Ollolai

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Ollolai
comune
(ITSC) Ollolài
Ollolai – Stemma
Ollolai – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoEfisio Arbau (lista civica) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate40°10′04.98″N 9°10′39.94″E / 40.16805°N 9.17776°E40.16805; 9.17776Coordinate: 40°10′04.98″N 9°10′39.94″E / 40.16805°N 9.17776°E40.16805; 9.17776
Altitudine920[1] m s.l.m.
Superficie27,24 km²
Abitanti1 257[2] (30-6-2019)
Densità46,15 ab./km²
Comuni confinantiGavoi, Mamoiada, Olzai, Ovodda, Sarule, Teti
Altre informazioni
Cod. postale08020
Prefisso0784
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091056
Cod. catastaleG044
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) ollolaesi
(SC) ollolaèsos
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ollolai
Ollolai
Ollolai – Mappa
Posizione del comune di Ollolai
all'interno della provincia di Nuoro
Sito istituzionale

Ollolai è un comune italiano di 1 257 abitanti della provincia di Nuoro. Antica sede di curatoria e centro principale dell'omonima Barbagia, il suo territorio si estende su una superficie di 2 734 ettari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Preistoria al periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Sul monte di Santu Basili ci sono le radici del paese. Qui infatti si hanno testimonianze dei primi insediamenti umani risalenti al 4000 a.C. Successivamente a queste genti si unirono clan di nuragici fuggiaschi delle pianure del Campidano per sottrarsi all'invasore Cartaginese: gli Iolaesi, il cui nome, nel tempo mutò in Iliesi. Da essi avrebbe avuto origine il paese.

Oltre a Santu Basili, vari reperti sono stati trovati nelle località di Sinasi, Su Trihinzu, Puzone, S'Enucrarzu, Sa 'Erina, Sos Molinos, Donniheddu (di origine giudicale), Sos Gadones, Moroniai, Orrocohina.[3][4]

Gli abitanti della Barbagia di Ollolai (chiamata così in quanto il paese, sede di curatoria in epoca giudicale, doveva esserne il centro più importante) praticavano ancora il paganesimo, mentre nelle pianure della Sardegna il Cristianesimo si era rapidamente imposto (IV secolo).

L'imperatore bizantino Maurizio, comprendendo che il dominio non sarebbe mai stato completo fino a che i Barbaricini fossero rimasti autonomi, chiese l'intervento di papa Gregorio I. Il pontefice si rivolse allora al capo dei barbaricini, Ospitone, che viveva, secondo la leggenda, sui monti di Santu Basili. Si rivolse a lui in quanto questi si era già convertito alla religione cristiana, per aiutare o quanto meno non ostacolare l'opera missionaria dei suoi inviati Felice e Ciriaco.

Periodo giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso Crocifisso ligneo sale a Ollolai.
Chiesa di San Michele Arcangelo

Durante il periodo giudicale, della curatoria di Ollolai del giudicato di Arborea, anticamente, facevano parte i comuni di Gavoi, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai, Mamoiada, Teti, Austis, Tiana. In un secondo momento, vennero integrati Orgosolo e Oliena

Evento cruciale nella storia dell'antica capitale della Barbagia, fu l'incendio del 5 agosto 1490, che distrusse gran parte dei rioni del villaggio. Le cause del disastro furono viste nella Disamistade di quegli anni tra le due famiglie più potenti del paese, gli Arbau e i Ladu, i primi erano favorevoli agli Aragonesi, i secondi parteggiavano per Arborea. Accadde che un figlio dei Ladu, che i frati francescani istruivano con cura, venne ucciso e il suo corpo fu ritrovato nel pozzo dell'orto del convento [1]. Del delitto probabilmente imputabile agli Arbau, vennero accusati i frati che, abbandonando in tutta fretta il villaggio, portarono con loro solo un pregevole Crocifisso ligneo[5], ancora oggi conservato nella Cattedrale di Santa Giusta a qualche chilometro da Oristano. Due giorni dopo la loro partenza, si scatenò improvvisamente l'incendio che la leggenda attribuisce alla maledizione lanciata dai frati che, nel partire per non più tornare, del paese batterono anche la polvere dai calzari, affinché niente andasse con loro. È molto più probabile che l'incendio fosse dovuto a una rappresaglia contro gli ollolaesi, ancora fedeli alla ormai estinta casata degli Arborea a cui i francescani erano legati.

Secondo la tradizione orale, dei sette vicinati dell'antica capitale della omonima Barbagia: Ollolai, su Trihinzu, Moroniai, Donniheddu, Mirisone, Orrocohina, Su ‘e Pezzi (citati anche da Vittorio Angius), protetto dal Santo patrono, non scampò che il primo.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruito il paese, nel 1604 fu incorporato dagli aragonesi nel ducato di Mandas, feudo dei Maza. In epoca sabauda la signoria passò ai Tellez-Giron d'Alcantara, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nel 2015, l'amministrazione comunale ha iniziato un programma di ripopolamento incentrato sulla vendita di case del centro storico al prezzo simbolico di 1 € a chi rispetti alcuni obblighi, fra cui quelli di restaurarle e di mantenerle per almeno 5 anni.[6]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nella piazza principale del paese, sistemata ai primi del Novecento incanalando il torrente Su Rivu Mannu che l'attraversava, sorge la parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo. In essa, oltre ad alcune tavole del pittore Carmelo Floris, si trova nell'abside, sopra il coro ligneo del 1600, il grande crocifisso dipinto dal noto pittore ollolaese Franco Bussu.

La chiesa ebbe diversi rimaneggiamenti, la parte più antica è la cappella dedicata a San Bartolomeo apostolo.

Nei pressi della piazza, sorgeva la chiesetta dedicata a Santa Susanna, ora completamente demolita.

Al centro del nucleo più antico del paese, vi è la chiesa dedicata a Sant'Antonio di Padova; ivi, per tradizione, si svolge la festa di Sant'Antonio abate, con l'accensione del falò nella piazzola adiacente.

A qualche chilometro dal paese, verso valle, si trova la chiesa dedicata a San Pietro apostolo ricostruita, negli anni settanta, dopo la demolizione dell'antica chiesa romanica.

Sul monte omonimo, in una valle nascosta e ben protetta dagli ammassi granitici delle cime circostanti, la chiesa dedicata a San Basilio Magno, edificata dai monaci basiliani e utilizzata, dopo la loro cacciata, dai Francescani. L'annesso convento e "muristene" (cumbersia), utilizzando nella costruzione conci di trachite provenienti dalla chiesa, parrebbe d'epoca posteriore.

Accanto al cimitero, prima dei recenti ampliamenti, erano ancora visibili le tracce della chiesa dedicata a Santa Vittoria. Alla voce Ollolai del "Dizionario", Vittorio Angius, sbagliando, ne cita una dedicata a Santo Stefano. Si tratta, in realtà, di quella dedicata a San Sebastiano le cui rovine sono ancora visibili sull'omonima cima che domina la vallata di Ottana.

L'errore deriva certamente dalla somiglianza del nome dei due Santi nella parlata locale: "Istene" (Stefano) e "Istianu" (Sebastiano). Sempre l'Angius, parla di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, che si trovava a circa un miglio dall'abitato, di cui gli ollolaesi non conservano memoria.

Acque e sorgenti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è ricco d'acque e sorgenti. Entro l'abitato, la più famosa e abbondante è quella di Gupunnio, conosciuta come "Sa 'Untana Manna" e dottamente ribattezzata Regina Fontium.

Minore per portata d'acqua, è la fontana de Su Sapunadorju (il lavatoio), detta Sa 'Untanedda (la fontanella)[7]. A qualche centinaio di metri dall'abitato, vi è la fontana de Su Puthu, un tempo utilizzata come abbeveratoio. Le acque sono tutte fresche e leggere, ma, ciascuno degli ollolaesi, ha le proprie preferenze. Nella zona di Littu, vi sono altre rinomate fonti.

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

Volendo, si può scendere fino alla cima di Mareddu, o andare a perdersi tra rocce e anfratti, alla ricerca di ultracentenari tassi.

Monte Santu Basili

Dall'abitato si percorre una strada in salita ma in buone condizioni, costeggiata da lecci, roverelle, eriche, cisti e timi ed elicrisi profumati. Proseguendo per l'antica strada si arriva alla piccola valle nascosta, dove sorge la chiesetta bizantina dedicata a San Basilio Magno e si intravedono le rovine dell'antico convento. Tra i massi, spuntano agrifogli e tassi ultracentenari.

Dalla valle, con una certa fatica, improvvisandosi capre, si sale a Sa Punta Manna chiamata la "finestra della Sardegna" perché, dai suoi 1126 metri di altezza, è possibile spaziare lo sguardo, quando l'orizzonte è terso, sia sul Mar Tirreno sia sul Mar di Sardegna. Molto più agevole, l'ascesa a Su Nodu de S'Ashisorju, che, anche se non appare, la supera in altezza.

Da questi due balconi naturali, è possibile contemplare tutta la valle del Tirso, i piani del Marghine con i monti omonimi, il Montiferru e il Campidano superiore di Oristano. All'imbocco del sentiero che porta a S'Ashisorju, a destra, si trova l'anfratto de 'Sa Onca Frabihà, utilizzata come riparo e come sepoltura, dal paleolitico al tardo Medioevo. Lungo la vecchia strada, sempre a destra, Sa 'Untana de Sos Pardes e i resti di un villaggio nuragico.

Goshini

Paesaggisticamente eccezionale, di primo mattino, è la strada che, attraverso Goshini scende al lago Cuhinadorja (Cucchinadorza). È il regno dei corbezzoli, dei ginepri e di mille altre essenze odorose.

Sulla destra, a guardia del lago, i resti dell'insediamento nuragico-tardo medioevale de Su Trihinzu.

Palai

Una strada di buona percorribilità, porta a Palai. L'Angius, vi cita un nuraghe, ma, ai nostri giorni, non se ne notano tracce evidenti.

A sinistra, Monte Sant'Istianu con le rovine dell'antica chiesa e un insediamento nuragico. Dall'altura, si domina Olzai, la piana di Ottana e ci si può divertire a individuare quasi altri trenta paesi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Ollolai, assieme a Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai e Gavoi, fa parte del gruppo dei nove paesi barbaricini in cui viene parlata una variante del sardo logudorese che presenta un mutamento fonetico unico in tutta la Sardegna, cioè la trasformazione di k (nella maggior parte dei casi) in occlusione laringale: il cosiddetto salto o colpo di glottide.

Toponimi[modifica | modifica wikitesto]

Ollolai: Deriva dal termine attico "Alalè" del verbo greco "Alalazo" che significa "alzo un grido di guerra" e infine si arriva all'odierno "Ollolai". Era il grido che le tribù barbaricine della zona di Ollolai urlavano prima di lanciarsi in battaglia, per tale ragione i bizantini chiamavano la zona "Alalè". Tale grido era lo stesso grido che molto tempo prima veniva urlato da Achille e dagli opliti greci. In Sardegna si trovano altre testimonianze del termine Alalè in un fiume e nella relativa cascata chiamata Sa Cronta de Alalè.[senza fonte]Invece secondo un'ipotesi il nome potrebbe derivare dagli Iliesi profughi Troiani, il nome Iliesi era usato per indicare una bellicosa tribù sarda trasferitasi dalla pianura del Campidano alla Barbagia, essa era chiamata anche tribù degli "Iolaesi" o "Iolei" da cui deriverebbe Ollolai.[9]

Donnicheddu: Il termine significa Donnicello. Quel che è ora un cumulo di pietre, era uno dei rioni storici dell'antica capitale. Il toponimo fa supporre che ivi risiedesse il donnicello o il majorale degli Arborea. La tradizione vuole che, la notte, si sentano ancora suonare le campane d'oro.

Su Trichinzu: Anch'esso uno dei rioni distrutti dall'incendio; si notano ancora i segni delle antiche abitazioni. Il toponimo significa "Il vicinato"

Sa perda itta: "La pietra conficcata". Giovanni Lilliu vi segnala la presenza di un menhir di grosse dimensioni, ma fino a ora, non si son trovate tracce della sua riutilizzazione.

Su Nodu de S'Aschisorju: "Le rocce del tesoro". Essendovi in zona un insediamento nuragico, non è improbabile vi si cercassero tesori.

Sa Untana de sos Pardes: "La fontana dei frati" (sul monte San Basilio). Secondo la tradizione orale, dovrebbe essere quello, il pozzo dove fu gettato il corpo del ragazzo. La cosa sarebbe stata praticamente impossibile: la fonte si trova dentro un anfratto e, il bacile di raccolta delle acque ha un diametro massimo di 50 centimetri e una profondità di 30. È molto più probabile che il nome faccia riferimento all'antico cenobio dei monaci basiliani e a un uso terapeutico delle acque di gran lunga precedente.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Costume tradizionale.

Ollolai è stato centro di vivace attività culturale e tuttora offre spazio a interessanti eventi.

Vi trascorse gli anni della giovinezza, presso la casa dello zio rettore Nonnis, e vi rimase sempre legato, il pittore olzaese Carmelo Floris: gli anziani lo ricordavano mentre, spesso in compagnia dell'amico Giuseppe Biasi, disegnava su cartoni, seduto su una pietra presso la chiesetta di Santa Susanna, scene di vita paesana.

Molti, i ritratti di donne ollolaesi, processioni, feste e scene di vita familiare.

Tradizioni e feste popolari[modifica | modifica wikitesto]

Nella tradizione orale ollolaese, il patrono san Michele Arcangelo, è visto come "Giove Pluvio": è lui che apre e chiude le porte del cielo! La sua festa ricorre due volte l'anno: il 29 di settembre, con l'arrivo delle prime piogge e lampi e tuoni non più pericolosi, e l'8 di maggio, con i temporali estivi e lampi e tuoni altamente dannosi. La prioressa di San Michele, è quella principale. Di grande venerazione, con relativa prioressa, gode la Madonna del Monte Gonare, della cui festa, l'8 di settembre, si fanno carico, con alternanza annuale, il paese di Sarule e quello di Orani.

San Basilio Magno, è festeggiato nella chiesetta sull'omonimo monte, il 1º di settembre (hapidanni): primo giorno dell'anno, secondo il calendario bizantino.

Legata ad antichi riti di alleanza e unione matrimoniale, così come lo era il pellegrinaggio verso il monte Gonare, è la festa dell'Immacolata, l'8 dicembre. Durante la notte della vigilia, i giovani annunciavano, accompagnati da "su huncordu", unioni e fidanzamenti veri o presunti.

Legata a una visione cristiana del mito di Prometeo e al culto di Esculapio, è la festa dedicata a Sant'Antonio abate, il 17 di gennaio. La sera della vigilia, vengono benedetti il falò e le arance a cui si dà grande potere taumaturgico.

Molto sentito, era il carnevale con mascheras limpias, intintos e bumbones, seguito dai riti della quaresima e della settimana santa culminanti con s' incontru della Pasqua con gli auspici per la bella stagione.

Ormai scomparsa, con l'avvento dei trattori, è la festa per san Isidoro con la processione dei carri trainati da gioghi di buoi inghirlandati di rose e spighe.

In tutte le feste estive, dominano i cavalli, a incominciare da quella per san Giovanni Battista il 24 di giugno: prima del sorgere del sole, si raccolgono erbe medicinali e antiparassitarie, si compiono riti terapeutici e si traggono auspici per una buona stagione e un buon matrimonio.

La festa di san Bartolomeo è oggi la più importante. Dura tre giorni, dal 23 agosto, con i vespri in onore del Santo, e prosegue nei giorni 24, con la messa solenne, processione in costume e esibizioni equestri, 25 e 26, con altre manifestazioni civili. La festa viene organizzata dai ragazzi della leva: coloro che nell'anno compiono 18 anni.

Palu de sos vihinados[modifica | modifica wikitesto]

Da undici anni, a Ollolai, si tiene un suggestivo palio degli asinelli che vede sfidarsi in una fiera dal sapore medievale i cinque rioni storici del paese. Ferruthones, Laralai, Su Montricu, Sa Padule e S'Istradone si contendono il palu, l'ambito stendardo che il vincitore custodisce per un anno intero fino al palio successivo.

Albo d'oro

2019 Laralai
2018 Sa Padule
2017 S'Istradone
2016 Ferruthones
2015 Laralai
2014 Sa Padule
2013 Sa Padule
2012 Su Montricu
2011 Sa Padule
2010 Sa Padule
2009 Laralai
2008 Laralai
2007 Sa Padule
2006 Ferruthones
2005 Su Montricu
2004 Sa Padule

"Colori delle contrade"

Sa Padule Celeste e Arancio
Su Montricu Giallo e Bianco
Laralai Verde e Bianco
S'Istradone Nero e Giallo
Ferruthones Rosso e blu

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 16 aprile 2000 Gonario Columbu sinistra Sindaco [10]
16 aprile 2000 8 maggio 2005 Antonio Bussu centro Sindaco [11]
8 maggio 2005 30 maggio 2010 Efisio Arbau lista civica Sindaco [12]
30 maggio 2010 31 maggio 2015 Marco Walter Columbu lista civica "Insieme per Ollolai" Sindaco [13]
31 maggio 2015 - Efisio Arbau lista civica "Ollolai Fare Comune" Sindaco [14]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio della città è l'U.S. Ollolai che milita nel girone D sardo di 1ª Categoria.

Taekwondo[modifica | modifica wikitesto]

A Ollolai è presente la società Polisportiva Barbagia di Ollolai, attiva dal 1975 e specializzata nel settore del Taekwondo Fita (Federazione Italiana Taekwondo) . Partecipa attivamente a tutte le attività nazionali e internazionali, è una delle società più rappresentative della Sardegna. È stata società Campione d'Italia 2013 nella classe Cadetti femminile, e ha avuto diversi risultati nazionali e internazionali e atleti che hanno fatto parte della nazionale italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT, 14° censimento generale della popolazione e delle abitazioni, su dawinci.istat.it. URL consultato il 12 agosto 2018.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  3. ^ L'ultimo villaggio scomparso nell'agro di Ollolai nel XVII secolo è Orciada (significa ortica in sardo) citato nel libro di Giuseppe Mannu Storia di Sardegna (pg.291 IV Volume Edizioni Ilisso Nuoro). Il paese di Orciada (Oppidum Orcadae) veniva chiamato dai locali Ortziai. La chiesa parrocchiale di Ortziai era quella di San Sebastiano (Sant'Istianu) i cui ruderi sono ben ancora visibili sulla omonima cima collocata a tre chilometri a Nord del centro abitato di Ollolai strada comunale di Palai. Ortziai (a Ollolai) con Orrui (a Fonni), Crapedda (a Gavoi) e Oleri (a Ovodda) sono stati gli ultimi paesi ad estinguersi nella Barbagia di Ollolai nel Secolo XVII.
  4. ^ Occorre comunque precisare che la località di "Orcade" è indicata in una carta dello Stato piemontese del 1753 dell'Accademia Reale di Scienze, la cosiddetta carta conosciuta come "Carta degli Ingegneri Piemontesi" Le Rouge (1753), come un paese allora ancora abitato. La date di cessazione risultante per questo paese nella bibliografia è molto probabilmente quella della soppressione della parrocchia. Anche Oleri presso San Pietro di Oleri in agro di Ovodda risulta ancora abitato in questa carta.
  5. ^ Crocifissi 1400 [collegamento interrotto], su Basilica di Santa Giusta, Comune di Santa Giusta. URL consultato il 26 settembre 2007.
  6. ^ (EN) Catherine Edwards, Can you really buy a house in a historic Italian town for €1?, su thelocal.it, 31 gennaio 2018.
  7. ^ (FR) Pio Bruno, Ollolai, su profbruno.info. URL consultato il 2 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2008).
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Storia di Ollolai dal sito del comune
  10. ^ Comunali 23/04/1995, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  11. ^ Comunali 16/04/2000, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  12. ^ Comunali 08/05/2005, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  13. ^ Comunali 30/05/2010, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  14. ^ Comunali 31/05/2015, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Deborah Ladu - Maria Carla Medde, In Ollolai, Cargeghe, Editoriale Documenta, 2013.
  • Michele Columbu, L'aurora è lontana - Leader, 1968 Milano. Dello stesso autore: Senza un perché, AM & D Edizioni Cagliari
  • Salvatore Bussu, Ollolai cuore della Sardegna, L'Ortobene, 1996 (2º ed.) Nuoro.
  • A cura del Comune di Ollolai, Memorie storiche di Ollolai, Tipografia Bussu, 1990.
  • Micheli Ladu, S'àrvule de sos sardos, Condaghes - Paberiles, 2005 Cagliari
  • Vittorio Angius-Goffredo Casalis Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna Torino 1833-1856
  • Heinz Jurgen Wolf Studi barbaricini[2] Edizioni della Torre Cagliari 1992
  • Francesco Casula, Cristianizzazione della Barbagia, Ospitone e Gregorio Magno, Barbagia.net del 24-4-2014

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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