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Gallura

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Gallura
subregione
Capo Testa, Santa Teresa Gallura
Capo Testa, Santa Teresa Gallura
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Territorio
Coordinate 41°00′N 9°18′E / 41°N 9.3°E41; 9.3 (Gallura)Coordinate: 41°00′N 9°18′E / 41°N 9.3°E41; 9.3 (Gallura)
Abitanti
Comuni Aggius, Aglientu, Arzachena, Badesi, Bortigiadas, Budoni, Calangianus, Golfo Aranci, La Maddalena, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Luras, Monti, Olbia, Padru, Palau, San Teodoro, Sant'Antonio di Gallura, Santa Teresa Gallura, Telti, Tempio Pausania, Trinità d'Agultu e Vignola, Viddalba
Divisioni confinanti Anglona, Monteacuto, Baronie
Altre informazioni
Lingue italiano, gallurese, sardo
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti galluresi(IT)
gadduresi(SDN)
galluresos(SC)
Cartografia

Gallura – Localizzazione

La Gallura (Gaddùra /ga'ɖːura/ in gallurese, Caddùra in sardo) è una subregione storica e geografica della Sardegna. Comprende la parte nord-orientale dell'isola, dal fiume Coghinas che la delimita a ovest, passando poi per il massiccio del Limbara, che ne delimita la parte meridionale, fino al massiccio del monte Nieddu a sudest, nei comuni di San Teodoro e Budoni.

La Gallura è caratterizzata un'economia solida dove prevalgono, oltre al rinomato settore turistico, l'industria del sughero e del granito, nelle quali ha raggiunto primati a livello internazionale.

È la sesta zona omogenea (prima provincia) in Italia per qualità della vita, nonché la prima in Sardegna.[1]

I centri più significativi della Gallura sono Olbia, Arzachena e La Maddalena per quanto riguarda il settore turistico (situa in Gallura, ad esempio, la rinomata Costa Smeralda), Calangianus e Tempio Pausania per l'ampia industrializzazione (si è qui sviluppata l'industria sugheriera più grande in Italia e tra le maggiori al mondo).

La lingua sarda ha qui risentito il popolamento delle genti corse: la lingua gallurese, derivata dal mescolamento tra sardo logudorese e lingua corsa, è la parlata che prevale nei centri galluresi.

Estensione territoriale e comuni[modifica | modifica wikitesto]

La Gallura è limitata a ovest dal fiume Coghinas, a sud dal monte Limbara ed a sud-est dal monte Nieddu, fino al comune di Budoni.

Storicamente, i villaggi storici della Gallura sono sette: Terranova (Olbia), Tempio Pausania, Calangianus, Luras, Nuchis, Aggius e Bortigiadas.[2]

La Gallura raggruppa oggi 23 comuni, tutti in provincia di Sassari:

Stemma Comune In lingua gallurese Superficie Abitanti
Olbia-Stemma.png
Olbia Tarranòa 383,64 km² 59 697 ab.
Tempio Pausania-Stemma.png
Tempio Pausania Tèmpiu 210,82 km² 14 179 ab.
Calangianus-Stemma.png
Calangianus Caragnàni 126,84 km² 4 132 ab.
Arzachena-Stemma.png
Arzachena Alzachèna 230,85 km² 13 633 ab.
La Maddalena-Stemma.png
La Maddalena Madalèna 52,01 km² 11 276 ab.
Luras-Stemma.png
Luras Lùrisi 87,59 km² 2 573 ab.
Aggius-Stemma.png
Aggius Àggju 86,31 km² 1 497 ab.
Bortigiadas-Stemma.png
Bortigiadas Bultigghjàta 75,9 km² 767 ab.
Telti-Stemma.png
Telti Tèlti 83,25 km² 2 313 ab.
San Teodoro (OT)-Stemma.png
San Teodoro Santu Diadòru 107,6 km² 4 968 ab.
Palau (Italia)-Stemma.png
Palau Lu Palàu 44,44 km² 4 204 ab.
Santa Teresa di Gallura-Stemma.png
Santa Teresa di Gallura Lungòni 102,29 km² 5 259 ab.
Sant'Antonio di Gallura-Stemma.png
Sant'Antonio di Gallura Sant'Antòni di Caragnàni 81,69 km² 1 519 ab.
Luogosanto-Stemma.png
Luogosanto Locusàntu 135,07 km² 1 878 ab.
Budoni-Stemma.png
Budoni Budùni 54,28 km² 5 136 ab.
Monti-Stemma.png
Monti Mònti 123,82 km² 2 420 ab.
Trinità d'Agultu e Vignola-Stemma.png
Trinità d'Agultu e Vignola La Trinitài e Vignòla 134 km² 2 208 ab.
Aglientu-Stemma.png
Aglientu L'Aglièntu 148,19 km² 1 179 ab.
Badesi-Stemma.png
Badesi Badèsi 31,3 km² 1 846 ab.
Golfo Aranci stemma.png
Golfo Aranci Fìgari 37,43 km² 2 436 ab.
Loiri Porto San Paolo-Stemma.png
Loiri Porto San Paolo Lòiri Poltu Santu Paulu 118,52 km² 3 395 ab.
Padru-Stemma.png
Padru Pàdru 158 km² 2 130 ab.
Viddalba-Stemma.png
Viddalba Vidda ecchja 50,41 km² 1 725 ab.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Gallura - il golfo di Cugnana, sullo sfondo capo Figari ed il profilo dell'isola di Tavolara

Il territorio è ricompreso nella provincia di Sassari.

Il significato del coronimo "Gaddùra/Caddùra" (collegabile ad altri toponimi sardi come Gaddaroniài a Oliena o Caddori presso Bultei), che appare nelle prime testimonianze scritte col condaghe di San Pietro di Silki (XI-XII secolo), sarebbe "rocciosa, sassosa" [3], ipotesi che pare confermata dalla natura prevalentemente montuosa (monte Puntaccia, monte Abbalata) del territorio gallurese, specie se paragonata a quella pianeggiante o collinare del confinante Logudoro. Ricca di roccia granitica levigata dal vento, dalla pioggia e dal mare, specie sulle coste, sculture naturali di forme bizzarre come quella dell'Orso nei pressi di Palau, conferiscono alla Gallura un aspetto assai originale, molto simile a quello del sud della Corsica e che lascia spazio solo verso nord a fertili pianure.

La vegetazione spontanea della costa è formata da macchia mediterranea (lentischio, cisto, corbezzolo, mirto ecc.). L'interno, invece, ha un aspetto differente, più riparato dai venti e caratterizzato da imponenti affioramenti granitici e boschi di querce e sughere la cui lavorazione costituisce una delle principali attività produttive.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura di Arzachena e Civiltà nuragica.

L'uomo moderno è arrivato in Sardegna circa 20.000 anni fa, percorrendo il blocco sardo-corso, dopo aver attraversato lo stretto di mare che si congiunge all'arcipelago toscano. È perciò molto probabile la sua presenza anche in Gallura. La più antica presenza certa dell'uomo in Gallura risale al neolitico con la comparsa della ceramica cardiale[4]. Ad Aglientu in località Lu Littaroni e a cala Corsara nell'isola di Spargi è stata trovata una grande quantità di ceramica e di ossidiana proveniente dal monte Arci. Questo indica, ancora una volta, la Gallura come passaggio obbligato "dell'oro bianco e nero" nell'antichità. Nelle fasi successive del neolitico, il territorio gallurese si distingue per la presenza della cultura di Arzachena; nell'eneolitico sono scarse le attestazioni della cultura di Monte Claro, di Abealzu-Filigosa e del Vaso campaniforme generalmente diffuse nell'isola.[5]

Le rotte da e per la Sardegna erano ben conosciute e le sue risorse richiamavano una massiccia affluenza di genti e di idee.

L'attuale Gallura è stata popolata da genti còrse fin dall'antichità preromana. In epoca nuragica la Gallura ha costituito una testa di ponte per la diffusione della cultura nuragica nel sud della Corsica e si segnala in particolare la diffusione e tipicità della tipologia a "corridoio" (imparentata con le tipologie torreane della vicina Corsica) e di quella mista corridoio-tholos , spesso accomunate dall'integrazione tra strutture architettoniche e rocce circostanti.

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la conquista della Sardegna da parte dei romani (238 a.C.) la città di fondazione punica di Olbia assume notevole importanza essendo il porto maggiormente vicino alla penisola, collegato a Caralis e Turris Lybissonis. Altre città romane degne di nota sorte in Gallura sono Calangiani, Gemellae, Tertium.

Periodo giudicale e pisano: il Giudicato di Gallura[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giudicato di Gallura, Giudici di Gallura e Liber fondachi.

Dopo il decadimento di Olbia a seguito delle incursioni dei vandali dal 594, la sede vescovile viene insediata, probabilmente nello stesso territorio, a Phausiana per iniziativa del papa Gregorio Magno, poi sostituita in periodo giudicale da quella di Civita. Nel medioevo, dalla metà del IX secolo la Gallura costituisce uno dei quattro Giudicati (o Regni) autonomi in cui era divisa l'isola. Le rotte che toccavano la Sardegna ripresero ad essere frequentate in occasione della crisi del predominio delle flotte arabe; le risorse dell'isola ripresero a richiamare mercanti e navigatori provenienti soprattutto dalla Liguria e dalla Toscana[6]. Il Giudicato comprendeva le attuali regioni storiche della Gallura, delle Baronie e parte del Nuorese, con capitale Civita, ribattezzata Terranova dai pisani nel tardo periodo giudicale. Infatti, in seguito all'aiuto pisano dato ai sardi contro i tentativi di invasione araba di Mujāhid al-Āmirī verso l'inizio dell'X secolo, le ingerenze pisane sull'Isola si sarebbero fatte sempre più forti. Lo stesso Giudicato di Gallura sarebbe passato integralmente sotto il controllo di Pisa con la morte, nel 1296, dell'ultimo Giudice Nino Visconti.

Nel 1073 in una epistola che il Papa Gregorio VII indirizza ai Giudici sardi per invitarli alla sottomissione alla chiesa di Roma compare per la prima volta la denominazione "Gallura" nel riferimento Costantinus Gallurensis. In successivi documenti comparirà anche nelle forme Gallul, Gallulu, Gallula e poi Gallura. Occorrerà invece attendere una Carta Pisana della metà del XIII secolo per veder riportato il termine Galorj (nei pressi dell'attuale Punta Nera a Palau) su una carta geografica. Nel periodo giudicale, fino al 1600 circa, i centri principali del giudicato sono le attuali Tempio Pausania e Calangianus (Tempio e Calanjanus in Gemini).

Il giudicato era diviso nelle seguenti curatorie (tra parentesi, i centri situati all'interno delle stesse):

  • Gemini (Tempio, Calanjanus, Nughes, Aggius, Bortigiadas, Luras, Vignas o Campo de Vigne o de Vinyes, Villa Latignano o Latinacho)
  • Taras o Caras (Villa Abba, Cokinas, Malacaras, Bongias, Morteddu)
  • Montanea o Montangia (Arcagnani, Assuni, Alvargius, La Paliga, Melassani, Agnorani, Villa Logusantu)
  • Balaniana o Balariana (Balarianu, Batore, Nuragi, Oranno, S. Stefano, Telargiu, Albaico, Vigna Maggiore)
  • Canahim o Canahini (Canahini, Agiana o Hagiana, Villa Canaran)
  • Unale josso (Villa de Muru, Agugheda-Cucchè, Nurachi, Corache-Cares (Orividdo-Siddai), Gonarium o Unale, Villa del Castro o Corte di Dorgali, Ortomurcato, Scopeta, Siffilionis, Thurcali-Cartagine Sulcos)
  • Civita o Fundimonte (Terranova, Villaverri, Puzzolo, Caresos, Tertis, Villa maior, Talanyana, Larathanos, Offilo, Villa Petresa)
  • Orfili (Orfili, Ossude, Villadanno, Guardoso, Lappia)
  • Posada (Posada, Torpè di Posada, Lodedè, Lorade, Pelarà, Palterisca, Stelaia, Siniscola)
  • Barbagia di Bitti (Bitti, Garofai, Onani, Dure, Norgale)
  • Orosei Galtellì (Galtellì, Orisè o Orosei, Irgoli, Onnifai, Locoli, Lulla, Dilisorre, Duassodera, Gorgorai, Ircule)
  • Franca di Jirifai.
La cattedrale di San Pietro nel centro storico di Tempio

Periodo aragonese e iberico[modifica | modifica wikitesto]

In periodo tardo medioevale e aragonese all'abbandono di Civita (che diviene Terranòa) e allo spopolamento delle coste oppresse dalle incursioni piratesche arabe corrisponde un maggiore sviluppo delle zone interne e delle città di Tempio e Calangianus, le quali diverranno le due città principali della Gallura, favorite dalla posizione che le perseverava da barbari e pestilenze.[7]

Sono documentati stanziamenti, tra il Cinquecento e il Settecento, di famiglie corse nel territorio, che secondo alcune teorie sarebbero responsabili della nascita della lingua gallurese: infatti, si pensa che prima di questi flussi migratori, durante il periodo del giudicato di Gallura, venisse parlato il sardo logudorese che sopravvive tutt'oggi in alcuni centri tra cui Olbia, Luras, Golfo Aranci, Budoni e Padru. Risalire alla discendenza corsa dei nativi galluresi è possibile solo mediante analisi storica del proprio cognome.

La basilica romanica di San Simplicio a Olbia

Periodo sabaudo[modifica | modifica wikitesto]

Per lunghi decenni la regione semispopolata fu ribelle ad ogni autorità. Intorno al 1810 la regione fu lacerata dallo scontro furibondo di un consistente e numeroso gruppo di fazioni tempiesi. La sfrontatezza dei fuorilegge arrivò a tal punto che caddero vittima delle fazioni in lotta i vertici delle autorità locali. Perirono il Censore Diocesano, il Reggente Ufficiale di Giustizia e il sostituto Procuratore Fiscale. Questi attacchi violenti al cuore dello stato provocarono la reazione del Governatore di Sassari Varax. La situazione di ingovernabilità della Gallura viene sottolineata con estrema chiarezza nel resoconto della “Regia Delegazione per la pacificazione della Gallura” del 1813. In tale relazione si denunciarono le numerose e feroci faide che insanguinavano la regione condotte da pastori “insofferenti all'ordine, indipendenti, vendicativi, astuti e intelligenti“. Il 9 maggio 1813 davanti al notaio di Tempio, Apollinare Fois-Cabras si rogarono le “paci” seguite da un atto di grazia del Re emanato emanato con decreto del 29 dello stesso mese. Nella Gallura marittima le cose non andavano meglio. L'epilogo di una faida lunga e sanguinosa fu siglata con le paci del 1850 tra gli Orecchioni e i Vincentelli di Santa Teresa di Gallura. L'incontro si tenne nello stazzo di Cucuruzza proprietà del ricco pastore Pietro Scampuddu Pilosu, amico e confidente di Giuseppe Garibaldi, concludendosi con una funzione religiosa e un banchetto.[8]

Nel 1839 la sede vescovile viene trasferita da Olbia a Tempio che nello stesso periodo era stata elevata al rango di città (1836) e di capoluogo di provincia (dal 1807 al 1821 e dal 1833 al 1859).

Un tipico stazzo gallurese

Il XX secolo e il periodo contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine dell'Ottocento e il XX secolo con il miglioramento dei collegamenti si è invertita la tendenza insediativa a favore della fascia costiera e della città di Olbia che ha anche beneficiato della nascente Costa Smeralda insieme a Arzachena, Santa Teresa e San Teodoro. La Gallura presenta il più elevato reddito pro-capite della Sardegna. Oltre al turismo, la lavorazione del sughero è una delle principali fonte di ricchezza della comunità gallurese, e vede in Calangianus il principale centro economico.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo per eccellenza della Gallura è il gallo, che divenne il simbolo di Gallura dopo un patto che fu stretto con i Pisani durante il regime di Costantino II. Infatti, nel maggio del 1119, i Genovesi invasero la regione spogliandola di ogni sua ricchezza. Fu allora che Costantino II, verso il 1131, stipulò un patto di alleanza con la Repubblica di Pisa utilizzando il gallo di Gallura, diventato da lì il simbolo rappresentante della regione storica sarda.[9]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua gallurese e Lingua sarda logudorese.

In Gallura, oltre all'italiano, si parlano essenzialmente due lingue: il gallurese, varietà del corso meridionale affine ai dialetti del Sartenese, e il sardo logudorese nella varietà settentrionale, che ha comunque assimilato parte del lessico corso e gallurese adattandolo alla struttura della lingua sarda. In termini di distribuzione geografica il gallurese, originatosi nell'Alta Gallura, è parlato in quasi tutta la Gallura (da Viddalba alla fascia settentrionale di Budoni) mentre il logudorese - che fino al 1400 era diffuso in tutta la Gallura e nella cui lingua venivano redatti i documenti dei governi giudicali - è tuttora diffuso a macchia di leopardo: Olbia, Luras, Monti, parte dell'agro di Golfo Aranci, Padru, Budoni meridionale. Alla Maddalena più propriamente si parla l'isulanu, una variante del còrso molto prossima a quello parlato nell'entroterra di Bonifacio (cossu suttaninu, in corso corsu suttanacciu). Ad Aggius si parla un gallurese particolare, che ha assunto influenze sassaresi nella pronuncia, mentre Bortigiadas è ora galluresofono, ma fino a metà del secolo scorso il suo idioma era un logudorese fortemente corrotto dal gallurese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazzo.
Fontanella in granito , Tempio-Pausania

L'elemento costruttivo che caratterizza l'architettura gallurese è il granito: con questo materiale, infatti, venivano costruiti gli stazzi ma anche le chiese e i palazzi cittadini.

Preistoria e periodo nuragico[modifica | modifica wikitesto]

  • Necropoli di Li Muri ad Arzachena
  • Dolmen Ladas a Luras
  • Dolmen Ciuledda a Luras
  • Dolmen Billella a Luras
  • Pozzo sacro di Sa Testa a Olbia
  • Pozzo sacro Milis a Golfo Aranci
  • Tomba dei giganti di Su Monte 'e s'Ape a Olbia
  • Tomba dei giganti di Coddu Vecchju ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Li Lolghi ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Pascaredda a Calangianus
  • Nuraghe Albucciu ad Arzachena
  • Nuraghe Maiori a Tempio Pausania
  • Nuraghe Naracheddu (ora quasi totalmente distrutto) a San Teodoro
  • Nuraghe Lu Naracu al confine tra San Teodoro e Budoni
  • Resti di mura puniche a Olbia
  • Nuraghe di Tilzitta a oriente del Golfo di Arzachena
  • Fortificazioni megalitiche di Tiana ad Arzachena

Architetture del periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

  • Resti della città romana e dell'acquedotto di Olbia

Architetture medioevali e di età giudicale[modifica | modifica wikitesto]

Architetture dal quattrocento al settecento nel periodo iberico[modifica | modifica wikitesto]

  • Facciata gotico-aragonese dell'Oratorio del Rosario a Tempio Pausania
  • Stazzi nelle campagne galluresi
  • Parrocchiale di Santa Giusta a Calangianus (XVII secolo)
  • Oratorio di Sant'Anna a Calangianus
  • Oratorio di Santa Croce, del Rosario, di Sant'Anna e della Madonna di Itria ad Aggius
  • Parrocchiale con campanile e oratori del Purgatorio e di San Pietro a Luras
  • Palazzo Pes-Villamarina a Tempio Pausania
  • Palazzo degli Scolopi con corte porticata a Tempio Pausania
  • Complesso del Santuario, della Parrocchiale e del Camposanto di Nuchis
  • Santuario della Natività di Maria a Luogosanto
  • Palazzetti in granito dei centri storici di Tempio Pausania, Aggius e Calangianus
  • Chiesa primarziale di San Paolo Apostolo e oratorio di Santa Croce (Olbia)
  • Palazzi del centro storico di Olbia (quartiere di "su Casteddu")

Architetture sabaude e ottocentesche[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiese campestri nelle campagne galluresi
  • Piano di espansione di La Maddalena (1777)
  • Piano Regolatore di fondazione sabauda di Santa Teresa Gallura dell'ing. Francesco Maria Magnon (1808)
  • Ampliamento della cattedrale di San Pietro a Tempio Pausania (XIII secolo) e sopraelevazione del campanile quattrocentesco
  • Facciata e copertura della Chiesa medioevale di Santa Croce (XIII secolo) a Tempio Pausania
  • Santuario del Buon Cammino a Santa Teresa Gallura
  • Chiesa della Santissima Trinità a Trinità d'Agultu
  • Villa Tamponi a Olbia (1870)
  • Palazzo municipale a Tempio Pausania (1882)
  • Palazzo La Littranga, Palazzo Corda e Palazzu Mannu a Calangianus (1750,1892,1800).
  • Villa Weber a La Maddalena

Architetture del novecento e contemporanee[modifica | modifica wikitesto]

  • Municipio di Olbia (primi del Novecento)
  • Municipio di Calangianus (prima metà del Novecento)
  • Palazzo Colonna, a Olbia in corso Umberto (primi del Novecento)
  • Scuole elementari "Vecchio Caseggiato" o "Scolastico" a Tempio Pausania (1910/1917)
  • Scuole elementari "Vecchio Caseggiato" a Calangianus (1910/1917)
  • Scuole elementari "Scolastico" a Olbia (1911)
  • Teatro del Carmine a Tempio Pausania (1928-1929)
  • Stazione e officine ferroviarie di Tempio Pausania (1930-33) con dipinti di Giuseppe Biasi (1931-32)
  • Architetture della Costa Smeralda
  • Centro commerciale terranova a Olbia, progettato dall'arch. Aldo Rossi;
  • Teatro sul Golfo di Olbia, progettato dall'arch. Giovanni Michelucci
  • Museo Archeologico Nazionale ("Museo del Mare"), progettato dall'arch. Giovanni Maciocco
  • Ampliamento dell'aeroporto "Costa Smeralda" a Olbia

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il calcio è lo sport più diffuso, praticato e seguito in Gallura. Molte sono le società calcistiche, al seguito delle quali sono numerosi i gruppi di tifo organizzato. Hanno sede in Gallura quelle che sono tra le società più antiche ed importanti della Sardegna, quali:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Qualità della vita, Gallura al top in Sardegna - Cronaca - la Nuova Sardegna, in la Nuova Sardegna, 21 dicembre 2015. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  2. ^ Comuni della Sardegna, l’ultima autonomia è del 1996: Padru - Regione - la Nuova Sardegna, in la Nuova Sardegna, 07 marzo 2016. URL consultato il 20 ottobre 2016.
  3. ^ Attilio Mastino, La Gallura: l'età punica e romana: percorso storico e archeologico. (PDF), su http://eprints.uniss.it, 2001. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  4. ^ Giovanni Ugas - L'alba dei Nuraghi (2005) - pg.13
  5. ^ Ignazio Abeltino - Le origini dei Galluresi, 2010
  6. ^ Giuseppe Meloni, Contributo allo studio delle rotte e dei commerci mediterranei nel Basso Medioevo, in "Medioevo. Saggi e Rassegne", 3, Cagliari, 1977. = Medioevo Catalano. Studi (1966-1985), Sassari, 2012, pp. 153 sgg
  7. ^ ITALIAPEDIA | Comune di Calangianus - Storia, su www.italiapedia.it. URL consultato l'11 novembre 2016.
  8. ^ Faide e sicari nella Gallura del '700 – '800, http://www.contusu.it/faide-e-sicari-nella-gallura-del-700-800/
  9. ^ JANKARA VINI, su www.vinijankara.com. URL consultato il 20 ottobre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chessa S., Le Dimore rurali in Sardegna, con particolare riferimento al Monteacuto, al Goceano, al Meilogu e alla Gallura, Cargeghe, Documenta, 2008.
  • Murineddu A. (a cura di), Gallura, Cagliari 1962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]