Cultura di Bonnanaro

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Ceramiche tipiche

La cultura di Bonnanaro è una cultura prenuragica che si sviluppò in Sardegna nella prima metà del II millennio a.C. (1800-1600 a.C. circa). Prende il nome dal paese di Bonnanaro, in provincia di Sassari, dove, sul finire del XIX secolo, sono stati fatti importanti ritrovamenti[1].

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

La cultura di Bonnanaro viene suddivisa cronologicamente in due fasi principali[2]:

Secolo prima di cristo
Bonnanaro A1 Corona Moltana 1800-1650
Bonnanaro A2 Sant'Iroxi 1650-1600

Origine[modifica | modifica wikitesto]

È strettamente legata alla precedente cultura del vaso campaniforme; nel repertorio fittile la cultura di Bonnanaro mostra inoltre varie similitudini con la cultura di Polada diffusa all'epoca nell'Italia settentrionale.

Le genti che produssero questa cultura provenivano probabilmente dall'area centro-europea e poladiano-rodaniana[3]. Si andarono ad innestare in un panorama etnico-culturale eterogeneo, che comprendeva le evoluzioni finali delle precedenti culture eneolitiche indigene di Abealzu-Filigosa e di Monte Claro, riuscendo ad imporsi come gruppo egemone[4].

Esordisce con maggiore intensità nelle regioni nord-occidentali (Nurra) e sud-occidentali (Sulcis-Iglesiente) dell'isola[5].

Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Di questa cultura si conoscono solo pochi insediamenti abitativi: Su Campu Lontanu a Florinas, Sa Turricula a Muros, Costa Tana di Bonarcado e Abiti a Teti[6]. Le abitazioni avevano una base in muratura mentre la copertura era costituita da legname e frasche[1]; nella struttura abitativa di Su Stangioni (Portoscuso) al centro era presente un focolare mentre il pavimento, che si estendeva in parte anche all'esterno, era costituito da acciottolato[7].

I dati a disposizione non consentono di stabilire con sicurezza se i primi protonuraghi o pseudonuraghi a corridoio risalgano a questo periodo o siano da attribuire alla successiva facies di Sub-Bonnanaro[8].

Pugnale della tomba di Perda Bona-Quartu Sant'Elena
Vaso tripode e brassard dalla grotta della Volpe di Iglesias

Cultura materiale[modifica | modifica wikitesto]

Diminuiscono gli oggetti d'osso e di pietra e si privilegiano quelli in metallo (rame, bronzo, argento[9]) che trovano riscontri nelle culture di Polada, El Argar, dell'Aude e del Gard e di Adlerberg e Straubing[10]; continua l'uso del brassard, il guardapolsi da arciere tipico del periodo campaniforme[6]. Nella fase A2 di Sant'Iroxi compaiono le prime spade in rame arsenicale[5].

Le ceramiche, che tradiscono influenze campaniformi, sono prevalentemente inornate, lisce e di gusto sobrio e lineare[9]. Spesso sono dotate di anse "a gomito" o "asciformi", similmente a quelle della cultura di Polada[11].

Culto e ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Per l'archeologo Giovanni Lilliu l'avvento della cultura di Bonnanaro portò ad uno sconvolgimento dei dogmi religiosi che da millenni persistevano sull'isola. Si nota, secondo lo studioso, il progressivo passaggio da un modello di società pacifica dedita all'agricoltura ad una società di pastori-guerrieri. I Bonnanaro sono considerati dunque i precursori dei nuragici, soprattutto per la loro marcata attitudine alla guerra:

Decimoputzu Sant'Iroxi - spade in rame arsenicato della cultura di Bonnannaro

« ....I simboli della natura rigogliosa (idolo femminile di tipo cicladico, segno taurino), caratteristici della Cultura di Ozieri, spariscono del tutto nella cultura nuragica di Bonnánnaro. Pare avvertirsi una caduta di ideologie del vecchio mondo pre-nuragico, corrispondente a una nuova svolta storica.Nella tomba di giganti di Aiodda le steli antropomorfe, riutilizzate nella struttura muraria, sono state spezzate, forse intenzionalmente. Si infrangono così materialmente gli idoli del passato, simbolicamente si spezza il filo rosso di concezioni e ideali che hanno fatto almeno in parte il loro tempo. »

(Giovanni Lilliu, Lilliu, La civiltà nuragica. Carlo Delfino editore Pagg 25,26,27)

e ancora:

« ....l'avvento di nuovi supporti religiosi: credenze privilegianti lo spirito individuale che, nella società gerarchica, si esprime nel rispetto onore-particolare per il capo. In molte regioni d'Europa della prima metà del Bronzo, appare il culto dell'eroe con miti e istituti religiosi propri. Non è da escludere che se ne sia appropriato anche il patrimonio spirituale delle genti di cultura Bonnanaro »

(Giovanni Lilliu, L'Umana avventura. p.7)

Usi funerari[modifica | modifica wikitesto]

L'architettura sepolcrale trasforma le Allées couvertes in tombe dei giganti. Sono documentate anche inumazioni entro cista litica, in grotte naturali o domus de janas, riutilizzate oppure costruite ex-novo[6]. Nel Sassarese e nel Goceano vengono edificate le cosiddette domus a prospetto architettonico[5].

In alcuni casi, come a Su Crucifissu Mannu, il defunto veniva ricoperto da un cumulo di rozze pietre[12].

Antropologia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Pannello informativo sulla cultura di Bonnanaro. In basso a sinistra un esempio di cranio trapanato

I resti scheletrici del periodo ci attestano la prevalenza di dolicocefali (67%) rispetto ai brachicefali (33%), questi ultimi principalmente concentrati nella Sardegna nord-occidentale[13]. L'altezza media, in base ai pochi campioni analizzati, era di 162 cm circa fra gli uomini e di 159 cm circa fra le donne[14]. Si riscontrano carie, iperostosi, osteoporosi, anemie, artrosi, artriti e tumori. In campo chirurgico si hanno trapanazioni del cranio in vivo ripetute fino a tre volte[9].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b SardegnaCultura - Bronzo antico
  2. ^ Giovanni Ugas-L'alba dei Nuraghi (2005) pg.12
  3. ^ Giovanni Lilliu, p.362
  4. ^ Giovanni Lilliu - La civiltà nuragica, A cura di Alberto Moravetti - pg.25-26-27-28
  5. ^ a b c Il Mondo dell'Archeologia (2004), BONNANARO di Giovanni Lilliu
  6. ^ a b c A cura di Manlio Brigaglia - Storia della Sardegna pg.51-57
  7. ^ AA.VV., p.29
  8. ^ Giovanni Ugas-L'alba dei Nuraghi (2005) pg.34-35
  9. ^ a b c L'Umana Avventura, su books.google.it. pg.7
  10. ^ Repertorio delle culture dell'Europa preistorica. Eta del Bronzo, Bonnanaro di Giovanni Lilliu
  11. ^ Museo Nazionale "G.A. Sanna", Il Bronzo Antico (2.000-1.600 a.C. circa) Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  12. ^ Giovanni Lilliu - La civiltà nuragica, A cura di Alberto Moravetti - pg.29
  13. ^ Franco Germanà, L'uomo in Sardegna dal paleolitico fino all'età nuragica, 1995. p.131
  14. ^ Franco Germanà, L'uomo in Sardegna dal paleolitico fino all'età nuragica, 1995. p.135-136

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., D. Cocchi Genick (a cura di), L'antica età del bronzo in Italia. Atti del Congresso nazionale (Viareggio, 9-12 gennaio 1995), Octavo, 1995, ISBN 978-8880300519.
  • Giovanni Lilliu, La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all'età dei nuraghi, Nuoro, Il Maestrale, 2004, ISBN 978-88-86109-73-3ISBN non valido (aiuto).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]