Lingua protosarda

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lingua(-e) protosarda(-e)
Parlato in Sardegna
Possibilmente in Corsica e Minorca come variante
Periodo II-I millennio a.C.
Classifica estinta
Tassonomia
Filogenesi Lingua isolata
 Lingua protosarda

Per lingua protosarda, detta anche paleosarda, nuragica, sardiana o sardiano, si intende la lingua o il gruppo di parlate presenti in Sardegna durante il periodo nuragico, prima della latinizzazione dell'isola.

L'assenza di attestazioni certe e il problema della ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Non essendo mai stato identificato con certezza alcun reperto mostrante iscrizioni riconducibili a una qualche lingua nuragica, al momento la maggior parte degli studiosi tende a credere che gli antichi popoli nuragici non conoscessero l'uso della scrittura. Il fatto che l'antica lingua protosarda (o l'insieme di lingue) parlata durante l'età nuragica sia stata soppiantata da millenni dal latino ha reso ancora più difficile la ricostruzione dell'antico idioma. In mancanza di dati certi, vari studiosi e ricercatori hanno formulato negli anni una serie di ipotesi esposte di seguito.

Ipotesi preindoeuropee[modifica | modifica wikitesto]

Partono dal presupposto che i nuragici fossero prevalentemente un'evoluzione di un'originaria popolazione autoctona stanziata sull'isola almeno dal neolitico.

Benvenuto Terracini, nella sua opera Osservazioni sugli strati più antichi della toponomastica sarda, del 1927, illustrò la sua teoria secondo la quale la Sardegna antica fosse suddivisa in due aree linguistiche, una meridionale afro-iberica e una settentrionale reto-ligure. Suffissi di tipo afro-iberico (riscontrabili sia fra le lingue berbere che fra quelle basco-iberiche) sarebbero i suffissi -itan, -'ir, -'il, -àr, -'ar e -'in. Voci quali pala, bruncu, mara legherebbero invece la Sardegna alle terre dell'Italia settentrionale e della Gallia.

Uno dei più importanti studiosi della lingua sarda, il linguista tedesco Max Leopold Wagner (1880-1962), concluse, sulla base di studi incentrati soprattutto sui toponimi e sui fitonomi sardi pre-latini, che il protosardo doveva essere una lingua mediterranea preindoeuropea, affine alle lingue iberiche e berbere ed altre di matrice incerta[1]; lo stesso Wagner individuò al tempo stesso alcuni elementi di correlazione con le lingue paleobalcaniche.

Lo svizzero Johannes Hubschmid (1916-1995), il più noto studioso degli elementi di sostrato, si espresse per sei stratificazioni[2]; la sua analisi è stata ripresa nel saggio introduttivo di Giulio Paulis.

Più recentemente il Jürgen Heinz Wolf (1936-2016), un altro ricercatore tedesco, è giunto alla conclusione che, dall'analisi della ricorrenza di determinati suffissi e in virtù di una particolare struttura sillabica, la lingua paleosarda doveva essere di tipo non-indouropeo e di origine sconosciuta[2].

In verde la distribuzione geografica del basco e dell'iberico nella penisola iberica in epoca protostorica

Secondo il linguista catalano Eduardo Blasco Ferrer (1956-2017), i primi Sardi sarebbero giunti in epoca preistorica dall'area iberica e sarebbero stati successivamente raggiunti, nel tardo calcolitico, da deboli influssi indoeuropei pervenuti attraverso l'area ligure[3], che lasciarono alcune tracce nel protosardo (es: la radice *ausa ~ ōsa e il lessema debel(is)[4]). Blasco Ferrer conclude che "i risultati così ottenuti hanno gettato luce sulla vera natura del sostrato paleosardo, ossia di una lingua di tipo agglutinante, che mostra palesi corrispondenze strutturali con le lingue paleoispaniche, in particolare col paleobasco ricostruito e con l'iberico"[5]; i nomi delle tribù nuragiche dei Balari e degli Iliensi rievocherebbero inoltre quelli di alcune tribù iberiche[6].

A parere dell'archeologo Giovanni Lilliu (1914-2012) gli idiomi di tipo "basco-caucasico" andarono a sostituire i linguaggi precedenti, di tipo pan-mediterraneo[7].

Massimo Pallottino (1909-1995), rifacendosi a diversi autori quali Bertoldi, Terracini e lo stesso Wagner, mise in evidenza le seguenti similitudini fra il sardo il basco e l'iberico:

« Diversi elementi onomastici sardi richiamano a nomi di luogo iberici, non soltanto nelle radici (che spesso hanno una diffusione panmediterranea) ma anche nella struttura morfologica delle parole, per esempio: sardo: ula-, olla-; iberico: Ulla; sardo: paluca, iberico: baluca; sardo: nora, nurra, iberico: nurra; sardo: ur-pe, iberico: iturri-pe.

A ciò si aggiunge un fatto che, per il numero delle concordanze, non può assolutamente considerarsi casuale ed appare di altissimo interesse: l'esistenza, cioè, di specifiche analogie tra elementi del patrimonio lessicale della lingua basca e singoli relitti lessicali o voci toponomastiche sarde:

Esempi:

  • sardo: aurri (carpino nero); basco: aurri (nome di albero)
  • sardo: bitti (agnellino); basco: bitin (capretta)
  • sardo: golosti (agrifoglio); basco: gorosti (agrifoglio)
  • sardo: sgiàgaru (cane); basco: zakur (cane)
  • sardo: mògoro (altura); basco: mokor (zolla, tronco)
  • sardo: òspile (piccolo chiuso); basco: ospel (luogo ombroso)
  • sardo: orri, orrui; basco: orri (ginepro)
  • sardo: usai, useis; basco: usi (bosco)

Le corrispondenze si estendono anche ad elementi formativi : per esempio -aga, che in basco si impiega per toponimi con significato collettivo (harriaga petraia da harri pietra) e che può spiegare il tipo sardo nuraghe rispetto a nurra (anche il toponimo iberico Tarracone al sardo maragoni). »

(La Sardegna nuragica, Massimo Pallotino - a cura di Giovanni Lilliu. Ilisso edizioni, 1950, pag 96.)

Pallottino fa inoltre notare che il termine mògoro si ritrova con lo stesso significato anche nell'area balcanico-danubiana e costituisce un relitto pre-indoeuropeo di tale area [8]:

  • sardo: mògoro «altura»
  • albanese: magulë «mucchio»
  • romeno: măgură (dial. măgulă) «collina, poggio»

Emidio De Felice evidenziò alcune caratteristiche simili tra il paleosardo e il ligure antico[9], lingua di classificazione incerta, pre-indoeuropea o indoeuropea.

Convivenza di più lingue in età nuragica[modifica | modifica wikitesto]

Le etnie nuragiche.

A giudizio dell'archeologo Giovanni Ugas, nell'isola non sarebbe stata presente una lingua unitaria ma almeno tre lingue corrispondenti al numero delle principali etnie nuragiche, vale a dire[10]:

A detta di Ugas, le divisioni etnico-linguistiche nuragiche sarebbero in qualche modo alla base delle odierne differenziazioni linguistiche dell'isola nei ceppi sardo logudorese e campidanese, oltre che gallurese[11]. Lo studio in questione tuttavia apporta pochi elementi di tipo linguistico su cui basare tale divisione originaria. In generale, lo scenario proposto da Ugas non si discosta più di tanto da quello descritto dal Terracini; la differenza di rilievo fra le due teorie è rappresentata dall'aggiunta da parte di Ugas di una terza area linguistica "balarica", forse indoeuropea, nella Sardegna nord-occidentale.

Recentemente Ugas, sulla base di alcuni segni scoperti su resti di ceramiche, pietre e metallo, ha proposto che le popolazioni nuragiche o parte di esse adottarono a partire dalla prima età del ferro un alfabeto simile a quello utilizzato in Beozia detto occidentale rosso[12].

Ipotesi indoeuropee balcanoegeiche[modifica | modifica wikitesto]

Si basano sul presupposto che la civiltà e la lingua nuragica fosse prevalentemente frutto dell'evoluzione della cultura di una popolazione alloctona pervenuta in Sardegna dal bacino dell'Egeo.

Ipotesi sardo-etrusca[modifica | modifica wikitesto]

Il linguista Massimo Pittau sostiene che la lingua protosarda o "sardiana" e quella etrusca fossero strettamente legate, essendo entrambe emanazioni del ramo anatolico dell'indoeuropeo. Secondo l'autore i "nuragici" erano una popolazione lidica che importò sull'isola la propria lingua di tipo indoeuropeo la quale si andò a sovrapporre su una lingua preesistente di tipo pre-indoeuropeo parlata dalle popolazioni pre-nuragiche; le concordanze rilevate dal Pittau investono in realtà un quadro più ampio della stessa area lidica, dato che si estendono, in modo non dirimente, più spesso a tutta l'area egeo-anatolica. Appellattivi nuragici/sardiani di matrice indoeuropea sarebbero ad esempio[13]:

  • calambusa «rametto di ciliegio coi frutti» (Osini), probabilmente relitto sardiano o nuragico [suff. egeo-anatolico -ús(s) a], forse da confrontare – non derivare - col greco kaláme «canna, stelo» (indoeur.).
  • élimu/a, èlamu, èlema/e, éluma, èlma, èramu, (Lodè, Posada) sèlema «àlimo» (Atriplex halimus L.), relitto sardiano o nuragico, da confrontare – non derivare - col greco hálimos (indoeur.).
  • meulla, méurra, meúrra, miúrra, maúrra «merlo» (camp.), relitto sardiano o nuragico (-ll- conservato e suff.), da connettere con mérula «merlo» (vedi) [che invece deriva dal seg. vocabolo latino] e da confrontare – non derivare – col lat. merula che probabilmente è di origine indoeur. (DELL, DELI).
  • saurra «umidità della notte, brina, rugiada» (log.), toponimi Saurrecci (Guspini), Zaurrái (Isili), Aurracci (Ussassai), Urracci (Guspini) (suffissi e accento); relitto sardiano o nuragico, probabilmente da confrontare – non derivare - con una metatasi, coi lat. ros, roris, lituano rasà, ant. slavo rosa, vedico rasá «rugiada» e col sanscrito rásah «umidità» (DELL) e quindi indoeur. (corrige DILS, LISPR).

Ipotesi illirica[modifica | modifica wikitesto]

Lo studioso Alberto Areddu sviluppando l'idea che il popolo del mare dei Shardana fosse di origine illirica, sulla base di diversi elementi lessicali - concordemente riconosciuti come appartenenti al sostrato - ha sostenuto che si debba parlare per la Sardegna antica e in particolare per le zone più conservative dell'isola: l'Ogliastra e la Barbagia, di un ramo particolare dell'indoeuropeo, che manifesta appunto forti corrispondenze formali e semantiche con le poche testimonianze dell'illirico (o del trace) e soprattutto con la loro odierna continuazione linguistica, l'albanese; le concordanze sono poi estese a diversi toponimi e microtoponimi di area centrale; ad esempio lo studioso fornisce le seguenti comparazioni[14]:

  • sardo: eni, enis, eniu 'albero del tasso' = albanese enjë ‘tasso; ginepro’[15]
  • sardo rethi 'viticcio'= alb. rrypthi 'viticcio'[16]
  • sardo: alase 'agrifoglio, pungitopo, gramigna' (in sardo: laruspinosu 'alloro spinoso') = albanese halë ‘lisca; resta (di cereali); ago di conifere; pino nero’, halëz ‘arista o resta della spiga; scheggia’
  • sardo: lothiu 'fangoso', topp: Lotzorai, Lothorgo, Loceri, Lotzeri = albanese lloç ‘fanghiglia’ (che però è un prestito slavo, o dal macedone-bulgaro ločka (лочка) ‘pozza di acqua; buco di fango’[17]o, secondo Orel,[18] dal slavo-meridionale loj ‘sego, grasso di rognone’)
  • sardo: dròb(b)alu 'intestino dei suini' = albanese droboli ‘budella, visceri del bestiame tutti’ (che però è un prestito slavo, dal macedone drebolija (дреболиjа) ‘minutaglia’, o dal bulgaro regionale drobolina (дроболина) ‘budella tritata, affettata; macchia’[19])
  • sardo duri 'fusto d’albero, coi rami accorciati utilizzato come appenditoio negli ovil'= alb. druri 'legno, bastone, palo'
  • sardo: urtzula 'clematide', top. Urtzulei = albanese (h)urth, hurdh 'edera'
  • sardo amadrina 'cerva' = alb. drenje, drenushe 'cerva'
  • sardo élimu 'rancore' = alb. helm 'veleno, dispiacere'
  • sardo tzìrima, tzérrima 'rancore, offesa' = alb. çirrma ‘minacce stridule, ingiuria’, çirrmë ‘grido forte, urlo acuto’
  • sardo càstia 'rete per raccogliere paglia' = alb. kashtë ‘paglia’
  • sardo thùrgalu 'torrente' =alb. çurg ‘ruscello, ruscelletto, filo di acqua’
  • sardo thiòccoro, ittiòccoro, isciòccoro 'pianta dell'aspraggine' = alb. hith ‘ortica; aspro, amaro’
  • sardo madérria 'grandezza, boria' = alb. madhëri ‘la grandezza, la boria’
  • sardo theppa 'punta, cima pietrosa', top. Zèppara = alb. thep ‘punta, cima’

e recentemente: Òrol- presente in un buon numero di microtoponimi montani (e presente anche nella odierna ornitonimia) confrontato con trace Òrolos «aquila»

Altre ipotesi[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi indoeuropea e alfabeto semitico[modifica | modifica wikitesto]

Il ricercatore indipendente Gigi Sanna, tra il 1995 e il 2010, ha analizzato dei reperti in ceramica, bronzo e pietra rinvenuti in Sardegna mostranti delle incisioni, da lui interpretate come scritte nuragiche risalenti alla seconda metà del II millennio a.C.. I testi studiati apparterrebbero a svariate tipologie alfabetiche (protosinaitica, ugaritica, gublitica, protocananaica e fenicia)[20]. Lo studioso identifica i nuragici con l'antico popolo dei Shardana, sostiene che essi parlassero una lingua indoeuropea simile al latino e che utilizzassero codici di scrittura semitici, esibendo a sostegno delle sue tesi diversi documenti come il sigillo di S. Imbenia (Alghero)[21], il sigillo di Tzricottu di Cabras, l'anello-sigillo di Su Pallosu di San Vero Milis o l'iscrizione rinvenuta su un'anfora nel sito di S'Arcu e is Forros presso Villagrande Strisaili[22]. Testimonianze documentarie lascerebbero intendere che i nuragici adoravano un dio chiamato Yah, o Yahh, o Yahwhé, ossia il Dio della Bibbia[23]. Tale ipotesi ha un precedente nell'opera dell'antropologo Raffaele Pettazzoni, il quale, ai primi del Novecento, aveva ipotizzato che una divinità "nazionale" simile a quella ebraica (Yhwh) fosse venerata dai popoli preistorici della Sardegna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eduardo Blasco Ferrer (2010), p.51
  2. ^ a b Jürgen Heinz Wolf, p.20
  3. ^ Eduardo Blasco Ferrer (2010), p.152
  4. ^ Eduardo Blasco Ferrer (2010), p.165
  5. ^ Il libro dello studioso catalano sulle radici linguistiche del neolitico isolano Paleosardo, ecco quali sono le sue origini, su http://www.unica.it. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  6. ^ Blasco Ferrer - Paleosardo, Paleobasco, Iberico
  7. ^ Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica 1982, p.25
  8. ^ La Sardegna nuragica, Massimo Pallotino - a cura di Giovanni Lilliu, Ilisso edizioni, 1950, pag 96.
  9. ^ Mary Carmen Iribarren Argaiz, Los vocablos en-rr-de la lengua sarda: Conexiones con la península ibérica
  10. ^ Giovanni Ugas, p.241
  11. ^ Giovanni Ugas, p.253
  12. ^ blog di Gianfranco Pintore: Nuraghi, Shardana, scrittura ed altre questioni - Giovanni Ugas
  13. ^ Massimo Pittau, Appellativi nuragici di matrice indoeuropea, pittau.it, 24 marzo 2017.
  14. ^ sardoillirica
  15. ^ Eqrem Çabej, Studime etimologjke në fushë të shqipes, vol. 2, Tirana, Akademia et Shkencave e RPR të Shqipërisë, 1982, p. 281.
  16. ^ [eltonvarfi.blogspot.com/2009/08/due-nomi-di-piante-che-ci-legano-agli.html eltonvarfi.blogspot.com/2009/08/due-nomi-di-piante-che-ci-legano-agli.html] .
  17. ^ Xhelal Ylli, Das slavische Lehngut im Albanischen, vol. 1, Lehnwörter, Monaco di Baviera, edizioni Otto Sagner, 1997, pag. 154.
  18. ^ Vladimir Orel, Albanian etymological dictionary, Leida, Brill, 1998, pag. 238.
  19. ^ X. Ylli, op. cit., pag. 67.
  20. ^ Gigi Sanna, Alle origini della scrittura (PDF), in www.museedeglozel.com. URL consultato il 24 febbraio 2011.
  21. ^ Gigi Sanna, La raffinatezza della scrittura nuragica? lo suggeriscono i sigilli, in www.gianfrancopintore.net, Gianfranco Pintore. URL consultato il 24 febbraio 2011.
  22. ^ Blog di Gianfranco Pintore - Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico - Gigi Sanna
  23. ^ Gigi Sanna, YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con scrittura šardan, in www.gianfrancopintore.net, Gianfranco Pintore. URL consultato il 24 febbraio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Areddu, Le Origini Albanesi della Civiltà in Sardegna, Napoli (2007); Recensione di Emanuele Banfi, in Rivista Italiana di Linguistica e Dialettologia (2009), XI, pp. 211–214.
  • Alberto Areddu, "Òrolo: il genuino nome dell'aquila paleosarda" in Quaderni Bolotanesi 36 (2011)
  • Alberto Areddu, "Le origini balcaniche della thonca sarda" in Quaderni Bolotanesi 37 (2012)
  • Alberto Areddu, Uccelli nuragici e non nella Sardegna di oggi, Ed. Kindle 2016
  • Atlante Storico Mondiale, De Agostini pp. 61 (Edizione del 1994)
  • Eduardo Blasco Ferrer, Storia della lingua sarda. Dal paleolitico alla musica rap, Cagliari (2009)
  • Eduardo Blasco Ferrer, Paleosardo. Le radici linguistiche della Sardegna neolitica, Berlin/New York (2010)
  • Johannes Hubschmid, Sardische Studien, Bern (1953)
  • Giulio Paulis, I nomi di luogo in Sardegna, Sassari (1987)
  • Giulio Paulis, Il paleosardo: retrospettive e prospettive, in «Aion. Annali del Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del Mediterraneo Antico — Sezione linguistica» 30, n. 4, 2010, pp. 11-61.
  • Massimo Pittau, La lingua sardiana o dei Protosardi, Cagliari (2000)
  • Helmut Rix, Rätisch und Etruskisch, Innsbruck 1998
  • Gigi Sanna " Sardoa Grammata.'ag 'ab sa'an yhwwh, S'alvure ed. Oristano 2004.
  • Gigi Sanna, La stele di Nora. Il dio, il dono, il santo (the God, the Gift, the Saint: trad., in lingua inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro 2009.
  • Gigi Sanna, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio della scrittura nuragica, PTM ed. Mogoro (Oristano) 2016.
  • Dieter H. Steinbauer, Neues Handbuch des Etruskischen, St. Katharinen 1999
  • Giovanni Ugas, L'alba dei Nuraghi, Cagliari (2005)
  • Heinz Jürgen Wolf, Toponomastica Barbaricina, Nuoro (1998)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]