San Teodoro (Sardegna)

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San Teodoro
comune
San Teodoro – Stemma
San Teodoro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Amministrazione
Sindaco Domenico Alberto Mannironi (Lista civica) dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate 40°46′N 9°40′E / 40.766667°N 9.666667°E40.766667; 9.666667 (San Teodoro)Coordinate: 40°46′N 9°40′E / 40.766667°N 9.666667°E40.766667; 9.666667 (San Teodoro)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 107,6 km²
Abitanti 4 844[1] (30-09-2014)
Densità 45,02 ab./km²
Frazioni Li Cupuneddi, Badualga, Budditogliu, Franculacciu, L'Alzoni, La Patimedda, La Runcina, La Traversa, Lu Fraili, Lu Impostu, Lu Lioni, Lu Naracheddu, Lutturai, Monti Pitrosu, Schifoni, Silimini, Sitagliacciu, Stazzu Brusgiatu, Stazzu di Mezu, Straula, Suaredda, Tarra Padedda
Comuni confinanti Budoni, Loiri Porto San Paolo, Padru, Torpè (NU)
Altre informazioni
Cod. postale 08020
Prefisso 0784
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 104023
Cod. catastale I329
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti teodorini
Patrono san Teodoro
Giorno festivo terza settimana di giugno.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Teodoro
San Teodoro
Posizione del comune di San Teodoro nella ex provincia di Olbia-Tempio
Posizione del comune di San Teodoro nella ex provincia di Olbia-Tempio
Sito istituzionale

San Teodoro (Santu Diadòru in gallurese, Santu Tiadòru in sardo) è un comune sparso di 4.844 abitanti della provincia di Sassari, nella regione storica della Gallura e sorge nell'immediato entroterra alle pendici orientali del massiccio di monte Nieddu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio teodorino si sono ritrovate tracce e reperti di frequentazioni preistoriche, sia di età Neolitica che nuragica. Il caso più rilevante è quello del nuraghe (in gallurese naracu) della borgata Naracheddu, di cui attualmente restano solo alcuni filari di pietre, ma che fino agli anni '40 del XX secolo, secondo i censimenti archeologici, risultava in ottime condizioni e raggiungeva l'altezza di sette metri. Si segnala anche il piccolo nuraghe in tanca Lu Naracu, al confine tra Budoni e San Teodoro, disposto in posizione elevata lungo la costa, con possibile funzione di controllo della fascia costiera. Altre strutture murarie risalenti presumibilmente alla preistoria sono state rinvenute nel territorio teodorino, ma il lavoro di valorizzazione del patrimonio archeologico locale è fermo alla fase di ricerca e prima divulgazione delle scoperte.

L'Itinerarium Antoninianum, documento del III secolo d.C., attesta l'esistenza di un centro abitato all'epoca della dominazione romana. La località, denominata Coclearia, nome di cui non resta nessuna testimonianza scritta fuori dall'Itinerarium, potrebbe con buona probabilità essere localizzata nelle vicinanze dell'attuale centro abitato principale di San Teodoro. Ipotesi rafforzata dalla presenza nel territorio, nelle borgate di L'Alzoni e di Budditogliu, di due pietre miliari romane, purtroppo anepigrafi (senza scritta). La presenza romana è, poi, confermata da numerosi ritrovamenti archeologici, esposti presso il museo locale (il "Museo del Mare").

Storia medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine dell'età classica e per l'intero periodo alto-medievale, le vicende del territorio teodorino risultano pressoché totalmente avvolte nell'oscurità.

Il nome della parrocchiale potrebbe incoraggiare l'ipotesi della presenza sul posto di strutture di culto cristiano all'epoca del dominio bizantino in Sardegna. La chiesa è infatti dedicata a San Teodoro di Amasea, soldato romano d'oriente, martire del IV secolo d.C., venerato nella chiesa cristiana d'oriente. La presenza bizantina è confermata da alcuni ritrovamenti funerari, attualmente conservati presso il museo locale. Di fatto, però, per la chiesa di San Teodoro non sono state trovate tracce documentarie precedenti la metà del XVII secolo. L'edificio antico, il cui studio, forse, avrebbe potuto dare maggiori indizi sulla storia passata di San Teodoro, è stato integralmente distrutto negli anni '50, per essere sostituito dalla struttura attuale, che risale ai primi anni '60 del XX secolo.

Le prime documentazioni scritte finora rintracciate sul territorio risalgono al tardo periodo giudicale, a partire dai primi anni del XIV secolo d.C. Il territorio faceva parte del Giudicato di Gallura, che nella fase finale della sua storia passò in possesso del comune di Pisa. Nello specifico, il territorio ora suddiviso tra i comuni di San Teodoro e Budoni, era disseminato di numerosi piccoli centri abitati, detti "ville", in buona parte scomparse nei secoli successivi, di cui al giorno d'oggi non si è ricostruita con certezza la localizzazione. Tra i toponimi documentati in quegli anni colpisce quello di Offolle, che con tutta probabilità è la prima attestazione scritta del toponimo, evolutosi fino ai giorni nostri in Oviddè.

Questo territorio era collegato con il principale centro urbano gallurese, Civita (in epoca pisana ribattezzata come Terranova, l'attuale Olbia), attraverso una strada, che dai pressi del castello di Pedres scendeva verso sud passando attraverso una località il cui nome, "Ùttaru Pisanu" (viottolo, vicolo pisano) potrebbe risalire all'epoca della dominazione pisana. La strada, giunta alle falde di monte Almuttu, portava poi all'agro nelle vicinanze dello stagno, per dirigersi verso gli altri centri costieri a sud dell'attuale San Teodoro. Presumibilmente tale strada ricalcava il percorso della viabilità di epoca romana.

Le ultime notizie sulle ville della zona risalgono alla metà del XIV secolo. In seguito, forse a causa delle gravissime pestilenze che colpirono l'Europa, di buona parte di tali comunità si perde ogni traccia.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Viaggiatori e geografi del XVI secolo, tra cui Giovanni Francesco Fara, descrivono il territorio teodorino e le zone costiere della Gallura come lande boscose e semi-spopolate frequentate da pastori transumanti. Varie cale e calette della zona erano frequentate da navi barbaresche, situazione quest'ultima che si sarebbe protratta fino ai primi del XIX secolo.

Tracce di un ritorno alla vita si avranno solo alla fine del Seicento, come risulta da alcune carte conservate all'archivio della Diocesi di Tempio-Ampurias e dai documenti degli archivi di stato della Sardegna, in cui si testimonia l'esistenza all'epoca di insediamenti di coloni tempiesi nell'area allora nota sotto i nomi di Offude/Ovodde/Ovoddè/Oviddè, probabili derivazioni del medievale Offolle.

San Teodoro - Cala Ginepro - sullo sfondo Capo Figari

Il territorio fece parte, fin dall'introduzione del feudalesimo in Sardegna, effettuata in seguito alla conquista aragonese dell'isola nel XIV secolo, di un feudo che comprendeva grosso modo gli attuali comuni di Posada, Siniscola, Torpè, Lodè, Budoni e San Teodoro. Tale feudo fu noto nel corso dei secoli con vari nomi, tra cui quello di Contea di Montalbo, o Baronia di Posada. il suo centro amministrativo principale era inizialmente Posada.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Con il riscatto e la successiva eliminazione dei feudi sardi attuati dalla Casa Savoia nella prima metà dell'Ottocento, cui fece seguito la formazione dei moderni comuni, il territorio di San Teodoro d'Oviddè continuò a rimanere accorpato al comune di Posada, che mantenne per lungo tempo svariati territori dell'ex feudo. Già in quegli anni, però, la zona di San Teodoro, così come parte dell'attuale Budoni, era, come su accennato, popolata da coloni di origine tempiese. Questi, avvertendo la necessità di una maggiore autonomia, nonché consapevoli di una serie di differenze culturali (per esempio, linguistiche) che li distinguevano dalla popolazione delle Baronie, richiedevano in modo sempre più deciso il distacco dal comune di Posada. I legami tra la Gallura e la vicina Corsica, caratterizzati, per esempio, da una grande somiglianza di linguaggio, erano avvertiti anche dagli abitanti della vicina Baronia, che fino a pochi decenni fa chiamavano i teodorini e i budonesi di cultura gallurese con il termine sos corsesos (i corsi).

Nel 1927, in epoca fascista, il comune di Posada e con esso San Teodoro, venivano inclusi nell'ambito della nuova provincia di Nuoro, rendendo così ancora più forte il distacco amministrativo di San Teodoro dal resto della Gallura, che invece faceva parte della provincia di Sassari.

Indicativa della diversità culturale che separava Posada e i limitrofi centri delle Baronie dai territori settentrionali del feudo (comprendenti, come già detto, gli attuali comuni di San Teodoro e parte del territorio di Budoni) e, in seguito, del comune, è, tra l'altro, l'appartenenza di tali territori alla diocesi attualmente nota come Tempio-Ampurias, che comprende i territori storici dell'Anglona e della Gallura. Tale appartenenza è comprovata perlomeno dal XVII secolo, ed è prova certa dei legami culturali della comunità teodorina con la realtà gallurese.

La discrepanza, durata a lungo, tra confini amministrativi e confini culturali, ha contribuito a far sì che ancora adesso il comune di San Teodoro venga da alcuni ritenuto parte dell'Alta Baronia e, da altri, invece, della Bassa Gallura. Le due distinzioni, in realtà non si escludono necessariamente a vicenda, in quanto la prima è da ritenersi, nel caso teodorino, una definizione di carattere politico-amministrativo, dovuta, come si è visto alla ripartizione feudale dei territori sardi, mentre la seconda ha un valore principalmente culturale, demografico, linguistico.

Nel 1959, infine, i territori settentrionali di Posada si sono distaccati dal plurisecolare centro amministrativo attraverso la costituzione dei due comuni autonomi di San Teodoro e Budoni.

Dal 2005 San Teodoro è entrato a far parte della nuova Provincia di Olbia-Tempio, confluendo alla soppressione della stessa, nel 2016, nella provincia di Sassari.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Teodoro (centro cittadino - prime attestazioni certe, XVII secolo; abbattuta e ricostruita negli anni '50 del XX secolo)
  • Chiesa di Sant'Antonio da Padova (località Straula - edificata negli anni '20 del XX secolo e ampliata negli anni '70)
  • Chiesa di Sant'Andrea (Località Monti Pitrosu - edificata negli anni '90 del XX secolo))

Spiagge[modifica | modifica wikitesto]

La costa di San Teodoro vista da capo Coda Cavallo

Le principali spiagge di San Teodoro sono, da sud verso nord:

Spiaggia di Brandinchi
  • Li Corri di Li Becchi.
  • Li Marini, detta anche Costa Caddu (termine gallurese per "cavallo").
  • Seghefusti.
  • L'Isuledda.
  • Cala d'Ambra, nota in passato anche come Lu Calboni ("il carbone") perché ai primi del Novecento luogo d'imbarco del carbone ricavato dalle foreste locali. Nelle vicinanze si trovano anche delle calette tradizionalmente note come Cala Finocchju e Lu Bagnu di l'Òmini, toponimi ormai caduti in disuso.
  • La Cinta.
  • La Punta di l'àldia (punta della guardia), nota in passato anche come Punta Zapatìnu. Attualmente storpiata come Puntaldìa, in omonimia a un vicino villaggio turistico, costruito negli anni '80, i cui costruttori - erroneamente - spostarono l'accento.
  • Lu Impostu ("il luogo di spedizione", forse perché usato in passato come luogo d'imbarco di merci).
  • Cala Brandinchi, forse dal nome della famiglia Brandanu, o secondo alcune ipotesi, da passate frequentazioni di marinai della cittadina corsa di Brando). Da alcuni chiamata anche Punta Capicciolu, dalla vicina punta. Nota anche informalmente tra i turisti con il nome di Tahiti.
  • Salina Bamba ("salina sciapa").
  • Baia Salinedda.
  • Coda Cavallo.
  • Cala Suaraccia (la "sugheraccia").
  • Cala Ginepro.
  • Cala Ghjlgolu (nome spesso italianizzato in Girgolu).

Vicino Cala Ghjlgolu si trovano i resti del noto scoglio denominato La Tartaruga, che è stato oggetto di deturpazione da parte di ignoti[2].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Alba su Monte Pitrosu (Fraz. di San Teodoro)

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati dell'ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2010 era di 289 persone. Le nazionalità più rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo del Mare

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di San Teodoro è basata per la maggior parte sull'industria turistica balneare. La crescita del paese ha fortemente orientato la popolazione verso l'edilizia e altre attività di servizio connesse alla presenza dei turisti e delle loro case, come giardinaggio, manutenzione, guardiania, ristorazione.

Le tradizionali attività legate ad Agricoltura, allevamento e industria di trasformazione alimentare impiegano ancora una forza lavoro non trascurabile, sebbene spesso nei termini dell'attività familiare informale.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio del San Teodoro milita attualmente in Eccellenza. Da pochi anni è stata fondata un'associazione di atletica leggera. La presenza turistica incoraggia attività legate al mare, come snorkeling, immersioni subacquee, kite surf, velica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 30-09-2014.
  2. ^ Archivio corriere.it, archiviostorico.corriere.it. URL consultato l'8 luglio 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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