Solarussa

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Solarussa
comune
(IT) Solarùssa
(SC) Sabarùssa
Solarussa – Stemma
Solarussa – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Oristano-Stemma.svg Oristano
Amministrazione
SindacoGian Mario Tendas (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate39°57′16″N 8°40′18″E / 39.954444°N 8.671667°E39.954444; 8.671667Coordinate: 39°57′16″N 8°40′18″E / 39.954444°N 8.671667°E39.954444; 8.671667
Altitudine20 m s.l.m.
Superficie31,86 km²
Abitanti2 392[1] (30-9-2018)
Densità75,08 ab./km²
Comuni confinantiBauladu, Oristano, Paulilatino, Siamaggiore, Simaxis, Tramatza, Zerfaliu
Altre informazioni
Cod. postale09077
Prefisso0783
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT095062
Cod. catastaleI791
TargaOR
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti(IT) solarussesi
(SC) sabarussesus
Patronosan Pietro
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Solarussa
Solarussa
Solarussa – Mappa
Posizione del comune di Solarussa all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Solarussa (Sabarussa in sardo[2]) è un comune italiano di 2 392 abitanti[1] della provincia di Oristano in Sardegna. Si trova nel Campidano di Oristano e dista 13 km dal capoluogo di provincia e 109 km da Cagliari.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Solarussa, prevalentemente collinare, è reso fertile dai depositi ricchi di humus, lasciati nel corso dei millenni per uno spessore di circa due metri dal fiume Tirso, il maggiore dell'isola, che scorre piegando in una grande ansa a pochi chilometri dal paese.

Il centro abitato si trova nella zona di transizione tra la parte settentrionale della pianura del Campidano e l'Altopiano di Abbasanta. La sua popolazione è di 2400 abitanti e comprende il centro abitato principale e la sua frazione Pardu Nou, a 4,5 km circa. La superficie del territorio comunale è di 31,89 km².

La casa comunale si trova a 20 metri sul livello del mare. Il range di altitudine della giurisdizione va da 12 a 172 metri per un'escursione complessiva di 160 metri. Secondo la classificazione sismica il centro abitato si trova in zona a rischio sismico irrilevante.[3]

I comuni confinanti sono Bauladu, Paulilatino, Simaxis, Zerfaliu, Siamaggiore, Tramatza. Solarussa dista 13 km dal capoluogo di provincia, Oristano e 109 dal capoluogo di regione, Cagliari.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è temperato caldo, influenzato dal mare oltre che dalla sua posizione geografica. I mesi più freddi sono solitamente dicembre - febbraio, i più caldi luglio - agosto.
Le precipitazioni sono scarse. Piove prevalentemente in autunno e primavera, meno in inverno e raramente in estate. La classificazione climatica classifica Solarussa in zona C.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del toponimo "Solarussa" seguono due strade.

La prima fa derivare il toponimo dal colore del suolo delle sue campagne. Esso compare, per la prima volta intorno al 1200; nel condaghe di Bonarcado, un registro delle tasse ecclesiastiche, così come è scritto oggi insieme ad altri nomi dati al paese quali: Solagrussa, Solarusa.

Nel registro delle decime della Santa Sede del XIV secolo il toponimo compare in Solarosa, Solarossa, Salarussa e, infine, sul finire del XVIII secolo divenne Solarossa. A conferma è da evidenziare che, proprio nelle campagne del centro abitato si trova una località detta ancora oggi "Terra Arrubia" - Terra rossa -, che si ritiene abbia dato origine al toponimo del villaggio sin dall'antichità per la sua colorazione dovuta alla forte fertilità del suo suolo.

L'origine del toponimo è di chiara origine latina dato che "Solum Russus" o "Russeus", suolo rosso o rossiccio, viene menzionato da vari autori latini.

La seconda origine attribuita al toponimo lo fa derivare da: Zeppara-Sebara-Zeppara Grussa-Solarussa. Secondo diversi linguisti sardi è un appellativo di origine preromana che significa collina molto sassosa. Secondo alcuni studiosi, Zeppara, pur essendo caduto in disuso come appellativo comune, è rimasto invece ad indicare varie località della Sardegna.

A questo punto la versione di Zeppara Grussa, dovrebbe dimostrare che il nome di Solarussa deriva dalla collina molto sassosa su cui è sorto il paese. Dando uno sguardo alla topografia del paese ci si rende conto che anche questa versione del toponimo potrebbe avere l'origine giusta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e storia antica[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti umani nel territorio di Solarussa hanno origini preistoriche, come dimostrano i numerosi resti nuragici presenti nel territorio. Uno di questi, posto in punto elevato, sulla collinetta dove sorge attualmente la chiesa rurale di San Gregorio, vicino alla palude, che fino al 1936 affiancava il centro abitato.

Come per molti altri siti nuragici dell'Oristanese, anche per quelli nel territorio di Solarussa ebbe importanza l'utilizzo dell'ossidiana proveniente dal non lontano monte Arci.

Successivamente come nel resto della zona, in pieno periodo nuragico fecero la loro comparsa i Fenici attorno all'800 a.C. che spingendosi nell'interno lungo il fiume cui, secondo Tolomeo diedero il nome di Tihium (forse Tirsum).

Entro il VI secolo a.C. i Cartaginesi avevano ampiamente occupato un'ampia zona il cui cuore era il corso del Tirso, dalla sua foce fin ben oltre Solarussa verso l'interno dell'Isola.

Sempre in prossimità dell'attuale chiesa di San Gregorio, in zona chiamata Putz'e Angius, in epoca successiva i Romani stabilirono un mansio, ovvero una stazione di sosta di cui sono ancora visibili alcune rovine e un pozzo, ritenuto anch'esso di epoca romana. La stazione di sosta era posta sulla via che passando per Solarussa congiungeva Tharros a Macopsissa, l'attuale Macomer e che da qui raggiungeva anche Forum Traiani, l'attuale Fordongianus.

Questa arteria di collegamento, chiamata Via Maxima in era romana e Sa ia Majore, in sardo dell'epoca giudicale, è anche all'origine dei toponimi di due paesi limitrofi, Massama e Siamaggiore. A testimonianza della presenza romana si possono annoverare pochi resti di alcune domus e frammenti di ceramiche dell'epoca in località Cuccuru Madau.

Oltre alle pratiche vinicole e cantiniere che si sono tramandate da epoca romana a oggi e la cui testimonianza migliore sta nella produzione della Vernaccia di cui Solarussa deteniene diversi primati, fino alla metà del secolo scorso era praticata la produzione artigianale di mattoni pieni e tegole. Le zone in cui si producevano i laterizi era Banzus, Nurughiddu e Co'e Forru, località a sud del villaggio che era, secondo antichi documenti, ai confini col villaggio di Bidda longa o Villalonga, villaggio tra Solarussa e Siamaggiore distrutto dalla peste nel XIV secolo e di cui si sono perse le tracce nei secoli seguenti, ma che è tuttavia citato nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado.

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

Nel IX secolo in Sardegna si formarono governi autonomi retti da giudici e chiamati giudicati. Solarussa viene così a trovarsi sotto l'influenza del giudicato di Arborea avente sede nella vicina Oristano e conglobato nella curatoria del Campidano Maggiore.

Nel XII secolo un'epidemia di peste colpì molti paesi della zona e decimò la popolazione.

Nel 1355 una delegazione di Solarussesi che assieme a molti paesi vicini aveva preso parte alla guerra del giudicato d'Arborea contro gli Aragonesi è tra coloro che firmano la pace di Sanluri, che garantirà un periodo di pace. Nel 1378 una nuova epidemia di peste colpisce la zona terrorizzando e decimando la popolazione per diversi anni.

L'11 gennaio 1388 a Solarussa è sottoscritto l'accordo di pace tra Eleonora d'Arborea e Pietro IV d'Aragona.

La chiesa di San Gregorio

Il 29 marzo 1410, in seguito al trattato di pace che sancisce la caduta del Giudicato di Arborea anche Solarussa entra a far parte del marchesato di Oristano, che diviene feudo regio in seguito alla sconfitta di Leonardo Alagon a Macomer il 19 maggio 1478 e che non fu più infeudato fino al XVIII secolo.

Con la caduta del Giudicato, i marchesi promossero ulteriormente la viticoltura che continuò a svilupparsi così che durante il Cinquecento le condizioni della zona si mantennero stabili e la popolazione riprese a crescere.

Storia moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1637 i francesi tentano un'invasione dell'Isola dal golfo di Oristano bruciando e distruggendo numerosi paesi del circondario di Solarussa.

Verso il 1654 una nuova epidemia di peste colpisce i paesi del Campidano Maggiore, tra cui Solarussa e nuovamente nel 1680 decimando la popolazione.

Nel 1720 i piemontesi prendono possesso dell'isola, trovando un paese spopolato e misero. Nel 1767, Solarussa come tutti i paesi del Campidano di Oristano tornò suo malgrado sotto un feudatario e le sue rendite furono concesse a Damiano Nurra col titolo di marchese di Arcais.

Nel 1807 passò dai Nurra ai Flores e nello stesso anno fu incluso nella provincia di Oristano, e successivamente (1839) fu riscattato ai suoi feudatari, mentre la sua economia continuava a poggiarsi sulle attività agricole, in particolare vi erano sviluppate l'ovicoltura e la produzione della vernaccia.

Nel 1848, abolita la provincia fu incluso nella divisione amministrativa di Oristano nella quale rimase fino al 1859, quando entrò a far parte della provincia di Cagliari.

Nella seconda metà del XIX secolo Solarussa entrò in crisi anche a causa della fillossera che devastò i suoi vigneti. Infine la guerra doganale con la Francia, verso la quale la maggior parte del vino veniva esportato, provocò una grave crisi e una notevole emigrazione che condusse ad un calo della popolazione.

Nel 1927 i comuni di Siamaggiore e Zerfaliu sono accorpati al comune di Solarussa divenedone frazioni. Nel 1946 Zerfaliu riacquista l'autonomia comunale. Nel 1950 anche Siamaggiore riacquista l'autonomia comunale.

Fino al 16 luglio 1974, data in cui fu costituita la provincia di Oristano, Solarussa apparteneva alla provincia di Cagliari.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Solarussa sono presenti quattro chiese:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2007 gli stranieri residenti a Solarussa sono 15 e sono divisi secondo le nazionalità sottostanti:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Solarussa è riconducibile alla Limba de mesania.

Tradizione e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Solarussa fu un centro agricolo romano di indubbia importanza. Le monete trovate nelle campagne fanno risalire la presenza romana nel territorio al 108 a.c.. L'influenza e le tradizioni latine nell'agricoltura di Solarussa sono dimostrate dalle parole del dialetto, dalla forma degli attrezzi e dai sistemi di agricoltura che ancora vi sopravvivono. Sotto questo aspetto è particolarmente interessante l'attività vitivinicola, dove Solarussa ha acquistato rinomanza nella produzione della Vernaccia; vitigno che ha tratto il nome dalla sua stessa sede "vernacula", ossia vite del posto, termine squisitamente latino. La coltivazione della Vernaccia in questo paese acquisisce un processo di squisita latinità, tanto da potersi affermare che, chi volesse conoscere la viticoltura di Columella può viverla nella vigna e nella cantina solarussese, in quanto in essa tutto parla della Roma agricola virgiliana, catonense, columelliana. Anche le spalliere di canna che recingono le vigne sono identiche a quelle che consigliavano i georgici latini e con le canne a tripode solarussesi si alleva la vite come nei colli laziali.

La festa più importante è quella in onore di san Gregorio Magno organizzata ogni anno dalla classe dei "cinquantenni", festeggiata il martedì dopo la seconda domenica di ottobre. È tradizione fare un grande falò il lunedì prima della festa, in quanto questa pratica porterà buon auspicio fino alla prossima edizione della festa.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il collegamento del paese con il territorio circostante è garantito principalmente dalle strade provinciali 9 e 15, oltre che da alcune ulteriori arterie viarie minori.

La stazione ferroviaria di Solarussa

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Solarussa.

Solarussa è servita dal 1880 dalla stazione di Solarussa: situata nella periferia est del paese e lungo la Dorsale Sarda, è gestita da RFI ed è servita dai treni di Trenitalia.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Rosanna Marceddu lista civica Sindaco [5]
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Piergiorgio Todde lista civica Sindaco [6]
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Gianfranco Deidda lista civica di centro-sinistra Sindaco [7]
28 maggio 2006 15 maggio 2011 Antonangela Secchi lista civica Sindaco [8]
15 maggio 2011 5 giugno 2016 Enrico Marceddu lista civica "Dialogare per Costruire" Sindaco [9]
5 giugno 2016 - Gian Mario Tendas lista civica "Insieme" Sindaco [10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2018.
  2. ^ Toponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con delibera di Consiglio comunale n. 24 del 02.09.2010 [1][collegamento interrotto]
  3. ^ Solarussa: Clima e Dati Geografici, Riscaldamento
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Comunali 06/06/1993, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.
  6. ^ Comunali 27/04/1997, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.
  7. ^ Comunali 13/05/2001, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.
  8. ^ Comunali 28/05/2006, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.
  9. ^ Comunali 15/05/2011, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.
  10. ^ Comunali 05/06/2016, Ministero dell'interno. URL consultato il 24 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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