Alà dei Sardi

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Alà dei Sardi
comune
Alà dei Sardi – Stemma
Il paese visto dal vicino altopiano
Il paese visto dal vicino altopiano
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Amministrazione
Sindaco Francesco Ledda (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate 40°39′N 9°20′E / 40.65°N 9.333333°E40.65; 9.333333 (Alà dei Sardi)Coordinate: 40°39′N 9°20′E / 40.65°N 9.333333°E40.65; 9.333333 (Alà dei Sardi)
Altitudine 663 m s.l.m.
Superficie 197,99 km²
Abitanti 1 903[1] (30/11/2015)
Densità 9,61 ab./km²
Frazioni Badde Suelzu, Mazzinaiu, S'iscala Pedrosa, Sos Sonorcolos
Comuni confinanti Berchidda, Bitti (NU), Buddusò, Monti, Olbia, Oschiri, Padru
Altre informazioni
Cod. postale 07020
Prefisso 079
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 104003
Cod. catastale A115
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 208 GG[2]
Nome abitanti alaesi
Patrono sant'Agostino
Giorno festivo 28 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alà dei Sardi
Alà dei Sardi
Posizione del comune di Alà dei Sardi nella ex provincia di Olbia-Tempio
Posizione del comune di Alà dei Sardi nella ex provincia di Olbia-Tempio
Sito istituzionale

Alà dei Sardi (Alà in sardo[3]) è un comune di 1903 abitanti della provincia di Sassari compreso nella zona omogenea di Olbia-Tempio. Fa parte della Comunità montana del Monte Acuto e della diocesi di Ozieri.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Alà dei Sardi sorge a 663 metri s.l.m su un vasto altipiano caratterizzato da boschi di querce da sughero, lecci e roverelle, con una superficie di 197,990 km². È inserito nella regione storica del Monteacuto e rappresenta il confine orientale tra quest'ultima e quelle della Gallura e del Nuorese.

La sua posizione geografica ha dunque consentito l'integrazione tra ambienti e culture differenti: da qui, infatti, passa la strada che, dall'antichità, mette in collegamento le aree costiere galluresi, soprattutto la piana di Olbia, con quelle dell'altipiano di Buddusò e Bitti.

Il territorio, come detto poc'anzi, è molto esteso (197,99 km²), e confina a nord con Berchidda, Monti e Berchiddeddu (isola amministrativa di Olbia), a est con Padru e Bitti e a sud-ovest con Buddusò. I limiti amministrativi sono segnati da torrenti e, in particolare, quelli settentrionali dal rio S'Elene, affluente del fiume Coghinas.

Caratterizzano la regione le creste dei Monti di Alà, parte terminale di un rilievo, parallelo al corso del Tirso, che ha inizio nel Montiferru, comprende le montagne del Marghine e del Goceano e taglia la Sardegna settentrionale da sud-ovest a nord-est per circa 90 km, e che culminano con la punta di Senalonga (1077 m di altitudine)

Il territorio si presenta puro e incontaminato. Al confine con Buddusò e Bitti si trova il lago di Coiluna. Le sue acque sono ricche di trote e attorno al lago sono presenti aree di sosta con barbecue. A nord invece, a S'aldu pinzone, sono state ricostruite le antiche capanne dei pastori, sos cubones, in prossimità di un corso d'acqua che con le sue cascatelle crea sonorità rilassanti. Al confine con Berchidda, a Su fossu malu, si trovano una serie di cascate spettacolari alte decine di metri. Da punta Giommaria Cocco, a 1036 metri di altezza si scorge il porto di Olbia. Da Lithos, a sud-est, si scorgono le montagne e le vallate della Barbagia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il significato del nome è oscuro, si pensa possa derivare dal nome Balare con perdita della B iniziale (caratteristica tipica del dialetto alaese è appunto la caduta della B iniziale nelle parole al singolare) come dunque città dei Balari. Oppure si ipotizza derivi dal popolo degli Ilienses, da cui Alaenses, Alà, ipotesi meno credibile poiché si suppone che gli Ilienses stessero in prossimità dell'odierna Oliena.

Secondo il canonico Giovanni Battista Demelas, il nome di Alà deriverebbe dal termine latino ala (reparto di cavalleria dell'esercito romano), ipotizzando che nel territorio alaese in passato ci sia stato un accampamento dell'esercito imperiale, circostanza storica confermata dalla presenza, nel territorio comunale, di uno stanziamento romano. Ipotesi interpretativa però assai improbabile in quanto incoerente foneticamente con l'attuale denominazione che, essendo accentata nella sua ultima vocale, è più probabile che sia da annoverarsi tra i toponimi pre-latini molto diffusi in zona, il cui significato dunque non può derivare ovviamente dal lessico latino.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

In ogni caso sia i Balares che gli Ilienses avevano in comune tra di loro il fatto di non essere mai stati assoggettati completamente dai dominatori Romani, tanto da meritare l'appellativo di Barbarici. Testimonia ciò il gran numero di toponimi prelatini che si trova nel territorio di Alà (Boddò, Seultà, Cheltosumele, Burachele, Alzarò, Serì, Laccaralò, Senè, Istenolì ecc.), come forse da nessun'altra parte in Sardegna. Nonostante ciò Alà entrò di diritto nella storia latina in quanto territorio che ospitava i più acerrimi oppositori della dominazione romana in Sardegna. La città capitale dei Balari, chiamata appunto Balare (toponimo che era in uso ancora nel secolo scorso, secondo lo storico dilettante Don Demelas) localizzata nell'odierno sito di "Su pedrighinosu" fu distrutta presumibilmente durante la feroce rappresaglia del 177 a.c. ad opera delle milizie romane guidate da Tiberio Sempronio Gracco e Tito Ebuzio Parro, descritta da Ettore Pais. E a quel turbolento periodo dovrebbe risalire pure la distruzione dell'imponente nuraghe Latari, di cui oggi restano gli enormi massi di base. A Latari venne stanziato un piccolo avamposto romano di modesta entità. I balares, o balaroi, antichi alleati dei cartaginesi, entrarono in rotta di collisione con essi per problemi nella spartizione dei bottini di guerra, e per tale motivo emigrarono volontariamente verso i monti di Alà, intramezzandosi agli Iliensi e ai Corsi. Furono questi ultimi ad attribuirgli la denominazione di "Balaroi" che nel loro idioma significava appunto "esuli, fuggitivi"! È curioso rilevare come l'odierna parola sarda "balalloi" ha probabilmente origine da Balaroi, usata come dispregiativo dalle genti sarde ormai romanizzate nell'indicare persone arretrate nei costumi e nella cultura, come appunto venivano visti i Balares dai latini. Sallustio scrisse infatti che i Balares erano gente di animo mutevole, malfida per timore degli alleati, scuri di vesti, di acconciatura e barba. L'origine della popolazione è incerta. Si pensa provenissero dall'Africa, al pari dei cartaginesi, oppure che fossero di origine iberica, ma non esistono prove storiche per ambo le ipotesi. Visto pero' l'esilio volontario che segui' i contrasti con Cartagine, è molto probabile che sia valida la teoria di Pausania il Periegeta che li considerava gli eredi di soldati mercenari al soldo dei cartaginesi. Probabilmente arrivarono con essi in Sardegna attorno al 500 a.c. mentre è assai discutibile l'ipotesi di una presenza dei Balari fin dal 2000 a.c., legata alla diffusione della cultura del vaso campaniforme in Sardegna. Tale cultura europea arrivo' in Sardegna in quel periodo, e per opera di popolazioni iberiche, ma il collegamento coi Balares è quantomai azzardato.

La zona circostante l'attuale abitato di Alà, a seguito delle vittorie di Tiberio Sempronio Gracco, fu effettivamente romanizzata, ma rimane una piccola parte dell'intero territorio alaese che specialmente a nord rimase pressoché' inviolato. Non lontano da Latari si trovano i nuraghi Malcheddine e Fenidde, che probabilmente indicano nei toponimi proprietà di gentilizi romani, Marcellinus il primo, Venillius il secondo, che li ottennero sicuramente per meriti di guerra. E sempre in prossimità di questa zona si trovano i resti della strada romana che in epoca imperiale collegava Olbia con Caput Tyrsi (l'odierna Santu Efis, nei pressi di Orune).

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

Il più antico documento che menziona l'abitato di Alà è datato 1106. Risale a tale data infatti la nomina di un reggente della diocesi di Castro di un vescovo il cui nome non si è tramandato all'età contemporanea. Nell'atto si evidenziano i 27 villaggi facenti parte della diocesi, tra cui appunto Alà. Al tempo la villa di Alà faceva parte del giudicato di Torres. Alla fine del 1200 il paese passa al giudicato di Arborea anche se per poco tempo, a causa delle mire espansionistiche degli aragonesi sul territorio. Ne seguì una lunga guerra che vide prevalere gli aragonesi: nel 1410 il paese, semispopolato, passo' al Visconte di Narbona, e nel 1421, assieme a tutto il Montacuto diventò feudo dei Centelles, ai quali il paese si ribellò nel 1458. Successivamente il paese passò alla famiglia Borgia, e nel 1767 ai loro eredi, i Pimentel.

Storia moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1462 Alà, ormai passata al regno di Sardegna, appartiene sicuramente alla contea di Oliva, come indicato dalla recente pubblicazione Atlante dei Feudi - Periodo Spagnolo 1479-1700. L'8 dicembre 1503, Alà passa alla diocesi di Alghero, sorta dall'unificazione delle diocesi di Bisarcio, Castro e Ottana. Nel 1581 il villaggio di Alà paga un ducato di tasse, il paese è menzionato dal vescovo Andrea Baccalar come metro di paragone con i 15 ducati pagati dalla sola chiesa di Santa Reparata di Buddusò. Lo stesso Baccalar nominerà nel 1590 due sacerdoti di Alà, a seguito di lamentela diretta del Vaticano circa la crisi di vocazioni in Goceano e nel Montacuto.

Il paese moderno è sorto attorno al XVII secolo, grazie alla costruzione della chiesa di Santa Maria (1619) che ha agito da fulcro, da punto d'incontro delle famiglie di pastori che abitavano sparsi in tutto l'altopiano di Alà. Nel 1656 prima rilevazione demografica per Alà, che conta 29 nuclei familiari (detti fuochi). Nel 1668 si conteranno 118 abitanti (65 donne e 53 maschi), mentre la prima notizia su un parroco del villaggio è del 1691, tale Domenico Cossu. Ma nonostante la costruzione nel 1692 della chiesa di San Giovanni, pochi anni dopo, nel 1698, la parrocchia di Alà viene unita a quella di Buddusò, appunto per la pochezza di abitanti (276, di cui 161 donne e 115 maschi nell'anno in questione).

Un lascito testamentario del 1730 menziona la chiesa di San Pietro, di cui si ignora la localizzazione e che probabilmente nel 1795 già non esisteva più, considerando che la relazione scritta nell'anno in previsione della rinascita della diocesi ozierese cita solo le chiese di Santa Maria, Sant'Antonio e San Giovanni. Al 1758 risale il più antico riferimento al corpo barracellare di Alà, di cui si conosce il capo alla data in questione, tale Giuseppe Pinna. In realtà i barracelli alaesi furono menzionati - seppur in maniera indiretta - fin dal 20 marzo 1661, in un prospetto dimostrante l'inutilità dei barracelli (Soldados de campagna), scritto dal catalano Bernardo Pons Y Turell e dal sardo Giorgio di Castelvì e certificato dal notaio del Montacuto, Giovanni Michele Cossu, nella quale si accusavano i barracelli delle ville di Buddusò, Oschiri, Nulvi, Alà, Osidda, Berchidda, Ozieri, Pattada e Bantine di essere loro stessi la causa dei reati che invece avrebbero dovuto evitare. Nel 1771 venne costituito il primo Consiglio Comunitativo del paese, e sulla spinta di tale strumento di democrazia, tra il 1774 e il 1785 il paese si rifiuto' apertamente di versare i tributi richiesti. Nel 1779 a Venezia venne stampata la più antica carta geografica recante l'indicazione di Alà. È scritta in lingua francese e il paese viene compreso nell'encontrada del Montagudo. Nel 1795 il paese partecipo' come tanti altri centri dell'isola ai moti anti-feudali.

Il 9 marzo 1803 rinasce la diocesi di Bisarcio e Alà viene chiamata a farne parte. Quattro anni più tardi, la chiesa di Santa Maria viene ricostituita in rettorato autonomo sotto il titolo di Sant'Agostino. Nel periodo di unificazione con Buddusò la parrocchia era dedicata a San Giacomo. Sant'Agostino era comunque festeggiato già da tempo come si evince da una poesia di Pietro Pisurzi, poeta di Bantine morto nel 1799. Nel 1807, il 4 maggio, viene costituita la Prefettura di Ozieri, e Alà ne farà parte essendo conglobata nel Mandamento di Buddusò. Nel 1810 ci fu una nuova ribellione anti-feudale in paese, con la temporanea occupazione dei terreni facenti parte del demanio feudale. Nel 1821 la prefettura diverrà Provincia di Ozieri. Il 18 aprile del 1823 passa in paese il conte Alberto La Marmora. Il 4 maggio 1832 viene presentato a Torino il progetto preliminare della strada che unirà a fine secolo Nuoro con Monti, che romperà l'isolamento in cui ha vissuto Alà per secoli. Nel 1848 viene abolita la Provincia di Ozieri e il paese passa a far parte di quella di Sassari.

Il nome odierno, Alà dei Sardi,venne attribuito per Regio Decreto il 14 gennaio 1864 (a seguito di delibera di consiglio comunale del 25 dicembre 1863), al fine di evitare confusione con altre località italiane dal nome attinente, quali Ala di Stura (TO) e Ala (TN). Anche se già dal 1860 viene utilizzato tale nome, in latino, in una registrazione battesimale. Nel 1873 il canonico di Ploaghe Giovanni Spano avrà modo di ironizzare su tale denominazione del tutto inopportuna. Nel 1880 crolla la chiesa di Santa Maria e nel luglio di due anni dopo venne appaltata la costruzione del nuovo edificio di culto che verrà terminata solo nel 1961. Nel frattempo nel 1931 venne eretta la nuova chiesa di Sant'Antonio, utilizzando il materiale della vecchia chiesa e nel 1935 le chiese nelle frazioni di Mazzinaju e Sos Sonorcolos. Nel 1906 era invece sorta, a seguito di un sogno del cittadino Giuanne Piscera, la chiesa campestre di San Francesco.

Dal 2005 Alà dei Sardi fa parte della provincia di Olbia-Tempio e dal 2016 torna in provincia di Sassari a seguito della soppressione della provincia gallurese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Siti nuragici e tardo-antichi[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Alà conserva importanti siti archeologici di età nuragica (Su Pedrighinosu, Balare, Su Posidu, Malagarrucca, Sos Nurattolos, Chidade, Dolifichima, Alteri, Binioni, Boddò, Antoniarrù, Sas Tumbas, Intr'e Serra, Nuri, "Sa coveccada", "Padentes", "Malcheddine", "Fenidde", "Poddialvu", "Oisu") che testimoniano le sue antichissime origini. In località "Su linu" si possono trovare i resti di una chiesa sconsacrata dedicata a San Gavino, di cui rimangono in piedi due lati del perimetro murario, mentre in località "Sa raighina" rimangono sparsi per i campi i resti della chiesa che era dedicata alla Madonna, di cui oggi si può individuarne a malapena il luogo esatto in cui sorgeva.

Architetture civili e religiose[modifica | modifica wikitesto]

In paese, invece, sono presenti dei pregevoli monumenti, costituiti per lo più da granito:

  • Il centro storico di Alà risale al 1600. È composto da palazzotti in granito, dalla forma allungata, con infissi e poggioli in ferro battuto. All'interno di questa cornice si trovano architetture civili come Su puttu 'e mesu idda (il pozzo del centro, utilizzato fino agli anni sessanta del Novecento), il vecchio municipio e la bicocca della famiglia Dessena.
  • Il palazzo Corda o "il castello", risalente al 1850, oggi di proprietà del Comune che lo utilizza come centro culturale. Sulla facciata principale è situato un murale, che ricorda l'ultima bardana (una sorta di saccheggio ai danni di famiglie nobili o benestanti) verificatasi in paese, la notte tra il 27 e il 28 ottobre del 1870 e che vide contrapposti la popolazione alaese munita di sassi e fucili e i banditi a cavallo.

Chiesa di Sant'Agostino[modifica | modifica wikitesto]

Edificata inizialmente nel 1619 e dedicata alla Madonna del Rosario, è la chiesa parrocchiale del paese, con il titolo dì Sant'Agostino. Nel 1880, a seguito del crollo di alcune parti del soffitto, fu deciso di ricostruire il tempio. La chiesa aveva al suo interno una statua lignea della Madonna col Bambino, risalente al '600, e, per evitare danni, fu deciso di trasferirla nella vicina chiesa di San Giovanni. La leggenda vuole che questa statua non ne volesse sapere di "traslocare", e solo dopo la preghiera di un fervente devoto si decise a spostarsi. I lavori però ebbero dei tempi biblici, e terminarono solo nel 1961.

La chiesa ha una facciata in granito, arricchita da quattro statue raffiguranti in alto San Francesco e Sant'Agostino e in basso San Pietro e San Paolo. L'interno è a tre navate, e nell'abside si può ammirare il maestoso mosaico che rappresenta la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina, realizzato dalla ditta Castman di Venezia.

Chiesa di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a pochi passi dalla parrocchiale. Questa chiesa venne edificata certamente prima del 1830. San Giovanni è importante per il paese perché esso ha ospitato per circa settant'anni la statuetta in legno della Madonna del Rosario, che ha la sua dimora nella Chiesa parrocchiale del paese, Sant'Agostino. Dal 1880 al 1961, anno della restaurazione di Sant'Agostino, la statua è stata conservata qui, e ad essa hanno rivolto le loro preghiere gli alaesi devoti.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica wikitesto]

Si trova all'ingresso del paese, nella via verso Sassari. Questa Chiesa è relativamente recente, fu edificata infatti nel 1931. Pare che per la sua costruzione venne utilizzato il materiale recuperato dallo smantellamento della precedente sita di fianco alla Chiesa parrocchiale, demolita nel 1928.

Chiesa di San Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Francesco (Alà dei Sardi).

Fu edificata nel 1906 a seguito di un sogno del cittadino Giovanni Piscera, e sorge a 2 km dal paese, in località Norile.

Nelle frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nelle frazioni esistono, per interessamento dell'Opera Pontificia, alcune chiesette, costruite tutte nel 1935:

  • San Giuseppe nella frazione di Badde Suelzu;
  • Santa Maria nella frazione di Mazzinaiu;
  • San Giovanni Battista nella frazione di Sos Sonorcolos.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2010 era di 68 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania 57 2,91%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Feste e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

La festa di san Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La Festa di San Francesco è una delle più importanti della Sardegna che accoglie ogni anno circa 10.000 fedeli. Si svolge il 4 e il 5 ottobre nell'omonimo santuario, a partire dai primi anni del Novecento.

L'origine di questa festa sta in una storia che ha i contorni quasi di una leggenda. Il protagonista di questa storia è Giovanni Piscera, detto in paese tiu Columbu, nato il 04/11/1861. La leggenda vuole che, nel sonno, sia apparso a zio Giovanni nientemeno che San Francesco d'Assisi, chiedendogli di costruire una chiesa in suo onore. In un primo momento di smarrimento, in un altro sogno successivo l'uomo accettò la proposta, malgrado la sua difficile situazione economica. In breve tempo, zio Giovanni convinse gli alaesi a dargli una mano a costruire il tempio, terminato nel 1906. Curiosità: al termine dei lavori, coloro che contribuirono alla costruzione della chiesa decisero di mettere una lapide commemorativa dell'evento. Il nome del vero fondatore, cioè colui che ha attinto l'ispirazione dell'opera da San Francesco in persona, fu messo per ultimo. La tradizione vuole che lo stesso Francesco, apparso per l'ennesima volta a zio Colombo, gli avrebbe detto:

« Non ti preoccupare: l'ordine che è stato seguito nella stele sarà anche l'ordine in cui essi ritorneranno al Signore. »

In effetti, consultando gli atti di morte delle persone coinvolte, si può benissimo attestare che l'ordine che è stato seguito nella lapide fu anche quello del decesso dei fondatori della chiesa. Zio Colombo morirà a quasi 102 anni, nel 1963.

La festa religiosa comincia il 25 settembre con l'inizio della novena, durante la quale i fedeli percorrono a piedi il tragitto che va dal paese fino al santuario situato a 2 km di distanza. Il 2 ottobre iniziano i festeggiamenti con la fiaccolata, la statua viene portata in processione dal santuario alla chiesa di Sant'Agostino e viene accolta con i fuochi d'artificio. Il 3 ottobre è la giornata dedicata a sas pettas, dove la mattina si provvede a macellare il bestiame, nel pomeriggio degustazione de "su sambene rassu". Il 4 ottobre è la giornata principale, la mattina si parte dal paese in processione. Migliaia di fedeli in compagnia dei cavalieri, gruppi in costume e bandiere accompagnano la Statua del santo sino alla chiesa campestre. All'arrivo viene celebrata la Santa Messa dal vescovo e dai preti della diocesi sotto le querce secolari. Per pranzo viene servito a tutti i fedeli brodo con carne. I festeggiamenti continuano la sera con balli e canti sardi e vari spettacoli musicali. Il 5 ottobre si replica, la mattina Santa Messa nel santuario, pranzo per tutti e festeggiamenti civili sino a notte fonda.

La festa attira ogni anno migliaia di pellegrini dall'intera isola e anche dal continente.

Altre ricorrenze tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 gennaio, un comitato spontaneo di cittadini dei rioni Monte Altu, Monte Becchitu, Mannu Cocco e Mendadores organizza ogni anno il falò per Sant'Antonio abate (Sant'Antoni de su fogu), in ossequio alla tradizione che si era perduta da almeno 70 anni. La pro loco ha invece ravvivato il tradizionale appuntamento carnevalesco de Su Pamentomo, il mercoledì delle ceneri, anch'esso evento in forte disuso. Durante Su Pamentomo si usa sporcare il viso dei dirimpettai con del sughero bruciato, di modo che essi siano simili a "Su mascatzu de sete berritas", figura tradizionale della mitologia locale, di cui la pro loco locale ha ricostruito la foggia tipica. Su mascatzu non era l'unico personaggio tramandato di padre in figlio durante "sos contos de foghile", al contrario ne esistono tanti altrui: "Sa fadaza", "Sa tirulia", "Su boe corros de atalzu", "Mastru pinnatzu", "Maria Letolu", "Sa mama de su sole", "Maria Petenedda", "Pedretzecula", "Mamai Letolu", "Su mamajone", ma ormai quasi nessuno ricorda come venivano raffigurati dalla memoria orale. Mentre ancora conosciuti e vivissimi sono gli appuntamenti con Su Laldajolu e Su Carrasegarone, durante il periodo di Carnevale.

La festa patronale di Sant'Agostino si svolge alla fine della stagione estiva, il 28 di agosto. È la festa per il patrono del paese e per quanto riguarda i festeggiamenti civili viene organizzata ogni anno dai fedales cinquantenni. La leva dei cinquantenni si incarica di organizzare anche le giornate di festa dedicate a San Sebastiano e Santa Rosa che completano la quattro giorni di festeggiamenti; la festa di San Giovanni Battista si svolge la quarta domenica di giugno, con i caratteristici foghilones. Ai primi di maggio si festeggia Santa Maria nella frazione di Mazzinaju, mentre alla fine del mese in paese si svolge la festa in onore di Santa Rita. Il 13 giugno invece è tradizione onorare con eventi civili e religiosi Sant'Antonio da Padova.

Tra i mesi di marzo e aprile la locale confraternita di Santa Rughe organizza i riti della settimana santa, molto sentiti tra la popolazione alaese.

Dal 2007 si organizza ogni anno l'Estate Alaese, che si svolge nei mesi di luglio e agosto, con eventi sportivi e musicali. In periodi diversi, tra maggio e giugno, si svolge la festa per San Giovanni nella frazione di Sos Sonorcolos, organizzata prevalentemente da famiglie originarie del borgo di carbonai oramai disabitato, mentre fino a un decennio fa nella frazione di Badde Suelzu si festeggiava la prima settimana di giugno San Giuseppe. Dal 2010 si svolge in paese, a giugno, la manifestazione Tenoriades, competizione canora a premi per sodalizi a tenore, che nel 2011 ha visto l'organizzazione della quasi simile manifestazione per cori polifonici Boghes Galanas, a fine dicembre. In estate si svolge ormai da un lustro il torneo di murra dedicato a Santu Pedru, per il quale il 28 di giugno si organizza anche il tradizionale (seppur in disuso) foghilone. Tutte queste ultime ricorrenze sono organizzate dalla pro loco in concorso con altre associazioni locali.

Nel mese di dicembre, nel periodo delle feste natalizie, il Coro locale, dedicato a Sant'Austinu (Sant'Agostino) organizza ogni anno il Concerto di Natale, con la partecipazione di diversi cori provenienti dalle diverse zone della Sardegna. Il 31 dicembre si svolge Sa fita, questua dei giovani di casa in casa, negli ultimi anni rivalutata dalla pro loco locale che ha ripristinato il dono dei pani tradizionali di fine anno, assieme a castagne arrosto e a libriccini in sardo.

Perduto invece l'appuntamento de Sas 25 Marias, anche se presente nella memoria dei più anziani, che si svolgeva in occasione del concepimento di Gesù Cristo, il 25 marzo di ogni anno.

Lingua sarda e dialetto logudorese[modifica | modifica wikitesto]

La lingua madre, il sardo logudorese nella sua variante alaese, è una lingua vivissima, al contrario di molti paesi sardi, tanto che più che di bilinguismo, per Alà si dovrebbe parlare di monolinguismo sardo: qualsiasi attività oratoria, dalla semplice chiacchierata al bar, alle prediche ecclesiastiche fino ad arrivare alle discussioni in consiglio comunale, sono caratterizzate dall'impiego costante e quasi esclusivo della lingua sarda, sia da parte degli adulti, che dei giovani. La proloco del paese, ricostituita nel 2011 ha deciso di utilizzare come lingua veicolare per tutte le sue comunicazioni ufficiali la parlata tipica, variante logudorese della lingua sarda, dapprima utilizzando una grafia locale, successivamente aderendo alle norme ortografiche della LSC, sperimentate dalla Regione Sardegna da più di un lustro. Anche i comitati di festeggiamento civile per i santi venerati in paese sono soliti interloquire con la popolazione mediante manifesti pubblici redatti il più delle volte in sardo.

Dal tipico modo di parlare del paese, si distingue sensibilmente la parlata della frazione di Badde Suelzu, posta tra i monti al confine con Monti. E la vicinanza con quest'ultima località che conferisce a tale parlata una differenza sonora evidente, mentre altre differenze si notano anche nel lessico (fuenta, inghiriellu....), che gli abitanti originari della frazione ormai quasi disabitata si conservano anche dopo essersi trasferiti in paese, fenomeno simile a quanto successo a Buddusò con gli abitanti della frazione di Tandalò.

Il dialetto di Alà è però stato fortemente influenzato nel suo lessico dalla vicinanza con la Gallura, in particolare dalla presenza costante in paese di persone di origine calangianese, che dapprima trasferitesi nelle valli di Oleva', progressivamente si spostarono verso Alà, centro avente giurisdizione ecclesiastica su quelle valli galluresi. Vocaboli come mufatza (nebbia), brotzu (ricotta), istuzu (coltello), ua (uva), edola (edera) o banca (tavola), sono chiaramente derivazioni galluresi che caratterizzano l'odierna parlata alaese, differenziandola in parte dalla parlata del vicinissimo centro di Buddusò, che si è dimostrato più conservativo in tal senso.

Anche ad Alà, come in tutti i paesi della Sardegna, uno dei diletti preferiti in passato dagli abitanti era la poesia. Poesia non scritta, salvo rare eccezioni, ma improvvisata durante i lavori nei campi o attorno al foghile nelle lunghe sere invernali. Poesie che poi venivano tramandate oralmente e che diventavano a volte veri e propri proverbi o modi di dire. Erano particolarmente attivi anche i canzonatori, persone abili nelle rime che descrivevano virtù, ma soprattutto i vizi di alcuni personaggi del posto.

Il costume tipico[modifica | modifica wikitesto]

Il costume tipico oramai è utilizzato solamente in occasione di manifestazioni folkloriche. Non si usa più come abito di tutti i giorni dalla prima metà del secolo scorso. La maggior parte dei costumi usati dai gruppi folk sono ricostruiti da sarte del paese, ma ne esistono ancora degli originali, risalenti al XVII secolo.

Il costume maschile è formato dalla tradizionale berritta longa in panno nero che venne poi sostituita nel modo di vestire borghese dalla berritta corta. La camicia (su 'entone) è di cotone bianco senza colletto, e sopra di essa viene indossato il gilet, su colpette, di velluto granato davanti e di panno nero dietro. Sulla parte in velluto è presente un ricamo di fiori, eseguito con filo di seta. Completano il costume sa tzintula (cintola in pelle nera o castana), sas ragas (le braghe) in panno nero usate sopra sos caltzones in cotone bianco e sos cambales (i gambali) in pelle.

Il costume femminile è formato da su mucadore in lana, di colore nero o castano, dal busto - s'imbustu - di colore rosso e oro, irrigidito con telaio di giunco, che si posiziona sopra sa camija in cotone bianco. Ancora, su corittu, giacca di panno rosso con sette bottoni nei polsi e sa 'unneddha. Quest'ultima - la gonna - è di panno nero con balza ricamata ed è coperta sul davanti dal grembiule (su pannellu) di seta nera con composizioni floreali di colore rosso-violaceo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese ha una lunga tradizione agropastorale, attività che ha dato per secoli il sostentamento all'intera comunità. In particolare rinomate erano le carni bovine selezionate e la produzione di miele, mentre molto meno diffuso rispetto alla media sarda era l'allevamento ovino, forse per via dell'eccessiva frammentazione del pascolo alaese (ad Alà non è praticamente mai esistito il latifondo). Non mancano però i nuovi prodotti: recentemente, infatti, l'azienda agricola S'Olteddattu ha intrapreso con successo la coltivazione dello zafferano e delle piante officinali.

Lo scorso decennio il paese è stato al centro di una crescita economica esponenziale. Basti pensare che nel 2004 è stato il comune italiano in cui si sono contate più nuove iniziative produttive in rapporto al numero di abitanti, e Alà detiene il primato sardo di crescita del numero delle aziende a livello assoluto: +18% nel 2003. Fautori di questo boom oltre alla maestria edile, la qualità elevata del sughero estratto ad Alà, il migliore della Sardegna per elasticità e lavorabilità, il granito che, nonostante senta la concorrenza della Cina, grazie alle sue qualità e alla sua compattezza naturale è riuscito a tenere i mercati internazionali (Alà fa parte, insieme con Buddusò e altri comuni del nord-est dell'Isola, del Distretto del Granito). Tutto ciò ha portato a livelli di disoccupazione prossimi allo zero e alla presenza stabile di circa 150 extracomunitari di varia provenienza. L'aspetto negativo conseguente è stato una sorta di disaffezione dei giovani alaesi verso lo studio (lo stesso fenomeno si nota nel Veneto e in tutto il nord-est industrializzato italiano) e dunque Alà sconta un basso numero di laureati, seppur in forte crescita rispetto ai valori minimi degli anni settanta.

Dopo un breve periodo di emigrazione di massa culminato negli anni ottanta con il minimo storico di abitanti (nel 1991 erano 1830), il paese è riuscito a riprendere vigore sulla spinta del boom turistico della vicina Gallura. Negli ultimi due anni, in conseguenza della perdurante crisi economica, il livello degli abitanti è sceso in maniera sostenuta, arrivando a lambire il limite dei 1900 residenti.

I maestri di muro e l'Ente Foreste[modifica | modifica wikitesto]

I maestri di muro in pietra di Alà sono i più ricercati per rivestimenti e basolati. Il tutto anche grazie alla qualità della pietra da campo alaese, poco friabile e dunque ottima per le lavorazioni edili. Si sviluppa dunque a cavallo dei due millenni una fiorente attività di rivestimento delle ville della Costa Smeralda che occupa fino a una settantina di aziende artigiane locali.

Anche il settore della forestazione è molto importante per Alà: il 50% del territorio comunale è pubblico, e una parte consistente è stato adibito a Demanio Forestale mediante la nascita di tre cantieri di forestazione. Nel 1914 le aree di Littos e di Sas tumbas vengono acquisite dalla Cassa Ademprivile di Sassari e diventano Demanio Forestale. Nel 1965 Nasce la Foresta Demaniale di Terranova e nel 1986 a seguito delle procedure di rimboschimento completate dalla ditta Sarfor Spa e la costruzione del laghetto di Sa gianna de s'ercula di circa 3 ettari, tali terreni comunali passeranno in concessione trentennale all'Ente Foreste. Questi cantieri impiegano circa una settantina di operai fissi e un centinaio a tempo indeterminato.

Il carbone la prima vera economia del paese[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine dell'Ottocento si sviluppò la produzione di carbone, grazie all'opera di carbonai di origine toscana, molti dei quali si stabilirono definitivamente ad Alà (ancor oggi sono riconoscibili i cognomi, e anche i nomi tipici come Dante, Cesare e Cesarina, Giulio, Giosuè, che fino ad allora erano sconosciuti tra gli alaesi). Conseguenza negativa fu il completo disboscamento di buona parte del territorio di Alà, e le conseguenze sono ancora visibili oggigiorno nel monte che sovrasta il paese, a nord, e nella zona sud-orientale verso Torpè.

Energie rinnovabili: l'eolico[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2011 sulle alture che dominano il paese e il centro vicino di Buddusò è stato installato un parco eolico. Esso è dotato di 69 turbine prodotte dalla ENERCON, che può generare circa 330 GWh di energia elettrica all'anno, confermandosi così il più grande parco eolico d'Italia e una fra i maggiori d'Europa. Rende al comune circa 700.000 euro annui.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono al paese diverse frazioni, situate nella parte settentrionale del territorio (è il caso di Badde Suelzu, Iscala Pedrosa, Sos Sonorcolos e Mazzinaju): alcune di queste sono quasi completamente disabitate (Filu 'e lepere, Pres'In S'Ainu e Corrugnele).

Persone legate ad Alà dei Sardi[modifica | modifica wikitesto]

Del paese, precisamente della frazione di Mazzinaiu, sono originari i fratelli Tore e Piero Fazzi, storici componenti della band Collage, vincitori nel 1976 del Festival di Castrocaro, e secondo posto al Festival di Sanremo nel 1977.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Atletica[modifica | modifica wikitesto]

Alà dei Sardi vanta una grande tradizione per quanto riguarda l'atletica leggera.

La S.S. Alasport è stata fondata nel 1970; ha uno dei settori giovanili più forti della Sardegna[senza fonte], con ottimi risultati a livello nazionale e internazionale. È famosa anche per il caratteristico trofeo.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La Volley Alà è rinata nel 2013, negli anni novanta arrivò a disputare anche i campionati di prima divisione con la squadra femminile. Ora partecipa sempre con la squadra femminile al campionato di terza divisione e nelle categorie giovanili.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La S.C. Alà è nata nel 1979. Nella stagione 2015-2016 milita nel campionato di Seconda Categoria.

Manifestazioni sportive[modifica | modifica wikitesto]

Trofeo Alasport[modifica | modifica wikitesto]

Ogni mese di marzo si svolgeva ad Alà la manifestazione Alasport, competizione internazionale di corsa campestre che ormai per la qualità degli atleti (campioni olimpici, campioni mondiale, primatisti mondiali...) ha superato la leggendaria "Cinque Mulini", e si colloca al primo posto in Europa.[senza fonte] La manifestazione non si svolge più dal 2012 per carenza di fondi.

Rally[modifica | modifica wikitesto]

A maggio o giugno di ogni anno si corrono sugli sterrati alaesi alcune tappe della prova italiana del campionato del mondo rally (WRC), il Rally d'Italia Sardegna.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 13.
  4. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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