Boroneddu

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Boroneddu
comune
(ITSC) Boronèddu
Boroneddu – Stemma Boroneddu – Bandiera
Boroneddu – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Oristano-Stemma.svg Oristano
Amministrazione
SindacoFabrizio Miscali (lista civica) dal 10-6-2018 (2º mandato)
Territorio
Coordinate40°06′45″N 8°52′14″E / 40.1125°N 8.870556°E40.1125; 8.870556 (Boroneddu)
Altitudine216 m s.l.m.
Superficie4,59 km²
Abitanti155[1] (30-6-2019)
Densità33,77 ab./km²
Comuni confinantiAbbasanta, Ghilarza, Ardauli, Neoneli, Nughedu Santa Vittoria, Soddì, Sorradile, Tadasuni, Ula Tirso
Altre informazioni
Cod. postale09080
Prefisso0785
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT095016
Cod. catastaleB055
TargaOR
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Nome abitanti(IT) boroneddesi
(SC) boroneddesos
Patronosan Lorenzo
Giorno festivo10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Boroneddu
Boroneddu
Boroneddu – Mappa
Posizione del comune di Boroneddu all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Boroneddu è un comune italiano di 155 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna. Si trova nella regione storica del Guilcer a 216 metri sul livello del mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio fu abitato già in epoca nuragica per la presenza di numerosi nuraghi.

Appartenne al giudicato di Arborea e fece parte della curatoria di Gilciber, detta poi di Ozier Real, di cui fu capoluogo prima Abbasanta e poi Sedilo. Alla caduta del giudicato (1420) passò sotto il dominio aragonese, e nel 1435 venne concesso in feudo dal re di Aragona a Galcerando de Requenses. Precedentemente, nel 1416, era stato concesso con tutto il Gilciber e il territorio di Parte Barigadu a Valore de Ligia, un arborense che aveva tradito il giudice di Arborea Ugone III nel corso delle guerre tra Arborea e Aragona; tuttavia quando il De Ligia e il figlio Bernardo si recarono a prendere possesso del territorio, furono uccisi a Zuri insieme alla loro scorta dagli abitanti delle due curatorie. Nel 1537 i quattro paesi di Tadasuni, Boroneddu, Sedilo e Zuri vennero venduti da un nipote di Galcerando de Requenses ai Torresani, e nel 1566 formarono una contea confermata in feudo agli stessi Torresani. Estinta la famiglia Torresani, nel 1725 passarono al fisco regio. Nel 1737 la contea fu elevata a marchesato, concesso al canonico Francesco Solinas e successivamente ai Delitala, ai quali fu riscattato nel 1839 con l'abolizione del sistema feudale.

Dal 1927 il comune fu aggregato a quello di Ghilarza, per recuperare la propria autonomia nel 1988.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma e il gonfalone del comune di Boroneddu sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 17 giugno 2009.[3]

«Stemma di azzurro, al nuraghe di argento, la sommità rovinata in banda, chiuso di nero, fondato sulla campagna diminuita di verde, sormontato da cinque stelle di otto raggi, d'oro, poste tre, due. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di azzurro, la scritta, in lettere maiuscole di nero, FELIX TERRA BORONEDDU. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo di giallo con la bordatura di verde.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT[5] al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 2 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Marocco 2 1,23%

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Boroneddu è riconducibile alla Limba de mesania.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Boroneddu (Oristano) D.P.R. 17.06.2009 concessione di stemma e gonfalone, su presidenza.governo.it. URL consultato il 19 luglio 2022.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ Statistiche demografiche ISTAT, su demo.istat.it. URL consultato l'11 gennaio 2012 (archiviato il 25 gennaio 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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