Pozzo sacro nuragico

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Particolare del Pozzo sacro Santa Cristina, Paulilatino

Il pozzo sacro nuragico è una particolare struttura templare ipogeica presente in Sardegna e destinata durante l'Età del bronzo al culto delle acque.

La sua struttura architettonica è ritenuta tra le più elaborate presenti nell'Isola ed è un chiaro esempio della maestria costruttiva raggiunta dei Nuragici. Si trova su tutto il territorio isolano e insieme alle tombe dei giganti e ai tempietti a megaron testimonia lo spirito profondamente religioso delle popolazioni sarde durante la Civiltà nuragica.

Nel mondo esistono altri esempi di pozzi sacri, ad esempio in Bulgaria (Pozzo sacro di Gârlo).

Struttura architettonica dei templi a pozzo[modifica | modifica wikitesto]

La loro costruzione si ispira agli stessi principi architettonici del nuraghe. Il disegno costruttivo è composto da tre parti essenziali:

  • vestibolo frontale al piano terra di varia figura geometrica;
  • scalinata monumentale con un numero di gradini variabile, coperta da un solaio di architravi digradanti seguendo il procedere dei gradini verso il basso;
  • una cupola circolare composta da filari aggettanti, voltata a tholos a coprire il pozzo sottostante fungendo da camera d'aria.[1]

La parte del tempio situata a livello del suolo si componeva di un ambiente voltato anch'esso a tholos e comunicante con una struttura a pianta rettangolare (il vestibolo) coperta con un doppio tetto spiovente. L'insieme della struttura esterna era racchiusa da un recinto sacro dove si trovavano, addossati lungo i muri perimetrali, dei banchi di pietra sui quali venivano deposte le offerte e gli oggetti di culto[1]. In alcuni siti sono stati ritrovati degli altari sacrificali e si è ormai certi che l'insieme architettonico dei pozzi fu concepito per celebrare particolari riti propri del misterioso culto dell'acqua sacra.

Fonte sacra Su Tempiesu, Orune

Struttura architettonica delle fonti sacre[modifica | modifica wikitesto]

Addossata alla vena sorgiva, la struttura della fonte sacra è solitamente composta da un ambiente architravato delimitato da lastre di pietra lavorate finemente, o da un pozzetto preceduto da una piccola scalinata.

Nella fonte Su Tempiesu di Orune il vestibolo frontale risulta coperto da un tetto spiovente. Da un foro rettangolare appositamente scolpito sgorgava l'acqua direttamente dalla vena sorgiva.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

I templi più datati furono costruiti alla maniera dei nuraghe e con blocchi di pietra non perfettamente squadrati. Nel tempo furono poi edificati con tecnica più raffinata e con maggior accuratezza nella lavorazione fino a raggiungere una grande perfezione e precisione, tanto che negli anni passati si ritenevano costruiti tra l'VIII ed il VI secolo a.C.

Le più recenti scoperte hanno però indotto gli archeologi a stimare che i templi dell'acqua sacra rimontano all'epoca in cui esisteva una stretta relazione tra i regni micenei della Grecia antica e di Creta e le popolazioni abitanti la Sardegna (intorno al 1300 a.C.). Queste nuove stime sono di due millenni anteriori a quelle effettuate durante i primi ritrovamenti.

Una datazione pressoché certa proviene dai recenti scavi nel Pozzo sacro di Funtana Coberta, nei pressi di Ballao, dove sono completamente assenti le ceramiche nuragiche dell'Età del ferro, mentre sono presenti reperti di provenienza egea. Il pozzo di Ballao, stando alle ceramiche nuragiche, fu quindi costruito nel Bronzo recente per essere abbandonato nel Bronzo finale. A questa data sono anche da datare i frammenti di bronzetto trovati nel pozzo in questione.

Pozzo sacro di Santa Cristina

Funzione religiosa[modifica | modifica wikitesto]

I templi dell'acqua sacra edificati attorno alle sorgenti costituivano un luogo di pellegrinaggio e di cerimonie. La cura con la quale sono stati edificati dimostra la notevole importanza che veniva loro attribuita e non è un caso se la loro funzione religiosa si è tramandata sino all'avvento del Cristianesimo. La penetrazione cristiana infatti - avvenuta durante il periodo bizantino - fu agevolata e resa possibile - soprattutto nell'entroterra barbaricino - grazie al sincretismo, la sostituzione degli idoli di pietra (betili o perdas fittas, fonti sacre), e dei riti allora legati essenzialmente alle espressioni della natura (sorgenti d'acqua, pioggia, pietre, fiumi), con i riti della nuova religione. Sono andati così distrutti un numero imprecisato di menhir, allora allineati e disseminati su tutto il territorio isolano; in certe località (come a Perfugas), gli antichi templi pagani della civiltà nuragica sono stati scoperti esattamente sotto il giardino delle chiese, a testimoniare la continuità sincretistica dei culti.

I templi di Santa Cristina (Paulilatino) e di Santa Vittoria (Serri) costituiscono ancora oggi luoghi di pellegrinaggio. Nei giorni di festa i fedeli non esitano a percorrere lunghi tragitti per partecipare alle funzioni religiose nelle chiese. Queste cerimonie si svolgono in maniera più o meno identica sin dalla notte dei tempi e sono sempre seguite da danze collettive, canti e banchetti.

Luoghi di culto e di incontro[modifica | modifica wikitesto]

Si suppone che in determinati periodi dell'anno le varie popolazioni nuragiche di un determinato territorio, sia in tempi di pace che in tempi di guerra, si radunassero in questi luoghi comuni di culto. Gli scavi archeologici hanno permesso di scoprire, nelle immediate vicinanze di molti templi dell'acqua sacra, numerose abitazioni. Queste casette, nella loro struttura, non si discostano molto dalle abitazioni (chiamate in lingua sarda cumbessias o muristenes) che generalmente si trovano attigue alle innumerevoli chiesette sparse ovunque nella campagna sarda.

A Serri, nel tempio di Santa Vittoria, sono stati ritrovati molti di questi alloggi destinati ai fedeli che desideravano permanere nel santuario nei diversi giorni di festa, e sono state ritrovate abitazioni più lussuose per i dignitari civili o religiosi, e abitazioni più semplici per altri partecipanti. Sono state inoltre rinvenute sale per riunioni, per spettacoli, arene per le danze collettive e per le competizioni sportive, spazi destinati al mercato.

Secondo l'archeologo Giovanni Lilliu, i templi come quello di Santa Vittoria erano considerati terra di nessuno, luoghi dove regnava una tregua tra le popolazioni nuragiche; lo studioso affermava che:

« In questi luoghi, la ritrovata unità di lingua e di religione, il sostanziale unitario fondamento etico discendente dalle comuni origini mediterranee, proponevano l'apertura del gruppo tribale ad un certo discorso «federale», nell'occasione speciale della festa. Curiosa conversione, seppure effimera, per cui, in schemi urbanistici e modi diversi, vediamo realizzarsi nella Sardegna nuragica una sorta di «pansardità» in qualche modo affine a quella riconversione periodica in senso «panellenico» della divisione politica «greca», constatabile nei grandi e celebri santuari »

(Giovanni Lilliu, La civiltà in Sardegna nei secoli - Al tempo dei nuraghi, pag. 23)

.

Tra gli innumerevoli ex voto che i fedeli lasciavano nei luoghi di culto sono state ritrovate innumerevoli figurine in bronzo, ossia delle pregevoli realizzazioni artistiche della civiltà nuragica che si possono ammirare oggigiorno nei vari musei archeologici della Sardegna e del Continente.

Foro della volta a tholos interrata nel Pozzo sacro di Santa Cristina

Le varie teorie[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni studiosi i pozzi sacri furono costruiti seguendo un particolare orientamento astronomico. Secondo questa ipotesi, la luna nella sua massima declinazione (ogni 18 anni e mezzo) si specchierebbe esattamente dentro il pozzo attraverso il foro nella thòlos. Seguendo questa teoria, attraverso le scalinate di accesso alla sorgente, il sole si rifletterebbe anch'esso in determinati pozzi sacri, durante gli equinozi primaverili ed autunnali, mentre in altri, invece, durante i solstizi estivi ed invernali.[2].

Altri suppongono che i riti periodicamente celebrati nei templi dell'acqua sacra fossero collegati alla fertilità della Dea Madre terrestre invocando anche l'intercessione della Luna considerata la Dea Madre celeste.[3], mentre per lo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni, le particolari architetture dei pozzi sacri erano dedicate alla divinità del Sardus Pater, da lui considerato il sommo dio e il padre della stirpe nuragica.

Fonte sacra Su Tempiesu

Siti più importanti in Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

I pozzi sacri sono disseminati su tutto il territorio della Sardegna e quelli attualmente conosciuti sono più di cinquanta. Tra i più importanti:

Il pozzo sacro di Serra Niedda
Paulilatino - Pozzo sacro di Santa Cristina

Fonti sacre:[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b G. Lilliu, Sardegna Nuragica, pag 69
  2. ^ Walter Porcedda, E i nuragici presero la luna, su lanuovasardegna.gelocal.it, 4 maggio 2011. URL consultato il 12 maggio 2016.
  3. ^ A. Moravetti: il santuario nuragico di Santa Cristina, p 17
  4. ^ Sito del Museo archeologico di Nuoro: pagina sul complesso nuragico di Gremanu-Madau [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Demurtas S. U. Manca Demurtas L. Santa Cristina e i siti archeologici nel territorio di Paulilatino 1999.
  • Pitzalis G.: Il pozzo sacro di Predio Canopoli. Bollettino di Archeologia Perfugas. 1991.
  • Lilliu, G. La civiltà dei Sardi dal neolitico all'età dei nuraghi. Torino - Edizioni ERI - 1967.
  • Puddu M. G.: Recenti sondaggi di scavo a Santa Vittoria di Serri, in: La Sardegna nel Mediterraneo fra il Bronzo Medio e il Bronzo Recente. Atti del III Convegno di Studi.
  • Lilliu G. Sculture della Sardegna nuragica Verona 1962.
  • Aa.Vv., Ichnussa. La Sardegna dalle origini all'età classica - Milano, 1981.
  • Paolo Melis: Nuraghenkultur 2003. ISBN 88-7138-276-5.
  • Maria Rosaria Manunza (a cura di): Funtana Coberta. Tempio nuragico a Ballao nel Gerrei; ISBN 88-8775-82-04.

Bibliografia in formato PDF[modifica | modifica wikitesto]

  • G Lilliu: Sardegna Nuragica, Edizioni Il Maestrale, 2006, ISBN 88-89801-11-5 [2]
  • A.Moravetti: Il santuario nuragico di Santa Cristina; Editore Carlo Delfino, ISBN 88-7138-294-3, [3]
  • R.Pettazzoni, La religione primitiva in Sardegna, 1912, Società Editrice Pontremolese, Cagliari Biblioteca Nazionale [4].
  • M. A. Fadda, F. Posi: Il villaggio nuragico Su Romanzesu, Editore Carlo Delfino, 2006, [5].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]