Ollolai

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Ollolai
comune
(ITSC) Ollolai
Ollolai – Stemma
Ollolai – Veduta
Ollolai – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Nuoro-Stemma.png Nuoro
Amministrazione
SindacoFrancesco Columbu (lista civica) dal 26-10-2020
Territorio
Coordinate40°10′04.98″N 9°10′39.94″E / 40.16805°N 9.17776°E40.16805; 9.17776
Altitudine920[1] m s.l.m.
Superficie27,24 km²
Abitanti1 177[2] (31-8-2022)
Densità43,21 ab./km²
Comuni confinantiGavoi, Mamoiada, Olzai, Ovodda, Sarule, Teti
Altre informazioni
Cod. postale08020
Prefisso0784
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT091056
Cod. catastaleG044
TargaNU
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[3]
Nome abitanti(IT) ollolaesi
(SC) ollolaèsos
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ollolai
Ollolai
Ollolai – Mappa
Ollolai – Mappa
Posizione del comune di Ollolai
all'interno della provincia

di Nuoro

Sito istituzionale

Ollolai è un comune italiano di 1 177 abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna. Antica sede di curatoria e centro principale dell'omonima Barbagia, il suo territorio si estende su una superficie di 2 734 ettari. Posto a 920 metri di quota, è il secondo comune più elevato della Sardegna.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un'ipotesi popolare il nome potrebbe derivare dagli Iliesi profughi Troiani, il nome Iliesi era usato per indicare una bellicosa tribù sarda trasferitasi dalla pianura del Campidano alla Barbagia, essa era chiamata anche tribù degli "Iolaesi" o "Iolei" da cui deriverebbe Ollolai.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Preistoria al periodo bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Sul monte di Santu Basili ci sono le radici del paese. Qui infatti si hanno testimonianze dei primi insediamenti umani risalenti al 4000 a.C. Successivamente a queste genti si unirono clan di nuragici fuggiaschi delle pianure del Campidano per sottrarsi all'invasore Cartaginese: gli Iolaesi, il cui nome, nel tempo mutò in Iliesi. Da essi avrebbe avuto origine il paese.

Oltre a Santu Basili, vari reperti sono stati trovati nelle località di Sinasi, Su Trihinzu, Puzone, S'Enucrarzu, Sa 'Erina, Sos Molinos, Donniheddu (di origine giudicale), Sos Gadones, Moroniai, Orrocohina.[5][6]

Gli abitanti della Barbagia di Ollolai (chiamata così in quanto il paese, sede di curatoria in epoca giudicale, doveva esserne il centro più importante) praticavano ancora il paganesimo, mentre nelle pianure della Sardegna il Cristianesimo si era rapidamente imposto (IV secolo).

L'imperatore bizantino Maurizio, comprendendo che il dominio non sarebbe mai stato completo fino a che i Barbaricini fossero rimasti autonomi, chiese l'intervento di papa Gregorio I. Il pontefice si rivolse allora al capo dei barbaricini, Ospitone, che viveva, secondo la leggenda, sui monti di Santu Basili. Si rivolse a lui in quanto questi si era già convertito alla religione cristiana, per aiutare o quanto meno non ostacolare l'opera missionaria dei suoi inviati Felice e Ciriaco.

Periodo giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso Crocifisso ligneo sale a Ollolai.
Chiesa di San Michele Arcangelo

Durante il periodo giudicale, della curatoria di Ollolai del giudicato di Arborea, anticamente, facevano parte i comuni di Gavoi, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai, Mamoiada, Teti, Austis, Tiana. In un secondo momento, vennero integrati Orgosolo e Oliena

Evento cruciale nella storia dell'antica capitale della Barbagia, fu l'incendio del 5 agosto 1490, che distrusse gran parte dei rioni del villaggio. Le cause del disastro furono viste nella Disamistade di quegli anni tra le due famiglie più potenti del paese, gli Arbau e i Ladu, i primi erano favorevoli agli Aragonesi, i secondi parteggiavano per Arborea. Accadde che un figlio dei Ladu, che i frati francescani istruivano con cura, venne ucciso e il suo corpo fu ritrovato nel pozzo dell'orto del convento.[7] Del delitto probabilmente imputabile agli Arbau, vennero accusati i frati che, abbandonando in tutta fretta il villaggio, portarono con loro solo un pregevole Crocifisso ligneo[8], ancora oggi conservato nella Cattedrale di Santa Giusta a qualche chilometro da Oristano. Due giorni dopo la loro partenza, si scatenò improvvisamente l'incendio che la leggenda attribuisce alla maledizione lanciata dai frati che, nel partire per non più tornare, del paese batterono anche la polvere dai calzari, affinché niente andasse con loro. È molto più probabile che l'incendio fosse dovuto a una rappresaglia contro gli ollolaesi, ancora fedeli alla ormai estinta casata degli Arborea a cui i francescani erano legati.

Secondo la tradizione orale, dei sette vicinati dell'antica capitale della omonima Barbagia: Ollolai, su Trihinzu, Moroniai, Donniheddu, Mirisone, Orrocohina, Su ‘e Pezzi (citati anche da Vittorio Angius), protetto dal Santo patrono, non scampò che il primo.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruito il paese, nel 1604 fu incorporato nel ducato di Mandas, feudo dei Maza. In epoca sabauda la signoria passò ai Tellez-Giron d'Alcantara, ai quali fu riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale.

Nel 2015, l'amministrazione comunale ha iniziato un programma di ripopolamento incentrato sulla vendita di case del centro storico al prezzo simbolico di 1 € a chi rispetti alcuni obblighi, fra cui quelli di restaurarle e di mantenerle per almeno 5 anni.[9]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma e il gonfalone del comune di Ollolai sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 26 giugno 2008.[10]

«Stemma semipartito troncato: il primo, d'oro, alla fenice di nero, allumata di rosso, sulla immortalità dello stesso, essa immortalità fondata in punta; il secondo, di verde, alla fontana di due bacini, di rosso, fondata in punta, con l'acqua di argento zampillante e ricadente dai due bacini; il terzo, di azzurro, alle due pecore di argento, affrontate e pascenti, attraversanti la campagna di verde. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di azzurro, la scritta, in lettere maiuscole di nero, CAPUT BARBARICINORUM. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone municipale è un drappo di bianco con la bordatura di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nella piazza principale del paese, sistemata ai primi del Novecento incanalando il torrente Su Rivu Mannu che l'attraversava, sorge la parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo. In essa, oltre ad alcune tavole del pittore Carmelo Floris, si trova nell'abside, sopra il coro ligneo del 1600, il grande crocifisso dipinto dal noto pittore ollolaese Franco Bussu.

La chiesa ebbe diversi rimaneggiamenti, la parte più antica è la cappella dedicata a San Bartolomeo apostolo.

Nei pressi della piazza, sorgeva la chiesetta dedicata a Santa Susanna, ora completamente demolita.

Al centro del nucleo più antico del paese, vi è la chiesa dedicata a Sant'Antonio di Padova; ivi, per tradizione, si svolge la festa di Sant'Antonio abate, con l'accensione del falò nella piazzola adiacente.

A qualche chilometro dal paese, verso valle, si trova la chiesa dedicata a San Pietro apostolo ricostruita, negli anni settanta, dopo la demolizione dell'antica chiesa romanica.

Sul monte omonimo, in una valle nascosta e ben protetta dagli ammassi granitici delle cime circostanti, la chiesa dedicata a San Basilio Magno, edificata dai monaci basiliani e utilizzata, dopo la loro cacciata, dai Francescani. L'annesso convento e "muristene" (cumbersia), utilizzando nella costruzione conci di trachite provenienti dalla chiesa, parrebbe d'epoca posteriore.

Accanto al cimitero, prima dei recenti ampliamenti, erano ancora visibili le tracce della chiesa dedicata a Santa Vittoria[Quale?]. Alla voce Ollolai del Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Vittorio Angius, sbagliando, ne cita una dedicata a Santo Stefano. Si tratta, in realtà, di quella dedicata a San Sebastiano le cui rovine sono ancora visibili sull'omonima cima che domina la vallata di Ottana.

L'errore deriva certamente dalla somiglianza del nome dei due Santi nella parlata locale: "Istene" (Stefano) e "Istianu" (Sebastiano). Sempre l'Angius, parla di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, che si trovava a circa un miglio dall'abitato, di cui gli ollolaesi non conservano memoria.

Acque e sorgenti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio è ricco d'acque e sorgenti. Entro l'abitato, la più famosa e abbondante è quella di Gupunnio, conosciuta come "Sa 'Untana Manna" e dottamente ribattezzata Regina Fontium.

Minore per portata d'acqua, è la fontana de Su Sapunadorju (il lavatoio), detta Sa 'Untanedda (la fontanella)[11]. A qualche centinaio di metri dall'abitato, vi è la fontana de Su Puthu, un tempo utilizzata come abbeveratoio. Le acque sono tutte fresche e leggere, ma, ciascuno degli ollolaesi, ha le proprie preferenze. Nella zona di Littu, vi sono altre rinomate fonti.

Luoghi di interesse naturalistico[modifica | modifica wikitesto]

Volendo, si può scendere fino alla cima di Mareddu, o andare a perdersi tra rocce e anfratti, alla ricerca di ultracentenari tassi.

Monte Santu Basili

Dall'abitato si percorre una strada in salita ma in buone condizioni, costeggiata da lecci, roverelle, eriche, cisti e timi ed elicrisi profumati. Proseguendo per l'antica strada si arriva alla piccola valle nascosta, dove sorge la chiesetta bizantina dedicata a San Basilio Magno e si intravedono le rovine dell'antico convento. Tra i massi, spuntano agrifogli e tassi ultracentenari.

Dalla valle, con una certa fatica, improvvisandosi capre, si sale a Sa Punta Manna chiamata la "finestra della Sardegna" perché, dai suoi 1126 metri di altezza, è possibile spaziare lo sguardo, quando l'orizzonte è terso, sia sul Mar Tirreno sia sul Mar di Sardegna. Molto più agevole, l'ascesa a Su Nodu de S'Ashisorju, che, anche se non appare, la supera in altezza.

Da questi due balconi naturali, è possibile contemplare tutta la valle del Tirso, i piani del Marghine con i monti omonimi, il Montiferru e il Campidano superiore di Oristano. All'imbocco del sentiero che porta a S'Ashisorju, a destra, si trova l'anfratto de 'Sa Onca Frabihà, utilizzata come riparo e come sepoltura, dal paleolitico al tardo Medioevo. Lungo la vecchia strada, sempre a destra, Sa 'Untana de Sos Pardes e i resti di un villaggio nuragico.

Goshini

Paesaggisticamente eccezionale, di primo mattino, è la strada che, attraverso Goshini scende al lago Cuhinadorja (Cucchinadorza). È il regno dei corbezzoli, dei ginepri e di mille altre essenze odorose.

Sulla destra, a guardia del lago, i resti dell'insediamento nuragico-tardo medioevale de Su Trihinzu.

Palai

Una strada di buona percorribilità, porta a Palai. L'Angius, vi cita un nuraghe, ma, ai nostri giorni, non se ne notano tracce evidenti.

A sinistra, Monte Sant'Istianu con le rovine dell'antica chiesa e un insediamento nuragico. Dall'altura, si domina Olzai, la piana di Ottana e ci si può divertire a individuare quasi altri trenta paesi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Ollolai, assieme a Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai e Gavoi, fa parte del gruppo dei nove paesi barbaricini in cui viene parlata una variante del sardo logudorese che presenta un mutamento fonetico unico in tutta la Sardegna, cioè la trasformazione di k (nella maggior parte dei casi) in occlusione laringale: il cosiddetto salto o colpo di glottide.

Costume tradizionale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 16 aprile 2000 Gonario Columbu sinistra sindaco [13]
16 aprile 2000 9 maggio 2005 Antonio Bussu centro sindaco [14]
9 maggio 2005 31 maggio 2010 Efisio Arbau lista civica sindaco [15]
31 maggio 2010 31 maggio 2015 Marco Walter Columbu lista civica "Insieme per Ollolai" sindaco [16]
31 maggio 2015 26 ottobre 2020 Efisio Arbau lista civica "Ollolai Fare Comune" sindaco [17]
26 ottobre 2020 in carica Francesco Columbu lista civica "Insieme per Ollolai" sindaco [18]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Ha sede nel Comune la società di calcio U.S. Ollolai che ha disputato campionati dilettantistici regionali.

A Ollolai è presente la società Polisportiva Barbagia, attiva dal 1975 e specializzata nel settore del Taekwondo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT, 14° censimento generale della popolazione e delle abitazioni, su dawinci.istat.it. URL consultato il 12 agosto 2018.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2022 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Storia di Ollolai dal sito del comune, su ollolai.com.
  5. ^ L'ultimo villaggio scomparso nell'agro di Ollolai nel XVII secolo è Orciada (significa "ortica" in sardo) citato nel libro di Giuseppe Mannu Storia di Sardegna (p. 291, IV volume, Edizioni Ilisso Nuoro). Il paese di Orciada (Oppidum Orcadae) veniva chiamato dai locali Ortziai. La chiesa parrocchiale di Ortziai era quella di San Sebastiano (Sant'Istianu) i cui ruderi sono ben ancora visibili sulla omonima cima collocata a tre chilometri a Nord del centro abitato di Ollolai strada comunale di Palai. Ortziai (a Ollolai) con Orrui (a Fonni), Crapedda (a Gavoi) e Oleri (a Ovodda) sono stati gli ultimi paesi ad estinguersi nella Barbagia di Ollolai nel Secolo XVII.
  6. ^ Occorre comunque precisare che la località di "Orcade" è indicata in una carta dello Stato piemontese del 1753 dell'Accademia Reale di Scienze, la cosiddetta carta conosciuta come "Carta degli Ingegneri Piemontesi" Le Rouge (1753), come un paese allora ancora abitato. La date di cessazione risultante per questo paese nella bibliografia è molto probabilmente quella della soppressione della parrocchia. Anche Oleri presso San Pietro di Oleri in agro di Ovodda risulta ancora abitato in questa carta.
  7. ^ Memorie arborensi, su spazioinwind.libero.it.
  8. ^ Crocifissi 1400 [collegamento interrotto], su Basilica di Santa Giusta, Comune di Santa Giusta. URL consultato il 26 settembre 2007.
  9. ^ (EN) Catherine Edwards, Can you really buy a house in a historic Italian town for €1?, su thelocal.it, 31 gennaio 2018.
  10. ^ Ollolai (Nuoro) D.P.R. 26.06.2008 concessione di stemma e gonfalone, su presidenza.governo.it. URL consultato il 2 Genn 2022.
  11. ^ (FR) Pio Bruno, Ollolai, su profbruno.info. URL consultato il 2 ottobre 2007 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2008).
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ Comunali 23/04/1995, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  14. ^ Comunali 16/04/2000, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  15. ^ Comunali 08/05/2005, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  16. ^ Comunali 30/05/2010, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  17. ^ Comunali 31/05/2015, su elezionistorico.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  18. ^ Comunali 25/10/2020, su elezioni.interno.gov.it, Ministero dell'interno. URL consultato il 14 novembre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Deborah Ladu - Maria Carla Medde, In Ollolai, Cargeghe, Editoriale Documenta, 2013.
  • Michele Columbu, L'aurora è lontana - Leader, 1968 Milano. Dello stesso autore: Senza un perché, AM & D Edizioni Cagliari
  • Salvatore Bussu, Ollolai cuore della Sardegna, L'Ortobene, 1996 (2º ed.) Nuoro.
  • A cura del Comune di Ollolai, Memorie storiche di Ollolai, Tipografia Bussu, 1990.
  • Micheli Ladu, S'àrvule de sos sardos, Condaghes - Paberiles, 2005 Cagliari
  • Vittorio Angius-Goffredo Casalis Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna Torino 1833-1856
  • Heinz Jurgen Wolf Studi barbaricini[1] Edizioni della Torre Cagliari 1992
  • Francesco Casula, Cristianizzazione della Barbagia, Ospitone e Gregorio Magno, Barbagia.net del 24-4-2014

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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