Repubblica di Pisa

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Repubblica di Pisa
Repubblica di Pisa – BandieraRepubblica di Pisa - Stemma
Motto: Urbis me dignum pisane noscite signum
Pisan Republic.png
I territori della Repubblica di Pisa nel XIII secolo
Dati amministrativi
Nome completoPrima Repubblica Pisana
Lingue parlateLatino, italiano
CapitalePisa
Politica
Forma di governoRepubblica oligarchica, retta da un doge
Organi deliberativiConsiglio degli Anziani
Nascita1000
CausaNel 1081 Enrico IV decise che il territorio fosse governato da un console e dagli anziani
Fine1406 con Gabriele Maria Visconti
CausaVendita alla repubblica di Firenze
Territorio e popolazione
Bacino geograficoCosta toscana tra Pisa e Piombino
Territorio originalesimile alle attuali province di Pisa e Livorno
Massima estensione2400 km² circa nel secolo XIV
Popolazione25000 abitanti circa nel secolo XIV
Economia
ValutaGrosso pisano, aquilino
RisorseAgricoltura, itticoltura
Commerci conStati vicini e Paesi mediterranei
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Classi socialiPatrizi, aristocrazia, clero, cittadini, popolo
Repubblicadipisa.jpg
Evoluzione storica
Preceduto daCorona ferrea monza (heraldry).svg Regnum Italicorum
Succeduto daFlag of Florence.svg Repubblica di Firenze
Flag of the Principality of Piombino.svg Principato di Piombino

La repubblica di Pisa, anche conosciuta come Prima Repubblica Pisana, fu un antico Stato indipendente, esistito dall'XI al XV secolo. Intorno al 1000 Pisa divenne una delle maggiori repubbliche marinare italiane. Costituitasi come repubblica consolare, progressivamente, il governo degli Anziani andò sempre più sottoposto all'autorità di una figura signorile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita della repubblica[modifica | modifica wikitesto]

La repubblica pisana nacque nell'XI secolo. In questo periodo storico Pisa intensificò i propri commerci nel mar Mediterraneo e finì per scontrarsi più volte con le navi saracene risultando vittoriosa nel 1005 a Reggio Calabria, nel 1034 a Bona nell'Africa settentrionale, nel 1064 a Palermo, nel 1087 a Mahdia nell'attuale Tunisia. In questa prima espansione Pisa si ritrovò spesso alleata con la nascente potenza dei Normanni del Regno di Sicilia, come ad esempio nella presa di Palermo.

Nel 1016 Pisa e Genova, tra loro alleate, sconfissero i saraceni e acquisirono il controllo pressoché totale del mar Tirreno. Le due repubbliche marinare intrapresero inoltre la loro penetrazione prima commerciale e poi politica in Corsica e in Sardegna. Un secolo dopo liberarono le Baleari e questa spedizione fu celebrata nel Gesta Triumphalia per Pisanos e in un poema epico, il Liber Maiolichinus, composti negli anni 1113-1115.[1]

La repubblica di Pisa, il cui porto alla foce dell'Arno, contrariamente a quel che si crede comunemente, non si affacciava quasi sul mare, raggiunse così l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo: le sue navi controllavano gran parte del Mediterraneo occidentale ed anche centrale.

La battaglia della Meloria[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giudicato di Cagliari, Giudicato di Gallura e Visconti di Pisa.
Moneta con stemma coniata a Pisa
argento, inizio del XIV secolo

Ma la rivalità tra Pisa e Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria[2] (1284), combattuta proprio davanti al porto pisano, che segnò l'inizio del declino della potenza della città, con la rinuncia a ogni pretesa sulla Corsica e con la cessione a Genova di una parte della Sardegna (1299).

Inoltre, dal 1323, iniziò la conquista aragonese della Sardegna, che privò la città rossocrociata del dominio sui giudicati di Cagliari e di Gallura.[3]

La fine della repubblica e il dominio fiorentino[modifica | modifica wikitesto]

Vista la gravosa situazione economica e politica dell'ormai decadente Repubblica, il 13 febbraio 1399, il signore di Pisa Gherardo Leonardo d'Appiano cedette la città e il contado per la cifra di 200.000 fiorini d'oro a Gian Galeazzo Visconti del ramo pisano dei Visconti per farsi signore di Piombino ed ottenere la nomina a conte palatino.

Il controllo della Repubblica da parte dei Visconti durò poco, infatti Pisa mantenne la sua indipendenza e il dominio su quella parte di costa toscana e oltre fino al 1406, quando fu occupata dai mercenari Angelo Tartaglia e Muzio Attendolo Sforza che disposero l'annessione alla repubblica fiorentina.

Con la dominazione fiorentina iniziò un declino inarrestabile della città che, nelle arti, aveva diffuso lo stile architettonico romanico pisano, anche nelle chiese sarde.[4] Soffocati i traffici commerciali e mercantili, che avevano contraddistinto per secoli la sua efficienza, alcune delle più importanti famiglie pisane, per sfuggire alla morsa fiorentina, emigrarono all'estero o in altri Stati italiani[5], in particolare in Sicilia.
A Palermo a partire dai primi anni del XV secolo, si trasferirono così gli Alliata, i Vanni, i Caetani, i Damiani, gli Agnelli[6], i Corvini, i Bonanni (poi anche in Abruzzo), gli Upezzinghi, i Galletti, i da Settimo, i Gambacorti (prima a Napoli), i Palmerini, i del Tignoso, i Vernagalli, i Mastiani, i Pandolfini, i Grassolini, i da Vecchiano, i Bernardi, e molte altre famiglie. Firenze fu scelta dai della Gherardesca, i Compagni, i Caetani, mentre a Roma si trapiantarono i Lante, i Roncioni, gli Angeli, i Campiglia Ceuli.[7]

Territorio e amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Pisa.
Torrione e mura di Pisa
Antica mappa di Pisa

Il territorio sottoposto alla città marinara ha avuto nei secoli importanti variazioni. Nel periodo di grande espansione politica ed economica la repubblica aveva propri consoli con fattorie commerciali e fondachi in molte località marittime (Gaeta, Napoli, Salerno, Messina, Palermo, Trapani, Mazzara, fino a Tunisi) con significative presenze nel Levante, nell'impero bizantino e negli Stati crociati della Palestina, dove le truppe pisane furono tra le prime nel conquistare Gerusalemme nel 1099 (Costantinopoli, Antiochia, Laodicea, Tiro, San Giovanni d'Acri, Giaffa, Tripoli di Siria, Alessandria e il Cairo). A Tiro fu costituita la nota "Società dei Vermigli" che si segnalò nella difesa della città contro l'attacco del Saladino nel 1187.[8]

Estesa la sua influenza anche nelle isole maggiori del Tirreno (Sardegna dal 1207 al 1324, Corsica dal 1050 al 1295, le Baleari dal 1115 al 1184) dopo la sconfitta della Meloria del 1284, progressivamente il territorio divenne più continentale, limitandosi alla costa ed all'immediato entroterra che da Migliarino arrivava fino a Piombino, con le isole Elba, Gorgona, Pianosa, Giglio e Giannutri e le exclaves di Castiglione della Pescaia e di Porto Ercole nell'Argentario.[9]

Verso l'interno, in lotta perenne con Lucca, Firenze e Volterra, i suoi confini erano molto fluttuanti avendo come castelli contesi quelli di Buti, Palaia, Peccioli e la Val d'Era, Montopoli (fino al 1349), Laiatico, Chianni (fino al 1325), Santa Maria a Monte, Pontedera, Vecchiano. Le principali roccaforti erano la rocca della Verruca, presso Calci, che faceva da caposaldo del sistema difensivo montano sul confine lucchese che correva dall'antico lago di Bientina al Serchio con i castelli di Caprona, Vicopisano, Asciano, Agnano, San Giuliano.[10] Sulla via fiorentina a sbarrare l'accesso verso Pisa c'era il castello di Cascina, teatro di importanti scontri con i fiorentini (vedi la famosa battaglia di Cascina), Castelnuovo in Val di Cecina fu conteso a lungo da Volterra.

L'importante porto pisano, chiave di tutta l'economia statale, era difeso da alcune torri sul mare e dal lato terra da un sistema fortificato di rocche sulle colline retrostanti (Lari come sede del capitanato delle Colline superiori, Crespina, Fauglia, Castellina, Rosignano ed infine Livorno col piano del Porto Pisano, essenziale sbocco per dominare il Mediterraneo occidentale), mentre la zona che intersecava l'Arno con la Valdera era difesa dai castelli di Appiano, Petriolo, Montecuccoli ed infine, per ordine di fondazione, quello di Ponte di Sacco (1392).

Il territorio maremmano a sud del porto di Vada era amministrato in nome di Pisa dai conti pisani della Gherardesca con i castelli di Guardistallo, Bibbona, Riparbella, Casale, Donoratico, Montescudaio, Castagneto, Campiglia, Suvereto.[11] Incastonato fra Castagneto e Suvereto, aveva una certa importanza per la Repubblica il Castello della Sassetta (cfr. Sassetta (Italia), i cui Signori, appartenenti a un ramo della famiglia Orlandi, furono sempre fedeli alla patria pisana sino ad arrivare, nel 1494-1520, alla perdita del Feudo e all'estinzione della casata. (Cfr. Rinieri della Sassetta)


Massima espansione di Pisa nel Mar Mediterraneo

Governanti della repubblica di Pisa[modifica | modifica wikitesto]

Fonti storiche[modifica | modifica wikitesto]

I Gesta triumphalia per Pisanos facta[12] sono una delle poche fonti storiche disponibili riguardo alle imprese della Repubblica di Pisa al tempo della Prima Crociata. Furono scritti da un cittadino pisano, forse prelato, vissuto nella curia pontificia, non identificato con certezza assoluta[13]. L'opera fu ripresa da Bernardo Maragone (Pisa, n. fra il 1808 e il 1810 ca- m. fra il 1188 e il 9 giugno 1190) nei suoi Annali di storia pisana[13][14], a loro volta pubblicati nelle Rerum italicarum scriptores: raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento ordinate dal Muratori (1672-1750), e successivamente edite ai primi del XX secolo con il commento critico di Giosuè Carducci (1835-1907) e di Vittorio Fiorini (1860-1925)[15][16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benvenuti, Storia.., p. 19
  2. ^ "[...] Comunque ci preme far rilevare che, secondo l’antica cronaca ‘Roncioniana’ tradotta da Cristiani, le galee genovesi presenti alla battaglia erano ben 144 contro le 46 pisane, con un rapporto di circa 3,1 a 1 (più del triplo!). Le galee perse dai pisani furono solo 23, ma, fatto che spesso (se non sempre) viene taciuto, “de’ genovesi ne fu misso in fondo [affondate] galee 18 da’ pisani;” (E. CRISTIANI “Cronaca Roncioniana 352”, appendice a “Gli avvenimenti pisani del periodo ugoliniano in una cronaca inedita”, dello stesso Autore in Bollettino Storico Pisano, s. III, XXVI-XXVII, 1957-58, Pisa, U. Giardini, 1957, p. 94). E facendo un altro piccolo calcolo (cioè galee genovesi/galee pisane catturate o affondate) 144:23 = 6,26; (galee pisane/galee genovesi affondate) 66:18 = 2,55, possiamo affermare che per conquistare o affondare una galea pisana i genovesi ebbero bisogno di oltre 6 galee delle loro, mentre ai pisani per lo stesso ‘servizio’ fatto ai genovesi bastarono 2 sole galee o poco più. Non ci si spiega, pertanto, come lo scontro della Meloria possa essere ritenuto una sconfitta pisana. Negli Annali Piacentini le galee pisane perse furono 29 e 2 platee, infatti i genovesi “[...] ceperunt ex galeis Pisanorum 29 et 2 naves platas cum hominibus qui intus erant, [...]” cfr. Annales Placentini gibellini.a. 1240.1241, in Georgius Heinricus PERTZ, Monumenta Germaniae Historica: inde ab anno Christi quingentesimo usque ad annum millesimum et quingentesimum, SS, t. XVIII, Hannoverae, Impensis Bibliopolii Aulici Hahniani, 1863, p. 578." Cfr. Mario Chiaverini, Repubblica imperiale pisana. La vittoria navale su Genova del 1241: alcuni aspetti, antefatti vicini e lontani, misteri e coincidenze, Pisa, MARICH Studio storico editoriale http://marich-edizioni.blogspot.com/, 2012, p. 10 n. 2.
  3. ^ Benvenuti, Le repubbliche.., p. 41
  4. ^ Lodolini, p. 67
  5. ^ G. Petralia, Banchieri e famiglie mercantili nel Mediterraneo aragonese. L'emigrazione dei Pisani in Sicilia nel Quattrocento, Palermo 1989.
  6. ^ AA. VV., Le dimore di Pisa, Alinea, Firenze 2010, p. 101.
  7. ^ AA. VV., Memorie istoriche di più uomini illustri pisani, Volume 3, Pisa 1792, p. 202.
  8. ^ Lodolini, p. 48
  9. ^ Benvenuti, Storia..., p. 61
  10. ^ Benvenuti, Storia.., p. 62
  11. ^ Benvenuti, La storia.., pp. 64-65
  12. ^ titolo completo: Gesta triumphalia per Pisanos facta de captione Hierusalem et civitatis Maioricarum et aliarum civitatum et de triumpho habito contro. lanuenses.
  13. ^ a b Vittorio Fiorini, Archivio muratoriano: studi e ricerche in servigio della nuova edizione dei "Rerum italicarum scriptores" di L. A. Muratori, su archive.org, 1904, p. IX (prefazione).
    «La cronaca del Maragone è di grande valore storico, e si può considerare come la fonte di ogni compilazione di storia pisana.».
  14. ^ archive.org.
  15. ^ G. Carducci, Rerum italicarum scriptores: raccolta degli storici italiani dal cinquecento al millecinquecento, su archive.org, Vol. VI (pt. 2 ), II ed.ne, Bologna, N. Zanichelli, 1902.
  16. ^ Rerum Italicarum scriptores., su centrostudimuratoriani.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ottavio Banti, Breve storia di Pisa, Pacini, Pisa 1989.
  • Gino Benvenuti, Le repubbliche marinare, Newton & Compton, Roma 1989.
  • Gino Benvenuti, Storia della repubblica di Pisa, Giardini, Pisa 1962.
  • Armando Lodolini, Le repubbliche del mare, Biblioteca di Storia Patria, Roma 1963.
  • Mario Chiaverini, Il ‘Porto Pisano' alla foce del Don tra il XIII e XIV secolo, Pisa, Marich Studio storico editoriale, 2000.
  • Mario Chiaverini, Onore e Gloria. Gli aspetti militari della Guerra di Pisa: L'assedio degli eserciti francese e fiorentino nel giugno-luglio 1500, Pisa, MARICH Studio storico editoriale, 2003 (III Ed.).
  • Mario Chiaverini, La battaglia di Saint-Gilles nel 1165 tra Pisa e Genova. Le lotte di predominio, tra misteri ed intrighi, nella Francia meridionale dei secoli XI-XII, Pisa, MARICH Studio storico editoriale, 2004.
  • Mario Chiaverini, Repubblica imperiale pisana. La vittoria navale su Genova del 1241: alcuni aspetti, antefatti vicini e lontani, misteri e coincidenze, Pisa, MARICH Studio storico editoriale, 2012.

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