Provincia di Nuoro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Provincia di Nuoro
provincia
Provincia di Nuoro – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Amministrazione
Capoluogo Nuoro
Presidente Alessandra Pistis (Amministratore straordinario) dal 20-04-2016
Data di istituzione 1927
Territorio
Coordinate
del capoluogo
40°19′N 9°20′E / 40.316667°N 9.333333°E40.316667; 9.333333 (Provincia di Nuoro)Coordinate: 40°19′N 9°20′E / 40.316667°N 9.333333°E40.316667; 9.333333 (Provincia di Nuoro)
Abitanti 156 748[1] (31-03-2016)
Comuni 75 comuni
Province confinanti Sassari, Provincia del Sud Sardegna, Oristano
Altre informazioni
Lingue italiano, sardo
Cod. postale 08010-08012, 08015-08018, 08020-08032, 08036, 08038-08039, 08100
Prefisso 079, 0784, 0782, 0783, 0785
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-NU
Codice ISTAT 091
Targa NU
Cartografia

Provincia di Nuoro – Localizzazione

Sito istituzionale

La provincia di Nuoro (provìntzia de Nùgoro in sardo) è una provincia italiana della Sardegna, istituita con R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1.
Affacciata a est sul Mar Tirreno, confina:

Segnale stradale (in lingua sarda) delimitante l'inizio del centro abitato del capoluogo


Vista sui monti del Massiccio del Gennargentu ed il lago di Gusana

Storia della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della provincia affonda le sue radici nel 1700, Nuoro consolidò un ruolo di riferimento per il territorio circostante. Nel 1779 il vescovo di origini spagnole Roig fece ricostituire a Nuoro la sede dell'antico vescovado di Galtellì. Nuoro divenne sede del Tribunale di Prefettura (1807), città nel 1836, e sede di Divisione Amministrativa e di Intendenza nel 1848 (in pratica una terza provincia sarda, dopo Cagliari e Sassari); poi l'ultimo titolo fu ridotto nel 1859 a quello di sottoprefettura. Si sviluppò perciò come centro amministrativo a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, periodo in cui si aprì ad un rilevante insediamento di funzionari piemontesi del Regno di Sardegna e commercianti continentali.

L'adozione della riforma agraria denominata Editto delle chiudende del 6 ottobre 1820, provocò nell'intera Barbagia dei forti dissensi e disordini a causa dell'appropriazione selvaggia di terreni, sino ad allora adibiti ad uso comunitario (e giuridicamente anche ad uso civico). Ci furono rivolte sanguinose, faide e numerosi omicidi in una sempre più grave serie di tragedie, tuttavia il culmine del malcontento si raggiunse dopo che nel 1858 furono alienati anche i terreni demaniali, che sarebbe sfociato poi nei noti moti de su Connottu, quando al culmine della tensione il 26 aprile 1868 diverse centinaia di persone assaltarono il palazzo del municipio e diedero alle fiamme gli atti di compravendita dei terreni del demanio.

Il banditismo, che dopo su Connottu si pretese almeno in parte corroborato da sentimenti di ribellione al nuovo regime dei suoli, ebbe una recrudescenza e lo stato rispose con l'invio di truppe di polizia, numerose quanto poco efficaci nel contrastare grassazioni e faide.Il romanzo riporta incidentalmente ma con buona fedeltà il nuovo ruolo di Nuoro sede del tribunale penale, cui si traducevano gli imputati di un vastissimo mandamento, comprendente moltissimi paesi ad altissimo tasso di criminalità. Il secolo si chiuse con una rilevante partecipazione dei nuoresi all'emigrazione verso il continente americano e le miniere del Nord-Europa; fra le cause non vi era solo la povertà ma spesso anche il desiderio di sottrarre le famiglie all'implacabilità della vendetta o a diverse rischiosità sempre di versante criminoso. Sul finire del secolo gli abitanti erano circa 7 000. Nel 1845 Carlo Alberto abolisce quasi tutte le province sarde tranne quelle di Cagliari e Sassari,a Nuoro vi furono manifestazioni di protesta talvolta represse della forza pubblica.Dal 1850 in poi furono presentate in Parlamento varie proposte di ricostruzione della provincia ma tutte vennero bocciate,nel 1913 vi fu' la proposta del Deputato Asproni ma anche stavolta non si prese in considerazione.

Avendo già assunto almeno moralmente questo ruolo, ed essendola in pratica già stata nel secolo precedente, Nuoro ridivenne provincia durante il fascismo, nel 1927, e contava 6 regioni storiche: Barbagie, Baronie, Ogliastra, Marghine, Planargia, Sarcidano e Montiferru. Il regime nominò primo presidente il Prefetto Ottavio Dinale che si adoperò presto per la costruzione delle più importanti infrastrutture pubbliche in città e nella provincia.I rapporti del regime con la popolazione passarono attraverso la mediazione di alcuni artisti, i quali imposero il rispetto di forme culturali autoctone, nonostante le politiche di unificazione nazionale. Nel 1935 a Nuoro e provincia (Tortolì, lanusei, Desulo, Dorgali, Orani, Bosa e Macomer) si ebbero le visite del duce. Durante la seconda guerra mondiale in provincia si ebbero molti bombardamenti come a Macomer e al porto di Arbatax il 23 aprile 1943 che costò la vita a 13 persone, il capoluogo non venne mai bombardato sebbene in caso di bombardamento la città fosse provvista dei rifugi antiaerei nuoresi sotterranei.

Nel 1931 il capoluogo raggiunse i 9 300 abitanti. La provincia ha subito notevoli cambiamenti dal punto di vista del territori: nel 1974 quattro paesi (Cuglieri, Sennariolo, Tresnuraghes e Scano di Montiferro) sono passati alla provincia di Oristano, mentre nel 2005 la regione del Sarcidano è passata alla provincia di Cagliari, la Planargia (tranne Sindia) e i comuni di Laconi e Genoni sono passati alla provincia di Oristano, i comuni di San Teodoro e Budoni sono passati alla nuova provincia di Olbia-Tempio e l'Ogliastra era divenuta provincia a sé stante.[2]. Nuoro possiede tutte le sedi degli uffici statali (provveditorato agli studi, motorizzazione sedi provinciali INPS, INAIL, INPDAP, ispettorato provinciale del lavoro, agenzia delle entrate, tesoreria provinciale dello stato genio civile), della prefettura, ma nel 2008 ha perso la sezione provinciale della Banca d'Italia.

In seguito ai Referendum del 2012 in Sardegna, e al progetto di abolizione o riforma delle province in Sardegna approvato dal Consiglio Regionale il 24 maggio 2012,[3] secondo gli attuali intendimenti della Regione la Provincia di Nuoro dovrebbe dar vita a un nuovo ente amministrativo o essere abolita il 1º marzo 2013[4][5][6], scadenza poi prorogata al 1º luglio 2013[7]. In tale data tuttavia la provincia non è stata commissariata come capitato a 5 delle 8 province sarde, proseguendo la sua regolare attività. Al presidente Deriu, eletto consigliere regionale nel 2014, è succeduto alla carica di presidente il suo vice Costantino Tidu (già sindaco di Teti). Il 16 giugno 2015 la Provincia viene commissariata dalla giunta regionale, viene nominata commissaria Sabina Bullitta. Curiosamente è la prima donna che in 90 anni che viene chiamata a governare la Provincia di Nuoro. A seguito della legge di riforma delle province sarde (legge regionale 2/2016) alla provincia di Nuoro vengono riassegnati i territori dell'ex provincia d'Ogliastra: il 19 aprile 2016 la giunta regionale nomina quale commissario della provincia Alessandra Pistis, la seconda donna a guidare l'ente nella sua storia.

Sede della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La sede della Provincia di Nuoro si trova in piazza Italia al numero 22 ed è ospitata in un palazzo costruito negli anni '70; precedentemente si trovava al corso Garibaldi sino dalla sua istituzione nel 1927. Al posto della provincia la vecchia sede in corso Garibaldi ospita il Museo di Arte Moderna. Recentemente la Provincia si è dotata di nuovi locali siti in via Santa Barbara a Nuoro (ex caserma VVFF) dove sono stati sistemati due assessorati: l'assessorato al lavoro e all'agricoltura.

Stemma della provincia[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma della provincia si divide in due parti: in quella superiore si trovano raffigurate 5 montagne, a significare le cinque regioni storiche che formano la provincia (Ogliastra, Marghine, Barbagia, Baronia e Sarcidano) che sono sormontate da un'aquila in volo a ricordo del regime fascista che istituì la provincia nel 1927. Nella parte inferiore si trova raffigurato un nuraghe che sta a significare la numerosa presenza dei nuraghi nel territori e un sole nascente che rappresenta la città capoluogo: Nuoro. Lo stemma provinciale si trova nel gonfalone ufficiale provinciale in sfondo blu e verde, sempre colori presenti nello stemma di Nuoro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Al primo prefetto del capoluogo barbaricino Ottavio Dinale si succedettero, in ordine cronologico, a partire dal 1928, i seguenti presidenti: Silvestro Ales, Vincenzo Arangino, Francesco Bandino, Antonio Senes, Simone Naitana, Sebastiano Puligheddu, Pietrino Monni, Giosuè Ligios, Salvatore Murgia, Gianfranco Putzu, Giovanni Nonne, Giannetto Visentini, Mario Cheri, Tonino Orrù, Salvatore Deplano, Antonio Colli, Totore Piras, Achille Crisponi, Federico Caredda, Giuseppe Matteo Pirisi, Francesco Maria Licheri, Roberto Deriu, Costantino Tidu, Sabina Bullitta, Alessandra Pistis

Periodo Presidente Partito Carica Note
25 aprile 1995 4 maggio 2000 Giuseppe Matteo Pirisi Democratici di Sinistra Presidente della Provincia
5 maggio 2000 9 maggio 2005 Francesco Maria Licheri La Margherita Presidente della Provincia
9 maggio 2005 16 febbraio 2014 Roberto Deriu Partito Democratico Presidente della Provincia
16 febbraio 2014 16 giugno 2015 Costantino Tidu Partito Democratico Vicepresidente della Provincia
16 giugno 2015 20 aprile 2016 Sabina Bullita Commissario straordinario
20 aprile 2016 in carica Alessandra Pistis Commissario regionale

Comuni principali della Provincia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello e la città vecchia di Bosa.

Passate ad altre province[modifica | modifica wikitesto]

Personalità native della provincia[modifica | modifica wikitesto]

Grazia Deledda, forse il personaggio più illustre della provincia
Il Deputato Bittese Giorgio Asproni

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel nuorese e nella provincia estese superfici sono dedicate alle colture orticole. Spiccano anche le produzioni di pomodoro e verdura in genere, nonché la vite. Anche le produzioni orticole rappresentano un importante anello dell'economia della provincia. Si coltivano anche alberi da frutta, agrumi e l'ulivo. Va inoltre ricordata la produzione viticola, con il vitigno tipico della provincia di Nuoro, il Cannonau, mentre nella Planargia il vitigno tipico è la malvasia.

Per quanto riguarda l'allevamento la zona della Barbagia è nota per quello vaccino, con la presenza di un impianto di raccolta e confezionamento del latte prodotto, proveniente dalle aziende agricole della zona. Anche l'allevamento ovino rappresenta un settore importante per l'economia della provincia, e la presenza di impianti di trasformazione del latte in formaggi. Importanti sono le diverse aziende che operano nel settore agroalimentare nella zona del Marghine, in particolare dedite alla trasformazione del latte in prodotti caseari e alla lavorazione delle carni. Particolare importanza riveste anche l'allevamento del cavallo, in Ogliastra invece è diffuso l'allevamento delle capre.

Anche l'industria e sviluppata, ma non sono mancati casi di industrie andate in chiusura. Le maggiori si trovano a Ottana, Macomer,Arbatax e a Nuoro. In Baronia,in Ogliastra e nel Dorgalese si trovano le industrie turistiche più famose, e nella provincia sono attive anche delle miniere di estrazione del talco a Orani, del marmo a Orosei e del piombo zinco a Lula. Importante l'artigianato sviluppato intorno alle lavorazioni tradizionali del legno, dei tappeti, dei cestini sardi, e delle ceramiche artistiche apprezzate in tutto il mondo.

Estrazione del marmo a Orosei.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Il turismo nella provincia ha carattere prevalentemente estivo. Lungo la costa si trovano numerose località turistiche, tra le quali La Caletta di Siniscola, la marina di Orosei, Cala Gonone, Santa Maria Navarrese,Arbatax, il lido di Orrì la marina di Cea a Tortolì,e Capo Comino. Il golfo di Orosei in generale offre stupende spiagge. Numerose spiagge si alternano alle falesie rocciose. Le zone costiere offrono anche la possibilità di visitare i numerosi stagni come quello di Orosei ove è possibile praticare anche la pesca. Nelle zone interne della Barbagia e del Mandrolisai si trovano foreste e boschi. Una meta preferita dai turisti sono i monti del Gennargentu e il monte spada a Fonni provvisto di impianto di scii attrezzato. A Lollove si può ammirare il borgo secolare immerso nel silenzio e a Olzai e Tiana i mulini che un tempo utilizzavano la forza delle acque per movimentare le macine. A Tiana inoltre è presente l'unica gualchiera ancora esistente in Sardegna, che veniva utilizzata per la lavorazione dell'orbace, il tessuto con cui si producevano anche costumi tipici e divise. Presso il lago di Gusana è possibile praticare il canottaggio.

Fonni e il Monte Spada innevato

Nella costa soprattutto a Cala Gonone e Baunei sono presenti numerose grotte da poter visitare come la celebre grotta del Bue Marino. Sono presenti strutture alberghiere presso tutte le località turistiche e nei paesi dell'interno è possibile soggiornare in bed and breakfast o piccoli hotel.

L'ingresso alle famose grotte del Bue Marino

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della provincia è attraversato dalla Strada statale 389 SSV Nuoro-Lanusei, che collega Nuoro a Lanusei. Altri importanti tronchi stradali sono la strada statale 128 Centrale Sarda (SS 128), la più rapida e antica via di collegamento del cuore della Sardegna, che inizia da Monastir e termina ad Oniferi, e la Strada statale 125 che inizia da Cagliari, attraversando la costa orientale della Sardegna, in direzione Cagliari Palau. Altre importanti strade statali sono a Suni con la Strada statale 129 bis che porta a Bosa, e la Strada Statale 388, che collega Oristano con Sorgono. Numerose altre strade secondarie sono gestite dalla Provincia e collegano tra loro tutti i comuni.

La rete ferroviaria è rappresentata dalla ferrovia, gestita dall'ARST, che collega Nuoro con Macomer e dalla Dorsale Sarda delle Ferrovie dello Stato Italiane che attraversa la provincia nella sua parte occidentale collegando i comuni serviti con Cagliari, Sassari, Olbia e altri centri dell'isola. Un ulteriore ferrovia a scartamento ridotto, sempre gestita dall'ARST, è aperta al solo traffico turistico ed è percorso occasionalmente dal caratteristico Trenino Verde, che collega Macomer con Bosa Marina.

In Ogliastra si snoda il tratto finale della Mandas-Arbatax, utilizzata per i servizi turistici del Trenino Verde e sempre gestita dall'ARST

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ferrovia Macomer-Nuoro, Ferrovia Macomer-Bosa, Ferrovia Cagliari-Golfo Aranci e Ferrovia Mandas-Arbatax.

Le infrastrutture portuali di tipo turistico sono quelle di Arbatax, La Caletta di Siniscola, Orosei e Cala Gonone. Tutti i porti sono dotati dei servizi di energia elettrica, acqua, meteo, e raccolta dei rifiuti, il carburante e l'assistenza meccanica, elettrica, elettronica e cantieristica.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La statua del Redentore

Alcune importanti manifestazioni culturali che hanno luogo nei paesi della provincia sono legate alla vita religiosa delle comunità. A gennaio si comincia con la festa di Sant'Antonio Abate a cui sono dedicati i numerosi fuochi che vengono accesi nei paesi della provincia. Nel periodo del Carnevale si svolgono manifestazioni con la partecipazione delle maschere tipiche delle zone dell'interno e con la preparazione dei tipici dolci carnevaleschi (cattas, zeppole, fatti fritti, orillette), a pasqua si rinnovano nei paesi i riti della Settimana Santa con le varie manifestazioni (s'incontru e iscravamentu), a luglio si tiene a Ortueri e in altri paesi della provincia il rito della trebbiatura che si tramanda da molte generazioni, a Tortolì la festa di Stella Maris e ad agosto la sagra del Redentore a Nuoro. Essa vede la partecipazione di gruppi folk dell'intera isola e la numerosa presenza di turisti da ogni parte dell'Italia e anche dall'estero, le celebrazioni durano in tutto due settimane e si dividono in civili e religiose. In autunno nei paesi dell'interno si svolgono numerose manifestazioni di carattere enogastronomico e culturali come Cortes Apertas nei paesi dell'interno. Per Natale non si fanno particolari manifestazioni; in qualche paese si festeggia Santa Lucia.

Diocesi della provincia[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di Santa Maria della Neve

La provincia di Nuoro è divisa in 5 diocesi: il Nuorese la Baronia e una parte della Barbagia di Ollolai, appartengono alla diocesi di Nuoro, a est il Marghine appartiene alla diocesi di Alghero-Bosa, a sud est invece i paesi del Mandrolisai della Barbagia di Belvì e una parte della Barbagia di Ollolai, all'arcidiocesi di Oristano, la Barbagia di Seulo appartiene invece alla diocesi di Lanusei, il piccolo comune di Osidda appartiene alla diocesi di Ozieri.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Nuoro e Diocesi di Alghero-Bosa.

Musei principali della provincia[modifica | modifica wikitesto]

Maschere tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Mamuthone e Issohadore, maschere tipiche di mamoiada

In Provincia di Nuoro il carnevale è particolarmente sentito e festeggiato, si può dire che quasi ogni paese abbia la sua maschera tradizionale. Esse sono tramandate e usate da secoli e sono state oggetto di numerosi studi antropologici. Fra le più famose abbiamo sos mamuthones di Mamoiada, sa maschera e gattu di Sarule, sos bundos di Orani, sonaggiaos e s'urtzu di Ortueri, sos boes e merdules di Ottana, sos turpos di Orotelli, sa maschera e gattu e su maimone di Oniferi, su battileddu di Lula, sa maschera e porcu di Olzai, s'urtu di Fonni, sos Colonganos di Austis, sos Intintos di Ovodda, Coli Coli di Tiana. Secondo gli studiosi sono riconducibili a riti propiziatori e dionisiaci che i sardi antichi facevano per scacciare gli spiriti maligni o per ottenere un buon raccolto.

I mamuthones sono vestiti con una giacca di pelle di pecora nera (sa mastrucca in sardo, una giacca usata in passato dai pastori sardi) e hanno fissati sul dorso una carica di campanacci (alcune pesanti anche trenta chili), portano poi in faccia una maschera di legno tinta di nero raffigurante un'espressione triste e malinconica, la maschera è annodata alla fronte con un fazzoletto di colore marron. I mamuthones sono guidati da un issohadore che veste il costume tradizionale di Mamoiada, porta avvolto in vita uno scialle ricamato con disegni variopinti e in faccia, sotto la berritta, porta una maschera bianca legata con un fazzoletto colorato (simile a quella della Sartiglia di Oristano) detta in sardo "maschera e santu". Compito degli issohadores e quello di guidare il corteo e di acchiappare scherzosamente con una fune (sa socca) gli spettatori. I mamuthones in gruppo di 12 sfilano a carnevale per le vie del paese, la loro prima uscita si ha nel giorno di sant'Antonio in occasione dei fuochi votivi tradizionali che segnano in Sardegna l'inizio del carnevale.

Secondo una teoria, la maschera di Mamoiada è da ricondurre alle invasioni moresche che si ebbero in Sardegna fino al 1600, infatti essi sarebbero i mori portati prigionieri in catene nelle vie del paese e gli issohadores che li guidano sarebbero i sardi vincitori.

Nel capoluogo esisteva una maschera molto simile a quella di Ottana chiamata sos boes de Nugoro (i buoi di Nuoro) ormai andata in disuso da un oltre secolo.

Nei giorni del carnevale, come in qualunque festa solenne, era proibito lavorare. Era Martiperra che voleva così, e sebbene si trattasse di una festa pagana, guai al malcapitato che osava disobbedire. Martiperra punisce severamente chi non rispetta il suo giorno, che è di dolore e di sacrificio. Per questo a Ulassai si fa chiamare Martisberri e manda lancinanti dolori a chi lavora il martedì grasso, che per lui è giorno sacro, mentre con voce tonante grida:

Deu soi Martisberri, benniu soi po ti ferri!

A Gairo s'immaginava Martiperra come un grosso gatto, pronto a graffiare e lacerare le carni di coloro che il martedì grasso se la passavano a lavorare, anziché godersi la sua festa. Si narra che a una donna che si mise a lavorare non curandosi del carnevale, esso le apparve sotto le spoglie di un grosso gatto che la guardava con occhi minacciosi, mentre spazzava il forno per cuocere il pane, con una scopa di frasche. Lei tentò di scostarlo dicendo: «Cattò, cattò, allontanati!». Il gatto, però, lungi da allontanarsi divenne più grosso, e minaccioso le disse:

No' mi neris cattò,

ca Martiperra so',

ca soi Martisberri

benniu po ti ferri!

E scomparve, mentre la donna vedeva la sua mammella allungarsi a dismisura. Allora continuò a spazzare il forno, usando la mammella al posto della scopa. La punizione era chiara: alle donne che non rispettavano il carnevale, si sarebbero prosciugati i seni e non avrebbero avuto più latte. Quella donna, secondo la leggenda, continuò a spazzare il forno con la sua mammella, tanto ad altro non le sarebbe servita.

Il nome Martiperra si compone di due parole: Martis e Perra. Martis significa martedì e allude all'ultimo giorno di carnevale; ma Martis viene dal dio Marte, che ha imposto il suo nome al mese di marzo e che prima di trasformarsi nel dio della guerra, era Dioniso, dio della primavera. Perra è usato in Sardegna per indicare una “perra de pani”, la metà, una sfoglia di pane. Il nome ritorna in tante preghiere che si recitavano durante la siccità, quando la statua del santo protettore era portata in processione e immersa nel vicino corso d'acqua. A Urzulei si pregava cantando:

Abba a terra, Deus meu,

ca seus disisperaus,

pizzu 'e perra a sos minores,

a sos mannos petzu intreu.

Abba a terra, Deus meu!

Si portava la statua di san Giorgio nel fiume, perché questo santo era anche cocconeri, panificatore:

Santu Jorzi cocconeri,

dazenos abba e laore,

ca bos fatto unu coccone

mannu cantu unu tazzeri!'

Sempre a Urzulei si usano indifferentemente i termini maimones o mamuthones per indicare le maschere in genere, ma si distingue su mamuthone 'e bruvera, detto anche s'urcu, che viene pungolato e si butta a terra rotolandosi nella polvere. Questa maschera era sempre muta, carica di pelli e sonagli e non aveva corna. «Si muoveva come i mamuthones di Mamoiada. Si rotolava nella polvere e nel fango (s'imbrussinaiada) quando si avvicinava alle fontane» (D. Turchi). Forse con questo gesto davanti all'acqua che sgorga, si volevano accomunare i due elementi acqua-terra, fondamentali per la germinazione.

Nell'antica Roma, il 15 febbraio di ogni anno, si celebrava la festa dei Lupercali. Una festa di cui erano protagonisti i Luperci, membri di un gruppo le cui «selvagge riunioni», scrive Cicerone, erano state istituite «prima della libertà e delle leggi». I Luperci, nel giorno in cui si celebrava la festa, uscivano nelle strade, nudi, coperti solo da un perizoma. Erano armati di una frusta e inseguivano e fustigavano i passanti. Non tutti, però, fuggivano, non tutti cercavano di ripararsi dai loro colpi: le donne adulte speravano, infatti, di essere colpite e facevano di tutto perché accadesse.

Fustigare era uno dei modi per gettare incantesimi su cose e persone, e poteva produrre, secondo i casi, gli effetti più diversi. Come, ad esempio, quello di far sì che l'anno nuovo nascesse nel segno della felicità. A questo scopo, sempre nell'antica Roma, il 14 marzo di ogni anno – allora, data d'inizio del nuovo anno - un uomo chiamato Mamuzio Veturio (il vecchio Marte) era cacciato da Roma dopo essere stato condotto per le strade e fustigato. Mamuzio, infatti, rappresentava l'anno vecchio che veniva espulso insieme a tutti gli influssi negativi che contaminavano la città. E poiché grazie alla fustigazione gli influssi si coagulavano attorno a lui, l'anno nuovo entrava in una città purificata. Le donne adulte romane cercavano di essere colpite dalle fruste dei Luperci, perché la fustigazione, tra le sue virtù, aveva anche quella di favorire la fecondità. Ecco perché, il 15 febbraio, esse aspettavano con ansia i Luperci: per essere sicure di non venir meno al compito cui erano destinate.

La fede nella magia della fustigazione era diffusissima. In Grecia ad esempio, a Cheronea uno schiavo che rappresentava la fame veniva, ogni anno, fustigato e cacciato dalla città al grido di: «Se ne vada la fame, vengano ricchezza e prosperità». Per non parlare, sempre in territorio greco, del rito di espulsione dei pharmakoi, i "capri espiatori", dei poveretti rinchiusi e tenuti in vita al solo scopo di essere fustigati, espulsi o sacrificati quando qualcosa faceva temere che l'ira degli dèi si sarebbe abbattuta sulla città.

I mamuthones a Mamoiada compaiono in numero fisso, sono sempre dodici. Tale numero dodici, secondo Dolores Turchi, sarebbe dato dalle lunazioni, una per ogni mese dell'anno, giacché le vittime erano destinate alla divinità lunare. Secondo la stessa Autrice, la conferma che i mamuthones fossero le vittime da sacrificare per ottenere piogge abbondanti, parrebbe darcela un'usanza che ancora si praticava nei primi decenni di questo secolo in parecchi paesi della Barbagia e dell'Ogliastra. Quando la siccità minacciava la vita degli uomini e delle bestie, si era soliti prelevare dall'ossario del cimitero dodici crani e immergerli nell'acqua fintanto che arrivava la pioggia. A Urzulei, si precisa che tale pratica era così efficace e le piogge cadevano con tanta violenza che bisognava andare subito a rimettere i teschi nell'ossario perché la pioggia cessasse.

Il carnevale di Ulassai è caratterizzato dalla questua in onore del fantoccio, su maimoni, e dalle varie maschere: sa ingrastula, ossia la madre del carnevale; su maimulu, personificazione del carnevale; l'orso, ursu o omini aresti, con i guardiani, omadoris; assogadoris, provvisti del laccio, sa soga; sa martinica, ossia la donna-uomo-scimmia che questuando disturba s'ingrastula, rubandole spesso e volentieri i doni della gente. L'ultimo giorno, il fantoccio è bruciato. A Barisardo, l'ultimo giorno di Carnevale termina con la recita della Cumedia sarda de Bari, in dialetto locale a sfondo campidanese, con la caratteristica paesana che raddoppia costantemente la "elle" (palladinu) e cambia la “di” in “erre” (frari invece di fradi). Il testo è tramandato oralmente dal popolo, che ne aspetta le immancabili battute. Il soggetto s'ispira alla tratta delle schiave, patema vissuto dal paese durante le infinite incursioni moresche. I personaggi sono il re turco, il re cristiano, su capitanu, s'ortulanu, la sua consorte chiamata sa filongiana, il pellegrino traditore dei cristiani, tre dame, sa dama de furriu, soldati turchi e cristiani, e il portabandiera chiamato norfelias.

Macomer S.S.129bis per Bosa - Nuraghe Succuronis

Archeologia e monumenti antichi[modifica | modifica wikitesto]

La provincia di Nuoro è molto ricca di monumenti antichi. Dai nuraghi, ai menhir, alle domus de Janas (letteralmente case delle fate), tombe dei giganti, ai veri e propri villaggi nuragici. Testimonianze antiche le troviamo nella cosiddetta "valle dei nuraghi", un territorio compreso fra i comuni del nuorese e del Marghine. Nel capoluogo si contano numerosi edifici nuragici e anche veri e propri villaggi ad essi annessi (Nurdole, Ugolio, Tanca Manna ecc.), nelle campagne fra Nuoro e Mamoiada si trova il nuraghe su Saiu, il nuraghe sa Tanca e s'Ena e il nuraghe Gabutele. A Orani si trova il complesso nuragico di Nurdole, mentre a Orune troviamo la fonte sacra Su Tempiesu, nelle campagne di Bitti si trova il complesso nuragico di Su Romanzesu e a Oliena il villaggio denominato sa Sedda e Carros (tradotto: la sella dei carri), a Dorgali abbiamo il complesso di Serra Orrios e Tiscali. Nel Marghine troviamo i nuraghe Santa Sarbana, Orolio nella strada fra Bortigali e Silanus; Santa Barbara, Succuronis e Tamuli a Macomer e il nuraghe Orolo (uno dei pochi a forma conica presenti nella provincia) a Bortigali. Interessanti tracce di accampamenti romani sono presenti nel capoluogo e nei dintorni. Inoltre a Desulo troviamo il nuraghe più alto della Sardegna in località "Ura 'e Sole" (1300 m).

Lingua e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La lingua propria della provincia di Nuoro è il sardo; tre sono i dialetti di tale lingua parlati principalmente in territorio provinciale, tutti afferenti alla sfera logudorese: il baroniese, il barbaricino e il logudorese centrale. Nelle parti meridionali della provincia si parlano anche dialetti ricollegati alla sfera campidanese.

Prodotti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Liquore di mirto tipico del Nuorese

In provincia di Nuoro la gastronomia è molto varia e saporita. Dai paesi dell'interno a quelli della costa, e vicini al mare è possibile assaporare le portate di piatti di terra e di piatti di mare più varie. Si va dalla pasta fresca fatta in casa, come i famosi malloreddus e i ravioli, ai culurgiones ogliastrini. Vengono poi i piatti di mare a base di pesce e crostacei e per finire gli arrosti di porchetto, agnello e la famosa corda (detta anche cordedda) cotti sulla brace e aromatizzati con il mirto (murta), per il pesce esistono differenti modi di servizio e di cucina. Ottimi i vini prodotti dai privati e dalle cantine sociali (Mamoiada, Oliena, Dorgali, Sorgono). Ottimi i salumi prodotti dai salumifici e dai privati nei vari paesi vale la pena citare prosciutti salsicce, grandula (guanciale), lardo e salami, anche per quanto riguarda i dolci e i tipi di pane prodotti la scelta e molto varia, si va dal pane carasau al pane e gherda (pane con pezzettini di carne di maiale). Tra i dolci vanno citati i pabassinos, il pane e saba, le tilicche (tiliccas), le casadine (casadinas) o formagelle gli amaretti, il pistiddu (specie di pane ripieno di vino cotto- sapa), sos chiricchittos, sos sospiros (sospiri), le orillette carnevalesche e le pardule. I liquori prodotti sono anch'essi vari: si va dal mirto, al limoncello e alle creme di melone di mirto, di limone, di liquirizia e alla tradizionale acquavite (abbardente); a Siniscola si produce inoltre il famoso liquore dal frutto della pompia.

Comuni più popolosi[modifica | modifica wikitesto]

Prima del rientro dei comuni ogliastrini nel territorio provinciale, i primi 10 comuni della provincia di Nuoro ordinati per popolazione residente erano i seguenti:

Pos. Comune Abitanti Stemma altitudine
1 Nuoro 37.091 Nuoro-Stemma.png 554 m s.l.m.
2 Siniscola 11.486 Siniscola-Stemma.png 42 m s.l.m.
3 Tortolì 11.059 Tortolì-Stemma.png 13 m s.l.m.
4 Macomer 10.226 Macomer-Stemma.png 572 m s.l.m.
5 Dorgali 8.548 Dorgali-Stemma.png 390 m s.l.m.
6 Oliena 7.145 Oliena-Stemma.png 365 m s.l.m.
7 Orosei 7.015 Orosei-Stemma.png 20 m s.l.m.
8 Orgosolo 4.229 Orgosolo-Stemma.png 620 m s.l.m.
9 Fonni 3.970 Fonni-Stemma.png 1.000 m s.l.m.
10 Bitti 2.894 Bitti-Stemma.png 550 m s.l.m.

I dati sono aggiornati al 31 dicembre 2015[8].

Comuni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Nuoro.

Appartengono alla provincia di Nuoro i seguenti 74 comuni:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2016, antecedente all'inglobamento della ex provincia dell'Ogliastra
  2. ^ Domenica 8 maggio e lunedì 9 maggio elezioni amministrative in Sardegna: interessate al voto le 8 province e 185 comuni tra cui Sassari e Nuoro, Ministero dell'Interno, 4 maggio 2005. URL consultato il 2 giugno 2010.
  3. ^ Referendum, Cappellacci firma decreti. Il Presidente: "Riforme condivise per ripresa morale, sociale e culturale della Sardegna", Regione Autonoma della Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato il 27 maggio 2012.
  4. ^ Politica: Province, via tutte ma tra nove mesi, in La Nuova Sardegna, 25 maggio 2012. URL consultato il 27 maggio 2012.
  5. ^ Province, inizia il conto alla rovescia Gli enti scompariranno a febbraio 2013, in L'Unione sarda, 26 maggio 2012. URL consultato il 27 maggio 2012.
  6. ^ Province in vita per altri 9 mesi, il Consiglio approva la legge. In Aula rissa Maninchedda-Stochino, su Radiopress.it. URL consultato il 27 maggio 2012.
  7. ^ Province, arriva la proroga ma solo sino a giugno 2013 (PDF), in L'Unione Sarda, 27 febbraio 2013, p. 9. URL consultato il 2 marzo 2013.
  8. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN129057872 · GND: (DE4461076-2 · BNF: (FRcb12415779r (data)
Sardegna Portale Sardegna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sardegna