Accipiter gentilis

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Astore
Northern Goshawk ad M2.jpg
Accipiter gentilis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Ordine Accipitriformes
Famiglia Accipitridae
Sottofamiglia Accipitrinae
Genere Accipiter
Specie A. gentilis
Nomenclatura binomiale
Accipiter gentilis
Linnaeus, 1758
Sottospecie

L'astore (Accipiter gentilis, Linneo 1758), o astore comune oloartico, è un uccello rapace della famiglia degli Accipitridi.[2]

È una specie diffusa che abita molte delle parti temperate dell'emisfero nord. L'astore è l'unica specie del genere "Accipiter" trovata sia inEurasia che in Nord America. [3] Potrebbe presentare la seconda distribuzione più ampia di qualsiasi altro membro della famiglia Accipitridae, dietro solo all'aquila reale (Aquila chrysaetos), che ha una gamma più ampia a sud dell'Asia rispetto all'astore. L'unica altra specie Accipitridae che si estende anche in Nord America e in Eurasia, secondo l'opinione attuale, è la poiana dalle gambe ruvide (Buteo lagopus).[3][4] Ad eccezione di una piccola porzione del sud Asia, è l'unica specie di "astore" nella sua gamma e viene quindi spesso citata, sia ufficialmente e ufficiosamente, come semplicemente "l'astore". È principalmente residente, ma gli uccelli delle regioni più fredde migrano sud per l'inverno.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il piumaggio di un astore giovane (sinistra) e di uno adulto (destra)

Gli astori sono uccelli rapaci di medie dimensioni: la loro lunghezza corporea è di circa 46–63 cm, l'apertura alare va dagli 89 ai 122 cm. Il peso è tra i 0,52 kg nei maschi più piccoli e i 2,2 kg nelle femmine più grandi[senza fonte]. Queste differenze si devono al notevole aumento di dimensioni e di peso da sud-ovest a nord-est e al considerevole dimorfismo sessuale quanto alla dimensione del corpo (regola di Bergmann).

La femmina è grande più o meno come una poiana, il maschio è visibilmente più piccolo. E così nell'est della Germania i maschi adulti pesano nella media 724 g, le femmine adulte 1133 g, la lunghezza dell'ala dei maschi adulti è in media di 314 mm, delle femmine di 353 mm.[senza fonte]

Le ali sono relativamente corte, ampie e arrotondate nelle punte, la coda è piuttosto lunga. Queste caratteristiche, tipiche dei rappresentanti prevalentemente silvestri del genere Accipiter, non dànno loro una grande velocità in volo, ma una buona mobilità in uno spazio ristretto. Gli adulti sono di color marrone grigiastro nella parte superiore, bianco in quella inferiore, con una bordatura laterale marrone scura.

I piccoli sono marroncini nella parte superiore fino alla muta, nella parte inferiore gialli chiari, gialli, beige, arancioni o color salmone con un motivo a righe o a gocce. Il piumaggio maggiore mostra in tutte le livree un'evidente bordatura su uno sfondo dal bianco al marrone beige, nei giovani su uno sfondo giallastro. Le zampe sono gialle, come anche la pelle del becco. L'iride degli occhi negli uccelli giovani è di color giallo chiaro, diventa sempre più rossa con l'età e negli uccelli anziani va dall'arancione fino al rosso ciliegia.

Il motivo del piumaggio è molto simile in entrambi i sessi; i maschi adulti sono leggermente più bluastri nella parte superiore e mostrano una colorazione del capo un po' più ricca di contrasto rispetto alle femmine.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Richiami[modifica | modifica wikitesto]

Gli astori si scambiano gridi quasi esclusivamente nei pressi del nido. Il richiamo più frequente è un "gik, gik, gik" aspro, spesso regolare, che viene emesso di solito in caso di eccitazione, disturbo e si sente particolarmente spesso durante l'accoppiamento da gennaio a marzo.

Questi richiami si possono sentire a centinaia di metri di distanza in condizioni atmosferiche buone. Il richiamo di contatto tra i due partner di covata è un "gjak" corto, non molto forte, che si scambia, per esempio, in caso di consegna di una preda o di allontanamento dalla covata. Durante l'atto sessuale i due partner urlano entrambi un "wirr, wirr, wirr" relativamente alto e regolare. Notevoli sono anche i richiami di richiesta dei giovani uccelli dopo l'uscita dal nido, che suonano "hiiiiääh" o "klijäh" e vengono ripetuti anch'essi molto spesso.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli astori cacciano le loro prede (soprattutto mammiferi di piccole e medie dimensioni e uccelli) prevalentemente con un volo raso terra, o attaccando da una posizione nascosta, o rincorrendole a terra, o cercandole direttamente nel loro ambiente. La preda viene attaccata con le zampe e uccisa: gli artigli del primo e del secondo dito sono molto forti e vengono conficcati nella preda finché questa non smette di muoversi. Dopo la cattura l'uccello si nutre a terra o sopra i rami più bassi degli alberi, con esclusione del periodo di riproduzione, quando tutte le prede vengono consumate direttamente nel nido o sui rami o posatoi abituali nelle vicinanze.

Volo[modifica | modifica wikitesto]

Essendo l'astore un rapace che caccia e si riproduce prevalentemente in zone arboricole, la sua struttura alare si è evoluta in tal senso. Le ali sono corte e larghe per un battito potente ma poco ingombrante, la lunga coda è atta a timonare il volo nelle foreste più intricate[5].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sottospecie di astori abitano le foreste sempreverdi della taiga e delle montagne (le cosiddette zone boreali), le foreste delle zone temperate e la zona mediterranea del Paleartico. In Nordamerica la loro presenza è limitata alle foreste boreomontane. Nel paleoartico occidentale il confine di diffusione settentrionale coincide con il confine settentrionale della taiga di aghiformi in Scandinavia, Finlandia e Russia, a sud giunge fino al Nordafrica, ad est fino alla Grecia, all'Anatolia e al nord dell'Iran.

I prerequisiti per un habitat favorevole agli astori in Europa è la presenza di alberi di età superiore ai 60 anni per la costruzione dei nidi e la disponibilità di uccelli e mammiferi di medie dimensioni. Gli astori amano la foresta, quale che sia il tipo e la dimensione, e si possono trovare anche in terreni coltivati purché vi sia qualche macchia sparsa.

Per ragioni ancora poco chiare, in Nordamerica l'habitat dell'astore è limitato alle foreste vergini e la sua presenza è paragonabile a quella dell'urogallo in Europa centrale.

In Italia si trova sulle Alpi e sugli Appennini.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di sottospecie nel territorio paleoartico è vario e cambia anche a seconda dell'autore di riferimento. I passaggi da una sottospecie all'altra sono molto labili e discutibili.

Generalmente vengono riconosciute dieci specie di astori, tre delle quali vivono in Nordamerica:

  • A. g. gentilis: Europa centrale e settentrionale, a sud fino ai Pirenei, le Alpi meridionali e i Carpazi, ad est fino alla Russia centrale
  • A. g. marginatus: a sud fino alla Spagna e al Marocco, fino al Caucaso e all'Elburz; un po' più piccolo e scuro del gentilis.
  • Accipiter gentilis arrigonii: Corsica e Sardegna; ancora più scuro e piccolo dell'A. g. marginatus.
  • A. g. buteoides: dalla Svezia settentrionale, secondo alcuni anche dalla penisola di Kola fino alla Siberia centro-occidentale circa fino al Lena, a sud fino ai margini della zona della taiga, più grande e più chiaro del gentilis, in particolar modo in livrea giovanile.
  • A. g. albidus: Siberia centro-occidentale fino alla Kamčatka; ancora più grande del A. g. buteoides, con un piumaggio più grande e ancora più bianco.
  • A. g. schvedowi: a sud dell'A. g. buteoides e dell'A. g. albidus nella steppa e nelle foreste cedue temperate dell'Asia orientale fino allo Hokkaidō; colorazione e dimensione sono circa come l'A. g. marginatus.
  • A. g. fujiyamae: sull'isola principale di Honshū, molto scuro, la sottospecie in assoluto più piccola.
  • A. g. atricapillus: la maggior parte del Nordamerica; parte superiore grigio-blu, modello del capo ricco di contrasti.
  • A. g. laingi: Vancouver e Isole Regina Carlotta di fronte alla costa della provincia canadese della Columbia Britannica, più scuro dell'A. g. atricapillus.
  • A. g. apache: ambienti montani dei territori di confine del Messico/Stati Uniti d'America; più chiaro dell'A. g. atricapillus.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List classifica A. gentilis come specie a basso rischio (Least Concern).[1] In Europa la presenza della specie è in declino a causa del bracconaggio, della distribuzione illegale di esche avvelenate per l'uccisione di predatori, del prelievo di pulli dal nido per la falconeria e della distruzione dell'habitat. In Italia è specie protetta ai sensi della legge 157/92[6].

Relazione con l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Cultura umana[modifica | modifica wikitesto]

L'astore appare sulla bandiera delle Azzorre. L'arcipelago delle Azzorre, Portogallo, prende il nome dalla parola lingua portoghese per astore, ( açor ), perché gli esploratori che hanno scoperto l'arcipelago pensarono che gli uccelli da preda che videro fossero astori; in seguito si scoprì che questi uccelli erano poiane comuni ( Buteo buteo rothschildi ). L'astore compare nello Stirling stemma del Consiglio attraverso lo stemma del Clan Drummond.

In falconeria[modifica | modifica wikitesto]

Falconiere iraniano con un astore addestrato

Il nome "astore" è un nome tradizionale di anglosassone "gōshafoc", letteralmente "falco d'oca".[7] Il nome implica prodezza contro una preda più grande, come le oche selvatiche, ma è stato anche pilotato contro gru e altri grandi uccelli acquatici. Il nome "falco d'oca" è in qualche modo un termine improprio, in quanto la preda tradizionale per gli astori nell'antica e contemporanea falconeria è stata il coniglio, il fagiano, la pernice e altri uccelli acquatici di medie dimensioni, che sono simili a gran parte delle prede che la specie caccia in natura. Un'eccezione notevole è nei registri della falconeria tradizionale del Giappone, in cui gli astori venivano usati più regolarmente sulle specie di oca e gru.[8] Nell'antica letteratura europea sulla falconeria, gli astori erano spesso indicati come l'uccello di yeoman o "l'uccello del cuoco" a causa della loro utilità come compagno di caccia che cattura prede commestibili, al contrario del falco pellegrino, anch'esso un prezioso uccello di falconeria, ma più associato con i nobili e meno adattato a una varietà di tecniche di caccia e tipi di prede presenti nelle aree boschive. L'astore è rimasto uguale al falco pellegrino nella sua statura e popolarità nella moderna falconeria.[9] [10]

Astore di falconiere scozzese

I voli di caccia all'astore nella falconeria in genere iniziano dalla mano guantata del falconiere, dove l'uccello o il coniglio in fuga viene inseguito in un inseguimento orizzontale. Il volo dell'astore alla ricerca di una preda è caratterizzato da un'intensa raffica di velocità spesso seguita da una manovra vincolante, in cui l'astore, se la preda è un uccello, inverte il verso di volo e cattura la preda dal basso. L'astore, come altri accipiter, mostra una spiccata propensione a seguire le prede nella fitta vegetazione, inseguendo persino le prede a piedi attraverso la boscaglia.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) BirdLife International 2012, Accipiter gentilis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Accipitridae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 9 maggio 2014.
  3. ^ a b c James Ferguson-Lees e David A. Christie, Rapaci del mondo, Houghton Mifflin Harcourt, 2001, ISBN 978-0-618-12762-7.
  4. ^ (EN) Accipiter gentilis, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  5. ^ Breve video documentario della BBC http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/in-volo-tra-le-fessure-con-l-astore-in-slow-motion/72388/70672
  6. ^ Legge 11 febbraio 1992, n. 157 - Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
  7. ^ WB Lockwood, The Oxford Dictionary dei nomi di uccelli britannici, OUP, 1993, ISBN 978-0-19-866196-2.
  8. ^ EW, Jr. Jameson, The Hawking of Japan, the History and Development of Japanese Falconry, Davis, California, 1962, p. 2.
  9. ^ Template:Cita book
  10. ^ Oggins, R. S. (2004). "I re e i loro falchi: la falconeria nell'Inghilterra medievale". Yale University Press.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bijlsma, R. G. (1993): Ecologische Atlas van de Nederlandse Roofvogels. Schuyt & Co, Haarlem.
  • Cramp, S. & K. E. L. Simmons (1980): Handbook of the Birds of Europe the Middle East and North Africa – The Birds of the Western Palearctic. Band 2. Oxford University Press, Oxford, New York.
  • Glutz v. Blotzheim, U. N., K. M. Bauer & E. Bezzel (1989): Handbuch der Vögel Mitteleuropas. Bd. 4., 2. Aufl., AULA-Verlag, Wiesbaden.
  • Forsman, D. (1999): The Raptors of Europe and the Middle East – A Handbook of Field Identification. T & A D Poyser, London.
  • Hagemeijer, E. J. M. & M. J. Blair (eds.) (1997): The EBCC Atlas of European Breeding Birds: Their Distribution and Abundance. T & A D Poyser, London.
  • Kenntner, N., Krone, O., Altenkamp, R. & F. Tataruch (2003): Environmental Contaminants in Liver and Kidney of Free-Ranging Northern Goshawks (Accipiter gentilis) from Three Regions of Germany. Archives of Environmental Contamination and Toxicology 45: 128-135.
  • Looft, V. & G. Busche (1981): Vogelwelt Schleswig-Holsteins, Band 2 (Greifvögel). Karl Wachholtz Verlag, Neumünster.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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