Mitologia nuragica

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La mitologia nuragica è l'insieme dei miti, riti e delle credenze religiose, in gran parte ancora avvolte nel mistero, diffuse tra le popolazioni nuragiche.

Bronzetto raffigurante Ercole rinvenuto a Posada. Cagliari, Museo Archeologico Nazionale. Ercole era legato alla Sardegna essendo padre di Sardo e dei Tespiadi nonché zio di Iolao[1].

Eroi ecisti[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei principali eroi isolani le cui gesta sono state tramandate principalmente dagli storici greci:

  • Sardo: Generato da Ercole, giunse nell'isola, chiamata in suo onore Sardegna, al seguito dei Libi[2].
  • Norace: Figlio di Hermes e di Erithia (figlia di Gerione) condusse in Sardegna gli Iberi fondatori della città di Nora[3].
  • Aristeo: Figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, fondatore e re di Carales introdusse in Sardegna l'agricoltura e l'apicoltura[4].
  • Iolao: Figlio di Ificle, fratello di Ercole, condusse i Tespiadi e gli Ateniesi in Sardegna dove fondò città, templi, edifici pubblici, tribunali, ecc.[5].
  • Dedalo: Giunse in Sardegna secondo alcune fonti con Aristeo, secondo Diodoro Siculo con Iolao. Edificò nell'isola "erga polla megala", numerose e grandi opere chiamate Daidaleia[6].

La figura di questi eroi mitologici assunse particolare rilevanza durante la fase nuragica detta "delle aristocrazie" (900-500 a.C. circa). Alcuni di essi verosimilmente si inserirono fra la mitologia sarda a seguito dei contatti con il mondo ellenico, mentre altri (quali Sardo e Norace) erano probabilmente già parte del pantheon nuragico originario.

Pozzo di Santa Cristina

Il culto delle acque[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pozzo sacro.

Molto importante fra i nuragici fu il culto delle acque, forse connesso al culto della dea Orgìa corrispondente proto-sarda della greca Medusa[7]. In degli speciali edifici religiosi chiamati pozzi sacri, diffusi in tutto il territorio sardo, venivano depositate offerte votive per richiedere alle divinità acquatiche guarigioni e purificazioni.

Le grotte[modifica | modifica wikitesto]

Alcune grotte naturali, in taluni casi riadattate architettonicamente, svolgevano la funzione di luoghi sacri legati al culto di divinità ctonie degli inferi[8]. Si conoscono ad esempio la fonte della grotta Sa Preione 'e S'Orku di Siniscola, Su Benatzu di Santadi[9] ecc.

Sciamana\o Nuragica

Tombe dei giganti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tombe dei giganti.

Le tombe dei giganti, le sepolture tipiche della civiltà nuragica, oltre ad una funzione sepolcrale ne avevano anche una religiosa; racconta infatti Aristotele che all'esterno di queste tombe gli antichi sardi usavano praticare riti incubatori che potevano durare giorni, allo scopo di ricevere consigli, presagi e per richiedere guarigioni agli eroi-antenati[10].

Triade betilica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Betile.

La triade betilica poteva essere sia maschile che femminile e probabilmente simboleggiava una triade di divinità; queste triadi si trovano spesso nel terreno antistante le tombe dei giganti. La triade maschile, probabilmente simboleggiante la morte, era forse composta da Maimone, dio celeste e dell'acqua, da Mere (o Sardo) e da Iolao o Norace. La triade femminile, riconoscibile per via delle mammelle e di altri tratti femminili scolpite sul betilo, simboleggiava invece il ciclo della vita e della rinascita[11].

Labrys

L'ascia bipenne[modifica | modifica wikitesto]

Al culto betilico era forse connesso quello, di probabile derivazione micenea, dell'ascia bipenne o labrys testimoniato dal ritrovamento di una "sacra bipenne betilica" (secondo la definizione del Antonio Taramelli) in bronzo, scoperta in una capanna circolare (detta capanna dell'ascia bipenne) del famoso santuario federale di Santa Vittoria di Serri.

Il culto veniva esplicato attraverso il sacrificio di animali quali bovini, suini, ovini ma anche molluschi le cui ceneri sono state ritrovate ai piedi della labrys[12].

Navicella nuragica

Il cervo e il toro[modifica | modifica wikitesto]

Figura simbolica di rilievo era probabilmente quella del cervo. Molte spade e navicelle nuragiche, offerte alle divinità, oltre alle navi vere e proprie utilizzate secoli dopo anche dai popoli celti presentavano una protome cervina[13]. Altro animale sacro era il Toro la cui funzione religiosa è attestata a partire dalle culture prenuragiche.

L'importanza di questi due animali, e più in generale di tutti gli animali muniti di corna, è testimoniata dai bronzetti rappresentanti figure metà toro e metà uomo, cervi con due teste aventi carattere mitologico, simbolico e religioso.

Primavera sacra[modifica | modifica wikitesto]

Analogamente a quanto ero in uso secoli dopo presso le popolazioni italiche anche nella Sardegna nuragica esisteva un rito simile a quello del "Ver Sacrum"[14]. Si ipotizza infatti che la costruzione di un nuovo nuraghe e del villaggio antistante fossero preceduti dall'allontanamento dei giovani dalla comunità che si insediavano dunque in un nuovo territorio dove veniva edificato il nuovo insediamento.

Festività[modifica | modifica wikitesto]

Presso alcuni edifici sacri particolarmente importanti, quale ad esempio il "santuario federale" di Santa Vittoria di Serri, in concomitanza con giorni festivi di grande importanza per la religiosità isolana, avvenivano incontri fra fedeli provenienti da diverse parti dell'isola[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eracle
  2. ^ Sardo
  3. ^ Norax
  4. ^ Aristeo
  5. ^ Iolao
  6. ^ Dedalo
  7. ^ Giovanni Ugas, p.248.
  8. ^ Giovanni Lilliu-La civiltà nuragica pg.156
  9. ^ Manlio Brigaglia, p.66-68.
  10. ^ Aristotele - Physica
  11. ^ Giovanni Ugas, p.250.
  12. ^ Raimondo Zucca - Il Santuario nuragico di S.Vittoria di Serri Archiviato il 28 settembre 2006 in Internet Archive.
  13. ^ I mammiferi Archiviato il 25 aprile 2010 in Internet Archive.
  14. ^ Giovanni Ugas, p.243.
  15. ^ Bronzo recente e finale su SardegnaCultura, su sardegnacultura.it. URL consultato il 23 aprile 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Ugas, L'alba dei nuraghi, Cagliari, Fabula Editore, 2006, ISBN 978-88-89661-00-0.
  • Manlio Brigaglia, Storia della Sardegna, Sassari, Soter Editore, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]