Teti (Italia)

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Teti
comune
(ITSC) Tèti
Teti – Stemma
Teti – Veduta
Teti vista da punta Sa Marghine
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoCostantino Tidu (PD) dall'11-6-2017
Territorio
Coordinate40°05′42.52″N 9°07′08.39″E / 40.095145°N 9.118996°E40.095145; 9.118996 (Teti)Coordinate: 40°05′42.52″N 9°07′08.39″E / 40.095145°N 9.118996°E40.095145; 9.118996 (Teti)
Altitudine714 m s.l.m.
Superficie43,91 km²
Abitanti669[1] (30-11-2018)
Densità15,24 ab./km²
Comuni confinantiAustis, Ollolai, Olzai, Ovodda, Tiana
Altre informazioni
Cod. postale08030
Prefisso0784
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091090
Cod. catastaleL153
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) tetiesi
(SC) tetiesos
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Teti
Teti
Teti – Mappa
Posizione del comune di Teti
all'interno della provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Teti è un comune italiano di 669 abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna.

È situato a 714 metri sul livello del mare alle falde nord-occidentali del Gennargentu ed è parte della Comunità Montana n. XII della Barbagia Mandrolisai. Nel territorio circostante il paese sono presenti notevoli testimonianze archeologiche risalenti ai periodi prenuragico e nuragico, tra cui il Santuario nuragico di Abini, dove nel 1865 e nel 1878 sono stati ritrovati molti bronzetti nuragici, attualmente conservati nel museo archeologico di Cagliari[2].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

È un centro agricolo a 58 km a sud-ovest da Nuoro, nella Barbagia di Ollolai.

Il territorio comunale di Teti possiede una forma approssimativamente triangolare, e si compone di una regione principalmente occupata e ricoperta da boschi, tagliata da profonde vallate create da corsi d'acqua[3]. A poca distanza dal centro abitato scorre il fiume Tino, che confluisce nel lago artificiale Cucchinadorza, l'invaso artificiale intermedio dei tre creati lungo il corso del fiume Taloro.

Foto del lago Cucchinadorza da punta Sa Marghine

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo prenuragico ed età nuragica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Teti fu abitato sin dal periodo prenuragico, come testimoniano alcuni ritrovamenti nell'altopiano di Atzadalai (4700 a.C. circa). Ma le maggiori tracce presenti nel territorio risalgono al periodo nuragico, come è testimoniato da vari siti, tra cui Abini e il villaggio nuragico di S'Urbale.

Dal medioevo alla dominazione dei Savoia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale centro abitato ha origini medioevali, faceva parte del Giudicato d'Arborea ed era incluso nella curatoria di Austis. Dopo la caduta del giudicato arborense fu amministrato direttamente da funzionari reali spagnoli, ma la sua popolazione mantenne una certa autonomia. Nel 1461 Teti, assieme a tutto il territorio di Austis, fu acquistato da marchese di Oristano[4], e rimase incluso nel marchesato fino a quando non fu sequestrato a Leonardo Alagon. Nel 1478 fu concesso in feudo a Pietro Pujades, che però morì senza lasciare figli, nel 1503. Nel 1504 Teti entrò a far parte del feudo acquistato da Matteo Arbosich[4]; però gli abitanti di Teti nutrivano un forte sentimento di autonomia, e nel 1514, assieme agli abitanti di Tiana, entrarono in conflitto con gli abitanti di Ovodda per il controllo dei pascoli nelle terre situate tra i vari paesi. Questi scontri costrinsero l'Arbosich a intervenire per placare la controversia. Dopo vari passaggi di feudo, Teti fu ereditato, dopo il 1718, da Pietro Manca Guiso, la cui discendenza si estinse nel 1788. Successivamente la signoria sulla baronia di Austis, con i paesi che vi facevano parte, fu ereditata per via matrimoniale dagli Amat di San Filippo, ai quali fu riscattata nel 1836 con l'abolizione del sistema feudale, per cui divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Oristano, nel 1848 entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari e nel 1859 dell'omonima provincia. Nel 1927, quando fu ricostituita la provincia di Nuoro, Teti entrò a farne parte.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa campestre di San Sebastiano innevata

Chiesa di Santa Maria della Neve[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria della Neve (Teti).

La chiesa di Santa Maria della Neve è la parrocchiale del paese. Situata nel centro storico e costruita nel suo primo impianto nel secolo XVII, è composta al suo interno da tre navate e conserva gli arredi storici.

Chiesa di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Sebastiano (Teti).

Altra chiesa di Teti è quella campestre di San Sebastiano, di origine medioevale, situata al di fuori dell'abitato, in una posizione più bassa. L'edificio, che inizialmente doveva avere caratteristiche gotico-aragonesi più marcate, è composto da un'unica aula con una pianta a croce latina (con l'asse verticale più lungo rispetto al transetto che lo interseca). Presso la chiesa si svolge nel mese di agosto l'omonima festa, una delle più importanti dell'area.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

I reperti più antichi ritrovati nel territorio di Teti sono riferibili ad un periodo che va dal Neolitico medio (4700 a.C.) al Neolitico finale (3000 a.C.), e sono stati rinvenuti in un pianoro in località Atzadalai. Nel territorio di Teti sono presenti siti di notevole rilevanza riconducibili sia al periodo prenuragico, ma anche alla Civiltà nuragica. Il sito più conosciuto e studiato è il Santuario Nuragico di Abini, una importante area archeologica che, secondo alcune ipotesi, fu un "santuario federale" degli antichi sardi. Altro luogo di notevole importanza è il villaggio nuragico di S'Urbale, posizionato su un'altura nei pressi dell'omonimo nuraghe, lungo la strada per Austis. Sono presenti anche i nuraghe Alineddu, Funtana Bona, Istei, Istecori e Turrìa, le tombe di giganti di Azzadolai e di Perdalonga, i villaggi nuragici (oltre a quello di S'Urbale) di Su Carrazzu e di Su Ballu[5].

Atzadalai[modifica | modifica wikitesto]

Nel pianoro in località Atzadalai sono venuti alla luce, durante lavori di bonifica, diversi menhir in granito di tipo aniconico antropomorfo (la tipologia più primitiva di menhir con sembianze umane), asce di pietra, punte di freccia in ossidiana, grattatoi, raschiatoi (strumenti in selce o in ossidiana utilizzati nella lavorazione delle pelli) e una grande quantità di schegge di lavorazione, cioè scarti della lavorazione della selce. Dal pianoro di Atzadalai proviene anche un idoletto neolitico con sembianze femminili, realizzato in roccia vulcanica bruno-rossiccia ben lavorata e databile al Neolitico medio (4700 - 4000 a.C.). L'idoletto rinvenuto ad Atzadalai è uno dei più antichi esempi di opere d'arte sarde, può essere interpretato come una "venere grassa", o una "dea madre dormiente". Gli occhi sono segnati con una leggera incisione asimmetrica, il naso è realizzato con una piccola incisione rettangolare e la bocca segnata da un'incisione sulla parte inferiore del viso. Le braccia, raccolte sotto il seno, sono evidenziate da una profonda incisione ad angolo con il vertice rivolto verso il ventre, il braccio sinistro presenta delle incisioni che probabilmente schematizzano la presenza di un bambino in grembo.

Il Santuario nuragico di Abini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Santuario nuragico di Abini.

Il Santuario nuragico di Abini era un antico luogo di culto e pellegrinaggio delle antiche genti sarde durante l'età nuragica. Il sito si compone di un villaggio nuragico e di un'area sacra dove, all'interno di un recinto (temenos) che racchiudeva le strutture sacre, è presente un pozzo sacro probabilmente attivo dal periodo del Bronzo recente (fine XIV secolo a.C.) all'età del Ferro (VII secolo a.C.). Nell'area sacra furono ritrovati molti bronzetti nuragici realizzati fra il X e il VII secolo a.C., conservati al museo archeologico nazionale di Cagliari. Nel settembre del 1865 un ragazzo del luogo convinse alcuni contadini a scavare in un terreno dalla cui superficie affioravano resti di antiche costruzioni, lo scavo portò alla luce un deposito di oggetti votivi in bronzo contenuti tra delle lastre di pietra sotto la superficie del terreno; il luogo del rinvenimento, all'epoca chiamato Sa Badde de sa Bidda (in italiano: La Valle della Città), corrisponde al sito di Abini. Nello stesso anno il canonico Giovanni Spano pubblicò i materiali bronzei, che vennero acquistati dallo studioso Efisio Timon, che a sua volta li donò al Regio museo di antichità di Cagliari. Nel 1878 vennero ritrovati all'interno di un grosso recipiente in terracotta altri materiali bronzei che confluirono come i precedenti al museo archeologico di Cagliari. In seguito il sito fu visitato da Filippo Vivanet, che riuscì ad individuare il recinto sacro ed il relativo tempio a pozzo; altri scavi cominciarono nel 1929 sotto la direzione dell'archeologo Antonio Taramelli, scavi che nel 1930 liberarono il recinto sacro precedentemente individuato insieme al pozzo sacro, e che nel 1931 riportarono alla luce il villaggio contiguo al grande recinto sacro. L'ultima campagna di scavo nel sito fu intrapresa nel 1981, consentendo di scoprire nuove capanne circolari collegate tra loro da edifici di forme differenti.

Villaggio nuragico di S'Urbale

Villaggio nuragico di S'Urbale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Villaggio nuragico di S'Urbale.

A pochi chilometri dal paese, situato su una collina a 900 metri d'altitudine, si trova il villaggio nuragico di S'Urbale. È costituito dai resti di alcune capanne andate distrutte a causa di un incendio di cui non si ha memoria.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

I primi dati disponibili sulla popolazione di Teti risalgono al 1485, a quel tempo il villaggio contava 25 fuochi, corrispondenti ad un totale di 100 abitanti[6]. Dopo un secolo, nel 1583, la popolazione era cresciuta, e contava 113 fuochi, corrispondenti a 456 abitanti. Nel 1698 Teti contava, a causa delle pestilenze e delle carestie, 386 abitanti. Nel 1728 la popolazione era ulteriormente calata a 334 abitanti. Nel 1848 furono censiti 383 abitanti e nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, contava 541 abitanti.

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 14 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentata in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania 8 1,11%

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Teti è riconducibile alla Limba de mesania.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

L'esterno del Museo Archeologico di Teti

Il Museo Archeologico Comprensoriale di Teti[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Archeologico di Teti ospita principalmente reperti provenienti dagli scavi del villaggio nuragico di S'Urbale. All'interno di una sala del museo è stata ricostruita la capanna F del villaggio nuragico, con al suo interno il vasellame rinvenuto negli ultimi scavi. Nel museo si possono osservare anche i reperti provenienti dal pianoro di Atzadalai, compreso l'idolo neolitico con sembianze femminili, delle ricostruzioni fedeli di alcuni bronzetti rinvenuti nel Santuario nuragico di Abini, e alcuni reperti provenienti dalle campagne dei paesi vicini di Tonara, Sorgono e Meana Sardo.

Feste e tradizioni popolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Carnevale. Le celebrazioni del carnevale di Teti hanno antiche origini, infatti rimandano ad antichi culti pre-cristiani[8]. La cerimonia di chiusura delle festività, che si tiene il Mercoledì delle ceneri, culmina con una sfilata in maschera, durante la quale viene simbolicamente ucciso un fantoccio rappresentante il Carnevale stesso.
  • Festa della Madonna della neve, 5 agosto.
  • Festa di San Sebastiano. Si svolgeva, secondo informazioni tramandate oralmente, il terzo lunedì del mese di settembre, e finiva due martedì dopo. La festa ha subito due importanti cambiamenti nel '900, infatti venne anticipata al terzo sabato, per farla concludere due domeniche dopo, forse, per abbracciare due fine settimane, anziché uno. A differenza delle motivazioni non certe del primo cambiamento, il secondo, avvenuto nel 1989 e autorizzato dai Tetiesi, prima tramite referendum popolare, proposto dal comitato organizzatore, e confermato in seguito alla richiesta della comunità dall'Arcidiocesi di Oristano, consiste nell'anticipare la festa all'ultimo sabato del mese di agosto, per dare la possibilità agli emigrati, ed agli studenti Tetiesi pendolari, di partecipare sfruttando le ferie estive. La festa si svolge presso il Santuario dedicato al Santo, che dista circa 1 km dal centro abitato, dura nove giorni, e per questo è considerata fra le più lunghe in Sardegna. Per San Sebastiano nel corso degli ultimi decenni si sono esibiti artisti affermati sia a livello nazionale che internazionale del calibro di: Little Tony (1984), Orchestra Casadei, Mal, Alberto Camerini, Rocky Roberts, Scialpi, Tosca, Papa Winnie, Luca Barbarossa, Edoardo Bennato (1994), Roberto Vecchioni (1995), Danilo Amerio (1996), Ricchi e Poveri (1997), Marina Rei (1998), I Nomadi, Tazenda ed anche per questo, nella zona è considerata la più importante.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Teti basa la propria economia sull'allevamento del bestiame, in modo particolare di ovini e caprini, ma anche di bovini e suini[9]. L'agricoltura è sviluppata nel campo cerealicolo, ma anche nella frutticoltura, nella viticoltura e nella olivicoltura. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche l'attività industriale, nei settori edile e della produzione di energia elettrica[9]. La rete di distribuzione commerciale è poco organizzata.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

  • Teti è collegato agli altri centri abitati vicini da autolinee provinciali.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 16 aprile 2000 Julia Tidu liste civiche di centro-sinistra Sindaco [10]
16 aprile 2000 26 maggio 2002 Marco Melis lista civica Sindaco [11]
26 maggio 2002 27 maggio 2007 Costantino Tidu L'Ulivo Sindaco [12]
27 maggio 2007 10 giugno 2012 Pietro Galisai lista civica Sindaco [13]
10 giugno 2012 11 giugno 2017 Laila Dearca lista civica "Rinascere Insieme" Sindaco [14]
11 giugno 2017 - Costantino Tidu PD Sindaco [15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ pagina 383; La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  3. ^ pagina 381; La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  4. ^ a b pagina 381, La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  5. ^ pagina 383, La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  6. ^ pagina 428, La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 7; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ pagina 384, La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  9. ^ a b pagina 382, La Grande Enciclopedia della Sardegna, volume 9; a cura di Francesco Floris; 2007, Editoriale La Nuova Sardegna.
  10. ^ Comunali 23/04/1995, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  11. ^ Comunali 16/04/2000, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  12. ^ Comunali 26/05/2002, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  13. ^ Comunali 27/05/2007, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  14. ^ Comunali 10/06/2012, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  15. ^ Comunali 11/06/2017, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN134612288 · LCCN (ENno2016013755
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