Mores

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mores
comune
Mores – Stemma
Mores – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneSardegna-Stemma.svg Sardegna
ProvinciaProvincia di Sassari-Stemma.svg Sassari
Amministrazione
SindacoGiuseppe Ibba (lista civica) dal 6-6-2016
Territorio
Coordinate40°32′53″N 8°49′58″E / 40.548056°N 8.832778°E40.548056; 8.832778 (Mores)Coordinate: 40°32′53″N 8°49′58″E / 40.548056°N 8.832778°E40.548056; 8.832778 (Mores)
Altitudine366 m s.l.m.
Superficie94,86 km²
Abitanti1 905[1] (30-11-2017)
Densità20,08 ab./km²
Comuni confinantiArdara, Bonnanaro, Bonorva, Ittireddu, Ozieri, Siligo, Torralba
Altre informazioni
Cod. postale07013
Prefisso079
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT090042
Cod. catastaleF721
TargaSS
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona D, 1 611 GG[2]
Nome abitanti(IT) moresi
(SC) moresos
Patronosanta Caterina d'Alessandria
Giorno festivo25 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mores
Mores
Mores – Mappa
Posizione del comune di Mores
nella provincia di Sassari
Sito istituzionale

Mores è un comune italiano di 1.905 abitanti della provincia di Sassari in Sardegna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Rinvenimenti archeologici fanno dedurre che il territorio circostante fosse abitato fin da tempi antichi (3000 a.C.), come testimoniano le domus de janas ("case delle fate") e i vari dolmen, tra i quali spicca quello di Sa Coveccada. L'area fu abitata anche in epoca nuragica, per la presenza nel territorio di alcuni nuraghi, e in epoca punica e romana, per la presenza di alcune necropoli.

Nel medioevo appartenne al Giudicato di Torres, e fece parte della Curatoria di Meilocu. Alla caduta del giudicato (1259) passò sotto il dominio della famiglia genovese dei Doria, e successivamente, intorno al 1350, fu conquistato dagli aragonesi. Nel corso della guerra avvenuta nel 1478 tra il marchese di Oristano, Leonardo Alagon, e il viceré aragonese dell'Isola, Nicolò Carroz, il paese si schierò a favore del primo e ospitò un figlio dell'Alagon, Artaldo, e il visconte di Sanluri, Giovanni De Sena, suo alleato, dopo che essi furono costretti ad abbandonare l'assedio messo al castello di Ardara, allora roccaforte aragonese. Sconfitto il marchese, Mores tornò agli aragonesi. Nel 1614 fu incorporato nel marchesato omonimo, che venne dato in feudo a Caterina Manca.

Nel 1795 il paese prese parte alla insurrezione contro i feudatari, e il palazzo degli stessi feudatari venne distrutto.

Il paese fu riscattato agli ultimi signori nel 1839, con la soppressione del sistema feudale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile della chiesa parrocchiale

Al centro del paese sorge la chiesa parrocchiale di Santa Caterina coll'imponente campanile, progettato dall'architetto nuorese Salvatore Calvia Unali, padre del celebre poeta sassarese Pompeo Calvia, che rappresenta una delle più belle realtà del Neoclassicismo sardo; con i suoi 47 metri di altezza è inoltre la torre campanaria più alta dell'isola.
Da segnalare anche il convento settecentesco dei frati cappuccini con adiacente la chiesa di Sant'Antonio e la chiesa di Santa Croce. Nell'agro si trovano le chiese di San Giovanni Battista, Santa Lucia di Lachesos e Nostra Signora di Todorache.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

La variante del sardo parlata a Mores è quella logudorese settentrionale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Le feste religiose principali sono: san Giovanni Battista (29 agosto), sant'Antonio da Padova (13 giugno) e Nostra Signora di Todorache (8 settembre).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del paese si regge prevalentemente sulla pastorizia. È da segnalare a questo proposito la Cooperativa Allevatori di Mores (C.A.M.), conosciuta e apprezzata per la qualità dei suoi prodotti che esporta in tutto il mondo.[senza fonte]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Domenico Serra "Eterogenea" Sindaco [4]
27 aprile 1997 13 maggio 2001 Domenico Serra liste civiche di centro-sinistra Sindaco [5]
13 maggio 2001 28 maggio 2006 Pasquino Porcu lista civica Sindaco [6]
28 maggio 2006 15 maggio 2011 Pasquino Porcu lista civica Sindaco [7]
15 maggio 2011 5 giugno 2016 Antonio Demartis lista civica "Mores" Sindaco [8]
6 giugno 2016 - Giuseppe Ibba lista civica "Unidos Pro Sa'Idda" Sindaco [9]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

In paese è presente una squadra di calcio, l'ASD Mores, militante nel campionato di Seconda Categoria regionale.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

L'autodromo "Franco di Suni" di Mores

Nel territorio comunale è presente l'autodromo nazionale "Franco di Suni", in località Su Sassu. Il circuito, nato da un'idea di Uccio Magliona, è stato inaugurato il 15 marzo 2003. Il 23 luglio 2006 ha ospitato il Gran Premio di Sardegna, prova valida per il Campionato mondiale Supermoto S1.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Comunali 06/06/1993, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  5. ^ Comunali 27/04/1997, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  6. ^ Comunali 13/05/2001, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  7. ^ Comunali 28/05/2006, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  8. ^ Comunali 15/05/2011, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.
  9. ^ Comunali 05/06/2016, Ministero dell'interno. URL consultato il 16 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Areddu, Mores nei dispacci della regia Segreteria di Stato (1804-1847), Gruppo editoriale l'Espresso, Roma, 2017.
  • Antonio Areddu, Il Marchesato di Mores. Le origini, il duca dell'Asinara, le lotte antifeudali, l'abolizione del feudo e le vicende del marquis de Morès, Cagliari, Condaghes, 2011.
  • Fabiola Antonella Masci, Società e istruzione a Mores (1860-1911), Gruppo editoriale l'Espresso, Roma, 2016.
  • Chiara Sau, Raccontando Mores, Documenta, 2007.
  • Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X.
  • Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN736145424597786830424
Sardegna Portale Sardegna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Sardegna