Uri (Italia)

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Uri
comune
Uri – Stemma Uri – Bandiera
Uri – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Sassari-Stemma.png Sassari
Sindaco Gennaro Galzerano (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 40°38′00″N 8°30′00″E / 40.633333°N 8.5°E40.633333; 8.5 (Uri)Coordinate: 40°38′00″N 8°30′00″E / 40.633333°N 8.5°E40.633333; 8.5 (Uri)
Altitudine 150 m s.l.m.
Superficie 56,72 km²
Abitanti 3 031[1] (30-06-2013)
Densità 53,44 ab./km²
Comuni confinanti Alghero, Ittiri, Olmedo, Putifigari, Sassari, Usini.
Altre informazioni
Cod. postale 07040
Prefisso 079
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 090076
Cod. catastale L503
Targa SS
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti uresi
Patrono Nostra Signora della Pazienza
Giorno festivo 13 settembre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Uri
Posizione del comune di Uri all'interno della provincia di Sassari
Posizione del comune di Uri all'interno della provincia di Sassari
Sito istituzionale

Uri è un comune italiano di 3.031 abitanti[1] della provincia di Sassari in Sardegna.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Panorama di Uri, visto dalla strada per Alghero

È situato nella parte nord occidentale della Sardegna, a circa 150 metri sul livello del mare. Dista circa 13 km. da Sassari e 18 da Alghero.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime tracce della presenza umana nel territorio risalgono verosimilmente all'età nuragica (dal 1700 a.C. al II secolo d.C.)come testimoniato dalla presenza, nel centro del paese, del sito nuragico di Santa Caterina.

Il centro continuò ad essere abitato anche durante il periodo romanico. Con il declino dell'impero romano, la Sardegna e il territorio di Uri fu oggetto per diversi secoli di continue scorrerie barbariche: Vandali, Ostrogoti, Arabi. In seguito si costituirono quattro regni indipendenti, i Giudicati di: Torres, Arborea, Cagliari, Gallura (Storia della Sardegna dei Giudicati, dal IX al XV) Uri fece parte del giudicato di Torres.

La prima fonte documentale che testimonia l'esistenza del villaggio di Uri o Urin è contenuta all'interno del Condaghe di San Pietro di Silki[2].

A seguito dello scisma nel 1054 tra la Chiesa romana e quella di Bisanzio ebbe inizio un processo di riorganizzazione delle diocesi che portarono nel 1205 all'edificazione dell'abbazia benedettina cistercense di Santa Maria di Paulis, eretta nelle vicinanze di un villaggio distrutto intorno al XIV secolo. Verso la fine del XIII secolo il giudicato di Torres risultava diviso tra il giudicato di Arborea e le famiglie genovesi dei Doria e Malaspina, dopo diversi decenni di guerre con i catalano-aragonesi i Malaspina persero di controllo di questi territori lasciando i villaggi del logudoro completamente devastati dalle continue guerre e saccheggi. Nel 1366 il territorio di Coros di cui Uri (con Ittiri, Usini, Tissi e Ossi) faceva parte venne occupato dalle armate giudicali di Mariano IV giudice di Arborea e liberato dall'occupazione catalano-aragonese, nel 1376 un'epidemia di peste devastò il territorio già debilitato dalla continue guerre (la peste uccise anche mariano IV). In seguito i catalano-aragonesi ripresero in mano il territorio e lo mantennero fino al 1479 anno che sancisce l'unione tra i due regni sotto la corona di Spagna. Essi regnarono fra alterne vicente per diversi secoli, fino al passaggio del Regno di Sardegna ai Savoia a seguito dei trattati di Londra e L'Aia nel 1718 e 1720.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

  • L'antico lavatoio "Su trogliu", 1910;
  • Funtana Manna, XVIII sec. ( ma ricostruita alla fine degli anni novanta);
  • Stele funeraria "Sa Pedra Longa" o "Tomba dei Giganti";
  • Complesso nuragico "Santa Cadrina";
  • Vecchia miniera;
  • Parco Sant'Antonio.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Nostra Signora della Pazienza
  • Nostra Signora della Pazienza, XVI sec.
  • Santa Croce, XII sec.
  • Abbazia N.S. Paulis, fondata nel 1205 dai monaci cistercensi.
  • Santa Maria di Paulis, consacrata nel 1995.

Il lago Cuga[modifica | modifica sorgente]

Tramonto sul Cuga.

Il Cuga, che prende il suo nome dall'omonimo villaggio scomparso, è un lago di origine artificiale situato a nord-ovest nella provincia di Sassari. Nel fondo sono presenti alcuni resti archeologici, visibili quando il lago è nel suo momento di secca, tra settembre e dicembre. In prossimità delle sue sponde si trovano:

- la chiesa di San Leonardo (in territorio di Ittiri) in stile romanico e risalente al XIII sec.;
- il nuraghe Peppe Gallu;
- il nuraghe Attentu;
- il nuraghe Su Cuttu;
- il nuraghe Sa Curdiola;
- il nuraghe Alzola sa Cudina;
- il nuraghe Bilianu Pinna;
- il nuraghe Pigalvedda;

- Il nuraghe Chessedu.

Dal 2012, nel mese di agosto, si svolge il Kuga Festival, manifestazione che ha l'intento di promuovere e valorizzare il lago del Cuga attraverso l'organizzazione di manifestazioni culturali e sportive.

Nel lago è praticata l'attività di pesca sportiva.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Tradizioni e folklore[modifica | modifica sorgente]

Costume tradizionale di Uri[modifica | modifica sorgente]

Esistono diverse fonti iconografiche che rappresentano uomini e donne che indossano il costume urese. L'abito tradizionale femminile è caratterizzato da una gonna nera (Sa Munnedda) con una balza in terziopelo, un grembiule in murè e da un copricapo (Su Mancaloru), di tulle o in seta, mantenuto da una cuffia in raso bianco o in broccato.

Altre parti del vestiario sono: Sa Pettiera (in seta), Su Corittu, di terziopelo fiorato ed ornato con varie applicazioni (le roselline), Su Pittigliu (rosa per le classi meno abbienti, ricamato a mano per le classi agiate), Su Bustu, ricamato su raso bianco con fili di seta e di oro o in broccato. Da ricordare per la preziosità è il Pittiglio (l'unico in tutta la Sardegna ad essere ricamato) e il fiocco viola.

L'abito è anche molto ricco di gioielli: i bottoni che chiudono la camicia (Sos buttones de pettorra), i bottoni in filigrana che chiudono Su Corittu, quattro in un braccio e quattro nell'altro, il medaglione d'oro, una collana di corallo e le orecchine (Sas Pendinas) anch'esse in corallo.

L'abito tradizionale maschile è costituito da copricapo, camicia, gilet nero (Su Cossu), Is Ragas (o in alternativa dei pantaloni in orbace), calzoni e ghette. Il copricapo, la berritta, è un cappello a berretto con forma di sacco, confezionato in panno nero o ancora in orbace.

Le tradizioni vengono mandate avanti dal "gruppo folk Santa Rughe", dal "gruppo folk Uri", che hanno cercato di scoprire i balli tipici del paese, tra cui sa moresa (ballo tipico e solo di Uri) e soprattutto di valorizzare il vero costume di Uri, e dal coro di Uri.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca Comunale
  • Biblioteca associazione culturale Paulis

Eventi[modifica | modifica sorgente]

La Sagra del carciofo[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione della sagra ha avuto luogo nel 1990 ed ogni anno nella seconda domenica di marzo si celebra il prodotto più famoso della zona, è una due giorni intensa di eventi di carattere gastronomico incentrata sulla promozione e valorizzazione del prodotto locale, oltre ad una serie di manifestazioni collaterali che attirano un numeroso pubblico.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Campagne alla periferia dell'abitato

L'economia del paese si basa sull'agricoltura, sull'allevamento ovino sull'artigianato. Uri è un centro agricolo noto per la carcioficoltura, la viticoltura e l'olivicoltura. La cittadina fa parte delle "Città dell'olio".[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Giuseppe Sechi, Uri: un paese la sua storia, 2010.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Città dell'Olio

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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