberti † (23 novembre 1987 - 20 giugno 2003 ritirato)
- Giuseppe Mani (20 giugno 2003 - 25 febbraio 2012 ritirato)
- Arrigo Miglio (25 febbraio 2012 - 16 novembre 2019 ritirato)
- Giuseppe Baturi, dal 16 novembre 2019
Capitoli canonicali
[modifica | modifica wikitesto]Il capitolo metropolitano, conformemente alla legge nº 3648 del 15 agosto 1867, è composto da 12 canonici effettivi, canonici onorari (non più della metà degli effettivi) e 6 beneficiati.
Papa Gregorio XV ha concesso ai canonici di indossare rocchetto e cappa violacea ad instar Canonicorum Basilicae Principis Apostolorum de Urbe. I canonici cagliaritani sono stati insigniti della dignità di protonotari apostolici onorari durante munere da papa Pio VII, con breve apostolico del 23 febbraio 1803. Papa Pio X, con breve del 13 settembre 1907 ha promosso gli stessi canonici alla dignità di protonotari apostolici ad instar durante munere. A seguito del motu proprio Pontificalis Domus di papa Paolo VI oggi sono semplicemente protonotari apostolici soprannumerari.
Papa Leone XII, con breve del 22 novembre 1825, ha dato ai beneficiati "facultatem claudendi mozzettam, qua hactenus usi sunt, illique globulos rubros (...) addendi". Da allora nei giorni festivi indossano sulla cotta la mozzetta nera con filettatura, asole e bottoni color rubino. Essi costituiscono la comunità dei beneficiati.
Il capitolo ha un'unica dignità, che da tempo immemorabile ha il titolo di decano.
Nella città di Cagliari sono presenti tre collegiate: Sant'Anna, nel quartiere Stampace (che ha la precedenza subito dopo il capitolo metropolitano); Sant'Eulalia, nel quartiere Marina; San Giacomo, nel quartiere Villanova. Attualmente i rispettivi capitoli sono privi di membri, eccetto il parroco presidente, unica dignità.
Santo patrono
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Viene considerato patrono dell'arcidiocesi sant'Efisio,[39] martire del IV secolo profondamente venerato nella Sardegna meridionale e festeggiato grandemente nella Sagra di sant'Efisio del 1º maggio. I calendari liturgici anteriori al Concilio Vaticano II lo indicano però semplicemente come patrono della provincia ecclesiastica cagliaritana, riservando il patronato della diocesi e della città di Cagliari a san Saturnino, il quale è ora venerato solo come patrono cittadino.
Attività editoriale
[modifica | modifica wikitesto]L'arcidiocesi possiede dal 1958 un giornale ufficiale diocesano, che dal 2004 è edito come Il Portico, a cadenza settimanale. Dal 1993 trasmette Radio Kalaritana. Entrambe le redazioni si trovano nei locali del Seminario Arcivescovile.
Statistiche
[modifica | modifica wikitesto]L'arcidiocesi nel 2023 su una popolazione di 576.000 persone contava 563.000 battezzati, corrispondenti al 97,7% del totale.
| Anno | Popolazione | Presbiteri | Diaconi | Religiosi | Parrocchie | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| battezzati | totale | % | n. | secolari | regolari | battezz. per presbitero |
uomini | donne | |||
| 1948 | 310.000 | 310.194 | 99,9 | 226 | 152 | 74 | 1.371 | 112 | 524 | 86 | |
| 1958 | 345.083 | 345.583 | 99,9 | 304 | 178 | 126 | 1.135 | 196 | 910 | 95 | |
| 1970 | 448.000 | 449.321 | 99,7 | 371 | 214 | 157 | 1.207 | 218 | 1.051 | 114 | |
| 1980 | 496.150 | 518.349 | 95,7 | 384 | 210 | 174 | 1.292 | 240 | 1.033 | 125 | |
| 1990 | 539.000 | 551.617 | 97,7 | 384 | 194 | 190 | 1.403 | 6 | 246 | 976 | 133 |
| 1999 | 540.000 | 559.825 | 96,5 | 308 | 193 | 115 | 1.753 | 21 | 140 | 878 | 132 |
| 2000 | 530.000 | 557.460 | 95,1 | 344 | 196 | 148 | 1.540 | 27 | 173 | 870 | 133 |
| 2001 | 531.000 | 556.941 | 95,3 | 358 | 186 | 172 | 1.483 | 29 | 211 | 848 | 133 |
| 2002 | 530.000 | 551.708 | 96,1 | 382 | 199 | 183 | 1.387 | 32 | 226 | 870 | 133 |
| 2003 | 522.000 | 547.352 | 95,4 | 327 | 200 | 127 | 1.596 | 31 | 163 | 828 | 133 |
| 2004 | 550.000 | 560.583 | 98,1 | 345 | 201 | 144 | 1.594 | 29 | 181 | 804 | 133 |
| 2006 | 562.251 | 563.251 | 99,8 | 320 | 191 | 129 | 1.757 | 30 | 162 | 940 | 133 |
| 2010 | 567.615 | 572.615 | 99,1 | 247 | 205 | 42 | 2.298 | 37 | 99 | 820 | 133 |
| 2013 | 575.000 | 583.365 | 98,6 | 371 | 201 | 170 | 1.549 | 38 | 227 | 810 | 135 |
| 2016 | 568.600 | 581.900 | 97,7 | 320 | 188 | 132 | 1.776 | 43 | 188 | 810 | 133 |
| 2019 | 573.420 | 586.280 | 97,8 | 317 | 189 | 128 | 1.808 | 42 | 134 | 810 | 130 |
| 2021 | 566.600 | 579.300 | 97,8 | 317 | 189 | 128 | 1.787 | 42 | 134 | 810 | 130 |
| 2023 | 563.000 | 576.000 | 97,7 | 309 | 174 | 135 | 1.822 | 41 | 144 | 86 | 130 |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Dal sito web parrocchiemap.it
- 1 2 Special Churches, su gcatholic.org. URL consultato il 28 ottobre 2025.
- ↑ Foranie, su chiesadicagliari.it
- ↑ Lanzoni, p. 660
- ↑ Studi recenti hanno rivalutato alcune di questi iscrizioni, ritenendo per esempio autentica quella che riporta l'epitaffio del vescovo Bonifacio, la cui datazione e la sua reale appartenenza alla sede cagliaritana è tuttavia discussa. Mastino, p. 485
- ↑ Lanzoni, p. 661 e 667
- ↑ Mastino, pp. 480-481
- ↑ (LA) Notitia provinciarum et civitatum Africae, MGH, Auctores antiquissimi 3/1, 1879, p. 71.
- ↑ A. Carboni, L'epistola di Vittore III ai vescovi di Sardegna. Prova e storia di un falso, Roma, 1960.
- ↑ Kehr, Italia pontificia X, p. 382, nr. 40.
- ↑ Prosopographie, vol. II, p. 1870
- ↑ Indicato da storici ed eruditi locali come vescovo di Sardegna; in realtà era vescovo di Sardica. Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XIII, p. 49.
- ↑ Prosopographie, vol. II, pp. 1324-1328
- ↑ Prosopographie, vol. II, p. 1328
- ↑ Mastino, p. 485 L'epigrafe di questo vescovo, ritenuta in passato un falso, è stata rivalutata da studi recenti.
- ↑ Prosopographie, vol. I, p. 329 L'autore, che data l'iscrizione del vescovo Bonifacio al V/VI secolo, non lo attribuisce tuttavia espressamente alla sede sarda.
- ↑ Pierpaolo Longu, Le ricerche dei cuerpos santos a Cagliari: i dati archeologici ed epigrafici (1614-1624), Tesi di Laurea, 2012-2013, pp. 69-71. L'autore ritiene che non è chiaro né il periodo esatto del vescovo Bonifacio (attribuito da alcuni autori al IV/V secolo), né la sua reale appartenenza alla Chiesa cagliaritana (alcuni autori infatti pensano si tratti di uno dei tanti vescovi africani esiliati in Sardegna all'epoca vandalica).
- ↑ Prosopographie, vol. II, p. 1820
- ↑ Vescovo menzionato in una lettera di papa Gregorio I a Gennaro di Cagliari come fondatore di uno xenodochium. Il papa non menziona né l'epoca, né la sede di cui questo Tommaso fu vescovo, né il luogo dello xenodochium. Storici ed eruditi locali ne hanno fatto un vescovo di Cagliari, predecessore di Gennaro. Prosopographie, vol. II, p. 2196 (Thomas 8).
- ↑ Prosopographie, vol. I, pp. 1030-1035
- ↑ Un anonimo arcivescovo è menzionato nell'epistolario di papa Onorio I. Kehr, vol. X, p. 405.
- ↑ Diodato (Deusdedit) partecipò a tutte le sessioni del Concilio Lateranense del 649. Dovette morire o al termine della riunione o poco dopo, poiché gli atti aggiungono alla fine le firme di coloro che sottoscrissero gli atti dopo la fine del concilio; tra queste si trova anche la firma di Iustinus episcopus sanctae Calaritanae ecclesiae. (DE, LA, EL) Concilium Lateranense a. 649 celebratum, ed. Rudolf Riedinger, Acta conciliorum oecumenicorum. Series Secunda. Volumen primum, Berlin, 1984. Indice prosopografico, pp. 453 e 455.
- ↑ Evandro Putzulu, Citonato, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Nelle sottoscrizioni degli atti del concilio in Trullo, appare anche il metropolita della Sardegna, ma non è stato tramandato il nome. (LA, EL) Concilium Constantinopolitanum a. 691/2 in Trullo habitum, in: H. Ohme (ed.) Acta conciliorum oecumenicorum, Series Secunda II: Concilium Universale Constantinopolitanum Tertium, Pars 4, Berlin/Boston, 2013, p. 63, riga 9.
- ↑ Si fece rappresentare da un proprio diacono al concilio di Nicea del 787. (FR) Jean Darrouzès, Listes épiscopales du concile de Nicée (787), in Revue des études byzantines 33 (1975), p. 13.
- ↑ Iconoclasta, fu ritenuto eretico da papa Leone IV (847-855), che ordinò al suo successore Giovanni di distruggere un altare che Arsenio aveva edificato. (DE) Arsenios, Prosopographie der mittelbyzantinischen Zeit, n. 625 (edizione online).
- ↑ Corrado Zedda e Raimondo Pinna, La nascita dei giudicati. Proposta per lo scioglimento di un enigma storiografico, in Archivio storico e giuridico sardo di Sassari, n. 12, 2007, pp. 27-118
- ↑ Gli studi condotti da Corrado Zedda e Raimondo Pinna sulla Carta di Orzocco, tradizionalmente datata a prima del 1073, e nella quale v'è l'unica menzione di Alfredo, mettono in dubbio l'esistenza storica di questo arcivescovo.
Corrado Zedda e Raimondo Pinna, La carta del giudice cagliaritano Orzocco Torchitorio, prova dell'attuazione del progetto gregoriano di riorganizzazione della giurisdizione ecclesiastica della Sardegna, Sassari, 2009.
Anche: Corrado Zedda e Raimondo Pinna, La Carta di Orzocco non ha più misteri (PDF), in L'Unione Sarda, 25 marzo 2010. - ↑ Kehr, vol. X, p. 406. Consacrato arcivescovo da papa Gregorio VII, è ancora documentato nel 1080/1081. Una bolla di papa Vittore III di agosto 1087, indirizzata a Giacomo, sulla primazia degli acivescovi cagliaritani, è ritenuta spuria.
- ↑ Kehr, vol. X, p. 412.
- 1 2 3 Kehr, vol. X, p. 407.
- ↑ Corrado Zedda, “Amani judicis” o “a manu judicis”? il ricordo di una regola procedurale non rispettata in una lettera dell’arcivescovo Guglielmo di Cagliari (1118), RiMe. Rivista dell'Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea, vol. 9, 2012, pp. 5-42.
- ↑ Kehr, vol. X, p. 408.
- ↑ Corrado Zedda e Raimondo Pinna, 1183 l'anno della concordia. Il compromesso tra Ricco, arcivescovo di Cagliari e Austorgio, abate di San Vittore di Marsiglia, in Archivio Storico Giuridico Sardo di Sassari, n. 18, 2013, pp. 1-47.
- ↑ Eubel menziona un vescovo, Tommaso, nominato nel 1449.
- ↑ Gams.
- ↑ Trasferito dalla sede di Oristano; tuttavia nella bolla di nomina del suo successore a quella sede (Gavino Magliano), si dice che la sede è rimasta vacante per la morte di Nieto. È probabile che la nomina di Nieto a Cagliari, su cui Eubel non possiede dati certi, non ebbe effetto. Effettivamente Nieto morì a Oristano e, nel tempo, il suo decesso fu confuso con quello altrettanto repentino del suo conterraneo turritano e predecessore Antonio Canopolo (cfr. Marcello Derudas, Il Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari. Una finestra aperta su quattrocento anni di storia, Sassari, Carlo Delfino, 2018, pp. 45-46 e n. 75. ISBN 978-88-9361-071-1).
- ↑ Nominato arcivescovo titolare, titolo personale, di Risinio.
- ↑ L'Arcidiocesi di Cagliari, su chiesadicagliari.it. URL consultato il 6 gennaio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Archdiocese of Cagliari, in Catholic Encyclopedia, New York, Encyclopedia Press, 1913.
- Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, XIII, Venezia, 1857, pp. 47-73.
- Pietro Martini, Storia ecclesiastica di Sardegna, III, Cagliari, 1841, pp. 315-322.
- Enciclopedia della Sardegna (PDF), vol. 2, Sassari, 2007, pp. 234-237 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2012).
- (LA) Antonio Felice Mattei, Sardinia sacra seu De episcopis sardis historia, Roma, 1761, pp. 66-110.
- Polemone Luigi Bima, Serie cronologia degli arcivescovi e vescovi del Regno di Sardegna, Asti, 1845, pp. 31-43.
- Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), Faenza, 1927, pp. 658-667.
- Attilio Mastino (ed.), Storia della Sardegna antica (PDF), 2005.
- (FR) Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I-II, Rome, 1999-2000.
- (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig, 1931, pp. 835-836.
- (LA) Paul Fridolin Kehr, Italia pontificia, vol. X, 1975, pp. 391 e seguenti.
- (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 1, pp. 156–157; vol. 2, p. 114; vol. 3, p. 146; vol. 4, p. 129; vol. 5, p. 136; vol. 6, pp. 139–140
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Annuario pontificio del 2024 e precedenti, in (EN) David Cheney, Arcidiocesi di Cagliari, su Catholic-Hierarchy.org.
- Sito ufficiale, su chiesadicagliari.it.
- (EN) Arcidiocesi di Cagliari, su GCatholic.org.
- Cronotassi degli arcivescovi, su chiesadicagliari.it.
- Arcidiocesi di Cagliari, su BeWeb - Beni ecclesiastici in web.
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