Giave

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Giave
comune
Giave – Stemma
Giave – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.svg Sassari
Amministrazione
Sindaco Maria Antonietta Uras (lista civica) dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate 40°27′07″N 8°45′08″E / 40.451944°N 8.752222°E40.451944; 8.752222 (Giave)Coordinate: 40°27′07″N 8°45′08″E / 40.451944°N 8.752222°E40.451944; 8.752222 (Giave)
Altitudine 595 m s.l.m.
Superficie 47,07 km²
Abitanti 568[1] (30-09-2014)
Densità 12,07 ab./km²
Frazioni Campu Giavesu
Comuni confinanti Bonorva, Cheremule, Cossoine, Thiesi, Torralba
Altre informazioni
Cod. postale 07010
Prefisso 079
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 090030
Cod. catastale E019
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti giavesi
Patrono sant'Andrea
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Giave
Giave
Giave – Mappa
Posizione del comune di Giave all'interno della provincia di Sassari
Sito istituzionale

Giave (Tzàve in sardo) è un comune di 568 abitanti della provincia di Sassari, nell'antica regione del Meilogu, in Sardegna.

Il comune fa parte della Comunità montana del Logudoro e della Regione Agraria numero 6 - Colline del Meilogu. Conta 289 nuclei familiari e 496 abitazioni[senza fonte], ed è dotato di una fermata ferroviaria a valle, dove è presente un piccolo insediamento industriale.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La Pedra Mendalza fotografata dal cimitero di Giave

II territorio di Giave è contraddistinto da rilievi pronunciati, come la famosa "Pedra Mendalza", che si staglia isolata sulla pianura, suggestivamente denominata valle dei Nuraghi a nord-est e Campu Giavesu a sud-ovest. La Pedra Mendalza rappresenta un esempio spettacolare di un antico condotto vulcanico riemerso grazie all'azione dell'erosione, nel gergo dei geologi è chiamato neck, originatosi dalla precedente presenza di un vulcano ostruito e poi spentosi, una struttura osservabile anche in località Santa Giusta fra Semestene e Bonorva.

Nell'ambito della riscoperta della cultura pastorale esistono una serie di itinerari agevoli, segnati dalle pinnette, le tradizionali abitazioni a cono, coperte, costruite a secco da piccole lastre di pietra e usate dai pastori. Accanto a queste testimonianze, si segnalano delle domus de janas ("case delle fate") riconducibili al Neolitico Recente, tra le quali quella di Riu Mulinu ed i monumenti dell'età nuragica del bronzo, come il noto nuraghe Oes.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla feracità dei suoli la zona di Giave fu intensamente abitata sin dalla preistoria, trovandosi nei pressi della Valle dei Nuraghi, una delle regioni d'Europa più ricche di testimonianze della civiltà megalitica. Tuttavia le prime fonti storiche riguardo al sito attuale del villaggio risalgono al periodo punico: il nome Giave è infatti una storpiatura del toponimo "Hafa", un fragile insediamento (più a valle del sito attuale) nella tarda età cartaginese, quando gli invasori meridionali riuscirono a valicare la costera e raggiungere Turris Lybissonis (l'odierna Porto Torres) sulla costa settentrionale.

Ma furono i Romani il primo popolo forestiero a colonizzare realmente la zona, creandovi la biforcazione della strada che congiungeva Caralis (Cagliari) a Turris da una parte e ad Olbia dall'altra, e insediandovi varie legioni in difesa degli attacchi dalle tribù nuragiche non romanizzate, che si erano rifugiate nelle impervie montagne a sud-est.

Durante il dominio del giudicato di Torres la popolazione viveva un relativo benessere economico, che si interruppe quando la Sardegna cadde sotto l'orbita di influenza spagnola. Il sistema di oppressione del feudalesimo tra il XIV ed il XVIII secolo raggiunse nella curatoria a cui apparteneva Giave i massimi livelli di oscurantismo e disumanità, con imposizioni di corvée, decime e forse anche l'aberrante Ius primae noctis. La situazione non migliorò nel passaggio sotto la dominazione dei Savoia.

Solo dopo la nascita dello Stato italiano finalmente Giave ritrovò un periodo di relativo progresso civile ed economico, grazie allo sviluppo delle rete ferroviaria e alla costruzione di una stazione a valle, che diede nuovo impulso alle tradizionali attività agro pastorali. Tuttavia dal dopoguerra anche Giave è andato incontro al depauperamento demografico che ha interessato tutte le aree interne dell'isola, causato dai cambiamenti economici dell'epoca recente.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico rivela un impianto urbano di chiara derivazione tardo-medievale, contraddistinto dalla disposizione planimetrica degli insediamenti con visibili aggiunte tardo rinascimentali e settecentesche.

La chiesa di SantaCroce

Nel paese si contano quattro luoghi di culto:

  • Sant'Andrea Apostolo è la chiesa parrocchiale; fondata nel XVI secolo, ha subito un grande intervento di ristrutturazione nel 1788. Da poco, l'ingresso è stato arricchito da un portale in bronzo, dono di un sacerdote giavese, su cui sono scolpiti i nomi di tutti i sacerdoti giavesi nonché dei parroci che si sono succeduti nella conduzione della parrocchia. La chiesa ha una navata centrale con un bell'altare maggiore e diverse cappelle laterali; il campanile, a base ottagonale, è la costruzione più alta del paese e in esso trovano sistemazione tre campane.
  • Santa Croce, dove si può ammirare un antico e magnifico altare in legno.
  • San Sisto, in posizione panoramica.
  • Santi Cosma e Damiano, santuario e meta di pellegrinaggi nei giorni della festa, di fedeli provenienti da diverse parti dell'isola.

Nelle campagne, in località Santa Maria, in passato esisteva l'omonima chiesetta campestre di cui ora rimangono alcune rovine.

Sono infine presenti:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche geomorfologiche del territorio hanno permesso sin dall'antichità uno sviluppo dell'agricoltura di sussitenza e della pastorizia, facendo arrivare ai giorni nostri un modello ideale per la comprensione dei rapporti fra insediamenti umani e attività lavorative legate alla terra. Questo è avvenuto lungo un cammino comune che dalla civiltà nuragica è culminato nella società agro-pastorale, tutt'oggi alla base dell'economia del paese che pure include un polo industriale di un discreto rilievo.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La fermata ferroviaria di Giave

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il paese sorge a pochi chilometri dalla principale strada sarda, la strada statale 131 Carlo Felice, che, insieme ad una rete di strade minori, garantisce il collegamento dell'abitato con i centri limitrofi.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Giave.

Giave è dotata dal 1878 di uno scalo ferroviario, situato nei pressi della località di Campu Giavesu. La fermata, di proprietà di Rete Ferroviaria Italiana, dal dicembre 2015 è tuttavia priva di traffico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sindaci dal dopoguerra:

  • Michele Lintas
  • Michele Ruggiu
  • Andrea Foddai
  • Walter Foddai
  • Walter Foddai
  • Michele Corda
  • Leonardo Pisanu
  • Gianni Frau
  • Antonio Foddai
  • Giuseppe Deiana
  • Giuseppe Deiana
  • Amedeo Scodino
  • Giuseppe Deiana
  • Maria Antonietta Uras

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2014.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Chessa, scheda "Giave", in Le Dimore rurali in Sardegna, con particolare riferimento al Monteacuto, al Goceano, al Meilogu e alla Gallura, Cargeghe, Documenta, 2008.
  • Salvatore Chessa, Pinnettas e pinnettos. Una chirca in su territòriu de Giave, in LogoSardigna, Ghennargiu 2009, N. 5, pp. 23–24.
  • Salvatore Chessa - Giovanni Deriu, Ricerche su Giave, Cargeghe, Documenta, 2008. Opera composta da due saggi: il primo - a cura di S. Chessa - ripropone la scheda "Giave", già inserita in Le Dimore rurali in Sardegna cit.; il secondo - curato da G. Deriu - consiste in un contributo intitolato Fonti per la storia della "villa" di Giave durante i secoli XII-XV (attestazioni documentarie riguardanti altresì il vicino castello doriano di Roccaforte, oggi del tutto diroccato).
  • Giovanni Deriu, scheda "Giave", in Studio sui centri storici medioevali del Meilogu, Bonorva, Comunità Montana N. 5, 1991, ora in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes", Sassari, Magnum, 2000.
  • Sergio Ginesu, I vulcani del Logudoro-Mejlogu, Sassari, 1992.
  • Giovanni Deriu - Salvatore Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo a nostri giorni, Cargeghe, Documenta, 2011; ora anche in edizione ebook, Cagliari, Logus Mondi Interattivi, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN246818735
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