Guerra sardo-catalana

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Guerra sardo-catalana
Corona d'Aragona.jpg
Data 1353 - 1420
Luogo Sardegna
Esito vittoria aragonese, estinzione del giudicato di Arborea e unificazione della Sardegna
Schieramenti
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La guerra sardo-catalana[1] fu un conflitto medioevale della durata di circa 70 anni (1353-1420) che vide contrapporsi il giudicato di Arborea, alleato con i Doria e Genova, e il regno di Sardegna, facente parte della corona d'Aragona dal 1324, per la supremazia sull'isola.

Fante aragonese, XIV secolo

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Conquista aragonese della Sardegna.

Ne 1297 papa Bonifacio VIII, per dirimere le contesa tra Angioini e aragonesi circa il regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari, passati poi alla storia come Vespri siciliani), costituì il Regnum Sardiniae et Corsicae, infeudandolo a Giacomo II il Giusto, re d'Aragona.

Il Regno di Sardegna (arancio) dopo la resa di Pisa nel giugno del 1326

La conquista territoriale della Sardegna da parte della Corona aragonese iniziò solo nel giugno del 1323 quando una possente armata salpò dal porto di Tortosa, Catalogna, in direzione dell'isola, al tempo soggetta all'influenza della repubblica di Pisa, di Genova e delle famiglie Doria e Malaspina, nonché del giudicato di Arborea, l'unica entità statale giudicale sopravvissuta.

Il giudice arborense Ugone II opportunamente si era fatto vassallo di Giacomo II di Aragona, in cambio del mantenimento dei diritti dinastici, nutrendo (erroneamente) la speranza di poter espandere il proprio controllo sopra l'intera Sardegna, quale luogotenente del re, residente in Barcellona[2].

Ugone, nell'aprile dello stesso anno, aveva aperto le ostilità contro Pisa e partecipò attivamente alle successive azioni militari aragonesi a sfavore dei pisani che, ripetutamente sconfitti per terra e per mare (nonostante l'aiuto dei Doria e Genova[3]), furono costretti a cedere agli iberici i loro possedimenti sardi che divennero il primo nucleo territoriale del regno di Sardegna.

Gli aragonesi si scontrarono poi con il ramo sardo dei Doria, proprietari di vaste porzioni dell'ex-giudicato di Torres, che tentarono di occupare Sassari e che, nel 1347, eccezionalmente riuniti, inflissero una pesante disfatta ai regnicoli nella battaglia di Aidu de Turdu, tra Bonorva e Giave [4]. Tuttavia nell'estate del 1353 una flotta veneziano-aragonese sconfisse quella genovese al largo di Alghero e pochi giorni dopo le truppe aragonesi, guidate da Bernat de Cabrera, entrarono trionfalmente nella città doriana[4].

Il lungo conflitto[modifica | modifica wikitesto]

1353-1354[modifica | modifica wikitesto]

Sentendosi minacciato dalle rivendicazioni aragonesi di sovranità e dal consolidamento del loro potere nel resto dell'isola, Mariano IV, giudice di Arborea, nel settembre del 1353 ruppe l'alleanza con gli aragonesi e, alleatosi con i Doria, dichiarò guerra al regno di Sardegna[5].

Le truppe giudicali penetrarono nel territorio di Cagliari senza incontrare una vera resistenza da parte degli aragonesi. Molti villaggi si ribellarono ai feudatari iberici e si schierarono in favore della causa arborense[6]. L'esercito di Mariano occupò poi la villa di Quartu e tenne sotto minaccia la vicina città di Cagliari, la capitale del regno[7].

Il 18 settembre i consiglieri del governatore aragonese, residente a Cagliari, chiesero aiuto all'ammiraglio Bernat de Cabrera, il quale si trovava nel Capo di sopra. Gli approvvigionamenti erano difficoltosi poiché Mariano aveva tagliato tutti i rifornimenti diretti verso Cagliari e Villa di Chiesa. Il 6 ottobre il Cabrera, giunto nel meridione dell'isola, sconfisse le armate del giudice nei pressi di Quartu e allentò la stretta arborense sulla città.[6]

Intanto nel nord della Sardegna, su istigazione dei Doria, imperversarono numerose ribellioni: il 13 ottobre insorse la rocca di Monteleone e il 15 fu rioccupata Alghero[8]. Alla fine del mese Mariano e Matteo Doria assediarono Sassari con circa 400 cavalieri e 1000 fanti[6]. Al volgere del 1353 l'Arborea e i Doria erano padroni di quasi tutta la Sardegna, restavano nelle mani del regno di Sardegna solo le città di Cagliari, Sassari, Villa di Chiesa e alcuni castelli[6].

Mariano possedeva notevoli capacità militari e grazie alle cospicue esportazioni di cereali, il suo giudicato aveva le risorse economiche necessarie per sostenere un esercito capace di confrontarsi alla pari con quello della corona d'Aragona; disponeva infatti di fanti e cavalieri reclutati nei villaggi, un corpo di balestrieri e di soldati di ventura comandati da esperti capitani provenienti dalla penisola italiana[6].

Pietro IV il Cerimonioso (monastero di Santa Maria di Poblet, 1400)

Visto l'aggravarsi della situazione, il re Pietro IV allestì una imponente spedizione per sedare la ribellione nell'isola. Una grande flotta, comandata dallo stesso sovrano, sbarcò il 22 giugno 1354 a Porto Conte con l'obiettivo di riconquistare la città di Alghero.

L'assedio aragonese, durato circa cinque mesi, si risolse però in un disastro sotto tutti i punti di vista, anche a causa della malaria che provocò molte vittime tra le file degli assedianti. Mariano, giunto nelle vicinanze della città alleata sotto assedio, si attestò con le sue truppe presso Bosa, ma non diede battaglia. Pietro per evitare una totale disfatta intavolò quindi trattative con Mariano[6].

Alghero

Il 13 novembre del 1354 fu firmata la cosiddetta pace di Alghero, con la quale Mariano ottenne parecchi degli obiettivi per cui aveva provocato la rivolta: l'autonomia del giudicato, la libertà di commercio dai porti arborensi, l'infeudazione della Gallura e la clausola che il governatore generale del regno di Sardegna fosse una persona a lui gradita. Pietro IV poté invece prendere possesso di Alghero[6]; l'originaria popolazione sardo-ligure, essendo filo-genovese, venne evacuata e sostituita da coloni catalani[8].

1365-1388[modifica | modifica wikitesto]

La tregua non durò a lungo e, nel 1365, Mariano invase nuovamente i territori regi penetrando nel Campidano e nel Cixerri[6]. Conquistò vari villaggi, castelli e la città mineraria di Villa di Chiesa, che, ribellatasi agli aragonesi, era passata dalla sua parte. Nella primavera del 1366 fece realizzare un campo fortificato presso Selargius per bloccare i rifornimenti verso Cagliari che però non si arrese.
Con il sostegno genovese il giudice di Arborea aprì, inoltre, un nuovo fronte nel settentrione dell'isola[6].

Nel giugno 1368 sbarcò a Cagliari un'armata aragonese guidata da Pedro Martínez de Luna[9] che marciò sulla capitale giudicale, Oristano, fino a quel momento mai assediata dalle truppe aragonesi. Il figlio di Mariano, il donnicello Ugone giunse in soccorso della città con un esercito reclutato nei territori occupati. Mentre i catalani si preparavano alla battaglia, Mariano, uscì dalla città assediata attaccandoli di sorpresa alle spalle e sconfiggendoli presso Sant'Anna[6].

Nel 1369, dopo un breve assedio, fu conquistata anche Sassari e poi Osilo[10] e nel 1370 la presenza aragonese in Sardegna era ridotta quindi alle sole città di Cagliari e Alghero[10] e ai castelli di San Michele, Gioiosa Guardia, Acquafredda e Quirra[6]. Nel 1374 la flotta della repubblica di Genova, in appoggio a Mariano, attaccò il porto di Cagliari ma fu respinta dalla resistenza delle truppe regie[6].

Proprio nel culmine della sua potenza, Mariano IV morì nel maggio del 1375 forse colpito da un'epidemia di peste[6].

Vista delle mura orientali di Castello, Cagliari

Scomparso il giudice , gli subentrò il primogenito Ugone con il nome dinastico di Ugone III di Arborea[11], che proseguì la politica di espansione territoriale voluta dal padre. Le sue imprese militari non furono tuttavia rilevanti e all'altezza di quelle paterne e le città di Cagliari ed Alghero rimasero inespugnate[12]. Il suo regno fu di breve durata e, come il suo antenato Giovanni de Bas-Serra, Ugone III, insieme alla sua unica figlia, Benedetta, nel 1383 venne assassinato durante un tumulto[13].

A Ugone succedette Federico di Arborea e poi, nel 1387, Mariano V, entrambi figli di Eleonora d'Arborea e Brancaleone Doria. Essendo però minorenni il trono venne ereditato de facto dalla madre Eleonora che nel 1388 stipulò un trattato di pace con l'Aragona, impegnandosi a restiture i territori conquistati dai suoi predecessori[14].

1390-1420[modifica | modifica wikitesto]

Passati pochi anni le ostilità tra le due parti ripresero quando, liberato dagli aragonesi, Brancaleone Doria violò il trattato di pace siglato da sua moglie e da Giovanni I d'Aragona ritenendolo non valido[15]. Il primo aprile del 1391 marciò contro Castel di Cagliari; il 16 agosto, col figlio Mariano V al fianco, occupò Sassari ed Osilo[16]. In settembre conquistò il castello della Fava, di Galtellì, di Bonvehì e di Pedres, lasciando agli avversari soltanto Alghero e Longosardo. Entrò quindi a Villa di Chiesa[17] e Sanluri. In una lettera scritta a Sanluri il 3 febbraio 1392 Brancaleone annunciava di aver ripreso tutti i territori posseduti nel 1388[18].

Le operazioni militari finirono, però, con l'arenarsi: se l'Arborea aveva ormai la supremazia su terra, giungendo a minacciare la roccaforte di Longosardo, gli aragonesi continuavano a tenere sotto controllo il mare[15]. Nell'estate del 1406 Brancaleone riprese l'offensiva invadendo molte terre dell'ex giudicato di Cagliari e l'Ogliastra, occupò il castello di Quirra, attaccò Longosardo e cinse d'assedio Cagliari.

Scomparso precocemente il figlio e giudice Mariano - Eleonora era deceduta intorno al 1404 - Brancaleone cadde in disgrazia (morì nel 1409) e il trono arborense fu offerto dalla Corona de Logu a Guglielmo III di Narbona (nipote di Beatrice, sorella di Ugone III e di Eleonora) che divenne giudice con il nome di Guglielmo II. Approfittando della crisi dinastica, l'erede della corona d'Aragona, Martino I di Sicilia il Giovane, il 6 ottobre 1408 sbarcò in Sardegna con un potente esercito comandato da Pietro Torrelles[19]. Falliti i tentativi diplomatici per trovare un accordo, la guerra riprese il suo corso. Lo scontro tra i due schieramenti avvenne nelle campagne di Sanluri in località attualmente denominata su bruncu de sa battalla. Le truppe del regno di Sardegna spezzarono in due tronconi l'esercito giudicale, guidato da Guglielmo. La parte sinistra fu sopraffatta nella località detta s'occidroxiu (il macello); la destra si spaccò in due residui: il primo batté in ritirata alla volta di Sanluri, ma fu raggiunto e annientato, il secondo si rifugiò a Monreale[20] e resistette. Il 4 luglio si arrese Villa di Chiesa nelle mani di Giovanni de Sena. Fu un vero disastro per gli Arborea, anche se Martino il Giovane di lì a poco morì a Cagliari il 25 luglio 1409 di malaria, contratta probabilmente dopo la battaglia. Guglielmo III di Narbona (Guglielmo II come giudice d'Arborea) tornò in Francia per cercare aiuto e lasciò, come giudice di fatto, suo cugino, Leonardo Cubello, discendente da Ugone II.[21]

Territori del regno di Sardegna (arancio) e del giudicato di Arborea (azzurro) tra il 1410 e il 1420

La pesante sconfitta subita a Sanluri non piegò però completamente gli arborensi. I combattimenti ripresero ancora ed il 17 agosto l'esercito giudicale respinse un violento attacco contro Oristano ad opera dei Moncada. Il giorno successivo Pietro Torrelles guidò i soldati del regno di Sardegna nella battaglia che si svolse nella piana tra Sant'Anna, Fenosu e Santa Giusta, ricordata come la Seconda Battaglia (Segunda battalla), lasciando sul campo - secondo fonti spagnole - più di 6.500 dei propri uomini[22]. Il conflitto non era ancora concluso, l'esercito del regno di Sardegna chiese ed ottenne rinforzi. Gli arborensi si difesero strenuamente e passeranno sette mesi prima che Pietro Torrelles espugni i castelli di Monreale, di Marmilla e di Gioiosa Guardia. Ma poi nel gennaio del 1410 Pietro Torrelles occupò Bosa e mise sotto assedio Oristano, dove infine Leonardo Cubello sottoscrisse, nella chiesa di San Martino fuori le mura, la resa della città e di tutta l'Arborea storica che fu incamerata nel Regnum Sardiniae et Corsicae. Oristano e i Campidani di Cabras, Milis e Simaxis gli furono dati in feudo col titolo di marchese di Oristano. Restarono giudicali i territori arborensi dell'ex giudicato di Torres, due curatorie del giudicato di Gallura e le Barbagie di Belvì, d'Ollolai e del Mandrolisai.

Nella primavera dello stesso anno Guglielmo II di Narbona fece ritorno dalla Francia, organizzò i territori superstiti e trasferì la "capitale" del giudicato a Sassari. Con l'aiuto di Nicolò Doria riprese il castello di Longosardo e minacciò Oristano ed Alghero, dove Pietro Torrelles, il capitano generale e luogotenente del re, morì in quell'anno funestato dalla malaria. La guerra continuava e tra il 5 ed il 6 maggio 1412 riuscì ad entrare ad Alghero insieme a miliziani sassaresi e francesi, ma fu poi respinto e costretto a desistere dall'accanita resistenza degli algheresi[23].

Convinto di non poter migliorare la situazione Guglielmo trattò prima con il re Ferdinando I d'Aragona, poi col figlio Alfonso V il Magnanimo. L'accordo fu raggiunto il 17 agosto 1420 e quello che rimaneva dell'antico giudicato fu venduto per 100.000 fiorini d'oro[24].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Guidetti, Storia del Mediterraneo nell'antichità: 9.-1. secolo a.C, p.22
  2. ^ Francesco Cesare Casula, p.343
  3. ^ Francesco Cesare Casùla, Il Regno di Sardegna-Vol.01
  4. ^ a b Francesco Cesare Casula, p.285
  5. ^ Francesco Cesare Casula, p.349
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Antonello Mattone, MARIANO d'Arborea, su Treccani.it, 2008. URL consultato il 3 luglio 2015.
  7. ^ Francesco Cesare Casula, p.350
  8. ^ a b Francesco Cesare Casula, p.286
  9. ^ Francesco Cesare Casula, p.356
  10. ^ a b Francesco Cesare Casula, p.429
  11. ^ Francesco Cesare Casula, p.357
  12. ^ Francesco Cesare Casula, p.357
  13. ^ Francesco Cesare Casula, p.358
  14. ^ Francesco Cesare Casula, p.361
  15. ^ a b Giovanni Nuti, DORIA, Brancaleone, treccani.it. URL consultato il 3 luglio 2015.
  16. ^ Francesco Cesare Casula, p.363
  17. ^ Francesco Cesare Casula, p.363
  18. ^ Francesco Cesare Casula, p.364
  19. ^ Francesco Cesare Casula, p.367
  20. ^ Il castello di Monreale, sangavino.net. URL consultato il 28 aprile 2010.
  21. ^ Boscolo, p. 107
  22. ^ Francesco Cesare Casula, p.369
  23. ^ Francesco Cesare Casula, p.372
  24. ^ Francesco Cesare Casula, p.372

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, Milano, Mursia, 1981.
  • Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994.
  • Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, pp. 81–131, Cagliari, AM&D, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]